Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani
Part 3
v. 11: «transformormi». Cosí correggo, accettando la proposta fatta nella sua recensione alla mia ediz. dal DE GERONIMO; intendendo come egli dice: «Dio e la natura erano irati, quando mi crearono e mi fecer diverso da ogni creatura».
v. 12. Anche qui accetto la spiegazione del DE GERONIMO: «Il rimatore, indispettito che Dio e la natura l'abbiano forse creato, in un momento d'ira — Il loro — ei dice — quel ch'essi poteano non gittarono in egual misura di quel ch'io possa gettar via, e l'anima, che mi dettero chiara e pura, non la riavranno essi giammai». —
Son. VIII, v. 4: «nota». Sospetto che debba dire «rota», cioè s'affatica seguendo il girare della ruota per arrivare al sommo di essa.
V
MEO DI BUGNO
Pare sia stato figlio di un Bugno di Napoleone, che nel 1284 fu bandito da Pistoia e che, tornato dall'esilio, fu nel 1287 del Consiglio del popolo per il quartiere di Porta S. Andrea; e credo sia proprio l'antico rimatore quel «_Muccius_ (o _Bartromuccius_) _filius Bugni Napoleonis_», che il 21 marzo 1282 fu condannato per essere entrato a viva forza in una casa in Ripalta (v. i _Rimatori_, pp. LXVI-LXVIII e gli _Studi e ricerche_, pp. 40-41).
Il suo unico sonetto ha qualche sapore di poesia popolare: è un sonetto di «noia» e vi si lamenta delle sue disavventure. È nel Barber. XLV, 47, oggi Vaticano 3953 (B) e nel R. Archivio di Stato di Venezia, _Deliberazioni del Maggior Consiglio, Comune I_. Io mi sono attenuto a B., correggendo il testo dato dal GUALANDI (_Accenni alle origini della lingua e della prosa italiana_, p. 17).
GLOSSARIO
_adastare_ — stare, rimanere.
_adesso_ — subito (prov. _ades_).
_adistato_ — eccitato.
_aggio_ — ho.
_aigua_ — acqua.
_aldo_ — audo, odo (lat. _audio_).
_alegge_ (s') — elegge (s').
_alungi_ — allunghi, allontani (prov. _alonger_).
_apprisa_ — presa.
_asaggio_ — saggio, assaggiamento.
_asizo_ — posto (prov. _asiz_).
_asseduto_ — assediato.
_attessa_ — affanno, tormento.
_autro_ — altro.
_avallo_ — cado in valle, m'abbasso, mi scoraggio.
_avegna_ — avvenga.
_aviso_ — avviso, opinione; _dico di aviso_ — cosí mi sembra.
_barnaggio_ — baronaggio, signoria.
_bassenza_ — bassezza.
_caggiuto_ — caduto.
_certanza_ — certezza.
_cherere_ — chiedere (lat. _quaerere_).
_chero_ (sost.) — domanda.
_chi, chine_ — che.
_clamare_ — chiamare (lat. _clamare_).
_clero_ — chiaro; _cosa clera_ — il viso dell'amata.
_coi_ — cuoi.
_comando_ (sost.) — chi comanda (l'astratto per il concreto).
_como_ — come.
_compagna_ — compagnia.
_coraggio_ — cuore (prov. _coratge_).
_coral_ — che viene dal cuore (agg. da _core_).
_corneggiato_ — colpito con le corna.
_crudero_ — crudele.
_desirare_ — desiderare (prov. _dezirer_).
_dimoranza_ — dimora.
_dimostranza_ — dimostrazione.
_disacquista_ — perde ciò che aveva acquistato.
_disdetto_ — ritrattazione.
_diservire_ — mal servire.
_disfallo_ — libero dal fallo commesso.
_dispero_ (sost.) — disperazione.
_doblata_ — raddoppiata (prov. _doblar_).
_dobblanza_ — doppiezza, infingimento, incertezza.
_dolze_ (agg.) — dolce.
_dota_ — dote. Al v. 8 del son. III del Lanfranchi: «e d'ogni estremitá li dá sua dota», intenderei: «ad essa (la ruota della fortuna) regala («li dá sua dota») ogni estremo male».
_dra_ — contrazione da _derá_, _dará_.
_emaginare_ — immaginare.
_fallenza_ — fallo (prov. _falhensa_).
_falligione_ — fallo, errore.
_fedele_ — fidente, sicuro.
_fenire_ — finire.
_ferneticare_ — farneticare.
_fier_ — ferisce.
_fio_ — feudo.
_fini_ — finisci.
_finimento_ — fine.
_for'_ — senza; _for' fallenza_ — senza fallo.
_guardo_ — custodisco.
_guigliardon_ — guadagno.
_inanza_ — avanza (prov. _enantir_).
_in nel_ — nel.
_intensa_ (anche _intendimento_) — inclinazione amorosa (prov. _entensa_ o _entendemens_).
_intervallo_ — momentaneo allontanamento.
_intiza_ — persona amata.
_ismisuranza_ — dismisura.
_istrano_ — m'allontano.
_iusto_ — giusto (lat. _iustus_).
_lane_ (avv.) — lá.
_larga_ (è da) — è lontano.
_leai_ — leali.
_leggero_ (avv.) — leggermente.
_loco_ (avv.) — qui.
_lui_ (dat.) — a lui.
_maginare_ — immaginare, aver nella mente.
_mainera_ — maniera; _prender mainera_ — prender norma.
_mano_ ('n) — in balía.
_membre_ (da membrare) — ricordivi.
_meretria_ — meriterei; _merteria voi_ — meriterei presso di voi.
_messaggio_ — messaggiero.
_meve_ — me.
_mevi_ — a me.
_mezore_ — maggiore.
_miradore_ — specchio, esempio (prov. _mirador_).
_mistero_ — mezzo.
_natura_ — naturale sentimento.
_nobel_ — nobile.
_nonde_ — non ne.
_norma_ — modo, regola.
_obbriare_ — obliare.
_obrianza_ — oblianza, oblío.
_ostrero_ — nemico, demonio.
_pagentero_ — benigno.
_pareglio_ — pari, simigliante.
_paro_ — paio, sembro.
_partuta_ — parte.
_patarino_ — paterino (eretico).
_persò_ — perciò.
_piacere_ — volontà.
_pietanza_ — pietà.
_piò_ — piú.
_plagere_ (sost.) — piacere.
_plageria_ — piacerebbe.
_poderoso_ — colui che può, e anche possente, ricco (prov. _poderos_).
_poggia d'onor_ — fa maggiore onore, sale in onore.
_poi_ — poiché.
_poi che_ — sebbene.
_porea_ — potrebbe.
_porte_ — porto.
_posi_ — si può.
_prefondo_ — profondo.
_priso_ — preso.
_privado_ — familiare.
_proferto_ (ho) — mi sono espresso.
_quida_ — quieta.
_rancura_ — dolore.
_regno_ (verbo) — duro (prov. _renhar_).
_reo_ — re.
_reparo_ — riparo.
_risprende_ — risplende.
_rivera_ — stanza.
_saggio_ (avv.) — saviamente.
_scur_ (avv.) — oscuramente.
_sembianza_ — apparenza.
_semblante_ (per) — per somiglianza (prov. _per semblansa_).
_sentenzia_ — spiegazione.
_sentore_ — sentimento.
_sentuta_ — sentimento; _non voglio mia sentuta_ — non son padrone del mio sentimento.
_será_ — sará.
_siguro_ — sicuro.
_smirata_ — smisurata.
_soffrenza_ — sofferenza, paziente attesa.
_sofrente_ — sofferente.
_somegli_ (me) — mi sembri.
_sormontare_ — innalzare.
_sove_ — sovviene, soccorre.
_soverchianza_ (montare in) — diventare orgoglioso.
_spera_ — speranza.
_spero_ — specchio.
_stallo_ — dimora; _a fermo stallo_ — in dimora ferma, fermamente, immutabilmente.
_stande_ — starne.
_storma_ — s'allontana dalla torma, s'allontana.
_strado_ — esco di strada.
_Strettoia_ — immaginario nome di paese, che vuole alludere alle strettezze in cui il poeta si trovò a Pistoia.
_strove_ — trova.
_suoi_ — suoli, sei solito.
_tardo_ (avv.) — tardi.
_torma_ — schiera.
_trabuccare_ — traboccare, cadere.
_turba_ (verbo) — produce turbamento.
_tuttora_ — sempre.
_vallo_ — valle.
_veduta_ — oggetto che si vede, figura, immagine.
_veggi_ — vedi.
_veglia_ — vecchia.
_venegli_ — convenegli, gli conviene.
_venme_ — vennemi, mi venne.
_veo_ — vedo.
_vertá_ — veritá (prov. _vertatz_).
_visaggio_ — viso.
_visii_ — cose vedute.
_vo'_ — voi, a voi, vi.
_vorestu_ — vorresti tu.
_vorrea_ — vorrei.
II
RIMATORI LUCCHESI
A CURA DI AMOS PARDUCCI
I
BONAGIUNTA ORBICCIANI
CANZONI
I
È colpito dalla sventura; ma non perciò tralascerá di cantare la gioia che gli viene a mancare.
Avegna che partensa meo cor faccia sentire e gravozi tormenti sopportare, non lasseragio sensa dolse cantare e dire 5 una cusí gran gioia trapassare. E rallegrare — altrui cosí feraggio del meo greve damaggio, per pianto in allegressa convertire; siccome la balena 10 di ciò che rende e mena la parte lá, u' dimora, fa gioire.
La gioi', ch'eo perdo e lasso, mi strugge, mi consuma, come candela ch'al foco s'accende. 15 E sono stanco e lasso; meo foco non alluma, ma quanto piú ci afanno men s'apprende. E non risprende — alcuna mia vertude: avanti si conchiude, 20 siccome l'aire quando va tardando; e come l'aigua viva ch'alor è morta e priva quando si va del corso disviando. Disvio sí che bene 25 sentor di me no aggio, non saccio com'eo vivo sí gravozo. Oh Deo! che non m'avene com'al leon selvaggio, che tutto tempo vive poderozo 30 e odiozo — sensa pietate, acciò che 'n veritate lo meo greve dolor mostrar potesse e la mia pena agresta per opra manifesta, 35 perché la gente mei me lo credesse? Credo che non feráe lontana dimoransa lo core meo, che tanta pena dura: mentre che viveráe 40 será fòr di speransa d'aver giamai solasso né ventura. Ma se natura, — che nd'ha lo podere, n'avesse lo volere, appena mi poría donar conforto. 45 Como l'augel che pia, lo me' cor piange e cria per la malvagia gente, che m'ha morto. Morto fuss'eo pertanto o nato non fuss'eo 50 o non sentisse ciò ch'eo veggo e sento; perché 'l meo dolse canto amar mi torna e reo e in erransa lo innamoramento! Ma 'l bon talento — ch'aggi' e 'l cor gioioso 55 plagente ed amoroso, como la uliva non cangia verdura, non cang'eo per ragione di fina 'ntensione, ancor mi sia cangiata la figura. 60
II
Rinasce all'amore, perché la donna sua lo esorta a sperare.
Fina consideransa m'ha fatto risentir, ch'avea dormuto, de lo gioiozo meo innamoramento. Com'omo mentre avansa, che cela lo procaccio e stanne muto 5 non s'atutasse per dimostramento, eo non lo celeraggio in tal mainera ch'io n'aggia riprendensa per ragione, ma sí che 'n allegransa lo meo dire si possa convertire. 10 celando per l'autrui riprensione, canteragio de la mia gioia intera. Acciò, se in allegransa e 'n gran conforto e in gioi' mi rimuto, non è contra diritto insegnamento; 15 ché l'omo fòr d'eransa, sentendosi di gran guiza arriccuto, ben dé' portar gioiozo lo talento. E io porto gioiozo core e cèra, e corpo e mente e tutta pensagione 20 per quella ch'amorozo mi fa gire, in cui si pòn gradire bellesse di sí gran divizione, como l'oscuro in verso la lumera. Cosí la disiansa 25 verrá compíta, e non será smarruto lo mio acquistar per folle pensamento, ché la dismizuransa (ed ha lo core tanto combatuto) non mi dará gravozo movimento. 30 E se la gioia non torna guerrera, faraggio ricca la mia intensione e tutto tempo giammai non partire: cosí sensa fallire seraggio fòre de la condissione, 35 ch'a li amadori è forte crudera. Ed è la sua plagensa forte e fèra di gran guiza, che fra la pensagione ne nasce erransa e fálla dismarrire, vedendola partire, 40 e me medesmo dá per istagione una semblansa, che mi pare spera.
III
Sulla natura dell'onore e del piacere.
Similemente onore como 'l piacere, al meo parere, s'acquista e si mantene; e ambur hano un core 5 e un volere, como savere a li bon si convene. Donqua dirá l'on: — Come amburo han piú d'un nome, 10 da poi che 'nsieme son d'una speme e d'un volere e d'uno intendimento? — Però che son du' cose in un voler conchiose: 15 dal piacer vène in prima 'l bene, und'onor cresce, ch'è suo compimento. In prima che 'l piacere è l'obedire, 20 unde 'l servire si move ogna stagione; e non è alcun savere da piú saglire sensa 'l sufrire 25 per nessuna cagione. Che 'l sofferire è tale, e tanto monta e vale, che fa compire ogni volire 30 e d'ogni bene è somma e sentensa. Chi non è sofferente non può esser piacente, né può montare in grande affare. 35 Cotanto vien da fina canoscensa! Cannoscensa si move da senno intero, corno dal cero, quand'arde, lo sprendore, 40 e tutte cose nòve di stato altèro di le' nascêro e nasceno a tutt'ore. A la sua signoria 45 si regge cortezia, tutta larghessa, tutta prodessa, pregio e leansa e tutto valimento. Quel corpo lá u' si cria 50 giammai non falleria né per ricchessa, né per grandessa, tanto lo guida fino insegnamento. Tant'è l'om da pregiare 55 di canoscensa e di valensa quant'opra per ragione; e tant'è da blasmare quant'ha potensa 60 e intendensa e non fa messione per venire in orransa, in lontana contansa, e per potere 65 tra i bon capére e conquistar l'onor, che s'abandona per la dismizuransa de la malvagia uzansa, che fa valere 70 poco d'avere piú che bontá u pregio di persona. Se l'onor vi parlasse, signor, ch'andate e cavalcate 75 a guiza di maggiori, non sría chi l'aspettasse, se ben guardate quel ch'operate ver' lui nei vostri cori. 80 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
IV
Si consola per aver ottenuto ciò che desiderava.
Fin amor mi conforta e lo cor m'intalenta, madonna, ch'io non penta, di voi s'io innamorai. Membrando ciò che porta, 5 la vita n'è contenta, avegna ch'io ne senta tormenti pur asai. Ca primamente amai per ben piacere al vostro signoragio 10 d'aver fermo coragio, a ciò ch'io per fermeze non dottasse che'l meo lavor falsasse; ché ch'incomenza mez'ha compimento, se sa perseverare lo suo adoperamento. 15 Ed io perseverando la ricca incuminzanza, condutt'ho la speranza, al giorno ch'io sperava. Non credo dispresiando 20 che voi contra onoranza cometesse fallanza, ch'io no la domandava; ca ciò ch'io disiava non era fòr di bono intendimento, 25 ma vostro acrescimento. Né a bona donna non si disconvene, s'amor la sforza bene; ché tal val molto che nulla varia, per innamoramento di donna, che golía. 30 Und'eo no mi dispero di ciò ch'amor mi face, ca guerra no ha pace né amor conoscimento. Se non ho ciò che chero, 35 farò come chi tace la cosa che li spiace per fino intendimento. E si serò contento cosí del male e de le gravi pene 40 come sería del bene; ch'Amor ha in sé ben tanto signoragio, che mi pò dar coragio; e l'ire e l'ane e le pene e la noia mi poría ritornare a suo piacere in gioia.
V
Lodi della sua donna.
Novellamente amore d'una donna piacente mi rallegra e mi conforta, da poi che 'l suo valore mi s'ha fatto servente; 5 che cotanto preso porta d'esser la meglio acorta — tuttavia di null'altra che sia, la cui alta piacensa divisando non si pensa. 10 Ell'è quella c'ha morta — villania, l'orgoglio e la follia; e senno e caunoscensa da colei prende crescensa. La beltá, che mantene, 15 se pare in nulla parte. ogn'altra beltá dispare; chi piú mente la tene, piú fatta par per arte, tuttora piú bella pare. 20 E lo suo risguardare — gaio e gente, cui colpa, cuoce e sente di sí dolce ferita che nde cresce gioia e vita; e piú per lo parlare — suo piacente 25 'nnamora tutta gente; cosí è ben partita ch'a dir non sería finita. Per lo piacer m'ha vinto, per lo parlar distretto, 30 per l'operare conquiso, per la beltá m'ha cinto, che 'l core da lo petto pare che mi sia diviso, com'albore succiso — con catene. 35 La sua vertute bene vive in tale manera ca, vivendo, par che pèra. Ma l'amoroso viso, — che mi tene in sospiri e in pene, 40 non credo che soffèra che per lui morte mi fèra.
VI
Ama la sua donna, della quale loda le virtú; ma non ha coraggio di manifestarle il suo amore.
Gioia né ben non è senza conforto né senza ralegranza, né ralegranza sanza — fino amore: rason è chi venir vole a bon porto de la sua desianza 5 che in amoranza — metta lo suo core; ché per lo flore — spera l'omo frutto e per amor ciò ch'è disiderato. Perché l'amore è dato a gioia e a conforto senza inganno; 10 ché, se patisse inganno, — fôra strutto lo ben d'amor, che tanto è conservato, né fôra disiato s'avesse men di gioia che d'afanno. Tant'è la gioia, lo preso e la piacenza, 15 la 'ntendenza — e l'onore e lo valore — e 'l fino 'nsegnamento, che nascon d'amorosa caunoscenza, che differenza — amore no è prenditore — da vero compimento. 20 Ma fallimento — fôra a conquistare senza affanare — cosí gran dilettanza, ca per la soverchianza vive in erranza — quel che s'umilia. Chi gio' non dia — non pò gioia aquistare, 25 né bene amare — chi non ha in sé amanza, né compir la speranza chi no lassa di quel che piú disia. Perché sería fallire a dismisura a la pintura — andare 30 chi pò mirare — la propria sustanza; ché di bel giorno vist'ho notte scura, contra natura, — fare e traportare — lo bene in malenanza. Unde bastanza — fôra, donna mia, 35 se cortesia — mercede in voi trovasse, che l'afanno passasse e ritornasse — in gioia e in piacere, ché troppo sofferére — mi contraría; com'om, ch'è 'n via — per gir, che dimorasse 40 e 'nanti non andasse né ritornasse — contra suo volere. Volere agio e speranza d'avanzare lo meo cominciamento per tal convento — ch'eo voi sia in piacere. 45 E ben volesse a reto ritornare, contra lo meo talento, né valimento — n'agio né podere. Cosí mi fère — l'amor, che m'ha priso del vostro viso — gente e amoroso, 50 per cui vivo gioioso, e disioso — sí ch'eo moro amando! E ciò ch'eo dico nullo dir m'è aviso, sí m'ha conquiso — e fatto pauroso l'amore, ch'agio ascoso, 55 piú ch'eo non oso — dire a voi, parlando.
VII
Dopo aver parlato della lotta, che combatte per la sua donna disserta sul ben fare e sulla follia.
Sperando lungamente in acrescenza trar contendenza — d'alto signoragio, che mi dá tal coragio ch'ogn'altr'om i' ne credo sovrastare, di ben servir mi dona caunoscenza, 5 che da ubidenza — nat'è per lignagio. E non è alcun paragio, che a l'ubidir si possa asimigliare, però che fa l'om fin preso aquistare e 'navanzare, e nascende onoranza 10 e ricca nominanza. Servire e ubidenza vegnon da cognoscenza; di caunoscenza non è dubitato che nasce per fin senno ed è provato. 15 Da senno ven largheza, e cortesia oblia — torto, orgoglio e scaunoscenza e tutt'altra fallenza, che per rasion potesse dispiacere. E chi ben fa non usa villania, 20 né follia — comporta sofferenza; ed è matta credenza che l'un coll'altro possa sofferére, però che son diversi di valere; ché l'un val pregio, unde s'aquista amore, 25 e l'altro disamore. Però han diversitate e contrarietate; ché l'un contrar' per l'altro si disvia, come per morte vita tuttavia. 30
VIII
Lodi dell'amore: prega madonna che lo voglia amare.
Uno giorno aventuroso, pensando in la mia mente com'amor m'avea inalzato, i' stava com'om dottoso, da che meritatamente 5 non serve a chi l'ha onorato. Però vòlsi cantare lo certo affinamento, perché l'amor piú flore e luce e sta 'n vigore 10 di tutto piacimento, gioia tene in talento e fa ogn'atro presio sormontare. Montasi ogne stasione, però fronde e fiore e frutta, 15 l'afinata gioi' d'amore; per questa sola rasione a lui è data e condutta ogne cosa, c'ha sentore: sí come par, li auselli 20 chiaman sua signoria tra lor divisamente tanto pietosamente, e l'amorosa via commenda tuttavia 25 perché comune vòlse usar con elli. Donqua, la comune usanza ha l'amor cosí agradito, che da tutti 'l fa laudare. Gentil donna, pietanza 30 inver' me, che so' ismarito e tempesto più che mare. Non guardate in me, fina; ch'eo vi son servidore: tragete simiglianza 35 da l'amorosa usanza, che da piciolo onore ingrandisce talore, e 'l ben possente a la stasion dichina.
IX
Si rallegra pensando alla gioia che spera d'avere.