Rimatori siculo-toscani del dugento. Serie prima - Pistoiesi-Lucchesi-Pisani
Part 17
_varco_ (sost.) — valico, passo.
_veglio_ — vecchio.
_veno (si)_ — si vedono (BACCIAR. DI MESSER BACONE, I, 23).
_ventare_ — dare vento, soffiare (Panuccio, xii, 71).
_veo_ — vedo.
_verdero_ — verziere, verde prato, giardino.
_ver'_ — verso.
_vero_ (avv.) — veramente.
_vertá_ — veritá.
_vertú_ — virtú.
_vertudioso_ — virtuoso.
_vertudiosamente_ — virtuosamente.
_vesi_ — si vede.
_vilezza_ — viltá.
_vinde_ — ve ne (CIOLO DELLA BARBA, 36).
_visare_ — avvisare, esser d'avviso, capire.
_vivente_ (al _meo_) — in vita mia.
_vizo_ — vizio.
_voglia (portare)_ — aver voglia.
_voglienza_ — voglia.
_voi'_ — voio, voglio (BACCIAR. DI MESSER BACONE, II, 81).
_voito_ — vuoto.
_volno_ — vogliono.
_vorea_ e _vorrea_ — vorria, vorrei.
NOTE:
[1] Per la risposta di Dotto Reali, si veda fra i Rimatori lucchesi.
[2] Mi corre l'obbligo di ringraziare vivamente il prof. Flaminio Pellegrini, che con la sua molta dottrina e con l'autorevole consiglio mi ha efficacemente aiutato in questa nuova edizione dei _Rimatori pistoiesi_ e anche in quella dei _Rimatori pisani_.
[3] Furono presi in esame da:
G. BERTONI, in _Zeitschrift für rom. Philologie_, XXX [1906], 342-5;
M. PELAEZ, in _Rassegna bibl. della letter. ital._, XIV [1906], 292-4;
G. ZACCAGNINI, in _Rassegna critica della letter. ital._, X [1907], 34-8;
B. WIESE, in _Archiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen_, CXVII [1907], 214-223;
V. ROSSI, in _Giornale storico della letter. ital._, XLIX [1907], 373-383;
K. VOSSLER, in _Literaturblatt für germ. und rom. Philologie_, XXVIII [1907], 290-4.
[4] Osservò giá il ROSSI, _Gior. st. d. letter. it._ cit., XLIX, 374 e n. I, che questo rimatore non è da ritenere come notaio: nei documenti egli è costantemente e unicamente designato come «_iudex_».
[5] Il prof. A. Zenatti cortesemente mi comunica che questo rimatore deve proprio chiamarsi «Bonodito», come giá noi congetturammo: cfr. _I Rimatori lucch._, p. XXXVII. Egli ne fornirá la prova.
[6] Cfr. _I Rim. lucch._, pp. LXXIII-IV.
[7] Cfr. pure ROSSI in _Gior. stor. cit._, XLIX, 377 e ZACCAGNINI in _Rass. crit._ cit., XI, 37.
[8] _Gior. stor. cit._, XLIX, 378. Cfr. pure WIESE in _Archiv_ cit., CXVII, 214.
[9] Il WIESE, _Archiv_ cit., CXVII, 214, dubita anche della paternitá dei due sonetti «Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi» (n. XVII) e «Con sicurtá dirò po' ch'i' son vosso» (n. XVIII); ma non adduce alcuna prova che confermi il suo dubbio. Lo stesso dicasi del TOMMASINI-MATTIUCCI, _Bonagiunta Orbicciani nel canto XXIV del Purgatorio_, Cittá di Castello, 1911, p. 20, n. 2: cfr. pure, per il son. XVII, VOSSLER in _Literaturblatt_ cit., XXVIII, 291. E allora? Il loro valore nella produzione poetica di Bonagiunta fu rilevato nel nostro saggio, _Sulla cronologia e sul valore delle rime di B. O. da Lucca_, Messina, 1902, pp. 39-40. A tal proposito è massimamente prezioso il son. XVII «Gli vostri occhi»; per quanto anche il n. XVIII «Con sicurtá», pur dopo la nuova interpretazione, possa sempre offrire un appoggio alla nostra tesi. La quale, sia detto di passaggio, ha trovato un deciso avversario nel TOMMASINI-MATTIUCCI, _Bonagiunta Orbicciani_ cit. Ma ad altri (vedili ricordati quivi stesso, pp. 28-9) non è parsa poi del tutto cosí ardita da doversi senz'altro metter da parte.
[10] A. FR. MASSÈRA, _Una ballata sconosciuta di Bonagiunta Orbicciani_, in _Rass. bibl._ cit., XIV, 210 sgg. I vv. 11, 13, 23, 62, come settenari, apparrebbero veramente allontanarsi dallo schema metrico proposto: _a5 a6 a6 x7_; _a7 b8 a7 b8_; _c6 c5 c6 x7_. Ma è da notare che i vv. 11 e 62 comincian per vocale, e interviene pertanto un'elisione con la finale del v. pr. Nel v. 13, sintatticamente, è possibile anche la soppressione del _se_ con cui comincia, se pure non è, come nel v. 23, una di quelle apparenti anomalie metriche, che la musica faceva scomparire, di cui non mancano esempi: cfr. A. FR. MASSÈRA, _Il serventese romagnolo del 1277_, in _Archivio st. ital._, 1914, disp. 1ª, p. 10, n. 1 dell'estr.
[11] _I Rim. lucch._, cit., p. LXXVIII.
[12] S. DEBENEDETTI, _Nuovi studi sulla Giuntina di rime antiche_, Cittá di Castello, 1912. Cfr. poi, a proposito di tale pubblicazione, _F. Pellegrini_, in _Rass. bibl._ cit., XXI [1913], 12 sgg.
[13] Cfr. _Rass. bibl._ cit., XXI, 18-9. La correzione del secondo passo: «Considerando tutto quel ch'è detto», ecc. è giá in VALERIANI, I, 511.
[14] Vedi anche _I Rim. lucch._, pp. LXXVIII-IX.
[15] Il Bertoni proporrebbe una rivendicazione anche per le due canzoni «Oramai lo meo core» (per questa canz. vedi pure PELAEZ, _Rass. bibl._ cit., XIV, 294) e «Sovente, Amore, aggio visto manti»: cfr. _Zeitschrift_ cit., XXX, 344. Ma le sue argomentazioni non son riuscite a scuotere la nostra ancor come un tempo ferma opinione in contrario.
[16] La prima edizione, con tutto l'apparato critico, mette in grado di rendersi conto di ogni piú piccola mutazione. Ogni nuova congettura fu esplicitamente avvertita.
[17] Cfr. _I Rim. lucch._ cit., p. XCII.
[18] Gli schemi che raggruppammo alle pp. LXVI-VIII de _I Rim. lucch._ cit., prima di esser citati, è necessario controllarli con quelli di questi nuovi testi.
[19] _Rima siciliana, rima aretina e bolognese_, in _Bull. d. soc. dantesca ital._, XX [1913], 123, n. 1. A proposito di questo articolo cfr. tuttavia G. BERTONI, in _Fanfulla della domenica_, XXXVI [1914], 25 gennaio.
[20] Cfr. _Zeitschrift_ cit., XXXI, 178.
[21] PARODI, _Rima siciliana_ cit., pp. 136-8.
[22] Il Petrocchi, _Novo dizionario_, ad v., registra questa forma per l'ant. ital.; ma non dá esempi.
[23] È un difetto, in cui cade il WIESE, ad es., nella recensione citata. Per conto mio, lo iato, spesso dato anche dall'accordo dei cdd., giustifica sicuramente i vv. c. VIII, 2 e 14, IX, 41; dis. 1, 5, 6, 10; ball. I, 33; ecc.; sono da considerare, senz'altro, come bisillabi: «lui» nei son. II, 8 e IV, 8 della tenzone fra il Gonnella, Bonagiunta e Bonodico, «poi» nel son. I, 2 della tenzone fra Bartolomeo e Bonodico, e come trisillabo: «assai» in D. R. c. I, 67; né credo che, a causa della cesura, debbano modificarsi, ad es., c. VIII, 17 e ball. II, 13-4 e 23-4.
[24] La misura del verso esige senza discussione «ciera» in ball. IV, 25.
[25] Cfr. D'ANCONA e COMPARETTI, _Le antiche rime volgari_, Bologna, 1875, I, p. XX e n. I. A proposito del son. I di Dotto Reali, che non è compreso nel Vat. 3793, cfr. sempre quivi.
[26] Le canz. I e III di Bonagiunta, che sono nel Vat. 3793, non son quivi trascritte; ma per la I, a 284r, a sinistra, nel margine, è notato: «Auegna che partensa. 294. Reale», e per la III, a 129r, sempre nel margine, a sinistra: «Similen.te honor. 124. Reale», con richiami manifesti (294 e 124) al Vat. 3793.
[27] Vedasi su di esso BARBI, _Per un sonetto attribuito a Dante e per due codici di rime antiche_, in _Bull. d. soc. dantesca ital._, XVII [1910], p. 255 sgg.
[28] BARBI, _Per un sonetto_ cit., p. 255. Dá anche come di Bonagiunta le due canz. «Donna amorosa» (p. 109 e «La mia amorosa mente» (p. 111), che nel Pal. 418 seguivano adespote alla ball. I dell'Orbicciani.
[29] Il primo verso del son. I si trova pure riferito a p. 739; cosí il primo verso del son. IV è a p. 789.
[30] Cfr. BARBI, _Per un sonetto_ cit., p. 256 sgg.
[31] Solo il v. 8 del son. I: «Che passa or sôma luce e di valore» — altre poche varianti non hanno alcuna importanza — se ne allontana alquanto. Ma dipende certo dal desiderio del trascrittore di dare un senso, suo, al passo tormentatissimo.
[32] Il NANNUCCI pubblica anche come di Bonagiunta la canz. «Tanto di fino amore son gaudente», avvertendo che essa insieme con la ball. «Donna, vostre belleze» «dall'editore fiorentino [VAL., I, 433] sono assegnate al Saladino da Pavia; ma nel Codice Pucciano, in quello di Pier del Nero ed in altri, vanno sotto il nome del nostro Bonaggiunta» (_Manuale_ cit., I, 195). È certo una svista, perché si fatta canzone, in tutti i cdd. in cui si trova, è attribuita al Saladino: cfr. G. B. FESTA, _Bibliografia delle più antiche rime volgari italiane_, in _Romanische Forschungen_, XXV [1908], 2, p. 596, n. 614.
ERRATA CORRIGE
p. 143, v. 4: estat' corr. e stat'
p. 154, v. 69: i' spero » ispero
p. 156, v. 59: ad ella » d'ella
p. 179, v. 10: aver » viver
INDICE DEI CAPOVERSI
A cui prudenza porge alta lumera, Pag. 209 Aldendo dire l'altèro valore, 210 A me adovene com'a lo zitello, 82 Amore amaro, a morte m'hai feruto, 17 Amore, perché m'hai, 181 Amor s'ha il mio voler miso di sovra, 179 A piò voler mostrar che porti vero, 105 A scuro loco conven lume clero, 15 Avegna che partensa, 49
Ben mi credea in tutto esser d'Amore, 65
Certo, non si convene, 97 Chi nel dolore ha bona sofferenza, 210 Chi va cherendo guerra e lassa pace, 87 Compiutamente mess'ho intenzione, 185 Con sicurtá dirò, po' ch'i' son vosso, 89 Considerando l'altera valenza, 7 Considerando la vera partenza, 155 Credea essere, lasso, 137
De la fera infertá e angosciosa, 215 De la rason, che non savete vero, 92 De la rota son posti esempli assai, 28 Del dolor tant'è 'l soverchio fero, 20 Dentro da la nieve esce lo foco, 83 Dev'omo a la fortuna con coragio, 80 Di ciò che 'l meo cor sente, 101 Di dir giá piú non celo, 169 Dimme, Amore: vorestú tornare, 29 Di sí alta valenz'a signoria, 145 Dogliosamente con gran malenanza, 99 Dolendo, amico, di gravosa pena, 175 Dolorosa doglienza in dir m'adduce, 161 Donna, vostre bellezze, 73
El nom de Dieu qu'es subiranz, 224 Eo so ben ch'om non poría trovar sagio, 85
Fèra cagione e dura, 23 Fermamente intenza, 77 Feruto sono e chi di me è ferente, 80 Fin amor mi conforta, 55 Fina consideransa, 51 Fior di beltá e d'ogni cosa bona, 213
Giá non sète di senno sí legieri, 95 Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisi, 88 Gioia né ben non è senza conforto, 57 Gravoso affanno e pena, 21 Greve di gioia — pò l'om malenanza, 219
In alta donna ho miso mia 'ntendanza, 135 Infra le gioi' piacenti, 61
La dolorosa e mia grave doglienza, 152 La dolorosa noia, 158 L'altrier, dormendo, a me se venne Amore, 29 L'altrier pensando mi emaginai, 30 Lasso di far più verso, 178 Lasso, sovente — sent'e' — che natura, 173 Lo fermo intendimento, ched eo aggio, 187 Lo gran presgio di voi si vola pari, 87 Lontana dimoranza, 25
Madonna, vo' isguardando senti' amore, 192 Madonna, vostr'altèra canoscenza, 5 Madonna, vostr'altèro plagimento, 143 Magna ferendo me tuba 'n oregli, 206 Magna medela a grave perigliosa, 167 Meo fero stato — nato — è sí forte, 205 Molto si fa biasmare, 72 Movo di basso e vogli' alto montare, 88
Naturalmente falla lo pensero, 93 Ne l'amoroso foco molti stanno, 84 Nel tempo averso om dé' prender conforto, 90 Non posso proferir quant'ho voglienza, 180 Non so rasion, ma dico per pensero, 92 Non volontá, ma omo fa ragione, 14 Nova m'è volontá nel cor creata, 195 Novellamente amore, 56
Ogni meo fatto per contrario faccio, 30 Oi, amadori, intendete l'affanno, 69 Omo, ch'è sagio ne lo cominciare, 81
Parlare scuro, dimandando, dove, 16 Pensando ch'ogni cosa aggio da Dio, 13 Pensávati non fare indivinero, 93 Per fino amore — lo fiore — del fiore — avragio, 85 Però che sète paragon di sagio, 86 Piggiore stimo che morso di capra, 177 Poi che mia voglia varca, 171 Poi contra voglia dir pena convene, 150 Poi dal mastro Guitton latte tenete, 223 Poi di tutte bontá ben se' dispári, 86 Poi sento ch'ogni tutto da Dio tegno, 12 Poi sono stato — convitato — a corte, 206 Preg'a chi dorme ch'oramai si svegli, 176
Qual omo è su la rota per ventura, 81 Quando apar l'aulente fiore, 63 Quando vegio la rivera, 67 Quattr'omin son dipinti ne la rota, 31
Rapresentando a conoscenza vostra, 175
Saver, che sente un piciolo fantino, 83 Se doloroso a voler movo dire, 202 Se 'l filosofo dice: — È necessaro, 10 S'eo sono innamorato e duro pene, 75 Se quei che regna e 'n segnoria empera, 174 Sí come 'l pescio al lasso, 139 Sí dilettosa gioia, 148 Sí forte m'ha costretto, 199 Signor senza pietanza, udit'ho dire, 191 Similemente canoscensa move, 105 Similemente, — gente — criatura, 194 Similemente onore, 52 Sovente aggio pensato di tacere, 3 Sovrapiagente mia gioia gioiosa, 179 Sperando lungamente in acrescenza, 59
Tal è la fiamma e 'l foco, 76 Tanto saggio e bon poi me somegli, 19 Tua scritta intesi bene lo tinore, 211 Tutto el tempo del mondo m'è avenuto, 33 Tutto lo mondo si mantien per fiore, 82 Tuttora aggio di voi rimembranza, 190
Una rason, qual eo non sacio, chero, 91 Un nobel e gentil imaginare, 28 Uno giorno aventuroso, 60
Vacche né tora piò neente bado, 11 Valenz senher, rei dels Aragones, 27 Vero è che stato son manta stagione, 164 Vita noiosa pena soffrir láne, 17 Voi, ch'avete mutata la mainera, 79 Vostra piacenza — tien più di piacere, 84 Vostro saver provato m'è mistieri, 94
INDICE
I — RIMATORI PISTOIESI
I. MEO ABBRACCIAVACCA.
_Canzoni._ I. Amore non è cagione di pene ma di gioia, p. 3 II. Nella donna, piú che la beltá, è da stimarsi la saggezza, 5 III. Fra i tormenti d'Amore si rallegra, pensando alla virtú della sua donna, 7
_Sonetti._ I. A fra Guittone. Se possiamo spegnere gli stimoli della generazione, non astenendoci dal bere e dal mangiare, 10 II. Al medesimo. Tornato di Francia, espone le sue miserie, 11 III. Al medesimo. Se Dio possa usare misericordia verso di lui peccatore, ivi IV. Al medesimo. Sul medesimo argomento, 12 V. A Bindo d'Alessio Donati. Rimprovera l'amico d'essersi perduto in vizi carnali, 13 VI. A Dotto Reali. Come mai l'anima, che è formata da Dio, possa essere sopraffatta da altre cure, 15 VII. Al medesimo. Si lamenta che gli sia stato risposto oscuramente circa la questione esposta nel sonetto che precede, ivi VIII. A Monte d'Andrea. Eviti le pene d'amore, mutando luogo, 17 IX. Amore gli renda piú pietosa la sua donna, ivi
II. SI. GUI. DA PISTOIA.
I. A Geri Giannini da Pisa. Si compiace dell'amicizia offertagli da Geri, 19 II. Prega Dio che lo liberi dal dolore che l'affanna, 20
III. LEMMO ORLANDI.
Canzone I. Si duole con Amore che la sua donna, da benigna, sia ora diventata con lui crudele, 21 Canzone II. Adducendo il triste esempio di se medesimo, che, senza saper perché, fu abbandonato dalla sua donna, esorta, chi voglia aver ricompensa del proprio amore, di scegliere una donna piacente e saggia, 23 Canzone III. È combattuto dalla necessitá di partire e dal dolore di dover lasciare la sua donna, 25
IV. PAOLO LANFRANCHI.
I. Esorta il re d'Aragona a prepararsi a difendersi dal re di Francia, 27 II. Ricorda a un uomo, superbo della sua ricchezza, l'instabilitá della fortuna, 28 III. Risveglio doloroso, ivi IV. Amore gli dona in sogno un fiore della sua donna, 29 V. Amore manifesti alla sua donna le sue pene, ivi VI. Amara delusione, 30 VII. Lamenta l'avversa fortuna, che gli fa fare sempre il contrario di quel che vorrebbe, ivi VIII. Vicende di fortuna, 31
V. MEO DI BUGNO.
Coscienza netta non cura farneticar di gente, 33
NOTA, 35
GLOSSARIO, 43
II — RIMATORI LUCCHESI
I. BONAGIUNTA ORBICCIANI.
_Canzoni._ I. È colpito dalla sventura; ma non perciò tralascerá di cantare la gioia che gli viene a mancare, 49 II. Rinasce all'amore, perché la donna sua lo esorta a sperare, 51 III. Sulla natura dell'onore e del piacere, 52 IV. Si consola per aver ottenuto ciò che desiderava, 55 V. Lodi della sua donna, 56 VI. Ama la sua donna, della quale loda le virtú; ma non ha coraggio di manifestarle il suo amore, 57 VII. Dopo aver parlato della lotta, che combatte per la sua donna, disserta sul ben fare e sulla follia, 59 VIII. Lodi dell'amore: prega madonna che lo voglia amare, 60 IX. Si rallegra pensando alla gioia che spera d'avere, 61 X. Non ha l'amore della sua donna e vorrebbe dimenticarla: non essendogli ciò possibile, invoca da lei la fine dei suoi mali, 63 XI. Credeva di non essere amato: ma ha avuto torto. E n'è lietissimo, 65
_Discordi._ I. Invita pulzelle e maritate a darsi alla gioia e all'amore, 67 II. Si lamenta della durezza della donna sua, che un tempo lo aveva fatto sperar bene: ha fiducia però ch'ella un giorno muti pensiero, 69
_Ballate._ I. Non si vantino le proprie virtú. Dio disperda chi male amministra la giustizia, 72 II. Varie e tante son le bellezze della donna sua, 73 III. Se il poeta è rimeritato del suo affetto, sará il piú felice tra gli amanti, 75 IV. L'innamorata arde d'amore e prega l'amante, se ha intenzione di continuare nella sua fierezza, di volerla piuttosto uccidere, 76 V. Calda e viva esortazione dell'onore, 77
_Sonetti._ I. Al Guinizelli. Disputa sulla nuova maniera di poetare, 79 II. L'uomo deve resistere fortemente ai colpi di fortuna, 80 III. Sebbene ferito, tacerá, perché cosí spera di vincere la durezza della donna sua, ivi IV. Chi ha la fortuna favorevole non si rallegri troppo, 81 V. Non basta cominciare bene: perseverare bisogna, ivi VI. È come il fanciullo, che torna al fuoco ove s'è bruciato, 82 VII. Giuoca intorno alla parola «fiore», ivi VIII. Piú la ama e piú ella non cede, 83 IX. Senza sapere, i signori possono perdere la signoria, ivi X. Ella ha in sé ogni cosa piacente, ogni valore, ogni conoscenza, 84 XI. Molti amano non ricompensati, e il poeta è fra questi; ma sarebbe cortesia che il suo amore fosse un giorno veramente compreso, ivi XII. Si sente lieto, ché, per ben servire, otterrá l'amore di lei: ma non ne fa mostra, 85 XIII. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Come farsi riamare dalla sua donna, ivi 2. Risposta di Bonagiunta. Il vero amore cresce per il servire e per il tacere, e non per il parlare, 86 XIV. 1. Di un anonimo a Bonagiunta. Domanda se debba o no manifestare alla donna il suo amore, ivi 2. Risposta di Bonagiunta. Vero amore è quello che è noto tanto all'uomo quanto alla donna, 87 XV. Si rifletta prima di operare e di dire, ivi XVI. Vuol salire in alto sulla sedia del comando, 88 XVII. Loda le bellezze di lei, » ivi XVIII. Per quanto abbia pregato la Madonna, non ha potuto levar gli spiriti malvagi da alcuni sonetti, 89
_Sonetto di dubbia autenticitá._ Spera di ritornar lieto, 90
II. TENZONI.