Ricordi intorno alle Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) Seconda edizione con aggiunte
Part 1
RICORDI INTORNO ALLE CINQUE GIORNATE DI MILANO
(18-22 Marzo 1848)
DI LUIGI TORELLI
SENATORE DEL REGNO
_SECONDA EDIZIONE_
con l'aggiunta della ritirata dell'esercito piemontese dopo la battaglia di Custoza e della descrizione del 5 agosto 1848 in Milano.
MILANO FRATELLI DUMOLARD _Corso Vitt. Eman., 21_ 1883.
Milano, 1883. — Tip. Golio, via S. Pietro all'Orto, 23.
INDICE
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE _Pag._ 1 PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE » 5 CAPITOLO I. — Cenni intorno alle cause che prepararono la rivoluzione — Cause _generali_ comuni agli altri paesi d'Europa, cause _italiane_ e cause speciali _locali_ » 17 CAPITOLO II. — Condizioni dell'autore — Sua indipendenza — Suo viaggio politico in Italia nel 1841 — Sue relazioni in Piemonte — Scrive i _Pensieri sull'Italia di un anonimo lombardo_ — Suo viaggio in Piemonte ai primi di marzo 1848 » 40 CAPITOLO III. — Annuncio delle concessioni del Governo austriaco pubblicate la mattina del 18 marzo 1848 — Milano si agita — Grande dimostrazione per ottenere altre concessioni — Invasione del palazzo di Governo — Primo atto di ostilità — Milano si copre di barricate » 51 CAPITOLO IV. — Il mattino del 19 marzo — L'autore è sequestrato in casa — Modo col quale si sottrae — Si reca alla barricata di S. Babila — Combattimento e morte del giovine Broggi — L'autore si reca alla provvisoria residenza del Municipio, in casa Taverna nella via dei Bigli » 69 CAPITOLO V. — L'autore con Augusto Anfossi, capo dei combattenti, si recano al Comando Generale nella via di Brera per intimare la resa ad un battaglione di Ungheresi, ma senza frutto — Alla sera del 19 l'autore è chiamato a giudicare uno scritto del vice Presidente O'Donnell, ritenuto prigioniero in casa Taverna, sede del Municipio — Il 20 marzo i Tedeschi abbandonano la Polizia ed il Duomo; l'autore reca la prima bandiera tricolore sul Duomo — Il Municipio si trasforma in Governo Provvisorio » 88 CAPITOLO VI. — La sera del 20 marzo l'Anfossi coll'autore e con tre altri combattenti, si recano sul campanile di S. Bartolomeo — È instituito un _Comitato di difesa_, e l'autore è chiamato a farne parte come Capo delle pattuglie; sue osservazioni in contrario; sua accettazione — Avvenimento nella Canonica di S. Bartolomeo » 106 CAPITOLO VII. — Proposta della sospensione delle ostilità, fatta da Radetzki; si chiama a Consiglio il Comitato di Guerra e quello di Difesa — Viene respinta — Spedizione dell'autore per mettere a dovere la direttrice dello stabilimento d'educazione di S. Filippo — Sua visita allo stabilimento Castiglioni » 120 CAPITOLO VIII. — La presa del Genio — Morte d'Augusto Anfossi — Nella notte il Genio è nuovamente ripreso dai Tedeschi — Avvenimento nel Genio stesso; tentativo per riprenderlo — I Tedeschi lo abbandonano di nuovo nella notte stessa — Essi abbandonano anche il Gran Comando e l'autore ne prende possesso in nome del Governo » 130 CAPITOLO IX. — Combattimento a Porta Tosa il 22 marzo — Barricate mobili — Proposta di alcuni barabba di prendere due cannoni, a patto che si dessero loro trentamila lire; è rifiutata dall'autore — Altra proposta di un negoziante di vino di far saltare il bastione di Porta Tosa — Il depositario delle polveri rifiuta di somministrarne per tale scopo — Progetto d'una sorpresa a S. Eustorgio — Ultimo combattimento a Porta Tosa — L'autore si avvia a Porta Ticinese — È forzato a riposare nella Piazza de' Mercanti — Si reca a Porta Ticinese; sua avventura colà » 146 CAPITOLO X. — I Tedeschi abbandonano Milano nella notte dal 22 al 23 marzo — Durante la giornata del 23 si continua a far barricate — L'autore disapprova quel zelo postumo — Suo colloquio con un membro del Governo Provvisorio — L'autore cade ammalato per lo strapazzo dei giorni passati — Sua pronta guarigione — Viene spedito in Valtellina per provvedere alla difesa dello Stelvio e del Tonale — Fatti di Como — Sua gita a Sondrio ed allo Stelvio — Suo ritorno a Milano » 160 CAPITOLO XI. — L'autore riferisce al Governo Provvisorio l'esito della sua missione — Grandi esequie pei morti delle Cinque Giornate, celebrate nel Duomo il 3 aprile — Il colonnello del Genio, Miani, fornisce all'autore lo schiarimento intorno ai Tedeschi che entrarono nel Genio nella notte dal 21 al 22 marzo; si spiega allora quell'avvenimento, che era sempre stato per lui un enigma » 177 CAPITOLO XII. — Narrazione particolareggiata dell'avvenimento nella Canonica di S. Bartolomeo nella mattina del 21 marzo » 188 CAPITOLO XIII. — L'autore entra in alcuni particolari intorno alle condizioni di Milano durante le Cinque Giornate rapporto alla circolazione, al vitto, alla sicurezza, non che intorno al contegno del bel sesso » 196 CAPITOLO XIV. — Tratta dei millantatori e di reduci dei volontari e forzati esigli, delle adulazioni al popolo; cita il preteso arrivo di un corpo ausiliare polacco — Narra un fatto avvenuto all'autore con un ciarlatano — Tentativo del 29 maggio contro lo stesso Governo Provvisorio » 209 CAPITOLO XV. — Dello spirito pubblico che dominò in Milano ed in tutta la Lombardia nei primi due mesi — Esercito delle Alpi — La divisione lombarda e Luciano Manara — Combattimento di Goito dell'8 aprile — Entusiasmo generale — La leva — Nuova missione nella Valtellina data dal Governo Provvisorio all'autore — Plebiscito — Prove della prontezza delle popolazioni ad assoggettarsi a sacrifici » 219 CAPITOLO XVI. — L'orizzonte s'intorbida — Avvenimenti di Napoli — Il Re delle due Sicilie ed il Papa ritirano le truppe — L'autore va al campo ed entra nell'esercito sardo — Descrizione intorno alla parte presa dal clero lombardo negli avvenimenti del 1848 ed influenza esercitata da Pio IX » 229 CAPITOLO XVII. _Conclusione._ — L'autore entra in alcuni particolari intorno all'andamento attuale della cosa pubblica — Crede che il rimedio debba venire da una maggiore attività da parte dei cittadini indipendenti per mezzi e posizione sociale — Cita l'esempio dei grandi uomini che contava Milano nella fine del secolo passato — Tocca delle grandi questioni sociali che minacciano la civiltà e chiude esortando gli uomini indipendenti a volersi occupare un po' più degli affari pubblici » 246
AGGIUNTE ALLA SECONDA EDIZIONE
RITIRATA DELL'ESERCITO PIEMONTESE DOPO LA BATTAGLIA DI CUSTOZA.
CAPITOLO XVIII. — Corrispondenze intercettate — Piano dei nemici di dividere l'esercito piemontese — Il quartier generale viene trasferito a Marmirolo — Battaglia di Staffale — Battaglia di Custoza — Ritirata su Goito — Ripresa di Volta — Nuovo abbandono — Deputazione inviata al campo nemico — Proposte fatte dal generale Hess » 269 CAPITOLO XIX. — Carlo Alberto rifiuta le proposte — Si riprende la ritirata — Sofferenze dei soldati — Buone disposizioni dei Comitati — Episodio di Codogno — Fatto d'armi di Cremona — Difesa della linea dell'Adda — Il general Sommariva si ritira su Piacenza — Episodio di Pizzighettone — Arrivo dell'esercito sotto Milano — Battaglia del 4 agosto — Il quartier generale principale viene stabilito in Casa Greppi — Il mattino del 5 agosto l'autore si reca al quartier generale — Ostacoli che incontra presso il palazzo Greppi — Ivi apprende l'armistizio conchiuso nella notte — Una deputazione di cittadini si presenta al re Carlo Alberto — Sua deliberazione di difendere Milano — L'autore è incaricato di stendere il Manifesto — Effetto che produce la sua pubblicazione — Impossibilità della difesa dimostrata dai Capi di Corpo — Il podestà Bassi viene per far presente i pericoli d'una ripresa d'ostilità — Il re Carlo Alberto si rassegna e fa riprendere le trattative per l'armistizio — Scene avanti il palazzo Greppi — L'autore sorte a notte avanzata per liberare il Re conducendo due battaglioni delle Guardie accampate fuori Porta Romana — Il colonnello Alfonso La Marmora sorte di sua spontanea volontà e conduce da Porta Orientale un battaglione della Brigata Piemonte ed una compagnia Bersaglieri e libera il Re — Pochi minuti dopo arriva l'autore coi due battaglioni — Ha ordine di proteggere quanti ancora si trovano nel palazzo Greppi » 295
ALLEGATI.
ALLEGATO I. — La questione della bandiera — Lettera di Luigi Torelli — Risposta del Commendator Fava — Lettera di Achille Mauri » 335 » II. — Lettera al Comm. Maurizio Farina, ecc. » 345 » III. — Vicende dell'originale del Manifesto 5 agosto 1848 del re Carlo Alberto in Milano » 349
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE
Questa seconda edizione[1] si presenta aumentata di alcuni particolari intorno alla ritirata dell'esercito piemontese dopo la battaglia di Custoza del 25 luglio 1848 ed alla terribile giornata del 5 agosto successivo in Milano.
Il periodo storico che comincia colla dichiarazione di guerra del 23 marzo 1848 del Re di Sardegna all'Imperatore d'Austria e termina coll'armistizio di Milano del 6 agosto detto anno, è fra i più interessanti nella serie complessiva delle campagne per l'indipendenza italiana i cui estremi sono il già menzionato 23 marzo 1848 ed il 20 settembre 1870.
Il primo periodo si suddivide alla sua volta, in due ben distinte fasi; l'una comprende i giorni fausti di successi e liete speranze, l'altra, i giorni di sventura, i giorni di scoraggiamento, di dolore.
I ricordi intorno alle Cinque Giornate di Milano rischiarano, ossia tendono a rischiarare l'avvenimento principale del periodo felice e quello che narrai, poco di certo, quello è vero, non teme contraddizione.
Queste aggiunte risguardano il periodo di dolore.
Ciò che narro è avvenuto sotto i miei occhi, e posso garantire con piena sicurezza.
Limitato entro questi confini non può esser molto, ma quello che è, sia pur poco è scrupolosamente vero, il futuro storico può prenderlo come buon materiale.
Ho voluto aggiungere una breve appendice che potrà sembrare a taluno forse un po' troppo personale, relativa alle vicende del Manifesto del 5 agosto del Re Carlo Alberto, ma si conceda qualcosa anche ad un uomo che in quella terribile giornata, fu posto a durissime prove e sentì grave il peso della pubblica sventura.
Torino, il 24 giugno 1883.
LUIGI TORELLI.
PREFAZIONE DELLA PRIMA EDIZIONE
La sollevazione di Milano del 1848, che la storia ha consacrato sotto il nome delle _Cinque Giornate_, fu uno degli avvenimenti più importanti di quell'anno sì memorabile, tanto pel fatto in sè stesso, quanto per le sue conseguenze. Ventisette anni[2] sono decorsi da quello, e molti di coloro che furono attori principali in quel terribile dramma, sono scomparsi dalla scena. Frattanto una generazione intera è sorta, la quale fu completamente estranea a quei fatti e comprende quanti oggi non hanno oltrepassato i 35 anni, poichè non è certo ad 8 o 9 anni che si possa, non che prendervi parte, nemmeno afferrare il concetto di siffatti avvenimenti, in guisa da potersene chiamare testimonii. Assai più ristretto ancora è il numero di coloro che furono non solo contemporanei ma attori; l'una e l'altra di queste classi va assottigliandosi ogni anno per far luogo a coloro per i quali quel fatto non è più che un ricordo storico, che apprendono dai libri o dalla tradizione popolare.
L'avvenimento stesso poi soggiacque alla legge generale dei grandi fatti storici; più si allontana l'epoca nella quale ebbero luogo, più ne scompaiono i particolari e se ne veggono solo i grandi contorni. Quindi esso dovette cedere parte del posto che occupava agli avvenimenti successivi, i quali reclamarono alla loro volta dalla storia di essere collocati anch'essi nel suo gran libro. Non pertanto se havvi avvenimento che pure meriterebbe di essere conosciuto anche ne' suoi particolari più minuti è quello delle _Cinque Giornate di Milano_, il quale fu così straordinario che conserverà sempre un'attrattiva speciale per chiunque si diletta di particolarità storiche, ma sopratutto pei Milanesi. Or si può egli dire che esista una storia genuina, scevra di esagerazioni od errori? Non lo credo e non è difficile il rintracciarne la causa. Un avvenimento è tanto più facile ad essere alterato quanto più colpisce l'immaginazione e giunge inatteso ed inesplicabile. Tale fu per l'Europa intera l'annuncio della ritirata delle truppe austriache dopo la sollevazione di Milano. Il fatto non poteva rivocarsi in dubbio, ma conveniva spiegarlo. Il generale che comandava l'esercito austriaco era provetto guerriero e godeva fama di valente; l'esercito poteva ben essere inviso agli Italiani come istromento di oppressione, ma essi e molto meno gli estranei non l'avevano in conto di poco animoso od inetto a combattere; una spiegazione ci voleva e pronta; e quindi col primo annuncio, col primo spandersi della fama del grande avvenimento alla narrazione dei fatti veri si mescolarono fatti supposti ed esagerazioni che si ripeterono anche in buona fede e spesso ancora nel ripetersi vennero ingrandite. Molti fra gli attori principali già nei primi giorni dopo il fatto abbandonarono Milano per recarsi a combattere la guerra sia come volontari, sia come arruolati nell'esercito sardo e pur troppo molti più non tornarono. All'opposto altri che dell'avvenimento volevano trarre vantaggi personali magnificarono la parte da loro presa, scrivendo o facendo scrivere ogni genere di stravaganze. I fogli pubblici di Europa erano ancor pieni di simili descrizioni quando sopravvennero i rovesci che cambiarono totalmente la scena; i vinti si dispersero ai quattro venti ed i vincitori non si contentarono di mettere in evidenza le esagerazioni, ma negarono anche i fatti veri, li spiegarono a modo loro, sì che la verità oscurata prima dagli uni, lo fu dappoi anche dagli altri. Per undici anni circa il vincitore tenne ancora il campo, e ben si comprende come in quel periodo di tempo non potessero venir pubblicate storie genuine nel luogo stesso che fu teatro dei fatti. Fuori di esso, e sopratutto là dove stavano a rifugio gli emigrati, non si mancò di rispondere a quelle menzognere pubblicazioni, nè furono pochi gli scritti che allora comparvero in Piemonte ed altrove; ma la passione domina quegli scritti; essi sono pieni di recriminazioni e di reciproche accuse dei diversi partiti politici; la serenità, la calma che vuole la storia, vi si cerca invano. Allorquando poi la fortuna delle armi arrise di nuovo all'Italia ed il campo d'azione dei fatti del 1848 fu reso libero, altri gravissimi avvenimenti occuparono l'attenzione pubblica, circondati dall'aureola di più durevole vittoria.
È facile il comprendere da questo complesso di circostanze come abbia dovuto essere difficile che si trovasse uno storico, il quale fosse in grado di tessere una genuina narrazione che ricordasse uomini e fatti meritevoli di memoria ma scevra di ogni esagerazione. Eppure, sia permesso ripeterlo, l'opera sarebbe veramente meritoria. Da queste premesse potrebbe forse taluno dedurre la conseguenza che io mi accinga a colmare la lacuna che ho segnalata; ma sono ben lontano da tale pretensione; già il titolo di questo mio scritto indica che il mio intendimento è assai più modesto; esso mira a somministrare ad altri qualche elemento di storia. Io voglio narrare que' fatti dei quali fui testimonio oculare e ad alcuni dei quali ho preso parte. Non ammettendo transazione alcuna colla verità se dev'essere elemento di storia, non assumo la garanzia che di quanto posso accertare io stesso. Il campo è molto ristretto, ma io non mi sento in grado di allargarlo; per quanto può esser accettevole un compenso, spero che se ne troverà uno nella certezza che quanto qui si narra è vero; e la verità ha tale potenza che rende buoni anche gli scritti mediocri, come la mancanza di tal qualità non redime quelli che solo vogliono accreditarsi colla ricercatezza delle frasi o le lusinghe dello stile. Un fatto alterato non è più che la caricatura del fatto e la storia severa lo ha per un insulto. Come potrei con tali principî assumere la garanzia di narrazioni di fatti già esposti diversamente dagli uni o dagli altri, mancandomi gli elementi per esser giudice? Non volendo correre il pericolo di errare conviene che mi restringa nel campo limitato di quanto posso dire senza tema di fondata contraddizione.
_Ma perchè mai_, si potrebbe chiedere, _avete aspettato ventisette anni a narrare cotesti fatti? Non è egli possibile che sì lungo spazio di tempo abbia affievolita la vostra memoria intorno a taluno di essi e che, anche non volendo, siate caduto in errore?_
La dimanda è così giusta e naturale che volli prevenirla e rispondervi.
La parte che avevo preso nel predisporre gli animi de' miei compaesani al tentativo di liberarsi colla forza dalla dominazione straniera e quindi la parte presa nella lotta stessa di Milano, mi obbligarono ad emigrare e mi stabilii a Torino. Libero da ogni vincolo obbligatorio non fu il tempo che allora siami mancato ma la spinta e la volontà. L'esito finale del 1848 era stato infelice ed io non poteva rammentare quegli sforzi, quel sangue versato, quei sacrifici d'ogni genere che la nazione aveva sostenuto, senza un sentimento di dolore, perchè erano stati sostenuti indarno. Quando poi gli avvenimenti del 1859 riaccreditarono anche quelli del 1848, e permisero che entrassero essi pure quali fattori dell'indipendenza d'Italia, allora non fui più libero del mio tempo reclamato da speciali doveri che mi vincolarono fino al 1866. Ora avvenne che trovandomi io a Milano nei primi mesi di detto anno, volli rivedere i luoghi ove erano seguìti alcuni fatti ai quali io avevo preso parte. Non posso esprimere quale fu la mia sorpresa nello scorgere con quanta fedeltà la mia memoria aveva conservato quei ricordi. Alcuni di quei luoghi li aveva veduti in quell'occasione per la prima volta e taluni solo di notte; or bene se in luogo di 18 anni da quell'epoca fossero decorsi solo 18 giorni, l'impressione non poteva essere più viva, sì prontamente io li riconosceva. Fui tentato di ascriverlo ad una felicità straordinaria di memoria; ma l'illusione non durò a lungo, perchè recatomi, fra gli altri luoghi sul campanile di S. Bartolomeo, accompagnato da quel sagrestano medesimo che in una certa notte delle cinque giornate mi aveva pure seguito colassù, trovai che rammentava anch'esso con tutta precisione ogni anche più minuta circostanza, di quanto allora era occorso, mentre nel resto era proprio un vero tipo di sagrestano. Da ciò mi venne facile il convincermi che il fenomeno di sì fedeli ricordi non deriva già da privilegiata memoria, sibbene dalla circostanza che gli avvenimenti straordinarii, assorbendo ogni facoltà dell'animo, si imprimono con tal forza nella mente da conservarsene fedele e perenne la memoria. Non pertanto quella prova era riescita rassicurante e concepii allora l'idea di scrivere questi _Ricordi_. Se non che io non seppi rimaner fedele alla determinazione di mantenermi libero da ogni pubblico incarico; altro ne accettai che mi tenne vincolato fino al 1872, quando finalmente, libero davvero, diedi seguito alla mia determinazione di sei anni addietro.
Mi sia però concesso d'invocare il lungo tempo decorso come prova del non essere stato spinto da vanità. Certo la mia narrazione potrà venir qualificata un brano di autobiografia, ma se l'amor proprio avesse avuto predominio su di me, avrei scritto questi _Ricordi_ molti anni prima e quando il tempo era tutto a mia disposizione. Ben comprendo come l'essermi esclusivamente ristretto ai fatti dei quali posso dar guarentigia sia il lato debole del mio lavoro; ma ripeterò ancora, che non ho scritto la storia delle _Cinque Giornate_, ma ho solo somministrato alcuni elementi certi ai futuri storici.
Non sarà forse inutile, per i pochi almeno che mi leggeranno, che faccia un cenno anche del modo col quale io procedetti, nel mio lavoro; il che darà ragione anche di qualche lacuna che vi si trova.
L'ordine cronologico nel quale si sono avverati i fatti è quello che io ho seguito, ma nell'accertar questo io non ammisi altro elemento, non volli altro soccorso che quello della mia memoria. Una carta topografica di Milano di quell'epoca, per richiamare i nomi di qualche via secondaria, è tutto il corredo del quale mi sono servito. Io avrei potuto interrogare non poche persone di mia conoscenza intorno a determinati fatti che non mi parevano ben chiari, ma il timore che aggiungendo essi nuove circostanze ch'io più non poteva verificare, alterasse in me quella norma indeclinabile di non dire che quanto rammentava io stesso, fece sì che mi astenni da ogni interpellanza, preferendo o tacere, o dispensarmi dall'entrare in maggiori particolarità. Lo stesso devo dire dei nomi delle persone; di molte colle quali mi sono incontrato non conobbi mai il nome, e di quello d'altre allora conosciuto non seppi più risovvenirmi. Ora io ho preferito confessare la dimenticanza piuttosto che voler tentare di indicare tai nomi dopo 27 anni, poichè se fossi caduto in errore intorno al nome della persona, potevasi dubitare anche del fatto; infine io ho subordinato tutto alla condizione che deve campeggiare nel mio scritto, la verità.
È più specialmente presso i giovani che io vorrei trovar buona accoglienza. L'avidità di apprendere alcuni particolari di quelle memorabili giornate, dimostratami da taluni di essi, l'ebbi quale buono augurio e forse contribuì a farmi risolvere a scrivere questi _Ricordi_. Difficilmente si ripetono gli stessi fatti; ma le passioni umane essendo sempre le medesime possono generare circostanze egualmente difficili; or siccome in quei giorni fu necessario alla popolazione milanese spiegar coraggio, sobbarcarsi a privazioni e sacrifici, e ne uscì con gloria ed onore, è pur bene che i posteri abbiano avanti agli occhi quell'esempio de' loro padri e lo seguano.
Milano, 10 novembre 1874.
L. T.
CAPITOLO PRIMO
Cenni intorno alle cause che prepararono la rivoluzione — Cause _generali_ comuni agli altri paesi d'Europa, cause _italiane_ e cause speciali _locali_.
Il voler dare un'idea della sollevazione di Milano del marzo 1848, senza premettere alcuni cenni intorno alle cause che la generarono, sarebbe cosa irragionevole, anzi assurda. Un avvenimento così grande non poteva aver luogo senza cause o spinte adeguate, ed il conoscere queste è indispensabile anche per farsi ragione dei fatti medesimi; se non che questa investigazione preliminare non è cosa facile, e tanto meno poi l'assegnare alle diverse cause la parte che loro spetta e determinare come s'intrecciarono e come l'una reagì sull'altra. Non pertanto è giocoforza incominciare con simile investigazione, ed io mi studierò di venirne a capo colla maggior brevità possibile.