Chapter 5
Questo quadro dell'ispettore Price ci faceva presagire una escursione delle più interessanti, e noi promettemmo di essere esatti al convegno. Eravamo in White Chapel, e dopo aver fatto una corsa così lunga, non volemmo ritornare a casa senza aver dato un'occhiata alle botteghe pochissimo attraenti della _via dei Beccai_, ed alla _fiera degli stracci_, che si tiene in Hounds Ditch. Gli abitanti di questi bei luoghi, per poco che siano amatori del pittoresco, hanno diritto d'inorgoglirsi di questi due generi d'esposizione. I prodotti in mostra non valevano certamente quelli della grande Esposizione; ma, in un altro genere, non mancavano di originalità. Del resto in questa circostanza, noi fummo favoriti oltre misura dalla sorte, e potemmo vedere di pieno giorno, sotto tutti i suoi aspetti, ciò che fu dato vedere a pochissimi toristi: la popolazione tanto strana di questi quartieri. Si facevano i funerali di una miserabile ragazza, uccisa con sette pugnalate in un accesso di gelosia da un marinaio che si era poscia suicidato. Questa funebre cerimonia avea messo in moto tutto il pubblico del luogo, e le vie di White Chapel, di Leman e tutte le adiacenti ed affluenti rigurgitavano di gente. Non si può dire quel che vedemmo passare di cappelli neri sfondati, di abiti unti e bisunti, di scarpe scucite e rotte; quante donne giovani e vecchie dai cappellini di nessun colore, dagli scialli pieni di buchi e di macchie luride, quanti ragazzi in sordidi cenci!... Non una calza, non una camicia; capelli che non videro mai il pettine, barbe incolte, dove la polvere si cacciò a suo bell'agio, dove le pagliuzze ed i fili di cotone aveano fatto una specie di nido; d'ogni lato la pelle si mostrava attraverso le squarciature dei vestiti, una pelle nera, terrea, coi pori otturati. La sporcizia ha i suoi vantaggi: questa pelle impermeabile, impedendo la traspirazione, le perdite del corpo diventano quasi nulle, e così si economizza sul pane quotidiano, che non è sempre là pronto alla stessa ora. Chi potrebbe dire tutto ciò che vedemmo in questo giorno memorabile, che avrà fatto epoca per White Chapel, ciò che vedemmo, dico, sfilare di miseria, di degradazione, in quella folla tanto svariata, che recavasi, curiosa ed inquieta, al funerale di una ragazza di mala vita, immolata dal suo amante?... Chi potrebbe dipingere una processione di volti sparuti, pallidi, ebeti, selvaggi?... Giammai Omero, facendo l'enumerazione dei suoi guerrieri greci, non diede una lista che possa eguagliare questa in lunghezza, giammai la matita di Callot non dipinse pezzenti così veri, così poco vestiti come i nostri.
II.
Il _Principe di Danimarca_; gli invitati pagano al caffè-danzante.--Pensione di marinai.--Dormitorio di operai.--La taverna dei ladri.--Un pick-pocket espansivo.--Locande ignobili.--Un prestigiatore che cangia l'argento in rame.--Quadri notturni.--Tre poverette.--Una prigione bene abitata.--Colpo d'occhio sul Tamigi.--Haymarket a mezza luce.--Londra miserabile ed i suoi visitatori.--Rimedi contro il pauperismo.
Il giorno appresso, all'ora fissata, noi eravamo alla stazione di polizia di Leman Street, dove l'ispettore Price ci aspettava. Egli avea con sè due agenti vestiti alla borghese ed un terzo coll'assisa ufficiale: cappello di tela cerata, abito nero a bottoni d'argento, calzoni neri, e sotto la manica dell'abito la bacchetta sacramentale, lo _staff_, che caratterizza il _policemen_. Ognuno di questi signori era inoltre munito di una di quelle lanterne cieche che si nascondono sotto i vestiti: arnese prezioso senza del quale il constabile non cammina mai la notte a Londra.
Avendoci un amico accompagnato, noi eravamo otto persone contando il signor Price ed i suoi tre agenti. Eranvi dunque due occhi che vegliavano sopra ognuno di noi: potevamo essere tranquilli. Sfilammo silenziosamente due a due lungo il marciapiede. Ben presto, lasciando la via Leman, che è larga e ben tracciata,--considerazione da farsi, perchè nei più poveri quartieri di Londra si trovano alle volte grandi arterie che farebbero invidia a quartieri meno miserabili,--ci cacciammo in un dedalo di vie strette e tortuose. Queste vie, quasi deserte di giorno, erano ora molto animate.
Tutte le botteghe illuminate; le taverne piene fin sulla porta, dove spesso gli avventori stavano ad aspettare per poter entrare. Ad ogni passo incontriamo gruppi di operai, di marinai mezzo ubbriachi, cantando o questionando. Agli svolti delle vie, bionde e pallide ragazze, la cui bellezza eguaglia qualche volta la gioventù, poverissimamente vestite, nudi i piedi e le gambe, la capigliatura in disordine, il petto appena coperto, avvicinavano i passanti con voce rauca. In tutto ciò era però un certo ordine, una certa calma; si comprendeva che l'ora degli ignobili saturnali non era ancora suonata, e che non si era ancora che sul principiare.
Il signor Price, per farci pazientare, ci conduce in _Grace's alley_, al _Principe di Danimarca_, vasto stabilimento montato come un teatro. All'ingresso riconobbero la polizia e ci lasciarono passare senza biglietti. Il _Principe di Danimarca_ è un caffè-cantante e danzante frequentatissimo; vi si mostrano anche cani e scimmie sapienti, e dei saltimbanchi vi fanno giuochi sul trapezio e sulla corda tesa. Tutto ciò ci divertì per un istante. Il pubblico del luogo prendeva grande interesse alla rappresentazione, e nulla notammo che ci sembrasse straordinario nei vestiti e nelle faccie degli spettatori. Decisivamente il signor Price voleva progredire a gradi. Non tardammo infatti ad entrare in diversi caffè-cantanti, dove alcuni marinai stranieri, mescolati a donne di bordello, componevano tutto il pubblico degli esecutori e degli spettatori.
[Illustrazione: Il ballo (_gigue_) al caffè-danzante.]
In uno di questi caffè un ballerino dei più agili volle darci un saggio della _gigue_ britannica. Era una meraviglia vedere questo ragazzaccio dimenarsi sulla scena fino a perdere il fiato. Attorno a lui si faceva circolo: dei camerata, delle ragazze vestite da ballerine, delle donne più avanzate d'età, tutta quella gente infine non perdeva uno dei suoi scambietti. Noi dovemmo aspettare la fine: allora venne la sequela degli applausi, delle congratulazioni; ci fu quindi offerta della birra, del punch, e tanto graziosamente, che dovemmo accettare. «Col lupo bisogna urlare,» disse l'altro. Noi trincammo dunque con queste donne, che per un momento erano venute a sedersi accanto a noi, senza che i loro compagni se ne fossero menomamente adontati, e noi non ne volemmo sembrare offesi davvantaggio. Nel ritirarci pagammo anzi le bibite che ci erano state offerte; il che dal lato delle nostre nuove conoscenze ci valse l'alto onore di essere accompagnati fino nella via e regalati dell'epiteto di _gentlemen_. Tuttavia non potevamo essere molto soddisfatti di tutte queste dimostrazioni di gentilezza, avuto riguardo alle persone che ce le facevano; ma bisognava fare di necessità virtù, cosa che il signor Price avea veduto ben altre volte. Del resto egli non volle nulla nasconderci e ci fece vedere le più ributtanti case di questi ignobili quartieri. Fummo sorpresi di trovarvi una calma ed una polizia generalmente sconosciute in questi bassi luoghi. Trovammo anzi che le miserabili creature che abitano questi tristi recessi sembrano avere il sentimento dell'onta della loro posizione; esse si presentano ai loro visitatori inaspettati col rossore sulla fronte, la testa bassa, e rispondono con imbarazzo alle nostre domande.
La polizia, che vegliava sempre paternamente su noi, ci condusse quindi negli _alberghi_ del quartiere. Cominciamo anzitutto dal visitare in _Well close Square_, una pensione e casa mobiliata pei marinai. Non ho bisogno di dirvi che i signori pensionanti erano in questo momento tutti fuori di casa a festeggiare Bacco, malgrado l'ora tarda che invitava al sonno. Il padrone della casa, John Seymour, non fu però meno orgoglioso di mostrarci le sue camere da _cicerone_ bene istrutto. «Guardate come tutto è perfettamente disposto, ci diceva egli, come seppi trar partito dello spazio. In mare la mia gente non dorme che nelle amache; qui essi hanno delle vere cabine.» E ci mostrava delle specie di grandi cassettoni che aveano perduto il davanti dei loro cassetti: erano i letti dei marinai. «Guardate, guardate, continuava egli scoprendone parecchi per vantare la sua mercanzia, ognuno ha il suo pagliericcio, i suoi lenzuoli, la sua coperta. Uno di questi letti costa tre pence (trenta centesimi) per notte, ed ogni avventore ha un numero.» E difatti mastro John avea ragione: per il prezzo che pagavano i dormitori, la sua casa era veramente tenuta bene[1].
[1] Era ben tenuta, ma la notte vi costava ben più cara che alla _Casa delle penne di gallina_ di Pekino, di cui parla il padre Huc nel suo _Impero Chinese_. Là gli operai non pagano, secondo il celebre e spiritoso missionario, che mezzo centesimo per notte e sono coricati al caldo e sulla piuma. «Una sala grandiosa è coperta in tutta l'estensione del suo pavimento di un alto strato di piuma di gallina. I mendicanti ed i vagabondi che non hanno casa, vanno a passare la notte in questo immenso dormitorio. Uomini, donne, fanciulli, giovani e vecchi, tutti vi sono ammessi. V'ha del comunismo in tutta la forza ed il rigore della parola. Ognuno si fa il suo nido e si accomoda alla sua maniera in questo oceano di piume e dorme come può. Quando vien giorno bisogna battersela, ed un incaricato dell'impresa riceve alla porta il sapecco fissato dalla tariffa. Per fare omaggio, senza dubbio, al principio d'eguaglianza, non si ammetta il sistema dei mezzi posti, ed i ragazzi sono obbligati a pagare come i grandi.
«Nei primi tempi della fondazione di quest'opera eminentemente filantropica e morale, l'amministrazione della casa delle penne di gallina forniva una piccola coperta a ciascheduno dei suoi ospiti, ma non si tardò molto a modificare questo punto del regolamento. Avendo i comunisti dello stabilimento contratta l'abitudine di portar via le coperte per venderle o farne un vestito supplementario durante i freddi rigorosi dell'inverno, gli azionisti s'accorsero che correvano rapidamente ad una rovina completa ed inevitabile. Sopprimere intieramente la coperta sarebbe stato troppo crudele e poco decente; bisognava dunque cercare un mezzo capace di conciliare gli interessi dello stabilimento col buon trattamento dei dormienti. Ecco in qual modo si pervenne alla soluzione di questo problema sociale. Si fece fare una immensa coperta di feltro, di una dimensione talmente prodigiosa, che potesse coprire tutt'intero il dormitorio. Durante il giorno essa è sospesa al soffitto come un baldacchino gigantesco. Quando tutti sono coricati e bene accomodati nella piuma, la si fa discendere col mezzo di diverse carrucole. È bene notare che si ebbe cura di praticare in questa coperta una infinità di buchi, dai quali i dormienti possono metter fuori la testa per non asfissiarsi. Appena giorno si alza la coperta falansteriana; ma prima si ha la precauzione di dare un segnale a colpi di tam-tam per isvegliare quelli che dormono profondamente, ed invitarli a ritirare la loro testa, onde non essere presi pel collo ed alzati in aria colla coperta. Si vede allora quella immensa nidiata di mendicanti brulicare e sprofondarsi in mezzo ai fiotti di quella piuma immonda, mettersi indosso in un attimo i loro miserabili cenci, e spargersi quinci in numerose bande nei quartieri dalla città per cercarvi in un modo più o meno lecito i mezzi di sussistenza.» (Huc, _L'Impero Chinese_, 1862.)
Giacchè avea cominciato a farci visitare degli appartamenti, il signor Price, volendo seguire nella nostra esplorazione quella regolarità che gli Inglesi cercano in tutto, ci condusse ad _East London Chambers_. Questo vasto stabilimento, che racchiude soltanto camere da operai, occupa cinque case di Wentworth Street. La sua disposizione è veramente notevole; nelle sale da pranzo sono posti separati come nelle trattorie della buona società, dove ognuno può prendere la sua refezione senza essere veduto dal suo vicino. È noto che gli Inglesi in certi luoghi pubblici amano d'essere separati gli uni dagli altri, come i cavalli nelle scuderie. L'Anglo-Sassone mette in pratica volentieri l'isolamento; egli è amico dell'io al disopra di ogni cosa. Contro i muri delle camere corrono delle file di letti numerizzati; ad ogni piano esiste un gabinetto da _toilette_. A pian terreno una cucina è a disposizione di quelli che vogliono farsi da mangiare da sè. Nella sala comune vi è un vasto camino sempre acceso. Qua e là sono appesi ai muri dei cartelli, che raccomandano la decenza negli atti e nelle parole, ed ordinano ai pugillatori di andare altrove a praticare il pugillato. William Poole, il proprietario di questo stabilimento modello, ce lo mostrò con certo orgoglio. Resta a sapere se il contegno dei suoi ospiti corrisponda all'ordine che regna nella casa: il che è poco probabile, poichè nessuno dei locatari era ancora tornato a casa all'ora avanzata in cui noi visitammo lo stabilimento.
Mezzanotte era suonata da lunga pezza; le taverne e le vie si riempivano sempre più d'una folla pochissimo rassicurante. Alcuni mariuoli ci urtavano passando, ci osservavano freddamente colla coda dell'occhio, come per sapere di quale profitto noi potevamo essere per loro; ma ben presto, riconoscendo la polizia, affettavano maniere più disinteressate; alcuni arrivavano fino a salutare pulitamente il signor Price, chiamandolo pel suo nome.
In una taverna dove entrammo, taverna tutta piena di ladri, _all thievez_, mi disse l'ispettore: taverna rumorosa, animata dai gruppi caratteristici; il signor Price fu di nuovo riconosciuto, salutato, festeggiato. Un ladro gli si presentò; lo vedo ancora: era un uomo piccolo, magro, schifoso, i capelli sparsi, la barba incolta, gli occhi senza ciglio, rossi, incerti, iniettati d'alcool; la faccia solcata di rughe, il naso schiacciato, senza dubbio, come quello di Michelangelo, da un pugno di un pugillatore; la pelle non aveva che il colore di una cartapecora sporca.
«Ah! mio caro signor Price, eccovi qui adunque; disse all'ispettore; come state, _how do you feel?_»
E gli prendeva la mano fra le sue e la baciava.
«Questo buon signor Price, il nostro ispettore, _our dear inspector!_» gridava egli mostrandolo ai suoi camerata, ed era quasi tentato di chiamarlo il padre dei ladri, la provvidenza dei _pick-pockets_.
Il signor Price lo lasciava fare, calmo, impassibile, sempre dignitoso come conviene ad un Inglese, specialmente ad un ispettore di polizia; ma sembrava dire fra sè: «fanne qualche altra, mio caro, e vedrai se mi scappi. Ch'io ti colga colla mano nella tasca altrui, ed apprenderai se la polizia si lascia lusingare dalle tue carezze ipocrite.»
Gli altri ladri, quantunque meno espansivi, circondavano tuttavia il signor Price; e sembravano aver per lui una specie di deferenza, di rispetto filiale; alcuni alquanto alterati dal bere giungevano fino ad offrirgli un bicchiere di _wisky_. E fra tutta quella gente non c'era forse un solo uomo che non avesse già avuto di che fare col signor Price o coi suoi agenti; tutti erano conosciuti come ladri matricolati, ma bisognava prenderli di nuovo in flagrante, ed intanto si lasciavano bere e lavorare colla loro industria, salvo ad arrestarli quando che fosse.
Lasciando la taverna prediletta dei _pick-pockets_, al cui paragone non regge la bettola del _Coniglio Bianco_, famosa non ha guari nella via delle Fave[2], che i _Misteri di Parigi_ resero tanto celebre, ci recammo a _Flower and Dean Street_, cioè nella via del Fiore e del Cigno. Questi nomi gentili contrastano singolarmente col luogo che stiamo per visitare. Era una locanda schifosa, riservata specialmente ai vagabondi, ai mendicanti, alle donne dell'infima classe, ai ladri infine: _lodging for tramps, beggars, prostitutes and thieves_, mi susurrò all'orecchio il signor Price, sollevando con discrezione il battente della porta. Un vecchio portinaio venne barcollando ad aprirci: esso vegliava a quell'ora avanzata della notte; chè questi quartieri fanno della notte giorno, e certamente non si fa pagare la multa che a quelli che entrano troppo presto. Pochi dormienti erano a letto nelle camere; nè si svegliarono al nostro avvicinarsi. Al rumore ansante delle loro respirazioni, al russare sonoro di uno di essi, ai movimenti bruschi e convulsivi che interrompevano il sonno d'un terzo, si capiva che ciascuno covava un'orgia recente. Da ogni lato era un riposo turbato da sogni, agitato dai fumi del _gin_, del _brandy_, dell'_ale_, o del _porter_, liquori ardenti tanto cari ai gorgozzuli britannici. La tenuta dello stabilimento era in relazione cogli ospiti che lo frequentavano: la scala era un vero trabocchetto: le muraglie schifosamente sucide, e di più un odore malsano, _sui generis_, esalava da per tutto dalle camere e dai corridoi: odore di abiti vecchi, sucidi, di vecchie scarpe, di cenci putridi, di tutto quanto si vorrà immaginare di più nauseante. Noi non potemmo resistere lunga pezza e domandammo di abbandonare quel luogo. Uscendo, demmo un'occhiata al refettorio, dove ammucchiati sulle panche e coricati per terra, a gruppi come i pidocchiosi di Murillo, dormivano poveri ragazzi appena coperti.
[2] In fatto di quartieri poveri non può esister confronto tra Londra e Parigi. Gli oscuri recessi della _City_, oggidì fortunatamente scomparsi, le più luride viuzze dei quartieri Mouffetard, San Vittore, San Marcello, non sono tanto stomachevoli, e non nascondono tante miserie e tanti vizii, quanto i quartieri di Londra di cui parliamo. Bisogna scorgere una ragione di questo fatto nella differenza di carattere dei due popoli, nella diversità dei loro costumi, delle loro leggi; e poi Parigi è molto meno popolato di Londra, e non è come questa il porto metropolitano del mondo intiero.
[Illustrazione: Un dormitorio di _common lodging house_.]
Questi piccoli vagabondi, i cui parenti a quell'ora erano certamente _andati pei fatti loro_, entravano così nella vita per la miseria, l'abbandono e l'ignoranza. Fanciulli predestinati al vizio ed alle prigioni, degni figli dei loro padri!... E come meravigliarsi, dopo aver veduto ciò, che il pauperismo estenda sempre più i suoi guasti a Londra, e che, malgrado tanti istituti di carità, il vagabondaggio, la mendicità, il furto, la depravazione, l'assassinio abbiano sempre sì numerosi proseliti nella moderna Babilonia?
Se la via del Fiore e del Cigno presenta delle locande sì poco decenti, che dirò poi di quelle di _Lower Keate Street_ frequentate dai più abili, dai più pericolosi ladri, _thieves of the most expert class_, come li qualifica l'ispettore Price che li conosce e bene? In questo luogo abitano quei _pick-pockets_ dalla riputazione europea, che mettono a contribuzione Londra e la Gran Brettagna, preparando i loro colpi molto prima di eseguirli, al pari di veri giocatori di scacchi, malandrini costituiti in società coi loro capi e i loro statuti, che alle volte lasciano momentaneamente le città del Regno Unito, e vanno ad inquietare Parigi o Vienna coi loro furti audaci.
Gettiamo un velo sopra queste tane di malviventi, che la polizia autorizza e tollera soltanto per potervi tendere più facilmente le sue reti, e conduciamo d'un tratto il lettore a _Montague Street_, dove troviamo una serie di locande in apparenza più decenti e più oneste. Sono gli alberghi dove vanno ad alloggiare i prestigiatori, i ciarlatani, i saltimbanchi, gli zingari, i suonatori ambulanti, tutta questa gente di contrabbando che frequenta le fiere e le corse. Noi vi passammo un bel quarto d'ora, ed uno dei frequentatori del luogo, che si scaldava tranquillamente nella sala comune, invece di dormire nel suo letto, quantunque fossero le tre del mattino, volle darci un saggio della sua abilità. Egli eseguì in nostra presenza alcuni giuochi di carte, di bussolotti ed altro, che non erano senza un certo merito. Il più curioso di questi giuochi consisteva nel legare fortemente in un capo d'un fazzoletto uno scellino (1 fr. 25 cent.) che si faceva dare da uno di noi, e poi sciogliere il nodo mostrandoci in luogo della nostra moneta d'argento un grosso penny di rame di dieci centesimi, che ci presentava con quella gentilezza squisita particolare ai prestigiatori. Noi accettammo di buon grado questo tramutamento di metalli che fu riprodotto a più riprese a detrimento della nostra borsa, all'opposto del metodo degli alchimisti, che cercavano almeno di cambiare il rame in argento e il piombo in oro, i metalli _ignobili_ nei metalli _nobili_, come si diceva ai tempi felici degli alchimisti. Cionullameno noi ce ne andammo soddisfatti del prestigiatore, ed il prestigiatore ancora più soddisfatto di noi.
E così frammischiando il comico al serio, noi andavamo per questi strani quartieri sotto l'occhio vigile della polizia, che non ci perdeva di vista. Con quali cure paterne ci guidavano quei buoni constabili!... con quanta intelligenza ci dirigevano attraverso viuzze impure, cortili oscuri, androni che sembravano senza uscita!... Si capiva che la nostra vita era loro affidata. Ed infatti senza la loro continua sorveglianza, non solamente saremmo stati svaligiati perfino della camicia (domando perdono agli Inglesi di pronunciare questa parola, che qui è di circostanza), ma fors'anche maltrattati, se avessimo voluto difenderci. Le faccie che incontravamo si erano come rabbuiate. Abbeverati d'alcool, i pezzenti di cui percorrevamo le dimore, tornarono a casa a tastoni. Alcuni si coricavano lunghi distesi a' piedi d'un muro, per non più rialzarsi fino al mattino; altri si lasciavano andare sopra un mucchio d'immondizie, dove scomparivano per metà; altri ancora affondavano nel fango o sdrucciolavano nel ruscello della via, la cui acqua fresca, bagnando loro la faccia e le membra, li svegliava un momento; aprivano allora gli occhi incerti ed interpellavano i passanti in una lingua inintelligibile. Non tutti i passeggianti erano briachi: più d'uno di questi notturni _lavoranti_, dal temperamento di ferro, resisteva agli effetti d'una libazione più che prolungata. Gli uni sfilavano in drappelli rumorosi cantando delle canzoni oscene con quella voce così poco musicale ch'è propria della maggior parte degli Inglesi. Gli altri nascosti nei vani delle porte, parlavano a voce bassa, e sembravano progettare qualche brutto affare. All'avvicinarsi della polizia essi tacevano improvvisamente e fingevano di passeggiare.