Ricordi di Londra

Chapter 4

Chapter 43,480 wordsPublic domain

Quello che mi meravigliò di più a Londra, dopo la grandezza e la ricchezza, è l'ordine. Quella città enorme è assestata come un villaggio olandese. Le funzioni della sua immensa vita si compiono a rigor di orologio. Uno straniero che appena capisca il francese, si cava da solo d'ogni impaccio e senza perdere un minuto di tempo. I muri e le diligenze, coperte d'infinite iscrizioni, lo guidano costantemente, e a ogni passo; qualcuno gli mette in mano un foglio stampato che gli dà un consiglio o una notizia utile. In qualunque parte di Londra uno si smarrisca, non ha che da andare nel senso del primo treno che vede passare sui tetti; il treno lo conduce a una stazione; i muri della stazione gl'insegnano la strada per tornar a casa. Un giorno salii sur una diligenza senza saper dove andasse; fui condotto parecchie miglia fuor di Londra; discesi a una trattoria di campagna, rimasi solo. Nessuno di quei ch'eran là capiva una parola di francese, non potei nemmeno sapere dov'ero, nè quando la diligenza sarebbe ripassata. Mi prese un po' d'inquietudine. Girai per un villaggio, tutto casette lustre e giardinetti leccati, dove non incontrai che qualche ragazzo aristocratico a cavallo, e non vidi che qualche bionda testa di _miss_ dietro i vetri delle finestre: e v'era un silenzio di camposanto. Che fare? Dove andare? A un tratto sentii un soffio che mi andò al cuore come una voce d'un amico; corsi da quella parte e in quindici minuti fui a Londra.

[Illustrazione: Il nuovo ponte di Londra.]

La sera, a Londra, per uno straniero è molto trista. Ebbi degli _spleen_ feroci. Abituato al fantastico splendore dei _boulevards_ di Parigi, e a quel gran movimento festivo, le strade di Londra mi parevan buie e melanconiche. Rimpiangevo i caffè affollati, le botteghe sfarzose, e persino i quadri dissolventi del _boulevard_ Montmartre; dimenticando l'indignazione che mi destava lo spettacolo della prostituzione sfrontata, trionfante e sfolgorante, che pullula in ogni parte. Ma che mistero son questi scoraggiamenti, queste tristezze profonde che ci assalgono la sera in una città che non si conosce! e tanto profonde che alle volte s'ha una faccia che mette compassione alla gente che passa! Ma perchè?--uno si domanda; stai bene, non ti mancano i denari, hai buone notizie di casa, sei libero, domani mattina ti divertirai, fra dieci giorni ti ritroverai nel tuo paese; ma dunque perchè quel cipiglio da suicida?--Chi lo sa! Anch'io, come il lebbroso del De Maistre, quando vedevo passare una coppia coniugale, con ragazzi, balia e bambino, tutti contenti e ridenti, sentivo un'invidia amara e torcevo il viso da un'altra parte.

* * * * *

Si può a Londra, per via di raccomandazioni, ottenere il permesso di accompagnare la ronda notturna della polizia in quei luridi quartieri, dove formicola la popolaglia dei mattatori e dei pezzenti; e penetrare nei covi dove quei miserabili con pochi centesimi, passan la notte. Girai per quei quartieri soltanto di giorno, in mezzo alle case dove vanno a istupidirsi i bevitori d'oppio, dove si fanno i balli osceni a un soldo l'entrata, dove il dilettante di _box_ va a veder vibrare i pugni formidabili che schiacciano gli occhi e spezzano i denti; dove si rinvengono le donne col cranio spaccato dai mariti ubbriachi; dove la meretrice consunta riceve gli amplessi del ladro macchiato di sangue; dove la prostituzione comincia colla fanciullezza e continua colla vecchiaia; dove la ferocia, la lascivia, la miseria si dan la posta nelle tenebre, come mostri schifosi, e s'accoppiano, per mandar vittime al Tamigi, agli ospedali ed al patibolo; dove fermenta, infine, il putridume della grande città, e dove Carlo Dickens andava a bere la birra col suo servitore.

* * * * *

La più bella mattinata che passai a Londra fu l'ultima, chiusa dalla più cara colezione cosmopolita che abbia fatta finora. Ero salito sulla torre di Wren,--quella torre famosa che ricorda un incendio di quattrocentosessanta strade e quattordici mila case;--dalla cima della quale si abbraccia con un colpo d'occhio il grande movimento del ponte di Londra e di tutte le strade che vi fan capo sulla sinistra del Tamigi. Trovai lassù cinque giovanotti simpatici, che chiacchieravano allegramente, strapazzando la lingua francese (uno eccettuato) con una disinvoltura da garzoni di barbiere; attaccai discorso; e dopo qualche parola, seppi con mio grande piacere che uno era di Colonia, uno di Manchester, uno di Harlem, uno di Guadalajara e il quinto di Lione; così che, me compreso, il gruppo rappresentava sei stati: Germania, Inghilterra, Francia, Italia, Spagna ed Olanda,--tre popoli latini e tre popoli nordici,--quattro monarchie sane e due repubbliche malate. Ridemmo del curioso incontro, poichè il tedesco e l'olandese eran capitati là anch'essi per caso qualche minuto prima; e gli altri tre s'eran combinati nella stessa maniera il giorno innanzi; e dandoci una cert'aria grave di commissione internazionale per un _arbitrato_ qualunque, andammo insieme a far colezione. Eccettuato lo spagnuolo, e un po' l'italiano, gli altri erano spugne da birra; la tavola fu presto coperta di bicchieri vuoti; e la conversazione si fece animatissima. I vapori della birra avevano assopito gli odii e i dispetti politici, e destato invece in tutti e sei un sentimento d'amore universale, che prorompeva in brindisi clamorosi alla prosperità e alla gloria di tutte le nazioni rappresentate, _quoique indignement_, come diceva il lionese, in quell'allegro convegno, che avrebbe dovuto _servir d'exemple aux gouvernements_. Prima che giungesse l'ottava bottiglia, l'Alsazia era restituita, ogni ombra di timore di guerra per la quistion di Roma, dissipata, tutti i Carlisti sparsi sulla frontiera francese, ammanettati, il Lussemburgo assicurato per sempre dalle pretensioni della Germania. Poi cominciarono a ballar sulla tavola Guttemberg, Coster, Michelangelo, Mendoza, Newton, il principe d'Orange, Victor Hugo, e su di loro una pioggia di quegli aggettivi da _dessèrt_ rinforzati da una gorgata: divino, immenso, sublime, sovrumano. Poi, via via che cresceva la dimestichezza, ciascuno a parlare dei fatti suoi:--io sono negoziante--io giornalista--io pittore--io ho... qualche cosa,--e l'uno domandare all'altro l'età, e dirsi reciprocamente:--Lei è un bel tipo tedesco--e--Lei è un bel tipo italiano--e assassinare l'uno la lingua dell'altro, e di tratto in tratto una voce che gridava:--Ma qui non si beve!--E poi, i grandi progetti e gli appuntamenti convenuti per l'anno venturo a Parigi, ad Amsterdam e a Costantinopoli, tal strada, tal giorno, tal ora; e--badi che io ci sarò:--Lei mi scriva--vada franco--e poi un ultimo cozzo di bicchieri straboccanti, al grido di:--Viva la civiltà!

[Illustrazione: Gravesend.]

A mezzogiorno salivo, vicino alla Torre di Londra, sur un bastimento a vapore che partiva per Anversa.

La favolosa grandezza di Londra non si vede intera che scendendo e rimontando il Tamigi; il London-Bridge e la City scompariscono al paragone del porto; tutta la città di Londra rimpicciolisce.

Quando il bastimento partì splendeva il sole e l'aria era limpida. Si entrò in mezzo a due file di grandi bastimenti, si oltrepassò in pochi minuti quel _dock_ di Santa Caterina, che abbraccia lo spazio occupato una volta da dodici mila abitanti, e serve di porto ai bastimenti che vengono dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Francia e dalla Scozia; si lasciarono addietro quei _London-Docks_ che contengono nei loro bacini trecento bastimenti di alto bordo e nei loro magazzini duecento mila tonnellate di mercanzia, e danno lavoro a tre mila operai di tutti i paesi del mondo; e si andò innanzi rapidamente, rasentando i bastimenti, i piroscafi di rimorchio, i barconi, le navi d'ogni forma che vanno e vengono per il largo fiume. Per un po' di tempo, lo spettacolo non è straordinario. Mucchi enormi e file sterminate di sacchi, di botti, di casse, di balle che ingombran le rive, le dighe, i ponti, le imboccature delle strade; lunghissimi muri di cinta, infinite case nere, e per tutto fumo di officine, moto di macchine, e affaccendarsi d'operai e di marinai; il movimento, più fitto e più svariato, che si vede in tutti i grandi porti. Senonchè, quando si è giunti al grande svolto del Tamigi, si comincia a osservare che prima d'allora non s'era mai percorso un così lungo spazio in mezzo ai bastimenti, e appena svoltati, vedendo ancora nella nuova dirittura alberi e vele a perdita d'occhio, si prova una viva maraviglia. Ma è ben altra cosa quando ci s'accorge che di là da questi alberi e da queste vele, oltre i muri altissimi che si stendono lungo le due rive, vi sono altre foreste di bastimenti, fitte, profonde, confuse; a sinistra i grandi bacini dei _docks_ delle Indie occidentali, che coprono la superficie di cento ettari; a destra i cinque grandi _docks_ «Commerciali» e i _docks_ di Surrey, che si estendono per parecchie miglia dentro terra. Non si naviga più fra due file di navi, ma fra due file di porti; e lo sguardo non può abbracciare tutto lo spettacolo. Oltrepassati i _docks commerciali_, si va innanzi per qualche miglio in mezzo a _docks_ minori; ma sempre tra foreste di bastimenti, muri neri di magazzeni grandi come città, e monti di mercanzie. Si passa dinanzi al glorioso ospedale di Greenwich, e si svolta intorno all'isola dei Cani. Son già due ore di navigazione, i bastimenti diradano, e benchè i magazzeni, gli opifici, le case si succedano senza interruzione sulle due rive, il porto pare che sia per finire. Si tira un respiro, si aveva bisogno di un po' di riposo, si era stanchi di meravigliarsi. Così si va innanzi per un'altr'ora, pensando già a Londra come a una città lontana, e al movimento e allo strepito del porto come uno spettacolo del giorno innanzi. Quand'ecco, a una svoltata del fiume, nuove file lunghissime di bastimenti, nuove foreste lontane di alberi e d'antenne, nuovi _docks_ immensi, un altro porto, un altro spettacolo grandioso. Qui l'ammirazione si cangia in stupore, e sembra di sognare. Si direbbe che si sta per entrare in un'altra Londra. Si passa accanto ai _docks_ delle Indie orientali, si rasentano gli arsenali di Woolwich, si trascorre lungo i _docks_ Vittoria, che si stendono per tre miglia lungo la riva sinistra, e via sempre in mezzo a muri senza fine, navi senza numero, merci, macchine, fumo, fischi, partenze, arrivi, bandiere di tutti i popoli della terra, faccie di tutti i colori, parole di lingue ignote, che vi giungono all'orecchio dai legni vicini, vestimenta strane, grida selvaggie che fan balenare alla fantasia mari e lidi remoti. E son tre ore che quello spettacolo dura! Per quanto il senso dell'ammirazione sia stanco, bisogna ricominciare ad ammirare. La mente si esalta, non si prova più quel sentimento quasi di umiliazione che si provava da principio, paragonando quel paese al proprio; non si paragona più; ci si sente diventare cosmopolita; l'orgoglio nazionale muore in un sentimento d'orgoglio umano; non si vede più il porto di Londra, ma il porto di tutti i paesi, il centro del commercio della terra, il luogo di convegno dei popoli d'ogni razza e d'ogni zona; e mentre gli occhi guardan lì, il pensiero attraversa i continenti e si rappresenta le immense curve descritte sul globo da quella miriade di navi che s'incontrano e si salutano; le fatiche e i pericoli infiniti, il via vai perpetuo per le terre e pei mari, il lavoro eterno dell'umanità instancabile, e par di comprendere per la prima volta le leggi della vita del mondo. E intanto il bastimento vola, il Tamigi s'allarga, le foreste di navi non appariscono più che come vasti cannetti sull'orizzonte leggermente dorato dal sole che cade; ma ai _docks_ succedono ancora i _docks_, i bacini ai bacini, i magazzeni ai magazzeni, gli arsenali agli arsenali; Londra, la grande Londra è sempre là; Londra, dopo quattr'ore di navigazione, ci segue ancora; a destra, a sinistra, davanti, fin dove arriva lo sguardo, si vede ancora con un misto quasi di dubbio e di spavento la città mostruosa che lavora e s'avanza.

[Illustrazione: Palazzo Lambeth.]

UN'ESCURSIONE

NEI

QUARTIERI POVERI DI LONDRA

DI

L. SIMONIN

I.

Come mi trovassi a Londra.

Progetto di un'escursione nei quartieri poveri.--_Seven Dials_. L'ispettore di polizia, signor Price.--Una sfilata di pezzenti.

Era il mese di luglio 1862. Io mi trovava a Londra col mio amico M. D. B., pittore ed un suo allievo. Ritornavamo dalle miniere di Cornovaglia e dai distretti industriali tanto curiosi del paese di Galles.

Londra era allora popolata da dieci volte più di forestieri che non ne contenga d'ordinario; era tutta intenta alla grande Esposizione, che per la seconda volta in undici anni riuniva nelle sue mura i popoli ed i prodotti dell'universo.

Io aveva già visitato a più riprese la gran navata e le traverse, le gallerie e gli annessi del palazzo di Kensington, ammirate le mostre dell'industria dell'uno e dell'altro emisfero, riunite colà in sì poco tempo come sotto il colpo d'una bacchetta magica. In sulle prime i miei amici mi avevano seguito; ma poi, stanchi più presto di me di questo spettacolo sempre uguale, non avevano tardato a domandare a Londra altre distrazioni; ma la città-regina, _the queen-city_, per chiamarla come gli Inglesi, ha ben presto mostrato al forastiero tutto quanto può offrire; essa è ben lontana dal procurargli tutti i divertimenti, tutte le gioie di Parigi. E allora che cosa si deve fare?... Correre verso luoghi più divertenti come fanno la maggior parte dei toristi. Tuttavia noi non partimmo così sotto un accesso di _spleen_, e decisi ad osservare ancora tutto ciò che attorno a noi poteva attirare la nostra curiosità, ci risolvemmo a fare un'escursione nei quartieri poveri di Londra.

I cupi recessi di White Chapel, di Waping e Christ Church, sono più sconosciuti, non diremo già soltanto ai Francesi, ma anche ai _Londoners_ stessi, che l'arem di Costantinopoli. In questi tristi recessi brulicano, ammucchiati alla rinfusa, tutti quei poveri disgraziati senza fuoco e senza tetto, che il vizio e la miseria vi hanno condotto. Là, frammischiati alla folla di quei disgraziati, si trovano quei ladruncoli, quei _pick-pockets_ famosi, che la fanno in barba alla polizia inglese, la più scaltra dell'universo. Ivi languisce nell'ozio una gioventù squallida, ragazze e ragazzi senza genitori, figli della fogna, invecchiati prima del tempo per l'avvilimento morale, l'abbandono e la fame.

La posizione di questi quartieri classici della miseria, ai quali bisogna aggiungere quello di San Giorgio East, li isola, per così dire, in piena Londra. Essi trovansi all'estremità orientale della gran metropoli, terminati da un lato, al sud, dal Tamigi, o, se vuolsi, dalla Torre di Londra, il porto e i docks, e dall'altro lato, all'ovest, dalla Città (la _City_), questo centro tortuoso degli affari.

Londra è la città dei contrasti. Molto a proposito si è detto che nella capitale dei tre regni v'hanno soltanto ricchi e poveri. Accanto alla City, verso i punti dove affluiscono tutti i tesori del mondo, nelle vicinanze della Dogana, della Banca, della Zecca, dei Docks sono i quartieri più miserabili dell'immensa città.

All'est ed al nord, i confini di questi quartieri sono indecisi: essi terminano dove termina la miseria. Al nord, la miseria si prolunga, e si può dire che Bethnal Green continua tristamente White Chapel.

[Illustrazione: Piccoli vagabondi dormienti.]

Noi avevamo dunque materia per un'esplorazione completa, anzi per una specie d'inchiesta, se era necessario; ma volemmo prima scandagliare il terreno come soldati in campagna.

Tutti ci dicevano non essere prudente lo slanciarsi così all'improvvista in questi quartieri lontani, sì poco visitati dalla gente onesta: l'avventurarsi con leggerezza, foss'anche di pieno giorno, in labirinti senza uscita, conosciuti dai soli frequentatori, e dai quali non saremmo usciti che completamente svaligiati. Ci arrendemmo a queste ragioni, e giudicammo conveniente, prima di cacciarci in White Chapel, studiare un altro quartiere che fosse come la miniatura di quello. Un mattino andammo dunque alla gran scoperta soli, fidenti nella nostra buona stella, nel quartiere di Seven Dials, che fa una specie di macchia in mezzo a Londra, come una grossa macchia d'inchiostro sopra un foglio di carta bianca. Se Seven Dials non è infatti incastrato in mezzo a quartieri aristocratici, esso è ciò nulla meno a dieci passi da Regent Street e da Piccadilly, due dei centri del mondo elegante, della _fashion_, come si dice al di là della Manica.

Seven Dials è propriamente il nome che si dà ad una piccola piazza di forma quasi circolare, e sulla quale vengono a sboccare sette vie convergenti (_seven dials_); il che le valse il suo nome. Entrate in una di queste vie, e vedrete che il ritratto piccante di Seven Dials, tracciato nei suoi _Abbozzi_ da uno dei più grandi romanzieri e dei più fini osservatori del Regno Unito, Carlo Dickens (che scrivea allora sotto il pseudonimo di Boz), è veramente disegnato al vero.

Che fango lurido in quelle vie immonde, che monti di sozzure!... che miserabili botteghe, dove ammassi di robe vecchie, raccolte chi sa dove, chi sa come, sono in mostra per una vendita immaginaria. Cenci schifosi di mille colori, ferravecchi corrosi dalla ruggine, ossa mezzo putrefatte, abiti e calzature antidiluviane. Un odore nauseante esala da quei luridi bugigattoli; poi vengono taverne infette donde escono come delle esalazioni di _gin_ e di _brandy_ che vi soffocano, e dove per una porta socchiusa si vede sui muri e sulle tavole una crosta di sudiciume nerastra e lucente, ivi deposta a poco a poco dagli avventori. Questa vernice di nuovo genere si è attaccata ai muri ed alle tavole formando con essi un solo tutto. Accanto alle taverne sono osteriacce all'aria aperta, dove fritti senza nome, pezzi di carne sguerniti aspettano gli avventori soliti; e poi qua e là dei vicoli lunghi e stretti, scuri e come pieni d'una specie di mistero; delle scale che cominciano spesso sulla via, i cui gradini, che non videro mai la scopa, sono mezzo sdrusciti, sgangherati, spesso incompleti, veri trabocchetti per chi non conosce questi luoghi pericolosi. Dalle finestre spenzolano cenci d'ogni sorta, oppure della biancheria lavata che si asciuga distesa sopra una corda. La lisciva produce sopra questi luridi cenci il singolare effetto di farli sembrare ancora più sordidi: tanto perdettero il loro primitivo colore!

Dove sono dunque gli abitanti di questo quartiere di pezzenti, di questa nuova Corte dei Miracoli? Gli abitanti dormono. All'infuori di alcuni bottegai in piedi sul davanti delle loro botteghe, e di alcuni rari passeggieri che ci squadrano dal capo ai piedi, vedendo bene che non siamo del quartiere, il luogo è deserto e silenzioso; il che è tanto più sorprendente, giacchè lì vicino è il mercato di Covent-Garden, uno dei più animati di Londra. Alcune case sembrano barricate, anche alcune botteghe restano chiuse. Io esterno altamente la mia sorpresa a D. B. che prende uno sbozzo, e d'improvviso sento una voce che mi risponde in buon francese:

«Ah! signore, bisogna venire dalle dieci della sera alle tre del mattino ed allora vedrete quanta gente!... Qui si lavora la notte e si dorme il giorno.»

Mi volto a quest'apostrofe e vedo una vecchia, che, avendomi sentito e compreso, nulla avea trovato di meglio, che prender parte famigliarmente alla conversazione. Il suo accento, la facilità colla quale si esprime, dinotano una francese. Come è mai venuta a perdersi, ed alla sua età, in queste topaie infette?... Stava per domandarle tutto ciò, per assediarla d'altre domande, quando d'un tratto mi scappa e scompare allo svolto d'un vicolo, dove cerco invano di trovarla. Forse la vecchia non aveva la coscienza tranquilla, ed al cospetto di compatrioti tanto curiosi credette più prudente svignarsela. Ad ogni buon conto noi eravamo avvertiti; era di notte che bisognava visitare questi covili del ladro e della miseria. Bisognava andare là come si va ad un concerto od al teatro, e noi progettammo subito una grande escursione per la sera del giorno appresso.

White Chapel era il punto più curioso, il più pittoresco da esplorare, benchè Seven Dials, già veduto, Saint-Gilles, dove formicolano più di cinquanta mila Irlandesi, e Bethnal Green, il quartiere dei tessitori, non siano da disprezzarsi. Risolvemmo dunque per White Chapel e suoi dintorni, e lo stesso giorno ci recammo alla stazione di polizia di questo quartiere, posta in Lemen Street, per domandare all'ispettore signor Price il permesso di visitare le rarità del suo distretto. Il signor Price, rigido come un Inglese, ci domandò anzitutto i nostri nomi e cognomi e qualità, e quando seppe lo scopo del nostro pellegrinaggio:

«Venite a trovarmi domani alle dieci della sera coi vostri compagni, ci disse egli graziosamente, io vi mostrerò tutto, vi farò veder tutto. Non potevate imbattervi meglio, poichè voi siete presso l'ispettore di polizia e delle stanze ammobigliate di basso grado, _ispector of police and common lodging houses_.»

E siccome gli domandavamo _se un vestito decente era di rigore_:

«Non abbiate paura, soggiunse egli, restate vestiti come al solito; e portate pure l'orologio e la borsa. In mia compagnia e coi miei uomini, nessuno vi metterà le mani addosso, e non vi mancherà nulla. Ed in luoghi dove sareste svaligiati anche di pieno giorno, nessuno ardirà toccarvi neppure un capello. Venite; io vi mostrerò minutamente i covili dei ladri e delle donne perdute, le loro taverne, i loro teatri; i loro luoghi di sollazzo, le prigioni dove si ammucchiano gli individui raccolti la notte sulla pubblica via, i siti dove alloggiano soventi alla rinfusa marinai, operai, barcaiuoli e mariuoli; finalmente gli antri abbandonati dove i vagabondi, i mendicanti, intirizziti dal freddo, morti di fame, trovano un riposo di alcune ore, e qualche volta l'ultimo loro asilo.»