Ricordanze

Part 4

Chapter 43,428 wordsPublic domain

Ah! non sai tu, ch'ogni creata cosa, Come provvide il ciel, sente e favella? Ch'à linguaggio d'amor l'astro e la rosa, La brina e la procella?

Giovinetta, a te caro è in su la sera Questo cielo ov'io splendo, ed io frattanto Lascerei questa luce e questa sfera Sol per venirti accanto;

E il mio fato obliando e i raggi miei, Del tuo mondo sfidar gli affanni e l'ire, Solo un giorno per te viver vorrei, Dir: t'amo, e poi morire.

CARA SE VUOI SAPER...

Cara, se vuoi saper perchè s'apprende Tanta dagli occhi tuoi fiamma al mio core, Dimmi pria, perchè in ciel l'astro risplende, Perchè va l'ape al fiore.

Cara, se vuoi saper quanta dolcezza Mi sia l'amor che tu mi dai cotanto, Chiedilo al fior, che a la notturna brezza Leva lo stelo affranto;

Chiedilo a l'uccellin che mesto e solo Pellegrinando errò tanto paese, E sul cader del dì raccoglie il volo Nel suo nido cortese.

Cara, se vuoi saper quanto sia forte L'amor che lega i nostri dì fugaci, Niun mai dir te 'l potrà fuor che la morte, Niun mai fuor che i miei baci.

Oh! che colpa abbiam noi, se ogni soletta Alma amor cerca per gentil costume? Se va l'albe a cercar l'allodoletta, E la farfalla il lume?

L' amore, il nostro amor, cara fanciulla, Gioie saprà trovarci anche nel lutto: Ci cullerem, come l'alcion si culla Sul tempestoso flutto.

ALLE LUCCIOLE.

O mobili e viventi Atomi luminosi, Che pe' cheti riposi De le notti silenti, Muovete in fra le siepi Degli orti e dei presépi; O lucciole errabonde Che mi girate intorno, Da queste, ov'io soggiorno, De l'Arno ospiti sponde, A lei la mente io giro, Che un dì fu il mio sospiro. Con infantil costume Pei taciti vïali Ella seguiavi, e l'ali V'invidiava e il lume, Che non diè il fato rio A noi, simili a Dio. Pe 'l verdeggiante piano Noi vagavam co 'l vento, Angioli d'un momento, Tenendoci per mano; E gl'istanti fugaci Numeravam coi baci. Tutto or passò! Le infide Gioie annerì l'oblio; E forse al nome mio Pensando, ella sorride; Sorride, ed io frattanto Sogno d'un'altra accanto. D'una, che ha neri e belli Tutti amor gli occhi, ed una Sera mi diè la bruna Ciocca dei suoi capelli; D'una che ancor può darmi Le illusïoni e i carmi. Io di lusinghe aurata Non tesserò catena A quella sua serena Anima innamorata, Chè poveretto e lasso Sovra la terra io passo. Che val? Com'ape o uccello Che va di ramo in fiore, Passa su noi l'amore, Che, perchè ha l'ali, è bello; Ha l'ali e il miel raccoglie De le più dolci foglie. Ma questa ora fiorita Che sopra il cor mi vola, Questa ricchezza sola Dar posso a la sua vita: Fulgor d'oro e di tede Altri le dia, se il chiede. Quest'ora è mia; m'accende Amor l'alma e son vivo; Siccome il fuggitivo Foco che in voi risplende, Quest'ora è il mio tesoro, O lucciolette d'oro. Qualor, pensoso, al tardo Raggio degli astri incerti, Fra questi olmi deserti Al vostro lume io guardo, Al buio orrido immenso E a nostra sorte io penso. Chi sa? Forse de l'erbe, A cui movete in giro, Far credete un empiro, O picciole superbe, Spaziando inclite e belle Ad emular le stelle. Chi sa? Simili a voi Forse non siam? Non siamo Tutti, gorilla o Adamo, Codarde anime o eroi, Fuggevoli scintille, Che morte spegne a mille? Come iridate bolle, Che dal veron sublime Il fanciullino esprime, Tal noi su queste zolle Lancia per suo trastullo Dio, l'eterno fanciullo. Lieti del fatuo raggio Ch'abbiamo entro al pensiero, Pe 'l mare ampio del vero Crediam muover vïaggio, Ma ognun s'agita e culla Nel mar del proprio nulla. O lucciolette, io, quando Siccome gemme alate Pe 'l bruno aer volate, A l'esser mio pensando E al baglior vostro infido, Pianger vorrei; ma rido.

A GISELDA.

Co 'l raggio dei veglianti astri, co 'l raggio De la candida luna, io ti saluto, Dolce sospiro mio! Veglian le stelle Come l'anima mia; scema è la luna Come la fronte de la mia speranza. Pur benedetto il dì che dentro al core, Palpitommi il tuo sguardo, e benedetta La furtiva parola e il bacio primo, Che di perpetuo amor l'alme ne avvinse, E benedetti ad uno ad un gli affanni, Ch'io per te soffro e soffrirò! Tal cosa, Cara, tal cosa è l'amor mio, che nullo O sgomento o pietà dammi di questa Misera vita, che a tant'ira è segno, Chè anzi maggior di tutte ire mi rende, E miglior di me stesso e più superbo! Ma qualor da lontan miro la stanza, Ove a me nota ed al dolor tu vivi, E rovesciar sul tuo capo infelice Sento il fiel di tant'alme e tanta parte De le tempeste mie, con fiero istinto Guardo al viver mio vano, e spegner tutto, Come vil face, l'esser mio vorrei! Odi, Giselda, e non ti faccia inganno L'amor tuo santo, e la pietà ch'ài molta Pei miei giorni infelici! Una secreta Tenebra di dolor gravita e pende Su 'l capo mio. Qual essa sia, qual fonte Abbia il mio pianto e quali abissi il core, Nè il so, nè il cerco. Una paura io sento Fredda, crudel, ch'esser potria rimorso, Se delitti avess'io! Morta è la fede, Morta è la gioia in me: sorride e spera Altri ove io piango; un'incessante, inqueta Smania mi caccia; dove i passi io volga Non trovo, e ciò che non è tedio o sdegno, Dentro a l'anima mia diventa affanno. Per non segnato ciel, per mondi ignoti, Straniero al mondo, erra il mio spirto in cerca Di non viste fantasme; e aspetto, e impreco, Ed or me stesso, or pazzi gli altri estimo. Solo sull'orlo a questo vuoto immenso Che universo si noma, a cui, se dànno Luce tant'astri è per mirar nostr'ombra, Muto, tremante e derelitto io pendo, O ch'io deggia anzi tempo entro gli abissi Gittar questo d'affanni e di memorie Penosissimo incarco, o ver dal tempo Trascinar là mi lasci ove, se cosa Resta di noi, rider di noi potremo. Sorger vedo a me innanzi un'incompresa Larva di Dio, che di me stesso è l'ombra, E fra un mar d'infecondi atomi e un suono Che dir non so se sia pianto o sorriso, Come fra cielo e mar, veggio una candida Forma nuotar, che pensierosi e mesti Gira gli sguardi, e un'armonia diffonde Che al suon de l'aure e al tuo parlar somiglia. Che vuoi tu, che vuoi tu, candido sogno Del viver mio; speranza ultima e bella Dei giorni miei, qual porto mai, qual riva, Qual riposo avrem noi? Zolle pietose Di quest'isola mia, lidi lontani, Vergini selve, intatti boschi, or date Date ghirlande a me! L'amor che sorge Fra le tenebre mie, l'amor che solo Splende dentro al cor mio, vorria d'un fiato Fare april su la terra, eterno aprile Sugli abissi del mar. D'astri e di fiori Tesser vuo' intorno a lei tessere un velo, Che ravvolga e profumi il paradiso De le nostre speranze; un vel che tutta Chiuda la vita in un sospir, la terra In un sol guardo, in un momento solo L'eternità: tessere un velo, un mondo Popolato di sogni, ove sian l'alme Sensibil cosa, e lingua unica i baci, E Dio la colpa, e voluttà il morire! Ma qual astro e qual fior ride al deserto Tramite mio? Come vestir di rose La tua vita io potrò, dolce ed amaro Strazio e conforto mio? L'anima, il cielo, (Se tal fede ebbi mai) la gloria, il regno De la morte e del nulla, unico asilo Ove riposo a tanti mali io spero, Tutto io darei per te! Se cosa vile Capir l'alma potesse, io fino all'onta Fino al delitto scenderei, pur ch'alto Sopra gli affanni altrui segga il tuo core E il tuo cor presso al mio! Crudel talvolta L'amor mi fa! Se al voler mio conforme Fosse il poter, questo vedresti a un punto Civile ordin distrutto, e l'uomo ignudo Errar nei boschi a disputar la ghianda Ai più forti di lui. Lacci e catene Per fiero istinto di vendetta e d'ira Contro noi stessi ci tessiam; di pazze Larve e d'ombre mendaci e di paure Ingombriam l'alme nostre, e qual più geme E men leva la fronte al reo flagello Quel virtuoso è più! Voto fantasma, Virtù, vana parola, ove altro serto Che di spine non hai, s'altra promessa Dar non sai che del ciel, su questa terra Che l'ossa nostre, e l'alme forse, inghiotte, Nel nome de l'amor, ti maledico! Perdona, anima cara. Empio e crudele Suona il mio dir; ma de le mie sventure Vil lamento io non movo. Ad uno ad uno Vidi cader da la mia fronte i fiori De le speranze mie; morto il sorriso De la rosea salute; e magra e lenta Co' suoi voti bisogni, al fianco mio L'abbominosa povertà s'asside. Divorai muto il pianto, e muto io tolsi Le mie sciagure, e le torrò. Di strane Non comprese speranze il canto aspersi, E plauso ebbi di vate, e alcun non seppe, Che chiusa avea la speme e il doman morto Chi altrui la speme e l'avvenir schiudea. Tal io t'apparvi in pria: l'amor mi rese Debol sì, ma non tal ch'altri conosca Fuor di te il dolor mio: d'invidia degno Esser io vuo', non di pietà. S'io prego, S'io mi querelo e maledico e piango, Egli è solo per te! Povera barca Senza temo, nè vela, a l'onde in preda. Correr meco vuoi tu la fredda, immensa Solitudin dei miei fati infelici? Insanguinar le delicate piante Sovra i triboli miei? Sparger commisto Al mio pianto il tuo pianto, e temprar l'ira Che mi bolle nel cor negra e funesta, Co 'l dir pietoso, ed affrenar co' baci L'empia bestemmia, che dal labbro irrompe Su questa terra senza april, su questi Uomini senza cor, ciel senza Dio? Deh! ascolta anima cara; e se tant'alto Amor ti parla, che dolente e solo L'alma tua rara non sostien ch'io viva, Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto, Dolcezza unica mia! Le braccia io tendo A te, come il nocchier le tende al porto; Schiudo io l'anima a te, come a la pioggia S'apre la terra, il fiore a la rugiada. La notte agli astri e il duro verno al sole. Vieni, ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto Speranza unica mia! Finchè a me splende Raggio di sol negli occhi, entro al mio petto Splenderan gli occhi tuoi; stanchi d'amplessi Le mie braccia cadran, quando a l'amplesso S'apriran de la morte, e freddi a un tempo Taceran le mie labbra e i baci miei! Vieni ah! vieni al mio cor, tergi il mio pianto, Compagna unica mia! Da questi lidi Ricchi di fior', ma di bei sensi avari, Muoverem lungi un dì, muoverem soli Coi nostri affanni e il nostro amor! Vedrai Quanto de l'ire altrui, del soffrir mio Dispregio io serbi; e che fra tanti affanni Sol non avrò questa virtù perduta Di portar l'amor mio ne l'urna invitto.

UN GIUNCO.

Sol soletto a la gioconda Fresca brezza del mattin Trema un giunco in su la sponda D'un argenteo ruscellin.

Dentro al suol per via romita Lieto ei sugge il fresco umor, Nè gli cal se la sua vita Non ha fronda e non ha fior.

Scherza il rivo a lui d'intorno. Sopra lui sorride il ciel; Guarda ei l'onda e notte e giorno, Ma fin lei non va il suo stel.

Fresca, tersa e cristallina L'onda volvesi al suo piè; Lento lento egli si china, E par chiegga a lei mercè.

Verso l'onda, verso il rivo Più si china e notte e dì, Già il saetta il raggio estivo, Già il suo verde inaridì;

China, china, e dolce invito Nel fuggir l'onda gli fa; Purchè a l'onda ei muoia unito Lascia il suolo e al mar sen va.

Su quell'onda a l'aer nero Un pietoso astro brillò; Venne a l'alba un capinero, E così così cantò:

Amor mio, dolce amor mio, Come il giunco io vuo' languir, Come il giunco in grembo al rio Vuo' baciarti e poi morir.

NEL NATALE.

La cornamusa del natal, la mesta Musica dei pastori, Vien sotto al mio balcon, viene, e mi desta Coi mattutini albori.

Malinconico, incerto a l'aure vane Nuota quel pio concento; Uggiola per le vie rigide il cane, Fischia ai miei vetri il vento.

Care gioie infantili, aurei fantasmi De la mia prima aurora, Ingenue fedi, ardenti entusïasmi, Morti non siete ancora.

Veggio al mio freddo letticciol d'intorno Danzar la mia speranza; Torna a le rose ch'io sognava un giorno La giovanil fragranza;

Piove un balsamo pio sovra ai mortali Sensi del mio dolore; Sento aleggiar sui tiepidi guanciali Il mio sogno d'amore.

Corre un'aura di ciel dentro a l'amato Guardo che il cor mi tocca, E la vaghezza d'un gentil peccato Gli freme in su la bocca.

Vieni, oh! vieni, amor mio, lieve siccome Foglia di fior sul rivo; Chiuderò fra le tue nitide chiome Il mio bacio furtivo.

Vieni, saprai perchè distrugge il sole Le brume a la foresta, E perchè al suono de le tue parole Arde quest'alma mesta.

Ma il suon cessò. Da lo spiraglio incerto Manda l'alba il suo lume; Lascianmi i sogni miei freddo e deserto Su l'incresciose piume.

Cessò quel suono. Io derelitto e muto Co 'l mio dolor rimango... Caro amor mio, ti mando il mio saluto, Bacio i tuoi fogli, e piango.

TEDIO.

Con la foglia che cade Dal derelitto ramo, Coi fiori e le rugiade Cader cader io bramo; Cader rapido o lento Come mi caccia il vento. De le stagioni al volo Muta ogni cosa: or veste April di fiori il suolo, Or di nevi e tempeste Mugghiante, orrida piena Il verno irto scatena; Ma torba, inerte, occulta Qual'onda al sole ignota, Entro al tedio sepulta Sta la mia vita immota, E di fastidio indegno Sento morir l'ingegno. Oh! a questo viver vano Date le stelle e i fiori, L'ali dell'uragano, Dell'iride i colori, La possa al genio mio D'un dèmone o d'un Dio! Del vasto essere in grembo Turbinar voglio un'ora, Co 'l zeffiro o col nembo, Con gli astri o con l'aurora, Di sol cinto di gelo Correr la terra e il cielo. Poi stanco d'odî e d'ire, Di gioie e di tormenti Sognar, cader, sparire Con le stelle cadenti, Sognar, morir sul core Del mio lontano amore.

IO LE DICEA TREMANDO...

Io le dicea tremando: Altra, già il sai, Ricchezza altra io non ho, fuor che il tuo core, Altra luce non ho fuor che i tuoi rai, Altra fede non ho tranne l'amore.

Scrollava ella al mio dir la bionda testa, Qual chi creder vorria nè crede a nulla, E ripetea tra sorridente e mesta: L'abbandonaste voi quella fanciulla?

— Che t'importa di lei? L'aura solinga Che susurra al tuo crin, fugge dal fiore, Cade con l'alba la stella raminga, E in un sorgente amor cade un amore.

Che t'importa di lei? Rapide e brevi Son tutte cose come il tuo sospiro; Siccome albe e tramonti, aprili e nevi, Pur gli affetti del cor vengono in giro.

Oh! non mi dir che son vuote e fallaci Le mie promesse e i sogni miei son vani; Amami fin che puoi, dammi i tuoi baci, E mi sia chiuso il ciel, morto il domani. —

Io tacqui. Sui pensosi occhi di lei Brillava il pianto, e pur dicea: son lieta! Porse ardente la bocca ai baci miei, Ma non mi disse mai: t'amo, o poeta!

I TUOI BACI.

Su la mia stanca testa Splenda, o s'oscuri il sole, S'incoronino a festa, O si vestan di gel le verdi aiuole, Che importa a me? Più dolci e men fugaci De la luce e dei fior sono i tuoi baci.

Di fulvo oro e d'alati Cocchi altri vada altero, Altri incateni i fati Per le vie de la gloria al suo destriero, Che importa a me? Più dolci e men fugaci De la gloria e de l'or sono i tuoi baci.

Due ben, caro amor mio, Concesse a noi la sorte: Un bacio ed un addio, Un talamo e una fossa, amore e morte. Vana è la vita, e sono i dì fugaci, E a me dolce è il morir dopo i tuoi baci.

PENSO TALOR...

Penso talor: Se istabili e fallaci Fosser le tue promesse e i sogni miei, Come le perle tue falsi i tuoi baci, O cara, io riderei!

Che mi fa? La cileste onda tranquilla Bacia anch'essa così l'arido lido; Così april bacia il prato, espero brilla Nel sen del flutto infido.

Amor cangia e s'immuta, amor rinnova Con gli astri il fronte e con l'april la vesta; Ei nel deserto il fiorellin ritrova, L'iri ne la tempesta;

Ed egli, il caro amor, di te non meno, Bello e gentil saprà trovarmi un fiore, Un guancial troverammi, un nido, un seno, Ov'io posi il mio core.

E amerò sempre sempre; amerò come Quel primo dì che ti serrai sul petto; Nè morirà per imbiancar di chiome Il mio fervido affetto.

Upupa o rosignol, bruco o farfalla, Sento qualcosa in me che canta e gira, Qualcosa che tra' fiori or dorme, or balla, Che ride e che sospira.

Oggi re, doman servo; oggi a l'altera Rosa chiudo nel sen l'ali opaline, Doman fra' poveretti ozzimi a sera Aspetterò le brine.

Penso talor così. Ma allor che gli occhi Al ciel volgo superbo e rido e canto, Sento, che assisa sovra i miei ginocchi Ella terge il mio pianto.

VILLEGGIATURA.

Lungi da me ten vai, Spensierata fanciulla, E cerchi i campi e l'aure Profumate d'april lungi da me; Spensierata! non sai, Che nero è il cielo e la campagna è brulla Dove l'amor non è!

Sorgi, se vuoi, coi primi Raggi del sol sereno, E agl'indiscreti zeffiri Il tesoro consenti aureo del crin; Di zàgare e di timi Colma il tuo grembiuletto, ed orna il seno Fresco come il mattin.

Forse allor che dai fiori Il raggio ultimo invola La sera, e al malinconico Sguardo degli astri luccica il sentier, Stanca dei lunghi errori, Avrai paura di trovarti sola Sola col tuo pensier.

Un suon d'ale e di canto Per gli arbori deserti Udrai fra' campi e l'etere Un'ignota armonia d'astri e di fior, E tu soletta intanto Ricche ricche le chiome avrai di serti, Ma vôto vôto il cor.

Odi! al gentil richiamo La vispa forosetta Sorge a l'aperto, e trepida Su la siepe de l'orto il suo garzon: — Oh! vieni, io t'amo, io t'amo, Lascia i silenzi de la tua casetta, Odi la mia canzon! —

Tu forse allora udrai, Spensierata fanciulla, Correr per l'aure un gemito Che al solingo tuo cor parli di me, E allora, allor saprai, Che nero è il cielo e la campagna è brulla Dove l'amor non è.

AUTUNNO.

Sento per l'aure molli Una freschezza nova, Erra pe' campi e i colli Il dolce odor de la feconda piova; Di liete orgie e di flauti Suonan le vette amene, E, il crin cinto di grappoli, Il pampinoso autunno ecco sen viene.

O fresche aure, o remoti Del caro Etna natio Boschi tranquilli e noti E presenti ogni tempo al pensier mio, Coi muti astri, coi zeffiri, Coi fior novi che io miro, Con la nube fuggevole, Con la foglia che cade io vi sospiro!

Qui, dove io son, men bello Forse non ride il suolo, Cantano al dì novello Le spensierate allodolette a stuolo; Suona ogni voce a l'aure Melodïosa e cara; Cinta d'eterne glorie L'Arte qui siede, ed ogni zolla è un'ara.

Ma il ciel mite e le spume Del mio lido e i sovrani Campi e il facil costume Dei miei tranquilli e semplici isolani, Ma i monti ove ancor vergine Ferve la vita, e brilla La beltà ingenua, e ingenua A par de la beltà l'Arte zampilla;

Ma l'amorosa e pia Canzon cara a me tanto, Ma i miei sogni e la mia Povera mamma che m'aspetta in pianto, La mia mamma, che in vedovi Lutti racchiusa, al petto Stringe una croce, ed ulula Su la tomba del mio padre diletto,

Qui, dove io sono, indarno Qual mesto esule invoco Al flutto aureo de l'Arno, A questo amor, cui tutto il ciel par poco. Oh! questo amor! Con l'anima Egli in me nacque, e come Perduta cosa, in lacrime Tanto il cercai, tanto il chiamai per nome!

Or lo trovai! Lontano Dai miei lidi, soletto Egli vivea, ma invano Io no 'l chiamai, ch'egli volò al mio petto. Seco or son'io! Lasciatemi, Dolci memorie; o mio Superbo Etna, o mia povera Mamma, o diletta ombra paterna, addio!

LONTANANZA.