Part 3
Ecco, l'aria s'accheta; una tranquilla Serenità spandesi intorno... O raggio Vivissimo del cielo, o luce, o santa Luce, che nei sorgenti astri notturni E ne l'albe adorai, luce, che tutti I miei sogni sapesti e i miei dolori, Luce degli occhi miei, qual mi ti rende Nova grazia quaggiù?
PAOLO
Raggio di Dio, Ch'io prima vidi ed adorai negli occhi De l'amata mia donna, oh! come allora Vesti siccome allor del tuo sorriso I grandi occhi di lei; dammi ch'io veggia Costei, che al petto amaramente io serro, Chiusa nel vel de la tua luce amica, E in lei quest'infelice alma disseti Che disïosa de la luce è tanto!
FRANCESCA
Taci! ascolto una voce; un'armonia Non sentita finora al cor mi scende.
UNA VOCE DAL CIELO
O de l'ira di Dio ministri, udite, Udite e voi spirti infelici. Al fine Del dovuto supplicio oggi s'appressa Un'anima dolente. Al cielo assunta. Per decreto di Dio, sarà tra poco D'Arimino la donna.
FRANCESCA
Un'alma ha detto Solo un'anima?... E lui?...
PAOLO
Sparito è il raggio, Muta è la voce; io son felice!
FRANCESCA
Io tremo.
_(Cade il sipario)._
ATTO SECONDO.
SCENA I.
FRANCESCA, PAOLO.
FRANCESCA
Ch'io ti lasci così! Che a le beate Sedi, a le gioie de' celesti io corra Senza di te! No, non me 'l dir; crudele Emmi ora il ciel, più che giammai!
PAOLO.
Felice, S'esser può qui felicità, felice, Credilo, io son. Speranza unica in terra Erami l'amor tuo, sola speranza M'è qui il vederti redimita un giorno De la luce degli angioli.
FRANCESCA
Lontana Da te! divisi eternamente!
PAOLO
Oh! acqueta L'anima generosa! Amor, per tanta Diversità di loco e di destino, Non morirà, non muterà! Sereno, Qual raggio di nascente astro, dal cielo Splender vedrò fra queste ombre il tuo fronte; Dolce, siccome balsamo di brina, Scenderà su quest'arsa alma il tuo riso; Sentirò la tua voce, udrò la santa Melodia dei celesti; e, allor che mugghia Più la bufera e mi travolve e introna, L'anima tua m'aleggerà d'intorno Qual bellissima cosa; e il dolor mio, Gli eterni affanni e l'abbandono e il cielo, Poichè tutto l'ho in te, di te sognando, Oblierò. Non piangere in tal guisa; Non disperarmi, anima cara!
FRANCESCA
Invano M'illudi, invan: ti leggo il cor. V'è cosa Negli occhi tuoi che s'assomiglia al pianto; Trema la voce tua, come nell'ora Del nostro ultimo addio! No, non mentirmi Questo, del cielo a me più caro assai, Dolce senso d'amor; no, tu non soffri Penar quaggiù, lungi da me!
PAOLO
S'io tremo, S'io piango? Di dolor sempre foriere Le lacrime non son! Mai non fui lieto, Com'or, te 'l giuro; mai nel ciel non ebbi Fede sì piena, e desiderio e brama D'adorar Lui che fino ad or sconobbi! Oh! non è ver, che inesorato o ignaro Dei nostri affanni, a sommo gli astri ei segga; Oh! ver non è, che dai superbi mari Di luce, ove l'eterno occhio si spande, Piegar si sdegni al tenebroso e mesto Destin del figlio de la creta! Io sento Tornarmi in cor dei giorni miei più belli La speranza e l'ardir; sento, siccome Nel primo dì ch'amor gli occhi mi aperse Al fulgor dei tuoi grandi occhi, una voce Che del ciel mi favella, e accende il raggio De la speranza entro il cor mio! Deserto, Credi, non resto io più, quando dal cielo Tu mi sorridi, quando in cor mi siede Speme e desio di rivederti!
FRANCESCA
O giorno, O speranza mia sola! E s'io potessi, Con le preghiere mie, con le cocenti Lagrime del mio core impetrar pace Al tuo capo diletto; aprir la fonte Su te de le pietose acque lustrali De la grazia divina! Appo i beati, Appo Colei che d'ogni donna intende Le pietose querele, e reca il pianto Fino al trono di Dio, piangendo sempre Genuflessa starommi; a l'odorate D'eterni gelsomini ambrosie vesti M'appiglierò; porterò al labbro i santi Lembi, e il tuo nome, l'amor nostro, i tuoi Tutti tormenti io le dirò nel pianto, Finchè a la luce, ov'io t'aspetto e invoco, Ed all'amplesso mio non ti redima!
SCENA II.
CORO DI DEMONI, _precedenti._
UN DEMONIO
Chi prega qui? Chi del ciel parla? È dessa! La sua pena ha fornita, e il nunzio aspetta Che lontan da le nostre ombre la porti.
ALTRO DEMONIO
Ecco egli vien.
_(Un chiarore si diffonde a poco a poco fra l'ombre e una musica dolcissima si ode risuonare in lontananza)._
SCENA III.
PAOLO, FRANCESCA, L'ANGELO.
FRANCESCA
L'angel s'appressa: io sento L'aura celeste che l'annunzia.
PAOLO
È desso! (O terribile istante! Ella, ella dunque Mi lascerà!) _(Si scosta da lei per nasconderle il suo dolore)._
FRANCESCA
Lasciarlo io deggio, a tanto Dolor lasciarlo? Oh! no 'l poss'io! Deserto Fra tanto strazio, al cielo in odio, in ira A sè stesso, qual mai speme e conforto Gli resterà? L'amor, la colpa, il pianto, Il morir, tutto avrà meco diviso Fuor che la gloria dei celesti? Oh! il cielo! Oh! la danza dei chiari astri, e la luce Infinita di Dio! Cinta di raggi Fra ghirlande d'elette anime io veggio La madre mia, ch'ivi m'aspetta e chiama, E di palme e di fior candidi intreccia La corona serbata a le mie chiome, La corona dei miei sogni innocenti... Oh! attendi, o madre, attendi ancor! Ch'io pianga L'ultima volta accanto a lui; ch'io volga L'ultimo addio... L'ultimo!? ah! no!
L'ANGELO
Di Dio Il perdono io ti reco, al ciel ti guido, E ancor non sorgi? e incerta ondeggi e tremi?
_(La musica diviene più distinta e prende un tono malinconicamente celestiale)._
PAOLO
Vieni al mio cor l'ultima volta! Ah! vieni Qui sul mio core; e al ciel, da cui ti mosse Carità de la mia vita infelice, Torna, vola, amor mio! Lascia ch'io pianga Per tutti io sol! Colpevol fui! Non era Cosa mortal, terrena cosa, il veggio, Degna de l'amor tuo! Se alcuna io m'ebbi Grazia da te; se ancor su queste ardenti Labbra, qui, vedi? su la bocca mia Vive lo spirto dei tuoi baci, oh! nulla Pietà dal ciel, favor di Dio non merto: Tutto ei mi diè ne l'amor tuo, nè spero Altra grazia giammai!
FRANCESCA
Ch'io t'abbandoni!
L'ANGELO
Al ciel rinunzi?...
PAOLO
Ah! no! siile pietoso Del tuo perdono, Angel di Dio! Non vedi, Che disperatamente ella si serra Su l'anelante mio petto, siccome Chi dà l'ultimo vale?
FRANCESCA _(inginocchiandosi)._
O luminoso Abitator del paradiso, o santo Messaggiero di Dio, se mai per prova Sapesti amor, se mai de le terrene Tenebrose venture unqua ti venne Conoscenza e pietà, deh! non lasciarmi Derelitto così questo che tanto Sovra tutte le cose ebbi diletto Amatissimo capo! Amor fu tutta La colpa nostra! Amato abbiamo entrambi, Pianto entrambi abbiam noi! Raggio o sorriso Non sparse mai sul nostro cor la gioia; Ma il dolor con sue negre ali ne aggiunse Fedelissimamente, e il morir tenne Loco di maritaggi, e fu l'inferno Del nostro santo amor talamo e altare! Oh! qual favor, qual grazia oggi m'assume Al cospetto di Dio, che me da tanta Parte de l'esser mio svelle e divide? A dura prova, a strazio orrido il Cielo, Credi, questa tremante anima espone. Deh! non negar che meco ei venga! Assunto Meco al Cielo egli sia! Vedi? Mi manca Tanta virtù, che da costui che piange Eternamente io mi divida!
L'ANGELO
O cieche Anime! O grazia del Signor, che indarno Come fiume di luce ti diffondi Su questo capo impenitente! Amore Tu invochi? Ascolta: amor cantan le sfere.
I.
CORO D'ANGELI
Qui dove s'incolora D'eterne rose il giorno, Fra novi astri il soggiorno Pose Colui che l'anime innamora. Amor qui regna; al sole Ei dà la luce, ei regge Gli astri nel cielo ad intrecciar carole, E al cielo, al mare, all'universo è legge.
I.
CORO DI DIAVOLI
Liberi come il vento, Senz'amor, senza legge e senza posa, D'ogni creata cosa Noi Siam guerra e spavento. Guerra noi siam, che adduce Per la gora del mondo anima e vita; Ombra noi siam, da cui sorge infinita Brama ed amor de la siderea luce.
II.
CORO D'ANGELI
Qui in armonia perenne Ogni sospir si muta; Qui trova eco solenne Ogni voce che al mondo erra perduta; Qui in dolce ambra odorosa, Che al sol novo scintilla, Vien mutata la lacrima pietosa Che amor da una soffrente alma distilla.
II.
CORO DI DIAVOLI
L'aria, la terra, il mare, Tutto che vive e pensa a noi soggiace. Nostro è l'arbitrio audace Onde sorgon l'imprese inclite e chiare; Per noi servo e conquiso Non giace il vol de le coscienze ardite, Anima nostra è la feconda Lite, Virtù il dispregio, ed arma nostra il riso.
III.
CORO D'ANGELI
Nocchier naufrago, assorto Da negre onde in tempesta, Qui ai tuoi lunghi travagli apresi un porto, Del procelloso mar la riva è questa. Qui, dov'è luce e amore, Trova ogni anima pia l'alma sorella, Ogni affanno terren mutasi in fiore, Ogni anima che amò diventa stella.
FRANCESCA
O dolcezze ineffabili! o celeste Melodia, che nel cor placida scende Come fioccar di mattutina neve Sovra un povero arbusto! Un dolce io sento Söavissimo spirito di pace Scorrermi per le fibre intime, e come Una memoria lungamente cara D'un ben sempre sognato e mai raggiunto, Come il ricordo d'un april fuggito Sull'ali del più bello angiol d'amore, Malinconicamente in cor mi parla La gioia d'un perduto Èden, da cui Sento che da gran tempo esule io vivo!
PAOLO
M'abbandona ella già! Mai non la vidi Trasfigurata in simil guisa! Al cielo Tende, a modo di stanche ali, le braccia, E nel fronte e nei cari occhi le splende La presenza del Nume!
FRANCESCA
Ascolta, ascolta! Odo a nome chiamarmi; il cielo io veggio, Veggio de le beate anime il coro Radïante di luce...
PAOLO
Ombre di morte Son su 'l mio guardo, e la bestemmia ascolto Degli infelici, a cui negato è il cielo.
CORO DI BEATI
Oh! venite, venite, o dolorose Anime erranti, cui l'amor flagella; Nostre son queste miti aure odorose, Nostra è la luce, ond'ogni ciel s'abbella; Nostro il tesor de l'armonie nascose, Che tempra ogni astro e ad ogni cor favella; De le plaghe del ciel nostro è ogni fiore, Nostro è il guardo di Dio, nostro è l'amore. Oh! venite, venite! E se di pianto Fu nutrito fin'oggi il vostro affetto, Qui nasce un fior, che s'alza e s'alza tanto, Che ogni astro attinge, e il fior degli astri è detto, E chi ciba di lui, quel nodo infranto Vedrà che il lega ad un terrestre obietto, E ne l' oblio d'ogni beltà finita, Saprà l'amor, la verità, la vita!
FRANCESCA
Obliare, obliar?... Che intesi? Il cielo Loco non ha per le memorie mie?
VOCE DELLA MADRE
Sorgi a l'amplesso mio, Vieni, non odi di mia voce il suono? Figlia, senza di te sola son'io; Tutto luce è nel ciel, ma cieca io sono. Piegato ha il mio pregar l'ira di Dio, Co 'l mio pianto cresciuto è il suo perdono; Vieni, diletta mia, vieni e saprai, Che amor qui sorge, e non tramonta mai.
FRANCESCA
O madre mia! _(All'angelo)._ Partiam, fuggiam da questa Tenebra lungi! Al ciel recami, al cielo Patria degl'infelici! Oh! vedi? Io posso Sostener la tua vista; al fin ti veggio In tutto lo splendor che ti circonda Nel paradiso.
PAOLO
O mia Francesca!
FRANCESCA
... Un serto Di stelle fulgidissime circonda Il tuo fronte, il tuo crin, tutta è di luce La tua pura sostanza. Oh! schiudi il volo, Scoti le penne lampeggianti; mira, Io ti seguo, io m'inalzo!
PAOLO
O mia Francesca!
FRANCESCA
Chi piange qui? Chi mi rattien?... Deh! vieni Vieni tu pure, alma infelice! Iddio Ne chiuderà nel suo perdon, siccome Due piccioli, sorgenti astri, che il sole Ne l'oceano dei suoi raggi confonde. Fuggiam, fuggiam da questi lochi. Oh! mira... Ma a che, pietoso messagger, tu il guardo Luminoso da me torci, e le penne Pur dianzi aperte e lampeggianti al volo Mestamente sui lievi òmeri chiudi? Venir sola degg'io? Su questa fronte, Ch'io tanto amai, ch'io tanto amo (oh! perdona, Pietoso angiol di Dio! nel cor mi siede Quella memoria ancor, nè forse il cielo Cancellarla potria) Rispondi: eterna Su questa fronte derelitta e cara Striderà l'ira del Signor? Ch'io sappia Pria di partir...
L'ANGELO
Sieguimi!
FRANCESCA
Ah! di'...
L'ANGELO
Ritorno Far deggio al ciel recando il tuo rifiuto? Breve istante t'assegno.
PAOLO
Ah! parti, il segui, Lasciami, fuggi...
FRANCESCA
Oimè!
PAOLO
Svolgiti; addio... Eternamente!
FRANCESCA
Addio!
PAOLO
Pur, là nel cielo, Non obliarmi!... Al nostro amor talora, Al morir nostro il pensier volgi!
FRANCESCA
O dolci Istanti de la terra, e voi del nostro Tanto soffrir memori luoghi... addio!
_(La musica risuona più dolcemente; l'angelo dispiega le ali e cinge Francesca delle sue braccia)._
PAOLO
Scatenatevi, o turbini; ululate, Dèmoni e voi, spalancatevi, o abissi, Fulmina, o ciel; tutti or vi spregio e sfido, Che solo al pianto eternamente io resto!
_(Mentre i demoni stanno per impadronirsi di Paolo, e Francesca stà per sollevarsi al Cielo, Lanciotto ripassa in fondo in mezzo ai diavoli)._
FRANCESCA
Oh! sorreggimi al volo! È tanto grave Quest'aria, e l'ali mie son così stanche! Lascia ch'io posi anco un istante! Intorno Vedi? fiorito è questo loco...
L'ANGELO
Orrendo Loco di pianto e di supplizio è questo: Vieni, il ciel si dischiude...
FRANCESCA
Il ciel? Deserto È intorno a me; vasto deserto! Mute Son l'armonie, pallidi gli astri, estinta Ogni luce, ogni raggio... Immoto, in grembo D'una tenebra immensa, Iddio balena Terribile dagli occhi... Oh! non è questo Il ciel, l'amor questo non è! Lasciatemi, Udite? Egli è laggiù!... laggiù dal fondo Di quell'abisso piangendo ei mi chiama... Oh! la mia gloria, l'amor mio, la luce, Tutto il mio cielo in quest'abisso è chiuso!
_(si stacca dalle braccia dell'Angelo e ripiomba abbandonatamente sul suolo)._
PAOLO
Che fai? misera donna! eternamente Tu sei perduta!...
FRANCESCA
Eternamente io t'amo!
_(La musica cessa d'un tratto; la bufera mugola spaventosamente, i demoni intrecciano una tregenda)._
UN DEMONIO
Oh! nostra gloria onnipossente!
L'ANGELO
_(Coprendosi la faccia)._ Oh! amore!
FINE
PARTE SECONDA.
(1869-72.)
_Ver novum._
ALLA NATURA.
per il congresso dei naturalisti tenuto in Catania.
A te, diva Natura, Sorga dal petto il libero Inno più caro al ciel; Sia che remota e scura Volgi pe 'l mar de l'essere, Sia che t'assenti a noi scevra di vel. Di falsi idoli ai piedi Chinar non vuò l'indocile Fronte devota a Te! Tu che su tutto siedi, Una, diversa, onnigena, Inni e culto tu sola avrai da me. Sul tuo carro di stelle Muta procedi, e il pallio Serri al virgineo sen; Danzan leggiadre e snelle L'ore ai tuoi passi, e stendono Per le vuote regioni ampio seren. Sotto al tuo ferreo trono, Come bendate vittime Presso il fumante altar, Servi e costretti sono L'ire dei nembi e i fulmini, E le insidie e i selvaggi odî del mar. Tu parli, e pe' profondi Spazî fecondo s'agita Il tuo soffio vital; Sorgon pianeti e mondi Ad intrecciar le lucide Danze intorno a la tua fronte immortal. Fremi, e dai morti abissi Balzan vulcani, e mugola Il riverso oceàn; Cadon confusi e scissi Mondi e pianeti, e placida Tu sui lampi passeggi e l'uragan. Ma allor che sulla bocca Passa qual raggio d'iride, Un tuo riso gentil, Amor che i dardi scocca, L'alme raccende, e il fremito Sente la terra del fiorito april. Così tu regni. Poco È al tuo possente imperio Il vuoto e l'avvenir; Son tuo trastullo e gioco Gli astri, gli abissi, i secoli, L'albe e i tramonti, il vivere e il morir! Salve! Dal carcer nero Ove, superbi Enceladi, Veniam teco a tenzon, Al tuo nume severo Prostro io la faccia, e trepida Alzo la voce de la mia canzon! Salve! Se lieta e pia Mai concedesti a l'italo Genio un tuo raggio sol, Or da' che questa mia Natante isola il fulgido Serto rinnovi, e levi inclita il vol. Mira! Al tuo culto eletti Qui manda Ausonia i provvidi Figli del suo saper; Da sacro amor costretti, La vasta ombra d'Empedocle Dal fumante li chiama ampio crater. Sorridi a noi, sorridi, O dea, sia che da l'Etna T'amiamo oggi invocar, O dai petrosi lidi, Ove fuggente e pavido Scagliossi il poveretto Aci nel mar. Vedremo ai tuoi benigni Lumi svelar più docili Tesori il Mongibel: Quanti ha zolfi e macigni E immonde scorie e fumide Sabbie e insoluto al sol manto di gel. Dai vorticosi balli Verrà l'onda del Càmmaro Queta a lambirti il piè; Di conche e di coralli Ne verseran le Najadi Dai ricolmi canestri ardua mercè. Allor d'alti portenti Risplenderà più vivido L'invidïato allôr; E a le stupite genti Schiuderà il Genio italico Nuovi Olimpi di gloria e di splendor!
A FRANCESCO DALL'ONGARO
nel dedicargli una tragedia.
EPISTOLA.
Se dai lirici voli, a cui seconda Spirò l'itala Musa, or mi raccolgo, E allaccio al piede il Sofoclèo coturno, Tu da' vènia al poeta. Instabil alma Diè natura al mio petto; e s'or m'aggiro Spensierato pe' campi a coglier fiori, Or pensoso d'amor canto a le stelle, M'è pur caro talor spinger fra' nembi La musa, o tra l'impure ansie del mondo Incorrotta portar l'alma e la cetra. Dirai: Perchè de la plaudente scena Paventasti il cimento? Arguto senno D'accigliato Aristarco esalta indarno Opra che pria non allettò gli orecchi (Sien lunghi pur!) di Frine e di Narciso. Ben hai ragion: Melpomene non balla Su polverosi tavolini al lume Di lucignoli incerti, e non si pregia Star tra vecchi scaffali a pigliar mosche Nel regal manto che le tesse Aragne. Ma vuoi tu, d'eleganti attici sali Maestro e caro de le muse alunno, Vuoi che la sacra libertà de' carmi E le leggi, ond'ha vita unica il Bello, Vil strumento sien fatte a l'irrequiete Voglie e al capriccio de l'istabil Moda? O vuoi, che quanto mi mandò da l'alto L'invisibile Genio, e la severa Arte ridusse a non fallibil norma, Come vecchia libbréa scorci e rimendi Perchè s'attagli a le gibbose terga D'un vecchio Davo, o d'un urlante Oreste? Non dissimulo il ver: vanto non cerca Di ritte chiome e di donneschi aborti La mia povera Musa, e la fallace Scena paventa, ove con acre frizzo Di sconce salse e di stranieri aromi Stuzzicar dee lo stomacato senso D'egri mariti e di svagate dame. Ben qui morto non è (volgan la punta Le malediche lingue ad altri obietti) Il gusto almo de l'arte: e se a le stelle Balza Macrino a furia di gazzette, Macrin, che tramutò l'itala scena In orrendo covil d'egizia maga, Direm, che sol di pane e di circensi Uopo han l'itale genti? o che distrutti Sono i tripodi sacri e l'auree bende, Onde culto solenne ebbero un giorno L'arti vaganti dal natio Cefiso? Lascia, che dal polmon fradicio e stucco Tragga il tempo un sospir: vedrai per l'aria Tante aurate scoppiar bolle e vesciche, Ch'astri parvero al vulgo; e a lui, che indarno Del carro de la fama unse le ruote, Restar di tanti plausi e tanti allori, Appena appena un ciondolin sul petto. A sciocca plebe, che s'allegra al lazzo D'osceno Stenterello, e piange agli urli De l'omicida frenesia d'Orlando, Melpomene s'invola; e benchè molti Sdegnosi petti e non corrotti ingegni Al severo suo culto ardan devoti, Qual ne trarrem giammai pregio e decoro, Se qual zingara abietta erra pe 'l mondo L'arte di Roscio, e divien Roscio istesso Mercatante di laudi e di quattrini? Però non slaccerà l'arduo coturno La mia tragica Musa, e tu, cortese, Del favor tuo l'affida. I casi udrai Di Manfredi infelice; e se di sacra Ira, più che di pianto, illustre obietto Ti fia l'alta sua fine, ed all'inulta Ombra tesor darò d'itali sdegni Contro l'invitta tirannia di Roma, Vano non fia che mi si schiuda un giorno L'ambito onor de la redenta scena. Tu, quando a l'ara de le Grazie, intatto Sacerdote, t'appressi, o sia che aspergi Di doriche fragranze il patrio stile, O ver che a le dormenti api di Flora Con astuzia gentil sottraggi i fiori, che le perle de la tua laguna A le propizie Dee volgi in monile, Deh! se mai ti fui caro, al sacro rito Me non ultimo accogli, e men dolente Vita mi prega! Chè se neri e torti Fia che ne mandi il ciel sempre i destini, Miglior senno allor fia frangere a' sassi L'arguta lira e il tragico pugnale, E con la larva di Talìa sul volto Ridere almen degli altri e di me stesso!
A MADONINA.
Ben sovra i fior d'aprile Care ti son le rose, O fanciulla gentile, Cui de le rose al pari I versi anco son cari.
Tra le nitide foglie Le sue perle odorose La mite alba raccoglie; E succhi e miele insieme La parca ape ne spreme.
Così, se fra le belle Labbra tu chiudi e suggi Le foglie tenerelle, Tesor d'aërei cibi Ne traggi e ne delibi.
E dentro al cor, converso Da un Dio, per cui ti struggi, L'umor succhiato in verso, Dolce e fragrante il detto Sgorga dal vergin petto.
Io per la bionda riva D'Arno, pensoso e solo M'aggiro, e al cor m'è viva Qualche memoria e il nero Fiore del mio pensiero.
Ma spesso a l'ora bruna Torno furtivo a volo Sovra la tua laguna, E a te chiedo, o pietosa, Qualche foglia di rosa.
UN ASTRO.
Ella dicea: Da questa ultima e bruna Terra, ov'io traggo i dì sola e dolente, L'astro io ti chiamo della mia fortuna, Pietoso astro nascente.
Ed or che lungi dal mio patrio tetto Come rondine io vo' di lido in lido, A te rivolgo il mio segreto affetto, Con te piango, o sorrido.
Ai misteri del ciel mi spingo ardita, Erro i campi dell'aria, e mi confondo: Chi sa, se un sol tu sei, luce infinita, Se sei tu solo un mondo!
Forse lontane da quest'aure impure Hanno l'anime in te gaudio perenne; Occhio eterno del ciel, potessi io pure A te drizzar le penne;
E scosso il peso del natio dolore, Ond'io vivo quaggiù stanca e delusa, Circonfondermi anch'io del tuo splendore, Essere in te confusa!
E con l'arcana melodia, che ignora Sol nel mondo l'abietta alma e la rea, Così a la giovinetta anima allora Il bianco astro dicea:
Solo, al pari di te, per questa eterna Solitudine io vo' nel ciel disperso, Nè la vita mi giova e la superna Luce che intorno io verso.