Riconciliazione

Part 5

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--Vediamo! disse l'avvocato, prendendo una seggiola e sedendo in mezzo alla camera. È gradevole il fare un po' di filosofia fra marito e moglie! facciamone, Paolina. Io, come vedi, ho la calma del filosofo, tu fa di ottenerla reprimendo l'audacia dello spirito ribellante. Discutiamo.

--Vorresti confondermi con le sottigliezze della vostra professione, rispose Paolina che non intendeva di prestarsi a un colloquio, ma voleva la lite, il conflitto. Non voglio discutere, io! dico inganno all'inganno, e domando soddisfazione dell'offesa che mi vien fatta.

--Offesa? ma l'offesa, Paolina, sei tu che la compi intera, brutta, grandissima, verso di me. Perchè hai il male della gelosia, ti dichiari offesa?...

Paolina sussultò.

--Sono gelosa a ragione, sì! questa volta a ragione. Voi nell'ambizione di raccomandarvi alla memoria, al cuore di una donna, vi togliete dal portafoglio una somma della quale dovevate disporre a profitto della famiglia. Potete negare che da mesi ci auguriamo la possibilità di acquistare un astuccio di posate d'argento?... era il mio sogno! potete negare che donando alla Rigotti quattrocento lire costringete me alla privazione d'un oggetto decoroso?

--È vero! avevo perfettamente dimenticato le posate d'argento, disse Zaeli, passandosi la mano sulla fronte. Per altro, tu stessa, Paolina, non dovevi pensarvi quando, con le dugento lire che ti regalai mi dicesti di farti un abito!...

Il fino rimprovero, avvolto nelle pieghe dell'osservazione, inacerbì davvantaggio lo spirito di Paolina.

--La donna pensa ai vestiti, disse con alterezza, e le spese domestiche toccano d'obbligo all'uomo quando questi non voglia, con mira galante, sciupare il superfluo de' suoi guadagni.

--Oh! oh! chi ti udisse parlare in tal guisa mi riputerebbe un libertino! disse l'avvocato guardando la moglie con l'occhio semichiuso,--Ma infin de' conti non si mette a brandelli la riputazione di un uomo senza prima scrutarla. Vediamo!... chi è l'avvocato Zaeli? che cosa ha fatto?...

--L'avvocato Zaeli era un marito perfetto... Ora non lo è più. Ha fatto un'imprudenza. Non ama più sua moglie!...--e la voce di Paolina tremava sempre di più.

--Davvero?

--No.

--Io della signora Rigotti mi curai come.... di niente.

--Ma le offriste con tutto ciò una somma!

L'avvocato Zaeli non rispose.

--La Rigotti fin da quando eravamo promessi sposi, cospirava contro di me! usciva dall'uscio della sua casa per incontrar te sul pianerottolo, e col pretesto del micino...

--Ancora il povero gatto! mormorò Zaeli dolente.

--Tentava ogni via d'impressionarti, ed io...

--La Rigotti, interruppe l'avvocato sollevando le spalle, è venuta in casa nostra per suggerimento di tuo padre; io l'ho trattata come l'educazione insegna di trattare gli ospiti; è andata via... felicissima notte.

--È andata via sola con te! proruppe Paolina nel bollore della collera che le sfigurava il viso bellissimo. Tu sei salito in casa sua, le hai fatto il dono ignobile... ignobile, ignobile! gridò tre volte con quanta furia di sprezzo poteva radunarsi in quella parola.

--Non è affatto ignobile la donazione che ha per obbiettivo la carità! fece l'avvocato, riparando con la mano uno sbadiglio.

--Se la Rigotti fosse vecchia, brutta, savia, tu le avresti fatta così splendida carità? no! è galanteria la tua, è entusiasmo!... io sono tradita!... concluse rovesciandosi indietro, cadendo su la poltrona e scoppiando in lagrime.

L'avvocato non si mosse ancora; guardava il soffitto e tendeva l'orecchio alla voce di Tonino Grim*** che parea contrastar con la cuoca.

Fra i singhiozzi, Paolina esclamava:

--Se io avessi una madre!...

Alla santa invocazione fatta da Paolina, suo marito corrugò le sopracciglia.

--Se io avessi una madre... cercherei rifugio nelle sue braccia, ora.... ch'io ben comprendo, come non vi sia amor vero oltre l'amor materno....

L'avvocato si alzò; bisognava pur finirla quella scena di pianto e di ripicchio mordace. Si alzò dalla scranna con una certa vivacità di movimento che arrestò subito la parola sul labbro di Paolina.

Si alzò pallido. Fece un giro nella camera pestando le carte giacenti, urtando il cassetto, e andò a porsi infine dinanzi a sua moglie:

--Signora! vi faccio noto che se voi amaste di inebbriarvi nell'acre voluttà dei litigi, io che non divido l'inclinazione malsana, vi consiglio di vincere voi stessa perchè la donna esagerata... la donna attaccabrighe... la donna audace... la donna impertinente ed ingiusta è un essere sommamente spregevole ai miei occhi...

Paolina sentì corrersi un brivido nella persona.

L'avvocato continuò:

--Signora! che voi siate diffidente è una disgrazia; ma che cerchiate ogni via per inabissarvi nel fitto di questo difetto, di questo dolore, è una specie di malignità di cui non vi supponeva capace. O avete stima di me, o sono addirittura un mostro ai vostri occhi... e giacchè mi avvedo ch'egli è appunto in tale concetto che mi tenete, ho bisogno di protestare e vi dico--non ho fatto niente di male, signora!--mi credete? mi credete, signora?--proseguì Zaeli alzando leggermente la voce,--mi credete, senza ch'io discenda a resoconti umilianti? abbiate la bontà di rispondere.

Paolina vedeva tutto fiamma attraverso le sue ciglia abbassate; un sudore freddo, pungente le intirizziva le mani abbandonate su le ampie pieghe dell'abito. Che cosa rispondere? la dominava un improvviso senso di soggezione a cui si era sottratta nel fervore della battaglia. Il rimorso d'aver trasceso si faceva strada nel cuore troppo violentemente dato in balia a una collera ingiuriosa. Dire a suo marito--vi credo--era facile cosa; ma dirlo con sicurezza di fede, quello era difficile. E per rispondere--non vi credo--le mancava il coraggio.

L'indugio disgustò l'avvocato.

--Capisco, disse ritraendosi di un passo, cangiando tono di voce. Donne d'intelligenza eletta, d'animo sinceramente devoto, ve ne sono poche al mondo. Io mi credevo di possederne una; ma non è vero.

Paolina si scosse.

--Perchè mi oltraggiate?

--Non è un oltraggio, è una verità dura e amara. Non è d'altronde colpa vostra, se ad un tratto mi comparite imperfetta; la colpa è mia che in un sogno d'amore m'era piaciuto vestirvi di meriti che non possedete.

--Ma... Zaeli! mormorò essa atterrita.

--L'illusione è stata bella come tutte le illusioni di amore. Ora a che disputare?... tu hai detto bene, continuò sorridendo ironicamente, camminando su e giù per la camera; tutto è finito! Sì, tutto è finito! Ci abitueremo alla vita dell'indifferenza!... nessuna fiducia, un contegno da estranei, il dispetto e poi la noia, e poi... La voce di Tonino urlò disotto alla finestra:

--Il pranzo è pronto, signori.

--Sì, tanto meglio; andiamo a pranzare. Ciò che v'ha di meraviglioso nella vita dell'uomo è l'ordine incessante col quale si ripartono le ore in qualsiasi condizione si trovi l'anima sua. Si pranza, si lavora, si dorme dopo aver pianto, dopo aver desiderato d'esser sotterra, dopo d'aver creduto di non riposare mai più! tanto meglio! andiamo a pranzare.

Offerse la mano a sua moglie con uno strano sorriso sul labbro; non era più l'avvocato Zaeli. Paolina lo guardava attenta. Nel suo cuore si sprigionava una voce che saliva, saliva alla gola, nè potè trattenerla.

--Stranieri l'uno all'altro, noi?... gridò con affanno. Noi? ma piuttosto morire!

L'avvocato balzò alla finestra.

--Attendi un momento, Tonino; termino di scrivere una lettera.

Ritornò vicino a sua moglie; non sorrideva più, ma un'ineffabile espressione di soddisfazione lo rendeva un'altra volta l'avvocato Zaeli. Paolina gli stendeva le braccia; ed esso presa con ambe le mani quella testa bionda, vi posò sopra le labbra.

--Sarebbe un grande peccato calpestare questo unico fiore della vita, rompere questo divino incanto dell'anima che si chiama amore. Che Dio ci perdoni, Paolina! è un orrore andar rasente a un abisso e non aver paura di cadere. Basta! basta! mai più. Guardami. Tu?... tu mancar di fede in me?... impossibile.

--Impossibile! ripetè Paolina, che, senza sapere in qual modo, dimenticava in quel punto i suoi tormenti di gelosia.

--Io sospettarti maligna, volgare? impossibile.

--È ciò che dico io, impossibile! esclamò Paolina con lo sguardo scintillante.

Le loro mani si strinsero; il sorriso del labbro si spezzò in un bacio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Gran bella cosa è l'amore. È la tavola che nei mar della vita non naufraga mai; tocca sempre la sponda per quanti flutti l'abbiano sbattuta. È la stella che trova infallibilmente fra i meandri delle nubi la striscia, il posticino da ricomparir nel sereno.

L'avvocato Zaeli, nella sua serietà d'uomo, aveva in quel momento trasfusa la letizia tenera, carezzevole del giovanetto. Guardava gli occhi di Paolina, che gli parean tanto più belli nel raggio sereno che aveva seguito lo squallore della tempesta; ne lisciava i capelli a metà disciolti, la teneva stretta con un braccio accanto a sè, ascoltando estatico le dolci parole d'affetto che essa gli susurrava all'orecchio.

Ma la voce di Tonino Grim*** continuava di sotto:

--Signori a pranzo--e dopo una pausa--signori è servito--signori faremo della minestra una colla stupenda per mettere su le impannate!

Zaeli prese il braccio di Paolina sotto il suo braccio.

--Bisogna essere giusti, disse con allegria; tuo fratello ha diritto di desinare, e noi abbiamo obbligo di dargli ascolto. Andiamo, Paolina... discorreremo dopo il pranzo.

Ma poi, arrestandosi d'un tratto, quasi pauroso di non trovare mai più un istante così bello d'amore, ispirato da un irresistibile desiderio di metter fine con un brillante episodio alla scena che erasi svolta sopra un fondo così burrascoso, lasciò il braccio della moglie, andò alla finestra di nuovo.

--La lettera è da suggellare, disse in fretta. Se tu non vuoi aspettarci, mangia Tonino, e finiscila.

Irradiata la fronte più che dalla luce del cielo, dalla limpida, schiettissima luce della felicità, si rivolse a sua moglie, fece un passo, si trasse dal petto il portafoglio.

--Tu pensi che io ne levi le quattrocento lire che hai invano cercato e le metta nelle tue mani? di', Paolina, non pensi tu a questo?--e apriva il portafoglio.

Paolina estatica, confusa, fece un gesto che significava:--ah fosse vero!--

--Oppure tu pensi che ad immensa sorpresa ti presenti la ricevuta dell'argentiere, che potrebbe da un momento all'altro mandare le posate di argento!...

--Ah! esclamò Paolina con gioia, allungando la mano.

--Nè l'una, nè l'altra cosa ti faccio vedere, Non sono le quattrocento lire cui tu sospettavi in mano alla Rigotti... non è la ricevuta dell'orefice... è... è...

Tentennava, pallido di commozione. La sua bella fisonomia aveva il fulgore che irraggia dalla coscienza soddisfatta. Nella sua destra teneva un foglio piegato.

--È... che cosa? fece Paolina impallidendo al magnifico pallore di suo marito.

--È il patrimonio dei nostri figliuoli! è una polizza di assicurazione sulla vita... sono ventimila lire che io regalo alla mia famiglia nel giorno della mia morte.

Paolina gettò un grido, gettandosi spaventata fra le braccia di suo marito.

--Bambina! hai paura che io muoia? disse il giovane dopo un breve silenzio rotto dal pianto sommesso di Paolina e dai baci ch'esso poneva su la fronte di lei. Rincorati, anima mia, ti svelerò il recondito bene che si racchiude in questo foglio di carta.

* * *

Seduto sopra un rialzo che dominava la bella campagna e la città rosseggiante di luce, l'avvocato Zaeli tenendo chiuse in una mano le due mani di Paolina, le dava spiegazione del contratto rappresentato nella polizza che le aveva fatto vedere, leggendo un libricino dalla copertina azzurra, che teneva nella destra.

--Per esempio, Paolina, tu che mi parli di morte e credi superstiziosamente che la si inviti a venire con un contratto di assicurazione su la vita, ascolta queste righe che, meglio di quanto ti posso dire io stesso, ti persuaderanno: «.... Non è senza interesse notare che chi entra nel consorzio degli assicurati della Reale Compagnia è ben lungi dall'aver fatto un patto con una morte prematura. Tutt'altro! è entrato anzi per questo fatto in società con una classe di persone che dietro dati sicuri hanno una mortalità inferiore a quella generale dimostrata dalle statistiche.» Imperocchè, Paolina, continuò l'avvocato posando il libretto sulle ginocchia, sappi bene che la Reale Compagnia non fa contratti con gente ammalata! e colui che appartiene alla società è in conseguenza più che sicuro dell'ottimo stato della propria salute, avendo in questa polizza un certificato di buonissima costituzione. Ne sei persuasa, Paolina?

--Giacchè tu lo dici, sì! ma ti amo tanto!

--Cara Paolina! e temi d'un triste augurio? Oh! no, no. Dividi con me la fiducia, o meglio la convinzione che io ho fatta un'azione più che commendevole, onesta; più che fruttuosa, splendida.

--Ma senti, Zaeli! tu vivendo com'io voglio e vorrà anche Iddio fino alla tarda vecchiaia, non potrai fare, in via di risparmio, il bene dei tuoi figliuoli? quelle ventimila lire che loro assicuri mediante un pagamento annuo, non puoi ammassarle nel tuo cassetto?...

--Chi può saperlo! l'impegno di pagare la quota è garanzia, e salvaguardia di ciò che appartener deve ai figliuoli, mentre la libertà di spendere, la tentazione di speculare può disfare in un soffio la somma che con le migliori intenzioni volevate serbare per la famiglia. Vedi tuo padre, Paolina! egli ha precisamente commesso l'errore di trascurare la buona idea di fare un contratto di previdenza nei tempi del suo abbondante guadagno. Quante volte me ne ha parlato! l'indolenza è stata la sua nemica. I guadagni, o meglio i risparmi sfumarono, e ora il dabben uomo desidera invano la compiacenza di lasciare a' suoi figli un capitale. E del resto, mia dolce, mia vera amica, continuò con accento di tenerezza profonda, v'ha sul capo di noi tutti una spada sospesa ad un filo... oh, non ispaventarti! la spada c'è, ma il filo non si tronca per ora, giacchè Dio non permetterà che tu pianga, nè la Reale Compagnia di assicurazioni bramerà pagare la somma appena fatto il contratto!--sorrise e continuò dolcemente,--egli è però certo, anima mia, che la morte può sorprendere un galantuomo da un momento all'altro, anche allora che vicino a una donna diletta sogna una eternità di consolazione; anche allora che in mezzo a una turba di piccoli angioli che lo fanno arrabbiare, sorride agli anni remoti! non vi è da illudersi. Tu, così pia, intelligente e informata al vero spirito della religione, sai meglio d'ogni altra che, alla sventura, sempre possibile, è giusto contrapporre non solo la rassegnazione, ma i mezzi altresì per renderla meno acuta e grande. Or dunque chi ama, chi pensa, chi ragiona seriamente, dice a sè stesso:--se io muoio di morte prematura, vi è la religione appunto che verrà ad offrire conforti alla mia povera famigliuola; ma... e l'interesse! si deve pensare anche a questo, Paolina! e quando alla famigliuola rimanga una prospettiva di materiale benessere, non sembrerà più leggiera la lapide che va a posarsi sul trapassato, non sarà meno squallida l'orma che stampò la disgrazia in quella casa?... Comprendi ora, mia cara Paolina, l'utilità somma di un contratto di previdenza?

--Sì, rispose Paolina, piegando la testa su la spalla di suo marito.

--Sei allegra?

--No.

--Ma perchè?

--Oh Zaeli! perchè mi rimorde il pensiero d'aver dubitato di te! d'averti offeso.

--Tutto è dimenticato, cara Paolina. Io sono così felice e ti amo tanto da non permettere che un'ombra sola di mestizia ti rimanga nell'anima. Dimmi che cosa posso fare per te?

--Amarmi sempre.

--È poco.

--Perdonare le mie debolezze.

--Di queste non ve ne saranno più.

--Mi reputi perfettamente guarita? chiese essa guardandolo con un misto di timidezza infantile e d'infantile graziosa malizia.

--Diamine, ne ho ferma fede, rispose l'avvocato affettuoso e grave. Perchè, bada, Paolina! non avrò sempre una polizza d'assicurazione per metterti su la via della ragione. La gelosia è un dolore grande, una croce terribile per la donna più che per l'uomo, e te ne dico subito il perchè. La donna, sensibile di cuore, ardente di fantasia, si trova assediata da un concorso di reali pericoli che giustificano di frequente i suoi timori. V'ha nella libertà dell'uomo ogni mezzo acconcio a favorirne l'incostanza, quindi la gelosia non è un sentimento irragionevole nella donna, ma piuttosto un'imposizione che le viene inflitta dalla società ingiusta con lei, indulgente con l'uomo. Ma poi, ascoltami bene, Paolina, vi è questo di buono: appunto perchè la donna ha spesso dei motivi non immaginari di gelosia, se avviene come nel caso tuo che abbia preso abbaglio e giunga a convincersi profondamente dell'onestà del marito, guarisce tosto dalla terribile malattia. Sarà stato a guisa d'un lampo che l'ha un momento acciecata, ma che le lascia dopo l'istantaneo tenebrore una limpida, sconfinata potenza di misurare il sereno de' cieli. Non è così dell'uomo. L'uomo è geloso il più delle volte per puro vizio di egoismo, per istintivo dispregio; è geloso in forza d'ambizione, di despotismo senza risentirne un danno intimo, una consumazione di febbre che è malattia, dolore supremo! è geloso anche senza un perchè... e non guarisce mai in conseguenza, perchè non è mai stato ammalato. Consolati dunque, Paolina, che, di noi due, il geloso eri tu. Tu sei risanata, lo so, lo vedo, lo possiamo insieme giurare...

--Sì! gridò Paolina, gettandogli le braccia al collo.

--Che se il geloso, per somma disgrazia, fossi stato io, oh povero angelo! la donna onesta non possiede abbastanza virtù per disperdere il sospetto ingiurioso di suo marito. Restituita che tu mi avessi la pace una volta, saremmo probabilmente tornati da capo!... Io con una sola parola ti ho fatta sicura.

--Adagio, adagio, disse Paolina con adorabile grazia. Le parole sono parole, e a me volevan dei fatti. E, preso in mano il libricino azzurro della Reale Assicurazione, lo sollevò festosamente nell'aria.

L'avvocato Zaeli afferrò sorridendo il libro, e, quasi fosse una sacra reliquia, se lo portò alla fronte, alle labbra, al cuore.

Senza essere santo, era certamente il pegno benedetto d'una eterna riconciliazione.

FINE.

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Parlando di un altro libro di Eugenio Checchi (Le Memorie di un Garibaldino) il Manzoni ebbe a dire: «Se ogni anno uscissero in Italia dieci o dodici di questi libri, in pochi anni la questione della lingua sarebbe finalmente messa a dormire,» e lo raccomandava ai maestri ed alle famiglie come utile e sana lettura.

Le Nostalgie Marine, il nuovo libro di Eugenio Checchi, scritto con la medesima disinvoltura di forma e di stile, è un altro prezioso contributo al patrimonio di quella lingua nazionale, che pareva al Manzoni altrettanto necessaria quanto l'unità della patria. Il Checchi riunisce, nelle trecento pagine circa di questa opera affatto inedita, le note di viaggi, di gite, d'impressioni, di avventure attraverso paesi disparatissimi. Descrive con ricchezza di particolari, e con un interesse sempre crescente, un viaggio ad Alessandria, a Giaffa, a Gerusalemme; poi tornando in Italia si raccoglie nella vaga contemplazione della Roma delle acque, la immortale Venezia: dall'Adriatico si volge alle spiagge tirrene e rievoca le memorie del litorale pisano e della riviera ligure; finchè, obbedendo ad una specie di nostalgia manzoniana, fa una rapida corsa nei luoghi abitati dai Promessi Sposi.

Nei quattordici capitoli l'autore interrompe ogni tanto il racconto con osservazioni argute, con divagazioni gioconde, ispirate alla sana filosofia del buon senso; ed è riuscito così a scrivere un libro, che giovanetti e uomini adulti potranno leggere con eguale diletto.

DEL MEDESIMO AUTORE:

RACCONTI, NOVELLE E DIALOGHI

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MEMORIE DI UN GARIBALDINO

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È raccomandato per le scuole come testo di buona lingua italiana