Riconciliazione

Part 2

Chapter 2 3,739 words Public domain Markdown

Fiore di rosa Che sbucci all'alba perchè... Perchè Paolina si sposa!

--No. Fior di speranza... no. Non voglio fiori allegorici, voglio fiori veri, conosciuti, fiori di giardino. Fiore d'arancio... e poi? Fior di verbena; benissimo:

Fior di verbena che...

A cavalcioni di una seggiola si batteva la fronte e pestava i piedi.--Verbena mi piace perchè fa rima con serena, che è la fronte di Paolina... E poi, Dio buono! e poi?...

Le Muse assolutamente non presiedevano ai futuri destini del figliuolo dell'ottimo dottor Grim***.

* * *

Un casinetto fuori appena della città, nascosto nel verde, fatto apposta per rinchiudere due persone felici, fu preso in affitto dall'avvocato Zaeli.

La larghezza della strada lo separava dai giardini pubblici, quel vasto campo a cui le piante giovanissime non hanno ombra da dare, ma che promettono da qui a dieci anni tutte le bellezze della botanica, meno il profumo dei fiori che sembran banditi per sempre.

L'antica Montagnola di Bologna, co' suoi vecchi, grandiosi e bellissimi platani, con le sue gloriose memorie di guerra, è abbandonata alle serve e ai dilettanti di velocipede, che la traversano in tutti i sensi. V'ha però un momento dell'anno in cui la gente vi corre a frotta, e quegli sfondi solitari si animano all'obliato sorriso delle donne che non isdegnano anch'esse di riporre il piede nel vecchio passeggio cangiato in Ippodromo.

Il nuovo giardino pubblico battezzato nel dolce nome della nostra Regina, sale dalle mura della città in una ondulazione insensibile fino alle falde delle colline.

Dal casinetto modesto dell'avvocato Zaeli, passata appena la strada, si entrava nel viale di cinta del giardino Margherita e per quella via si giungeva in città senza lungaggini di risvolte e polvere incresciosa di strada provinciale.

Tutte le mattine l'avvocato, fra le nove e le dieci, usciva di casa in compagnia della moglie che lo accompagnava fino al cancellino, si stringevano la mano e l'una tornava all'abitazione, l'altro camminava lesto lesto sul viale pulito, bianco, secco, costeggiava il piccolo lago, giungeva alla barriera di Porta Santo Stefano e salito in _tram_ andava nel centro della città ove aveva due camere ad uso di studio.

Il dottor Grim*** non istava giorno senza andare a prender notizie della figliuola e spassionarsi nel tempo stesso col genero del supplizio ricadutogli sulle spalle in forma di governo domestico.

Uscita Paolina di casa, era naturale, inevitabile che ricominciasse per il dottor Grim*** la _via crucis_ delle casalinghe bisogne. Serva, lavandaia, carbonaia, cucitrice, stiratrice, erano tutti insieme i tormenti che lo flagellavano.

Nè v'era mezzo di liberarsene. Le poche ore che gli rimanevano libere doveva consacrarle alla casa, eccetto che non avesse trovato più comodo d'andar in rovina, lasciando fare alla serva il piacer suo.

Erano lamenti digressioni eterne, proteste di non andare più avanti, che l'avvocato Zaeli ascoltava cortese, compiangendo, commiserando, ma incapace di potere aiutare.

--Caro dottore, lei sapeva bene che maritando Paolina...

--Già, lo sapevo benissimo, nè intendo di far rimprovero a voi che me l'avete rapita. Doveva accadere presto o tardi, lo so! ma permettete di grazia ch'io vi dica tutto quello che soffro. Ho io a chi rivolgermi? nessuno. Un ragazzo che va giù per le scale trenta volte il giorno; che sciupa, che pretende, che va per le corte--non ho più camicie--mi ci voglion le calze--i calzoni son rotti. Io? figuratevi! ho licenziato due serve in quindici giorni, e badate che a trovar serva non è mica facile. Vecchia?... non garba a Tonino. Giovane?... non garba a me. Capirete, avvocato, ho bisogno di quiete, io. E quando sono al letto dell'ammalato, se mi capita in testa un pensieraccio cattivo, che cosa faccio? Chi mi garantisce di aver limpida mente, sicura la mano? Ne convenite?...

--Ne convengo; rispondeva l'avvocato con quella sua ammirabile espressione di gentilezza e di calma che faceva di lui un uomo simpatico e rispettabile.

--Ciò mi consola, ma non è abbastanza per il caso mio; vorrei assistenza e consiglio, caro Zaeli!

--Ma...

--Ma, per esempio, vorrei che mi diceste, faccia così, faccia colà. Capite che con la mia professione non posso in coscienza ridurmi a contar le calze che vanno in bucato. Mi direte--le lasci contare alla serva.--Oibò! la serva ne conta nove quando sono dieci e ne intasca un paio, che mi par di vederla. Così in tutto il resto. Non vi è onestà nelle serve che ci regala in maggior numero la Romagna, uh!... la Romagna!... Si ha pure da desinare, potenze celesti! Fate la cosa tale, quanto costa? costa tanto. Troppo; lasciatela al bottegaio, in nome di Dio!... E ieri, sappiate bene, ieri, al colmo dell'impazienza e dell'ira, dissi: fate quel che volete. Non l'avessi detto, avvocato! In gingilli, in tartufi, in uova, in latte, in un diavolo che la porti, la megera spese un tesoro. Or bene, avvocato, s'ha d'andar avanti così?

E sul largo panciotto bianco, inamidato, incrociò solennemente le braccia.

--Fino a tanto, caro dottore, che ella avrà dato moglie a Tonino!...

Il dottore, punto dallo scherzo, rovesciò indietro la testa ridendo con istizza.

--Bravo, bravo! almeno siete un abile confortatore. Tonino ha sedici anni, nè mi mancherebbe che questa di vedermelo in casa ammogliato a diciotto. Cospetto! per allevare una nidiata di topicini, per spendere tre volte il doppio d'adesso... ah, scusate, Zaeli, non avete risorse che mi vadano a genio.

L'avvocato sorrise e, chinando un po' gli occhi con fina ed onesta intenzione di celia, disse fingendo imbarazzo:

--Prenda moglie lei, dottore!

Poi levò gli occhi meravigliato di non udire uno scoppio.

Niente affatto! il dottor Grim*** guardava il pavimento, giocolava con la catena dell'orologio e batteva leggermente la punta dello stivale contro il bastone che si teneva fra le ginocchia.

--Come, pensò Zaeli; non monta in furia a questo consiglio? e cominciò a prender diletto alla conversazione.

--Una brava donna da casa farebbe scomparire in un punto le sue angustie, caro dottore! vi ha ella pensato?

--Eh via, siete in vena di scherzare, Zaeli.

--No davvero; quale difficoltà?

--Rifiutai di riprender moglie in età ancor buona e vorreste poi che in vecchiaia mi girasse la testa!

--Al contrario. La risoluzione sarebbe conseguenza di un sodo ragionamento.

--Certo che... dodici anni or sono non erano logiche le seconde nozze, mentre adesso...

Guardò fiso il genero e temè forse d'indovinare attraverso il mite sorriso del labbro il prurito d'una gaiezza repressa.

--No, non se ne parli--esclamo inquieto.--Abbenchè, udite, avvocato--riprese avvicinando la seggiola,--abbenchè, vi dica in confidenza che di questa vita a cui son condannato ne abbia persino schifo, pure è obbligo mio di allontanare ogni possibile idea di matrimonio. Il mondo riderebbe di me; ne riderebbero i figliuoli, voi ne ridereste!... ed io non voglio esser canzonato, perbacco! mi terrò la mia croce, anderò diritto su la strada spinosa e mi associerò a un'agenzia per trovar serva ogni quindici giorni.

--Non si disperi, caro dottore! perchè vorrebbe ella rinunziare a un miglioramento di condizione nella strana ipotesi che noi ne rideremmo? E se non ridessimo affatto?...

Il dottor Grim*** crollò la testa in atto di dubbio.

--E se io approvassi invece?.. continuò Zaeli con serietà.

--Parlate da senno, avvocato?...

--Non c'è motivo ch'io mi prenda la libertà di scherzare, quando vedo che lei non tratta la cosa in ischerzo.

Il dottor Grim*** si sentì rassicurato dall'espressione dell'avvocato Zaeli, buono di sostenere una celia innocente, incapace di farsi giuoco di un sentimento che acquistava il carattere della sofferenza.

--Allora sappiate che in verità mi è passato in testa una specie di desiderio di ripigliar moglie. Amor della casa, necessità di quiete, vista d'economia da un lato, dall'altro che cosa volete? pietà d'una donna infelice.

--Anche la pietà d'un infelice entra nella determinazione?

--Sì, avvocato, sì. È un complesso di circostanze che mi fa giudicar conveniente il partito che sto per prendere; e giacchè sono in via di confidenza non voglio fermarmi a metà. La moglie ch'io prenderò... badate! posto anzitutto che voi mi assicuriate ch'io non sia deriso!...

--Prendo impegno di assicurarla, dottore, che nessuno penserà a censurarla qualora... mille perdoni! qualora la scelta sia fatta con riflessione.

--Oh in quanto a questo nulla vi sarà da rimproverarmi, disse il dottore con leggiero sussiego, sorridendo con paterna dolcezza. Intanto ho dato alla Rigotti un sacchetto di calze da rimendare...

--La Rigotti! esclamò l'avvocato.

--Sì, la madre veh! la povera donna abbandonata nell'indigenza che vive oggi vendendo il superfluo e che domani sarà costretta a vendere il necessario. Mi son detto:--ecco una donna che ha avuto poca fortuna nel mondo: un marito scialacquone, una figlia capricciosella e volubile, una casa che le si è disfatta sotto ai piedi! Bene! io me la prendo a compagna, a governante, a massaia; le depongo in grembo il figlio, la serva, me stesso e respirerò con l'aiuto di Dio!

Battè il bastone in terra girando il pollice e l'indice della mano sinistra fra il collaretto dell'abito e la cravatta.

--A quando le nozze? domandò Zaeli cortesemente.

--Spirato appena l'anno del lutto. Siamo in settembre eh!... non sarà piacevole l'inverno che ha da passare.

--E la figliuola della signora Rigotti?

--È risoluta di farsi suora.

--Senza vocazione!

--Verrà.

--Senza dote!... che vi vuole un poco di dote anche sposandosi a Dio.

--Si sta raccogliendo da delle anime pie qualche obolo ch'io poi fra me e me destino tanto al convento quanto al marito che potrebbe sbucar fuori da un momento all'altro. Immaginatevi una donna rovinata! usa com'era al divertimento, a star sulle gale, a tutto quel ben di Dio che le procurava suo padre, ora è rovinata! Ispira pietà, e non tocca lavoro, non esce, si è prefissa di farsi suora per due motivi, io suppongo: il primo, perchè non sbuca fuori un marito, il secondo, perchè le parrà meno fastidioso recitare delle orazioni che procacciarsi da vivere con la fatica delle sue mani. Frutto di educazione, caro mio! ah, quel Rigotti deve avere avuto un curioso da fare con Domeneddio che gli avrà domandato conto di questo e questo... Del resto la Cecilia fa compassione.

Si alzò, stese la mano al genero in atto di accomiatarsi.

--Vi saluto, Zaeli, e vi prego di comunicare a Paolina le mie intenzioni ch'io spero non abbiano a disturbarla e a inasprirla... vorrei vedere!

--Paolina gradirà di vederlo sollevato, caro dottore.

--Lo credo, lo credo; è una creatura adorabile la nostra Paolina. A rivederci, avvocato... oh!--tornò indietro.--Un'altra idea, filantropica questa, umanitaria, gentile come volete! siete in campagna, avete un appartamento più vasto di quanto vi abbisogna e non prendereste un mesetto con voi la Cecilia Rigotti?... è amica di Paolina, non vi darà soggezione e farete un'opera buona tanto è sconsolata, magra, avvilita la povera ragazza. Ditelo a vostra moglie, per bacco! certe idee non dovrebbero essere suggerite.

--È vero! disse compiacentemente Zaeli.

--Sta bene godersi la vita in una solitudine di tenerezza e di gioia, ma l'eccesso guasta le cose più belle. Paolina non invita nessuno, non si lascia vedere, è diventata egoista a quanto mi pare. Voi non dovreste coltivarne la selvatichezza fosse pure come è, figlia d'amore.

Zaeli sorrideva e assentiva.

--La compagnia è a guisa di un condimento che rende migliori le cose ottime... no? io dico di sì e d'altronde quando vi è la prospettiva di un'opera buona, non si guarda troppo a sè stessi. Vi saluto.

* * *

Paolina Zaeli non istette a discutere se suo padre faceva o no ottima cosa prendendo in moglie la vedova Rigotti, cui tutti avevano in istima e simpatia per l'intemerata condotta e la bontà proverbiale; ciò che la impensierì seriamente fu la preghiera trasmessale dal marito a nome del padre, di prendere in campagna Cecilia Rigotti.

--Prendere con noi la Cecilia? aveva esclamato Paolina arrossendo vivamente. E tu che cosa hai risposto?

--Nulla.

--Dimmi il tuo parere.

--Mi rimetto a te. Tuo padre dipinge la giovane in uno stato deplorevole, ci rimprovera di non aver pensato con spontanea cortesia di offrirle ospitalità onde si ristabilisca meglio in salute prima di farsi suora.

--Ma lo credi tu che si faccia suora?

--Non saprei dirti, Paolina; la conosco appena.

--In quanto a me non lo credo.

L'avvocato trovava inutile proseguire un discorso il cui tenore pareva non soddisfare sua moglie; si mise quindi a passeggiare nel prato aspirando tranquillamente il sigaro.

--Senti, Zaeli!...

Paolina lo aveva raggiunto e gli si appoggiava alla spalla.

--Se mio padre si è messo in mente d'imparentarsi con la Rigotti, terrà come un'offesa se rifiutiamo Cecilia.

--Può darsi.

--Ma... mi secca!

--Non la prendiamo.

--Mio padre ne avrà dispiacere.

--Disponi tu, Paolina; sai che non c'entro.

--Come! voglio sentire la tua opinione.

--Ah! fece il marito ridendo. L'opinione di un avvocato, si paga. Sentenzio?

--Aspetta! Prima di manifestare la tua opinione, lascia ch'io ti dica il perchè la visita di Cecilia mi fa prevedere cose poco gradevoli. Un ospite qualunque è un testimonio importuno per noi che viviamo così bene soli; Cecilia poi è più d'ogni altro capace di mettermi sottosopra. Lo sai!... amiche provammo di esserlo, ma non ci riuscimmo, tanto è la differenza che passa fra noi due di educazione, di abitudini, di simpatie... non mi so spiegare, ma sento che non le voglio bene.

--E domandi la mia opinione? diamine, vorresti che io ti raccomandassi una persona che ti è antipatica; ma questo è impossibile. Non pensare a tuo padre, sei libera di rifiutare una proposta che ti dispiace. E sopratutto non essere così triste, Paolina, per carità!...

--Egli è, Zaeli, che mi sento in un imbarazzo grande, fece Paolina in realtà combattuta da opposti sentimenti. Ho del cuore anch'io, e se rifletto alla situazione della Rigotti, Dio mio! comprendo il dovere di aiutarla e son per dire:--conducetela qui per un paio di settimane,--ma capisci? temo di compromettere la mia pace.

--Che diavolo può essere codesta signora Cecilia! esclamò l'avvocato; hai paura che ci venga a mangiare?

--Oh sì, giusto! rispose Paolina, chinando la testa su la spalla di suo marito. Tu prendi occasione di scherzare sopra un argomento che mi dà angustia. Era meglio non parlarmene affatto, e per compiacere mio padre condurla tosto... e finirla.

--Ebbene, la conduco domani; disse Zaeli fingendosi risoluto.

Paolina non fece motto, ma spezzò con ira il gambo d'un garofano che teneva in mano.

Non si parlò più di Cecilia, ma il giorno dopo quando l'avvocato pronto per andare in città, pareva in attesa di una parola, di un ordine, sua moglie ad occhi bassi, visibilmente agitata non si risolveva a salutarlo.

--A rivederci, Paolina,

--Zaeli!

--Hai comandi per la città?

--Nessuno.

--A rivederci dunque.

--Zaeli!

--Ebbene?

Essa si sollevò sulla punta dei piedi, accostando la bocca all'orecchio dell'avvocato.

--Non accompagnare nessuno, mormorò piano.

--Neppure il servitorello che ho accaparrato per tenere pulito il giardino?

--Non far le viste di non comprendermi.

--Neppure Tonino?...

--Ma tu sei insopportabile!

--Ho capito, ho capito, non andare in collera, Paolina. Oh guai!... addio.

La baciò, giunse al cancelletto dei giardini pubblici, e si rivolse a guardarla. Paolina aveva agli occhi il fazzoletto.

--Bambina, disse fra sè l'avvocato usando forza a se stesso per resistere alla tentazione di ritornare su i suoi passi. Conosco il tuo cuore meglio del mio e indovino perchè rifiuti in casa Cecilia Rigotti! è una piccola malattia del tuo cuore che minaccia di diventare grande!... Anima mia! mormorò volgendosi rapido e mandando col pensiero un altro bacio a Paolina, non mi conosci ancora e tutte le donne ti impauriscono! ma guarirai.

Molto malcontenta di sè, la signora Zaeli risalì nella sua camera e vi si chiuse abbassando le cortine, risoluta di non fare la sua toeletta e di piangere tutto il giorno.

Sentiva l'avvilimento di non essere stata capace di vincere un sentimento cattivo, di dare una prova di ragionevolezza al marito, una prova di cortesia al padre che non chiedeva poi un atto magnanimo nè un sacrifizio da mettere in pericolo l'armonia della famiglia.

V'ha nulla di più semplice e naturale d'un invito fatto a persona sofferente, ridotta in condizione meschina?

Cecilia Rigotti, colpita da una fiera disgrazia, non doveva affatto ricordare l'ardita, orgogliosa, insopportabile fanciulla di pochi mesi prima. La mano dell'avversità aveva in un punto oltraggiati quei vivaci fiori di cui faceva pompa la sua vita; era scesa una nube sull'artificiale splendore di quella stella che per risplendere aveva d'uopo delle gioie del mondo.

Le nature medesime piene di audacia e di difetti piegano presto alla tempesta; e quell'occhio provocante che non più lontano di ieri vi dava noia, vi irritava colla baldanza soverchia, oggi, bagnato delle sue prime lagrime, cerca le vie del cuore e riesce a trovare pietà.

Quale è l'antipatia, sia pur grande e giustificata, che sappia mantenersi nella sua piena crudezza verso la persona che soggiace ad un tratto a terribili patimenti? l'odio stesso vien meno allo spettacolo di un nemico che piange, e Paolina Zaeli non avrebbe saputo cancellare dall'animo una lieve ruggine, una impressione sgradita, per compiere tranquilla e compiacente un'opera buona verso una povera giovane i cui torti non avevano infine un carattere grave per lei!

A tutti questi pensieri Paolina rispondeva--non è giusto che io mi tenga all'ostinazione del _no_, è cosa indegna di un animo gentile e se ne faranno le meraviglie!... mio padre, tenace come è nelle sue idee, verrà a stordirmi con cento ragionamenti; mio marito, così finamente educato, si sentirà urtato dalla mia volgare durezza e forse... nella curiosità di conoscerne la causa, potrebbe di dubbio in dubbio fermarsi a quello della gelosia... No, no! arrossirei, morirei di vergogna dinanzi allo sguardo di mio marito, che non sarebbe più dolce per me. No, questo tarlo dell'anima che è il mio travaglio, il mio dolore, il mio inferno, stia pur sempre nascosto!... vi vuol del coraggio... saprò dominare me stessa, saprò trionfare d'una sciocca apprensione, perchè... è una sciocca apprensione; sì, decisamente, sono frivolezze da mettere da un lato.

Sorse in piedi, andò ad aprire una imposta, parendole che un raggio di sole dovesse aiutarla a vincere la battaglia.

--Come? continuò gestendo, animandosi, interrogando la sua bella persona riflessa dal grande specchio posto su la parete. Sarebbe strano ch'io ricusassi di compiere un atto di carità in grazia di una impressione già svanita!... ch'io volessi stoltamente dare pascolo ad una mia brutta tendenza, mentre appunto mi si porge la occasione di vincerla, di liberarmene affatto! Sono risoluta. Ecco quel che faccio.... Scrivo due parole a Zaeli, le mando tosto per l'ortolano, dico così...

Prese carta, penna e scrisse in fretta in fretta, un tantino esaltata, un tantino tremante: «Ho cangiato di parere. Mi è venuta in mente una massima di Mantegazza cui adoro: _se volete vincere una antipatia fate una gentilezza a chi vi è antipatico_. Va in persona a casa della signora Rigotti, prega la Cecilia di venire in campagna. Le farà del bene alla salute, povera ragazza!... Se può venire oggi stesso, sarà cosa gradita per me... Sono allegra e felice. Ti aspetto prima del solito.»

Prima di chiudere, lesse, stette un momento titubante, poi aggiunse in un angolo: «Se non trovi il tempo d'andare tu stesso a casa dalle Rigotti, manda una riga a mio padre e pregalo di condurre la Cecilia.»

Si sentì sollevata dopo aver messa la poscritta, chiuse, suggellò e mandò la lettera. La risoluzione era stata bellissima, n'era soddisfatta, ma le costava una grande fatica.

Paolina combatteva le prime scaramuccie della vita; quelle piccole guerricciuole che sembrano atroci all'anima della novizza, e che, in progresso di tempo, quando l'anima è un mare fluttuante e irto di scogli, appaiono nei ricordi lontani a guisa di punteggiature quasi invisibili.

Passò le ore affaccendata e distratta; andò dalla sua camera al giardino, dal giardino in cucina almeno cinquanta volte, dimenticando sempre qua e là un oggetto, dando e ritirando ordini che si contraddicevano. Affrettava col desiderio le ore, e rifuggiva a lampi dal pensiero di veder comparire la signorina Rigotti; voleva sentirsi tranquilla e si convinceva di essere unicamente esaltata. Si propose di essere più bella del solito e indossò un abito color di rosa; dopo mezz'ora riflette come la gajezza della tinta potesse spiacere all'ospite che aveva il bruno grave, e si spogliò, e scelse l'abito bianco, ma si trovò orribilmente pallida in mezzo alle nivee pieghe inamidate. Malcontenta di sè, si lasciò trascinare a piccinerie da donna comune; studiò dinanzi allo specchio il gesto, il sorriso, il contegno a cui doveva attenersi e concluse nell'intimo del cuore, essere molto ardua impresa il voler essere generosi per solo progetto. Vestita definitivamente di un vestito grigio a nastrini azzurri, si trovò avvenente, eppure fra la sua immagine ed il cristallo lusinghiero, s'inframmetteva come una insidia, la bruna testa di Cecilia Rigotti, su la quale neppure un velo di profonda mestizia pareva sufficiente a coprire l'audacia e l'impertinenza.

Si approssimava intanto l'ora dell'arrivo di suo marito. Sarebbe venuta anche Cecilia? e con chi? In ogni modo vi voleva della calma, della dignità, della temperanza di espressione perchè ove suo marito e la Rigotti avessero potuto scoprire solo da lungi il senso d'inquietudine che la travagliava, la mortificazione a cui sarebbesi esposta, darebbe l'ultima tinta di disperazione al quadro della gelosia.

Le cinque ore erano arrivate, ma non l'avvocato Zaeli; era in ritardo; la signorina doveva averlo fatto aspettare... ecco il bel conto in cui era stato tenuto il proscritto del suo biglietto. Fremeva!

Alle cinque e pochi minuti, Paolina stando a guardare dalla finestra socchiusa, vide spuntare dal largo viale dei giardini pubblici suo marito, Tonino Grim*** e la signorina Rigotti, la cui testa rimaneva nascosta dall'ombrellino di seta nera. Paolina congiunse le mani con immensa consolazione. Erano in tre! Zaeli era un gentiluomo nel più ampio significato della parola.

Come le parve dorato il sole; come le sembrò puro quel cielo di settembre, guardato con occhio riconoscente attraverso il prisma della felicità.

Si ritrasse, si accinse a discendere tendendo l'orecchio. In meno di tre minuti, i nuovi arrivati entravano nella loggia del casinetto.

Da un uscio di fianco, si presentò Paolina, leggermente colorita in viso; andò incontro a Cecilia, che non aveva più veduta dacchè si era sposata, e con vera gentilezza mista a condoglianza, le strinse la mano e la baciò su la guancia.

Quanto era cambiata e con quale umiltà corrispose alla benevola accoglienza, ringraziando ad occhi bassi, dichiarandosi immeritevole dell'invito. In pochi mesi, con la freschezza della salute, s'era involata dalla sua persona la vivace espressione di orgoglio e di leggerezza che la caratterizzava, ma siccome è l'anima che s'incarica della fisonomia nelle sue sfumature più delicate, così, considerando attentamente il viso pallido e serio della Rigotti, vi si scorgeva quella tinta di amara stanchezza che non è dolore, ma tetra collera, che non è avanzo di lagrime schiette, ma è un fremito del disinganno che andò a disperdere i sogni di superbe speranze.