Part 1
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[Copertina]
TOMMASINA GUIDI
RICONCILIAZIONE
MILANO PAOLO CARRARA EDITORE
[Retro]
DELLA MEDESIMA AUTRICE
_Ho una casa mia!_ Vol. in-16 L. 2 -- _La mia casa! I miei figli!_ Vol. in-16 » 2 -- _L'Età della moglie._ Vol. in-16 » 2 -- _Seconde nozze._ Vol. in-16 » 2 -- _La contessa Ilario._ Vol. in-16 » 2 -- _Nonna Paola._ Vol. in-16 » 2 -- _Il Curato di Pradalburgo._ Vol in-16. » 2 -- _28 Luglio!_ Vol. in-16 » 2 -- _Memorie di una zia.--Un'amicizia di educandato._ Vol. in-16 » 2 -- _Amore di donna.--Amore di madre._ Vol. in-16 » 2 -- _Vano amore._ Vol. in-16 » 1 25 _Ginevra Bianchi._ Vol. in-16 » 1 25 _Una nidiata di rondini._ Vol. in-16 » 1 25
La Casa Editrice PAOLO CARRARA spedisce contro vaglia.
[Frontespizio]
TOMMASINA GUIDI
RICONCILIAZIONE
NOVELLA
PREMIATA CASA EDITRICE DI LIBRI Dl EDUCAZIONE E D'ISTRUZIONE
di PAOLO CARRARA MILANO
[Verso]
Proprietà Letteraria
MILANO, 1897--TIP. PAGNONI Via Solferino, 7.
RICONCILIAZIONE
Dalla finestra del primo piano d'una casa pulitissima in Via *** discosta dal centro, nella città di Bologna, aveva fatto capolino la leggiadra testa di una giovinetta le cui treccie bionde, quasi snodate, si arruffavano in mezzo ai dentelli d'un pizzettino da un soldo al braccio cucito alla scollatura dell'abito.
Quella testina dopo essersi volta a destra verso il crocicchio della strada, ove finito il portico si vedevano transitare i passanti, si ritirava poi riaffacciandosi ancora nell'inquadrato della finestra e con una mossa affrettata, timida, si voltava in su...
Alla finestra del secondo piano un'altra testa giovane e bruna, pettinata all'ultima moda, compariva e scompariva del pari; e due occhi furbi, neri, un tantino maligni guardavano in giù...--Guardarono tante volte che finalmente s'incrociarono con quelli timidi dell'inquilina di sotto, che gettossi subito indietro arrossendo e mormorando:--la perfida! vuol farsi vedere.--
Non era la prima volta che in quell'ora medesima aveva luogo la guerriciuola di sguardi, di attesa, di spionaggio; l'inquilina del piano nobile aspettando il suo promesso sposo si era persuasa che la signorina del piano secondo di cui non era stata mai intrinseca amica, tentava d'intromettersi nelle sue faccende d'amore e, o accadesse ciò per indiscreta curiosità, per genio di farla arrabbiare, o per intenzione malvagia di attirare l'attenzione del fidanzato, ad ogni modo sì triste gioco l'urtava andandole a svegliare nell'anima un sordo tumulto di bile, un principio di gelosia tormentosa. È la malattia, che più o meno acuta, travaglia sempre la donna, quando, come Paolina Grim*** visse in un ambiente di privazione assoluta di tuttociò che riguarda il mondo, che, con un naturale vivo, poetizzò nella solitudine, e non ebbe altra educazione che quella datale da un padre eccellente, ma ignaro del cuor femminile, di cui solo una madre sa temprar le impressioni.
Paolina Grim***, che non aveva sciupato il fiore de' suoi affetti in amorucci sconclusionati, amava il suo fidanzato con quella specie di paura, d'ambascia, di febbre che fa drizzare i capelli all'avaro prostrato dinanzi al suo tesoro.
L'amante arrivava invariabilmente all'ora consueta, guardava la finestra di Paolina, sorrideva, salutava senza neppure avvedersi che al disopra un'altra testa di donna offriva la beltà de' suoi contorni; entrava, faceva in due salti la scala e si sentiva felice dell'affettuosa stretta di mano della sua dolce innamorata. Paolina Grim*** vicina a lui obliava tosto l'incidente della finestra, ma vi tornava a pensare il domani nell'ora tragica dell'aspettazione.
Il giorno in cui la vediamo con le sue treccie bionde arruffate nei dentelli del pizzo, disperata all'ultimo eccesso, pareva infatti che l'audace vicina non si limitasse alla provocazione di furtiva comparsa, ma intendesse di farsi assolutamente vedere, portandosi molto avanti sul davanzale, ed agitando un grande ventaglio che doveva richiamare lo sguardo più indifferente del mondo.
Il ventaglio diventò lo spauracchio di Paolina Grim***.--Certo l'avvocato Zaeli avrebbe guardato lassù, si sarebbe levato civilmente il cappello a Cecilia Rigotti che conosceva per averla incontrata una o due volte in casa Grim***, e il cuore di Paolina presentiva un immenso dolore per quel saluto che, innocentissimo in sè, avrebbe però lusingata la vanità di quella insopportabile Cecilia Rigotti.
Il ventaglio sventolava all'aperto sopra la testina bionda entro cui ruggiva un vulcano e a tormento maggiore un ridere franco, argentino, chiassoso, andava a riempire l'orecchio di Paolina che si sentiva disposta a piangere forte.
Quando l'avvocato Zaeli, bel giovane, serio, tranquillo, di ventisei o ventisette anni, sbucò dal portico e guardò in alto, Paolina ebbe la tentazione di serrare la finestra per non vedere il saluto che andrebbe a volare lassù, ma non potè compiere la risoluzione.--Immobile stette a guardare e vide il bel sorriso dell'avvocato Zaeli, vide il cenno famigliare che giungeva a lei, poi vide lo sguardo sollevarsi d'un metro, la mano portarsi al cappello, e... buona notte! il saluto era andato al ventaglio. Paolina Grim*** si lasciò andare su la seggiola.
--Dirò a Zaeli che Cecilia Rigotti mi toglie la pace, mormorò indignata. Donne simili non ne conobbi mai! e se nella mia vita avrò ad incontrarne, io lo sento... io morrò di gelosia. Zaeli è onesto... dubito forse di lui?... no! mi rivolta l'impertinenza di Cecilia, è lei che odio...
Aspettava intanto di veder aprir l'uscio e cercava di comporre il volto alla quiete.
--Zaeli che fa? dovrebbe esser qui!
Si alzò da sedere.
--Ma è la serva che non ha udito il campanello... vado io. No, no, è qui... ebbene? che fa Zaeli?...
In verità nessuno compariva. Aspettò mezzo minuto e poi si precipitò all'uscio, traversò due stanze, aperse la porta di casa.
Povera Paolina! L'avvocato Zaeli col cappello in mano in atto cortese parlava colla signorina Rigotti, che appoggiata al parapetto della scala, quattro o cinque gradini più alto, salutò con molta disinvoltura l'amica, continuando il discorso:--Il suo micino scappava tutti i giorni dalla finestra del corridoio per andarsene a passeggiare a pian terreno; essa ne soffriva perchè un micino bianco bianco, senza un pelo nero, era raro, nè volerlo smarrire; ringraziava il signor avvocato che col bastone leggiero leggiero, lo aveva ricondotto all'ovile...
Difatti, un tesoro di gattino trottava verso la sua padrona, e l'avvocato con la punta del bastoncino lo toccava carezzevolmente alla coda perchè risalisse più lesto.
Paolina Grim***, smorta da far pietà, abbracciò con occhio smarrito quella scena domestica che si tingeva ai suoi occhi di artificio e di pericolo sommo.
L'avvocato si appressò tosto all'uscio di casa Grim*** lontano le mille miglia dall'idea di aver commesso una mancanza; e solo cinque minuti dopo essersi seduto a fianco della sua innamorata, avvertì in lei un'ombra di malinconia che le velava lo splendido occhio azzurro.
--Che c'è Paolina?
--Nulla.
--Come nulla? sei triste, hai le mani fredde... guardami. Dov'è tuo fratello?
--Tonino è di là.
--Il babbo sta bene?
--Benissimo.
--Tu?...
--Benissimo.
--Hai qualche cosa da raccontarmi?
--Non saprei, Zaeli, non saprei... ah ti prego, non guardarmi così! quando ti dico di non aver nulla!
--Bimba, bimba! fece l'avvocato, considerandola e minacciandola col dito. Non farmi misteri, veh! sai ch'io vivo in te, e se non ti vedo quieta, m'inquieto anch'io...
Paolina sorrideva, si coloriva in viso, risuscitava sotto la dolce e benevola influenza dell'amore sincero. Confessare le sue pene di gelosia non lo poteva senza sentirsi vergogna; negare d'aver sofferto un attacco di bile, un insulto di malinconia le pareva ingratitudine e offesa verso il cuore che s'interessava di lei, e d'altronde sentiva necessità di concedersi uno sfogo, di vendicarsi in qualche guisa contro Cecilia Rigotti.
--Vuoi saperlo? disse risoluta. Ho dell'ira.
--Dell'ira, Paolina? caspita, e non mi dici con chi?
--Con tutti coloro che situati molto in basso pretendono di sopravvanzare la gente civile a furia di chiassate; che poco o niente educati si danno dell'importanza; che pieni di debiti sfoderano gale come grandi signori, che... che...
--Oh questa è una requisitoria bella e buona contro gli spostati.
--Non posso soffrire! continuò Paolina. Io sono cresciuta lavorando, vestendo con una modestia che... non faccio per lagnarmi, ma il babbo non ha dato saggio di larghezza a mio riguardo! non ebbi un divertimento... e colei...--guardò il soffitto--colei suona tutto il dì, sciupa in casa abiti di valore, girovaga qua e là nei teatri, nelle feste!--parlo di Cecilia Rigotti; concluse grave, un po' ansante, ma col cuore più sollevato.
E guardò in viso l'avvocato per iscoprirvi l'impressione prodotta dal nome della vicina.
--Ti dànno noia queste cose? ma io non le osservo, o tutt'al più le deploro; disse l'avvocato, intento a puntare un fiore fra le treccie di Paolina. Deve importare a te che la signora Rigotti, faccia, vada, sciupi e dia luogo a commenti! lascia fare i commenti a chi ha dell'ozio d'avanzo.
--Ma... è vero. Egli è che l'ho tanto vicina.
--Fa conto di non averla.
--Ma per forza la vedo.
--Non occupartene.
--Sua madre è buonissima! mi fa compassione.
--Quella è povera gente!... Non ti straccia mica i capelli il gambo del fiore?
--No. Figurati che suo padre si trova in una condizione difficile.
--Peggio per lui.
--E la figliuola mostra di non accorgersene...
--Peggio per lei.
--È d'una vanità insopportabile! si crede bella mentre non lo è... ti pare, Zaeli, che sia bella la Cecilia Rigotti?...
--Neanche per sogno!
Nello slancio di felicità fu per miracolo, se Paolina non commise uno scandalo; il cuore le aveva nientemeno suggerito di buttare le braccia al collo del suo fidanzato.
* * *
Si era udita una detonazione d'un'arma da fuoco.
Il dottor Grim***, seduto a tavola co' suoi due figliuoli, scattò in piedi, si affacciò alla finestra con Paolina e Tonino ai lati.
Che cosa era stato?
La finestra della sala da pranzo si apriva nell'interno sopra un vasto quadrato di terreno dissodato, disegnato a scacchi, entro ognuno dei quali fiorivano pianticelle odorose.
Vi si girava intorno per viottolini ombreggiati da filari di vite in rigoglio che del giardino facevano piuttosto un boschetto.
In fondo, una muraglia dipinta a fiammanti colori formava prospettiva al cancello, che aperto in tutte le ore del giorno, dava accesso agli inquilini della casa, vaghi di oziare in giardino.
Che cosa era stato?
Una donna, la moglie del signor Rigotti abitante il secondo piano, attraversò correndo le aiuole, si diresse dove un gruppo di fichi gettava ombra ai piedi del muro e fece tosto intendere un grido.
Il signor Grim*** si ritrasse dalla finestra, spinse indietro dolcemente i figliuoli e chiuse l'invetriata.
--Che cosa è stato? domandarono i ragazzi.
--Una disgrazia.
E fattosi largo, il dottor Grim*** uscì dalla stanza, scese in giardino, fu in un attimo laggiù ove aveva veduto dirigersi la moglie del vicino... Il caso era irreparabile.--Il Rigotti agente di cambio, uomo sulla cinquantina, miserabilmente si era suicidato.
Accanto a lui giaceva un foglio dissuggellato che il dottor Grim*** raccolse e lesse:
«Muoio più volentieri oggi che domani per non essere testimone della decadenza rapidissima della mia fortuna. Bacio mia moglie e mia figlia...»
Il dottor Grim*** nella sua qualità di medico esaminò la ferita e diede qualche ordine ai curiosi affollati intorno; commise alla cura di un'altra inquilina la vedova e la figliuola stupefatte d'orrore e rifece lentamente il cammino dall'orto al suo appartamento.
--Un altro suicidio! ma sì; uno, due, tre in quattro giorni. Ma sì! il bollettino delle notizie lugubri che ogni fido raccoglitore schiera premurosamente agli occhi del mondo ingrossa, ingrossa!... Il numero dei ribaldi produrrà quest'anno una cifra enorme, rivoltante!... ho detto ribaldi perchè io giudico un ribaldo colui che volontariamente si accomiata dall'umano consorzio. Chi ama la famiglia ed ha in sè un tantino di stima non scappa di fronte al nemico che è il sacrifizio, il dolore e la lotta!... io la penso così. Ma in quest'ultimo scorcio di secolo pare che l'umanità insofferente di triboli vacilli sotto la benda dell'incubo, e faccia sopra di sè quello che il sarto fa con le forbici sopra il panno.--Taglia;--tagliate, miserabili, tagliate! continuò il dottor Grim*** parlando ad alta voce, andando ad assidersi in un angolo del salotto, asciugandosi la fronte bagnata di sudore.
I suoi due figliuoli, Paolina e Tonino, spauriti e tremanti gli si raccoglievano intorno.
--Ora si dirà che il Rigotti è diventato pazzo, ma non mi persuadono che sia stata pazzia!... è stato il timore dell'indigenza che ha pervertito il buon senso del disgraziato: è stata una stanchezza di lavoro, una egoistica voglia di spegnere per sempre i pensieri che non ridono tutti in color rosa. Lo ha lasciato scritto!... Oggi si giudicano pazzi i ribaldi che ammazzano o si ammazzano! è la scusa a cui si appigliano i difensori dell'assassino e del suicida: non vedete, non vedete? il tribunale assolve gente da far paura, e la pubblica opinione recita orazioni funebri, fa accompagnamenti, incide lapidi e onora di apoteosi l'uccisor di se stesso, mentre in verità sarebbe atto meritevole e pio nascondere sotto un velo di silenzioso compianto l'azione immorale. Siete del mio avviso, figliuoli?
Il giovanetto asserì, ma la fanciulla era troppo commossa per poter rispondere.
--Ecco, continuò il dottor Grim*** sventolando il fazzoletto dinanzi al volto che conservava un'espressione di tristezza profonda e di una stizza un po' comica: ecco che il signor Rigotti se n'è andato! felicissima notte. E chi resta?... e quella povera vedova che fu una martire anche da maritata? e quella figliuola abbandonata nello squallore, dopo esser vissuta nell'abbondanza e nella allegria?... ragioniamo. Il Rigotti ha lasciato scritto di paventare l'insufficienza dei mezzi e oggi che lui se n'è andato per questo motivo, chi, domando io, riparerà alle urgenze del mantenimento mancato ad un tratto in grazia sua alle due povere donne? v'ha cuore, v'ha coscienza, v'ha logica nel suicida? Io dico di no. La cortesia e la pietà vorrebbe poi dirli pazzi, ma pazzia non ve n'è; è viltà, signori miei. Sapete quando è che la pazzia trascina l'uomo al massimo del delitti? Quando una incurabile malattia ha finito di cancrenargli il sangue; allora, nella lotta sfruttata da lunghi spasimi si cancella nell'anima la dignità di se stessa e soccombe alla suprema tentazione. Ma colui che vi lascia una letterina scritta con mano ferma, che fa colazione, beve il vermut, scende in giardino e si dà un colpo mortale, quello non è mica un pazzo, Tonino, è un ribaldo, è un poltrone che fa pompa del suo coraggio come faresti tu, per esempio, quando fai un salto dall'alto.
--Avete ragione, babbo; rispondeva Tonino, un bel ragazzo di sedici anni, dalla fisonomia intelligente, briosa e dolce ad un tempo. Il Rigotti si è portato male... ma possibile che non abbia lasciato un po' di risparmio!
--Risparmio?... Ma Rigotti faceva dei debiti!
--E la Cecilia dunque? sospirò la figliuola.
--Non avrà niente di dote?...
--Dote? ma dove sono i beni che la possono costituire? avrà le galanterie di moda che le portava a casa suo padre dì e sera; avrà una farraggine di nullità costate un tesoro e prive di valore appena sono uscite dal magazzino. Ecco la sua dote; un'istruzione superficiale, dei capricci in testa, il pianoforte, e basta.
--Dovrà lavorare da qui innanzi.
--Se vorrà campare!
--Sua madre è vecchia!
--Povera donna! così garbata e infelice. Mi ha detto tante volte:--Ah! dottor Grim***! se si avesse a morire di crepacuore, io sarei morta.--Perchè, signora Rigotti?--Perchè vedo molto sciupare e poco raccogliere.
--Almeno il signor Rigotti si fosse assicurato sulla vita! sentenziò gravemente Tonino, che aveva udito parlare in confuso di questo mezzo profittevole alle famiglie.
--Proprio adesso! esclamò il dottore con un gesto di negazione.
--Chi sa, babbo, non potrebbe darsi che avesse fatto questo di buono?
--Non lo credo; disse il dabben uomo fattosi più malinconico, sorgendo in piedi e aggiustandosi il collaretto dell'abito come era uso di fare nelle occasioni veramente importanti.
--Di' piuttosto, babbo, che il genere della sua morte disimpegnerà da ogni suo obbligo la Compagnia di assicurazione.
--Niente affatto! rispose con leggiera stizza il galantuomo, dandosi a passeggiare. Niente affatto, e giacchè parmi che ella desideri di saperlo, le dirò, signor Tonino (perchè io lo so, perchè io l'ho studiata), che la Reale Compagnia italiana di assicurazioni generali su la vita, la cui sede è a Milano, mantiene la validità del contratto in quanto alle polizze aventi tre anni o più di data nel caso di morte per duello, o appunto di suicidio. Ma so bene ancora che il povero Rigotti aveva tanto in mente di assicurarsi sulla vita, come io ho in mente d'andare al Perù. Ah! figli miei!... proruppe il vecchio dottore con amarezza--se gli uomini, cominciando da me, avessero senno da profittare del bene offerto loro dal provvido genio del secolo, non si vedrebbe sperperare il quattrino senza por mente all'avvenire. Siamo spensierati, siamo indolenti, ci rammentiamo le utili istituzioni solo allora che un caso brutto ci capita sotto gli occhi... Povero Rigotti, via! non perdiamoci tanto in commenti, facciamo di meglio, soccorriamo.
E andò all'uscio, scansò il crocchio di gente raccolto lungo la scala, salì al secondo piano seguito da Tonino, e si pose vicino alle due donne, che piangevano l'una fra le braccia dell'altra.
Il dottor Grim*** era un uomo avanzato in età, che all'esercizio della sua professione aveva consacrato la vita dalla prima giovinezza. Campagnuolo di origine, aveva fatti gli studi a Bologna e, acquistata una buona riputazione, s'era ammogliato e manteneva la famiglia con decoro e agiatezza.
Fu allora che l'ottimo uomo vagheggiò nella sua mente un'idea commendevole e generosa, quella cioè di assicurare con un Contratto di previdenza una eredità ai suoi figliuoli, e riuscire così a dar loro una prova postuma di amore.
La sua professione gli accordava lauti guadagni, e fintanto che da un lato fiorivan le rendite e dall'altro erano tenui le uscite, la splendida idea s'andò maturando con quella facile persuasione che fa dire all'uomo--sono sicuro di far la tal cosa, se non oggi, certamente domani.--E i giorni passavano, i figli crescevano, e l'ottima idea del contratto di previdenza rimaneva nel sogno delle aspirazioni, mentre il denaro chiuso in una cassetta trovava molto bene la via di uscirne:--Farò domani, farò doman l'altro;--è la fede dell'ignorante in materia di tempo.
Lo colse la disgrazia di rimaner vedovo. Fu un crollo d'affetti e di interessi.
Per tributare all'estinta un omaggio fastoso, cui se non par lecito chiamar riprovevole è giusto chiamare incauto, il dottor Grim*** esaurì nelle funeralie, nel tumulo, nelle larghe elemosine, nel trasloco di casa, i risparmi già decimati, nè fuvvi caso di riammassarne mai più, perchè chi non effettua subito un disegno lodevole, incontra nella lentezza del domani cento ostacoli che paiono messi apposta per isbarrare la via.
Ecco il perchè su la fronte del degno dottore si distendeva una nube di malinconia tutte le volte che un incidente lo conduceva a pensare a ciò che era da farsi e che fatto non s'era.
Nel cuore e nella coscienza gli restò fissa una spina, un rimorso che s'inacerbiva di frequente e a cui dava il nome di un dolore retrospettivo.
Vedovo da molti anni si vide costretto d'immischiare alla grave, faticosa missione del medico l'altra non meno difficile di governare la casa; quel cómpito femminile parve superiore alle sue forze di uomo e ne fu oppresso, atterrito al punto che per un istante carezzò un'altra idea, quella di riprendere moglie.
Ma non ne ebbe il coraggio per un sentimento di devozione verso l'estinta, per un'angustia di tenerezza verso i figliuoli tuttavia bambini, e accettò rassegnato il solenne incarico dell'economia domestica, l'ardua impresa d'essere, come la provvidenza, in tutti i luoghi.
Paolina, fattasi donna prima del tempo, diventò valente massaia, sollevando misericordiosamente dalle spalle dell'eccellente dottor Grim*** la pesantissima croce del governo domestico, addossandosi, troppo presto per lei, la monotonia della vita. Faccende di casa, conti con la serva, un ragazzo da tutelare e un padre adorabile, ma che molto avanti negli anni, non si ricordava più delle distrazioni necessarie alla giovane età, e perchè vedeva la figliuola docile e quieta, ne aveva abbastanza; che non andava a spiarne il fondo dell'anima, nè domandava a se stesso se la donna a diciasette o diciotto anni è veramente capace, senza il genio del sacrifizio, di vivere d'aria di refettorio e di giardino come la sua!
Il dottor Grim*** sapeva che la casa è il tempio della donna e sapeva la verità; ma ignorava poi che rincarando la dose di un bene qualunque si va in pericolo di incontrare la sazietà che è il punto fosco di tutte le cose belle e buone.
L'avvocato Zaeli, solo al mondo, dacchè suo padre, amico del dottor Grim***, ebbe cessato di vivere, apprezzò la giovinetta pura come il fiore sbucciato nell'ombra, e la scelse a compagna della sua vita. Fu una grande consolazione per l'ottimo dottor Grim***! eppure nel giocondo palpito del suo cuore paterno suonò una campana dolente:--Ah! se al nascer della bambina avessi sottoscritto un'assicurazione a termine fisso, ecco che all'età del matrimonio potrebbe essa riscuotere una somma che io chiamerei provvidenziale.--
Gli sponsali erano fissati nella primavera e la primavera era già comparsa col suo diadema di verde e di azzurro, ma assai più bella che nei prati e nel cielo, sorrideva festosa nell'anima dei due innamorati.
Il brutto fatto accaduto in quei giorni, aveva sparso una tinta di tetraggine in casa Grim***, tanto prossima all'abitazione delle due disgraziate signore Rigotti; ma siccome al dott. Grim*** non garbavano a lungo le cose meste, dispose per il giorno primo di giugno le nozze; e Tonino spiccò un salto. Oppresso da mane a sera dalla memoria di quel colpo, di quel grido, di quel cadavere disteso all'ombra del fico, Tonino aveva bisogno di allontanare le cattive immagini dal pensiero, e a tal uopo giovavano mirabilmente le nozze di sua sorella, che a guisa di un iride venivano a rallegrare il domestico focolare.
Tonino dunque spiccò un salto quando suo padre leggermente commosso, comicamente grave, stabilì che nel primo giorno di giugno Paolina sarebbe la signora Zaeli. Padre e figlio si baciarono teneramente.
Tonino aveva giurato di comporre un sonetto nella occasione del matrimonio, e andò tosto a chiudersi in camera; ma... non si nasce mica un Petrarca! pensò; e modificando l'idea si decise per l'Ode. Poi... caspita! non si nasce mica facilmente un Parini, un Giusti o un Leopardi! son genii quelli. Un Tonino Grim*** non aveva già pronte le ali, e a mente fredda, ripensandoci su, trovava molto più adatto per lui uno Stornello. Avrebbe fatto uno stornello spirante odore di primavera, irraggiato da uno stuolo di auguri, di carezze, di gemme, di fiori.--Fior di rosa--cominciava: