Chapter 15
--Che misere creature noi siamo! Crediamo di agire per conto nostro, secondo i fini calcoli del nostro orgoglio, del nostro amor proprio.... E quando più stimiamo di aver servito il nostro interesse, di aver soddisfatto il nostro orgoglio, ci accorgiamo finalmente che abbiamo lavorato per tutt'altro!
Così, più tardi, ho sentito il bisogno di riandare il mio passato, di fissarlo nei suoi tratti principali, con queste pagine schiette e sincere; e lascerò al Bissi la cura di pubblicarle dopo la mia morte, se crederà che possano interessare e giovare a qualcuno.
Glielo dissi quella volta ch'egli venne a passare un mese a Villa Fausta per la villeggiatura di autunno.
Bissi aveva rinunciato all'impiego; i suoi libri gli davano, se non la ricchezza, un po' di agiatezza. Si era fatto fabbricare un delizioso villino in un paesetto della Riviera Ligure, e vi passava l'inverno e la primavera, lavorando in invidiabile solitudine, interrotta da brevi corse a Milano e a Venezia. Era divenuto tutto grigio, ma il volto e l'aria della persona conservavano una freschezza virile, e l'agilità di parola e di gesto della sua bella giovinezza. Io sembravo un vecchio accanto a lui, ed eravamo della stessa età. Egli viveva tutt'assorto nel suo gran sogno artistico, producendo regolarmente uno o due volumi all'anno che circondavano di gloria il suo nome anche fuori d'Italia; e quella vita di lavoro e d'isolamento avea lasciato intatta l'indole modesta, ritrosa, che me lo faceva prediligere tra i miei compagni di studi, quando sognavo inutilmente anche io e soffrivo per la coscienza dei miei vacui tentativi.
Lo vidi arrossire come un fanciullo sentendosi dire da Fausta:
--Come è bello il suo ultimo romanzo!
--Le hai permesso di leggerlo?--mi domandò maravigliato.
--Mi permettono di legger tutto; non sono più una bambina,--rispose Fausta.
--Veramente, io....--intervenne mia madre.--Ma Dario pensa che i libri come i suoi sono quasi un'anticipazione dell'esperienza della vita, una preparazione; e forse non ha torto.
--Li ho letti tutti, ed anche riletti,--soggiunse Fausta.--Spesso mi metto nei panni di qualcuna di quelle donne e penso: Che cosa avrei fatto io nello stesso caso? E, sa? Qualche volta mi sembra che le sue signore commettano grosse sciocchezze, quasi non sapessero ragionare.... Ma già è lei che le fa agire come le torna comodo, poverine!
--Agiscono anche peggio, signorina. Noi romanzieri non siamo mai tanto audaci quanto la realtà; e questo diminuisce il valore dell'opera nostra.
Io ero felice di udir ragionare Fausta a quel modo, come ero stato felice poco prima sentendole eseguire al pianoforte un «notturno» dello Chopin, con squisitissima interpretazione. Dalla crisalide della contadina era già uscita fuori la splendida farfalla che Bissi non si saziava di ammirare.
--In che modo siete riusciti a fare questo prodigio? E dico «siete» perchè lei, buona signora Maria, ha dovuto contribuirvi più di lui.
--Oh! Non disconoscere il merito che mi spetta!--feci io con una mossa di finto risentimento.
Si era fatto tardi. Mia madre e Fausta erano andate a letto; e noi due rimanevamo nel terrazzino del salotto, a fumare dondolandoci su le seggiole di bambù, scambiando rare parole, assorti nel silenzio della sottoposta vallata, sotto la cupa serenità del cielo fitto di stelle.
--Penso alla tua nuova Fausta,--esclamò Bissi, scotendosi tutt'a un tratto.--È una vera creazione; te la invidio!
--Hai torto. Il più meschino dei tuoi personaggi vale assai più di questa creatura, che ha ricevuto dalla generazione l'eredità di un'impronta particolare, incancellabile, un germe la cui essenza sfugge alla mia azione, e può scombussolare da un momento all'altro tutti i miei calcoli.
--Non è precisamente vero. Anche i personaggi delle creazioni d'arte si ribellano alla nostra volontà, e noi siamo costretti a seguirli nulla logica dei loro errori, senza poter farli deviare. Io ne soffro, ma essi resistono, proprio come nella vita.
--È diverso. E questo è il punto nero che mi dà qualche volta fin le ansie di un rimorso. Da mesi e mesi io riando tutto il mio passato e non a memoria soltanto. Ho voluto fissare, anche per gli altri, i miseri avvenimenti che hanno fatto di me un impotente della vita; e tu immaginerai facilmente l'acre sensazione di rivivere, quasi giorno per giorno, con straordinaria intensità, tanti particolari che in questi ultimi anni di torpore credevo scancellati per sempre dalla mia memoria. Che trista visione, caro Bissi! E di mano in mano che scrivevo, di mano in mano che rileggevo alcune pagine, mi sembrava di sentir l'alto mio grido di protesta contro la fatalità della Sorte. Può darsi che questo sia l'atto estremo della mia inguaribile vanità; può, però, anche darsi che sia la mia più compiuta giustificazione, caso mai....
--Caso mai?...--ripetè Bissi, con accento di vivissima curiosità.
--I miei ricordi si arrestano alla fine dell'anno scorso. Non vorrò aggiungervi altro. Non è più vita questa mia, è vegetazione quasi ingombrante. Dopo tanti sforzi andati a vuoto, mi sono già rassegnato. È il più serio gesto di tutta la mia stupida e dolorosa esistenza.
--Sei troppo severo con te stesso!
--No, Bissi, sono giusto.
--Tu hai realizzato un ideale di carità che dovrebbe bastare a compensarti di tutti i precedenti disinganni. Pochi possono dire come te: Ho trovato una creatura informe e la ho resa buona, intelligente, bella. Ho impedito così alla Natura di perpetrare uno dei tanti suoi atroci misfatti, allorchè mette al mondo un essere umano, e l'abbandona alla miseria, all'abiezione, al delitto, senza punto curarsene.
--E se non fosse così? Se, al contrario, ho svegliato in quella, che tu chiami creatura informe sentimenti, desideri, passioni che sarebbero rimasti inerti senza il mio intervento? Se invece di renderla felice, come forse sarebbe stata nella inconsapevolezza della sua condizione, ho destato nel suo cuore vampe violente, scatenato tempeste che la faranno piangere e disperare? Se dalle sue labbra contratte dall'angoscia dovranno uscire parole di maledizione contro colui che ha avuto l'idea di trasformarla, di elevarla, per soddisfare il proprio orgoglioso capriccio di uomo annoiato e deluso?
--Ma perchè pensi a questo e non al contrario?
--Perchè lo sviluppo di Fausta mi fa paura. E così la mia vita si chiude con un desolatissimo punto interrogativo. Non sono mai riuscito, con tanto slancio di volontà, ad attuare uno solo dei miei sogni; e il giorno che ho potuto compire un'azione che dovrebbe appagare la mia coscienza, mi veggo spinto a domandarmi:--Ho fatto bene? Ho fatto male?--E forse verrà a sorprendermi la morte prima che io ottenga una risposta. Potessi almeno raggiungere l'età legale per l'adozione di Fausta!--conclusi con un profondo sospiro, rizzandomi da sedere.
Bissi non disse nulla. Buttò via il sigaro che gli si era spento tra le labbra e mi strinse affettuosamente e lungamente le mani.
La vallata dormiva nella tenebra notturna. Lievi rumori indistinti arrivavano da lontano. Poco dopo, nell'alta quiete, proruppe il lugubre «chiù» d'un assiolo. Mi sentii stringere il cuore.
--Per chi crede ai presagi...!--mormorai con voce turbata.
E mi affrettai a rientrare.
FINE.