Racconti umoristici, vol. 2/2

Part 5

Chapter 52,026 wordsPublic domain

Oh tu non sai com’è fatta la donna! Fugge, e fuggendo vuol ch’altri la segua. Nega, e negando vuol ch’altri si tolga, Pugna, e pugnando vuol che altri la vinca.

Io ci ho creduto; voi negaste ed io volli togliermi, pugnaste e volli vincervi, e mi resto dopo tutto con un pugno di vento.

MARCH. Ma voi che siete poeta, come mai credete alle fanfaluche dei vostri confratelli? pensate a tutte le bugie che diceste in rima, e ditemi se avete ancor coraggio di credere. Però debbo riconoscere in voi un abile strategico, avete esplorato il mio campo di battaglia, studiato i miei libri. Davvero che siete assai previdente; duolmi che abbiate sciupato la fatica per battagliare contro un mulino a vento. Don Giovanni è diventato don Chisciotte! (_ride_).

LUIGI. Sono lieto di una cosa, ed è che se non altro riesco a mettervi di buon umore.

MARCH. Sfido io a star seria con questi squarci di lirica che m’andate tirando fuori. Ah voi siete della scuola del Tasso? vi compiango di cuore, perchè se seguite in tutto il vostro maestro finirete voi pure in un ospizio di pazzi, con molto minor gloria.

LUIGI. Se ciò accadesse, voi signora marchesa, dovrete averne rimorso.

MARCH. Oh! bella, e perchè mai?

LUIGI. È facile respingere una responsabilità, e certo a bella prima sembra che voi siate la creatura più innocente del mondo. Pure non è così, la bellezza, signora mia, in certi casi è un reato. Che ne possiamo noi poveri uomini dalla fantasia accendibile se al fascino d’uno sguardo, alle graziose movenze, al suono di una voce soave, non sappiamo tener salda la ragione? Ma io mentre vi guardo mi sento capace di tutto, non sono più padrone di me, e se mi comandaste di passarmi il cuore vi ubbidirei!... E tutto ciò non è forse l’effetto di una malìa, l’influenza del fascino che esercitate? Se domani venissi tratto in giudizio, io vi citerei come mia complice, perchè colla vostra cortesia _severa_ mi faceste dar di volta al cervello.

MARCH. Molto bene; ma è forse nostra colpa se gli uomini sono tanto buoni da far pazzie per nostro conto?

LUIGI. Sì, e ve lo provo. Voi siete bella, lasciate che vel dica, so che vi fa piacere; ostentate indifferenza per questa dote eccelsa della vostra persona, ma il fatto vi contraddice. Perchè se non badate agli uomini, perchè vi fate più bella coi ricci bizzarri della capigliatura, con abiti provocanti, con pizzi e merletti che sfumano misteriosi confini? Così facendo, tradite la vostra intenzione, quella di piacere. Ecco la colpa, ecco il male. Noi poveri uomini alla vista di tanta leggiadria andiamo in delirio; il tocco di una bella manina ci desta dei fremiti, le movenze graziose ci esaltano, un’occhiata ci fulmina... noi vediamo e siamo vinti. Supplichiamo per una grazia ed eccoci un rifiuto; domandiamo un sorriso e ci si risponde con un’occhiata torva. Dunque resta provato che tiranneggiate per progetto, e la responsabilità dei nostri errori ricade tutta su di voi! — (_La marchesa lo guarda con aria quasi di crederlo... Luigi dopo una pausa si avanza dubbioso e sorridente_). — Dopo tutto, signora marchesa, eccomi ancor qui umile e supplichevole; lasciate che realizzi il mio bel sogno, eppoi farò quello che più vi piacerà.

MARCH. (_con malizia_). No, no. Ah! credete che io mi lasci persuadere da dolci parole? Io non mi piego.

LUIGI. È la virtù delle canne deboli; si rompono.

MARCH. Dite quel che vi piace. In quanto al _vostro sogno_, farete meglio giuocandolo al lotto.

LUIGI. È questa l’ultima parola?

MARCH. No, la penultima... eccovi l’ultima (_gli dà la mano_); felice notte.

LUIGI (_risoluto_). E sia. Signora marchesa, io ricorderò quest’ora passata insieme come quella più lieta di mia vita.

MARCH. Ciò è cavalleresco! Badate, nello scendere, con alquanta precauzione, vi troverete sul pergolato. Domani, se siete ancor vivo, venite a dirmi come ve la siete cavata.

LUIGI (_un po’ serio_). Mi rincresce, ma domani non posso, vado via.

MARCH. Ebbene dopo domani.

LUIGI. Nemmeno.

MARCH. Andate dunque molto lontano?

LUIGI. Oh molto... vado in America!

MARCH. (_colpita_). Oh! che dite?

LUIGI. Parto per Lima, ove raggiungo mio fratello.

MARCH. E poi?

LUIGI (_commosso_). E poi... mi fermo là.

MARCH. (_c. s._) Per sempre?

LUIGI. Chi sa!

MARCH. Necessità d’affari forse?

LUIGI. No, signora, disgusto di stare in questa vecchia Europa, terra per me di fallaci lusinghe.

MARCH. (_con apprensione_). Che volete voi dire?

LUIGI. Voglio dire, signora marchesa, che quando si fanno dei bei sogni, bisogna scontarli con un triste risveglio. Voglio dire che quando si è tanto stolti da crescere nel seno delle false speranze, bisogna sopportarne le delusioni. Ma io non ho la forza di restar qui coll’eterno spettacolo dinanzi agli occhi di una felicità che sarà sempre un sogno per me. Parto, il viaggio, e gli affari faranno forse più di quanto non potè la ragione.

MARCH. (_commossa_). Luigi! giuratemi che questa partenza non è uno stratagemma.

LUIGI. Sull’onor mio, signora!

MARCH. (_con qualche imbarazzo_). Ebbene, poichè andate tanto lontano... e forse non ci vedremo più! non voglio certo lasciarvi partire disgustato. Se veramente vi fa piacere... se lo desiderate proprio di cuore, eccovi la fronte, fatevi un bacio!

LUIGI (_con slancio represso_). Matilde, voi siete un angelo!... (_la bacia_).

MARCH. (_un po’ confusa_). Ricordatevi degli amici... e di me!

LUIGI. Sempre serberò di voi la più cara memoria (_la bacia ancora poi fa per partire_).

MARCH. (_con tenerezza_). Luigi! restate in Europa?

LUIGI. È impossibile, soffrirei troppo.

MARCH. (_dopo breve esitanza_). Allora PORTAMI con TE in America.

LUIGI (_tornando a lei_). Che dite?

MARCH. (_con slancio stringendogli le mani_). Dico che un cuore nobile come il TUO si merita assai più che non sia il meschino dono della mia mano!

LUIGI (_inginocchiandosi_). Oh! grazie!

MARCH. (_rialzandolo_). Dunque, partirai ancora?

LUIGI. No, resto in Europa! (_l’abbraccia_).

FINE DEL LEI, VOI E TU.

VERSI

ALLA BUONA

«IL CAVALIERE»

_Mio carissimo Pipetto!_.....

Già lo sai, mio gran difetto Sta nel fare il beccafico Sulle cose della gente, Schiettamente te la dico, Sono alquanto impertinente, Ma che vuoi? tacer non posso In veder certi asinoni Animali fino all’osso Che la fanno da padroni!

Dimmi tu come ho da fare La mia tempra a raffrenare, Tu m’insegna a darvi passo Ed a starmene sul duro, Se m’incontro ad ogni passo Con quei ceffi da figuro. — Uno poi mi dà sui piedi, Cavalier de’ miei... stivali, E tu amico deh concedi Che con te la stizza esali.

Se lo vedi andare a spasso Con quell’aria da gradasso, Tu lo pigli in buona fede Per un uomo d’importanza; Tutto serio e grave incede Pien di boria e tracotanza; Per costume veste in nero Porta guanti ed occhialino, E a vederlo sembra invero Alcunchè di sopraffino.

Affettando negligenza Della croce ei ne fa senza, E portar si degna appena All’occhiello un picciol nastro. Tiene al collo gran catena. Un baston da borgomastro, Con sussiego guarda attorno, E si gonfia dal piacere, Se si sente dire intorno «Riverito, Cavaliere!»

D’una bestia al paragone Nulla vale quel bestione, Ed andando a vero onore, S’egli è stato decorato, Si può far commendatore Anche un asino calzato. Consiglier municipale Ei fu eletto da diec’anni, Ma sua cura principale È dormire sugli scanni.

Quando schiude quella bocca La sciocchezza vi trabocca, Dà consigli, dà sentenze Quello stolto babbuino, Dice tante incongruenze Da sgradarne Bertoldino. Sa poi leggere, ma come Nel latin di sacristia, E per scrivere il suo nome Fa un error d’ortografia.

Ignorante consigliere, Petulante cavaliere Pien di fumo, pien di boria, Asinone in quintessenza, Star coi nobili si fa gloria Giacchè, a dirla in confidenza, Questo stolido baggeo Vero tipo dei COLOMBI Sdegna il sangue di plebeo Che gli scorre dentro ai lombi.

Ei passeggia lungo i viali Pien di carte e di giornali, Sbircia attorno colle lenti, E se degna d’un saluto Crede far tutti contenti; Se poi sa d’esser veduto Atteggiandosi a sussiego, Tira fuori di scarsella Qualche carta qualche piego, Qualche lettera o parcella.

Entra in casa gravemente, E ’l portiere immantinente; — _Ben tornato Cavaliere!_ Batte all’uscio e il servo lesto: — _Riverisco Cavaliere,_ _Di ritorno così presto?_ _Forse l’aria è troppo fresca?_ Ei si stempra pel piacere, Ed il servo alla fantesca; — _Colazione al Cavaliere!_

Cavalier dovunque suona E per l’aria ognor risuona, Te lo abbaja la cagnina, E lo canta in grotta il gallo; Nelle sale ed in cucina Lo ripete il pappagallo, Ed ovunque ti rivolga Di scappar non hai potere, Non c’è santo che ti tolga, Suona sempre — Cavaliere. —

Ha una faccia che dà ai nervi, Guarda tutti come servi Dir che è un asino, un villano Dir che è sciocco, è poco o niente; Egli è un fior di ciarlatano Ignorante impertinente. — S’è la polvere inventata Che distrugge insetti e bruchi, Oh perchè non fu trovata Polve tal per questi ciuchi?

E di simil raffataglia Tanto è zeppa quest’Italia Che ne incontri ad ogni istante In ogni angolo di via, E in tal modo andando avante, Stammi a udir la profezia, Si faranno cavalieri Truffatori e burattini Gabbamondi, barattieri Stenterelli ed Arlecchini.

LA MORALE

Sei fior del secolo Santa morale Sei fatta l’idolo Universale, Ed il tuo fascino Trascorre a volo Come l’elettrico Di polo in polo; Are t’innalzano Tutte le genti, E ti strombazzano Ai quattro venti.

Tu sei l’immagine D’una speranza Bella ed eterea Nella sembianza, Tutti ti guardano Siccome un punto Inaccessibile Non mai raggiunto, Tutti t’ammirano, Ognun ti ha in bocca, Ma infin dell’opera Nessun ti tocca.

Il prete in pergamo Ti canta lodi, E di te predica In mille modi; Ma spesso ipocrita Mentre si piega, In fondo all’anima Poi ti rinnega, E lodi e prediche Che a josa insacca, Non son che il trespolo Della baracca.

Dall’alte cattedre Gravi retori D’austere regole Son banditori; Coll’arma facile Della parola Fan d’arzigogoli Confusa scuola, Ma infin gonfiandosi Con ciance vane, Fan nulla e gracchiano Come le rane.

Tutti t’inneggiano MORALE Santa, Ognun discepolo Di te si vanta, Delle tue massime Si fa gran smercio Come d’articoli Messi in commercio; E ti conservano Nella vetrina La dama rigida E la sgualdrina.

Severi giudici E magistrati Sempre si vantano Da te guidati; Di te si dicono Spezzata lancia, Ma moralissimi Son per la pancia; Di Temi cingono L’alma corona, E tengon moccolo Al Dio Mammona.

T’han messa in musica In prosa e in rima, Ma il mondo sdrucciola Peggio di prima; All’ombra placida Di tua grandezza, Si cela un’intima Spudoratezza, Tutti ti espongono Con nobil gara Siccome il balsamo Di Dulcamara.

Passi qual zeffiro Che lieve spiri, E ’l mondo visiti Per mille giri; Ascendi al culmine Di reggia aurata, E là rimani Mistificata; Trascorri rapida. Discendi all’are, Ma ti tradiscono Trono ed altare.

Servi di maschera A una genìa Grama per cinica Ipocrisia; Se badi a chiacchiere, Sei vocazione D’ogni ridicolo D’ogni buffone; Tutti ti spacciano A piene mani, Pseudo-filosofi E ciarlatani.

Gente da trógolo Sinistra e scura, Coscienze livide D’ogni lordura Di te s’adornano E vanno attorno, Alto acclamandoti E notte e giorno; Ma sotto all’egida Della tua maglia Il marchio celano Della canaglia.

Quei contafrottole Leccastivali Che ti strascinano Su pei giornali, Son gente equivoca Che fa negozio Di buone massime Per stare in ozio; Anime tenere Fior di candore Che ai loro comodi Hanno il pudore.

Codesti arcangeli Della grand’era Diventan nottole In sulla sera; Deposto l’abito Dell’apparenza, Si fanno lecita Ogni impudenza, E poi risalgono Sulla bigoncia E ti contrattano Un tanto all’oncia.

Nuovi proseliti De’ tuoi dettati Lenoni e protei Son diventati; Di fede in pubblico Fan l’impresario, Trecconi ignobili Dietro il sipario, E da neofiti Di simil razza Povera vittima Sei tratta in piazza.

Oh! dalle nuvole Sublime Dea Scendi terribile Nuova Adrastea, E la tua collera Più non si stanchi, Sulla combricola Dei saltimbanchi Che del tuo nome Fan triste scempio, E ti profanano Altare e Tempio!

FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME

INDICE DEI DUE VOLUMI

VOLUME PRIMO

Prefazione Pag. 5 =Un Soldo= » 15 =Un’Avventura galante= » 87

VOLUME SECONDO

=Una Croce meritata= » 5 Sproloquio » 7 Manifestazioni d’un genio! » 9 Eureka » 15 Nemo propheta in patria » 25 La forza del Destino » 31 Il sole entra in Capricorno » 43 La dabbenaggine alla prova » 51 Diplomazia dell’asino » 61 Apoteosi » 71 =Lei, Voi e Tu= » 75

=Versi alla buona=

Il Cavaliere » 111 La Morale » 119

NOTE:

[1] Badi l’attore che il sogno è una finzione... un colpo di malizia per dichiararsi. Tutto va detto leggiermente con scherzo.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.