Racconti storici e morali

Part 8

Chapter 83,843 wordsPublic domain

Le prime amicizie, così candide e verginali, eppure così strette e decisive dell'avvenire, sono attentamente invigilate da essa; sebbene il tenore di sua educazione ha fatto sì che ciascun de' suoi figliuoli prescegliesse per amici quelli che la natura stessa esibì, voglio dire i fratelli, coi quali si hanno comuni gli affetti, i desiderj, le speranze, le vicende. O madri, o madri, stringete, rassodate al più possibile questi domestici affetti, chè come la famiglia è il nocciolo della politica convenienza, così le casalinghe affezioni sono la fonte e il suggello delle cittadine virtù. Ma per questo è duopo sbandir le predilezioni, stabilire una perfetta uguaglianza, sulla quale soltanto può fondarsi il reciproco amore, uno studio reciproco di meritare la tenerezza de' genitori, un coraggio ad operare di conserva. Sciagurata quella che predilige uno dei figliuoli; che a quell'uno perdona ogni cosa, ogni cosa concede, a differenza e scapito degli altri! Gli altri nel cucco della mamma non vedono che un emulo; il malavvezzo già fantastica una distinzione indipendente dai meriti, una ingiustizia che giova; e così finisce odiato dagli altri, vano, capricioso, indolente, presuntuoso, ostinato, e quindi infallibilmente infelice.

«Non è forse,» riflette bene il Tommaseo[9], «non è forse uffizio al mondo più delicato e più difficile dell'educazione del cuore di una donna. Chiunque per istinto e per obbligo vi si accinge, dovrebbe tremare di sè stesso; e, considerando la buona riuscita come un vero miracolo, non la sperare che da Dio. Per ben educare una donna, converrebbe poter comandare a tutte quelle circostanze che possono operare sull'animo di lei, molle a riceverle, e a conservarle tenace; circostanze innumerabili, non previsibili, minutissime e sempre varie. Chi giungerà a calcolare gli effetti che una parola, uno sguardo, un cenno, una conseguenza, un'abitudine posson fare sull'animo femminile? Egli è un piccolo mondo, dove le lontane e menome cagioni, in modo invisibile concatenate, producono sempre nuovi effetti, come gli elementi stessi, in varia proporzione uniti, diventano o l'aria animatrice del fiore nascente, o l'acqua che scende con impeto a corromperne la bellezza.

Non domandatemi dunque se la madre ond'io parlo abbia un solo momento affidata altrui una cura sì dilicata, ove il minimo errore può trascinare il disordine e il disonore su chi trascurò di prevenirlo; se, buona, ella stessa e d'incolpato esempio, e quindi sempre consentanea con sè stessa, sappia coll'esperienza propria avvertire le sue fanciullette dei lacciuoli preparati al sesso, che noi chiamiamo debole per discolparlo in anticipazione del suo soccombere; avvertirle, dico, con quel modo che solo in mano delle imprudenti può divenire un pericolo, può sfiorare la squisitezza del pudore mentre intende a conservarla; e come le passioni più sfrenate e ribalde nascano sovente da nulla più che da un impeto d'immaginazione, dall'amor delle inezie, dalla prurigine di piacere e di primeggiare; se attenda ai discorsi degli estranei e dei domestici, alle confidenze dell'amicizia; se calcoli sull'impressione che fanno nel giovine cuore la novità, lo spettacolo. Ai teatri non conduce mai nè maschi nè bambine, non perchè essa creda il teatro cattivo in sè, ma lo crede cattivo nel modo che ora si fa. E perchè io mi meravigliavo di non sentire da essa quello ch'è un luogo comune nell'educazione materna, cioè il dipinger alle figliuole il mondo siccome una tristizia, siccome un continuo inganno; gli uomini come pessime creature, nei quali non possono le fanciulle trovare che perfidi, che ingrati, che mostri. — Il così operare (mi diss'ella) equivarrebbe al modo di chi, temendo l'indigestione, parlasse male a' suoi figliuoli de' cibi in generale. Lasciamo là i sentimenti che s'ispirano così alle fanciulle contro questo mondo, fra il quale son pur destinate a vivere. Giunge l'età delle passioni: un uomo, e voglio supporre un uomo non cattivo, avvicina l'inesperta, già da natura inclinata a non trovar in esso che bello e bene; se veramente è persuasa che tutti gli altri siano ribaldi, guarderà quest'uno come un'eccezione, come un non so che di mirabile, di straordinario, una fortuna, un privilegio donatole dal cielo: ovvie sono le conseguenze.»

Opportuno dunque le sembra, anzi che alle fanciulle ispirar paura degli uomini, educarle a diffidar di sè stesse, pensare all'avvilimento cui può condurle un istante solo di obliata modestia; alla poca fede che gli uomini hanno nella femminile virtù, ed allo studio con che osservano l'impressione che la loro presenza produce sulle donne, per trarne partito.

Avendo ella accostumato i suoi figliuoli sin dalla prima età a tenere cura ciascuna del proprio armadiuolo e della pulitezza degli abiti, ed assistere alle compre, informarsi del domestico avviamento, crescono all'amor dell'ordine, della lindura, dell'economia.

Qualora, poi, angelo di consolazione, ella scende al tugurio del poveretto, a risparmiare alla vedova decaduta la vergogna del chiedere, ad asciugare le malide gote dell'agonia, a ristorare di pane gli orfani abbandonati, a mescere il vino alla sfinita nutrice, chi potrebbe altri venirle compagno e testimonio migliore che i suoi figlioletti? _Meglio è andare alla casa del lutto che non a quella dell'esultazione_, lo dice la Sapienza istessa. Oh! quando que' bambini hanno veduto serenarsi una fronte desolata; la mano della benefattrice, stretta in silenzio ed in silenzio baciata dal ristorato poverello; sopra una pupilla ove il pianto era inaridito ricomparire la stilla, ma simile alla pioggia sugli arsi campi in agosto; e quell'occhio, dapprima sbattuto e nella calma della disperazione chinato a terra volgersi ravvivato al cielo, benedicendolo d'aver eletta la donna a ministra di sua bontà; quando ciò avranno veduto, che altro non sarà di mestieri per infondere nei loro teneri cuori la soavità dell'amore, la dolcezza della generosità, il desiderare le incomparabili gioje del consolare altrui?

«Sa abbastanza quella donna che sa contare le camicie di suo marito.» È un pezzo che tali massime sono invecchiate, e si è compreso quanto giovi che la donna sia colta, sì per occupare viepiù e contentare di sè lo sposo, sì per dirigere l'istruzione de' proprj bambini, e non arrossire in faccia ad essi. Quella di cui io ragiono, educata sufficientemente in sua casa, ma più educatasi da sè stessa, è la maestra unica de' fanciulli sinchè piccini; ne è la direttrice quando deve pure sottometterli a maestri. E qui conviene che confessi d'aver per lei sentito più che mai un vuoto nella nostra letteratura. Perchè, richiesto più volte a suggerirle libri adatti alla tenera età, libri di morale sana e di facile intelligenza, che piacessero all'intelletto e migliorassero il cuore di fanciulli, di giovinette, pur troppo a stento ne trovava, e tanto meno in quei che si professano scritti per la gioventù[10]; pur troppo in quei pochi che mi parevano da ciò, essa, che non darebbe mai un libro a' suoi figliuoli senza averlo dapprima scrutinato, ritrovava in abbondanza cose superiori alla capacità, o vane, o storte. La letteratura italiana ha altro a fare che occuparsi di preparare al bene coloro che per altre vie adempiranno le speranze, ch'ella forse sa seminare, ma non condurre a maturanza.

L'associare ai giuochi l'istruzione è sua pratica[11]; giocando insegnò loro a leggere, a numerare, le prime linee del disegno, i primi passi della geografia. Veramente a poco più in là si spinge l'istruzione ch'essa fu in grado di dare da sè ai suoi figliuoli, nel che vi prego, o colte signore, a non volerla troppo agevolmente disistimare.

Ella si agevola anche la fatica col fare che i suoi bambini s'istruiscano uno con l'altro, i maggiorelli insegnino ai minori, saldando così meglio nei primi le cognizioni acquistate, giovando a' secondi col dar loro maestri, i quali conoscano quel linguaggio più opportuno all'età puerile, che nell'ingrandire si disimpara; in fine collegando gli uni cogli altri per via del benefizio e dell'utile reciproco. Que' figlioletti, non avendo migliori amici che i proprj fratelli, miglior confidente che la madre, potrebbero crescere altrimenti che a dolci e retti sentimenti? E perchè si amano, essi sono tutta cura di evitare ciascuno quel che possa all'altro dispiacere, e la docilità nasce dalla tenerezza. Oh se una madre riesce a dare alla società i suoi figliuoli buoni, quanto bene ha compita la propria missione!

Una madre così fatta, perchè non poss'io nominarla all'ammirazione de' suoi concittadini?

Sebbene... no, è inutile: il mondo non bada, non applaude che alle virtù rumorose, quand'anche tornino a suo disastro: le tranquille ed utili devono crescere inosservate; lontane da ogni ricerca di trionfo, paghe di sè e d'un Dio che vede e ricompensa. Il mondo ha dato un nome ai torrenti e ai fiumi, che in loro pena recano il guasto alle fertili campagne e alle popolose borgate: ignora il ruscelletto che lambisce ed educa i fiori sul suo margine, e diffonde sui prati la fertilità e la vita. Tutt'altro che la donna politica, tutt'altro che la donna libera de' filosofi, che la donna emancipata di coloro che vogliono assocciarla alla sovranità maschile per farle perdere l'impero che ora possiede, la donna ch'io dico è signora soltanto nel sacrario domestico; il marito la onora quanto la ama, la consulta ne' casi difficili: i figliuoli la guardano con amorevole sommessione; concilia pace tra i vicini; colle limosine e le consolazioni sparge avvisi salutari, da pochi è conosciuta, da pochissimi nominata. Ma fortunati i figliuoli che incontrano una madre tale, degna che le cure sue vengano benedette dalla provvidenza, senza di cui qualunque fatica dell'uomo è nulla. In verità io vi dico che una nazione dove sieno frequenti tali madri, non è bene che non possa promettere a sè stessa. Ma perchè dunque la società nulla adopera per formarne? dirò di più, perchè adopera ogni modo a formarle affatto differenti?

CONFORTI D'UN VECCHIO AI VECCHI

«Per corta che sia la vita, la è sempre lunga abbastanza purchè buona e onesta.» Così filosofava Cicerone: ma fra i vecchi saranno sempre il maggior numero quelli che esclameranno umanamente col vecchio Goethe: «Amabile vita, dolce e cara abitudine d'esistere e di operare, dovrò rinunziarti?»

Mentre è di moda affettarsi già logori a 20 anni, sazj dei godimenti, disingannati dagli affetti, spogli delle illusioni: allorchè si avvicinano i 50 anni, tutti vorremo ricominciare, o almeno allungare il tempo tanto più, quanto più si sente che «giunta in sul pendio precipita l'età.»

Ebbene, consoliamoci al pensare che il nostro corso non è finito; che restiamo ancora in capitale d'alquanto di vita avvenire. «Quando uno ha 40 in 50 anni, faccia conto d'essere a mezzo del suo cammino.» Lo diceva il famoso longevo veneziano Luigi Cornaro; lo ripeterono Buffon e Haller; lo sostenne testè con raziocinj e con argomenti il signor Fleurens, segretario dell'Accademia delle Scienze di Parigi, in un curioso, se non profondo libro, _Della longevità umana e della quantità di vita sul globo_ (Paris 1855), «Son quindici anni (dic'egli) ch'io continuo ricerche sulla legge filosofica della durata della vita dell'uomo e in alcuni animali domestici, e la risultanza più precisa è, che normalmente essa va ad un secolo.»

Così fosse! ma per intenderci bisogna distinguere la vita media, la vita ordinaria, la naturale, la straordinaria.

La durata media della vita si ottiene (chi nol sa?) sommando gli anni di molti individui, e dividendo la somma pel numero di questi; sicchè vi vanno comprese tutte le malattie, tutte le accidentalità.

Benoiston de Chateauneuf per 14 anni calcolò la durata della vita sopra 14 milioni di persone, morte fra le rive del Mediterraneo e il mar Glaciale; e trascurando l'infanzia, in cui ne perisce il maggior numero, trovò che, ogni cento persone, più di 44 giungono a 30 anni; dai 30 anni ai 60 se ne perde un poco meno della metà: a 70 anni trovò ridotti a un terzo quelli che avevano tocco i 30; un decimo agli 80; ai 90 ne restava appena uno ogni 63.

Prendendo tutti i nati, anche quelli che respirarono un solo istante, si riconosce la vita media di 39 anni e 8 mesi: era di 28 anni e 9 mesi all'uscire del secolo passato: di 26 nel 600; di 17 nel 1400, chi voglia fidarsi delle statistiche: i legislatori romani, sopra il ruolo di popolazione tenuto per mille anni da Servio Tullio fin a Giustiniano, stabilirono la durata media a 30 anni.

Le probabilità del vivere sono dunque di 39 anni e 8 mesi pel bambino; ma crescono rapidamente: e a quattro anni già arrivano a 49 anni e 4 mesi: poi decrescono: ai venti sono di 40 e 3 mesi: ai trenta di 34 e un mese; ai quaranta di 27 e mezzo; ai cinquanta di 20 e 5 mesi; ai sessanta di 14 e 3 mesi; chi ha settant'anni può sperarne ancora 8 e 8 mesi; chi ottanta, 4 anni e 8 mesi; chi novanta, 21 mesi.

A ciò riescono i calcoli del Deparcieux, sopra i quali si stabiliscono i contratti vitalizj e le tontine. Cosa mortificante il doverci riportare ai computi dei Belgi e dei Francesi; perocchè non possediamo nessuno studio siffatto in Italia, benchè non pochi si ostentino cultori della statistica e, ciò che farebbe più al caso, della statistica medica. Eppure tale studio sarebbe più desiderabile, perchè varia la durata secondo i paesi, e mentre la media in Inghilterra supera i 38 anni, in Francia sta ai 30, a Napoli a 31 anno e 7 mesi, in Sassonia appena a 29.

La varietà sentesi ben maggiore quanto ai longevi, e mentre in Francia, sopra mille nati, 364 toccano i 60 anni, soli 272 nel Belgio e 91 a Vienna, ove poi soli 14 giungono agli 80, mentre in Inghilterra vi giungono 74, in Francia 80. Quei che compiono i 60 anni, per lo più raggiungono i 65, e in generale vi ha un centenario ogni diecimila nati.

Fu poc'anzi pubblicata, in superba edizione, la statistica della Francia, e ne raccogliamo, per ciò che concerne il nostro argomento, che sopra i 35,783,170 abitanti di quello Stato si hanno:

Uomini Donne In tutto

fino ai 25 anni 8,316,651 8,195,052 16,511,703 dai 25 ai 55 anni 7,265,630 7,208,780 14,474,410 dopo i 56 anni 2,194,731 2,572,683 4,767,414 d'età non provata 17,952 11,691 29,643

Dal che risulta che, di 100 persone, 46 appartengono all'età dell'incremento: 41 all'adulta: 13 al decremento, al quale meno di un settimo della popolazione arriverebbe.

Fra questi le femmine stanno agli uomini come 14,30 a 12,33; e in generale la vita media delle donne è alquanto più protratta da per tutto, ma sono di più i maschi che raggiungono età straordinarie.

Secondo il censo della popolazione della Gran Bretagna nel 1851, dei 21 milioni d'abitanti del regno unito, mezzo milione oltrepassarono i sessant'anni; più di 129,000 raggiunsero gli ottanta: circa diecimila di novanta: 319 passarono i cento.

La longevità dei patriarchi appartiene al miracolo: nè qui è il luogo d'esporre i sistemi con cui vuolsi ragionarla o spiegarla. Certo dopo Abramo, vissuto 175 anni, entriamo in vite più normali; Giacobbe ha 145 anni, Sara 127; Mosè 120; Giosuè 110 anni, poi Eliseo 100; 90 Elia, Antioco Epifane compare con 149 anni, ma sull'età di questo straniero può revocarsi in dubbio la fede del libro dei Macabei.

Molti illustri greci vissero assai: Epimenide di Creta 153 anni, Gorgia Leontino 107, Democrito 109, Xenofilo musicante 105, Isocrate retore e Zenone stoico quasi un secolo, come il panteista Xenofane, e Apollonio Tianeo taumaturgo, e Terenzio Varrone storico a Roma e quivi.

Ctesibio avea 124 anni quando passeggiando morì: 103 la Terenzia di Cicerone: 115 Claudia moglie di Ofilio; di 100 l'attrice Luceja recitò: di 104 Galeria Copiola salì la scena per la guarigione d'Augusto, 91 anno dopo la prima comparsa.

Nel censimento fatto sotto Claudio imperatore, un tal Fullonio di Bologna attestò d'avere 130 anni; e in quello sotto Vespasiano si trovarono a Parma tre uomini di 120 anni, uno di 130: a Piacenza uno di 150, uno di 131, quattro di 120, sei di 110; e nella Gallia Cisalpina, cioè fra l'Appennino e il Po, cinquantaquattro di 100, due di 125, quattro di 130 o 137, tre di 140; a Faenza una donna di 132, a Rimini un Marco Aponio di 150.

È bizzarro; ma il vediamo tuttodì, come campino a lungo i guerrieri, e l'antichità abbonda d'esempi; Perpenna giunse ai 98 anni, Valerio Corvino ai 100, e ne corsero 49 fra il primo e il secondo suo consolato.

Ognuno ricorda la longevità degli eremiti del medioevo, in mezzo alle astinenze, ma con quella calma che tutto rimette al Signor Iddio.

Chi crollasse il capo sopra i numeri antichi, gli ricorderemo che il celebre medico e filosofo Haller raccolse copiosi esempj di vite diuturne, e ne conta più di mille di là dai 110 anni; sessanta dai 110 ai 120: ventinove dai 120 ai 130: quindici dai 130 ai 140: sei dai 140 ai 150: uno di 169. Tommaso Giannotti Rangoni nel 1550 dedicò a Giulio III un'opera _Dell'allungar la vita oltre i 120 anni_, dove molti annovera che a quell'età pervennero, fra quali san Romualdo anacoreta ravegnano; l'autore non ne visse che 84, Lejuncourt fece una _Gallerie de Centenaires_, poco esatta come sogliono essere tali compilazioni sistematiche, dando la vita di 120 persone che oltrepassarono i 120 anni.

Harvey il famoso scopritore o divulgatore della circolazione del sangue, attesta che Carlo II re d'Inghilterra nel 1635 chiamò a sè Tommaso Parre, povero paesano di Alberbury, ch'era nato nel 1483, e aveva veduto dieci re. Venuto, mangiò più del solito, e morì: morì dunque di malattia accidentale a 152 anni, e l'autopsia mostrò sani tutti i suoi visceri, e non ossificate le cartilagini sternali.

Al 19 gennajo 1710 moriva nella diocesi di Bruges il contadino Giovanni Mansard di 110 anni: aveva avuto dieci mogli: l'ultima sposò di 99 anni, e due anni dopo n'ebbe un figliuolo.

Nel 1750 Carlo Czartin ungherese morì di 172 anni e poco prima di sua moglie di 164: il loro figlio ne visse 158: Pietro Rogwin, 185: Giuseppe Sarrington in Norvegia del 1795 moriva di 160 anni, avendo il figlio maggiore di 105 anni, e il minore di 45: cioè potè generare per 60 anni.

Nel secolo scorso in Inghilterra morirono 49 dai 130 ai 175 anni: 4 a 138, 7 a 134, 2 a 146, 4 a 155, 1 a 159, 1 a 160, 1 a 168. 1 a 169, 1 a 175, 1338 passarono i 120.

Draper, nel recente lavoro _Duration of human life_, recava dalle recenti statistiche inglesi, una Margherita Patten di 130, un Tommaso Parr di 152, un Giovanni Room di 172, un Pietro Torton di 185.

Al congresso delle scienze morali a Edimburgo nel 1863 fu annunziato che, nel secolo corrente, in Iscozia da 1800 a 2000 persone erano campate centenarie. Nel 1862 morirono più che centenari la vedova Villart e Neofito Metaxas arcivescovo d'Atene; una Maria Viassenga italiana in Algeria di 103 anni, a Urrugue Manuella Suhasti di 108, un altro dell'età stessa a Prats, nell'ospizio dove viveva un uomo di 110, e un Pietro Merville morì di 116: tutti questi presso Bajona; a Biaritz Maria Biella nata nel 1754, nel Calvados Maria Tesson di 107 anni, a Pantou nelle Lande Maria Castelnau di 110, in Irlanda un contadino di 112.

Ne' conti del 1861, Madrid appare come la capitale che ha più vecchi, contando sol fra le donne una di 116, una di 111, una di 108, due di 102, una di 101, una di 100.

Negli Stati Uniti si decretò una pensione a quei avevano combattuto nella guerra dell'indipendenza, finita nel 1782. Or bene, nel censimento del 1865 se ne trovarono vivi ancora 24, di cui il più giovane avea 94 anni, tre ne aveano 100, uno 112, e tra tutti sommavano a 2439 anni.

Nel 1867 a Costantinopoli moriva la sultana di 130 anni: e presso Macerata, Santa Colombini di 109 anni. Oggi in Francia contano più di 500 persone nate prima del 1774. C'è una famiglia nel Cantone della Ferè ove padre, madre, il suocero e una zia sommano 401 anno: e i due vecchi presero quest'anno la licenza di caccia.

Nel febbrajo 1868 morì a Napoli un cacciatore dei Borboni di 102 anni, padre di 20 figliuoli, uno dei quali ha 80 anni.

La Svizzera contava dieci centenarj alla fine del 1860, sur una popolazione di 2,310,494 anime, dai 100 ai 102 anni, di cui 3 uomini e 7 donne; 547 persone dai 90 ai 100 anni, fra cui 256 uomini e 291 donne; 11,092 dagli 80 ai 90 anni, di cui 30,164 uomini e 30,598 donne, infine 738,989 dai 60 ai 70 anni, di cui 68,046 uomini e 70,943 donne. È dunque un totale di 211,400 rappresentanti del secolo scorso, in cui predomina per numero il sesso femminile.

E cento anni appunto sarebbero la vita completa, secondo Fleurens, il quale si fonda sull'analogia degli altri animali, la cui durata è il quintuplo dell'età dell'incremento, e questo è proporzionato alla gestione, e la gestione alla grandezza del corpo. Che se non tutti vi arrivano, si pensi che i più muojono di malattie, e pochissimi di vecchiaja. In quel tenore artificiale di vita che l'uomo si è fatto, ove il morale è più spesso malato che non il fisico, e il fisico malato più spesso che non sarebbe in abitudini serene, calme, costantemente e giudiziosamente laboriose, qual meraviglia se la sanità va scompigliata? se una vita di timori, di rancori, di litigi, mena a morir d'amarezza?

Però la vita normale non procede tutta omogenea e seguente, come il moto d'un oriuolo; ha le sue accelerazioni e le sue pose; le epoche organiche e le critiche, come direbbero i Sansimoniani.

Ippocrate stabiliva i periodi della vita di 7 in 7 anni fino ai 70; di là dei quali un filosofo ne aggiunse due altri fino agli 84, dopo di che non se ne terrebbe più conto, come al guidatore di cocchi quando oltrepassa la meta nel circo.

Varrone distinse la vita in cinque periodi, terminati ai 15, 30, 45, 60 e 75 anni, da essi deducendo i nomi de' _pueri_, _adolescentes_, _juvenes_, _seniores_, _senes_.

Al censimento della Gran Bretagna testè accennato è anteposta una relazione, dove si fissa la vita a cent'anni, divisa in 5 periodi di 20. Il primo comprende l'infanzia e l'adolescenza: il corpo cresce, lo spirito si forma, i costumi si regolano, s'acquistano il linguaggio e le cognizioni e le tradizioni dell'umanità; verso la fine appajono sentimenti generosi, la passione, l'entusiasmo; talvolta il delitto.

Il secondo è dell'età matura, avente il colmo ai 30 anni: età della forza, della poesia, dell'invenzione, del bello; si va soldati, si diviene operaj, si mette casa, e si ottiene il dolce nome di padre; mentre i malvagi rompono alla passione, al delitto, alle follie più terribili, alle malattie più perniciose.

Nel terzo ventennio, dai 40 ai 60, gli uomini diventano eminenti, ciascuno nella propria professione: le spese sostenute per l'istruzione recano frutto; il carattere d'uomo fatto ci procaccia confidenza: l'esperienza come l'ingegno permettono di trattare gli interessi più vivi della società. I figliuoli nostri son già uomini; ci crescono attorno gli edifizj da noi fondati, gli alberi da noi piantati, le vigne e i campi da noi dissodati; l'operajo diviene capo di fabbrica, e dirige gli stabilimenti ove prima era apprendista: è l'età della maggiore intelligenza, in cui si fanno le leggi, si pronunziano i giudizj, si scrivono opere per l'immortalità.