Part 12
Franklin, per quanto rincresca il non veder mai qualche cosa di elevato in mezzo a tanta positività di buon senso, ci pare sempre più degno d'esser presentato all'imitazione del nostro secolo, il quale, tutto dedito alla materialità, sarebbe un gran che se potesse, come lui, possedere quella dose di criterio che si guarda dagli entusiasmi d'ira o di applauso, che non si lascia trascinare dalla corrente, che coltiva quelle medie proporzionali, in cui secondo il detto di quel Greco, somma forza riposero gli Dei. Ora egli, in sua giovinezza, istituì nella sua patria un circolo; — noi all'inglese lo chiameremmo un _club_; egli inglese, alla spagnuola lo chiamava una _giunta_; tanto è comune il creder migliori le cose, almeno le denominazioni forestiere. E con diversi amici vi s'adunava ogni venerdì sera, non per mormorare, non per spoliticare, nè per legger una dissertazione; ma per discutervi sopra un punto prestabilito. Ciascuno vi si preparava o coll'esame della materia, o colla conoscenza de' libri che ne trattavano; ed egli pretendeva (cosa incredibile perchè impossibile) che nessuno vi portasse amor di controversia, nè ambizione di trionfi. Lasciamo ai curiosi il cercare gli atti di quella fortunatamente non accademia; quel che a noi piace riferire si è che prima di aprire la giunta si proponevano le ventiquattro domande seguenti:
I. Nelle ultime vostre letture avete trovato qualcosa di notevole, e tale che meriti esser comunicato alla giunta, particolarmente in fatto di morale, storia poesia, fisica, viaggi, arti meccaniche, od altre parti dello scibile?
II. Quale istoria, degna d'esser conosciuta, avete letta di fresco?
III. Sapete che qualche cittadino di recente non abbia fatto onore a' suoi affari, e qual cosa udiste sulla causa del suo dissesto?
IV. Avete udito che qualche cittadino sia prosperato? e per quali mezzi?
V. Avete saputo per quali vie un uomo di qui o d'altrove sia arrivato ad arricchire?
VI. Sapete che qualche vostro compatrioto abbia fatto una buona azione, degna d'esser lodata e imitata, commesso qualche errore in cui importi essere avvertiti e difesi?
VII. Quali tristi effetti della intemperanza avete osservati o uditi? quali dell'imprudenza, della violenza d'altri vizj o stravaganze?
VIII. Quali buoni effetti della temperaza, della prudenza, della moderazione, o d'altra virtù?
IX. Voi o qualche vostro amico foste malato o ferito? e quali rimedj adopraste? e con quale successo?
X. Conoscete alcuno che deve tra poco fare un viaggio per terra o per mare, e sapete che s'abbia opportunità di far qualche invio col suo mezzo?
XI. Pensate voi a qualche oggetto, in cui la giunta possa rendere servigio all'umanità, al paese, agli amici, ai membri suoi?
XII. Avete inteso che sia arrivato in città qualche straniero di merito? qual cosa udiste od osservaste del carattere e del merito di lui, e pensate che la giunta possa incoraggiarlo o fargli alcun piacere?
XIII. Conoscete qualche giovane di merito che cominci e sia di fresco stabilito, e al quale la giunta possa dar di spalla in qualche maniera?
XIV. Nelle leggi del vostro paese avete notato qualche diffetto, di cui gioverebbe provocar la correzione da parte de' legislatori, o qualche ordine profittevole che vi manchi?
XV. V'è caduto sottocchio qualche attentato alle giuste libertà del paese?
XVI. Alcuno ha intaccato la vostra riputazione? E che cosa può far la giunta per difenderla?
XVII. Avete ricevuto da alcuno un'ingiuria, di cui possa la giunta procurarvi riparazione?
XVIII. Avete inteso che la fama di alcun membro della giunta sia stata intaccata? e che cosa faceste per difenderla?
XIX. V'è alcuno la cui amicizia vi sia venuta meno, che possa esservi procurata dalla giunta o da alcun membro di essa?
XX. In qual modo la giunta o alcun dei suoi membri può coadjuvare ai vostri onorevoli divisamenti?
XXI. Avete alla mano qualche affare d'importanza nel quale crediate possa giovarvi il parere della giunta?
XXII. Quali avvantaggi avete ricevuto da persona non presente?
XXIII. V'è qualche cosa in fatto d'opinione, di giustizia o d'ingiustizia, che udreste volentieri mettere in discussione?
XXIV. Nelle regole e nell'andamento della giunta vedete qualche cosa fuor di proposito, che abbisogni d'emenda?
Rileggiamo questi punti: supponiamo che sopra di essi s'aggiri la conversazione famigliare e la accademica; e conveniamo che potrebbonsi rendere utili e il circolo e le tornate.
Il difficile per un uomo nuovo è far il primo scudo e il primo passo; il resto viene da sè. Ben presto Beniamino è deputato all'assemblea generale di Pensilvania (1747), poi (1753) direttore delle poste; e in paese nuovo dove tutto era a fare, pensate quanto giovasse un uomo che sempre avea la mente a sperimentare e cercar ciò che giova di più e costa di meno! Istituì un gabinetto letterario, un corpo di pompieri, un'associazione di volontaria difesa contro gl'Indiani confinanti, mostrando di continuo l'importanza di raccogliere le piccole forze per ottenere i grandi effetti. Insomma egli diviene il rappresentante spirituale del suo paese; e benchè sia ancora lo stampatore, in effetto n'è il re, come voi siete tuttora il bambino che vostra madre cullava, eppur camminate, pensate, operate, e fors'anche ragionate.
Ma v'è lavori che non procedono se non per le solitarie meditazioni, e tali furono quelli di Franklin sull'elettricità. Da alcun tempo gli studiosi eransi rivolti con ardore a questa meravigliosa forza della natura; ma la scienza di essa, limitata nei suoi risultamenti, nulla nelle applicazioni sue, oggetto di mera curiosità, era considerata come la parte più speciale della fisica. Nè si sarebbe preveduta la sua importanza neppur quando, nel 1746, Musschenbroeck e Allemand aveano scoperto la bottiglia di Leida, e semplificatala Watson, che imprese anche a misurare la rapidità di questo, che diceasi fluido. Ora Franklin s'applicò a spiegare quei fenomeni in una serie di lettere, che la Società Reale di Londra ricusò inserire nelle sue _Transazioni_ pei troppo soliti puntigli e gelosie delle accademie, ma che tosto furono tradotte in tutte le lingue. Egli restituì all'elettricità il carattere di scienza fisica, mentre di fisiologica parea darglielo la scossa della bottiglia.
Dapprincipio supponeva anch'egli due elettricità, la vitrea e la resinosa; poi s'accertò che una sola e medesima era or positiva or negativa. L'uomo dell'analisi sottopose a questa anche la boccia di Leida, e ne dedusse la sua teorica dell'elettricità, presentata poi sotto veste matematica da Epino e da Cavendish, e che consiste nel supporre che un solo fluido elettrico sussista, le cui particelle si respingono fra loro, mentre invece sono attratte dalla materia.
Il perfezionarsi di questa scienza fece ripudiare molte delle sue ipotesi. Ma continuando, pose in sodo due insigne dottrine: disperdersi l'elettricità per mezzo delle punte, sicchè non può accumularsi in corpi accuminati; il fulmine prodursi da esuberante elettricità nell'atmosfera, cioè essere lo stesso il fluido che cagiona gli scherzi della bottiglia di Leida, e quel che saetta i palazzi e le montagne. Ecco dunque novamento dall'analisi sua, dissipate quelle illusioni fantastiche, per cui alle sgomentate fantasie il fulmine pareva alcunchè sopra natura.
I quali due principj accoppiando, pensò potersi colle punte scaricare l'atmosfera del fluido eccedente; dal che vennero i parafulmini. Per sottomettere l'ipotesi allo sperimento gli mancano osservatorj? ed egli arma di punta un acquilone di carta e mandatolo verso le nubi, ottiene la scintilla; e dal trastullo puerile deduce la pratica che guiderà le saette con tronche ali a lambire i piedi dell'uomo: il più debole essere del creato per la forza del corpo, il più sublime per lo slancio dello spirito.
Queste considerazioni, badate bene, non venivano fatte da Franklin, il quale vedeva, osservava, sperimentava, deduceva, e nulla più.
Nate questioni fra la metropoli e le colonie inglesi d'America, che cominciavano a guardarla di mal occhio, come un figliuolo cresciuto che si sente capace di reggersi da sè, Franklin fu mandato a Londra (1757), da molti paesi nortamericani nominato loro rappresentante. Sua missione era di impetrare che fosse cassato l'atto, pel quale la metropoli voleva imporre una tassa nuova e non consentita dalle colonie; e ottenne di essere ascoltato in contraddittorio avanti alla Camera dei Comuni (3 febbrajo 1765). Ivi con fermezza, precisione, facilità risponde alle interrogazioni; informa sulle varie notizie chiestegli intorno al commercio, alle finanze, alla politica, all'amministrazione; e consegue la sua domanda. Così crebbe in istima e in cognizione degli uomini e delle dottrine; e l'Accademia, che ne aveva rifiutato gli scritti volle farsi onore coll'annoverarlo tra' suoi. Futili compensi a una gloria già fondata, quanto potrebbero essere fecondi incoraggiamenti ad una nascente.
Aveva Franklin procurato insinuare alle colonie dell'America inglese di darsi un governo unico, sotto la presidenza del re della Gran Bretagna: ma come avviene dei consigliatori di partiti giusti, parve realista ai liberali, repubblicano ai realisti, fu imputato di americano a Londra, d'inglese in America. Ma egli, vedendo per che via s'era messa l'Inghilterra, previde che l'oppressione condurrebbe la libertà, e nol tacque agli amici ed ai nemici. Pure egli voleva sempre si salvassero tutte le convenienze, si adoprasse la legalità, arma prima degli oppressi che vogliono emanciparsi. Le conciliazioni non valsero, e nacque la rivoluzione che doveva aprire un'era nuova nella storia del mondo, ed assicurare alle opinioni la prevalenza sopra i fatti. Dieci anni passati in contrasti politici avevano già avvezzati gli Americani ad occuparsi de' fondamenti della legislazione e dei governi, la guerra colla Francia aveva dato occasione di conoscere le proprie forze: d'altra parte le rivoluzioni fan gli uomini. Franklin avea cominciato dal procacciare che i suoi acquistassero fama di gente onesta, equa, pacifica, vero modo di far ricadere il torto sugli oppressori.
Aveva egli fondato il giornale, che grand'efficacia ebbe sull'avvenire del suo paese: ma uno dei suoi abbonati gli dichiarò: — Voi difendete con troppo calore gl'interessi americani; questa polemica non mi piace; rinunzio all'abbonamento.»
E Franklin: — Mi sa male assai di non ottenere la vostra approvazione: ma io non posso deviare dal cammino propostomi».
Alcune settimane di poi, Franklin lo invitò a cena.
Quegli si trovò in un'abitazione modestissima ma pulita: una fante stende sulla tavola un tovagliuolo bianco, vi mette de' meloni, burro, lattughe, un piatto di pere, una fiala d'acqua, una bottiglia di birra, e un pezzo di formaggio, e nient'altro. Battono, ed ecco arrivare il dottor Rusk, famoso medico: poi Stancock intelligente negoziante inglese, poi Washington; personaggi che dovevano poi divenire immortalmente illustri, e già allora godeano riputazione di gran patrioti. Si assisero lieti a una cena così frugale, e rimasero a discorrere fino a mezzanotte. L'abbonato al domani ringraziò Franklin d'averlo messo a parte di questa riunione, e della lezione datagli silenziosamente. Un uomo che può invitar i primi cittadini a un piatto di lattughe e formaggio, non può che seguire onestamente la sua linea politica.
Fin dal 1773 diceva egli a' suoi concittadini: — Non troppa fretta, ragazzi, e badate che c'è temporale in aria. Siam in istato d'incremento, e poco andrà che ci troveremo forti tanto, da non potercisi negare veruna domanda. Una lotta prematura ci potrebbe arrestare, od anche respingere un secolo indietro. Che? tra amici si vien forse a duello per ogni minimo torto? Così fra le nazioni ogni ingiustizia non deve portar guerra e rivolta da governanti a governati. Per ora ci basti sostenere i nostri diritti in ogni occasione, senza cederne un solo, senza trascurare verun modo di renderli cari ai nostri concittadini. Sovratutto manteniamo in buona armonia le provincie, affinchè l'Europa s'accorga che abbiam qualche peso anche noi negli affari. Con tale condotta in poc'anni avremo acquistato definitivamente quanto possiam desiderare di potere e d'indipendenza.»
L'avran chiamato un pusillanime, un dalla parrucca, un retrivo: ma quando la pazienza stancata giustifica l'insurrezione, eccovelo primeggiare sui tre teatri di quell'unica azione, America, Londra, Parigi. Alle belle prime mostra coraggio con iscritti satirici popolari. _L'editto prussiano, L'arte di fare di un grande impero un piccolo._ Col venire in Inghilterra scompiglia i disegni dei ministri, e ne cresce gl'imbarazzi. Di là egli avvisava i cittadini de' segreti preparativi, e trasmise lettere del loro governatore Hutchinson, che egli aveva osato intercettare, e che rivelavano la mala disposizione verso di essi; e di là reduce (1775) ripeteva: — Vi trattano con riguardi perchè vi temono; se cedete, vi avranno in conto di ribelli; armatevi.» Così, venuta l'opportunità, dava il segnale dell'insurrezione egli che, sin quando non fosse matura, l'aveva disconsigliata.
Guidarsi moderatamente in una rivoluzione è immensa lode, poichè men coraggio si richiede a resistere in campo a nemici che ad osare spiacer agli amici. E Franklin la meritò, sempre disposto insinuando la calma, ma sempre ad affrontare coi compatrioti la procella. Stranio alla guerra, fu adoperato ne' consigli e nelle trattative per estendere l'insurrezione, per assodarla colla concordia, per persuadere che le provvidenze a mezzo non vagliono nei gravi casi, e far decretare l'indipendenza del suo paese (1776).
Allora uomini quieti e virtuosi, come erano i coloni, cresciuti nelle piantagioni e nelle botteghe, stesero quel preambolo fulminante, ove dichiaravano i diritti dell'uomo e del cittadino; gente di pratica applicarono al caso politico i principj astratti della filosofia, e dissero: — «Quando, nel volgere degli umani eventi, ad un popolo diventa necessario sciogliere i vincoli politici che lo univano ad un altro, e prendere fra le nazioni del mondo quel posto distinto ed eguale a cui le leggi naturali e divine gli danno diritto, il rispetto dovuto all'opinione richiede ch'e' ne chiarisca i motivi. Noi teniamo per evidente che gli uomini furono creati eguali, e dal Creatore dotati d'inalienabili diritti; tra questi sono la vita, la libertà, la ricerca del proprio meglio; che per assicurare questi furono istituiti i governi, il cui legittimo potere deriva dal consenso dei sudditi; che qualunque volta una forma di governo contraria tali fini, il popolo ha diritto d'alterarla e abolirla, e fondarne una nuova, appoggiata su tali principj, conformandola nella guisa che più semplice gli sembra alla sua felicità e sicurezza. La prudenza prescrive di non cangiare per frivole e passeggiere cagioni un governo da lungo tempo stabilito; e l'esperienza ci mostra che gli uomini sono più inclinati a sopportar i mali finchè tollerabili, che non a farsi giustizia da sè coll'abolire gli ordini cui da lunga stagione sono abituati. Ma quando una protratta serie di abusi e d'usurpazioni, diretta invariabilmente a un fine, rivela il disegno di ridurle sotto assoluto dispotismo, è dover loro di distruggere siffatta forma di governo, e provveder con nuovi ordini alla futura loro salvezza. Tale fu appunto la paziente tolleranza di queste colonie, e tale la necessità che ora ci astringe a cangiar l'antico sistema di governo.»
Non ci vedete voi, se non la mano propria, lo spirito però che dettava il _Riccardo Buonomo_? non è la stessa maniera di moderazione, di esperienza, di buon senso naturale?
Quella simpatia che le azioni belle e generose trovano sempre nei Francesi, indusse gli Americani a cercarne l'amicizia, e Franklin vi fu spedito (1778). Egli non amava la Francia; e al tempo della guerra del Canadà, quand'essa, secondo è suo costume qualora le torna conto, istigava i coloni contro i suoi dominatori, egli aveva scritto una canzone che diceva:
«Noi abbiam una madre vecchia ch'è divenuta brontolona; ci batte come ragazzi che dicano ancora mamma e babbo; non si ricorda che siam cresciuti, e che possiamo pensare da noi; e nessun lo negherà.
«Se non obbediamo in ogni caso, rizza tanto di broncio e salta in collera; a tratto a tratto ci dà una buona stramentata; e nessun lo negherà, lo negherà.
«Sopportiamo alla meglio il suo mal umore, ma perchè tollerar le ingiurie de' servi suoi? Quando i servi fanno sciocchezze, si ripagano col bastone; e nessun lo negherà, lo negherà.
«Ma voi, tristi vicini (_i Francesi del Canadà_), che vorreste separare il figlio dalla madre intendetelo bene chiaro: essa è l'orgoglio nostro; e se voi l'attaccate, tutti ci porrem dalla sua: e nessun lo negherà, lo negherà.»
Eppure a Parigi fu veramente il trionfo di Franklin. Scriveva egli stesso: — Demostene, interrogato qual fosse la qualità principale dell'oratore, rispose: _La prima è l'azione_, _la seconda l'azione_, _la terza ancora l'azione_. Così io per l'uomo pubblico dico che è l'apparenza, l'apparenza, e ancora l'apparenza. Per riuscire all'effetto è uopo si creda alla parola e alla capacità tua: stabilita una volta quest'opinione, ogni indugio, ogni ostacolo, ogni difficoltà andranno in dileguo.»
Or come le apparenze cattivino i Francesi non è chi l'ignori, onde Franklin pose in ciò ogni suo studio. Fisico, teista, tollerante, satirico, andava egli grandemente pel verso di quella nazione: uom del popolo, giunto da per sè solo alla gloria e alla fortuna, difensore dei diritti in mezzo ad una nazione stanca del potere assoluto, fedele all'origine e alla missione sua fin nelle minime particolarità della vita, blandiva le passioni più generose, favoriva le migliori speranze, domandava libertà per l'America, la portava per l'Europa; — la libertà; che non contaminata per anco di tanti delitti, era il palpito di tutte le anime nobili. Pensate come dovessero levarlo a cielo! quegli eroi in zazzera, e collo spadino cesellato e damascato, non saziavansi d'udire questo filosofo dal cappel tondo, dai capelli lisci, dall'abito bruno, dalle scarpe senza fibbie, e dai calzoni allacciati col cuojo, e i guardinfanti voluminosi, e le tabacchiere d'oro, e i sbilitanti flabalà s'eclissavano a fronte della stamina e della scatola di radica dell'Americano. E tutti si esaltano di lui, lui precursore di nuova età, simbolo vivo delle idee progressive; ma egli, freddo osservatore, egli mercante, non si lascia trasportare, non giudica per fantasia, ma pesa e misura e conchiude.
Nel secolo in cui si proclamava l'analisi, benchè vi si facessero le sintesi più ardite che mai, egli aveva analizzato il fuoco, i suoni, la luce, i governi, le finanze, la virtù; operando sull'uomo, non altrimenti che sopra la materia nei fisici esperimenti. Con questo egli acquistavasi l'amor de' filosofi, desposti allora dell'opinione. Unendo il contegno di Focione e lo spirito di Socrate, in mezzo alla frivolezza parigina sembrava un savio dell'antichità, e beato chi fosse ammesso alla sua compagnia! Considerandolo come tipo della nazione sua, la trovarono matura alla libertà: i savj ammiravano in lui l'attività paziente del genio che s'ostina in una grandiosa scoperta; i filosofi lo consultavano sull'uomo e sulla società; il popolo leggeva il suo _Riccardo Bonuomo_ e _l'Arte di farsi ricco_[13]; le donne amavano quell'ingenuità; ingenuità di pura apparenza, giacchè egli metteva a profitto la sua popolarità, e mentre il credeano un semplicione, egli guardava le triche de' briganti e degli ambiziosi, quel misto di magnificenza, e negligenza, quell'ostentar maggiormente quando i mezzi erano minori, quel ripetere certe parolone, che sonano di più perchè vuote. A lui veniva _un certo_ Mirabeau nobile, a far declamazioni contro la nobiltà; _un certo_ Marat a mostrargli una Memoria sul fuoco elementare; altri gli progettava il facile modo di devastare le coste dell'isola Britannica, altri una macchina che andrebbe senza motore, un terzo il modello di vestire e armare usseri come se fossero viaggiatori. E Franklin udiva, e rideva di sottecchi; rideva principalmente delle costituzioni e riforme universali ch'erano di moda, e che alcuno gli presentava alla sera perchè la mattina ne dicesse il giudizio.
A Passy abitava una casetta con un giardinetto, tutto in diminutivo; e v'andava il fiore de' cittadini. Chi entrasse nel suo studio, vedea libri per tutto, un seggiolone, cui a volontà dava un moto ondulatorio per ninnarsi; di sopra, un ventaglio ch'egli agitava col piede; accanto, un bastone a gancio per afferrare i libri più alti senza scomodarsi: circostanze veramente strane per dipingere all'occhio degli esagerati, un Bruto ed un Timoleone moderno.
Qualche volta ad un rivolo agitato dal vento si accostava con una verga, e con gesti da mago scotendola sopra l'acqua la facea calmare, e agli attoniti filosofi spiegava ciò essere effetto di olio che da quella verga spargeva sull'onde. Qualch'altra pigliavasi la beffa di cotesti filosofi, contraffacendone le frasi o i paradossi; e a Morellet scriveva le lodi del vino: gli uomini prima di Noè nol conoscevano, e perciò traviarono; scoperto che fu, derivarono da esso le parole _divino_, _divinità_, _indovinare_, parole che, contro Gebelin, provano esser antico il francese; e con disegni mostrava che il fine era provvidenziale di Dio nel formar il gomito stato che l'uomo potesse bere il vino con maggior comodità, che non avrebbe fatto se più corto il braccio o più lungo.
Fin alla gloria, l'attrattiva più lusinghiera per le anime nobili, pareva egli indifferente; mentre i Parigini ne facevano l'idolo loro, egli si paragonava alla bambola, che i Parigini pettinavano, acconciavano, coronavano. Gente vogliosa di combattere per la causa repubblicana veniva offerirsegli, ed egli rideva di quell'entusiasmo, senza però lasciar scorgere che lo credeva inutile. Pei molti che gli domandavano lettere di raccomandazione pel suo paese, avea sbozzato questo formolario: — «Signore, il latore della presente, che viene in America, mi prega di dargli una commendatizia, benchè io non conosca nè lui nè il suo nome. In quanto spetta alla virtù e meriti suoi, vi rimetto a lui, che certo li conosce meglio di me. Del resto usategli tutte le pulizie che merita uno straniero ignoto, e tutti i favori di cui si mostrerà meritevole.»
Intanto però lo trovavano sempre colla generosità, col progresso. Parlasi dell'innesto del vajuolo? è de' primi a sostenerlo. Piantansi le patate? siede accanto di Parmentier al banchetto, non servito che di questi tuberi. Se Mesmer ostenta i suoi miracoli, egli è scelto a chiamarli alla prova dell'esperienza, e veda quanto debba attribuirsi all'influenza dell'immaginazione. Se Mongolfier fa i primi esperimenti d'aeronautica, egli vi assiste, e a quei che domandano «A che serve?» risponde: «A che serve il bambino appena nato?» A Voltaire, idolo del tempo, a Voltaire, rappresentante dello scetticismo metafisico-religioso, egli, rappresentante del genio pratico e dello spirito politico e morale, presenta il suo nipotino perchè il benedica, e quegli il fa, dicendo: — Dio e la libertà: ecco l'unica benedizione conveniente al nipote di Franklin.» Ma Voltaire credeva più alla libertà, o più a Dio?
Così condiscendendo altrui, qual meraviglia se ottiene gl'incensi universali? In una festa da ballo è scelta la più bella fra trecento donne, che sulla fronte del filosofo americano deponga una corona e un bacio; e dappertutto vedonsi i suoi ritratti, con quel verso famoso di Turgot, che parve così vero, benchè contenga due bugie:
_Eripuit cælo fulmen, sceptrumque tyrannis._
Qui giace Franklin. Breve pietra accolse Chi ai re lo scettro, a Giove il fulmin tolse.