Part 19
— Come? che volete dire con quel vostro _si crede_?
— Checchina mia, risponde il sartore con aria di mistero; io certamente non temo che si abbiano a rinnovare per noi le disgrazie del quarantotto..... ma in quanto a tedeschi... o, voglio dire... tedescanti..... c'è sempre pericolo di incontrarne anche nei nostri paesi. L'aria non è ancor del tutto purgata!
— Sicuramente! soggiungono ad una voce il maniscalco ed il furiere; il nostro Gallina dice benissimo... L'aria non è ancora purgata!...
— Ma noi la purgheremo!...
— Dice benissimo il nostro Gallina.... Noi la purgheremo!
— E presto!
— E subito!
— E senza chieder permesso a' superiori!
In profferire tali parole, i tre sozii si ricambiano occhiate misteriose e terribili...
— Ma voi mi fate paura! esclama la Checchina... C'è forse qualche nube per l'aria? Avete forse letto nelle gazzette qualche brutta notizia?... Per l'amor di Dio... ditemi qualche cosa... anche a me... Che la Beata Vergine ci salvi da nuove disgrazie!
— Pur troppo c'è una nube per l'aria! ripiglia il Gallina, dopo aver consultato i suoi compagni con un'occhiata significante. E la nube non è lontana... anzi è vicinissima... anzi sta sopra questa casa... Senti, Checchina.... (E a questo punto il sartore chiese di nuovo ai compagni uno sguardo di approvazione). Noi dobbiamo comunicarti un grande segreto... un segreto di Stato... ma innanzi tutto devi giurare che di quanto siamo per dirti, non ripeterai parola ad anima vivente.
— Io? parlare io?... ma vi pare?... nè anche se mi strappassero la lingua colle tenaglie...
— Ebbene, sappi adunque... Ma prima di tutto, siamo noi soli...? Non v'è alcuno in tua casa che possa udire i nostri discorsi?
— Voi sapete che questa casa è rimasta disabitata, dacchè il signor conte si è traslocato a Torino. Jeri sera è giunto qui da Milano un forastiero, pel quale pochi giorni sono il ragioniere del conte mi avea scritto di metter all'ordine l'appartamento del secondo piano...
— E tu lo conosci quel forastiero?
— Non so altro di lui se non ch'egli si chiama il signor Frigerio...
— E ignori cosa è venuto a fare in questi paesi...?
— Io non so nulla... io...
— Lo sappiamo noi...! Dorme egli ancora...?
— No! è uscito di casa prima dell'alba.
— Diamine! egli non perde il suo tempo! E cosa ti ha detto nell'uscire?
— Ha detto — aspettate — ha detto che non tornerebbe prima delle nove stassera... che io non mi dessi la pena di rifargli il letto e di ripulirgli la camera.... Egli desidera che nessuno metta piede nella sua stanza...
— Il malandrino ha prese tutte le precauzioni! Ebbene: senti Checchina — bisogna che tu ci conduca in quella camera...
— Oh! questo poi... non è possibile...!
— Ma sai tu cosa è venuto a fare a Menaggio il signor Frigerio?... Sai tu che razza di serpente s'è introdotto nella tua abitazione? Nientemeno che una spia... dei tedeschi, un famigerato emissario dei gesuiti!
— Misericordia! esclama la Checchina portando le mani alla cuffia... Una spia nella mia casa! un tedesco! un gesuita!... Vi giuro per tutti i miei poveri morti, che jeri a sera quando l'ho veduto entrare, ho sentita una scossa, come se alcuno mi avesse dato un gran pugno nello stomaco... Adesso capisco perchè la gatta non gli è corsa incontro a carezzargli le gambe come suol fare a quanti vengono in casa!... Già... anche il nostro ragioniere gli è un altro bel mobile.... un tedescone marcio, che quando vien fuori a rivedere i conti, ne ha sempre di nuove per tormentare noi povera gente!... Ed è lui che ci ha regalato quel bell'inquilino!... Venite pure, figliuoli; le chiavi dell'appartamento sono a vostra disposizione... E se non basta, apriremo anche le valigie di questo bel forastiero... e apriremo le lettere! Quando si tratta di dare addosso a tedeschi od a spie... eccomi qui in carne ed ossa... col cuore, colle unghie... e coi denti! Cani! Assassini! Mostri!... Ed hanno proprio a capitare nella mia casa!... Su! da bravi, figliuoli!... Venite con me, e agite come se foste padroni!
Preceduti e animati da Checchina, i tre sozii salgono rapidamente le scale, precipitano nella camera dello scienziato, e in un minuto aprono gli armadii, capovolgono i mobili, rovesciano le casse, mettono ogni cosa in iscompiglio. Cerca di qua, fruga di là... le camicie, le mutande, i fazzoletti volano alla soffitta... Il sergente foriere, il solo dei saccheggiatori che sappia leggere lo scritto, si impadronisce del portafoglio e divora coll'occhio le cifre.
— Gallina!
— Che è?
Tutti circondano il sergente.
— Non v'è più dubbio!... ecco il corpo del delitto!...
— Leggi.. foriere!...
— Le sono annotazioni laconiche...
— Ah! mostro! interrompe la Checchina mettendosi le mani sui fianchi. — Laconiche!... Che razza di parole hanno questi tedeschi!
Il sergente non senza difficoltà riesce a leggere una quindicina di vocaboli incomprensibili per lui e per quanti gli stanno d'attorno, vocaboli tecnici della scienza, di cui basta il suono per far rabbrividire gli ascoltatori.
— Basta! basta! non voglio sentirne altro! grida la Checchina turandosi lo orecchie... e correndo per la camera come una ossessa.
— Qui sotto c'è qualche trama infernale! soggiunge il maniscalco.
— La patria è in pericolo!
— Facciamo appello alla Guardia Nazionale!
— Figliuoli, dice il Gallina con solennità. — Figliuoli! qui bisogna metterci una mano al cuore e un'altra al cervello...! Dinanzi alle nuove scoperte che abbiamo fatte, dinanzi a questi documenti scellerati che Iddio ha messo in nostra mano onde sventare le trame del despotismo, esitare sarebbe stoltezza, debolezza il retrocedere... il silenzio sarebbe delitto... l'indulgenza complicità... Però non conviene dimenticare che noi viviamo in paese libero e governato da leggi civili..... Forza e prudenza! Energia e legalità! Rigore e giustizia.... sieno le nostre divise.
— Bravo!!!
— Raccogliamo adunque tutte le prove materiali del delitto, e armati dei preziosi documenti, convochiamo le autorità del paese, e formuliamo legalmente l'accusa!
— Bravo!!!
— A me pare che questo portafoglio contenga tanto che basti per far appiccare lo scellerato...
— E se non basta il portafoglio, aggiunge la Checchina, prendetevi anche questo fazzoletto giallo segnato di cifre nere... Il mostro lo teneva nascosto nelle tasche del _paletot_.
— E questi fiori disseccati, parimenti di color giallo e nero... che l'infame ha creduto sottrarre alle nostre investigazioni cucendoli sotto la fodera del cappello....
— Buoni anche questi per il processo!...
— Ed ora, figliuoli miei, riprende il Gallina con autorità: mettiamoci d'accordo fra noi, e pensiamo a stabilire il nostro programma. Punto primo: tu, sergente, anderai tosto alla casa del sindaco, e gli chiederai a che ora può darci udienza domani... Tu, _maresciallo_, ti recherai con quattro o cinque uomini di fiducia a perlustrare lo stradale di Porlezza, e vedrai di informarti d'onde sia passato, con chi abbia parlato, dove abbia pranzato, con quali individui abbia praticato colui! Stenderai, o farai stendere un esatto rapporto, aggiungendo tutti quei documenti che per caso potrai raccogliere... Tu poi Checchina...
— Quello che ho da far io l'ho già stabilito, risponde la serva stralunando gli occhi... Io vi giuro che quel tedescaccio si ricorderà finchè vive della notte che avrà passata in casa mia... Oh! in casa mia poi... comando io!... Ne ho pensato di belle!... Non veggo l'ora che quell'animale ritorni, per cucinarmelo un poco a modo mio!...
— Ebbene! ciascuno al proprio uffizio! Da bravi, figliuoli! Tu, Checchina, bada a non comprometterci con qualche imprudenza... Fa in modo ch'egli non entri in sospetto... Se per caso egli domanda del suo portafogli...
— Gli dirò che il gatto se l'è portato via.
— Viva la nostra Checchina, e morte ai tedeschi!
— Morte alle spie!
— Viva l'Italia libera!
— Viva Menaggio!
I tre sozii escono dalla stanza alternando i viva alle imprecazioni. La Checchina, dopo averli accompagnati fino all'estremità della scala, rientra immediatamente nella camera del forastiero e si atteggia dinanzi al letto come un generale di armata che mediti un piano di battaglia.
La Checchina studiò d'un colpo d'occhio le posizioni, calcolò i mezzi di attacco, concepì il disegno strategico. Un quarto d'ora dopo, tutte le comari del vicinato furono in moto;... tutti gli istrumenti belligeri che può fornire la cucina, tutte le armi dell'arsenale femminino concorsero al grande apparecchio...
Vedremo nel seguente capitolo quanto ingegnosa sia la donna nel tormentare una creatura umana.
CAPITOLO IV.
La notte della spia.
Sono le nove della sera. Piove a dirotta. — La strada è buia ed allagata. — Il signor Frigerio ritorna dalla sua lunga escursione portando un fastello di erbaggi raccolti nelle montagne... Oh, se il mondo sapesse quanti sacrifizii costi ai martiri della scienza lo scoprire un arbusto, un minerale, un insetto!... Il signor Frigerio, dopo sedici ore di cammino e di pazienti ricerche, non ha trovato ancora l'elleboro giallo. Credete voi ch'egli disperi? Domani egli intende levarsi di buon'ora e inerpicarsi sui gioghi più elevati dell'Alpi per fare nuove ricerche.
Frattanto un po' di riposo e un po' di sonno gli faranno bene. La scienza non guarentisce l'uomo dalla stanchezza e dal freddo — e il signor Frigerio, oltre all'essere spossato, è tutto fradicio e intirizzito.
Finalmente ecco la casa — la porta è chiusa — picchiamo!
Nessuno risponde.
Picchia di nuovo — muti!
— Son dunque tutti morti in questa casa?... Ohe! la fattora! Checchina! venite ad aprire, ch'io muoio annegato dall'acquazzone!
Scorsi dieci minuti, un lumicino apparisce alla finestra...
— È lei, signor forastiero?
— Son io, Checchina! venite abbasso... e presto, per carità...
La finestra si apre, e la Checchina mette fuori il capo avvolto nella cuffia da notte.
— Io credevo che con questo tempo da inferno ella non tornasse a casa stanotte... Ora vengo subito ad aprire...! Ohimè! il lume s'è smorzato... Dove sono gli zolfanelli? Mi sono scordata di portarli nella camera... Attenda un poco... Bisogna che io scenda in cucina a tastoni!
E la finestra si chiude.
— Anche questa mi doveva capitare! pensa lo scienziato... Ma la povera donna non ci ha colpa... Basta! ne ho già presa tanta d'acqua, che quattro goccie di più non mi faranno male..
Rincantucciato sotto la tettoia, il professore attende con animo rassegnato. Egli pon mente ad ogni rumore che si parta dall'interno della casa. La Checchina è scesa dalle scale — è già entrata nella cucina — ha urtato in un tavolo — una casseruola è caduta dal muro — Due buone bestemmie — Ma dunque il diavolo ci mette la coda! Se il signor Frigerio avesse il dono della doppia vista e potesse scorgere ciò che si passa nella cucina, egli vedrebbe quattro donne sedute sul focolare, che ghignano con gusto diabolico, e ad ogni interiezione d'impazienza ch'egli si lascia sfuggire dal labbro, rispondono; crepa, maledetta spia!
Assaporata questa prima vendetta, la Checchina trovò gli zolfanelli, accese la lampada e corse ad aprire.
— Oh! la perdoni tanto... signor Frigerio...!
— Niente, buona donna! conducetemi presto nella mia camera, e fate, se è possibile, di accendere un po' di fuoco...
— Madonna benedetta! ma dove si va a trovare la legna a quest'ora...? Quel cane di fattore chiude ogni sera il granaio per paura che io consumi qualche fascina...
— Non vi inquietate, Checchina; poichè legna non c'è, legna non mi abbisogna. Mi caccierò fra le coltri... ove, non ne dubito, il sonno mi verrà presto a trovare.
Di tal guisa parlando, il signor Frigerio salì le scale, ed entrò in camera seguito dalla Checchina, la quale, dopo avergli chiesto se d'altro non abbisognasse, augurandogli colla voce la buona notte e col cuore _un accidente_, fuggì via come avesse l'ali.
Avete mai provata la dolce sensazione che è quella di rientrare nella propria stanza, una stanza tiepida, tranquilla, silenziosa, dopo aver camminato tutto il giorno al sole od alla pioggia? Qual voluttà nell'abbandonarvi sovra i cuscini di un morbido canapè, nello stendere le gambe e le braccia senza soggezione di sorta, a tutto vostro beneplacito! In quel primo sprofondarsi nelle piume della persona stanca, voi sentite un dolce fremito correre per le membra e salire dalle estremità inferiori fino al cervello... Oh! i filosofi hanno ragione di definire il piacere la cessazione della pena...
Il signor Frigerio ha deposti gli erbaggi sulla tavola... e allettato da un'ampia poltrona che gli stende le braccia, vi si abbandona con quell'impeto confidenziale che è tutto proprio delle parti più pesanti e meno pensanti della macchina umana... Ma appena i due corpi elastici vengono a contatto, il professore balza in piedi mettendo uno strillo come se una vipera l'avesse addentato. Sebbene le appendici della schiena sieno dai fisiologi considerate le parti meno sensibili dell'uomo, non è mestieri chiedere al signor Frigerio qual solletico egli provasse nel sentirsi penetrato in quelle regioni elastiche da quattro enormi spilloni.
O decoro della scienza! o gravità professorale! quanto poco ci vuole per compromettervi — Se i membri dell'Istituto, se gli invidi colleghi, se gli scolari dell'Università vedessero il signor Frigerio, le mani aderenti alla parte ferita, agitarsi, saltare e strillare tutto solo nella camera!.... Lo sfortunato professore perderebbe in un punto l'autorità e la fama guadagnata con centoventiquattro opuscoli scientifici. Fortunatamente, il signor Frigerio non può nemmeno imaginare che una mezza dozzina di donne si contendano il diletto di contemplarlo in quella posa grottesca, inviandogli dal buco della serratura una salva di ingiurie e di imprecazioni.
Basta! il dolore fu passeggiero..... La contrazione è cessata — il signor Frigerio distende le membra ed assume più serio contegno... ma in lui non rinasce la fiducia. Tutti i mobili della camera possono nascondere qualche perfido ordigno. Tentando i cuscinetti dell'altre sedie, la mano del signor Frigerio ha sentito altri pungoli.... Queste non le son piante da vegetare naturalmente nella stoppa — pensa lo scienziato — qualcheduno le ha trapiantate qua dentro con perfido disegno. — Domani chiariremo questa faccenda... Ma dov'è il mio portafogli?... dove sono le mie carte? Qualcuno senza dubbio è venuto a manomettere le cose mie! Oh! io non voglio coricarmi se prima..... Misericordia!.... Un sorcio nella mia beretta da notte! Ma no... non è un sorcio... gli è un gatto... Che vedo?... la coda di un gatto cucita alla mia berretta! Ma ciò non è naturale... Checchina! Checchina...! Ehi di là...! Checchina, dico!...
— Un cancro! un accidente! una fistola! rispondono a bassa voce le femmine.
— Checchina! Checchina! grida di nuovo il professore, battendo co' piedi la porta; che egli si accorge esser stata chiusa per di fuori.
Dopo avere inutilmente picchiato un bel pezzo, disperando d'ogni soccorso, il pover'uomo si avvicina al letto, e tremante dalla commozione, dalla stanchezza e dal freddo, prende il partito di coricarsi e di attendere il domani per conoscere l'origine di tanti infortunii...
Già il professore è riuscito a levarsi di dosso gli abiti inzuppati di pioggia — già egli stende una gamba per salire sul letto... quando... nel rimovere le coltri, uno spettacolo strano e terribile gli si presenta allo sguardo, e gli fa rizzare i capelli sulla fronte. Questa volta il professore sentì mancarsi la voce... Egli rimase immobile a bocca aperta, pietrificato dalla sorpresa e dal terrore.
Una ventina di gamberi vivi girovaganti fra le lenzuola, agitavano gli uncini minacciosi, quasi attendessero una vittima da scarnificare; ed altrettante rane, balzando audacemente dal covo, correvano saltellanti su tutti i mobili della camera.
Quando l'uomo è commosso da gravi e straordinarie impressioni, a che gli giova la scienza? L'illustre naturalista, il dotto professore, che per tanti anni ha consumati gli occhi ed il cervello nello studiare tutte le varietà del regno animale, sotto l'influenza della sorpresa e del terrore, scambia i gamberi per scorpioni, i ranocchi per pipistrelli.
Questo errore scientifico non illuse però lunga pezza il signor Frigerio. Allorquando, cessata la violenta commozione, egli fa in grado di riconoscere il proprio errore, con flemma da scienziato raccolse accuratamente gli animaletti raminghi, e ad uno ad uno li pose a sguazzare nel secchio.
Povere bestiuole innocenti! pensava il Frigerio; sarebbe una vera ingiustizia ch'io disfogassi la mia collera con voi... Voi non siete che lo stromento di qualche maligno o di qualche stolto. Ma donde sarà egli uscito questo incognito nemico, questo genio perverso, che si è proposto di farmi passare una sì cattiva notte? A Menaggio non v'è persona che mi conosca... Io non ho mai fatto male ad alcuno... Basta!... spero aver superati i maggiori guai... Domani... la Checchina mi spiegherà questa istoria...
Il professore, vinto dalla stanchezza e dal sonno, si gettò audacemente sul letto; ma appena ebbe spento il lume, sulla opposta parete egli vide comparire una testa da morto fosforescente, e sotto a quella una scritta parimenti di fuoco: _Morte al Tedesco!_
CAPITOLO V.
Una lettera compromettente.
All'indomani, verso le dieci del mattino, il professore Frigerio non era ancora uscito dalla camera.
Frattanto il sartore, il sergente, il maniscalco e il sindaco di Menaggio si adunavano a concistoro in una sala terrena per decidere le sorti dello scellerato emissario dell'Austria.
— Figliuoli! diceva il sindaco; le carte e gli altri documenti che mi avete presentati non sono prove che bastino per farlo arrestare legalmente... Meglio sarebbe sorvegliarlo, seguirlo dappertutto, vedere con chi egli parli, quali relazioni egli abbia... infine aspettare che egli si comprometta e caschi da sè medesimo nel laccio della giustizia...
— Voi altri moderati siete tutti di una pasta! grida il Gallina. Coi vostri riguardi, colle legalità, lascierete allignare la gramigna nel paese, e più tardi non vi sarà modo di estirparla...! Badate che un giorno o l'altro il popolo sovrano perderà la pazienza, e finiremo per farci giustizia da noi!
— Bravo! ben parlato! viva il Gallina! viva il popolo!
— E la faremo finita una volta, prosegue il sarto oratore, coi tepidi, cogli striscianti, e coi _perseveranti_!...
— Bravo! ben parlato! viva il _Pungolo_! morte alla _Perseveranza_!
— Signori! signori! grida la Checchina entrando in sala col viso radiante... Abbiamo nelle mani un'altra prova... Un barcaiuolo ha portata una lettera per il signor Frigerio.... una lettera che viene da.... Bellano...
— Qua! presto! leggiamo!... dice il Gallina, impadronendosi della lettera.
— Badate, figliuoli miei, che nessuno ha il diritto di aprire le lettere altrui, osserva il sindaco. Gallina! tu non aprirai quella lettera! io te lo impongo in nome della legge!
— Che legge d'Egitto! risponde vivamente il Gallina. — Quando la patria è in pericolo, bisogna ricorrere ai mezzi estremi... Io vi ripeto, signor sindaco, che voi altri, colla vostra prudenza, colla vostra moderazione, coi vostri scrupoli... rovinerete l'Italia.
Il Gallina disuggella la lettera, e sebbene egli si trovi molto impacciato nel leggere il manoscritto, con incredibile sforzo riesce a combinare le sillabe:
«_Carissimo collega!_» Cominciamo bene! avete sentito!... _collega!_
— Mostri infami! esclama la Checchina schizzando fuoco dagli occhi.
— Questi che scrive dev'essere quella carogna che osò pubblicamente chiamarsi l'amico dei tedeschi... Ma leggiamo — no sentiremo di belle...! «_Io mi trovo inchiodato nel letto per una contusione_...»
— Ah! vedete un po', interrompe la Checchina, vedete un po' che quei di Bellano hanno avuto più giudizio di noi! l'hanno inchiodato nel letto senza tanti riguardi!
Il Gallina, prosegue stentatamente la lettura, facendo le pause a modo suo, e alterando di tal modo il senso dello scritto:
— «_Per una contusione prodotta da una pietra_, bene! _lanciatami ieri da mano ignota mentre io ritornava dalle mie escursioni sulle montagne. Io non mi faccio a narrarvi quante e quali tribolazioni ho dovuto soffrire dacchè giunsi in questo inospitale paese. Vi basti per ora il sapere che la prima notte non ho potuto chiuder occhio, sendo venuti sotto le finestre della mia camera una dozzina di individui a far un rumore d'inferno con trombe, campane ed altri stromenti metallici da cucina. All'indomani uscii di buon'ora per dar principio alle mie ricerche_... Carogna!... _Ho visitate le montagne, ho studiate le prominenze e gli sbocchi!_ Già... gli sbocchi per dove han da venire i tedeschi!... Infamone! _Vi assicuro che la prima campagna era stata abbastanza fortunata_... Mostro!... _I dati raccolti furono tali da confermarmi pienamente ne' miei principii (e perdonate s'io dico miei i principi che furono già proclamati da tutti i nostri amici tedeschi...)_ Ah! Oh! finalmente sarete persuaso, signor sindaco! Non vi pare abbastanza sincera questa confessione?... Vi rimangono ancora dei dubbii? Ora sentiamo il resto...! _Io sperava di potere all'indomani intraprendere altre ricerche, quando, tornando a Bellano per una stradicciuola, all'improvviso mi assalì una grandine di sassi_, benone! _scagliati con tanta furia da persone nascoste dietro un promontorio, che gli è proprio un miracolo se ebbi salva la vita_. Va pur là, che non camperai molto!... _Non vi parlerò d'altri brutti scherzi che mi vennero fatti da persone che io non conosco_... Ma che assai bene conoscono te, o galeotto!... _Io temo che qualcuno abbia suscitati contro di me dei sospetti compromettenti, ovvero che male siano state interpretate alcune mie opinioni riguardo alla politica del conte Cavour, ch'io ebbi la imprudenza di esternare colle nostre compagne di viaggio... Ad ogni modo ho deciso di abbandonare questo paese_ — d'aria cattiva! — _e recarmi domenica prossima a Tartavalle, dove potrò fare delle escursioni sui monti della Valsassina. Se non vi spiacesse di recarvi a Bellano domenica, e fare in mia compagnia questo breve viaggetto, ve ne sarei grato oltremodo. Io credo che a Tartavalle vi sarà da far bene anche per voi_... Lo credo io! con tanta gente che è fuori... alle acque!! — _Chi sa!... quattro occhi veggon meglio di due... Io vi prometto che ogni qual volta vedrò del giallo_... L'avete capita, signor sindaco?... del giallo!!!... _Ogni qual volta vedrò del giallo, non mancherò di esaminarlo colla speranza di scoprire il vostro elleboro. Rispondetemi subito... Addio collega! buona fortuna! e che Iddio vi guardi dall'esser preso in mala vista dai vostri ospiti!_
«ZANNADIO.»
— Signor sindaco! dice il Gallina con tuono autorevole; ella ha udito! ella ha veduto, ella ha toccato con mano!... Ora... l'una delle due: o lei prende la iniziativa — ovvero agirà il popolo...!
Il sindaco si fa cedere la lettera del Gallina, e dopo averla riletta e meditata seriamente: Figliuoli, dice; io voglio che giustizia sia fatta... Non meno di voi io sento odio e ribrezzo per gli scellerati emissarii del despotismo straniero, che si aggirano nel nostro libero paese con criminosi disegni. Questa lettera mi fa supporre che tanto il signor Frigerio come il signor Zannadio sieno due complici scellerati... Bisogna adunque pigliarli tutti e due nella medesima rete, e far in modo che la punizione abbia una certa solennità, onde tutti i nemici d'Italia ne prendano spavento. — Siete voi pronti a secondarmi, figliuoli?...
— Parli, signor sindaco!