Racconti per giovinetti

Part 7

Chapter 73,976 wordsPublic domain

Paolo sorpreso e rincorato, lo abbracciò e gli dette un bacio, ma un bacio propriamente di quelli che paiono portar l'anima seco. Era tanto tempo che non ne aveva più dati! L'ultimo lo aveva avuto la Maddalena. Taddeo che non ci pensava davvero, che non ne aveva mai ricevuti in vita sua, restò come basito a gustarne la dolcezza, e non gli diede l'animo di sciogliersi dalle braccia del giovine amico, come forse avrebbe fatto con una maniera un po' rustica: no; ma si provò anzi ad abbracciarlo con certa tenerezza, e a rendergli un bacio, che fu dato con poco garbo, ma insomma fu un bacio che restituì a Paolo tutto il coraggio che aveva perduto. Così quel materialone di Taddeo che era stato nella gioventù un soldato fiero ed impassibile, che aveva date e ricevute tante schioppettate senza riscuotersi, che s'era visto morire accanto gli amici senza fare una lacrima nè un sospiro, eccolo divenuto tenero e mansueto all'aspetto di un fanciullo addolorato. Tanto è vero che l'innocenza è cara a tutti, e che ai fanciulli, quando sono buoni, riesce ogni cosa, fino d'impietosire un Taddeo. Così l'orfano aveva trovato in lui un padre, come nella Maddalena una madre. Gli toccava al solito a sfaccendare per lo spedale, ma non perchè Taddeo lo pretendesse; che anzi allora non uscì mai dalla sua bocca un comando assoluto; ma lo faceva perchè quella di assistere gl'infelici era la sua vocazione. Avevano tanto assistito lui quando era così disgraziato, che ora divenuto sano, e si può dire fortunato nella sua condizione, rendeva agli altri con generosa misura il bene ricevuto; e siccome sapeva di non fare altro che il suo dovere, così non era mai contento del fatto; avrebbe sempre voluto potere e saper fare di più; e non si accordava mai un'ora di riposo, mai un divertimento, come avrebbe potuto. Perchè Taddeo, non contento di dargli da dormire nel suo letto, di spartir seco la sua porzione, di rivestirlo, spesso gli dava qualche soldo perchè si comprasse le frutta o andasse a divertirsi, e questi regali glieli faceva specialmente più grossi per ogni anniversario delle famose vittorie di Napoleone, sotto il quale avea combattuto; che in tali occasioni ei si sentiva rinascere tutto il suo spirito marziale. Paolo però di quei denari non ne faceva l'uso pel quale gli venivano dati; ma desideroso d'istruirsi comprava qualche libricciuolo e della carta, e da sè, nei pochi momenti di riposo cavava profitto dalle lezioni della Maddalena, che sebbene smesse da tanto tempo, pure egli non avea dimenticate giammai. Intanto il Commissario dello spedale vide più volte rigirare quel fanciullo per le corsìe; e finalmente rammentandosi un giorno che era stato da un pezzo licenziato per guarito, ne interrogò Taddeo. «Consuma del mio, e fa del bene ai malati,» rispose egli con la sua burbera franchezza. — «Ma che ti appartiene questo ragazzo?» — «Non so neppure chi sia, ed egli lo sa meno di me. Gli voglio bene, e mi figuro d'avere un figliuolo. » — «Da quando in qua sei divenuto sì tenero, Taddeo?» — «Da quando in qua? che m'ha preso per un orso me? Per quel ragazzo darei la vita; è una perla. Ho caro che non abbia babbo nè mamma. Gli farò io da babbo.» — «È una carità singolare; ma tuttavia è carità e ti lodo.» — «Non ho bisogno di lodi; fo quello che credo, e mi basta.» — «Se veramente è un buon ragazzo, merita la tua assistenza e quella degli altri. La fisonomia mi piace; dev'essere sveglio ed onesto; poi quando gli vuoi bene tu, me ne fido.» — «Come sarebbe a dire?» — «Dico che tu sei onesto, e per isvegliare la tua stima e la tua affezione ci vuol proprio un fior di virtù.» — «Dunque se si contenta, lo lascio fare. Ha una premura e un garbo a custodire i malati, che mi dà un grande ajuto, e qualche volta.... sì, qualche volta m'ha insegnato certe cose... non mi vergogno a dirlo, che nè un par mio nè il medico di turno con tutta la nostra scienza le avremmo sognate.» — «Mi dici una cosa che mi consola. Voglio conoscerlo bene questo ragazzo, perchè a volte....» — «A volte?...» ripetè Taddeo, squadrando il Commissario con certi occhi di fuoco.... — «A volte si trova l'ingegno dove meno si aspetta; e allora è bene ajutarlo.» — «Oh! a questo ci penso io. Non voglio che venga un altro, e mi levi il merito. Quel ragazzo deve star meco....» — «E che cosa gli vuoi tu insegnare?» — «Oh! questa è bella!...» Una dimanda sì fatta non se l'aspettava; chè poco fa aveva confessato che Paolo avrebbe potuto insegnare a lui e al medico: sicchè ripetè _questa è bella_ due volte, e poi si ristrinse nelle spalle e si mise a guardare i mattoni. — «Non aver paura che io ti voglia levar la mano sul conto del tuo protetto; sarà sempre tuo; ma se potessimo ricavarne qualche cosa più che un custode di malati, non sarebbe bene per te e per lui?» — «che un buon custode di malati è una persona che si trova a ogni canto di strada?» — «Lo so; specialmente abile come te, è cosa rara e da tenerne di conto.» — «Lo credo io!» e incrociava le braccia sul petto scotendo la testa con la nobile alterezza di chi si sente capace di far bene il suo dovere, e più del suo dovere. — «Insomma, non sarai mica geloso se io gli parlerò, se ti darò mano a fare la sua fortuna. purché lo meriti....» — «Ed ella vorrebbe?...» — «Dargli il modo di studiare, fargli uno stato...» — «Davvero? Che la sia benedetto!» e gli prese la mano, e gliela strinse forte forte con un trasporto di gioja grandissima, con quella confidenza che un onesto sottoposto ha pel suo superiore, con quella franchezza di un veterano italiano che combattè sotto gli occhi di Napoleone, e stette a campo insieme ed ebbe dalle sue mani stesse la splendida ricompensa del valore. Poiché quando Taddeo s'accorse che il Commissario pigliava la cosa sul serio (e non era uomo da far di nòccioli), travide la possibilità di fare un gran bene al suo adottivo, e rinunziò volentieri al gusto d'aver egli solo tutto il merito. « — Dunque ci siamo intesi» soggiunse il Commissario, «domani....» — «Ora subito,» riprese Taddeo, tenendo sempre la mano del Commissario che voleva andarsene, e aveva furia; ma gli toccò a restare: chi poteva uscire dalle mani stempiate del veterano? «Eccolo là. — Paolo, Paolo!» lo chiamò risolutamente. Il giovinetto presa la rincorsa verso la voce, e solamente quando fu a pochi passi da loro conobbe il Commissario, e si soffermò abbassando per rispetto e per timidezza la testa. «Animo, buacciòlo, vieni avanti. Il signor Commissario non è una bomba: che paura hai?» Il Commissario sorrise a queste parole, fece animo al giovinetto ed entrò in colloquio con lui. Questi, ripreso animo e incoraggiato dalle occhiate di Taddeo, che gli aveva dato una spinta per accostarlo al Commissario, rispose con ingenuità e con franchezza. Narrò quel che egli si rammentava delle sue sventure: lacrimando parlò della Maddalena, e poi volto a Taddeo cominciò a dirne ogni bene. «Queste chiacchiere non ci hanno che fare» disse allora colui: «dicci che intenzione è la tua, che inclinazione hai: noi ti faremo.... cioè il signor Commissario ti vuol fare del bene.» Paolo non rispondeva. La dimanda era così improvvisa e assoluta, che la meraviglia e la timidezza non gli davano luogo alla riflessione.

«Lo dirò io,» riprese Taddeo con impazienza. «Son già quattro anni che sei qui, e non t'è mai venuto a noia l'assistere questi malati; sei diventato mezzo dottore; vorresti sempre ciacciare con le medicine, leggere i libri di medicina.... A proposito, signor Commissario, lo vede questo tocco di disobbediente? io gli do qualche quattrinello perchè vada a spassarsi, a comprare i dolci, ed egli compra dei libri, la carta....» — «Mi pare che abbia giudizio.» — «Più di me, la vorrebbe dire? Per un verso ne vo d'accordo. Dunque tornando al discorso di dianzi, vuoi tu studiare la medicina, la chirurgia? le intendi le lezioni dei professori? perchè, quando può, mi scappa e va a sentirle....» — «Basta così, disse il Commissario, ho capito; già non aveva bisogno della tua eloquenza, Taddeo; è la prima volta che ti sento ragionar tanto.» — «Quando siamo al campo bisogna menar le mani.» — «Ma qui spero che non troverai nemici. Hai fatto bene però a dirmi queste cose; quantunque i suoi occhi, li vedi? i suoi occhi parlano chiaro. Coraggio, Paolo (e gli batteva la mano sulla spalla), se ti conserverai onesto, sottomesso e studioso, son qua io per secondare il tuo genio. Domani ti manderò da chi ti potrà insegnare tutto quel che è necessario per essere ammesso allo studio della medicina e della chirurgia! Taddeo sarà sempre il tuo padre adottivo; seguita ad obbedirlo, a volergli bene.... Addio, addio.» — Paolo voleva ringraziarlo, ma il Commissario aveva furia, e gli faceva segno di rimanere. Taddeo, tutto contento, si fregò le mani ridendo, e poi disse: «Lo vedi? di che cosa sono capace io? eh! con me non si scherza. Ecco fatta la tua fortuna. Presto, presto, va' a chiamare il sarto. Questo non è più vestito per te. Uno scolaro di medicina deve avere le falde; quand'io ero come te, portavo il lucco; quelli eran tempi!... non si facevano i medici per forza allora....» Paolo dovè correre, senza rifiatare, in cerca del sarto; e Taddeo, esclamando: «Anche questa è fatta, andò a continuare le sue faccende. Quando Paolo fu solo, e potè riflettere all'accaduto, gustarne la gioja, accoglierne le speranze e ringraziare Taddeo, benché non fosse presente, si abbandonò a tutto l'impeto degli affetti; saltò, corse, batté le mani, pareva un frenetico. Poi la memoria della Maddalena comparve in mezzo a questo trambusto d'idee, e le ripose in calma spargendo sulla sua anima una dolce melanconia.

Quella donna amorosa, ei la lasciò in braccio alla morte; ma era egli certo che avesse resa l'anima a Dio? Oh! aveva già obbedito per tanto tempo; ora gli pareva di potere senza colpa farne ricerca. Perché tanta contentezza che ora godeva? chi aveva egli a cui farne parte su questa terra? Taddeo era umano, sì, era il suo angelo custode, teneva le veci della Maddalena; ma con un uomo di quel carattere non si poteva sfogare. E poi la sua gioja non poteva essere intiera se colei che gli salvò la vita non avesse visto quale uso era egli venuto al punto di farne. «Oh! girerò tutti gli spedali, tutti i villaggi, ne domanderò a tutti; la troverò finalmente; Taddeo non se l'avrà a male; è tanto generoso! sa che le voglio bene come a lui; egli sarà il babbo, essa la mamma; allora sarò felice davvero.» Ma consolato appena da questa speranza, si risovvenne dello stato nel quale la lasciò, e dell'operazione pericolosa; rifletté che se fosse sopravvissuta, avrebbe già fatto ricerca di lui; era impossibile che quella cara donna avesse voluto abbandonarlo! Queste riflessioni lo fecero ricadere nell'afflizione, amareggiarono tutta la sua letizia; si sentì mancare, perse il lume degli occhi, non potè più andare innanzi, e dovette appoggiare la testa sopra un piolo.

Egli aveva una di quelle vispe e amabili fisonomie che talora si vedono tra i garzoncelli della campagna; aperta la fronte, bruno il colorito della faccia, il naso un po' aquilino, incarnate le labbra, svelto il collo e molto sporgente la laringe. Gli occhi erano un po' infossati sotto ampie ciglia, ma con il globo molto rotondo; e la pupilla nerissima, aveva una vivacità e una movenza, che ad affissarla si provava un senso d'amore. I capelli folti e ricciuti a grandi anella gli scendevano sul collo, e facevano rilevare le belle forme del volto. Nella sua età di undici anni aveva la persona svelta e più grande dell'ordinario; e chi l'avesse veduto quando lo raccolse la Maddalena, certamente non si sarebbe persuaso che fosse il medesimo Paolo. Tanto è vero che la temperanza, l'innocenza e l'attività aiutano le forze della natura a rendere sano e robusto un corpo meschino e tribolato dai mali.

Dopo esser rimasto in quella positura per qualche tempo, ritornò in sè, ma con la solita malinconia sulla faccia; potè camminare, ma a lenti passi. Quando Taddeo lo rivide in quel modo, gli disse un visibilio di cose per farlo tornare allegro: ma Paolo non fu contento, se non quando ebbe il permesso di poter andare giorno per giorno a far ricerca della Maddalena in quei luoghi ove s'immaginava di poterne avere notizia. «Lo so io dove la troveresti, disse il veterano: a quest'ora sarà sotto terra, povera donna! ma cerca pure; non ti voglio distruggere quest'illusione. Basta che in questo mondo non si possa esser mai contenti per l'affatto! Che miseria!» e con un gran colpo sulla fronte scacciò il mesto pensiero. Fin da quel tempo Paolo si mise a studiare con grandissimo zelo: presto potè essere ammesso alle lezioni dello spedale; sostenne onorevolmente tutti gli esami; conservò sempre le sue buone qualità; fu adorato dai suoi condiscepoli, dei quali in poco tempo divenne il primo; ebbe pel Commissario una gratitudine esemplare; e stette sempre sottoposto al suo caro Taddeo, che ne andava propriamente superbo. Così nulla sarebbe mancato alla sua felicità, se avesse potuto ritrovare in vita la Maddalena; ma tutte le sue ricerche furono inutili, e si rassegnò.

Aveva già cominciato ad esercitare la professione con buon esito; tutti i suoi studi erano principalmente rivolti alle malattie cutanee già per l'innanzi troppo trascurate in quella città; e così faceva un bene che da tanto tempo era desiderato; e non si allontanava da Taddeo. Anzi i superiori, conosciuta questa mancanza, e sapendo quanto ormai il giovine fosse valente, affidarono a lui la cura dello spedale dei cutanei e lo incoraggirono a propagare lo studio di quel ramo di scienza. V'era in quella città un ampio luogo di ritiro pei poveri di tutte le età, e per gl'infermi dichiarati incurabili. Colà infierivano maggiormente le malattie della pelle tra i fanciulli. Vi fu mandato Paolo per introdurvi modi di curare più efficaci, riformare e disporre a seconda dell'occorrenza. Egli vi trovò molti abusi e molta incuria, ma seppe con lo zelo, con le sue buone maniere e coll'autorità di un giovine sapiente e virtuoso, mitigare gli effetti del male e togliere le cause che lo fomentavano. Nel fare la visita di tutto quell'edificio passò anche nel quartiere delle donne e nel dormentorio delle incurabili. Tra quelle meschine ve ne fu una, la quale udendo proferire il nome di Dottor Paolo, mentre egli teneva a lei volte le schiene, alzò lentamente la testa dal capezzale, e guardò; poi ricadde sospirando in una specie di letargo. Paolo sentì quel sospiro: si volse, e vide un'inferma sulla cui faccia magra e pallida si scorgevano i segni di un dolore profondo. Si accostò con segreta commozione al suo letto, s'incurvò su quella faccia, e trovò nei lineamenti una somiglianza. La donna teneva gli occhi serrati, e forse non si era accorta del suo accostarsi. Paolo tremando, con bassa voce le domandò: «Che male vi sentite buona donna?» Ella aperse gli occhi languidamente e a fatica rispose: «Che vuol ella ch'io dica? aspetto che il Signore mi tiri a sè.» Quella voce gli parve di riconoscerla. Interrogò l'infermiere, e seppe che dopo aver essa scampato la morte, e sofferto un'operazione rischiosa nello spedale, vi era rimasta per molto tempo a fine di ristabilirsi in salute: ma i patimenti sopportati le avevano tanto pregiudicato, che divenuta inferma fu recata in quel luogo e abbandonata dai medici. Erano già undici anni che vi languiva; tutti l'avevano dimenticata; ma dalla sua bocca non era mai uscito un lamento; solo di quando in quando sospirava, e le avevano udito proferire sognando il nome di Paolo. Domandò come si chiamava, e gli fu risposto «Maddalena.» — «È lei senza dubbio, » esclamò Paolo fuor di sè dalla gioja. Ma si sforzò di calmarsi per non le cagionare una commozione troppo forte, alla quale, nello stato in cui era, avrebbe potuto soccombere. «Dite, Maddalena (le domandò egli), ve ne ricordate di un povero ragazzo che teneste tanto tempo con voi prima di ammalarvi?» La donna a questa dimanda si scosse, riaperse gli occhi con vivacità, fece uno sforzo come per alzarsi a sedere sul letto, e poi affissando il volto di Paolo con una espressione di meraviglia e di rammarico, disse: «Se me ne ricordo? il mio Paolo! Ditemi, ditemi, cosa n'è stato? Chi siete voi? Prima di morire...» — «State quieta, può essere che abbiate la consolazione di rivederlo presto. Ha cercato di voi, ed è in grado di ajutarvi, di rendervi il bene che gli avete fatto.» — «Dov'è, dov'è? ch'io lo veda subito il mio figliuolo!» E gli stringeva la mano; e dal pianto della consolazione non poteva parlare e pareva volesse uscire dal letto per andare ad incontrarlo. «State quieta per amor suo. Adesso non è tempo. Vi prometto che presto lo rivedrete, e verrà a cavarvi da questo luogo; vi metterà in casa sua, perchè siate custodita meglio. Sapete? per essere felice non gli manca altro che di stare con voi e di vedervi un poco ristabilita. Dunque serbatevi a lui; addio per ora.» E scappò, perchè non poteva più reggere. Corse a Taddeo, e gli gridò da lontano: «La Maddalena è viva! Taddeo, l'ho trovata, l'ho vista!» — _«Laus Deo!»_ rispose egli senza scomporsi; «ora non sarai più malinconico.» — «Sì, Taddeo, siamo felici: ma poveretta! in che stato...» « — Hai fatto miracoli per gli altri, ne potrai fare uno per lei. Animo! voglio vederla. Che male è il suo? troveremo insieme il rimedio; faremo un consulto, fra me e te; e scommetto che la facciamo guarire.» — «È inferma.» — «Non ti sgomentare; ne ho visti degli altri ritornar sani. Povera donna, chi sa quanto ha penato senza di te! Col rivederti, la metà della guarigione è bell'e fatta.»

La fiducia di Taddeo era temeraria, a dir vero, ma valse ad accrescere quella di Paolo, e subito ambedue si posero a prepararle la miglior camera che fosse nel loro quartiere. Quindi egli tornò con lui dalla Maddalena, che aspettava con ansietà e con impazienza l'istante di rivederlo. Ma le pareva un sogno. Era stata un pezzo senza pensare al suo figliuolo adottivo; perchè dopo aver sostenuto l'operazione, aveva perduto i sensi, e restò per molti mesi in una specie di stupidezza e di dimenticanza di tutte le cose. Poi quella memoria le tornò, ma vaga ed incerta. Ora di tutto si rammenta, ne parla a tutti, e ogni poco ne domanda. Ma l'infermiere le risponde secondo l'istruzione di Paolo, e la prepara a partire.

Finalmente eccolo. La Maddalena lo vide, e guardò subito dietro a lui; ma rimase mortificata allo scoprire un vecchio, e quasi sospettò che avessero voluto ingannarla. Paolo accostandosi al letto, se ne accorse, ma subito le disse: «È tanto tempo che non ci siamo visti, che tu non mi hai riconosciuto. Sono io il tuo Paolo; son io che ti ho cercato tanto; sono io quello che tu liberasti dalla morte. Io ti credeva perita; ma ora.... ora sono felice;» e si abbracciarono con tanta espansione d'affetto, che Taddeo e gli altri ne piangevano per tenerezza. La Maddalena senza poter parlare lo accarezzava, lo affissava e pareva che coi cenni dicesse: «Oh! ti conosco ora: quegli occhi, quella fronte, quella bocca; oh! sì; non m'inganno.» Questa gioja indescrivibile di ambedue si prolungò tanto, si sfogarono tanto col piangere, che la Maddalena non ne risentì alcun incomodo; anzi parve un poco ritornata in forze, e poterono facilmente portarla subito nella casa di Paolo.

Taddeo che aveva già chiesto il riposo dal suo impiego, pose il suo letto accanto a quello della Maddalena, e in breve tempo tanto fecero con la loro assistenza, che ella non era più inferma. Aveva già ripreso il suo spirito, cominciato a camminare ed a lavorare; che sempre le pareva un sogno; sempre domandava a Taddeo se tutto questo era vero. Il veterano a tali dimande qualche volta era tentato d'andare in collera; ma si sfogava con qualche barzelletta che la faceva ridere... eppure non aveva mai sognato in vita sua di dire barzellette. Ma la forza della virtù e dei teneri sentimenti è così grande, che vale a far diventare ilare e dolce il carattere più burbero ed il più austero.

Chi avesse visto nella camera della Maddalena queste tre persone riunite come se fossero d'una medesima famiglia, chi avesse potuto leggere nei loro cuori, avrebbe conosciuto davvero quanto i legami dell'amore e della gratitudine siano talvolta forti e soavi quanto quelli stessi della natura.

Anche il Commissario e qualche amico di Paolo ne erano spesso testimoni; e Paolo si poneva in mezzo ai due vecchi, e diceva: «Eccoli qui i miei genitori,» e una lacrima di consolazione spuntava sulle sue ciglia nell'abbracciarli.

Ma Paolo era diventato un signore. La sua abilità nella medicina gli aveva già procacciato i modi di beneficare ampiamente i suoi protettori, e di procurar loro tutti i comodi della vita. Quando la Maddalena fu in grado di respirar l'aria aperta, egli comprò una villa prossima alla città, e vi si allogò co' suoi cari. Quella villa era vicina al villaggio della Maddalena. I vecchi del luogo si ricordavano della povera pigionale; se ne ricordò anche la Teresa, ed arrossì di aver potuto abbandonare quel fanciullo che era stato affidato alla sua carità; ma Paolo e la Maddalena si rammentavano solamente di quel po' di bene che ella aveva lor fatto con assistere l'una e col tenere l'altro per vari giorni in casa sua; e le resero a mille doppi il suo benefizio. Taddeo si pose a coltivare un giardinetto, a far l'infermiere dei contadini malati, e insieme con la Maddalena, servendosi del bene che Paolo dava loro a larga mano, divennero i benefattori del luogo. Intanto la fama e la fortuna di Paolo crescevano.

Specialmente con la sua abilità nella cura delle malattie cutanee fece alla patria uno dei più grandi benefizi. I molti poveri tribolati da quei mali tormentosi trovarono in lui un protettore. L'emulazione dei giovani studenti di medicina fu risvegliata, i professori già fatti sentirono stimolato il loro zelo a sollievo del popolo, e conobbero viepiù l'importanza di questo ramo di medicina: il governo istituì una cattedra espressamente per insegnarlo, e l'affidò al sapere di Paolo. Il primo giorno dell'apertura di essa egli fece un discorso così eloquente, che svegliò l'entusiasmo della numerosa scolaresca. Tutti vollero accompagnarlo con lieti evviva sino alla sua villa; e Taddeo e la Maddalena furono testimoni di questo trionfo del loro caro figliuolo adottivo. Quello fu il più bel giorno della loro vita.

VIII.

La Ricompensa.

Un valente e facoltoso gentiluomo, dopo aver viaggiato per parecchi anni i più culti paesi dell'Europa, ritornò alla sua patria; ma invece di scegliersi a dimora il palazzo che aveva nella città, volle prima recarsi a una sua villa da questa molto distante, forse perchè la quieta solitudine gli parve più opportuna a riflettere riposatamente sulle cose vedute fuori via. E i primi giorni gli piacque di visitare le terre di sua pertinenza intorno alla villa, dubitando che per esser tanto tempo rimaste senza la vigilanza del padrone, fosservi molti guai da scoprire e da riparare. Inoltre egli aveva osservato, e studiato viaggiando, i perfezionamenti fatti nell'arte agraria dai popoli più industriosi, e seco stesso si proponeva di ricavarne qualche costrutto a pro dei suoi poderi. Non è a dirsi ora la piacevole sorpresa del nostro gentiluomo, quando s'accorse che le sue terre comparivano meglio tenute e più ubertose di quando n'era partito, e che anzi vincevano il paragone delle più belle culture ammirate nei suoi viaggi; che i contadini erano meno rozzi nei modi, più diligenti nelle campestri faccende, e maggiormente amorevoli e concordi tra loro, e che parecchi di essi, adulti e fanciulli, già sapevano leggere e scrivere e far di conto. E ogni volta ch'ei domandava come e da chi fossero state immaginate e condotte le utili novità, che di mano in mano gli cadevan sott'occhio, venivagli sempre nominato il vecchio Marco.