Part 13
In tutta fretta finii di abbigliarmi, discesi nel cortile, e con rapidi passi, come un uomo inseguito, mi allontanai dallo stabilimento.
Qual'era la mia meta? io l'ignorava--il mio scopo era di allontanarmi da una donna, di sottrarmi ad una tentazione. Io camminava per le strade più ignorate e più deserte, mi soffermava sotto un albero, mi sedeva sopra un macigno per asciugarmi il sudore e riprendere lena--poi di nuovo mi gettava nella carriera.
Lettori del mondo elegante: io vi permetto di sorridere--E voi annientatemi sotto il vostro sarcasmo, o tigri dalla pelle di velluto!--Io ve l'ho detto alle prime pagine di questa istoria; non potrò mai arrossire nè pentirmi di avere in quella occasione, ceduto al sentimento dell'onore, anzichè agli stimoli più solleticanti della bellezza.
XXI.
Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.
Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.
--Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.
Io mi fermai per attenderlo.--Egli mi narrò brevemente i piccoli episodii della sua giornata--mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati sul suo _album_--e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel cortile dello Stabilimento.
Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva prediposto la scena per quell'incontro--ella aveva contato sovra un artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.
La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi, tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della sua _toelette_ mi era apparsa più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.
Ella appoggiava il suo braccio (e questo era il gran colpo di effetto, questa era la prima strategia delle sue vendette)--sì--ella appoggiava il suo braccio a quello di.... Narciso, che voi, lettori, dovete conoscere..... quel fatuo pretenzioso e ridicolo, che passava le sue giornate a cambiarsi le cravatte, a ripetere una quindicina di _calembours_.
Ed ella si abbandonava a quel Narciso colla famigliarità di un'amica, di una sorella--lasciando penzolare la sua testa voluttuosa sulle spalle di lui, e volgendogli degli sguardi che parevano accennare ad una intimità di desiderii e di accordi segreti. Quel Narciso, o tulipano, che aveva preso il mio posto così repentinamente, che in balìa di una frivola donna era divenuto un istrumento di rappresaglie dispettose, di meschine vendette--in luogo di irritarmi mi fece sorridere, m'ispirò compassione. Quanto poi alla donna.... tutto l'incanto della sua bellezza, tutto il fascino era sparito. Io mi vedeva dinanzi una artefice scaltrita di menzogne e di intrighi, che ingannava ad un tempo il più affettuoso dei mariti e il più imbecille dei cortigiani, per punire la mia onesta resistenza, per combattere uno scrupolo di lealtà, che in quel momento mi rendeva orgoglioso.
XXII.
La mia risoluzione era presa, e oramai nessun artifizio, nessuna seduzione poteva cangiarmi.
Pranzammo tutti insieme nella gran sala. Io seppi dissimulare il mio imbarazzo, portando la conversazione sul tema della letteratura e delle arti, acciò il marito di Amelia avesse campo di sfoggiare tutta la coltura del suo spirito. Narciso ci interrompeva tratto tratto co' suoi vecchi _calembours_, e la signora mostrava apprezzarli e gustarli enfaticamente con certe risatine prolungate, per le quali ella poteva far brillare due file di denti splendidi e bianchi come perle.
Appena levati da mensa, io posi in campo un pretesto per ritirarmi nella mia stanza. Salutai cortesemente gli amici, stesi la mano ad Amelia, e quand'ella mi porse la sua, io la strinsi senza affettazione, senza darle alcun indizio che potesse in qualche modo rivelare i miei divisamenti. Appena fui solo, mi posi al tavolino, e scrissi queste poche linee:
«_Gentile Signora_,
»Quando riceverete questa mia, io sarò in viaggio per Milano. Vi prego di perdonare e di obbliare. Il vostro Edmondo mi ha fatto l'onore di chiamarmi amico; in poche ore egli ha saputo guadagnarsi la mia stima e il mio affetto più vivo. Rimanendo, io correrei pericolo di demeritarmi la sua amicizia, di tradire la nobile fiducia che egli ripone nel mio carattere. È un uomo adorabile vostro marito, ed io per mia parte, sento di aver già dei gravi torti verso di lui.--Io spero che a Milano ci rivedremo tutti, e potremo stringere una intimità più degna di noi. Scrivo due linee ad Edmondo per dirgli che una lettera giuntami da Milano questa sera fu causa della mia repentina partenza. Nuovamente vi chieggo perdono, e mi raccomando alla vostra buona amicizia.»
Suggellata la lettera, uscii nel corridoio per confidarla ad Angiolina, ond'ella il mattino seguente la recasse alla signora.
Poi scrissi ad Edmondo--chiamai il cameriere per aggiustare i miei conti ed ordinargli di svegliarmi di buon'ora.--Lo pregai di tenermi il segreto per quella sera, e di attendere l'indomani per consegnare la mia lettera ad Edmondo.
All'alba del giorno seguente, io saliva sulla vettura che doveva condurmi a Milano.
XXIII.
Lettori: voi non vorrete astenervi dagli epigrammi--voi avete riso, e forse ridete tuttora della mia dabbenaggine, ma pure dovete confessare che il mio racconto fu pieno di moralità.... Ohimè!.... Vorrei pure lasciarvi questa buona impressione--ma pur troppo quella ch'io vi ho narrato è una istoria vera--e la verità non può sempre modificarsi a benefizio della morale.
Io rividi il signor Edmondo a Milano--io rividi anche lei.... la quattordicesima stella del nostro Olimpo celebrato.
Orbene: credete voi che la mia condotta onesta e leale mi abbia giovato a qualche cosa?
Misteri del destino coniugale!--Edmondo ed io abbiamo cessato di chiamarci amici.... Il nostro saluto, incontrandoci, è quasi glaciale--è il saluto di due cilindri e non più di due cuori.
Alla Scala, nel palco di Amelia, veggo ogni sera il mio bel Narciso, che ostenta la famigliarità pretenziosa del seduttore soddisfatto.--Nell'alta società corrono.... delle dicerie un po' equivoche. Per parte mia, ho motivi di credere che, nel caso di Amelia e di Narciso, la malignità si mostri anche troppo discreta.
Cosa avrebbe perduto quell'ottimo Edmondo, se io avessi preoccupato la piazza?....
Nulla....
Conclusione desolante!--Il solo che veramente abbia perduto sono io!
Ho perduto le buone grazie di una elegantissima donna--ho perduto l'amicizia e fors'anche la stima di un uomo eccellente--ed ora ho perduto il mio tempo a proporre un esempio di virtù e di abnegazione, che non troverà imitatori.
La chiave di tutto l'enigma è codesta:--Io mi sono arrestato per paura che il marito sapesse--ma appunto perchè mi sono arrestato innanzi tempo, il marito ha saputo.--Ed ha saputo dalla moglie, che è quanto dire a tutto mio danno e a maggior comodo altrui.
Un uomo colla coda
CAPITOLO I.
=Due dita di coda.=
Il contino crollò leggermente la testa, e proseguì di tal guisa:
--Non c'è che dire: Lodovico Albani è un perfetto gentiluomo. Avvenente della persona, giovane, ricco, elegante... Peccato ch'egli abbia quel difettuccio! Un difetto da nulla...--tanto è vero che infino ad ora qui nella borgata nessuno si è accorto?...
--Che! il signor Lodovico Albani avrebbe dunque... un difetto?
--Mi sono espresso con poca esattezza... Non è propriamente un difetto.... sibbene un accessorio... un ornamento, un vezzo, che la prodiga natura ha voluto accordargli per una di quelle bizzarie che essa talvolta si permette... onde variare la specie umana....
--Via signor contino.... voi ci fate morire d'impazienza...
Il parroco e il coadiutore ingrossavano gli occhi e allungavano il collo come avrebbero fatto dinanzi ad un cappone arrostito con ripieno di salsiccia.
È d'uopo sapere che don Cecilio Speranza e don Domenico Crescenzio, parroco l'uno, e l'altro coadiutore nella borgata di L..., detestavano con fervore cattolico il cavaliere Lodovico Albani.
Quali erano i torti del cavaliere Lodovico Albani rispetto ai due uomini di Dio?--Molti e gravi.
Lodovico Albani era cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, e aveva acquistato il titolo onorifico coi suoi talenti, colle sue opere letterarie e scientifiche, con generosi sacrifizi di patriottismo.--I preti hanno poca simpatia pei cavalieri dei SS. Maurizio e Lazzaro, per gli uomini di spirito, e meno ancora pei patrioti.
Dippiù, il signor Lodovico, venuto di recente ad abitare la borgata, si era introdotto nella casa di donna Fabia Santacroce, ed era riuscito ad istillare nella antica bigotta qualche idea libertina. A dispetto dei due reverendi, la marchesa aveva accordata al signor Lodovico la mano dell'unica sua figliuola. Già s'erano fatte due pubblicazioni; il fidanzato era ito a Milano per provvedere i regali da nozze--al di lui ritorno la cerimonia dovea compiersi senza indugio.
Tutte le pratiche del parroco e del coadiutore onde impedire questo pericoloso connubio, erano riuscite vane.
Lodovico Albani, colla sua condotta incensurabile, avea completamente trionfato delle cabale e dei raggiri..... In paese egli era citato a modello di onestà. Generoso coi poveri, affabile, modesto, anche in casa della marchesa, egli sapeva uniformarsi alle pratiche devote, alle abitudini alquanto rigide della vecchia bigotta, adoprandosi però lentamente a combatterne i pregiudizi. Dietro consiglio del futuro genero, la marchesa aveva già introdotte nella famiglia non poche riforme. I due reverendi non eran più invitati a prendere la cioccolatta ogni mattina... I pranzi divenivano meno frequenti... Don Cecilio e don Domenico in casa della marchesa perdevano ogni giorno qualche residuo del loro potere temporale.
Guardati, o lettore, dall'odio di un prete: dall'odio di due preti non può guardarti che Dio!
Dopo tali premesse, è facile comprendere con quale ansia, con quale impazienza febbrile, il parroco ed il coadiutore attendessero le rivelazioni del contino Tiburzio.
Ed ora mi chiedete; chi è il contino Tiburzio?
In poche parole ve lo presento.
Il contino Tiburzio è un nobile della massa, mediocremente brutto, mediocremente ignorante, mediocremente maligno. Un bel giorno egli credette amare la marchesa Virginia, la chiese in moglie a donna Fabia, ma in grazia del signor Lodovico, egli ebbe una chiara e formale ripulsa
La marchesina consultata del suo voto, avea recisamente ricusato colla sentenza inappellabile: _è troppo brutto_.
Il contino Tiburzio si sentì trafitto nel profondo del cuore... e giurò vendicarsi.
Bisognava perseguitare il rivale.... combatterlo.... schiacciarlo... perderlo nella opinione del mondo...
Pensa, medita, studia. Che si fa? L'arte cattolica dei due reverendi aveva abortito... Che poteva sperare un uomo del secolo?
Ma l'amore è più scaltro, più maligno dell'odio. Questa volta la fantasia del contino ebbe un lampo di ispirazione. Scoperta la breccia, e concepito il piano d'attacco... egli scelse i due preti per alleati.
Io credo che il lettore non abbia d'uopo d'altre spiegazioni... Ripigliamo il dialogo interrotto.
--Dunque, signor contino; questo difetto?...
--Per carità, don Domenico, non mi fate parlare...! Temo aver già detto di troppo... Non dimentichiamo che Lodovico è alla vigilia delle nozze... Poichè finora il difetto è rimasto occulto... lasciamo correre l'acqua al suo mulino.... ed usiamo prudenza... I maligni credono che io mi abbia in uggia quel bravo giovine, perchè madamigella Virginia ebbe il capriccio di accordargli una preferenza che io non ho mai desiderata.... nè sollecitata.... Egli mi ha salvato da un abisso, ed io gliene son grato di cuore. Che altro infatti è il matrimonio se non un abisso coperto di fiori, ove l'uomo precipita inavvedutamente ... e per sempre?
--Signor contino... voi sapete con chi avete a fare... Noi siamo avvezzi a serbare scrupolosamente il segreto in casi ben più gravi che non quello di cui ora si tratti... Questo difetto del signor cavaliere Lodovico non sarà di tal natura da portargli pregiudizio, ove fosse divulgato. A quanto pare si tratta di una imperfezione fisica, che certo non è molto rilevante, s'egli ha potuto nasconderla fino ad ora.
--Ah! gli abiti ne celano molte delle magagne!... e delle mostruosità. Se le fanciulle, prima di scegliersi un marito, potessero penetrare collo sguardo il fitto velame degli abiti, sono d'avviso che più tardi non avrebbero luogo tante delusioni, tanti scandali coniugali, tanti divorzi! Io vi giuro, signor don Domenico, che se alcuno susurrasse all'orecchio della marchesina il segreto che io solo conosco, queste nozze andrebbero in fumo, e il mio povero amico dovrebbe allontanarsi da L... come ebbe già ad allontanarsi da Pavia...
--Il caso è molto più grave che io non avrei immaginato, disse don Domenico fiutando una enorme presa di tabacco.
--Gli è un caso di coscienza! soggiunge gravemente don Cecilio Speranza. Perdonate s'io mi permetto di farvi un po' di morale, signor contino; ma io credo che nella vostra qualità di uomo d'onore, nella vostra qualità di amico della marchesa, voi siate in obbligo di impedire gli scandali, di salvare una povera innocente creatura dall'abisso in cui sta per cadere, di impedire una unione fatale...
--Vi confesso che qualche volta mi è passato per la mente uno scrupolo di tal genere.... disse il contino Tiburzio, coll'accento della più viva compunzione.... Povera marchesina! sì ingenua! Sì bella....! Sì buona! Vi giuro che io ne sento pietà.
--Signor conte!... disse don Domenico, levandosi in piedi...
--Signor don Tiburzio! soggiunse don Cecilio, andando a chiudere la porta...
--Bisogna salvare questa povera fanciulla.
--Voi lo dovete.
--Voi non potete esimervi...
--La chiesa parla chiaro: _Chi sapesse esservi fra' contraenti, impedimenti, ecc., ecc., è tenuto a notificarlo a noi_... _quanto prima_...
--_In caso diverso, incorrerebbe la pena della scomunica._
--Fidatevi a noi, signor conte.
--Rimettetevi al nostro arbitrio...
Il contino esitava:
--Se, come dite voi, signori reverendi, io sono tenuto per dovere di coscienza...
--E per dover di religione...
--E per ingiunzione dei sacri canoni...
I due preti si fecero a brontolare vari testi latini. Don Tiburzio ad ogni parola, ad ogni frase, inarcava le ciglia, ed annuiva col capo in segno della più profonda venerazione.
Le argomentazioni e le citazioni sacre e profane dei due reverendi erano troppo incalzanti.... Il contino Tiburzio si lasciò strappare dalle labbra il terribile segreto...
--Ebbene! la responsabilità della mia indiscrezione ricada su voi, che mi avete istigato! sclamò il contino, atteggiandosi da vittima.... Il nostro ottimo amico cavaliere Lodovico Albani, ha... nel... fondo.... della schiena...
--Nel fondo della schiena? ripetono i due preti spalancando le bocche ...
--Nel fondo della schiena il nostro amico ha una escrescenza anormale ...
--Una escrescenza anormale!... ripetè don Cecilio, enfiando le gote...
--Un'appendice osseo-muscolosa, ricoperta di pelo, e lunga circa due dita...
--Una coda!!! sclamano ad una voce i due reverendi, rizzandosi sulla punta dei piedi...
--Voi l'avete detto! conclude il contino ripiegando la testa all'indietro. Il cavaliere Lodovico Albani.... il fidanzato della marchesina Virginia Santacroce.... ha la coda lunga circa due dita!
CAPITOLO II
=La coda si prolunga.=
Sono le dieci del mattino.
La marchesa donna Fabia Santacroce è seduta nella gran sala di ricevimento.
--C'è là fuori una visita, dice Clementina, posando sulla tavola una guantiera d'argento...
--Una visita a quest'ora?
--È don Cecilio Speranza.
--Un'altra chicchera di cioccolatta... e il reverendo venga introdotto!... Questi reverendi sanno cogliere il momento! Essi non possono rinunziare alle buone abitudini!
Il reverendo parroco di L..., appena entrato nella sala, fece un profondo inchino, e baciando la mano alla marchesa, lanciò una occhiata furtiva al cioccolatte!
--Qual buon vento, signor don Cecilio?... Presto, Clementina! Una chicchera per il nostro degno curato!... Spero che la reverenza vostra vorrà accettare!...
--Tutto che viene dalla gentilissima... ed onorandissima signora marchesa...
--Sempre disposta... ai vostri servigi...
--Obbligatissimo alle vostre grazie, colendissima signora marchesa...
Don Cecilio Speranza avea già fatto mezza dozzina di profondissimi inchini. Appena la fanticella rientrò nella sala per versargli la cioccolatta, il reverendo si assise, tolse dalla guantiera un biscottino, e immergendolo devotamente nella bevanda profumata, prese a parlare di tal guisa:
--Non è il caso, o il solo piacere di farvi una visita, che oggi mi ha condotto da voi, colendissima signora marchesa.... Io debbo parlarvi di un'affare assai grave, debbo svelarvi un segreto, dal quale dipende il decoro della vostra casa, l'avvenire della vostra famiglia, l'onore, la pace, la tranquillità della vostra amabilissima figliuola in questo mondo, e la sua salute eterna nell'altro... Siete voi ben sicura che nessuno possa spiare le nostre parole?...
La marchesa suonò il campanello.
Clementina ricomparve.
--Bada che nessuno deve entrare in questa sala, nè tampoco avvicinarsi alle porte, disse la marchesa alla cameriera in tono solenne. Io debbo conferire col signor don Cecilio di affari molto importanti...
La cameriera fece un inchino, girò intorno uno sguardo scrutatore, uscì dalla sala, fece traballare l'anticamera con quattro salti rumorosi, poi leggiera, leggiera, sulla punta de' piedi, tornò presso la porta, e pose l'orecchio al buco della serratura.
Don Cecilio Speranza, con voce pecorina riprese a parlare:
--Voi non ignorate, signora marchesa, quanto amore io porti alla vostra nobile e generosa famiglia, quanto mi stia a cuore il vostro decoro, e qual sentimento di predilezione paterna mi leghi a quella cara e buona fanciulla che è la marchesina Virginia. Io l'ho battezzata, io l'ho iniziata alla prima comunione, l'ho diretta fino dai primi anni co' miei consigli, colle mie esortazioni, sia in casa, sia nel sacro tribunale di penitenza... La vostra Virginia mi ha sempre ascoltato... mi ha sempre obbedito... Grazie agli aiuti della divina provvidenza, ella è cresciuta nel santo timor di Dio... In una parola ella è degna figlia di una madre, che noi abbiamo sempre citata come modello di tutte le virtù.
La marchesa crollò leggiermente la testa, facendo un sorrisetto di compiacenza.
--Era a desiderarsi, che a complemento di tante belle doti, quella santa fanciulla prediletta da Dio vivesse mai sempre fra le dolcezze della verginale innocenza... Ma questa vocazione delle anime elette non è oggidì molto comune alle fanciulle... all'età di sedici anni quasi tutte propendono verso il sesso più forte.... La vostra buona ed amabile Virginia in ciò seguì l'esempio delle altre...
--E di sua madre... interruppe la marchesa sorridendo.
--Il che prova, soggiunse don Cecilio inchinandosi, che anche nello stato coniugale si può vivere santamente... purchè la donna sia tanto avventurata da trovare un degno marito...
--Io vedo a che tendono questi vostri preliminari, disse la marchesa con qualche impazienza.... Trovereste forse a che dire sulla scelta da noi approvata... Avreste mai qualche dubbio sul carattere e sulla onestà del signor cavaliere Lodovico, il fidanzato di nostra figlia?...
--Iddio mi guardi dal nutrire il menomo sospetto sulle doti morali di quell'ottimo giovine! rispose don Cecilio ponendo la mano al petto; ed è appunto perchè io l'amo assai, e lo stimo, e vorrei dissipare ogni ombra di dubbio...
--Vedete dunque ch'io ho colto nel segno, disse la marchesa alquanto turbata... Qualcuno ha cercato insinuare nel vostro animo...
--Non nego... Il caso ha voluto che giungessero al mio orecchio certe voci...
--Ebbene, che hanno trovato a dire i maligni sul conto di questo nobile cavaliere? chiese la marchesa con vivacità. Badate, don Cecilio, che io sono in questa casa la ammiratrice più entusiasta del signor Lodovico. Se alcuno osasse dubitare della sua virtù...
--E chi mai l'oserebbe, signora marchesa? Io vi assicuro che, quanto al morale, io vi starei garante pel vostro futuro genero. Ma vi hanno, o signora marchesa (e don Cecilio immerse un altro biscottino nella cioccolatta), vi hanno certi difetti organici.... leggeri... di nessun conto, che facilmente si possono dissimulare... coprire....
--Oh! sta a vedere che qualcuno è venuto a dirvi che il signor Lodovico Albani ha il gozzo o la gobba?... Egli! il più avvenente, il più perfetto gentiluomo, che abbia posto piede nelle mie sale!
--Di tale avviso pochi mesi or sono erano tutti gli abitanti di Pavia, dove quell'eccellente amico era stato inviato dal Governo come segretario di Intendenza. Colà pure il signor Lodovico in breve tempo era divenuto l'idolo delle società eleganti e sopratutto delle donne...
--Lo sappiamo...
--Colà pure.... egli aveva trovato una giovinetta di casato nobile e ricco, alla quale stava per unirsi in matrimonio...
--Lo sappiamo...
--Ebbene, lo credereste, signora marchesa? Quando si venne a sapere che il signor Lodovico Albani aveva una certa imperfezione fisica... un certo prolungamento...
--Un prolungamento! ripetè la marchesa credendo comprendere. Ma siete voi certo, che il signor Lodovico Albani abbia un prolungamento?
--Perdonate, signora marchesa, se io debbo scendere a certi particolari che per avventura devono offendere il vostro orecchio delicato. La coscienza e il dovere soltanto mi spingono a parlare... Quanto vi narro mi fu riferito da persone degne di fede... da uomini onesti e prudenti... Il signor Lodovico Albani, come poco dianzi io vi diceva, avrebbe dunque un muscolo superfluo...
--Che orrore! Ma chi dunque ha potuto sapere...?
--_Relata refero_... Non appena in Pavia si ebbe sentore che il signor Lodovico era in trattative di matrimonio colla figlia di un ricco e nobile fabbricatore di formaggi, una rivale gelosa.... che probabilmente era stata in intimi rapporti col nostro gentiluomo... divulgò il fatale segreto... In meno di una giornata tutta la città seppe che il segretario del regio Intendente... aveva una coda!
--Una coda!!!
--Sì, una coda lunga quattro dita; disse il reverendo, facendo il segno della croce.
--Quattro dita di coda! ripetè la marchesa giungendo le mani.
La cameriera, che stava alla porta origliando, si alzò lestamente, scese le scale, venne in cucina, adunò il cuoco, i camerieri, ed i guatteri..... e fattasi in mezzo al circolo:
--Sapete che c'è di nuovo?...
--Che c'è Clementina?...
--Lo sposo della signora Virginia...
--Il signor Lodovico Albani!...
--Il signor Lodovico... Albani... Ma silenzio... che nessuno lo sappia per carità!.... Io l'ho udito poco dianzi per caso da don Cecilio Speranza.....
--Ebbene!
--Il signor Lodovico... Albani... ha una coda...
--Una coda!!! gridarono il cuoco, i camerieri ed i guatteri...
--L'ha detto don Cecilio Speranza alla marchesa: Il signor Lodovico Albani, lo sposo di madamigella Virginia... ha una coda lunga un braccio!
CAPITOLO III.
=Due braccia di coda.=
La marchesa donna Fabia e il molto reverendo parroco don Cecilio Speranza si intrattennero un buon paio d'ore a discutere sulle code in generale, e in particolare sulla coda del cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro.
Esaurita la questione, la marchesa fece un solenne giuramento che essa non avrebbe consentito mai che un animale codato sposasse l'unica sua figliuola. Potete imaginare come il reverendo parroco si partisse edificato dalla sala della marchesa.