Racconti e bozzetti

Part 10

Chapter 103,885 wordsPublic domain

Il povero signor Bernardo, che nemmeno ne' suoi bei tempi era stato un uomo di spirito, era molto meno adesso, dopo i suoi disastri commerciali. Nondimeno il cuore gli teneva luogo qualche volta dell'ingegno; aveva a tratti a tratti quella intelligenza del sentimento, che è il privilegio dei buoni, e loro dà modo di non parere ottusi del tutto. Solo nella famiglia, egli aveva un vago presentimento della simpatia dell'Angelina per Vittorio. Quando però la signora Clara ebbe da lui la timida rivelazione di questo dubbio, ella non rattenne più la sua collera. E gestendo furiosamente: — Vorrei un po' vedere — proruppe — che quella sfacciata pettegola si permettesse di far all'amore in casa mia e di rubare i partiti alle mie figliuole. Oh! sta a vedere che quel damerino del signor Vittorio avrà negletta una giovane come la Nella, ed ora metterà in un canto anche la Matilde, per far piacere a lei, alla signora maestra di musica! Non son chi sono se non li mando fuori della porta tutti e due, ove sia vera una cosa tale....

— Eh! per carità, — interruppe il signor Bernardo, che per quieto che fosse non poteva a meno di essere indispettito della burbanza della moglie, — non la prendiamo in tuono sì alto. Voi sapete meglio di me che senza l'Angelina saremmo stati bene imbrogliati a campare: toglieteci ora per soprassello anche la pensione che ci paga Vittorio, e poi vi farete i vostri cappellini con la sporta del pesce.

— Che cappellini! che sporta! — sclamò fiammante di sdegno la signora Clara, alzandosi in piedi in tutta la maestà della sua poderosa persona. — Io che ho sacrificato la mia dote, e, ciò che più monta, la mia gioventù, il mio spirito, il mio brio, le mie relazioni, tutto per causa della vostra dabbenaggine. Ah! vi sta bene di prendere il tratto innanzi e accusar me.... Avete trovato un pane per i vostri denti.... imbecille.... babbeo!... —

E senza nemmen terminare la sua perorazione uscì furibonda della stanza, chiudendo con violenza dietro a sè tutti gli usci, siccome era suo costume, e si recò a consolare la sua primogenita, alla quale toccava la sorte della biblica Lia, senza speranza alcuna di trovare un Giacobbe che la prendesse in iscambio.

X.

L'Angelina, che per quel giorno non si sentiva disposta a uscire per le sue solite lezioni, aveva già visto la Matilde e promessole ch'ella nel dopopranzo avrebbe parlato a Vittorio. Sarebbesi colto il momento della passeggiata: la Matilde avrebbe fatto in guisa da rimanere un po' addietro con l'Amalia, lasciando agio in quel frattempo all'Angelina di costringere Vittorio a spiegarsi. L'Angelina faceva a simiglianza di que' capitani, che, vedendosi in una posizione arrischiata, stimano non poterne uscire che con un coraggio disperatissimo e tagliano i ponti dietro a sè, per levarsi la tentazione di retrocedere. Dacchè le era d'uopo sacrificarsi, ella voleva che il suo sacrifizio fosse compiuto in maniera da non lasciarle via di sottrarvisi, nè oggi, nè domani, nè mai. Nulla poteva meglio conferire allo scopo che il farsi ella stessa interprete della Matilde, che il ragionare a Vittorio in favore di lei. Ferma in questo proposito, ella si mise al pianoforte a studiarvi un nuovo pezzo di musica, quando si bussò all'uscio della sua stanza. Era il signor Bernardo.

— Vengo a renderti una vecchia visita, — egli le disse, prendendole affettuosamente ambe le mani. E poichè ella lo guardava in atto di persona che non sa raccapezzarsi: — Sì, — soggiunse, — vengo a restituirti una visita che fu la più dolce che io mi ricevessi in mia vita. Ti ricordi di quel giorno, in cui, colpito dalla più atroce delle sventure che possano affliggere un negoziante onorato, e caduto in quell'abbattimento da cui pur troppo non potei più rialzarmi, tu venisti a sorprendermi nel mio banco, semplice, ingenua, amorevole? Tu mi offrivi di sacrificarmi tutto il tuo avere, pur di salvare il mio nome. Era un'illusione, ma un'illusione sublime, degna di te. Nè tu potesti compiere il tuo olocausto, nè io lo avrei permesso: ma un altro ne compisti, che non fu minore di questo. Tu hai immolato al bene della mia famiglia la tua libertà, hai faticato per noi, hai diviso con noi il tuo pane, senza che tu te ne lamentassi, senza che gli altri ti dessero in cambio tutta la gratitudine, tutto il rispetto che meritavi. Ma non discorriamo di ciò. Io vengo oggi a te col cuore di un padre a farti una confidenza e una domanda. —

L'Angelina lo interruppe vivamente:

— So che cosa volete dirmi, e confido che nemmeno questa volta avrete a dolervi della vostra nipote. Matilde ama Vittorio: ella diverrà sua sposa.... son io medesima che me ne sono assunta l'impegno.

— Angelina, — soggiunse lo zio, guardandola con infinita tenerezza, e congiungendo le mani come in atto supplichevole, — al suo letto di morte mio fratello mi ti ha raccomandata con le lagrime agli occhi: di lì a poco tua madre, in estremo di vita, mandò anch'ella a chiamarmi, e con voce affannosa mi parlò di te e della solitudine in cui saresti rimasta, e ti confidò alle mie cure come un sacro deposito. Io, accettando quel legato d'affetti, m'obbligavo a provvedere alla tua felicità, come a quella d'un'altra figliuola, a farti del mio tetto un asilo che ti tenesse luogo dei lari domestici: ho io adempiuto quest'obbligo? No. Se in questa casa vi furono sacrifizî da compiere, chi più ne ha compìti? Se vi furono privazioni da soffrire, chi più ne ha sofferte? Oh! Angelina! io lo sento: se i tuoi genitori mi chiedessero conto di te, io dovrei chinare il capo per infinita vergogna.

— Oh!... che dite mai, zio mio?

— Ed ora — continuò il signor Bernardo — ho il presentimento che tu stai per compiere un nuovo sacrifizio, il maggiore forse di tutti.

— Io?... — interruppe l'Angelina, piegandosi innanzi con la persona e cercando di padroneggiare la sua commozione.

— Sì; tu così sollecita a parlare a Vittorio in favore della Matilde, sei ben certa di non amarlo tu stessa? —

Un fremito impercettibile le corse tutte le membra, un leggiero incarnato le apparve sulle pallide guance, con la mano sinistra strinse forte la spalliera della seggiola come se quel movimento convulso le desse vigore a sostenere l'interna battaglia, e, senza dir parola, chè non le sarebbe stato concesso in quel tumulto d'affetti, costrinse il labbro ad un languido sorriso d'incredulità, e crollò il capo in segno di diniego.

Il signor Bernardo proseguì: — Investiga bene il tuo cuore. Non a Matilde soltanto Vittorio fu prodigo di gentilezze e di cure. Con la spensieratezza dell'età sua, io lo vidi ora con l'una, ora con l'altra di voi ugualmente cortese, egualmente sollecito: forse non ama nessuna: forse ama te.... La Matilde, io la conosco, è più volubile, più leggiera; un primo disinganno d'amore la farebbe soltanto soffrire; ma tu, povera Angelina, tu sei di ben altra natura.... tu ne morresti. —

Ciò che il signor Bernardo diceva era vero, terribilmente vero. Ma l'Angelina aveva ormai raccolto tutte le sue forze, come il duce che concentra i suoi battaglioni nella lotta suprema, ed ancora una volta era uscita vittoriosa dal paragone.

— No, — rispos'ella ricomponendo il sembiante alla calma: — nè io amo Vittorio, nè Vittorio ama me. Forse i nostri caratteri non s'intendono. Forse egli è troppo leggiero ed io ebbi la sventura di nascer troppo riflessiva.... Che volete?... Bisogna pigliar la gente com'è. Ve ne supplico, zio mio, non insidiate la felicità della vostra figliuola.... Se sapeste come quel suo cuoricino s'è acceso, come la sua fantasia corre dietro al sogno avventuroso del suo primo amore.... Vedete.... pochi minuti prima che veniste voi, ella era in questa stanza e si faceva rinnovare da me la promessa di parlare a Vittorio.... Avrebbe dovuto confidarsi prima a voi, a sua madre, lo so; ma, se non lo fece, siatele indulgente.... Un'amica discreta che ha l'età nostra, che può partecipare ai nostri sentimenti, è una gran calamita pei nostri cuori di fanciulle. Insomma — concluse l'Angelina con una sforzata disinvoltura — è un affar fatto, e non se ne parli più.... prendetevi le cose in pace, Vittorio diverrà vostro genero. — E poichè le parve che nel dir quest'ultime parole la sua voce minacciasse velarsi e una lagrima le spuntasse sul ciglio, si rivolse vivamente con la persona verso il pianoforte, e come se il suo discorso non fosse stato che una lunga parentesi, tornò a correre con le dita sui tasti, ripigliando la sonata ove l'aveva interrotta.

Il signor Bernardo non persuaso, ma però impotente a smuovere un così fermo proposito, si alzò lentamente dalla seggiola, e appoggiando la mano alla spalla dell'Angelina:

— Hai nulla da soggiungermi? — le chiese.

— Oh! sì!... — proruppe ella commossa, volgendo la persona e alzando il viso verso di lui: — ho da ringraziarvi, e chiedervi un bacio. —

Il signor Bernardo si piegò sulla giovinetta seduta, e cintole amorevolmente il capo fra le mani, la baciò più volte in fronte con affetto infinito. Indi soggiunse: — Non vuoi proprio null'altro?

— Nulla, — ella disse con voce sicura, ma tenendo le pupille rivolte al suolo. Il signor Bernardo, prendendola leggiermente pel mento, la costrinse a guardarlo in viso. Ella potè ancora frenare le lagrime che le facevano groppo nelle palpebre, e fisarlo senza tradirsi. Egli non disse più molto, ma uscì crollando il capo e asciugandosi gli occhi umidi di pianto.

Il successo di questo colloquio salvò l'Angelina da un'altra visita: quella della signora Clara, che aveva già pronto il suo intervento armato presso la nipote. E fu meglio così: chè la dolcezza dell'indole non escludeva nell'Angelina un senso di nobile orgoglio, e ciò ch'ella concedeva spontanea agl'impulsi del proprio cuore e alle preghiere degli altri, mal lo avrebbe consentito a brutali comandi. Oh! ella moveva incontro a una prova così terribile, che le faceva mestieri di tutte le proprie forze per non restar soccombente. Ed ella il sentiva; e dolevasi talvolta seco medesima dell'essersi profferta a ciò, che ad altri sarebbe costato molto meno di fatica e d'angoscia. Ma un più maturo consiglio la faceva raffermarsi nella presa deliberazione, come la sola, che una volta messa ad effetto potesse chiudere il varco a ogni debolezza, a ogni pentimento. Uscì di rado della sua stanza in quel giorno, non cercò di Vittorio, che vide solo alla sfuggita e salutò freddamente; ma s'intrattenne a lungo con la Matilde, la quale nel trovarla così accalorata per lei aveva ripreso tutta l'antica fiducia, tutta l'antica espansione, e andava consultandola sul modo d'interpretare ogni parola, ogni sguardo del giovano amato. Sennonchè, quando l'Angelina non concordava seco nelle interpretazioni, ella si rannuvolava tutta, e le diceva: — Tu vuoi farlo apposta per indispettirmi. — L'Angelina sorrideva allora malinconicamente, assentendo col capo; ma l'altra, non soddisfatta nemmeno di questo modo, prorompeva in un gesto d'impazienza: — Insomma, non istartene lì come un automa; di' la tua opinione. — Capricci d'innamorati!

Vittorio non era così poco avvezzo all'odor della polvere da non sentire qualche cosa nell'aria, e non intendere che quello doveva essere un giorno di lotta. Glielo diceva un certo che di mistero in tutti della famiglia, ma glielo dicevano in ispecie le reticenze della Matilde, la quale pareva volesse aizzarlo a discorrere, o piuttosto a compire le frasi ch'ella, con quell'arte sopraffina che l'amore insegna alle fanciulle, lasciava a bello studio interrotte. Ed egli si schermiva alla meglio, desideroso com'era di sfuggire una battaglia campale, e di stancare le forze del nemico in tante piccole avvisaglie. Aveva operato con leggerezza, ne conveniva; ma era ella questa una buona ragione per lasciarsi pigliare alla rete, e diventare un candidato ufficiale al matrimonio, egli che, fino a quel punto, di matrimonio non aveva voluto sentirne discorrere? Mentre si abbandonava a queste riflessioni, non supponeva nemmeno da qual parte dovesse venirgli l'assalto più formidabile.

XI.

Nell'alzarsi da tavola l'Angelina, dopo aver fissato in volto ora lo zio e ora la Matilde, si avvicinò a Vittorio e gli disse:

— La Matilde ed io vogliamo fare una lunga passeggiata fuori della città: abbiamo confidato in voi per accompagnarci, e non ci mancherete, spero, tanto più ch'io debbo parlarvi. —

Vittorio assentì con quella galante sollecitudine che gli era propria, e l'Angelina rivoltasi allora all'Amalia:

— Verrai con noi, non è vero, se il babbo e la mamma te lo permettono? —

La bambina tutta giubilante corse a domandare l'assenso de' genitori, e, ottenutolo, salì in quattro salti la scala, s'acconciò il cappellino di paglia e la mantelletta color di rosa, e fu in un batter d'occhio nell'androne.

Di lì a pochi minuti la comitiva incamminavasi lungo il viale de' platani, che costeggiava l'argine del fiume. Il sole volgeva lento al tramonto; e i suoi raggi scendevano obliquamente sulla strada attraverso i rami frondosi di quelle piante. Di tratto in tratto una vettura passando rapidissima sollevava un nembo di polvere, e allora uno strato grigio copriva le più basse ed esposte foglie degli alberi, sinchè una lieve carezza di vento spazzava ogni cosa, ridonando al verde la sua primiera vivacità. E lo strepito fuggitivo d'una carrozza, e l'apparire a lunghi intervalli di qualche pedone affaticato, rendevano più spiccata la solitudine ed il silenzio di quell'ora.

Vittorio s'accostò all'Angelina nell'atto di chi dice: — Sto agli ordini vostri. — Ella accettò il suo braccio; e studiò il passo in guisa da lasciare indietro alquanto la Matilde e l'Amalia, a cui già questa giterella in campagna pareva inferiore all'aspettazione ch'ella ne aveva. Procedettero alcuni istanti in silenzio, l'una ruminando tra sè com'ella dovesse principiare il discorso, l'altro pensando che cosa potesse uscire da siffatto mistero. L'Angelina ruppe il ghiaccio, dicendo fra lo scherzevole e il serio:

— Sarà meglio bandire gli esordî, non è vero?

— Oh! sì, — rispose Vittorio; — veniamo pure all'argomento senza preamboli.

— Ebbene: sia dunque senza preamboli. Voi avete sulla vostra coscienza una colpa.

— Una colpa?

— Sì; agli occhi di molti potrà anzi parere una virtù; agli occhi miei, agli occhi degli onesti è una colpa, e gravissima. Però, acquetatevi; sta in voi ripararla, e — soggiunse la ragazza con un sorriso a fior di labbro — l'espiazione è il contravveleno del peccato. Voi avete turbato la pace di una fanciulla, al suo cuore ingenuo e fidente avete insegnato un affetto nuovo, che se può aspirare alla dolcezza del ricambio, è fonte di commozioni ineffabili; se deve rinchiudersi in sè medesimo, è piaga logoratrice di tutta la vita. Oh! vi leggo la risposta negli occhi: — Che ho io fatto per rapire la calma a quella giovinetta? In che offesi il candore dell'animo suo? Quali sono le parole che diedero alimento alle sue speranze? — Oh! signor Vittorio! vi sono fra gli uomini consuetudini di libertinaggio, che un'anima ingenua non conosce; vi sono mutue tolleranze, che un cuore verginale non intende. Se la Matilde (ch'è inutile tacerne il nome) vi era indifferente, perchè corteggiarla? E se una più viva simpatia vi attirava verso di lei, in quale altro modo credevate di poterla amare, che come si amano le oneste fanciulle? — Si fece rossa in viso, e colta da un pensiero repentino: — Vi fa maraviglia — diss'ella — la mia esperienza precoce. Oh! Vittorio! io non ho nè padre nè madre, sono sola sulla terra, e la solitudine è maestra di molte cose, e non tutte liete nè belle. La necessità ci sforza a sfuggire, conoscendoli, que' pericoli che una mano provvida avrebbe sviati da noi lasciandoceli ignorare. Ma appunto per questo, appunto perchè siamo meglio armati contro le insidie che si possono tendere a noi, ci corre il debito di vigilare sulle persone che amiamo. Per questo, o Vittorio, io prendo le parti della Matilde, per questo io vi discorro di lei. Ella vi ama. —

Si fece silenzio. Vittorio teneva il capo rivolto a terra, e andava spingendo innanzi col piede i ciottoli della strada. L'Angelina continuò con voce sempre più dolce ed insinuante:

— Sì: ella vi ama, e voi non potete ignorarlo. Non fatevi questo torto, Vittorio; non isforzatemi a credere che voi non leggete in viso d'una fanciulla la simpatia che le avete inspirata. Ebbene: se non vi sentivate l'animo inchinevole ad un amor serio, se più dei vincoli che possono render l'uomo felice avete caro l'isolamento che lo lascia libero e signore di sè, perchè non vi siete voi allontanato di qui, non avete cercato un pretesto per togliervi da un luogo, dove non potevate che compromettere o voi o gli altri? Ed ora chi, se non voi, risanerà quella fanciulla del male che le avete fatto? Pochi mesi or sono ella era gaia, spensierata, contenta; oggi è malinconica, inquieta, combattuta fra speranze e timori; oggi è forse alla vigilia d'uno di que' disinganni terribili, che spargono un'ombra sinistra su tutta la vita. Pochi mesi fa, era confidente nel bene e nella virtù; ora voi state per versare sull'anima di lei il freddo scetticismo che uccide gli affetti, che la farà un giorno sposa men tenera e madre meno sollecita. No, Vittorio, non sarebbe un'azione onesta. Voi siete nobile, generoso; voi non potete fallire al vostro dovere.

— Al mio dovere? — disse Vittorio. — Ma voi dunque credete realmente che il mio dovere sia di sposare oggi la Matilde?

— Di prometterglielo oggi, di farlo quando potrete; — rispose l'Angelina con voce ferma e tuono riciso.

— In verità — soggiunse Vittorio — voi siete la più fredda e rigida ragionatrice ch'io mi conosca. Ora vogliate porgermi ascolto. Io non vi dirò in questo momento quali siano i miei sentimenti: ma mettiamo, così per ipotesi, ch'io abbia commesso davvero qualche leggerezza, che qualche mia parola, qualche mio atto abbiano potuto accendere questo fuoco improvviso nel cuore della Matilde; stimate voi forse ch'io avrei riparato a ogni cosa, sposandola? Ma se non l'amassi?... Angelina, voi nata alle gioie domestiche, voi che della famiglia avete un'idea così alta, potete voi intendere un matrimonio senza amore e credere che la felicità sorrida a quei vincoli che la convenienza sola ha creati? Consultate il vostro cuore. L'amarezza d'un disinganno non vi sarebbe più tollerabile che il lungo avvicendarsi di giorni monotoni, che l'assidua convivenza con persone, le quali paressero rimproverarvi la pertinacia del vostro affetto? Una casa, attraverso la quale non passa mai il soffio dell'anima, ove non v'ha ricambio di confidenze, nè bisbiglio di parole soavemente amorose; una casa, ove la tavola in poco è dissimile da quella di una sala di _restaurant_, non vi sembra peggio che un deserto? No, Angelina, io non la offrirei questa felicità ad un amico. Meglio, mille volte meglio, soffrire atrocemente una volta, che sentirsi appiccicata alle membra questa camicia di Nesso. —

Quale pur fosse l'effetto prodotto sull'Angelina da questa mezza confessione che le faceva Vittorio di non amare la Matilde, ella non lo lasciò trasparire: anzi, con un calore onesto e sincero, riprese:

— Ma voi confessate adunque di esservi preso giuoco di lei? Era per soddisfare una vostra vanità che voi le usavate ogni sorta di cortesie; era per una vostra vanità che se gli occhi di lei cercavano i vostri, il vostro sguardo le moveva incontro con sì manifesta compiacenza; era per una vostra vanità infine che scendeste paladino in sua difesa, e quand'ella commossa vi disse: — _Voi dunque mi proteggerete_, — stringendole affettuosamente la mano le avete risposto: — _Sempre?_ — Ed ora fingete ignorare le ferite che avete aperte, e poichè vi si chiama a versar sovr'esse un poco di balsamo, vi circondate di mille reticenze, e come vinto da un senso di sublime delicatezza: — _Oh_ — dite — _se non l'amassi, se non avessi la virtù di farla felice!_ — Ah! sta bene, signor Vittorio; dunque basterà questo scrupolo, perchè un uomo possa abbandonar la fanciulla, a cui egli primo insegnò la febbre d'amore, e menar vanto anzi di tale suo atto, come d'una splendida azione? E la poveretta, così amaramente disingannata, non potrà nemmeno dolersene, ma dovrà far manifesta la sua gratitudine a chi, non sentendosi d'amarla, non la volle incatenata a sè con vincolo eterno!

— Angelina, — rispose Vittorio, e v'era nella sua voce l'accento di chi riconosce il suo fallo, — voi siete inflessibile come la Dea della Giustizia, ed io non voglio contrastare la bontà delle vostre ragioni. Ma vediamo un po' come stanno le cose. Io sono un povero peccatore, e lo dico sul serio, che di questi torti ne ha parecchi sull'anima. È un vizio mio, o se mi siete indulgente, è un vizio dei tempi: questa galanteria superficiale che voi condannate con tanta energia e con sì rara potenza di convinzione, è accolta nel mondo non solo col compatimento, ma persino col sorriso sulle labbra. Ebbene, la coscienza anche più onesta subisce l'influsso dell'atmosfera che la circonda; ciò ch'ella sente intorno a sè maledetto e vituperato, le par sempre più grave di ciò ch'ella vede tollerato e plaudito. Io in quest'atmosfera ci vivo, e non sono di tanto superiore al comune degli uomini da potermene sottrarre a tutti gli effetti. Vedete se vi apro l'animo mio: è una confessione che vi faccio, e, quantunque non isperi d'essere assoluto, pure non la farei a niun altro così franca ed esplicita. Voi mi dite oggi: — Avete operato male verso la Matilde, e vi corre il debito di riparare. — Ma chi mi assicura che tra le fanciulle, a cui posso a fior di labbro aver discorso d'amore, non ve ne sia alcuna che più della Matilde soffra e si dolga di me? Non è vanità che mi fa parlare così: voi medesima mi avete detto che un cuore di giovinetta facilmente si accende. Ebbene: se pur questa fanciulla non ha trovato così vicino a sè un'amica, a cui confidar le sue pene, o s'ella, come si suole dei dolori profondi, le tenne chiuse gelosamente in sè stessa; chi vi dice che, s'io debbo ad alcuno un'espiazione, non la debba a lei, e non mi corra l'obbligo d'indugiare un poco prima di precludermi assolutamente la via a lenire la sua sventura?

— Oh! — proruppe l'Angelina sforzandosi di sorridere — ciò vuol dire che farete un giro pel mondo, cercando la più infelice delle vostre vittime per immolare a' piedi di lei la vostra libertà? Son baie codeste: siete a due passi da colei che vi ama e soffre per voi, e andate in traccia di un'amante ipotetica, a cui avete parlato non si sa quando, che avete visto non si sa dove, che non ha svelato a nessuno i suoi sentimenti, che forse non esiste nemmeno....

— Ma s'ella esistesse? — sclamò Vittorio con calore — se anzichè essere un sogno della fantasia fosse una creatura viva e palpitante, se anzichè abitatrice d'una terra remota fosse poco lungi di qui, se io l'avessi fatta soffrire più forse della Matilde, se io l'amassi di più; che direste allora? —

L'Angelina diè un balzo; ma, ricomponendosi tosto, chiese con voce che si sforzava d'esser ferma e sicura: — Ma s'ella esiste, siete voi certo ch'ella vi ami? —

Vittorio sollevò il capo che teneva chinato a terra, e guardando fissamente l'Angelina rispose: — Quello di cui son certo si è ch'io non l'era increscioso, e che alle mie parole ella porgeva benevolo ascolto, e ch'io l'ho veduta trascolorarsi in viso al racconto delle mie campagne, e ch'ella è sventurata e senza amici e senza parenti nel mondo, e ch'ella non mi perdonerà mai la mia leggerezza. Perchè io, non chiesto, non incoraggiato da lei, l'ho cercata nella solitudine della sua stanza, ho turbato i silenzî della sua anima verginale, e la posi a parte de' miei affetti e de' miei ricordi domestici e de' miei sogni di poeta, e le apersi il cuor mio come ad una sorella....

— Amatela dunque come una sorella, — interruppe l'Angelina, nel cui animo s'era combattuta una di quelle lotte titaniche che durano un minuto, e che un volume non basterebbe a descrivere.