Racconti

Part 32

Chapter 321,500 wordsPublic domain

Compresi allora quanto io fossi male avvisato, pensando di evocare gli spiriti dal fondo della terra.

Essi devono essersi ricoverati nel centro di qualche stella o di qualche pianeta, inaccessibili all'umana curiosità.

Una volta entrato in questo pensiero, compresi ch'io dovevo rivolgermi all'alto. D'altronde nella mia qualità di poeta, si sa ch'io devo esser più abituato a guardare le stelle del cielo, che quelle della terra. Quel verso d'Ovidio: _Os homini sublime dedit, cœlumque tueri Jussit_, mi sta sempre impresso nella memoria; e quando non ho a far meglio, guardo il cielo e mi gratto il capo col dito mignolo.

Le stelle brillavano al loro posto, sopra un bel cielo turchino, tanto più lontano da noi quanto era più pura l'atmosfera.

Come tutti i poeti, ho anch'io la mia stella. Non so come si chiami nella lingua moderna. Gli antichi la chiamavano _stella mira variabilis_; perchè varia meravigliosamente di grandezza e di aspetto. Ora è rossa come Marte, ora bianca come Venere, ora verdognola come Sirio. Non so se il padre Secchi l'abbia ancora sottoposta al suo prisma. Poco m'importa di quali elementi chimici consti la sua sostanza. Preferisco chiamarla la stella d'Italia, o la stella di Beatrice, perchè alterna ai nostri occhi quei tre colori che tanto amiamo, e ci costano tanto.

Chiunque tu sia, bella stella tricolore, io ti professo un culto particolare, e quando non posso salutarti prima di chiuder l'imposta, mi sembra che mi manchi qualche cosa, come in quel tempo che non poteva dormire senza aver ricevuto il bacio materno.

Mi sono innamorato d'una stella!...

So bene che questo verso d'uno de' miei stornelli ricevette una diversa interpretazione per piegarsi alla natura beffarda dei benigni lettori: ma posso assicurarvi, così a quattr'occhi, che quando io feci quel verso, guardava dalla finestra la mia stella _mira variabilis_.

Il poeta Ponsard dovette avere qualche ubbia del mio genere quando pose quest'aspirazione in bocca alla figlia di Galileo:

«Cerchiamo un cheto asilo In quelle sfere luminose ed alte Dove l'occhio di Sirio Splende d'azzurra luce, dove suona La lira d'oro, dove nuota il bianco Cigno sull'onde della Lattea via. Di quei lucidi mondi ospiti arcani, Accoglieteci amici in mezzo a voi! Quante cose mirabili vedremo Che appena in sogno intraveder c'è dato. Anelli di rubino Cerchiano i nostri lucidi orizzonti, Cantano nuovi augei sui vostri monti. Un'aura fresca nelle notti estive Scote i cespugli ombrosi, Albergo delle fate. Ivi la luna Sempre piena e rotonda Rischiara ed inargenta Sui laghi azzurri il palpitar dell'onda. Scende dai dolci clivi Un effluvio soave e dilettoso, E il silenzio notturno ha mille suoni Che pajono sospiri D'anime erranti pegli eterei giri.»

Non so se questi versi sieno drammatici, e non so come saranno accolti dalla nostra platea e dalle eleganti capinere dei nostri palchetti. Il soffitto dei nostri teatri ci toglie la vista del cielo, e ci rende insensibili a certe idee. Ma se il Galileo fosse mai recitato a ciel sereno, chi sa che codesta escursione pei campi del cielo trovasse miglior accoglienza, come certo dovea trovarla l'apostrofe al sole di Fedra nella tragedia di Euripide, nel teatro aperto d'Atene.

Mentre assorto in questi pensieri aveva dimenticato la stanchezza, il letto e la chiave, sentii suonar il tocco dal torrione del Palazzo Vecchio.

Addio spiriti, dissi! Addio spiriti dell'abisso e del cielo! Minerva e Venere Urania, stella mira e variabile, degna di rappresentare l'Italia!

Un passo regolare e affrettato mi venne nel medesimo tempo agli orecchi ad una certa distanza. Il passo si accostava ognor più, e suonava più distinto e più forte negli aprichi silenzii della notte.

Mi avviai dal mio lato verso la porta, mentre l'altra persona si avvicinava dal lato opposto alla medesima direzione.

Era il mio caro nipote, al quale, come potete ben credere, non feci rimprovero alcuno di non essere tornato a casa prima di me.

— Che v'è di nuovo? — gli chiesi.

— I fondi italiani si sono alzati di un punto e 17 centesimi.

— Oh! vero figlio del secolo — gli dissi! — Vieni ch'io ti abbracci! Anzi da questo momento, dacchè ti mostri così bene informato della nostra situazione economica e finanziaria, scambiamo nome ed officio.

Tu sarai lo zio: studierai il listino della borsa, provvederai ai bisogni della famiglia, mentre io potrò dedicarmi a guardare le stelle, e ad evocare i ridenti spiriti che aleggiano intorno!

FINE.

INDICE DEL VOLUME.

A CHI LEGGE Pag. I

La Donna bianca dei Collalto 1

I complimenti di Ceppo 33

I due castelli in aria 48

Il Diritto e il Torto 80

Il berretto di pel di lupo 143

La valle di Resia 157

Istoria di una casa 185

La giardiniera delle male erbe 200

La fidanzata del Montenegro 300

Gentilina 340

Fanny 368

Il palazzo de' Diavoli 386

Un viaggetto nuziale 399

L'ora degli Spiriti 421

* * * * *

NOTE DI TRASCRIZIONE:

- Ovvi errori di punteggiatura sono stati riparati;

- Sono mantenute entrambe le forme per la voce «bon ton» e «bon-ton»;

- Sono state conservate le voci «communicazione» e «comunicazione» oltre ai termini da essi composti e derivati;

- Sono mantenute entrambe le forme per la voce «danno» e «dànno»;

- Sono mantenute entrambe le forme per la voce «inseguito» ed «inseguìto»;

- Sono mantenute entrambe le forme per la voce «ritrosia» e «ritrosìa»;

- È mantenuto l'uso pratico editoriale del pronome «sè» senza l'accento quando seguito da stesso/a/i/e o da medesimo/a/i/e in molti dei casi;

- La nota a piè di pagina di pag. 19 è stata rimossa essendo semplicemente un rimando alle note di chiusura presenti al termine del racconto «La Donna bianca dei Collalto»;

- L'errore di stampa «UN' PO» nel titolo di sezione di pag. 185 del racconto «Istoria di una casa» è stato corretto;

- Pag. 29, l'errore di stampa «Secondolui» è stato corretto (Secondo lui);

- Pag. 30, l'errore di stampa «piacessse» è stato corretto (piacesse);

- Pag. 44, il nome «Amelia» è stato cambiato con quello di «Amalia» indicato per il personaggio del racconto negli altri casi riscontrati;

- Pag. 58, l'errore di stampa «villannella» è stato corretto (villanella);

- Pag. 62, l'errore di stampa «Ma e saprei» è stato corretto con l'aggiunta dell'apostrofo al pronome alla prima persona «eo» (Ma e' saprei allora se egli accettasse);

- Pag. 88, l'errore di stampa «che che» è stato corretto con il pronome relativo «che» (era nipote di un barbiere che non gli aveva lasciato);

- Pag. 93, l'errore di stampa «gia» è stato corretto (già);

- Pag. 116, l'unico caso di pronome interrogativo con utilizzo dell'elisione «Qual'è» è stato corretto (Qual è quella donna che ami);

- Pag. 121, l'errore di stampa «da se» è stato corretto tenendo conto dell'uso dell'accento grave uniforme (scacciò da sè l'imbecille);

- Pag. 138, la grafia «dì» per l'imperativo del verbo «dire» è stata conservata (Chi ci ha fatto conoscere, dì, quel tuo Signor B.);

- Pag. 164, l'errore di stampa «al conte a alla contessa» è stato corretto con la congiunzione «e» (al conte e alla contessa);

- Pag. 172, l'errore di stampa «nella lingua nel paese» è stato corretto con la preposizione «del» (nella lingua del paese);

- Pag. 178, l'errore di stampa «campagnia» è stato corretto (Un paio di giorni che tu passi in nostra compagnia, basteranno a convincertene);

- Pag. 180, l'errore di stampa «mi da il prurito» è stato corretto (mi dà il prurito di por mano alla tavolozza);

- Pag. 217, l'errore di stampa «le ajuole dei giardinuccio» è stato corretto con la preposizione «del» (ripulite le ajuole del giardinuccio);

- Pag. 235, la voce «naque» è stata conservata (Ne naque infatti un aborto);

- Pag. 237, la congiunzione «e» erroneamente ripetuta nell'originale è stata cancellata (dentro al suo duro guscio e alle sue molte membrane);

- Pag. 242, la congiunzione «e» è stata aggiunta nel rispetto dello stile dell'autore (in un istituto speciale dove si raccolgono e si curano gli esseri più maltrattati);

- Pag. 253, i puntini di sospensione sono adeguati numericamente nel rispetto dello stile del racconto (3 puntini oltre al punto finale);

- Pag. 304, il termine «auto-da-fe» è stato accentato (auto-da-fé);

- Pag. 317, il termine incompleto nel finale di riga «atti-*» è completato con la voce del verbo «attirare» (e una bella fanciulla che ve lo attirava colle sue pericolose lusinghe);

- Pag. 322, la voce «cadavare» è stata conservata (Yella, bianca come un cadavare cadde al suolo);

- Pag. 324, l'errore di stampa «ricondurre presse» è stato corretto (s'incaricò di ricondurre presso alla madre la disgraziata fanciulla);

- Pag. 378, il termine arcaico «imaginò» viene conservato (Educata in questi mesi di ritiro, imaginò un metodo di vita);

- Pag. 381, l'aggettivo interrogativo arcaico «quai» è stato mantenuto (Eppure, con quali tesori d'affezione, con quai liberi sacrifizi la povera Fanny avrebbe ricompensato uno sguardo cortese);

- Pag. 381, il termine «meta» è stato accentato (per reprimere dentro al cuore le ricchezze d'un affetto che non ha una metà a cui consacrarsi);

- Pag. 398, l'articolo «lo» davanti a vocale è stato mantenuto senza l'uso dell'elisione (Lo esorcismo chiama il diavolo);

- Pag. 398, l'errore di stampa «stà» è stato corretto (Lasciamo dunque la cosa come sta);

- Pag. 411, in correzione si è aggiunto l'accento alla voce del verbo «cominciare» (sicchè il vapore cominciò a declinar dalla linea);

- Pag. 421, l'errore di stampa «Fireuze» è stato corretto (Firenze);

- Pag. 423, il termine «pie» seguito da apostrofo è stato corretto ad indicare troncamento (camminando col piè di feltro).