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Part 28

Chapter 283,617 wordsPublic domain

Il giovane farmacista lo seppe dal medico che la curava e gliene prese una compassione così profonda e sincera come se ancora l'amasse. Volle vederla; e non gli mancò il mezzo di recarsi a quel letto in compagnia del medico amico suo. La povera Fanny provò uno di quei dolori che la parola non può descrivere, e Filippo s'avvide d'aver commesso un atto crudele senza saperlo. Procurò consolarla, ma i suoi conforti produssero un effetto affatto contrario. Oh! se avesse potuto trovar tra' suoi farmachi alcuno che le restituisse la perduta bellezza! Egli sarebbe stato l'uomo più felice che fosse mai! Ma le cicatrici erano troppo profonde, nè l'arte umana poteva rimarginarle. Ella era condannata a rimanere un oggetto di compassione per tutta la vita! Se non fosse stata lusingata da una secreta speranza di risanare, io credo che, vana come era, avrebbe preferita la morte ad una esistenza che oggimai non sembrava dover prometterle alcun trionfo.

Il medico aveva ordinato che le fosse tolto ogni specchio, e dissimulava alla giovane disgraziata la gravezza del male, almeno fino a tanto che, rimessa in forze, potesse lottare contro il dispiacere d'aver perduto per sempre l'attributo della bellezza. Ella risanò. Le sordide scaglie abbandonarono la sua pelle, gli occhi s'aprirono, rivide la luce, si sentì rivivere alla natura: ma un tremendo sospetto la tormentava, un sospetto più insopportabile della certezza. Contro il divieto del medico, ella ebbe tra le mani uno specchio: vi si guardò, e sentì mancarsi!

La disperazione e l'abbattimento in cui cadde la povera giovane quando si vide spogliata di quella bellezza ch'era suo unico vanto, non mancò di aggravare la sua malattia, e render più incerta e più tarda la guarigione. Ella s'era chiusa in abituale silenzio, che interrompeva soltanto quando era sola prorompendo in dirotte lagrime. Ai conforti del medico, ai gioviali colloquii delle compagne, che pur talora venivano a visitarla, mai non fu vista sorridere. Riprese a poco a poco i suoi lavori, e li eseguiva indefessa quasi coll'opera assidua volesse assopire il doloroso pensiero che la pungeva. Ella non era più bella! Nessuno l'avrebbe più guardata se non per compiangerla! Condannata ad essere spettatrice dei trionfi delle amiche sue, già tanto inferiori a lei per bellezza! — Ogni donna comprenderà facilmente più ch'io non dico, la qualità del suo cruccio.

Ma qui non doveva limitarsi la sua sventura. Richiamandosi alla mente i passati trionfi, l'imagine del giovane Filippo le si presentava sempre più cara: comprese la differenza che correva tra l'affetto di lui e quello che gli altri le dimostravano: le parve ch'egli solo l'avesse amata davvero, e a poco a poco si pentì di averlo sprezzato, e l'amò! L'amò in un momento in cui reputava impossibile averne ricambio. Avrebbe desiderato vederlo, e nello stesso tempo paventava l'effetto che le sue fattezze alterate doveano produrre sopra di lui. Egli dal canto suo non osava ritornare da lei, perchè non sapeva trovar parole valevoli a consolarla. D'altronde che cosa avrebbe più amato in quella donna, che avea perduto il solo pregio che possedesse? Ma la onesta cortesia ch'ei non cessava di usarle aumentava intanto l'amore e il martirio della sventurata Fanny. Ella perdeva lunghe ore dinanzi allo specchio tentando tutti i mezzi per riparare coll'arte ai guasti che il suo volto delicato aveva sofferti, e illudevasi, la meschina, e sperava! Spesso per ore ed ore ella accomodava i suoi capelli, unico tesoro che le fosse restato pressochè illeso; e disponendoli quando ad un modo quando ad un altro, tormentava se stessa e la sua immaginazione, finchè malcontenta dell'esito e indispettita, vi cacciava dentro le mani, scompigliava l'opera lunga, e dava in lagrime di sconforto e di vera disperazione.

Erano passati due mesi dacchè il medico le avea concesso d'uscire, ed ella non s'era mai risolta ad affrontare la vista degli uomini. Alfine dopo una lunga lotta parve superasse la sua avversione. Si ornò nella più squisita maniera che seppe. Due folte ciocche di biondi ricci cadenti dissimulavano in modo elegante metà della guancia. Un denso velo gittato sopra il grazioso cappello adombrava i suoi lineamenti. Consultò per oltre a mezz'ora lo specchio, si pentì dieci volte della sua risoluzione, poi facendo un ultimo sforzo, uscì di casa per recarsi alla chiesa, e quindi al suo negozio di mode.

Passò, come ognuno può credere, dinanzi alla farmacia. Vide Filippo senza ch'egli mostrasse vederla. Egli non l'avea di fatti riconosciuta; ma come persuadere alla poverina ch'egli non l'avesse fatto a bello studio per toglierle ogni speranza? Seguitò la sua via frettolosa con l'inferno nell'animo: giunse al negozio, ricevette le accoglienze ambigue e crudelmente gentili delle compagne, le quali si vendicarono in cinque minuti dei cinque anni anteriori durante i quali ella le avea tenute, per dir così, sotto a' piedi. Fece tutti i suoi sforzi per conservare un contegno apparentemente tranquillo, ma le pareva mille anni di trovarsi sola nella sua stanza fuori di quegli sguardi perfidamente pietosi. Giunta a casa, respirò nella solitudine; pianse, si gettò in ginocchio, pregò il Cielo a darle la forza di vincersi e ad ispirarle il partito migliore.

Ella aveva una vecchia zia in un convento vicino, alla quale, per dire il vero, non avea pensato a' giorni della sua gloria: ma nella presente umiliazione la buona parente e la solitudine in cui viveva si associarono alle tristi sue idee, e per la prima volta la vita secreta e monotona d'un chiostro le parve cosa invidiabile. Pensò di scrivere alla zia, poichè non s'attentava a farle una visita così improvvisa: ma come scriverle? chi scegliere per confidente di questa nuova risoluzione? Nessuno meglio di Filippo. Lo fece pregare a voler recarsi da lei ad un'ora determinata e l'aspettò — non senza aver prima quasi per consuetudine, ed ora per necessità, curato la sua _toilette_. Non già ch'ella avesse alcuna seconda intenzione. L'anima sua s'era già rassegnata; se pure nello sceglierlo a depositario de' suoi progetti era stata mossa da un secreto pensiero, non era che il desiderio di vedere quale impressione avrebbe egli ricevuto dal passo ch'ella intendeva di fare.

Egli venne premuroso, e procurò co' suoi modi affettuosi darle quella consolazione che parevagli più delicata: ma ella rimase fredda e severa. Gli spiegò la ragione perchè avea desiderato vederlo; notò, non senza piacere, la meraviglia ch'ei ne mostrò. — Caro amico — diss'ella — il mondo non è più per me: questa malattia mi fece veder le cose sotto un aspetto molto diverso: io non potrei più sperare un collocamento..... no, non m'illudo, Filippo..... io non potrei far più felice un compagno. Voglio ritirarmi colla mia buona parente. In quella solitudine imparerò a leggere, a scrivere, a disegnare, a sopportare pazientemente la mia disgrazia. Scrivete ciò che credete opportuno; voi non avete bisogno d'altre parole. — Filippo le scrisse la lettera. Egli volea sulle prime stornarla dal suo proposito: ma soddisfatto a ciò che riteneva fosse obbligo di cortesia, lasciò correre. Pensò anch'egli che una tale risoluzione poteva tornar utile per ogni conto alla disgraziata fanciulla, e risparmiarle molte amarezze che non le sarebbero risparmiate nel mondo. Sicchè Fanny rimase nella prima incertezza; anzi ne trasse la conseguenza che nella gentilezza del giovane non entrasse oggimai più nulla del primo affetto. Lo ringraziò del servigio prestato, e si congedò con brevi e secche parole da lui. Ah! la poveretta avea perduto un'ultima secreta speranza che avea conservata nel cuore!

Dopo otto giorni venne a cercarla una vecchia pinzochera da parte della zia, e le disse in nome di lei ch'ella era molto contenta della sua risoluzione, che l'aspettava al convento dove le avrebbe tenuta compagnia e cominciato subito il suo noviziato. Aggiunse che ella stessa l'avrebbe accompagnata, perchè non s'indugiasse aspettando una buona occasione. La fanciulla non fu troppo sodisfatta di un così pronto adempimento alla sua domanda. Avrebbe voluto guadagnar tempo.... ma non l'osò. Presa alle strette fece uno sforzo per far tacere tutti i suoi dubbi; e il giorno dopo partì colla vecchia. Quando vide la città che fuggiva, una tetra malinconia s'impadronì del suo cuore. I bei giorni passati le ricorrevano alla memoria; i castelli in aria sfumati come la nebbia al vento; gli amori offerti, provocati, respinti. Le pareva che ogni svolta della strada allontanandola dal campo delle sue glorie e delle sue speranze, l'allontanasse da tutto ciò che la vita aveva di più desiderabile e caro. Il guardar fuori dallo sportello le divenne insopportabile angoscia. Si chiuse il viso fra i lembi dello scialle, e mentre la sua compagna girava fra le dita i grani del suo rosario, ella piangeva tacitamente, in tale amaro alternarsi di pensieri e di imagini che lasceremo indovinare a quelli che si sono fatti un'idea del suo carattere e della situazione in cui si trovava il cuore di Fanny.

Nei primi giorni il convento le parve veramente un luogo d'asilo contro le amarezze paventate nel mondo. Accolta dalla buona parente con non infinta pietà, faceva nella sua mente il confronto tra quest'accoglienza e quella che avea ricevuta dalle compagne. Quivi almeno non v'era chi l'avesse veduta prima della sua malattia. I lavori, i discorsi, le pratiche religiose che si tenevano là dentro, impedivano al suo pensiero di fisarsi sopra il suo stato. Passava la sua giornata in compagnia di suor Angela, ed insegnava alcuni punti, alcuni ricami a parecchie fanciullette educande, le quali cominciarono ad amarla teneramente, sentendosi amate da lei. Depose i suoi vestiti galanti, e ne prese uno semplice e modesto; onde perdute le abitudini antiche, si venne facendo di giorno in giorno men trista.

Non pensate però che anche qui non avesse qualche momento amaro. Doveva udire di tratto in tratto i consigli della zia e di qualche altra religiosa, le quali s'erano fitte in pensiero di compiere, come dicevano, la sua conversione, e ritenerla definitivamente là dentro. Volevano persuaderle, le pie monache, come ella dovesse ringraziare il Signore d'averla tolta dalla strada della vanità e della perdizione. — Che cosa è la bellezza del corpo, dicevano, appetto alla bellezza dell'anima? Questa dovesse apprezzare, questa accrescere più che potesse. Con quella poteva piacere agli uomini: con questa avrebbe piaciuto a Dio. V'erano state molte sante che s'erano svisate a bella posta per togliersi ad ogni pericolo: perciò le religiose facevano il sacrificio de' loro capelli; sacrificio ch'ella stessa avrebbe dovuto fare. — Erano buoni e santi consigli, ma ancora intempestivi per la giovane crestaia. Ella non n'era punto capacitata nel suo interno, benchè si guardasse bene dall'opporvisi apertamente. Quanto a' suoi capelli li avrebbe recisi quando fosse appieno sicura di restar lì. E la priora ch'era donna erudita, osservando l'ingegno pronto della novizia, prese ad ammaestrarla nelle lettere, nelle quali fece progressi sì rapidi da trasecolar quelle religiose donne, che cominciarono a trovar pascolo alla loro innocente vanità nell'insegnare a Fanny tutti quei lavori e quelle galanterie da convento che fanno ammirar la pazienza di chi le fa. La giovane che avea l'istinto della grazia e del buon gusto in poco tempo superava le maestre, e cominciò ad imitar colla seta e colle carte i più bei fiori che raccogliesse nell'orto. Quelle occupazioni, quegli studii spandevano una quiete ineffabile nel suo cuore. Le parole delle buone suore facevano maggior presa nell'animo preparato. Cominciava a pregare con maggior raccoglimento. Quella vita operosa e monotona cominciava a piacerle. Le monache non dubitavano più ch'ella avesse a proferire i suoi voti. Ma la buona parente, già vecchia e infermiccia, trascorsi appena dieci mesi dalla venuta di lei, passava a vita migliore, lasciando la povera giovane orfana e straniera in quel luogo. Chiamatala al suo letto di morte, le replicò i consigli che cento volte le aveva dati, e si fece dar parola dinanzi ad alcuna di quelle madri, che non avrebbe pensato ad abbandonare il convento. La povera Fanny versando larghe lagrime promise tutto, e la vecchia benedicendola spirò consolata.

La nipote però non tardò molto a pentirsi della promessa, o per dir meglio, non si tenne più obbligata ad adempierla. La zia sentiva per essa un affetto vero, e sapeva cogliere il momento opportuno per far breccia co' suoi consigli nell'animo suo. Codesta discrezione, codesto discernimento mancava alle altre, e pressandola ad ogni ora, le fecero venir in uggia uno stato, che a poco a poco avrebbe forse abbracciato spontaneamente. Cominciò a indispettirsi di quel fervore. Cominciò a dubitare del disinteresse di quelle donne; e convivendo con esse, vide anche là molti interessi e molte cure mondane. Educata in questi mesi di ritiro, imaginò un metodo di vita ch'ella poteva condurre anche al secolo, senza essere men virtuosa e meno tranquilla. Gli scherni delle compagne, la noncuranza del mondo le facevano meno paura. — Io mi renderò amabile, diceva fra sè, colla coltura del mio spirito, colle mie maniere, con mille modi indipendenti dalla bellezza. — Questi pensieri e i consigli importuni che riceveva, non mancarono di produrre il loro effetto. La giovane, quando manco se l'aspettavano, dichiarò alle monache e al padre direttore ch'ella non si sentiva alcuna vocazione per lo stato monastico; e che pensava di ritornarsene al secolo. Potete imaginare che ne seguisse! I consigli raddoppiarono, e men dolci di prima. La vita del convento fin allora indifferente, e sulle prime piacevole, le divenne un'orribile prigionia. Contava i giorni e l'ore che terminasse l'anno di prova, e appena terminato, fece il suo fardello ed uscì.

Il padre direttore, uomo di rara discrezione che s'era adoperato perchè non fosse fatta violenza alcuna a' suoi desiderii, le trovò una buona occasione per tornare alla patria, e la raccomandò ad un'ottima donna che l'avrebbe ricevuta in sua casa. Fanny baciò, piangendo, la mano al buon sacerdote, e l'indomani, dopo un anno d'assenza rivide la città che le parve più bella che mai e sorridente quasi d'amore. Quell'anno di reclusione, le non poche letture fatte, l'educazione interna che meditando s'era in lei compiuta, tuttociò le aveva aperto gli occhi ed ampliata l'immaginazione. La vista del mare non mai l'era parsa così bella, così imponente. Lo salutò come imagine della sua libertà, e questo momento fu il primo di vera gioia ch'ella provasse dopo la sua guarigione: perchè non era nata per quelle ascetiche e solitarie aspirazioni del chiostro. Ella era nata per amar qualcheduno nel mondo.

E finchè visse la sua buona parente, l'amava di cuore, e questo affetto bastava all'animo suo. E se avesse potuto sperare pur un ricambio di sentimenti da Filippo, se avesse portato nel convento la persuasione d'esserne amata, io credo che quella solitudine le sarebbe parsa men dura. Amare non basta per una donna. Bisogna ch'ella creda, o almeno s'illuda d'essere amata: bisogna ch'ella abbia provato almeno un momento nell'animo quello stato d'intima soddisfazione che vien da un affetto reciproco. Questo secreto, indistinto desiderio ora la riconduceva nel mondo, la riconduceva a soffrire.

Quella prima battaglia, la battaglia della vanità e dell'orgoglio mortificato, non la spaventava più. Oggimai aveva rinunciato al titolo di bella per sempre: aveva imparato a scherzare con grazia sulle sue fisiche imperfezioni. Ella non lasciava tempo agli altri di dirigerle un frizzo: si canzonava da sè, senza affettazione, e senza il secreto desiderio d'essere smentita dagli altri: sciocca abitudine di molte donne di fare certi atti di umiltà per provocare un alimento alla celata superbia che le divora. Fanny non diceva d'essere brutta, perchè l'altrui gentilezza dicesse il contrario: ma tutte le volte che ella era posta ad un confronto pericoloso, sapeva con un tratto di spirito richiamar l'attenzione di chi era presente a qualche cosa di più nobile della materiale bellezza. Così lasciando alle sue rivali gli effimeri trionfi di quella, si facea perdonare il vantaggio ch'ella aveva sopra di loro.

Per alcun tratto di tempo le cose procedettero bene. Rassegnata, dolce, insinuante, destra in ogni genere di lavori, ornata lo spirito di non poche cognizioni che le sue letture le procuravano, era giunta a guadagnare da un lato quella superiorità che avea perduto dall'altro. Ma non le bastava. Tutte le volte che era testimonio alle facili adorazioni che i giovani profondono alla più bella, tutte le volte che alcuna delle compagne le teneva discorso de' propri amori, uno sconforto amaro, una secreta e invincibile invidia la sorprendeva. Buona com'era, non avrebbe già tolto alle compagne l'ambita felicità: ma non le pareva giustizia che mentre era a tutte sì facile amare ed essere amate, non ci fosse un cuor solo che battesse per lei, un cuor solo che sapesse comprendere il suo! Talora gli uomini le parevano portenti di stoltezza e di crudeltà. Prodigavano le loro idolatrie alla materia incapace d'intenderli, e lei lasciavano sola, negletta, come un _paria_, come un essere degradato e privo di sentimento e di affetto. Eppure, con quali tesori d'affezione, con quai liberi sacrifizi la povera Fanny avrebbe ricompensato uno sguardo cortese, un cordiale saluto, una stretta di mano! Nessuno forse ha letto questa pagina degli umani dolori, questa continua violenza per reprimere dentro al cuore le ricchezze d'un affetto che non ha una metà a cui consacrarsi! Per queste anime desolate non c'è che la fede nella vita futura: ma se non riescono sante, c'è molta probabilità che convertano in odio quell'amore che non fu da nessuno curato.

Ma Fanny non era destinata a bere fino al fondo questo calice amaro. Ella non si credeva amata dal giovane farmacista: ma e' l'amava davvero. E reduce a que' giorni dall'Università, dove era stato matricolato, non mancò di chieder conto di lei, e seppe con sorpresa e con vero piacere il suo ritorno.

Era una bella sera di maggio. Egli l'aspettò nell'ora in cui usciva dal suo negozio, e le propose di accompagnarla fino a casa. Ella conosceva sì bene i costumi del giovane, aveva tanto desiderato di rivederlo, che senza alcuna opposizione passò il suo braccio sotto quello di lui, e tutti e due poco parlando, ma dolcemente commossi, s'incamminarono verso l'abitazione della fanciulla; e lì dovevano separarsi. Ma troppe cose lor rimanevano a dire, e il desiderio d'espandersi reciprocamente si faceva maggiore ad ogni momento. Onde una buona mezz'ora restarono appoggiati agli stipiti della porta, colle mani congiunte, perduti in uno di quei colloquii deliziosi che sono una felicità per tutti — e che si può pensare se erano una beatitudine per Fanny. Povera fanciulla! Ella aveva per anni ed anni desiderato un momento simile a quello, e quando meno se l'aspettava, Iddio glielo aveva concesso! Senza dirselo, senza pensarlo, invece di salire le scale, essi staccaronsi dalla porta e ripresero il sentiero della collina. E su, e su, senza guardarsi d'attorno, senz'accorgersi dell'andare, senza far attenzione alle magnifiche scene del cielo stellato, del mare immenso che lo rifletteva da lungi, degli alberi che spandevano in seno alla notte i loro divini profumi. Forse il loro cuore sentiva queste armonie della natura; forse nell'estasi loro, negli affettuosi colloquii c'entrava tutto codesto: ma erano troppo profondamente commossi per avvertirlo e per dirselo.

Quando furono ad una svolta del sentiero che taglia a sghembo il declivio della collina, sedettero sotto una quercia, e stettero muti sempre colle mani strette a vicenda. Molte cose s'erano dette, ma più assai che la parola non può definire, spiegava quel delicato e cordiale contatto. E nessuno avea fino allora parlato d'amore; nessuno di matrimonio. Filippo fu il primo a dare una tale direzione alle idee, e confidò alla fanciulla come a Padova gli era stato offerto un partito assai vantaggioso: una giovane avvenente, che aveva mostrata una decisa inclinazione per lui. Aggiunse ch'egli avea pigliato tempo a risolvere, ma ora....

— Ma ora.... che volete voi dire? — domandava Fanny.

— Ora — diss'egli — sarei meno che prima disposto ad accettare l'offerta. Voi sapete da quanto tempo ho consecrato i miei affetti ad un'altra persona. Molte cose sono avvenute dappoi....

— Oh sì molte cose! — rispose rapidamente Fanny. — Per carità, Filippo, non pigliate sopra di me la crudele vendetta di lusingarmi! Voi ricordate un tempo molto diverso: una persona che è già tanto mutata! Uditemi: uno dei miei più vivi desiderii era quello di rivedervi, era quello.... di udire dalla vostra bocca che voi sentite per me qualche cosa più che una sterile compassione. Ora io sono contenta.... voi potreste offerirmi la vostra mano: io mi sentirei, Filippo, il coraggio di rinunciarvi.

— Ma perchè? Mi sarei io dunque nuovamente ingannato?

— Non c'illudiamo, Filippo! La vostra amica non potrebbe sempre avere a' suoi comandi quest'ora tenebrosa e le dolci emozioni di questo momento.... no! Io non m'esporrò mai a farvi pesare come un sacrificio il dono che potreste farmi della vostra mano. Pensate, amico mio, ch'io sono gelosa; ch'io so d'aver perduta quella infelice bellezza di cui ero troppo superba: vedrei una rivale in ogni femmina che vi si appressasse.

— Avresti torto, Fanny; poche donne certamente potrebbero gareggiare con te di sentimenti sì nobili e delicati. Oh! mi stimi tu così stolto da credere la bellezza il pregio più importante della donna ch'io volessi far mia compagna per tutta la vita? La bellezza è così effimera e passeggera — tu stessa l'hai sperimentato — ma quali doti più intime, quali grazie più apprezzabili non hai tu saputo acquistare! Oh Fanny! questo non è nè il tempo nè il luogo più conveniente per farti una proposizione sì seria quale è quella di unire i nostri destini. Potresti credere ch'io volessi approfittare d'un momento d'ebbrezza. Scendiamo, mia buona amica: ripiglieremo questo discorso a miglior occasione. —

La povera Fanny era rapita in un'estasi deliziosa. Le parea di sognare ancora queste parole, come più volte le avea sognate senza sperare che s'avverassero mai! Scese a braccio di lui tutto il pendìo senza sentir sotto a' piedi la terra. Le acacie mosse dal vento spargevano di bianchi e odorosi fiori la via. Giunti sul limitare della sua casa, si strinsero più strettamente la mano. Le labbra ardenti del giovane sfiorarono le chiome di lei dalla notturna rugiada inumidite e disciolte. Stettero alcuni momenti in quella affettuosa attitudine, e si separarono.