Racconti

Part 8

Chapter 82,359 wordsPublic domain

— No no, buona gente, fate pure il vostro dovere; qui già messer Valentino m'immagino che non vorrà mica averselo a male. Accompagnateli disopra, compare, diss'egli al povero vecchio, che a queste parole tramortito cercava indarno tanta forza da potersi reggere sulle gambe. Nondimeno si mosse, come per servir loro di guida, fece due o tre scalini e, appoggiatosi al muro, lasciò che gli altri salissero senza di lui. Ivi passò alcuni minuti in sì terribile aspettazione, che potrebbe solo descrivere chi, posato il capo sul ceppo fatale, avesse provato lo spavento dell'imminente ghigliottina. Visitarono a una a una tutte le camerucce, salirono sul granaio; poi di nuovo giù in cucina, in corte, nelle stalle e sul fienile, cercarono ogni angolo, e indarno, che non v'era anima viva. Alcuni ridevano di chi aveva prestato così bonariamente fede alle ciance di madonna Betta; altri erano mortificati d'esser lì venuti a far sì brutta figura: si gettavano la colpa l'un su l'altro; e se li avessi chiesti separatamente, ognuno era venuto per pura curiosità, e in quel momento ti sarebbe stato difficile trovare i caporioni dell'impresa se ne eccettui chi aveva segnato il ricorso. Fecero alla meglio le loro scuse, e partirono, lasciando quella povera famigliuola ancora tramortita e incredula d'un esito così insperato. Ch'era dunque stato di Giovanni? Dal suo nascondiglio egli li aveva veduti venire, aveva spiato ogni loro mossa, e quando s'accorse che la maggior parte già stava in cucina, era corso nella cameruccia di sua sorella, e dalla finestra che metteva sull'orto, col coraggio che in simili circostanze presta il pericolo, spiccò un salto, e poi arrampicatosi a un albero aveva scalato il muricciuolo e giù pel ronco attraverso i seminati dov'era più folto il verde, e in un batter d'occhio trovossi su di un viottolo che mette al villaggio dalla parte del cimitero; e passata la chiesa, nella sua confusione corse a rifugiarsi entro la prima porta che vide aperta, ed era il cortile della canonica. Una giovinetta mingherlina e pallida, ma di gentile aspetto, stava intenta ad innaffiare un quadrettino di terra pulitamente rastellato, netto di sassi e cinto di mirto. V'erano anche alcuni vasi su d'una panca lì dappresso, e certo aveva essa lasciato aperto l'uscio nell'entrare, carica dell'acqua ch'era stata ad attignere al fosso vicino. Giovanni non la ravvisò; ma incoraggiato dalla sua dolce fisonomia, le si prostrò dinanzi, e: — Per carità, gridava, salvatemi! ch'e' mi son dietro. — Adelina depose l'innaffiatoio; corse a chiudere l'uscio, e poi, fisato quel povero giovane:

— Possibile, disse, Giovanni? Or via, non temete, che qui nessuno ardirà entrare. — Si ricordò egli allora della nipotina del Parroco, e tutti i lineamenti della fanciulletta di quell'epoca gli balzarono repentinamente alla vista della ragazza che gli stava innanzi; l'età peraltro coll'accrescerne le forme le aveva abbellite, e ne' suoi grandi occhi pensosi s'era svegliato un raggio che prima non esisteva. Con rapide parole narrò il pericolo nel quale si trovava, e la pregò di volerlo nascondere finchè si fossero tranquillati e potesse di nuovo espatriare.

— Oh povero Giovanni! diss'ella. Avete fatto bene a venir qui. Ci scommetto che lo zio ne avrà piacere. Questi anni passati vi nominava sempre, e si rammaricava della vostra lontananza. Oh! egli vi proteggerà. E poi, lo pregheremo tanto tanto!... ma voi siete ancora tutto spasimato. — E correva in casa, e poi quand'era per entrare:

— Badate, soggiugneva, se a caso picchiassero, che non vi venisse il pensiero d'andar voi ad aprire! — E tornava con una bottiglia di refosco e con una tazza. Giovanni non voleva bevere.

— Or via, ripigliava Adelina, due dita per amor mio. Sapete pure ch'io vi ho voluto bene. Vi ricordate di quelle lunghe sere d'inverno, quando insieme con Meni, con Luca, cogli altri vostri compagni venivate qui a imparare a far di conto, e poi con lo zio vi preparavate per cantare sull'organo il _Missus_ della novena di Natale...?

— Che bei tempi! diss'egli, e depose la tazza sul vassoio ch'ella teneva in mano.

— Ancora un tantino?

— No, vi ringrazio. — Ella posava la bottiglia sulla panca dov'erano i vasi de' suoi fiori, si sedeva lì dappresso e facevagli luogo perchè ei pure si sedesse. Ma Giovanni era inquieto; ad ogni lieve rumore tendeva l'orecchio, e parevagli sempre che la porta si spalancasse ed entrassero a catturarlo.

— Se a caso venissero, disse la fanciulla, intanto ch'io vo ad aprire, voi correte disopra e chiudetevi nello scrittoio dello zio. Crederanno ch'egli abbia la chiave; e poi, state pur certo che nessuno ardirà entrare là entro.

— Buona Adelina! e la fisava cogli occhi lagrimosi e pieni di gratitudine.

— Ma voi vi eravate dimenticato di me!... Siete stato tanto tempo via....

— Dite piuttosto che voi siete cresciuta, e che mi era difficile a potervi così a prima vista ravvisare.

— Eppure io ho conosciuto subito voi.... e mi pare che se steste mille anni lontano, tanto vi riconoscerei. Mi ricordo sempre le vostre buone grazie. Quand'era malata, e voi ogni sera tornavate dal pascolo con un piattello di fraghe selvatiche per la povera Adelina! E quando dicevano che le more di rovo mi facevano bene, e voi e vostra sorella ce le portavate ogni giorno! e quel vispo passerino che mi regalaste l'ultimo anno prima di partire, e che avevate nudrito a posta per me, e sul capo gli avevate attaccata quella bella crestina rossa di velluto.... Mi è durato più di due anni, sapete? Era così grazioso! Mi volava sulle spalle, sul capo, mi correva dietro come una pollastrella.... — Udivasi un passo posato che si faceva sempre più vicino.

È lo zio che ritorna, — disse Adelina, dopo essere stata un momento in attenzione.

— Andate di sopra, potrebbe darsi che fosse in compagnia. — E il giovane obbedì tosto, mentr'ella con precauzione pian piano apriva la porta. Era infatti il Parroco. Adelina gli corse incontro, lo fece sedere lì presso a' suoi fiori, e gli narrò di Giovanni. Il vecchio si fe' tetro, posò la fronte sul pomo del suo antico bastone e stette alcuni minuti senza dir parola.

— E dove è egli? — chiese poscia con accento un po' brusco.

— Di sopra nel vostro scrittoio. — Si alzò, e frastornato entrava in casa; la fanciulla col capo chino tutta mortificata lo seguiva in silenzio. S'era fatto notte, ed egli sulla soglia si fermò come irresoluto.

— Ho fatto male, n'è vero?... disse Adelina quasi piangente.

— Accendi un lume. — Poi quand'ella ritornò prese la candela e salì sopra. Giovanni in atto rispettoso corse a baciargli la mano. Egli tirò innanzi, posò il lume sulla scrivania, si sedette nella sua ampia seggiola a bracciuoli, guardava serio serio quel povero giovane che avvilito stava nel suo cospetto come un delinquente.

— Giovanni.... disse finalmente il prete, povero Giovanni! E chi mai mi avrebbe detto di vederti in questo stato, quando negli anni passati venivi qui tutto allegro coi tuoi compagni, e mi consolavi di tante belle speranze? Tu il primo nella scuola, tu il più morigerato, l'esempio della parrocchia, il mio confidente, il mio giovane amico!... Avevano un bell'inorgoglire di te i tuoi poveri vecchi! Credevano che tu dovessi essere il conforto degli ultimi loro anni.... e Dio ti aveva dato braccia e cuore! Ma non hai saputo resistere all'infortunio e li hai abbandonati.... e hai tradito la famiglia che il Signore ti aveva destinata. Che mai erano otto anni di servizio militare? Che consolazione, se ora ottenuto il tuo congedo, in vece di ritornare come un proscritto fossi venuto a sostenere la loro vecchiaia, e a vivere nel tuo paese da uomo onesto con una compagna che ti amasse e che ti desse dei figli buoni e costumati? Oh! ma la gioventù non pensa a cotesto: il presente è tutto per lei. Si crede libera, padrona di sè, e vuole a ogni costo fare a suo modo, se anche per fuggire una disgrazia dovesse abbracciarne una peggiore. Sai tu quante lacrime hai fatto versare a tua madre? Tremar sempre! piangerti irreparabilmente perduto! non saper nulla di te! Ogni anno della tua lontananza sono stati dieci che tu loro accorciavi di vita! Sono invecchiati, incanutiti prima del tempo, hai mangiato loro il cuore. Nel tuo esilio tu non hai veduto i loro patimenti. Potevi star allegro, perchè la gioventù gode di tutto e presto si affà ad ogni sorte di vita. Tuo padre era malato di crepacuore... e tu forse neppur ti ricordavi di lui.

— Oh mi credete cattivo!

— No Giovanni, no; il rammarico di vederti fuori di strada mi cava queste parole che forse ti offendono. Oh se tu sapessi quanto dolore mi ha recato la tua fuga inconsiderata! Ho peraltro più volte dubitato che l'esser lungi dal tuo paese, il menar vita raminga, e Dio sa con che gente! non distruggesse nel tuo cuore quei semi di religione e di affetto, ch'io con tanta consolazione aveva veduto germogliare fin dalla tua prima infanzia, e non ti nascondo che questo pensiero mi faceva un gran male.... ma le lacrime che ora ti vedo mi dicono che sei ancora il mio Giovanni. Fatti in qua poveretto! Oh tu pure devi aver molto sofferto nel viver così lontano da tutti quelli che ti amavano! — E il giovane prostravasi a lui dinanzi, e singhiozzando posava la faccia bagnata di pianto sulle sue ginocchia.

— Dì, e non ti è mai caduto in mente, che mentre eri così lontano potevano morire i tuoi, senza neanche la consolazione di darti l'ultimo addio? E se oggi che sei ritornato, avessi chiesto di questo povero vecchio e per risposta ti avessero mostrato il mio sepolcro, dì, e non avresti avuto rammarico di avermi lasciato partire da questo mondo senza neanche salutarmi?

— Dio mio! Voi mi squarciate il cuore.... Io che vi debbo tanto! io che anche quest'oggi son salvo in grazia vostra?... Ero disopra che sentivo tutte le vostre parole e vorrei potervi ringraziare....

— Ringraziarmi? di che? Ma credi tu, che quando sono venuti a cercarti io sapessi del tuo ritorno? Credi che se lo avessi saputo, gli avrei lì trattenuti in cucina?... E in buona coscienza, avrei io potuto valermi di quel poco di ascendente che ho sui miei parrocchiani per impedire ciò che poi infine era giustizia? Dio lo sa se mi duole di vederti così. Vorrei col mio sangue ridonarti al paese, alla tua povera famiglia: non mai però col danno di un altro. La sorte era toccata a te! Oltre il dovere che abbiamo tutti di sottostare alle leggi del nostro paese, col solo presentarti a cavare il numero, tu promettevi nella maniera la più solenne di accettare, qualunque ei si fosse, il destino ch'ei ti sortiva. Il servigio militare era un debito tuo, che colla tua fuga hai gettato sul capo di un altro, obbligandolo a pagare per te. È stata una mala azione, di cui tu devi render gran conto! Se io ti avessi abbastanza inculcato questi principj, tu forse non l'avresti commessa. Ma non vale richiamare il passato, se non per pensarci a ripararlo. Fra poche ore tu lascerai di nuovo questo paese; e forse per sempre. Io son vecchio, Giovanni, e facilmente non ci rivedremo più! Nel darti l'ultimo addio, lascia che ti preghi di una grazia. Io non vo' sapere come tu sia vissuto questi otto anni; profugo perseguitato dalla giustizia, senza mezzi di sussistenza, senza famiglia, solo nel mondo, la vita a cui ti sei condannato è pochi passi lontana dal delitto. Quando le passioni colla loro prepotenza vi ti spingeranno, ricòrdati degli anni innocenti della tua fanciullezza.... ricòrdati di questo povero vecchio che ti scongiura a voler essere onesto! — Si alzò, e fattosi sulla porta, colla voce ancora commossa chiamò Adelina.

— Vedi di dar da cena a questo giovane, le diss'egli.

— Vi ringrazio, rispose Giovanni, ma non ho bisogno di nulla. Vi prego solamente a far sapere ai miei che son partito, e a consolarli....

— Or bene, ripigliò il Parroco, e apriva la scrivania, spero che non vorrai ricusare questi pochi soldi: tu sai che son povero e non posso offerirti di più. — E insieme colla nipote lo accompagnava sin sulla porta della canonica. Il giovane li salutò, e baciò la mano al buon sacerdote, e gliela bagnò di lacrime. Essi stettero buona pezza sulla porta, e in silenzio ascoltavano i passi di lui che se ne andava, finchè finalmente anche quel leggiero rumore si perdette nelle tenebre della notte.

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Circa due anni dopo, sulla sera d'una bella giornata d'autunno Giovanni ritornava a quella canonica. Nel luogo del suo esilio gli giunse una lettera nella quale gli si dava notizia che il buon Parroco si era tanto adoperato coi signori di que' contorni, da poter mettere insieme la somma necessaria per un cambio, e col mezzo di un amico potente ch'egli aveva nella città di Venezia aveva ottenuto il suo completo perdono. Pieno di gratitudine, egli aveva divorato la via, e suo primo pensiero era di correre a' piedi del suo benefattore. Veniva col cuore gonfio di mille affetti. Trovò la porta semichiusa, entrò nel cortile; non v'era anima viva, solo gli ferì la vista il giardinetto di Adelina tutto in disordine. Quel quadrettino ch'ella teneva con tanta cura, era ingombro di male erbe e pieno di sassi, il mirto che lo circondava ingiallito e in più luoghi disseccato, non v'erano più fiori nei vasi, solo un'ortica cresceva nell'angolo dov'egli si ricordava di aver veduto alcune rigogliose pianticelle d'amorini. S'inoltrò in cucina: una vecchia stava filando seduta presso il fuoco: chiese del Parroco.

— Sta poco bene, disse la donna, nondimeno aspettate, che lo avvertirò. — L'ordine e la nettezza che ivi altre volte regnavano, erano spente: parevagli tutto deserto. Scese il vecchio, e accolse freddo la riconoscenza e l'amore di lui. Le sue labbra sbiancate non avevano più sorriso. Era morto il raggio eloquente che soleva animargli lo sguardo, ed ora i suoi occhi si movevano lenti e come assiderati. Un'arbore percossa dal fulmine ha un aspetto meno tremendo di quel che avesse per Giovanni quell'uomo così cangiato. Avesse almeno veduta Adelina! Ma quell'amabile orfanella il cui dolce sorriso poteva ravvivare tutti gli oggetti che la circondavano, non comparve quel giorno, ed egli partì confuso, presago di qualche disgrazia. Si ricordava d'essersi ancora spiccato da quella porta piangendo, ma questa volta le sue lacrime erano senza misura più amare!

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V.

MARIA.