Racconti

Part 7

Chapter 73,526 wordsPublic domain

Mancava un'ora al levare del sole, e sulle ghiaie del torrente dietro i colli di Oleis, spuntava un giovanotto avvolto in uno oscuro pastrano col cappello calcato sugli occhi, guardingo e quasi sospettoso. Era gonfio il torrente, la barca legata all'altra riva, deserto il paese. Ei fisò il guardo sulle rovine del castello dei conti di Manzano che di là dalle acque gli sorgevano di faccia sulla prima delle fertili colline che da settentrione a levante chiudono la bella vallata di B***. Vide le creste dei negri murazzi che incominciavano a rosseggiare, tornò indietro, e con rapidi passi rasentava il torrente fin là dov'ei freme profondissimo fra due muraglie d'indomabil cretaglia. Evvi un sito dove le sponde han franato, e l'un sull'altro in immensa congerie giacciono i sassi e riempiono il letto sicchè da lungi odi il fragor dell'onda adirata. Ivi ei discende, e saltando d'un masso in un altro passa il torrente: poi di nuovo si dirige verso le colline, e par che ne fisi una, che sorge di mezzo ed ha la cima coronata di pini. A misura ch'ei s'avanza, il suo passo diventa più ratto, la sua fisonomia più serena. Giunto in vetta a quel colle siede un istante vòlto all'oriente, e contempla lo spettacolo d'un'aurora del nostro paese. Oh come bella a lui dinanzi si spande la feconda pianura! Cento villaggi tra quel verde arridono al primo raggio del sole. Era nel principio di primavera, e i campi seminati a frumento parevano tappeti di morbido velluto a cui facevano frangia i filari delle viti e i mori che cominciavano allora a mettere lungo i nitidi rami que' lor fiocchi di foglia, il cui verde allegro e stillante di rugiada guardato di contro al sole nascente, dava sembianza ad ogni albero di un velo sparso a mazzolini di dorato ricamo. Egli stette buona pezza fiso in quella prospettiva, poi surse e s'avviò verso una casuccia che sorgeva a metà del declivio dov'erano più folte le viti, e dove parea più fertile il suolo. Stava per entrare e già alzava la rustica porta del cortile, quando percosso da contrario pensiero tornò piano piano a posarla sul palo biforcato che faceva da stipite, e si ritrasse guardingo, e si nascose dietro una siepe vicina donde vedeva il fonte a cui sogliono attignere i colligiani di que' contorni. Da lì a pochi minuti usciva dal casolare una giovinotta ben tarchiata e ridente, e cantarellando e dondolando sulle spalle le secchie, avviavasi al fonte. Ei le tenne dietro, e quando chinavasi per attignere:

— Bondì, Nencia, gridò, che fa mio padre? — La fanciulla spaurita diè un grido, e rossa rossa fisavalo, e non sapeva ravvisarlo.

— Tu dovresti essere la Nencia, continuò egli, parmi riconoscerti alla fisonomia; ma, mio Dio, come se' cresciuta e diventata bella! Quand'io partiva da casa eri così piccina!

— Sareste Giovanni? diss'ella, e lo guardava maravigliata.

— Ma sì, Nencia mia, sono il fratel tuo, sono Giovanni, e vengo alle tue nozze. L'ho saputo, or saranno un quindici dì, che sposi Meni il nostro vicino; e all'udirvi nominare m'è venuto in cuore un tal desiderio di abbracciarvi e di rivedere il mio paese, che ho tosto fermato di voler essere anch'io a coteste nozze, se credessi che nel dimani mi mozzassero il capo. Or di', si può entrare in casa?

— Entrate pure, entrate liberamente, non vi sono che i vecchi; — e lasciate sul margine della fontana le secchie, corse tutta giuliva a portare in casa la lieta notizia. Uscirono i due vecchi ad abbracciare il loro primogenito, e la fanciulla corse giù pel colle a chiamare i fratelli e la cognata ch'erano già pe' campi. Ei mancava da otto anni, erano otto anni che quei poveri vecchi piangevano perduto il loro amato figliuolo! Sulla canuta lor fronte ei vedeva scritti a caratteri tremendi questi otto anni di dolore a cui li aveva condannati. Oh se avesse saputo rassegnarsi ai voleri del cielo! Ora egli avrebbe potuto ottenere il suo congedo e ritornerebbe in famiglia contento, coll'anima quieta a scegliersi una compagna, e sostenere la vecchiaia dei suoi cadenti genitori. Invece non era che un esule perseguitato dalla giustizia. Questi otto anni di aborrito servigio militare, per fuggire i quali aveva lasciato la patria e ogni cosa amata, ora si prolungavano su tutta la sua esistenza. Non aveva voluto essere soggetto per un'epoca determinata, e lo era diventato per fin che viveva! Entrò in casa, e nel rivedere gli oggetti compagni della sua fanciullezza, dei soli anni che avea passato felici, gli si strinse il cuore. Indarno per togliersi a quella potente commozione interrogava delle nozze della sorella. Dovevano celebrarsi nel posdimani, egli era venuto a tal fine. Nel luogo del suo esilio un mercatante di buoi che ne aveva venduti un paio a suo padre, senza saperlo, così chiacchierando gliene aveva data la notizia. Sola notizia dei suoi che dopo la sua fuga fosse giunta sino a lui! Aveva chiesto del padre, della madre, dei fratelli, degli amici, della patria; e all'udire quei cari nomi, sentì risvegliarsi in cuore tutto l'affetto che loro portava, e risolse rivederli, riabbracciarli, respirare anche una volta l'aria del suo paese; e venne alle nozze di Nencia. Ma la sua situazione era tale, ch'ei non poteva nè accompagnarla all'altare, nè sedersi co' suoi cari alla mensa. Doveva contentarsi di godere di soppiatto per qualche momento la loro compagnia in qualche angolo e separato dagli altri. Non potè fidarsi neppure di rimaner lì in cucina. Sua sorella postasi sulla porta del cortile faceva la guardia; ma lo spavento dei vecchi ad ogni entrare di qualcheduno, spavento che indarno cercavano dissimulare, era indizio troppo pericoloso; risolvette mettersi in sicuro e lasciar in quiete gli altri col salire disopra. Tutta quella bella giornata, ei la passò in una cameruccia oscura dalla cui picciola finestrella vedeva i campi del poderetto su cui viveva la sua famiglia, e ardeva di desiderio di tornarli a percorrere. Quelle viti così rigogliose i cui festoni gli serravano l'orizzonte, egli stesso aveva dato mano a piantarle. Colaggiù una fila di bei mori era come per incanto spuntata dalla terra: si ricordava, ch'era stato suo il progetto del dissodare quella lista di terreno inutile. Dall'altra parte cercava indarno una riva di vecchie viti alla cui ombra egli aveva mille volte guidato al pascolo i buoi. Erano state tolte, vangata l'erba e rinnovate le piantagioni declinando la terra a mezzogiorno. Tutti questi cambiamenti operati nella sua assenza erano per lui del più grande interesse, e guardava accorato dall'angusta finestrella al verde dei campi e alle patrie colline. A poco a poco mancava la luce, un velo si distendeva tranquillamente su quel paese per lui pieno di tante memorie, ed egli assorto ne' suoi pensieri assopivasi placidamente come la natura già scolorita e già discesa in grembo alla notte. Le campane dei villaggi circonvicini che ad una, a due, a tre, a più, e poi tutte suonavano l'avemaria vennero a risvegliarlo. Ei conosceva distintamente la voce di ognuna. Questa gli rammentava qualche allegra partita di piacere goduta co' suoi compagni nella sagra di quella villa; l'altra un mortorio di amata persona a cui era intervenuto, e dove il suo cuore aveva tanto patito. Anche la memoria dei dolori sofferti è cara nel luogo dove siam nati. Surse Giovanni, ed affacciatosi alla finestrella, e veduto già tutto oscuro e tranquillo, pensò di scendere. In cucina allestivano la cena; quando lo videro, Nencia andò a chiudere la porta, e poi gli fe' segno di sedersi vicino al fuoco, che in quelle ore fresche della notte e su quella collina, colla limpida sua fiamma, benchè si fosse innanzi colla stagione, faceva ancora dolce invito. Chiacchieravano insieme, espandevano il loro cuore dopo tanti anni di lontananza, e i dolci legami del sangue, rinforzati dal dolore e dall'amore, si facevano sentir più potenti. Picchiano, e prima ch'egli abbia tempo di salire la scala, la porta senza catenaccio si apre, ed entra una donna; la comare Betta, che dal colle vicino veniva a quel casolare a chiedere a prestito cinque libbre di farina. Tutti ammutolirono, e Giovanni tornò a sedersi, abbassò il capo e si tirò il cappello sugli occhi; stava tutto ristretto in sè, e malediva alle vampe del fuoco che gli davan proprio per mezzo alla faccia. Sua madre erasi affrettata d'aprire la madia e colla bilancia in mano pesava la farina; ma l'accorta comare, come per veder meglio dove tagliava il romano, la trasse verso il focolare e china sulla spranga diè un'occhiata di soppiatto allo sconosciuto, mosse le labbra ad un lieve risolino, ringraziò ed uscì. Lo aveva alla ravvisato? Stettero in silenzio alcuni minuti come per dimenticare, se fosse stato possibile, questa disgustosa circostanza che avvelenava la loro gioia; poi cenarono. La Nencia spillò una botticella di vino di ronco che tenevano riservato pel dì delle nozze. Era nero come inchiostro, e guardato di contro al fuoco traspariva limpido e granatino; e nella tazza s'incoronava d'una rosa spumante che ratta dileguavasi spandendo un gratissimo effluvio come di fraghe. In poco d'ora ei fe' loro svanire di mente la malaugurata comparsa della Betta, e li tornò all'ilarità di prima.

Il dimani era giornata di grande impiccio per quella buona famiglia di colligiani. Trattavasi di apparecchiare il pasto, la dote, i vestiti, di fare le convenienze della partenza; insomma era la vigilia delle nozze di Nencia. Cominciò prima dell'alba un andirivieni di persone, che continuò tutta la giornata, e che obbligava Giovanni a viversi rintanato peggio di qualunque prigioniero. Ora, era una frotta di giovinotte che cercavano della Nencia per salutarla; ma in fatto per vedere l'abito nuziale, il fazzoletto, gli anelli, e su disopra nella sua cameruccia, e un cicalío di voci acute, e un prendersi fuori di mano l'una a dispetto dell'altra or quest'oggetto or quello, e provarselo e sentenziare e tripudiare, e un continuo pericolo per il povero refrattario ch'era miracolo sfuggisse ai dardi di que' tanti maliziosi e vivacissimi occhietti. Ora venivano i suonatori per stabilir l'ora e intendersi pel dimani. Abbasso in cucina, chi grattugiava il pane, chi apparecchiava intrisi e tortelli, la madre in maniche di camicia e colla gonna succinta era intenta a lustrare i lebeti, i paiuoli, gli alari. Or entrava una comare portando tegami ed altre masserizie; chè la povera gente in queste occasioni han tutto comune, e si prestano l'un l'altro ciò che tengono, come fossero una sola famiglia. Or un'altra veniva con timo, con amaroco, con menta, e sfoderava la sua sapienza sulla fabbrica degl'indispensabili raviuoli. E così fino all'avemmaria, senza che il povero diavolo potesse mai un momento uscire dal suo nascondiglio. Andavano a trovarlo uno per volta con circospezione, or il padre, or la madre, ora il cognato, or qualcuno degli amici i più fidati, ma anche questi brevissimi istanti di gioia erano amareggiati dalla paura. Non aprivano mai la porta della cameruccia senza che il sangue tutto gli piombasse sul cuore; ed immobile senza trar fiato aspettava la sentenza di morte in ogni faccia che gli si presentava. In mezzo ai più cari discorsi, all'espansioni di più dolce affetto, cadeva in cucina un qualche arnese, davasi un'improvvisa serrata di porta, un abbaiare del cane, una voce od un rumore qualunque non conosciuto bastavano per agghiacciargli sul labbro la parola ed a farlo morire dieci volte per ora. Erano otto anni ch'ei menava questa vita infelice, e non aveva mai tremato così. Quei poveri vecchi, la sua famiglia ch'ei poteva da un momento all'altro gettare nella disperazione, accrescevano di tal maniera i suoi timori, che l'essere venuto a trovarli invece di riescirgli consolazione com'egli si riprometteva, era tormento dei più squisiti. Nel dimani prima della funzione per un solo momento vide la Nencia, e non gli fu possibile d'abbracciare nessuno degli altri. Appoggiato alla sua finestrella aspettava che passassero da una svoltata a' piedi della collina, e di lì mentre a due a due sfilavano per andare alla chiesa, egli dal profondo del cuore mandava loro saluti ed auguri.

Nella villa la gente s'era affollata lungo la via, e quando attraversavano la piazza e sulla porta della chiesa, Meni osservò alcuni gruppi di curiosi che guardavano alla comitiva nuziale con interesse un po' troppo vivo, e tra loro chiacchieravano, pareva a lui, con qualche sinistro sogghigno. Ma finita la messa, all'udire gli evviva d'una frotta di giovanotti suoi coetanei che lo aspettavano all'uscire di chiesa, e univano la loro voce allo scoppio delle pistole e alle arcate dei violini, tranquillossi, e si persuase che da non altro provenivano i suoi sospetti, se non dall'esser conscio a sè stesso d'un pericoloso segreto. Stavano per sedersi a tavola, quando entrò il Parroco: tutti rispettosi col cappello in mano lo salutavano, e la sposa rossa come un bel pomo corse a baciargli la mano; il buon vecchio le diede un leggiero buffetto sulla guancia, e dicendole alcune parole affettuose e sorridendo con pacata dolcezza, coll'occhio indagatore cercava di Meni, e tiratolo innanzi univa nella sua le mani dei due amorosi giovinotti. Poi si sedeva alla mensa, alla sinistra della sposa, e con quel suo fare tutto alla buona procurava d'inspirare confidenza a que' semplici contadini che tenevano per un grande onore l'aver lì a commensale il loro Piovano, ma non sapevano uscire dal silenzio che loro imponeva la presenza di sì autorevole e venerata persona. Un po' alla volta col vuotare delle tazze cominciarono a trarsi di soggezione, ed alla terza o quarta portata già tutti chiacchieravano a voce alta, ed erano divenuti eguali e sentivansi a lor agio. L'allegria s'era fatta generale, ed il Parroco godeva nel vederli lì tutti insieme festeggiare le nozze della sua buona figliozza. Solamente l'acuto suo sguardo aveva scoperto una nube d'inquietudine sulla fronte aperta e sincera del vecchio Valentino, ed anche, l'allegria di Meni gli pareva forzata. In quanto alla Nencia, più d'una volta l'aveva sorpresa che si asciugava le lagrime; ma un po' di malinconia in fanciulla ch'esce dalla casa paterna è cosa tanto naturale, che non ci aveva posto caso. Tutto ad un tempo s'ode abbaiare il cane, e poi una forte picchiata. Il più giovane dei fratelli della Nencia corre ad aprire, ed entrano l'agente comunale, il cursore, tre contadini dei più anziani, e nella corte seguivano altri ancora. Il Parroco dà una rapida occhiata a sè d'intorno, e vede messer Valentino pallido come la morte, Meni che pareva lì basito, la Nencia che tremava come una foglia. Si alzò, si fece incontro ai sorvenuti dimandando loro il perchè di una tal visita. Allora l'agente comunale si fe' innanzi cavando di tasca un ordine con cui gli si era comandato d'impadronirsi di Giovanni.

— Date qua — disse il Parroco; e cercava degli occhiali. Quando gli ebbe inforcati spiegò la carta come per leggere; ma invece cogli occhi al disopra dei vetri guardava attentamente i circostanti, e stette buona pezza in simile attitudine, che nessuno ardiva disturbarlo, tant'era la venerazione in che l'avevano.

— Intanto, buoni amici, accomodatevi, e voi compare, continuò egli rivolgendosi a messer Valentino, fate girare il boccale, chè qui si fa allegria e devono tutti partecipare. — Il povero vecchio, come rianimato dalla voce di lui, cominciò a mescere ed a far sedere i nuovi venuti. Ma sulla porta un contadino faceva cenno ad altri ch'entrassero, e mormorava del ritardo. Se ne accorse il Parroco, e posata la carta sulla mensa, ed incrociate le mani, così cogli occhiali ancora sul naso fisava severo; e ravvisato un giovanotto che si disponeva a salir primo le scale:

— Ehi! disse, Michele, facciamo un brindisi alla sposa, — e gli offriva il suo proprio bicchiere; poi vòlto all'agente comunale:

— Mi pare, disse, che avrebbero potuto lasciarci almeno terminar di pranzare; non dico mica a voi; voi non fate ch'eseguire il vostro dovere, e fate bene; — e cavata la scatola in atto amichevole gli offeriva una presa, poi ne annusava un'altra, e lentamente assaporandola:

— Via, messer Valentino, allegri! che grazie al cielo non ci sono disgrazie. Credevano che vostro figlio Giovanni fosse stato così gonzo da venire alle nozze di Nencia, ma poichè cotesta, come si vede, è una mera fanfaluca, non v'è ragione di spaurirsi. Voi già permetterete a questi galantuomini che salgano disopra, e se ne accertino coi propri occhi. Intanto date loro da bevere, e voi altri accomodatevi; che vi assicuro io che niuno uscirà di qua. — Erano parole di persona autorevole e grandemente amata, sortirono effetto; e tranquillati, cominciarono a girare intorno il boccale, e a fare evviva agli sposi. Alcuni peraltro s'erano posti a' piedi della scala come per essere più certi che nessuno discendesse, tra questi Michele l'ultimo dei coscritti di quell'anno, e che sperava esentarsi, se fosse stato preso il refrattario. La maggior parte, che un certo interesse non avevano, già cominciavano a pentirsi d'esser lì venuti a mettere in iscompiglio quella buona famiglia, e trovavano assurdo d'aver potuto credere che Giovanni fosse ritornato in paese e in famiglia proprio in un giorno di nozze, ed alcuni già ridevano di aver bevuto così grosso e si traevano dietro gli altri, che in una moltitudine il pensare di pochi dà sempre norma al rimanente. Avviene come in un vaso di acqua, se lasci cadere due o tre gocce di vino, d'indaco, o di altro liquore colorante, che tutta la massa si tinge in quello. Un contadino d'aspetto franco, dal gran cappellone e dalla giubba tagliata all'antica, s'era intanto avvicinato al Parroco, e con aria di confidenza soffregava le dita, come per chiedere una presa:

— Oh, compare Martino! gli disse il buon vecchio porgendo la tabacchiera, voi pure siete qui?

— Che vuole, reverendissimo? dietro questi matti....

— Io vi credeva ancora a Venezia.

— Siamo ritornati ieri sera, e, sia ringraziato il cielo, non l'han voluto il mio Tita. Ma ne ho avuto una! la mi capisce... se mel facevano buono, oh ci toccava di morir di crepacuore, mia moglie, mia figlia, e tutti noi!

— Or via, me ne consolo; ma dite un po' (e qui appiccavano un dialogo e tutti i circostanti attenti ad ascoltare), come vi è piaciuta Venezia?

— Niente affatto, reverendissimo!

— O diaccine! Non vi è piaciuta Venezia?

— Ma reverendissimo no! che ci preferisco qui il nostro piccolo villaggio di Bolzano.

— E perchè, di grazia, tutta questa antipatía?

— Perchè.... perchè.... da Bolzano, signore, si può uscire quando pare e piace. Io vado, vengo, torno e nessuno mi fa le freghe. Ma da Venezia.... oh! è un altro paio di maniche!

— Siete pure tornato sano e salvo.

— Sì, perchè in fondo sono un galantuomo, ma ce ne ha voluto!... Io l'ho per me, reverendissimo, che quello sia un paese di gran curiosi. — E il Parroco sorridendo e tornando ad offrire la tabacchiera, lo incoraggiava a dirne di belle; e anche gli altri s'erano fatti d'intorno e sghignazzavano a spalle del buon cappellone che col suo tuono spropositato continuava:

— Dappertutto volevano saper chi mi fossi, figlio di chi, quant'anni m'avessi; e poi — le carte! e taffete le spiegazzavano, e squadrarmi dalla punta del naso alle unghie dei piedi. Misericordia! Io vo mille volte in un anno a Bolzano, a Media, a Z*** e nessuno ne fa le maraviglie, e se entro in una osteria sono il ben capitato; e se anche non ho un quattrino, mi danno da bere e da mangiare sul credo quanto al nostro agente comunale e quasi quasi come a vossignoria illustrissima. — Ridevano, ed egli un po' mortificato:

— Io per me, ci sono ito perchè si trattava di Tita; ma prima che ci torni, prima che mi ci facciano mettere più piede in quelle lor brutte bicocche nere, che chiamano gondole....

— Vi ha fatto paura il mare?

— Eh! reverendissimo, non so mica se possa far buon bevere il trovarsi lì in quel brodo in una cuna mal connessa a due sole dita da Patrasso.... E serio serio narrava d'una brutta avventura di cui diceva d'essere stato egli stesso testimonio, e in mezzo all'incredulo sghignazzare degli ascoltanti asseverava:

— Ma se li ho veduti io, padre madre e un loro bimbo; e il mariuolo che li guidava, quando vide imbrogliato l'affare, gettò il remo; e dato un salto nell'acqua, via come un ranocchio si è salvato, e quelle tre povere creature avevano un bel gridare misericordia e tirar giù santi e sacramenti: la barcuccia, dopo aver un poco girandolato come una trottola, ha fatto un buco nell'acqua, che si è tosto rimarginato, e giù in fondo, e nessuno li ha mai più veduti.

— Vi sarà sembrato, compare.

— Eh signore!... È stato lei a Venezia?

— Ma sì, caro compare, più volte, e non mi è mai toccato di vedere nessuna disgrazia.

— Basta.... e lungo la laguna tutte quelle tante gondoline affondate, che stanno lì ancora col becco in aria...? ne ho contate io un numero infinito di qua e di là, e mi sentivo sudar i piedi ne' zoccoli, e non vedevo l'ora d'esserne fuori. Oh insomma, sono stati i gran matti que' primi che si sono pensati d'andar a fare il loro nido proprio nel bel mezzo dell'acqua!

— Ho capito, disse il Parroco ridendo, quando avete scambiato per tante gondole affondate anche i pali che segnano la via, è inutile più oltre contrastare. Ma parmi, diss'egli rivolgendosi all'agente comunale, che la vostra intenzione era di fare un sopraluogo....

— Signore, diss'egli, l'ordine ricevuto.... Ella peraltro ci ha rassicurati....