Part 37
La contessa contro il suo solito s'era alzata per tempo ed aspettava il suo ospite a far colazione in un elegante stanzino, le cui finestre adorne di ricchi cortinaggi cilestri davano su d'un giardinetto. In una caraffa d'acqua alcune rose di maggio circondate da violette, da gelsomini e da fiori di reseda imbalsamavano l'ambiente. Ella aveva fatto chiamare la governante perchè le conducesse la figliuoletta, e intanto stava guardando dalla finestra il bel tempo ritornato e i fiori che colle loro vaghe testoline gocciolanti di rugiada parevano goderne e sorridere incontro al sole e consolarsi di quell'aere così puro: ad ogni tratto le passava dinanzi qualche uccelletto rapido come freccia, e udiva non lungi pispillare dal nido i piccini a cui egli aveva portato l'esca; o il lieto cinguettio delle passere che volavano sul tetto, e poscia aggruppate piombavano tra il verde degli alberi. Ma l'allegria diffusa per tutto il creato non penetrava sino al suo cuore. Era pensierosa, e forse a quell'aere purissimo, a quella tepente e lieta giornata di primavera avrebbe preferito la pioggia del dì precedente. Dietro a lei, ritto in piedi, cogli occhi fitti nella stessa prospettiva, un altro partecipava agli stessi sentimenti. Era il giovane dottore che con quel bel tempo vedevasi tolto ogni pretesto di più oltre indugiar la partenza. Pensava a una parola di congedo; e quand'ella si volse e si lessero negli occhi il dispiacere scambievole che provavano e si trovò nelle mani quella di lei, che aveva baciato per darle addio, venne ad entrambi l'idea di fare insieme codesta gita. In un attimo le due carrozze furono attaccate, e la contessa salì in quella del suo ospite, mentre nell'altra la seguiva la governante coi fanciulli. Durante il viaggio, l'ameno paese che percorrevano, l'aspetto delle ridenti colline, della fertile pianura, delle violette qua e là sparse tra il verde dei campi e lungo le rive dell'Isonzo aprirono loro il cuore ad un colloquio confidenziale, nel quale si rivelavano con gioia i propri pensieri e gran parte della vita trascorsa. Giunsero alla città quasi senza avvedersene; e, dopo il pranzo ei le propose di visitare insieme il sepolcro dell'ultimo dei Borboni di Francia. Salirono la collina tenendosi a braccetto, ed ogni tratto si fermavano ad ammirare il sottoposto paese. Il cielo era tornato ad annuvolarsi, e la nebbia leggera che a guisa di fantastico velo ora avviluppava la città, ora attraversando il fiume saliva come globi di fumo su pel verde delle circostanti montagne, accresceva la vaghezza di quelle magiche vedute. Trovarono la chiesa aperta e solitaria, lessero la pomposa epigrafe posta sul modesto sepolcro dell'esule. Quando uscivano piovigginava, e ripararono un momento sotto le frondi di una magnifica acacia ad ombrella. Alcune note che venivano dall'organo fermarono la loro attenzione. In chiesa non era anima viva; solo la contessa aveva notato sull'organo dietro i leggii del parapetto una ruvida cocolla che faceva cornice a una faccia pallida, i cui occhi malinconici, ma scintillanti e pieni di espressione, percorrevano un libro di musica. Doveva essere uno dei frati abitanti quel romitorio, forse l'organista. Era un'armonia placida e mesta, di cui non sapevano ravvisare l'autore. Alcune note somigliavano di Meyerbeer, ma poi si fondevano in un'aria di maestosa semplicità a cui seguivano delle libere fantasie che non si ricordavano d'aver mai più udite e che probabilmente venivano improvvisate al momento. Muti e commossi ascoltavano quel suono che ogni tanto s'interrompeva per lasciar morire nell'aria alcune vibrazioni meste come un gemito, poi ricominciava e si faceva sempre più affettuoso e più soave. Pareva l'effusione di un'anima divisa dal mondo e forse infelice, che rammemorava nella solitudine i suoi giorni d'amore. Egli non s'immaginava che altri l'ascoltasse: avvolto nel mistero, lanciato chi sa da quali sventure in seno alla vita austera del cenobio, e bisognoso come tutte le anime appassionate di espandersi, quasichè avesse goduto con un amico un'ora d'intima confidenza, apriva i più riposti secreti del suo cuore coll'unico mezzo che forse gli era concesso. Così, senza saperlo, serviva d'interprete ai due che l'udivano. Per essi quella mano ignota disuggellava una pagina recondita dei loro cuori, che non avevano per anco letta. Quando discesero dalla collina e si rimisero in carrozza per ritornare a casa, le loro anime s'erano talmente intese, che, cessata ogni titubanza, si lasciavano andare a una dolce famigliarità, come se da lungo tempo avessero vissuto, pensato e sentito allo stesso modo. Parevano due sorelle, a cui l'origine comune e una lunga consuetudine di affetto fa riguardare cogli stessi occhi ogni bene e ogni male della vita. Mai più s'erano trovati tanto all'unisono. I cavalli correvano e le nubi in senso inverso l'una a cavalcioni dell'altra, quasi un esercito in fuga, si ritiravano verso i monti della Carintia, lasciando serenato il cielo dalla parte di mezzogiorno. Un leggero venticello gettava a ogni tanto nella faccia del giovane il velo che svolazzava sul cappello della contessa. Colla persona abbandonata al moto del legno essi contemplavano ora il sole che fra una comitiva di nuvolette leggere e trasparenti come la madreperla, o come liste d'argento a riflessi dorati toccava già quasi il verde del monticello, alle cui falde biancheggia il palazzo dei conti d'Attems; ora i gioghi cinerei del Carso, che si disegnavano su d'un orizzonte azzurro e tanto limpido che pareva dinanzi allo sguardo dilatarsi senza confine; ed ora, vòlti all'indietro, il castello di Gorizia che colla sua faccia severa s'inalzava sulle ridenti colline che lo circondano e sulla città gentilmente sparsa nel verde; e notavano un piede dell'arco baleno, che quasi per ischerno irradiava de' suoi brillanti colori quella fabbrica sinistra destinata a punire la sventura e il delitto. Mille riflessioni diverse, mille fantastiche idee passavano loro per la mente, e nel comunicarsele le rivestivano di tutta quella poesia che in tal istante abbelliva a' lor occhi il creato. Pareva che gli oggetti esterni si presentassero ad essi attraverso di un prisma che amabilmente li colorava; e spesso veniva sulle labbra dell'uno la parola che l'altro aveva già concepita nell'anima, come se una scintilla elettrica riunisse i loro nervi e facesse di due una sola persona. In quella stessa sera, quando la contessa fu sola nella sua camera, e, dopo aver licenziato la cameriera, invece di coricarsi si sedette nel suo ampio seggiolone, tornarono a passarle dinanzi agli occhi le pittoresche vedute, le ridenti scene, che le si erano offerte nella giornata; e la sua mente rifaceva tutti i discorsi e le riflessioni a cui l'avevano sollevata la poetica fantasia e le ardenti parole del suo giovane compagno di viaggio. Come una palla che spinta su per l'erta da una mano vigorosa torna in virtù del proprio peso a rifare il cammino percorso, così ella in quell'ora di solitudine tornava a rammemorare tutte le diverse emozioni provate. Insieme coll'aria e coi profumi dei campi, coll'aspetto dell'ameno paese, coi suoni e colle voci udite, coll'alito e colle calde parole del giovane aveva aspirato una specie di sottile veleno che l'era penetrato nelle ossa e dal quale oramai affascinata si lasciava trasportare quasi fragile pianta che a lungo abbia lottato coll'impeto delle acque, e che finalmente sradicata e travolta senza più riparo corre insieme col torrente a sprofondarsi nel mare.
Ella aveva veduto l'amore; per la prima volta in sua vita l'aveva veduto negli occhi del giovane, ardente, immenso, quale non se l'era mai immaginato. Le era caduta la benda; la cortina che fino allora le aveva tenuto nascosto il creato le si era improvvisamente squarciata, ed ella si vedeva dinanzi ne' suoi più fantastici colori una felicità infinita, a conseguire la quale l'avevano resa impotente. Unir la sua sorte a quella d'un uomo amato e che ti ami, consecrarsi alla sua famiglia, divenir la madre de' suoi figli, passar tutta la vita ad adorarlo, a dividerne i dolori; questa le pareva la suprema delle gioie umane, e gliel'avevano per sempre rapita! e troppo tardi ella finalmente se ne accorgeva! Fino a quel punto le parve di non aver vissuto, ma vegetato. Educata nella ristrettezza di quattro pareti, senza conoscere nè il mondo, nè sè stessa, si erano prevalsi della sua inesperienza per venderla ad un uomo, per cui il suo cuore non aveva giammai palpitato. — Posò la testa fra le mani, le tornarono in mente i suoi anni giovanili; la spensieratezza con cui s'era lasciata condurre ad un passo, che il solo amore può santificare, e più che mai le parve d'essere stata venduta. Con un singulto impossibile a descriversi, ella ripetè per due o tre volte questa trista parola, e i suoi occhi versarono un torrente di lacrime. Quando ripensava ai motivi che l'avevano così facilmente indotta a legarsi per sempre ad un uomo, che non solamente non amava, ma il cui carattere e il cui cuore le erano affatto sconosciuti, non poteva darsi pace della propria leggerezza e appena prestava fede a sè stessa. L'idea di liberarsi da quella condizione di fanciulla, che a guisa dell'attillato corsetto dei dì d'etichetta le teneva inceppata la vita, la vanità di vedersi così giovane già fatta sposa, il desiderio di far brillare in un cerchio più vasto quei frivoli talenti di che con tanta cura nell'educarla l'avevano adornata, ecco le ragioni che la resero contenta di un contratto da' suoi parenti già quasi conchiuso prima ch'ella avesse, si può dire, neanche veduto lo sposo. E si ricordava arrossendo che la gioia più grande di questo amore di convenzione gliel'avevano recata i ricchi e veramente magnifici presenti nuziali ch'egli le fece; che i giorni più lieti erano stati quelli in cui elegantemente abbigliata e seduta in carrozza in compagnia di lui aveva percorso quasi in trionfo la città facendo le visite di partecipazione, ricevendo mille lusinghiere congratulazioni ed obbligando ad ammirarla tutte le sue amiche e conoscenti; che tutti i suoi pensieri di quell'epoca erano stati rivolti, non già ai doveri dello stato che abbracciava, ma agli splendidi avvantaggi di cui avrebbe in breve goduto. Era stata allettata non dallo sposo, ma dalla brillante posizione ch'egli le offeriva; non dal suo amore, ma dalla sua condiscendenza; la quale condiscendenza le veniva solidamente assicurata dalla ricca sua dote. Unica difficoltà che per un momento le aveva inspirato un po' di ritrosia fu la suocera che trovava in casa, e ricordossi come le fosse stato caro che avesse abbandonato ogni ingerenza in famiglia, e che, a riguardo del matrimonio, cedesse il suo appartamento, ritirandosi al terzo piano. Oh! se quella fosse stata la madre di un uomo amato, di quante affettuose cure non l'avrebb'ella circondata! Con che amore non si sarebbe compiaciuta di obbedirla, di riverirla, di confortarne gli anni cadenti, di rallegrarla col metterle in grembo i figli del suo figlio! Oh! i genitori dell'uomo amato son cosa sacra al pari e più forse dei propri! — Invece, in cinque anni vissuti sotto al medesimo tetto, esse si trattavano ancora come straniere; e, benchè la vita ritirata della povera vecchia le avesse cansato ogni disturbo, ella si sentiva per lei una freddezza e una antipatia invincibili, nè aveva mai saputo riguardarla altrimenti che come la sua croce domestica. Che differenza tra la vita frivola ed inutile ch'ella menava e quella d'una donna fortunata nel suo amore, che trova la felicità nell'adempimento dei propri doveri, e che in quell'istante ella si vedeva dinanzi dipinta nei più amabili colori! Che mai le valevano tutti gli agi del suo stato signorile, tutte le mollezze e le vanità che la circondavano, in confronto di questo amore tranquillo e virtuoso, ch'ella aveva irreparabilmente perduto e che può solo formar un Eden della terra e render dignitosa ed importante alla società la condizione della donna? Oh s'ella avesse potuto ritornare a' suoi giovani anni! rifare la via così crudelmente smarrita, non sarebbe stato tesoro di quaggiù ch'ella non avesse volentieri sacrificato per ricomprarsi una sì dolce prospettiva! E perchè mai, quando l'educavano, farle consumare tante ore all'acquisto di cognizioni che dovevano poi servire solamente di ornamento, e non piuttosto insegnarle un po' meglio i doveri dello stato, a cui era destinata? Perchè farne un miserabile trastullo, un fiore vago sì ed odoroso, ma che non deve dar frutto, invece di allevarla alle soavi e sante affezioni di famiglia, alla dignità di sposa e di madre? — Ed era alla luce sinistra della passione che per la prima volta in sua vita le balenavano dinanzi agli occhi queste terribili verità! — Gettò con impeto il ciondolo della veste da camera che teneva fra le mani, ed affacciatasi alla finestra, l'aprì, come se la calma della notte avesse potuto quietarle i polsi e l'anima agitata. La notte era mesta, la faccia della terra appariva uniforme e negra, come se fosse stata coperta da un ampio panno funereo. La luna vicina al tramonto già toccava in occidente le ultime alpi; il suo disco aggrandito dai vapori si vedeva per intero, benchè per la maggior parte cieco di luce come nei noviluni e nella sua ultima fase; e quel globo muto e di colore sanguigno pareva il teschio di un immane serpente che, sollevatosi sulle creste dei monti, l'avesse addentata e si sforzasse ad inghiottirla. Forse la videro così coloro che ne' suoi eclissi immaginarono le lotte del drago. Sola in cospetto del creato ella sentivasi come abbandonata creatura in mezzo ad un gran tempio adobbato a gramaglie, dove la divinità inesorabile più non ascoltava le sue preghiere. Un avvilimento, un rimorso senza speranza di perdono s'erano impossessati della sua anima; riguardavasi come contaminata e incapace per sempre di virtù. Prima ancora di conoscere i tesori del proprio cuore ella li aveva miseramente sprecati. Indarno la Provvidenza le aveva seminato nell'anima quel sublime fior dell'amore, che, gelosamente custodito, può tutta abbellire la vita e profumarla di nobili e santi sentimenti; ella lo aveva tradito, prima ancor che germogliasse, e per motivi sì vili che al solo ricordarsene si vergognava; il suo matrimonio le pareva in quel momento un'infame profanazione, da cui l'era tolto per sempre il redimersi, e sentiva orrore di sè stessa e dei propri suoi figli.