Racconti

Part 36

Chapter 362,838 wordsPublic domain

Ell'era già sposa e madre, quando, parecchi anni dappoi, lo vide per la prima volta ad una soirée. Certo che se non avesse sentito proferirne il nome, il ritratto della sua fantasia non sarebbe stato sufficiente a farle ravvisare in lui il pittore dei gelsomini. Ella ne aveva forse indovinato la facile disinvoltura, i modi peregrini e leggiadri, ma la sua immagine era troppo indeterminata ed aerea per avvicinarsi ad alcun che di reale. Ciò che s'accorse di non avere sbagliato si fu il senso di dolce commozione che provò in sua presenza, particolarmente quando s'avvide che gli occhi del giovane spesso ritornavano su lei, e parevano averla distinta fra tutte le belle che adornavano la sala. Quando in quella stessa sera ei venne a sederle vicino e si parlarono, ella sentì suo malgrado corrersi al viso una leggera fiammolina, che le fece temere d'aver arrossito; e rispondeva impacciata e confusa alle consuete frasi di complimento, con cui in società si comincia la relazione di una nuova persona. Parlarono d'una prossima festa da ballo a cui erano entrambi invitati, della stagione stravagante che correva, dei diversi paesi ch'egli aveva visitato ne' suoi viaggi; e per quanto procurasse di tener ferma l'attenzione ai discorsi del suo interlocutore, ella invece pensava: È molto tempo ch'io m'immagino i lineamenti del suo volto, il tono della sua voce, i suoi modi, la sua persona.... Ecco, finalmente ei mi sta dinanzi. Precisamente non è questo il ritratto della mia mente. Io non aveva indovinato nè questi capelli così neri, nè questa faccia così pallida ed estenuata. La fiamma che arde in que' suoi lenti e malinconici sguardi è assai più dolce.... più affettuosa.... La sua voce ha un non so che di così buono, di così caro.... io non ne avevo sbagliato il colore, ma l'idea del suo molto sapere e dell'esperienza ch'egli deve avere acquistata ne' suoi viaggi mi facevano supporre un tono più severo e temprato a modo di chi insegna, non di chi pieghevole par che chieda un consiglio all'amicizia.... — Ed era tanto distratta, che dopo si rimproverava d'aver mostrato poco spirito e temeva d'avergli lasciato un'assai cattiva impressione di sè. Sperò peraltro d'essersi ingannata, quando, di lì a pochi giorni, ei venne a farle visita in compagnia di suo marito di cui s'era fatto in breve l'amico. Il conte Rodolfo, immerso com'era ne' suoi progetti di migliorare l'asse paterno e di mettere a frutto la ricca dote ottenuta, onde un giorno avesse ad accrescere il patrimonio della sua casa, accolse con piacere la relazione del giovane avvocato dai cui lumi traeva insegnamenti e larga materia di discorso. Più tardi, quando le visite di lui presso la contessa s'erano fatte assidue, ei le guardava di buon occhio, perchè lo sollevavano dall'obbligo di distrarla e gli lasciavano maggior tempo d'attendere a' suoi affari e di far più spesse gite in campagna o fuori di paese. Positivo per carattere e filosofo alla sua maniera, la sua giovanezza era scorsa abbastanza tranquilla, perch'ei credesse alla realtà di quelle passioni, che generatesi nel cuore dell'uomo a guisa di verme nel tronco di un albero possono tutta consumarne la vita. Le teneva per sogni da poeti, per esagerazioni di anime inferme, o tutt'al più per capricci di un momento dai quali si può a nostra voglia guarire. Il suo matrimonio era stato un affare di calcolo, dove il cuore certamente aveva avuto assai poca parte. Contento di sua moglie per gratitudine e per vanagloria, ne' suoi giorni di meditazione ell'era la nobile radice da cui doveva rigermogliare più splendido e più rigoglioso il suo albero gentilizio; e ne' suoi giorni di poesia l'odalisca graziosa destinata a rinfrescargli e ad abbellirgli la vita. Del resto ei s'inquietava sì poco del cuore di lei, che non si era nemmanco mai curato di sapere se per caso battesse. Egli l'aveva veduta fin dai primi momenti della loro unione brillare nel mondo attorniata da tutti i giovani galanti del paese. Era avvezzo al suono delle lodi che le venivano tributate, e le riguardava come un gergo convenzionale, di cui la società circonda sempre una bella donna, e, ben lungi dall'adombrarsene, queste lodi e questa galanteria le accrescevano pregio, e ne invaniva come il possessore di un bel quadro che gode dell'entusiasmo che suscita il suo capo d'opera. Questa turba di giovanotti che la vagheggiavano erano farfalle che facevano omaggio al suo bel fiore e che una lunga esperienza gli aveva dimostrato innocenti, nè punto curava ch'ora n'avesse una di più, tanto più che, continuando il paragone, il giovine avvocato con quella sua cera macilente ed estenuata mal poteva passare per pericoloso.

D'altra parte la contessa Giulia pareva porre tutto l'impegno d'una donna nello strignere sempre più i nodi di questa nuova relazione. Oltre la simpatia ci andava anche del suo amor proprio. Nelle visite che faceva alle amiche, nei convegni della sera, dappertutto e da tutti sentiva lodare lo spirito, la disinvoltura, i bei modi del giovane, e la sua vanità era dolcemente lusingata dalla preferenza ch'ei le mostrava. Gradito nelle prime famiglie del paese, ricercato nelle compagnie, additato quasi a modello per il suo buon gusto e per la sua eleganza, la donna, a cui egli rendeva il primo omaggio, doveva tenersene, tanto più che avendo molto viaggiato e vissuto per alcun tempo nelle più rinomate capitali, tra' suoi compatriotti il suo voto era oramai diventato inappellabile. Se ella compariva sempre agli occhi del pubblico fra le signore che meglio sapevano vestirsi ed ornarsi, in quel carnovale la sua toelette parve un tipo di leggiadria, che le altre, sperando indarno di soverchiare, si davano almeno il vanto di imitare. Non vi fu festa a cui non intervenisse, e ai balli pareva instancabile, come inesauribile la sua fantasia nell'inventar sempre nuova e più graziosa foggia di adornamenti. Allegra e spiritosa, come chi sente in cuore la vittoria, ella fu così in quell'inverno l'anima di tutti i divertimenti. Il suo piede volava alle danze, il suo cocchio per le vie. Se ai pubblici passeggi incontravi un drappello di leggiadre donne e di giovinotti a cavallo, nell'amazzone gentile che prima lanciavasi al galoppo abbandonando al vento i lembi dell'ampio vestito e le chiome e i veli del bizzarro cappellino di felpa, ravvisavi la contessa Giulia. In quella giovane personcina così delicata e gracile era entrato un bisogno di moto, una sete di vita; pareva ritornata agli anni spensierati della fanciullezza, quando il nostro corpo gettato nello spazio a forza di attività tende a crescere e a svilupparsi. Il suo cuore desto da un lungo letargo, o per dir meglio lanciato in una nuova esistenza, batteva rapido e allegro, le sue ore si succedevano sempre piene e felici, ed ella passava d'una in altra emozione con tanta velocità che non le restava tempo a riflettere. Trascorse così l'inverno e parte della primavera; e, prima che s'accorgesse, si trovò all'epoca in cui ogni anno soleva recarsi in campagna per attendere dall'aria balsamica ed aperta dei campi un refrigerio alla propria salute e a quella dei figli. Partì come di consueto; ma, invece di godere dell'aspetto della terra ringiovanita, che di qua e di là del cocchio fuggente le si apriva come in tanti ventagli di lieta verdura, ella si sentiva chiuso il cuore, e, a misura che si allontanava dalla città, le parole e lo spirito le mancavano. Non avvertì la fresca brezza della collina che le scherzava dolcemente tra i capegli e lungo le gote, non curò i profumi delle violette primaticce e del bianco spino, che ogni qual tratto le venivano alle nari; passò il torrente senza guardare nè alle sue rive rinverdite, nè ai salici che colle loro chiome rinnovellate baciavano l'onda; giunse a San Leonardo, e quell'allegro casinetto di campagna circondato di fiori le parve deserto, e a tal segno deserto, che suo primo desiderio fu di coricarsi a dormire, come se si sentisse ammalata. Non sapeva rendersi ragione di questo vuoto, di questa tristezza sempre crescente che suo malgrado l'opprimeva; ma chi l'avesse per qualche giorno indagata si sarebbe facilmente accorto ch'ell'era divenuta pensierosa, che i suoi occhi e la sua fisonomia non si rianimavano che al proferire di un nome, e che questo nome suonava in quasi tutti i suoi discorsi; anzi pareva che non prendesse parte alla conversazione che per il piacere d'introdurvelo. Ella, un tempo così vaga della lieta compagnia e delle partite di piacere, preferiva ora la solitudine, e spesso la sera stava ore ed ore seduta su d'una pietra in fondo al giardino cogli occhi fitti nell'ampio stellato. Talvolta faceva di lunghe passeggiate per luoghi non frequentati e spesso in riva al torrente. Una mattina uscì di casa con questa intenzione. Il cielo era annuvolato e pareva prometter vicina una di quelle piogge benefiche della primavera, che già da parecchi giorni i contadini sospiravano. L'aria crassa e pesante le aveva inumiditi i capegli di maniera che le ciocche inanellate che le adornavano le gote s'erano fatte lunghe e le scendevano in disordine sulle spalle e sul petto; spesso le rondini le passavano dinanzi tanto basse che parevano coll'ali rader la terra. Giù sul torrente una quantità di uccelli acquatici volavano a fior d'acqua a caccia d'insetti e di pesciolini; la pioggia era imminente, ed ella non se ne accorse, se non quando alcune rare e grosse gocce le caddero sulla testa e sulle spalle, e cominciavano a far pallottole nella polvere della via. Non era più in tempo di ritornare addietro, allargò il parasole e corse a salvamento sotto i folti rami di un tiglio che proteggeva un tabernacolino campestre ivi eretto forse da qualche viaggiatore scampato dalla furia del torrente. Non s'era appena seduta sulla pietra che serviva d'inginocchiatoio, che le gocce fatte più spesse e più rapide sollevarono una specie di dolce mormorio che s'andava sempre più dilatando e crescendo. Pareva che ogni foglia movesse una lingua, ogni radice aprisse la bocca a ringraziare il Creatore dell'umore benefico che mandava a rinfrescarle. Ell'era assorta in quella fragorosa armonia e guardava ai fiori che col loro capo tremolante parevano accogliere consolati le stille che ne facevano più vivace il colore, mentre esalavano più soave il profumo misto a quello della terra bagnata. In quell'ora di solitudine pensò un poco a sè stessa, e, richiamando il passato, le parve d'accorgersi che un qualche grande cambiamento stava per succedere nella sua anima. Cercò di rendersi ragione della malinconia che l'opprimeva, esaminò il suo cuore: non osava confessarlo a sè stessa; ma c'era una persona che da qualche tempo lo faceva suo malgrado palpitare. Le sue gioie, i suoi dolori, i suoi pensieri oramai s'aggiravano intorno ad un solo oggetto. Non era di suo marito, non de' suoi figli, ch'ella più s'occupava: un altro era venuto a cacciarsi tra essi; anzi davanti ad essi, e la memoria di lui assorbiva tutta la sua vita. Trovò che amava la solitudine perchè in essa il pensiero le rifaceva i momenti che aveva passati in sua compagnia, ch'ell'era continuamente occupata a rimeditare tutte le parole ch'egli le aveva dette e a dar loro qualche senso forse più arcano di quel che valevano; perfino ne' suoi sogni era sempre la stessa immagine che le compariva dinanzi. Le parve d'essere sull'orlo d'un precipizio, e tremò di non aver forza bastante a cansarlo. Allora sentì rimorso di contraccambiare così alle affettuose premure di che la circondava lo sposo, e le parve che sarebbe stato dovere l'aprirgli candidamente il proprio cuore e confessarsi a lui. Ma s'ei l'avesse derisa? Se avesse trattato di fanciullaggini questi suoi scrupoli? Già aveva provato, che certi discorsi ei non li comprendeva, o gli parevano inezie, ed ella arrossiva innanzi tratto d'una confessione la cui delicatezza ei non avrebbe certo saputo apprezzare. Oh se almeno le fosse stato concesso confidarsi ad un'amica! Versare questi suoi pensieri in un'altr'anima capace di compatirla e di aiutarla a salvarsi! Se avesse avuto almeno una madre fra le cui braccia gettarsi a piangere ed a chieder consiglio! Ma la sua da molti anni dormiva nel sepolcro; e nella società frivola e in maschera, dalla quale era stata sempre attorniata, ella non aveva ancora saputo incontrare un cuore. Intanto pioveva a dirotta. I rami che la proteggevano, carichi d'acqua, cominciavano a lasciarla sgocciolare. Dovette montar sulla pietra e tenersi ritta sotto la scarsa tettoia che copriva l'immagine, e nondimeno l'acqua che precipitava dalla gronda e a' suoi piedi s'alzava in sonagli, le inzaccherava i lembi del vestito. Era in tale attitudine quando dall'altra parte del torrente le parve di vedere attraverso il nembo staccarsi la barca per tragittare una carrozza. Si ricordò che suo marito doveva in quel giorno venire in campagna, e pensò fosse lui. Solo le parve un gran miracolo ch'egli, che non soleva mai intraprender nulla senza prima molto riflettere, si fosse in quella mattina posto in viaggio ad onta del cielo turbato. — Ch'ei si sia messo così a risico di bagnarsi, diceva intra sè, per sola premura di venirmi a trovare? È impossibile. Ci sarà forse sotto qualche altro più forte motivo; — e colla mano facendosi visiera allo sguardo, lo aguzzava alla barca procurando di discernere il colore dei cavalli e dell'equipaggio che stava sul ponte. Più s'avvicinava e più capiva d'essersi ingannata. Giunta finalmente vide i barcaiuoli gittar i tavolini sulla ghiaia, sbarcar i cavalli e la carrozza, e con sua grande sorpresa nel giovinotto che la seguiva, quantunque mezzo coperto dall'ombrella, ravvisò l'avvocato. Un tremito l'assalse le ginocchia, impallidiva, arrossiva, non voleva credere ai propri occhi. Lo vide montar in carrozza, e dovette assicurarsi che non aveva sbagliato. Il giovane stava per passar oltre, quando, gettato a caso lo sguardo a quella volta, la riconobbe. Fece fermare, e in due salti corse a lei.

— Voi qui, madama? — le diss'egli maravigliato.

— Questa mattina sono uscita a passeggiare e, senza che me ne accorgessi, la pioggia mi ci ha cólta....

— In verità, interruppe il giovane, ch'io ringrazio quest'accidente che mi offre l'opportunità di ricondurvi a casa. Ma come mai così sola...?

I loro occhi s'incontrarono e si dissero la gioia reciproca che provavano nel rivedersi. Ella si appoggiò al suo braccio. Il giovane per ripararla teneva l'ombrello in modo di bagnarsi tutta l'altra spalla. Se ne accorse la contessa e gli si fece più dappresso. Intirizzita dal lungo star lì in quell'aria umida e fredda tremava, le sue mani erano ghiacciate. Ei sentì quel tremito, la fissava pauroso che si trovasse male, e non ponevano mente nè l'uno nè l'altra al fango e all'acqua che correva per la via. Si assisero nella carrozza. Il disordine de' suoi capegli bagnati, la confusione di quell'incontro spargevano sul suo volto dilicato una non so quale timida grazia che ne accresceva la bellezza. Tacevano entrambi, e solo tardi ei le presentò un biglietto del marito. Il conte Rodolfo, chiamato da una lite, invece di venire in campagna aveva dovuto partire per Venezia ed aveva affidato all'amico l'incarico di farne partecipe la moglie. Incarico ch'egli accettò di buon grado, mentre, dovendo andare a Gorizia, passava di necessità a poca distanza del villaggio ch'ella abitava. Per solito la contessa Giulia soffriva mal volentieri la lontananza del marito. La circondava di tante attenzioni, preveniva tutti i suoi desiderj, sapeva così bene disporre ogni cosa che la vita senza di lui le riusciva più disagiata. Ma questa volta, quand'ebbe letta la lettera, il primo moto del suo cuore fu, suo malgrado, di gioia. È ben vero che si pentì subito, e, chinata la testa, propose seco stessa di frenare ad ogni costo i battiti delle arterie commosse, di farsi di ghiaccio, di trapassare impassibile sull'orlo del pericolo ch'ella non aveva cercato. Era ancora in questi pensieri quando le parve di sentirsi leggermente accarezzare i capegli. Si fece di porpora e non ardì alzare la fronte per paura di trovarsi troppo dappresso alla faccia del giovane, ma andava ruminando qualche parola innocente con cui rompere quel silenzio. Anch'egli cercava d'appiccare discorso. Erano impacciati, confusi ambidue; finalmente si misero in dialogo, ma nè l'uno nè l'altro badava alle frasi indifferenti che andavano dicendo; le loro anime si parlavano invece un altro linguaggio assai più eloquente e che non aveva d'uopo del suono della voce. Furono in un momento alla villetta. La pioggia continuava, e trovarono i servi ch'erano stati in traccia di lei per portarle l'ombrello, ma non avevano saputo indovinare per dove si fosse avviata. La compagnia della governante e dei fanciulli servì a rimettere nel suo stato naturale la contessa che non permise al suo ospite di continuare il viaggio con quel mal tempo. Durante il pranzo ella fu abbastanza disinvolta, poi si occuparono di disegni, di poesia, fecero insieme della musica e terminarono così deliziosamente la giornata. Via per la notte il cielo rasserenò. Le bizzarre creste dei monti, che a guisa d'anfiteatro chiudono quasi da tre lati la fertile vallata del Friuli, presso all'alba spiccavano nette ed azzurre dall'arancio dell'orizzonte; comparve il sole, e il verde della campagna rinfrescato dalla pioggia mostravasi più gaio e riempiva de' suoi mille profumi l'atmosfera fatta limpida e dolcemente commossa dalla brezza mattutina.