Racconti

Part 33

Chapter 333,828 wordsPublic domain

Nell'entrare s'incontrò in una lettica vuota: guardava a chi indirizzarsi; quando vide nel cortile alcuni inservienti che sciorinavano un panno mortuario. Percossa da un funesto presentimento si appressò col cuore atterrito, e proferì il nome della povera Tonina. Le risposero un numero e la indirizzarono alla sala delle donne. Coll'ansia di chi spera imminente l'abbraccio di cara persona, ella percorreva le due lunghe corsie che formavano croce, e di letto in letto ne andava ricercando coll'occhio le amate sembianze. Tanti volti squallidi atteggiati al dolore, e tutti stranieri! Ricorse ad una infermiera e chiese del numero che le avevano indicato. In quella, da una delle porticelle impannate d'ingresso, entrava il dottore e si dirigeva precisamente al letto che portava quel numero onde visitarvi l'ultima venuta, una vecchia coi capelli grigi. Le dissero allora che la giovane ch'ella cercava era morta e il suo posto già occupato. Non sapevano o non avevan tempo di badare alle interrogazioni che a tale annunzio andava loro facendo tutta in lagrime la contadina. Nascose il volto fra le mani, e dopo un momento di concentrato dolore si dispose ad uscire. Dietro a lei giù per le scale in un lenzuolo trasportavano un cadavere. Non vedeva l'ora d'esser fuori dall'infausto edifizio. All'aperto le pareva di potersi abbandonare più liberamente al pianto di che aveva piena l'anima. Si risovveniva della prima volta che si erano incontrate, della gioia grande che provò, quando dopo tanto tempo la rivide in quella osteria e seppe ch'era sorella di Dino, del bene che si avevano voluto.... Quell'anima amorosa era stata la sola che nella famiglia del contrabbandiere l'era venuta incontro colle braccia aperte, e si ricordava mille tratti del suo buon cuore; ed ella che tante volte aveva diviso le lacrime degli altri, ella era morta abbandonata da tutti! Oh! l'avevano ben crudelmente dimenticata; e benchè per parte sua fosse innocente, nondimeno sentiva rimorso di averla lasciata morire, senza neanche darle l'ultimo addio. Le pareva che la crocetta che le aveva mandato fosse come un rimprovero, e si vedeva dinanzi l'immagine della povera Tonina agonizzante che la chiamava al suo letto, che le stendeva indarno la mano. Angosciata da questi pensieri entrò nel cimitero, e inginocchiata in quella parte dove non distinte da croci posano confuse le ossa dei poveri, nell'effusione della sua anima pregava: — Dove sei, Tonina? Dove sei, sorella mia? Oh non credere ch'io ti abbia dimenticata! Han detto di te tante brutte cose, ma io ti amavo sempre allo stesso, e pregherò per te ogni giorno della mia vita; farò dire una messa in suffragio dell'anima tua, e Dio ch'è buono ti darà la sua pace. La tua crocetta me la metto qui sul petto, e mi ricorderò sempre di te e del bene che tu poveretta mi hai voluto. Dicono che c'è un'altra vita, e io spero che ci rivedremo in quella, e che tu allora mi avrai perdonato se non ho potuto correre a consolare i tuoi ultimi momenti. Oh! dinanzi al trono di Dio che noi possiamo essere abbracciate e volerci ancora bene come una volta! Allora saranno finite le lagrime, e il Signore avrà misericordia anche di noi povere disgraziate. — E recitava con divota effusione di cuore tutte le preghiere che sapeva. L'anima invisibile che certamente le volava dintorno avrà accolto con dolore consolato quelle pietose parole, e nel sentirsi ancora amata, avrà perdonato al mondo i suoi crudeli disprezzi e l'abbandono e la trista dimenticanza dei suoi cari.

Il sole intanto placidamente scendeva in grembo all'ampia marina, e i suoi ultimi raggi diffondevano come un velo di luce rosata; alcune barche pescherecce a guisa di uccelli acquatici solcavano il golfo che in quell'ora pareva dilatarsi e confondersi coll'azzurro dei cieli. Tra i molti legni schierati in porto avresti veduto una specie di trabaccolo intorno al quale si affaccendavano alcune persone. Si caricavano delle botti di olio, e a misura che imbruniva, andava aumentandosi l'andirivieni di certe figure dubbie che passeggiavano sul molo, e si vedevano aggruppate in quelle vicinanze. Al di là del Ponte Rosso, in una bettola fuor di mano, stava trincando con alcuni compagni l'uomo a cui apparteneva il trabaccolo. Vicino al fiasco teneva sciorinato il passo della Dogana e i nomi di diecisette individui, ch'egli s'era impegnato di condurre in quella notte al porto di Monfalcone. Ad ogni momento entravano a bere di quella gente che a Trieste dai paesi circonvicini vengono a vendere uova, erbaggi, polli; e datisi alcune occhiate d'intelligenza, per dieci o dodici carantani pattuivano il ritorno colla barca di paron Gregorio. Erano donne vestite alla contadina, erano uomini di sinistra apparenza, la maggior parte in farsetto e berretta alla marinaresca. Al modo spiccio con cui venivano conchiusi quei contratti ben t'accorgevi che la Dogana non ci aveva che fare. Entra un giovinotto, appoggia un gombito sulla tavola, e inchinata la persona bisbiglia sommesso alquante parole nell'orecchio di paron Gregorio. Questi l'ascolta lentamente centellando, e quando ha finito di parlargli depone la tazza, e: — Intesi! Poi col dorso della mano forbendosi i grigi mustacchi:

— Il posto per cinque, mi pare?...

— No davvero, solamente per tre. Mogliema s'è ostinata a voler andarsene a piedi....

— Come? interrompeva una ragazza, non viene la Giannetta? Eh via, persuadetela, Dino, ch'ell'è una grossa stramberia il pigliarsi tutta quella gambata, quando invece si può trovarsi domattina fresche e riposate a Monfalcone!

— Andate mo a dirgliene! ch'io per me non ne voglio saper altro, e ho perduta la pazienza.

— Dov'è rimasta?

— L'è qui fuori colla Caterina che a forza di piagnistei s'è lasciata tirare ad accompagnarla. — E la Beppa usciva, ma indarno, che la Giannetta in quella sera non voleva proprio saperne del mare. Fosse la reminiscenza della paura durata nell'ultimo viaggio, o che abbattuta dalle tante lagrime versate si sentisse scorata e più del consueto uggiosa di quella compagnia, o che nel secreto dell'anima le parlasse un funesto presentimento, invece di lasciarsi persuadere, cominciò ella a pregare la Beppa che per l'amore di Dio non volesse fidarsi alla barca.

— O no! le diceva, non t'arrischiare Beppa: credi invece a me, e andiamo a piedi!

— Ma che fantasie! Guarda com'è bella la notte! C'è un lume di luna che consola! E poi ho promesso di tener compagnia alla Maddalena, oltre che conduce seco la bambina, è anche incinta, e non potrebbe camminare.

— Dì alla Maddalena che si fermi a Trieste. Andrà un'altra volta a casa. Alla bruma entrerò io a vedere di suo marito, e gli dirò che l'ho così consigliata pel suo meglio. Oh il pover uomo, dimani me ne ringrazierà!...

— Non capisci, che abbiamo già pagato?

— Sálvati Beppa, e che vadano i dieci carantani!...

— Che diacine di discorsi tenete voi altre costì? interrompeva la Mora che uscita dall'osteria stava da qualche minuto ascoltando, messa come in apprensione. Chi ti ha detto che questa notte s'ha proprio da fare un buco nell'acqua? E postasi in mezzo colle mani in fianco tirava in faccia alla Giannetta un paio di occhi spiritati.

— Il cuore me lo dice! —

— Ah! il cuore.... Anch'io ho pagato.... Peraltro per dieci carantani non vo' mica farmi mangiare dai pesci! Vengo io con te! — Si divisero; la Beppa rideva, ma la Giannetta l'abbracciò piangendo con una tenerezza abbandonata come se fosse stato l'ultimo addio. Non erano per anco giunte ad Opeina che cominciò a spirare la bora. Più andavano e più pigliava piede, di modo che nelle svoltate, quando si trovavano in bocca alle gole dei monti, per far ressa a quella furia che a guisa di cateratta aerea si precipitava sul mare, dovevano tenersi fortemente avvinghiate l'una con l'altre e camminare di conserva. Proseguirono così tutta la notte. Sul fare dell'alba spuntavano a Sistiana, laddove la montagna s'apre sul golfo e si presenta allo sguardo la fertile spianata del territorio e il littorale friulano fino alle rovine dell'antica Aquileia. Una confusione di voci lontane, un gridare indistinto, come lo stormire d'immensa boscaglia, o come il fragore di molte acque rompenti tra scogli pareva loro che salisse fino ad esse, or sì or no a seconda del vento; guardavano, e il sole che si faceva specchio nelle sinuosità della costa, e l'alito della terra già risvegliata rutilavano troppa luce perchè i loro occhi valessero da quell'altezza a discernere gli oggetti. Quando furono presso Duino s'incontrarono in alcuni viandanti che discorrevano di una grande disgrazia successa in quella notte sul mare. Pescatori usciti assai per tempo e a causa della bora dovuti ritornare in porto avevano narrato di un legno fuorviato; di una barca desolata, dicevano essi, che si vedeva fluttuare senza direzione in balía delle acque dirimpetto alla Madonna Marsigliana. A quell'annunzio, la gente spaventata era corsa alla spiaggia, e dal porto era partito un legno onde verificare l'accaduto; ma nulla di preciso sapevasi ancora; solo alcuni cadaveri che il mare aveva rigettato facevano purtroppo fede del disastro. Le donne allora incominciarono a piagnere e a pregare il Signore e la Vergine santissima che non fosse vero, e affrettavano il passo come se il loro accorrere avesse potuto impedire la disgrazia. Ai Bagni altra gente e altri particolari. La barca che aveva naufragato era quella di paron Gregorio, undici cadaveri erano già stati pescati, fra questi una donna di Monfalcone era stata riconosciuta. Dovevano avere sbagliato nell'imboccare il porto, od essersi impigliati nella punta di pietre che lo protegge, o forse troppo carichi, era stata cotesta la cagione della loro sventura. La Caterina e la Mora nella loro angoscia facevano sempre nuove interrogazioni, ma la Giannetta pallida, cangiata di fisonomia, cogli occhi impietriti ascoltava impassibile tutte queste congetture, come se neanche si avesse trattato dei suoi. Pareva che il dolore le avesse tolto ogni energia. Era come uno che dopo aver lungamente nuotato ed esaurito tutte le forze, si abbandona alla corrente e senza resistenza vede accavallarsi sul capo l'onda che deve strascinarlo nell'abisso, o come l'ammalato che perduta la speranza si sente già morto e più non cura che che gli facciano dintorno. Certa della sventura già prima che succedesse, ora non aveva più lagrime. Nella piaga del suo cuore potevano figgere e rifiggere il ferro; da lungo tempo squarciato ei non gettava più sangue. La strascinarono a Monfalcone come un cencio.

XVIII.

LA MOGLIE.

Persone distinte sotto ogni aspetto, la parte più eletta dei giovani eleganti, e numerose signore già da qualche ora affluivano alla casa del conte Battista, chè gl'inviti della Cecilia venivano sempre accettati con gioia, perchè tutti amavano la Cecilia; e sebbene fosse bella, ricca e fortunata, non v'era chi le portasse invidia, tanto i suoi modi erano gentili ed improntati di quella schietta e cara modestia che sa fruire dei piaceri altrui più che de' propri. Sapevano le signore che ella sarebbe stata cordialmente contenta di trovarle belle e di vederle brillare, e perciò, quasi a compenso, venivano in quella sera a farle corteggio e ad accrescere così l'allegria della festa che il marito le aveva consacrata.

Trattavasi di una città di provincia, e, più che il compassato cerimoniale d'etichetta, avresti notato una certa affettuosa disinvoltura di modi, che ti palesava subito come cotesto più che altro era un lieto convegno d'amici; non mancava peraltro il lusso, la ricchezza e il buon gusto negli abbigliamenti; la sala particolarmente era arredata con molta leggiadria, scelta la musica, e una profusione di lumi e di fiori, sicchè la festa prometteva di farsi oltremodo brillante.

Il conte Battista, unico erede di una vistosa fortuna, s'era ammogliato assai giovane, e amava teneramente la sua bella e graziosa compagna. Il suo più dolce pensiero era di farle cara la vita e d'indovinarne ogni desiderio. E la vita, nei due brevi anni dacchè si erano uniti, volava per essi tutta intrecciata di rose.

Era in occasione di questa festa, ch'egli aveva fatto dipingere la sala e acquistate alcune mobiglie di squisito lavorio, eseguite da un bravo artefice del paese; e compiacevasi dei giudizj degli amici venuti ad ammirare il buon gusto di quelle sue nuove ricchezze, ma nel secreto del suo cuore un'altra gioia si aveva riserbata. Sapeva che la Cecilia aveva fissato di comparire in quella sera in un leggiadro abbigliamento all'orientale: or egli, al momento che si vestiva, le aveva fatto trovare sulla sua toeletta un bel finimento di corallo che completava in maniera veramente magnifica quel novello capriccio della moda. E la Cecilia in così fatto costume appariva più che mai attraente: aveva qualche cosa della poesia delle odalische; trasportava coll'immaginazione ai sogni delle mille ed una notte. Ei la vedeva accarezzata dagli occhi di tutti, mentre con una semplicità e disinvoltura piena di grazia faceva gli onori di casa, le accoglienze alle amiche, ed apriva ella stessa la danza; ma la ricompensa che in suo cuore s'aveva ripromessa non veniva. — Ella accoglieva sempre colla gioia e colla gratitudine d'una fanciulla la menoma attenzione del marito; e quegli occhi sereni, che gli dicevano senza mistero tutta la contentezza della sua anima innocente, e l'ilarità, e l'affettuosa espressione di quella cara fisonomia lo riconducevano a' suoi anni più giovani, ed era uno dei beni di che la provvidenza gli teneva consolata la vita.

Ma questa volta, o non aveva aggradito, o qualche spina secreta s'era fitta in quel cuore. Forse che la vivacità dei colori dell'abbigliamento le togliessero il brillare della consueta sua tinta, gli pareva pallida, e negli occhi pensierosa e come contristata, e forzato il sorriso e perfin la voce velata da una malinconia ch'ella indarno cercava superare.

Era più bella del consueto, ma d'una bellezza austera e meditabonda che rivelava od una sofferenza, od una lagrima. Si ricordò allora che gli parve così mutata fin dal giorno innanzi. Per gli apparecchi della festa aveva voluto recarsi alla campagna onde scegliere i più bei fiori della ricca serra che ivi tenevano. Era partita allegrissima: aveva mille progetti, di ghirlande, di mazzolini simbolici per le amiche, ch'ella stessa intendeva comporre e regalare; gli aveva su questo argomento tenuto così bizzarri propositi! folleggiava come fanno i fanciulli.... Tornò coi cristalli della carrozza ermeticamente chiusi, e discese mesta e impallidita, come se i tanti fiori che la circondavano l'avessero fatta languire coi loro troppo vivaci effluvj: così almeno aveva egli interpretato; e attribuì alla stanchezza del viaggio se lasciò che altri l'intrecciassero, e se parve dappoi poco curarsi del tanto vagheggiato festino. Ma ora vedeva la cosa sotto un altro aspetto, e pativa; e le più strane supposizioni gli facevano un tormento di quegl'istanti che aveva creduto consacrare alla gioia. Appena partite le signore, ella si era ritirata nella sua stanza da letto. Alcuni amici trattenevano ancora il conte, che non sapeva più come dissimulare l'angustia che lo amareggiava. Quando alla fine fu libero, risolse di subito chiarirsi. Dopo il suo matrimonio, era questa la prima nube che veniva a turbare la sua felicità; voleva diradarla a costo anche di trovarci sotto il dolore. — Salì le scale mortalmente agitato, ed aperta con precauzione la porta, rimase un istante perplesso sulla soglia.

La campana d'alabastro, nascosta dietro le ampie cortine della finestra, mandava una luce così debole, che non avrebbe concesso di rilevare gli oggetti, se non fosse stata riflessa dalle candide pareti e dai mobili tutti candidi di quel nitido santuario.

Ell'era coricata, e posava sugli origlieri come se avesse dormito. Si appressò in punta di piedi. Era pallida fuor di misura, dalle chiuse pupille trapelavano le lagrime, e sulla sua faccia estenuata passava senza sospetto il dolore dell'anima, come se le fosse stata dinanzi qualche amara visione. Allorchè sentì vicino l'alito di lui, si riscosse, gli stese le braccia, e con un sorriso che finiva in pianto, nascose sul suo petto la fronte coperta di rossore.

— Ma che cosa è avvenuto? ma perchè queste lagrime, buono Iddio?... — diss'egli, accarezzandola e raccogliendo colla mano le lunghe ciocche de' suoi capelli disciolti.

— Se tu sapessi, Battista, quel che ho veduto!... ti parrà una fanciullaggine.... ma io non posso aver pace.... sento qui nel cuore come un rimorso continuo....

E quando la presenza e l'affetto di lui l'ebbero alquanto rasserenata,

— O amico mio! ripigliava, io ti ho sempre detto tutti i miei pensieri: anche quelli che qualche volta ti fanno sorridere e trattarmi da fanciulla.... perchè tu sei buono e raddrizzi le mie idee, e la tua parola indulgente, e il bene che ci vogliamo, m'insegnano a farmi degna di te. E anche ieri, subito tornata dalla campagna, ti avrei detto tutto.... ma mi pareva crudeltà turbar colle mie fantasie l'allegria della festa che tu mi avevi preparata, e ho creduto di saper dissimulare....

— Oh sì! come se io non ti conoscessi...! Ma non sai tu, ch'io leggo su questa cara fronte e in questi occhi benedetti tutta l'anima tua, e che tu non puoi patire senza ch'io divida le tue lagrime? Cecilia mia, cavami di pena! dimmi che cosa è accaduto, così colla confidenza e colla schiettezza di tante altre volte....

— Or bene: sono andata in campagna per la provvista dei fiori. Sapeva delle camelie così ricche quest'anno, e degli achimenes fioriti tutti, anche le ultime varietà che tu facesti venire e che non aveva peranco vedute. Ero così contenta, che non mi sono neppure accorta del freddo grande che faceva; e poi ben vestita, avvolta nella mia pelliccia, sui soffici cuscini d'una carrozza ben chiusa, colle mani nel manicotto, che m'importava del freddo? Oh il freddo non è per noialtri signori! Attraverso de' miei impenetrabili cristalli io godeva della vista del cielo, del sole nascente, dei campi tutti inargentati di pruine, e fantasticava ai ghiribizzi dei mazzolini che voleva comporre. Ero tanto beata e tanto immersa in cotesti miei progetti, che non mi sono neanche mai ricordata del povero Antonio che stava sulla cassetta, e che non avrà certo trovato piacevole il capriccio di quella mia gita così mattutina. Arrivo, e non trovo nè Valentino, nè le chiavi della serra. Intanto che cercavano, la gastalda mi dice, che sarà facilmente ito a far un po' di compagnia alla Margherita ch'è malata da un mese, e la cui figlia egli intende sposare. La Margherita, quella buona donna che ti ha allattato, e che ti vuol tanto bene, come se fosse tua madre.... Allora mi viene in capo: voglio andarla a trovare. Mi vedrà volentieri, io pensava, e poi le dirò di Battista, le dirò ch'egli ha gradito i funghi portatici a regalare queste vendemmie.... perchè mi ricordava d'averla veduta più d'una volta con un costellino di funghi, e che dimandava di parlare con te; ma tu allora eri impedito, e volevo....

— E volevi, diss'egli, riparare la mia trascuranza, compiere per me a un dovere verso quella povera donna, colla tua delicata cortesia rimediare alla mia spensierataggine.... Ma ti giuro, Cecilia, non è stato per alterigia o per mancanza di cuore!... gli è proprio che a noialtri uomini occupati di mille impicci, certe piccole attenzioni ci sfuggono...

Ella gli pose la mano sulla bocca e fattasi rossa continuava:

— Volevo recarle conforto e aprirmi l'adito di offerirle qualcosa, ecco tutto. Mi feci dunque accompagnare alla sua casa. In cucina facevano la polenta; un fumo d'affogare, e se aprivano, il vento rapiva i tizzi e li ruzzolava sullo spazzo. Non ti so dire l'orrore di quella negra e sucida caverna! Salii una scaletta diroccata, e davvero ho creduto accopparmi, perchè i gradini in più luoghi mancavano, e taluni tanto fracidi da non osare a fidarvi sopra il piede. La stanza della malata, sotto a' coppi e al disopra della cucina, e nera come la cucina, perchè le tavole in più d'un sito rotte proprio affatto lasciano trapelare il fumo, che tormenta e fa tossire la poveretta che è affetta da mal di petto... Oh Dio mio! e pensare che quella è casa nostra, e ch'e' sono nostri affittuali!... Delle finestre non ti parlo, senza vetri già si sa; sicchè la meschina, che è là inchiodata in letto da più d'un mese, non ha neppure il conforto della luce.

— Ma perchè non avvisano il fattore di cotesti disordini? sclamò il conte annuvolato.

— Ho detto anch'io la stessa cosa, ma sai quel che risposero? Gli è, soggiuns'ella in un tuono sommesso come se titubasse, gli è che la casa della Margherita in tale deplorabile stato, tra quelle dei nostri coloni non è mica la sola, e a far tutti i restauri che sarebbero proprio di prima necessità per quella povera gente, bisognerebbe, amico mio, che noi avessimo il coraggio di rinunziare a buona parte di cotesto vano lusso che ci circonda.

Stettero entrambi alcuni istanti in silenzio.

— Oh! ripigliò ella, se tu sapessi quel che mi diceva questa sera la musica del nostro festino, i gioielli e la seta di cui io era coperta, i profumi di quei nostri tanti fiori....! E anche adesso qui in questa stanza così riccamente addobbata, in mezzo a una profusione di finissimi lini, di ricami, di mille costosi oggetti.... veggo sempre la Margherita.... la sento tossire, e mi pare che si tratti di nostra madre....

— Non facciamo esagerazioni, Cecilia! Puoi credere che se avessi soltanto immaginato tale miseria, io avrei voluto ripararla ad ogni costo.... Poi il lusso che tu adesso condanni, sai tu a quante famiglie si fa per nostro mezzo sorgente di onorati guadagni?

— Tutti questi argomenti che ci scusano sono passati anche per la mia mente, e benchè io non sappia tirare le conclusioni come voialtri fate, capisco che non sarebbe giusto rifiutar ogni agiatezza, perchè v'è chi patisce.... Ti ricordi quando mi conducesti a vedere il giardino inglese e il parco dei conti N.?

— Fu uno dei più bei giorni della mia vita. Tu eri allegrissima e trovavi così ameni quei luoghi!...

— E tu pensasti subito ad erigere una serra e a modellare il nostro giardino sul gusto di quello che mi aveva tanto piaciuto! Allora rimodernata la casina, aperta sul tetto una terrazza, in fondo al viale il chiosco, il boschetto d'inverno, il parco, la corte d'ingresso; per tua cura tutto fu nuovamente abbellito. A ogni gita che facevo, trovavo sempre qualche sorpresa. Una volta fu l'acquicella che co' suoi graziosi rigiri e colle sue cascatelle era venuta come a dar l'anima a que' siti; un'altra la collinetta, e poi la grotta, e poi le artificiose rovine del castello gotico, che tu stesso inventasti, e il cui modello in sovero deve averti costato molte ore di paziente fatica; eppure io non me ne accorsi, se non nel giorno in cui, già tradotto in pietra, mi si presentò all'improvviso di mezzo al verde, e pareva che una fata lo avesse fatto balzare dal seno della terra....

— Io mi ricordo, Cecilia, soggiunse egli fissandola con dolce emozione e passando il braccio dietro a' guanciali di lei, io mi ricordo di tutte le care ed affettuose parole che tu mi dicesti in quel giorno! Eravamo assisi l'uno presso dell'altro sul fusto rovesciato dell'antica colonna che ho fatto venire dagli scavi di N.; alcune roselline selvatiche crescevano tra i rottami del capitello, e il salice che ci faceva ombra, mosso dalla brezza, pareva inchinarsi a baciarle. Era assai lieta la sera, e i placidi raggi del sole che tramontava, intersecati dal verde, ti circondavano di una luce così fantastica....