Part 9
Da ciò appare come le fortificazioni di Biserta e la posizione di un porto di guerra sposti grandemente la potenza militare della Francia a suo vantaggio, e per conseguenza a danno della potenza dell'Inghilterra e dell'Italia. Se la Francia aduna una flotta a Biserta, l'Italia deve attendersi dal sud o dall'occidente dell'Africa e da Tolone un colpo di mano od uno sbarco sulle sue coste; sarà da necessità costretta a fare stazionare nelle acque di Sicilia e di Napoli parte della sua flotta, e a formare un forte corpo d'osservazione sulle coste meridionali e centrali. L'esercito d'operazione e gli altri mezzi di guerra verranno quindi ad essere indeboliti assai più che se l'attacco si fosse fatto da una sola parte. L'Inghilterra viene ad essere minacciata nelle relazioni tra le Indie orientali ed il mare Mediterraneo, e dovrebbe rinforzare grandemente la sua flotta nel Mediterraneo quando essa coll'offensiva deve essere forte abbastanza per sorvegliare Biserta. Mentre un accordo tra l'Inghilterra e l'Italia assicurerebbe all'istante un predominio sul mare agli alleati, più tardi potrebbe essere dubbioso se sia possibile una completa difesa delle coste.»
Cosicchè la Francia preso coraggio dalla remissività del nuovo ministero italiano che si preoccupava di fare una politica estera diversa da quella di Crispi -- caduto dal potere con grande e non dissimulata gioia della Francia -- dopo avere raccolto a poco a poco i materiali necessarii, iniziò nel 1892 le fortificazioni sull'estremo punto nord dell'Africa, dissimulandone con la lentezza dei lavori il valore bellico per poter negare l'opera che andava compiendo in dispregio degl'impegni presi dinanzi alle potenze, quando nel 1881 impose il suo protettorato al Bey di Tunisi.
L'on. Crispi, ritornato privato cittadino aveva continuato a seguire la questione con cuore di patriotta. Qualche amico lo informava di quanto avveniva nella Reggenza in fatto di armamenti.
Ecco un saggio delle notizie che gli pervenivano:
«_29 maggio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Naples_ 80 casse polveri.
_31 maggio._ -- Arrivarono col postale francese via Algeri casse 50 cartucce.
_3 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Bône_ 750 barili polveri.
_6 luglio._ -- Arrivarono col postale francese _Ville de Rome_ 27 casse cartucce.
_10 luglio._ -- Arrivarono col postale francese 350 barili polvere; peso di ogni barile cg. 5».
In settembre 1891, in seguito a informazioni allarmanti pubblicate da qualche giornale intorno a una intensa preparazione militare dei francesi in Tunisia, il ministro Rudinì ordinò al Console generale Macchiavelli di recarsi a Biserta per verificare quali lavori si facessero in quel forte. Il Macchiavelli fu respinto dal Comando militare perchè non aveva un permesso da Parigi! Parecchi giornali osservarono che quella mortificazione poteva esserci risparmiata, giacchè non occorreva mandare a Biserta il rappresentante ufficiale d'Italia per apprendere ciò che in Tunisia era noto a tutti. Un giornale ispirato da Crispi, la _Riforma_, scriveva il 1.º dicembre:
«Non sa il Governo italiano che le fortificazioni di Biserta sono in opposizione con gl'impegni assunti formalmente dalla Francia?
E non pensa a richiamare quegli impegni alla memoria del Governo di Parigi?
Non potendo far altro, il 14 febbrajo 1892 Crispi espresse al Re la sua angoscia con la seguente lettera:
«_Sire!_
Qual'è la miglior politica, lasciar fortificare Biserta o impedire che sia fortificata? Delle due vie l'Italia, sotto il mio ministero, scelse la seconda.
La questione fu trattata a Londra e a Berlino.
Lord Salisbury in conseguenza dei nostri reclami interpellò due volte Waddington su cotesto argomento: e l'ambasciatore francese assicurò Sua Signoria in modo positivo che il suo governo non mirava a fare di Biserta un porto militare. Ciò risulta da un telegramma giuntoci da Berlino il 28 gennaio 1891.
Da due dispacci del 5 e del 13 agosto 1890 fummo informati che circa la questione tunisina Caprivi aveva detto al nostro Incaricato d'affari che «la Germania non trascurerebbe gl'interessi italiani e saprebbe _all'occasione_ fare onore agli impegni contratti verso di noi».
Alla sua volta il conte di Kálnoky il 5 agosto 1890 faceva al conte Nigra, sullo stesso argomento, la seguente dichiarazione: «Il governo Austro-Ungarico è disposto associarsi a qualunque azione diplomatica, insieme alle altre potenze amiche, in favore dell'Italia».
Io devo credere che nulla fu fatto negli ultimi dodici mesi che il mio successore ha tenuto il Ministero degli affari esteri. Dovrò anche supporre che sia rimasto senza risposta un dispaccio giunto da Londra alla Consulta dopo il 31 gennaio 1891. Intanto è constatato che a Biserta son cominciate le opere di fortificazione!
Con Biserta e Tolone i Francesi diverrebbero gli assoluti padroni del Mediterraneo.[20] A lord Salisbury io scrissi un giorno che, ciò avverandosi, l'Inghilterra non sarebbe più sicura in Malta e che potrebbe essere cacciata dall'Egitto.
[20] Sulla questione, vedi il discorso pronunziato alla Camera dei deputati, nella tornata del 6 febbraio 1893, dal generale Dal Verme.
Sarebbero maggiori i pericoli per noi, e ci si renderebbe necessario munire potentemente la Sicilia e la Sardegna, le quali, in caso di guerra, sarebbero le prime ad essere minacciate. Nè basta: dovremmo tenere forti eserciti nelle due grandi isole del Regno, ed occupata la nostra flotta nelle acque africane.
Per munire potentemente la Sardegna e la Sicilia vuolsi una enorme spesa, per la quale al Tesoro italiano mancano i mezzi. Comunque, in un momento in cui il governo di V. M. è obbligato a fare dolorose economie, è strano che per una falsa politica il governo medesimo debba esser causa di una nuova spesa.
Quello che importerebbe Biserta fortificata fu fatto palese a Berlino, e fu aggiunto che qualora scoppiasse la guerra, e la Germania fosse attaccata, noi non potremmo disporre di tutte le nostre forze, imperocchè saremmo costretti a localizzare la maggior parte delle truppe per prevenire gli attacchi che sicuramente verrebbero dal mare, ed in conseguenza per difenderci.
Quando la Francia occupò Tunisi promise che non ne avrebbe fatto una piazza di guerra. Oggi, fortificando Biserta, il governo della Repubblica non solamente manca alla promessa, ma muta lo _statu-quo_ nel Mediterraneo. Con gli accordi del 12 febbraio e del 24 marzo 1887, la Gran Brettagna, l'Italia e l'Austria-Ungheria s'impegnarono a non permettere che questo mutamento avvenisse e, in ogni caso, si obbligarono a procedere d'accordo.
Io non porto la questione alla Camera perchè una pubblica discussione su così grave argomento nuocerebbe agl'interessi nazionali. Io poi personalmente ne raccoglierei nuovi odii dai Francesi senz'alcun beneficio pel nostro paese: e mi taccio.
Il silenzio del Parlamento e l'inerzia dei Ministri, mi permetta, Sire, di dirlo schiettamente e lealmente, non salvano il Re dalla sua responsabilità verso la Patria comune.
Costituzionalmente V. M. non è responsabile di quello che avviene, ma lo è moralmente dinanzi alla Nazione della quale è il Capo e il tutore. Or l'avvenire della Nazione può essere compromesso dalla politica attuale.
Questa lettera da parte mia non sarà comunicata ad anima viva; rimarrà segreta. È scritta per V. M. e per V. M. soltanto.
Ho creduto un dovere di coscienza di scriverla. Ho voluto anche questa volta testimoniare la mia piena fede nel Re, nel quale è personificata l'unità nazionale.
Al Re dunque doveva rivolgere la franca parola.
Ho l'onore di ripetermi di V. M.
L'umil. Dev. Servit. e Cugino _Francesco Crispi_.»
Non risulta che il governo italiano facesse opera diplomatica efficace. I lavori furono incessantemente proseguiti, e quando Crispi ritornò al potere, nel dicembre 1893, essi erano giunti a tal progresso che ogni contrasto sarebbe giunto tardivo. Il 7 marzo 1894 l'ambasciatore Ressman, in seguito ad una pubblicazione che annunziava l'inizio dei lavori ch'erano, invece, molto innanzi, interpellò il Presidente del Consiglio, Casimir-Périer; il quale, abbandonato il sistema di denegazioni seguito in passato dai ministri francesi, dichiarò la realtà, giustificando però la decisione di fortificare Biserta col concentramento di truppe italiane in Sicilia, come se questo, invece che determinato dalle condizioni allora allarmanti dell'ordine pubblico in quell'isola, nascondesse il proposito di un colpo di mano sulla Tunisia!
Ma ecco la lettera del Ressman:
«_Signor Ministro_,
Sotto il titolo «Bizerte et la Spezia» il Figaro pubblica stamane in prima pagina un articolo che principia colle parole:
«Ci si assicura che sono stati testè dati ordini per cominciare i lavori militari di Biserta: felicito il Governo di questa patriottica risoluzione».
Riferendomi a quest'asserzione del _Figaro_, ho nell'odierna udienza domandato al signor Casimir-Périer se vi fosse alcun che di vero, non senza premettere che più volte i suoi predecessori, interpellati sui lavori che il Governo francese faceva eseguire nel porto di Biserta, avevano dichiarato che quei lavori avevano per solo scopo di facilitare alle navi mercantili l'accesso del lago interno e che erano intrapresi esclusivamente per ragioni e scopi di commercio.
Il Ministro degli Affari Esteri mi rispose che egli diede difatti gli ordini di proteggere l'entrata del canale di Biserta, dietro ripetuta richiesta del Bey di Tunisi e del signor Rouvier, circa sei settimane addietro. Egli ebbe la franchezza d'aggiungere che a tale risoluzione lo avevano determinato le apprensioni che allora qui si manifestarono per il sì considerevole accentramento di truppe italiane in Sicilia. Mi disse poi che i lavori militari a Biserta si limitavano all'armamento di due batterie, una sulla destra e l'altra sulla sinistra della entrata del canale, per le quali già da tempo erano state costruite le spianate e tracciati gli accessi, e che l'ammontare della spesa incontrata, che fu di soli 600 000 franchi, prova non essersi fatto nulla di eccessivo. Gli pareva d'altronde che non vi fosse ragione di giudicare questi lavori diversamente dai lavori di fortificazione di Tunisi pei quali si erano spesi 300 000 franchi.»
A poco a poco la verità non fu più negata; anzi il lavorìo dissimulato divenne aperto e le opere di fortificazione e di armamento furono accelerate.
La _Dépêche Tunisienne_ dell'11 giugno 1895 pubblicava:
«Paroles significatives:
En réponse aux souhaits de bienvenue que lui adressaient à Bizerte le vice-consul de France et les députations du conseil municipal, du syndicat de Bizerte et de la compagnie du port, M. le vice-amiral de la Jaille, commandant l'escadre active de la Méditerranée, a exprimé, nous apprend le _Courrier de Bizerte_, toute sa satisfaction de voir arriver à bonne fin, et en un si court laps de temps, ces travaux qui font de Bizert un port si précieux pour la France.
Jusqu'ici, a-t-il ajouté, retenue par de vains prétextes, la flotte française avait évité d'y jeter l'ancre. Mais le charme est maintenant rompu, car dédaignant certaines susceptibilités ménagées jusqu'ici, la marine française vient de prendre définitivement possession de Bizerte. Comme le croiseur _Suchet_, dit-il, les cuirassés de mon escadre auraient pu entrer dans le canal et le lac, n'eût été ce banc de rocher qui reste à enlever sur une cinquantaine de mètres et qui rétrécit à 37 mètres le chenal navigable; mais ce n'est que partie remise, puisque ce travail n'est plus qu'une affaire de semaines. A sa prochaine tournée l'escadre de la Méditerranée commandée alors par l'amiral Gervais, ne manquera certainement pas de venir y jeter l'ancre et de séjourner dans le lac.»
Quanto fossero fondate le ansie di Crispi e colpevole l'indifferenza dei suoi successori dinanzi al pericolo che sorgeva con la creazione del porto militare di Biserta, lo desumiamo dall'orgoglio col quale autorevoli uomini politici e scrittori francesi hanno esaltato dipoi l'accrescimento di potenza che n'è derivato alla Francia.
Un ministro della marina francese, il signor Pelletan, con poca diplomazia, ma con grande sincerità, affermò nel 1902 che Biserta assicurava al suo paese il dominio del Mediterraneo.
E Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli Affari Esteri, in un libro intitolato _La Paix latine_ si compiacque nell'enumerare le difficoltà superate e magnificare la conquista compiuta. Giova riprodurre e meditare alcune pagine di quel libro:
«.... Du côté de l'Italie, enfin, sous le ministère de M. Crispi les relations étaient telles que l'on pouvait tout craindre.
Cette situation générale, qui résultait d'une accumulation de circonstances, pour la plus part indépendantes de la volonté des hommes, était franchement mauvaise. Je n'avais qu'à suivre les exemples qui m'étaient laissés par mes prédécesseurs, pour m'efforcer d'y porter remède. J'eus le bonheur d'y réussir, L'incident franco-congolais fut promptement réglé.......... Enfin, entre la France et l'Italie, après une période difficile qui eût son point de tension extrême au moment du rappel de l'ambassadeur Ressman, les dispositions se modifièrent. Une grave difficulté était en perspective: l'échéance des conventions qui engageaient la Tunisie à l'égard des puissances européennes. Le sort de la Régence et celui de la Méditerranée étaient en suspens. Mais, par une volonté réciproque, l'orage menaçant se dissipa. Un esprit de conciliation et de concessions dû surtout à l'influence de M. le marquis de Rudinì et de M. le marquis Visconti-Venosta, inspira les pourparlers qui eurent finalement pour résultat les divers arrangements qui confirmèrent le protectorat de la France sur la Tunisie, qui laissèrent à celle-ci la disposition pleine et entière de la puissante position maritime de Bizerte....[21]
[21] Gabriel Hanotaux, _La Paix latine_, Intr., pag. IV.
Le vaste établissement militaire qui s'achève à Bizerte intéresse à la fois l'Europe et l'Afrique. Il commande un des grands chemins du monde. Il est place dans une région où l'antiquité a toujours connu de grands ports, Utique, Hippone, et surtout Carthage. Plus d'une fois, les destinées du monde ont basculé sur cette pointe de terre où la nature a creusé -- comme un abri et comme une menace -- ce double lac dont les dimensions et la profondeur sont faites pour l'armada des léviathans modernes.
La mer Méditerranée est divisée en deux parties nettement définies: l'une forme la tête du lion, l'autre le corps; l'une, à l'Occident, baigne l'Espagne et le Maroc, la Provence et l'Algérie; l'autre, dans la partie orientale, réunit les trois continents: Europe, Asie, Afrique; elle caresse, de son flot bleu, la Grèce et ses îles, l'Asie-Mineure et l'Égypte: elle se prolonge par les détroits, jusque dans la mer Noire; elle débouche sur le reste du monde par le canal de Suez.
Or, ces deux parties, se rejoignent en un point qui forme comme le col de la bête; c'est à l'étranglement qui se produit entre la Sicile et la terre d'Afrique. L'île de Malte, un peu en arrière de ce détroit, en surveille la sortie; mais Bizerte est mieux située encore, car elle le domine. Bizerte prend la Méditerranée à la gorge.
En ce point décisif, une volonté de la nature a creusé ce lac offrant une surface de 15.000 hectares sur lesquels 1.300 sont assez profonds pour recevoir les plus grands bâtiments. Un des plus beaux ports du monde se trouve donc dans un des points les plus importants du monde. _Il fallait avoir le point et il fallait avoir le port._
Telle est l'entreprise à laquelle la France s'est consacrée depuis vingt ans et qu'elle a réalisée avec une ténacité et un esprit de suite qui peut-être, un jour, seront comptés à notre pays, si méconnu par les autres et si souvent calomnié par lui-même.
Pour avoir Bizerte, il fallait avoir la Tunisie: ce fut la première partie de l'entreprise. Au début, il ne fut guère question de Bizerte: on était tout aux Khroumirs. Seules, les puissances européennes, connaissant à merveille l'importance de la partie qui se jouait, prétendirent mettre un veto sur l'entreprise éventuelle d'un grand port à Bizerte, et M. Barthélemy Saint-Hilaire, alors ministre des affaires étrangères, agit sagement, en remettant à l'avenir le dessein d'un établissement militaire au sujet duquel on l'interrogeait.
Contre vents et marée Jules Ferry en vint à ses fins; l'occupation française imposa notre protectorat à la Régence. La question de la défense militaire fut posée du même jour. Elle se combinait naturellement avec celle de l'Algérie. La Tunisie, faisant l'effet d'un bastion avancé vers la mer et vers l'Orient, attira donc toute l'attention.
En quel point établirait-on la citadelle et l'arx de la nouvelle conquête? Quelques-uns, songeant à l'esprit turbulent des populations indigènes et aux difficultés que rencontrerait éventuellement une expédition venue du dehors, si elle était obligée de pénétrer dans les terres, désignaient comme noeud de la défense, cette antique ville de Tébessa qui avait été longtemps le refuge de la domination romaine en péril. D'autres, prévoyant le développement africain de l'Empire colonial français vers les régions centrales et vers le lac Tchad, insistaient pour qu'on utilisât l'angle et le port naturel que fait, au coude de la Syrte, derrière l'île de Djerba, la baie de Bougrara.
Mais Bizerte s'imposa: Bizerte, point propice, à la fois, à la défensive et à l'offensive, également bien situé si on envisage la terre et si on envisage la mer, dominant la capitale, Tunis, sans être entravé par elle, aboutissant presque immédiat du plus grand fleuve de la Tunisie, la Medjerda, et de la plus importante voie ferrée du Nord de l'Afrique, celle qui réunit Alger à Tunis.
Quant aux avantages militaires de ce port, véritablement unique, ils sont exposés, avec la plus grande précision, dans une étude du lieutenant-colonel Espitalier: «Le rayon tactique d'action, d'un cuirassé filant 18 noeuds, autour d'un point d'appui, est de 180 milles environ, si l'on veut qu'il puisse revenir à son port d'attache. Dans ces conditions, le cercle tactique de Bizerte coupe le rivage de la Sicile et couvre tout le passage entre ce rivage et la côte africaine. Il coupe aussi le cercle d'action des navires anglais de Malte. Si l'on combine le cercle d'action de Bizerte avec ceux de Mers-el-Kébir, d'Alger, d'Ajaccio et des ports métropolitains, il est facile de voir que tout le bassin occidental de la Méditerranée est sous notre dépendance tactique et que Bizerte est la clef de notre action du côté de l'Est».
Ces raisons confirmèrent les impressions favorables que la situation géographique et la convenance du site avaient fait naître dans les esprits. Mais comment rompre les engagements, comment déjouer la surveillance étroite des diplomaties rivales qui tenaient en suspens l'avenir de Bizerte? L'histoire éclairera un jour, ces points. [?]
On n'eut, d'abord, d'autre dessein patent que de transformer la vieille station à demi abandonnée de «Benzert» et qui remontait à la conquête espagnole, en un port de pêche et un port commercial à tout le moins abordable. Ce fut ainsi que, le plus simplement du monde, on mit, pour la première fois, la pioche en terre et qu'on commença à élargir et à régulariser le chenal.
Même, pour ces premiers travaux, si insignifiants qu'ils parussent, il fallait de l'argent; une combinaison ingénieuse le procura. C'est Bizerte lui-même qui subventionna l'avenir de Bizerte.
Dans ces lacs ouverts sur la Méditerranée comme des viviers immenses, le poisson, à des époques et à des heures régulières, monte et descend. L'armée innombrable des dorades, des loups, des rougets, des bars, entre et sort par un mouvement régulier et se précipite comme un torrent alternatif et vivant par l'étroit passage du goulet.
Le monopole de la pêche maritime à Bizerte fut un des avantages principaux de la concession qui fut consentie à la maison Hersent et Couvreux, à charge de commencer les premiers travaux du port commercial.
Ainsi, l'inépuisable richesse que le flot emporte et ramène a redressé le chenal, aligné les premiers quais, poussés au loin, dans la mer, les rocs des premières jetées. La chair s'est faite pierre, et c'est sur cette fondation animée que Bizerte s'élève maintenant.
La conception initiale se transformait progressivement, ou plutôt, poursuivie longuement dans le silence, elle put, sans inconvénient, se manifester au grand jour.
En 1897, l'Europe était, comme elle l'est aujourd'hui, attentive au problème oriental qui paraissait sur le point de se poser. Parmi les difficultés et les lenteurs du concert européen, l'affaire crétoise évoluait péniblement vers une solution pacifique. Cette heure parut opportune pour régler définitivement la question tunisienne et pour délivrer Bizerte.
Ainsi, de ce conflit redoutable de sentiments et d'intérêts, la France tirait du moins un avantage positif. Son autorité navale dans le Méditerranée se multipliait, en quelque sorte, par ce «doublet» de Toulon. Selon le mot de l'amiral Gervais, «près de Tunis la Blanche on aurait désormais Bizerte la Forte».
Depuis lors, une immense activité règne sur les lacs. Le chenal se trouve porté de 100 mètres de large à la surface, à 200 mètres. Les jetées sont prolongées en mer, couvertes par un môle construit par 17 à 20 mètres de profondeur; elles font un immense avant-port et permettront, en tout temps, l'entrée et la sortie aux bâtiments français, interdisant, par contre, à une flotte étrangère de forcer le passage comme à Santiago et «de mettre en bouteille» la flotte française, abritée sans être enfermée.
Dans le port, de vastes bassins de radoub sont achevés; plus loin encore, l'arsenal maritime s'élève, plus loin encore les fortifications construites partout sur la ceinture des collines, défendent la terre, menacent la mer. Il faudrait un siège en règle, soutenu par une flotte et une armée formidables pour venir à bout de la résistance qu'offrirait, dès maintenant, Bizerte. Je ne connais pas de spectacle plus imposant et, si j'ose dire, plus merveilleux, que celui que présente à la tombée du jour, sous les lueurs du soleil couchant, cette immense nappe plane et glauque que dominent, au loin, les défenses formidables du Djebel-Kébir, et du Djebel-Rouma.[22]»
[22] G. Hanotaux: _La Paix latine_. Bizerte. Pag. 275 e seguenti.
ITALIA E AUSTRIA.
_Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e l'irredentismo.
Come nacque l'irredentismo anti-austriaco. -- La campagna del 1866. -- Il punto di vista di Andrássy e il compito della diplomazia. -- Il movimento irredentista nel 1889. -- Dichiarazioni parlamentari e parallela azione diplomatica di Crispi. -- Scioglimento del «Comitato per Trento e Trieste». -- Un giudizio di Francesco Giuseppe su Crispi. -- L'imperatore deplora di non poter venire a Roma. -- Il processo Ulmann; come fu abbandonato dal governo austriaco. -- Lo scioglimento della Società _Pro Patria_ e la _Dante Alighieri_. -- Protesta di Crispi. -- Corrispondenza Crispi-Nigra. -- Agitazioni irredentiste. -- Scioglimento dei Circoli _Oberdank_ e _Barsanti_. -- La Società _Pro Patria_ può ricostituirsi sotto il nome di _Lega Nazionale_. -- Le dimissioni di Crispi nel 1891 e l'Austria. -- L'agitazione dell'Istria nel 1894. -- Crispi domanda l'intervento dell'imperatore Guglielmo e l'ottiene. -- L'ambasciatore Lanza. -- Il ritiro di Kálnoky.