Questioni internazionali

Part 4

Chapter 43,577 wordsPublic domain

Che più? Lo stesso governo della repubblica, quando si sollevarono obiezioni in Italia e a Costantinopoli contro il nuovo confine segnato sulla carta del _service géographique de l'armée_ ebbe a sconfessare quella carta e quel confine[4] affermando che non aveva carattere ufficiale. Una tale sconfessione era del resto assurda, perchè non si saprebbe davvero immaginare quale altra carta possa avere quel carattere, se non lo si riconosce in una «dressée, gravée et publiée par le service géographique de l'armée, étant chef du service géographique le général Perrier».[5]

[4] L'ambasciatore francese a Costantinopoli dichiarò al ministro degli esteri che non esisteva alcuna carta ufficiale sulla quale la frontiera in questione fosse segnata (dicembre 1887).

[5] Così sta scritto nel margine inferiore dei fogli.

La Turchia, com'è facile immaginare, non ha riconosciuta la nuova frontiera. Se ne ha una prova nella dichiarazione fatta il 27 novembre 1890 dal governatore generale di Tripoli al reggente il consolato d'Italia. «La Francia -- così egli si espresse -- oggi tratta per conoscere la nostra linea di confine verso la Tunisia. Ma noi non possiamo aderire a simili trattative, perchè sarebbe riconoscere il governo del protettorato. Anzi ho già protestato contro una carta di confine tracciata dal genio francese e che mi fu presentata per la debita ratificazione».

II.

Da quanto si è precedentemente esposto, si avrebbero elementi per provare come il confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania fosse, sul mare, in vicinanza al forte Zarzis, e nell'interno seguisse, in parte almeno, il corso dell'uadi Fessi. In ogni modo volendo considerare come antico confine quello dato dalla carta francese di Prax e Renou e confermato dal Wyld, dal Petermann e dal Réclus, il confine cioè che dal forte El Biban va alla catena del Duirat ad un punto distante da 70 a 75 chilometri da Nalut, la superficie usurpata misurerebbe all'incirca 3000 chilometri quadrati; senza tener conto, si noti bene, di quanto è avvenuto a libeccio della catena stessa, di cui si dirà in seguito.

Ma questo non è il peggior male, poichè si potrebbe dire che una tale distesa di territorio è improduttiva e pressochè deserta. Il danno che sotto il punto di vista strategico deriva alla potenza che è padrona della Tripolitania sta in ciò, che anzitutto il confine tunisino, s'accosta alla capitale di 30 chilometri circa, cioè una tappa; inoltre, che il confine attuale si trova dove è maggiore la distanza dall'altipiano al mare, in modo che la difesa ne riesce più difficile. Fra le altre difficoltà poi a cui l'andamento della nuova frontiera dà luogo, vi è questa principalissima, che la piazza di Oezzan sulla catena di Nafusa, anzichè difendere la frontiera stessa, siccome sarebbe suo ufficio, viene col trasporto della medesima a ritrovarsi in posizione eccentrica rispetto a Tripoli, cosicchè riuscirebbe agevole a truppe francesi stabilite sin dal tempo di pace sul Mokta, d'impossessarsi appena rotte le ostilità di Nalut o d'altre posizioni sul ciglio dell'altipiano, in quella plaga, tagliando fuori per tal modo Oezzan e tutta la frontiera che si stende a ponente sino al deserto.

Senonchè, per quanto sotto il rispetto militare gli accennati inconvenienti sieno gravi, perchè non è cosa di poco momento l'accostare alla frontiera la capitale di uno Stato di un milione di chilometri quadrati che si trova già tanto spostata da quella parte, ed altresì perchè padrone di Nalut e del ciglio dell'altipiano, il nemico può agevolmente piombare su Tripoli, pure v'ha un altro inconveniente ancora più grave.

L'oasi di Ghadames per effetto della nuova frontiera, che contornando il margine orientale del deserto fu condotta a passare appena a 24 chilometri dalla città, si trova ora all'estremo angolo sud-ovest del possedimento turco, mentre altra volta questo si estendeva, come già s'è veduto, a mezzodì del Suf algerino fin oltre il 3.º meridiano orientale di Parigi. Ora, per questa sua posizione e per effetto dell'accordo anglo-francese (come si vedrà in appresso) l'oasi di Ghadames è divenuta un'appendice della Tripolitania, unita alla stessa soltanto a nord-est e ad est.

Il trasporto della frontiera verso levante, che lascia esposte le posizioni militari di Oezzan e l'altre sul ciglio dell'altipiano, minaccia pure nella sua esistenza Ghadames. Difatti, quando il nemico sia padrone di Nalut, le comunicazioni della capitale con Ghadames sono in mano sua, e riesce pertanto senza colpo ferire in suo potere Ghadames stesso, accerchiato da ogni altra parte com'è dal deserto francese. Ora, come il possesso di quella importantissima oasi, l'antica Cydamus dei Romani che vi dominarono per 250 anni, punto di partenza necessario delle carovane provenienti da Gabes e da Tripoli e dirette al lago Tciad, al Bornu e al Niger, e quindi centro ed emporio commerciale, è da tempo vivamente ambito dai francesi, si deve scorgere in quell'avanzata di frontiera verso levante, il fine ultimo, essenziale, di disgregare l'unità del possedimento, accostarsi alla capitale, minacciarne le comunicazioni colla sua più importante oasi e ridurla a tale isolamento che un dì abbia a finire per cadere nelle loro mani. La sospensione del tracciato della frontiera[6] a 24 chilometri a nord di Ghadames, quale si vede sulla carta del _service géographique de l'armée_ (1887), è un evidente indizio che dai Francesi non si vuol riconoscere il dominio turco appena ad ovest e neppure appena a sud dell'oasi. Gli è questa, nel concetto francese, come una sentinella turca perduta nel deserto, che si molesta, si accerchia, si minaccia, tanto da giungere ad obbligarla a ritirarsi per lasciare ad altri il suo posto.

[6] «Ghadames située à 25 kil. à peine de la frontière idéale qui sépare les possessions de la France et celles de la Turquie.» (_Réclus_, tome XI, p. 114.)

È superfluo il dire che la perdita di Ghadames sarebbe per la potenza che sta a Tripoli un gravissimo colpo, oltrechè sotto il punto di vista commerciale anche sotto quello strategico; innanzitutto perchè è nodo di comunicazioni allaccianti nientemeno che due mari, il Mediterraneo e il golfo di Guinea, e il bacino interno del Tciad; e poi perchè la sua perdita trarrebbe seco quella di tutto il territorio fino alle oasi di Dergi e di Sinaun, alle quali sarebbe in progresso di tempo riservata la stessa sorte. Al quale proposito giova ricordare come nelle sterminate regioni dei deserti africani, le oasi ritraggono dall'acqua che le creò una capitale importanza, giacchè fuori di esse non vi è vita; di guisa che a buon dritto possono dirsi i punti strategici del deserto.

III.

Fu accennato or ora come l'accordo anglo-francese del 5 agosto sia una minaccia per l'oasi di Ghadames. E difatti quell'accordo riconosce la zona d'influenza francese a sud dei possedimenti mediterranei fino ad una linea determinata da Say sul Niger a Borruva sul lago Tciad, senza che vi sia in nessuna guisa indicato il limite orientale di questa immensa contrada. Soltanto si può dedurlo col riunire il punto estremo orientale del confine dei possedimenti mediterranei con Borruva, sul lago Tciad, avendo cura di lasciare intatti a levante i diritti spettanti alla Porta in forza della dichiarazione di Waddington in risposta alla richiesta (5 agosto) di lord Salisbury.

E così la linea verrebbe a riuscire il prolungamento di quella che rasenta l'oasi di Ghadames e che passando a ponente di quella di Ghat o Rath, anche appartenente alla Tripolitania, dovrebbe andare direttamente a Borruva.

Or quando si consideri che siamo in pieno Sahara, con distanze enormi, rarissime vie di comunicazione, ancor più radi centri abitati, cioè le oasi; che quindi le notizie dell'interno impiegano mesi a giungere alla costa, quando giungono; che i francesi hanno il diritto, in forza dell'accordo, di stabilirsi sulla sponda occidentale del lago Tciad; che essi hanno proclamato il confine sud-orientale dei loro possessi mediterranei scorrente a soli 24 chilometri dalla città di Ghadames; che la Turchia non ha trovato la vigoria di contestarlo, la Turchia che ne riceve il danno immediato e che si prepara a sottostare alla perdita di Ghadames od almeno, quasi preludio alla perdita, alla deviazione dei commerci tendenti a Tripoli, ai porti francesi; che infine l'oasi di Rhat così lontana ha una dipendenza non certo diretta dal valì di Tripoli; quando si sia considerato tutto ciò, si può chiedere: che v'ha di più facile pei francesi di divenire di fatto poco a poco gli arbitri, se non i diretti padroni e di Ghadames e di Rhat e quindi di tutto l'_hinterland_ tripolitano? Poichè occorre rammentare che in regioni di deserto come queste di cui è questione, il padrone effettivo è chi si trova sul luogo in forze e con denari in modo da disporre dei commerci e delle vie di comunicazione; ed inoltre che la dichiarazione supplementare all'accordo del 5 agosto, non garantisce che i diritti del Sultano, e riesce assai dubbio lo stabilire se siasi voluto comprendere fra questi anche i diritti sorti dalla recentissima teoria dell'_hinterland_. V'ha anzi molta ragione per ritenere che si sia inteso di salvaguardare soltanto i diritti sui territori riconosciuti parte integrante della Tripolitania, di guisa che pur volendo ammettere il rispetto di quelli per parte della Francia, cioè di Ghadames e di Rhat, nessuna esplicita garanzia si ritrova nè nell'accordo, nè nella dichiarazione supplementare, che valga ad arrestare i francesi nella loro lenta, pacifica ma costante marcia verso levante, dove oggi possono procedere a sud della Tripolitania, senza incontrare nessuna linea di delimitazione.

_Conclusione._

Si è veduto che la Francia ha addirittura abolito l'antica frontiera fra l'Algeria e la Tripolitania (v. Carta di Prax e Renou) dichiarando francese tutto il deserto che si stende a ponente di Ghadames, a mezzodì del Suf algerino, assai prima ancora che intervenisse l'accordo del 5 agosto 1890. Si è pure veduto che ha arbitrariamente avanzato la frontiera della reggenza di Tunisi verso levante ai danni della Tripolitania, col fine di avvicinarsi alla capitale, girare le difese verso nord-ovest sull'altipiano e tagliar fuori Ghadames.

Quest'opera di lenta demolizione la Francia l'ha iniziata non appena posto il piede in Tunisia, e la continua. Oggi è la volta di Ghadames. Per ora semplicemente attratto nell'orbita del commercio francese, cadrà necessariamente di poi nelle mani della Francia, e con esso cadranno le dipendenti oasi di Dergi (Derdj) e Sinnaun e la lontana di Rhat. E quando la Francia sarà l'arbitra di tutto l'_hinterland_ tripolino e padrona delle vie carovaniere dal Tciad a Tripoli, e quindi del commercio di tutto quel vasto bacino centrale africano, che ne sarà dell'equilibrio del Mediterraneo?

Il potere ottomano ridotto alla regione costiera, diverrà poco a poco una larva di potere anche in Tripoli stesso, finchè, alla prima circostanza propizia, non cadrà definitivamente in mano alla potenza che, stringendola da ponente e da sud, ne avrà già l'effettivo dominio. E allora la Francia estenderà il suo non interrotto dominio dall'Atlantico e dal Mediterraneo al lago Tciad su di una sterminata distesa di territorio, quasi un terzo del continente africano. Padrona del littorale dal Marocco all'Egitto, avrà rotto l'equilibrio del Mediterraneo; arbitra del vastissimo paese fra i due mari e il bacino interno del Tciad, giungerà al Uadai, al Darfur, alla valle del Nilo.

Roma, 2 dicembre 1890

Generale _L. Dal Verme_.»

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Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31 luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e Vienna:

«Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù tunisine e tripoline.

Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la volta della Tripolitania.»

In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890.

Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della Turchia, ma in realtà l'_hinterland_ della Tripolitania era abbandonato alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria che precede.

Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto, telegrafava a Londra:

«Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella Tripolitania.

Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro Ribot, questi dichiarò che, nello _hinterland_ preteso dalla Francia, essa intende comprendere la grande strada delle carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'_hinterland_ tripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.

Ne prevenga il _Foreign Office_.»

E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:

«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella provincia ottomana, non ho mancato di parlarne al _Foreign Office_ ed anche lasciare memoria dei nomi delle località segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella ha telegrafato circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury circa l'_hinterland_ tripolitano risulta che accordo stabilito lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette passino alla Francia.»

Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:

«Octobre 1890.

_Sublime Porte à ses réprésentants_ _à Paris et à Londres._

Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé des notes pour constater leur parfait accord de respecter scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.

Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs dépendances qui sont tous administrés par les Autorités Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens titres et la doctrine même du _Hinterland_ s'étendre sous les territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne de cette zone partant des environs de la frontière méridionale de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de Kaouar et d'Agadem.

V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère d'action du Gouvernement Imperial.

Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin de Kouka.

Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone d'influence de la France, mais outre la double considération que cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que d'après la doctrine du _Hinterland_, au lieu de faire partie de la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue que le texte même de l'article sus visé porte dans son second alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans la zone d'action de la Cie du Niger tout ce qui appartient équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes en droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une objection fondée.

Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone d'influence et tenir mon département au courant des phases futures de cette question et du résultat de ses démarches.

_Said_.»

Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:

«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri inverosimile prego informarci.»

Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una spedizione militare in preparazione.

In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino, invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:

«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été prononcé dans l'entrevue.»

Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava al proprio governo:

«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato l'_hinterland_ della Tunisia.»

Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'_hinterland_ tripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi successori abbandonarono la questione:

«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di stabilire.

Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di quanto un'imparziale applicazione della teoria dello _hinterland_ le avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni nell'avvenire.

Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire di preferenza seguito, per regola la delimitazione dello _hinterland_ fra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea normale all'andamento generale della costa.

Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allo _hinterland_ della Tripolitania un'immensa distesa di Sahara oggi assegnata alla Francia.