Part 3
Il 31 dicembre 1887 l'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli interrogò di nuovo il gran visir per conoscere con precisione le intenzioni della Turchia. In un promemoria mandato a Photiadès pascià, ambasciatore del Sultano a Roma, la Sublime Porta spiegò le sue vedute. L'ambasciatore italiano aveva fatto osservazioni su quattro punti:
1. La Porta, malgrado le macchinazioni francesi, non aveva occupato l'antica linea di confine della Tripolitania, nè aveva inviato colà degli ufficiali commissari;
2. La Porta non aveva domandato la sconfessione ufficiale e pubblica delle carte dello Stato maggiore francese;
3. La Porta non aveva dichiarato pubblicamente che il territorio ad est di El-Biban era e resterebbe tripolitano;
4. La Porta non aveva domandato l'allontanamento del generale Allegro, sebbene suggerito dal valì.
Il governo ottomano rispose che non sapeva spiegarsi la prima osservazione, giacchè le autorità imperiali della provincia non avevano giammai abbandonato un solo dei punti posti sotto la loro amministrazione, la qual cosa rendeva inutile l'invio sui luoghi di commissari speciali.
In secondo luogo il governo ottomano aveva creduto superfluo domandare la sconfessione ufficiale e pubblica della carta dello Stato maggiore francese, dopochè il Ministero degli Affari Esteri di Francia, precedentemente interpellato, aveva dichiarato di ignorarne l'esistenza (!) e aveva soggiunto che, se anche tale carta fosse esistita, essa non avrebbe avuto valore che dal momento in cui i due governi ne avessero approvato il tracciato, dichiarazione questa della quale la Porta aveva preso atto.
Sul terzo punto la Porta rispose di aver fatto smentire dai giornali di Costantinopoli l'esistenza della convenzione di delimitazione menzionata in uno dei bollettini della Società geografica di Parigi, e che i giornali francesi stessi avevano pubblicato un comunicato di smentita di tutte le voci lanciate circa negoziazioni che su quell'argomento avrebbero avuto luogo tra la Francia e la Sublime Porta. Vi era stata altresì una promessa che il bollettino successivo della Società avrebbe contenuto una rettifica.
Finalmente per l'allontanamento del generale Allegro, la Porta assicurava di averlo domandato, senza tuttavia dare un carattere ufficiale alle comunicazioni fatte a Parigi, non potendo riconoscere lo stato di cose creato in Tunisia dall'occupazione francese.
In conclusione, la Turchia rivendicava come tripolitano il territorio ad est di El Biban, ossia manteneva l'antico confine.
Nel 1888, dopo la spedizione turca, il resto dei rifugiati tunisini in Tripolitania ritornava in Tunisia.
La Francia si mise allora a fortificare il Sud della Tunisia, ossia Zarzis, Matamma, Tatauin, Duirat, dopo aver portato l'effettivo di Gabes a 2650 uomini e inscritto nel bilancio tunisino una somma di circa 900 000 franchi per le fortificazioni delle prime tre località suindicate.
Verso la fine del 1887 il giornale officioso della Residenza, _La Tunisie_, pubblicava un comunicato ufficiale circa le frontiere della Tunisia. In esso era detto che l'Italia «aveva sollevata una questione di rettificazione della frontiera tripolitana e parlato di negoziati aperti con la Porta, sotto pretesto di non lasciar distruggere l'equilibrio del Mediterraneo, ma in realtà perchè l'Italia, precocemente forse, considerava la Tripolitania come sua propria». Era necessario, dunque, descrivere esattamente la frontiera tripolitana; la quale, secondo _La Tunisie_, partendo dal mare, era nettamente stabilita col Mochta e lo Chareb Saonanda, sino all'Oglat-ben-Aisar, da una linea che parte da questo punto, passa per ben-Ali-Marghi e quindi al nord di Uessan, e in fine dall'Ued Djenain, che si perde nel Sahara.
Il comunicato continuava così:
«È noto quanto i turchi siano gelosi della difesa del territorio tripolitano; ora, i loro forti sono tutti al sud di questa linea che i soldati turchi non oltrepassano mai e sulla quale essi consegnano alle autorità tunisine i dissidenti che rientrano. Tale frontiera, del resto, conquistata or sono quattro secoli dagli Uargamma sugli Uled-Debbar, è stata consacrata verso il 1815 da un trattato intervenuto tra la Reggenza di Tunisi e la Porta. Salem Ben Odjila, capo degli Uderna, possiede altresì un atto recante i sigilli dei magistrati tunisini e tripolitani, nel quale è descritta dettagliatamente la frontiera da noi indicata. Quest'atto rimonta alla fine del secolo scorso. Il viaggiatore Barth nel 1849 dà ugualmente il Mochta come limite della Tunisia e della Tripolitania.
«Ricorderemo il viaggio fatto nel 1886 dal signor Cambon in compagnia del signor Fernand Faure, deputato, e del comandante Coyne. L'esercito stesso il quale, ingannato al momento dell'occupazione, si era arrestato all'Ued-Fessi, non tardò a sapere dagli stessi indigeni che la vera frontiera doveva essere riportata ad una trentina di chilometri più al sud.
«La Turchia non avendo giammai contestato cotesta frontiera alla Reggenza, ha fatto smentire l'accordo franco-turco del quale si è parlato alla Camera italiana. Non vi era materia a negoziati, nè ad accordo su di una questione che non è contestata e che soltanto gl'italiani han cercato di far nascere.
«E affinchè l'opinione pubblica non sia traviata terminiamo dicendo che si lavora all'organizzazione militare e amministrativa della suddetta regione-frontiera. Lo stabilimento di posti militari su cotesto territorio, garentendone la sicurezza, avrà altresì il vantaggio di porre i possedimenti francesi al riparo da ogni cupidigia nel caso in cui una potenza Europea si stabilisse in Tripolitania.»
È facile rilevare gli errori di questo comunicato. In esso è affermato che la Turchia non aveva mai contestato alla Reggenza la frontiera del Mochta, e qui sopra abbiamo riferito il linguaggio tenuto dal Sultano e dal suo Gran Visir all'ambasciatore d'Italia. Vi si parla di un trattato del 1815, che non è mai esistito e che non era neppur possibile, poichè la Porta non occupava allora la Tripolitania, dove regnò la dinastia dei Karamanli sino al 1835; e l'atto recante i sigilli degli Sceicchi degli Uderna non esiste, o se esiste non può essere che falso. Quanto al Mochta, che il viaggiatore Barth vide nel 1849, non può trattarsi dello _chott_ al quale i francesi hanno attribuito quel nome, mentre esso è stato sempre precedentemente chiamato Uadi-Sigsao; era (e il Barth lo dice chiaramente) un pendìo leggero ch'egli vide a due ore dalle rovine di El Medeina, e quindi molto avanti l'Uadi-Sigsao. Dal punto dove arrivò gli sarebbe stato difficile scorgere lo _chott_ ora chiamato Mochta dai francesi, poichè si tratta di un bassofondo situato a circa trentacinque chilometri dalle suddette rovine.
Al principio del 1887, dopo il ritiro di Mustafà pascià, la Turchia cominciò a ritirare le sue guarnigioni dalla frontiera ovest. Richiamò da Remada, punto importante incluso nella nuova demarcazione tunisina, i venticinque uomini che vi teneva. Fece lo stesso per la guarnigione di Kasr-Fazua, presso il capo Tadjer, la quale si ritirò nel forte di Bu-Kammech. Anche la guarnigione di Zuara fu diminuita di 400 uomini. Cosicchè la Turchia non solamente s'indebolì sulla frontiera minacciata, ma cedette volontariamente e di fatto i territori che poco prima rivendicava in diritto.
Il rimanente del 1887 e il 1888 passarono senza fatti notevoli; non vi furono che delle razzie fra tribù tripolitane e tunisine. Nulla faceva presagire altri cambiamenti, quando nel mese di febbraio del 1890 il Console italiano a Tripoli venne a sapere che alcune tribù del caimacanato di Nalut, dette Oglad Dahieba, avevano inviato dei commissari al valì per reclamare protezione contro nuove invasioni dei francesi. Alcuni _spahis_ francesi erano comparsi sul loro territorio e l'avevano dichiarato appartenente alla Tunisia; quindi, avevano voluto obbligarli a pagare le decime al Bey, cessando di pagarle alla Turchia. Secondo le stesse informazioni il governatore generale aveva dichiarato ai capi di coteste tribù che si trattava di una questione da discutere tra Francia e Turchia e che essi non avevano a preoccuparsene. E aveva finito con l'invitarli a ritornare nel loro territorio senza comunicare ad alcuno il reclamo che avevano fatto.
Tali prime informazioni furono in parte confermate, in parte modificate in seguito. Realmente, nel mese di maggio di quell'anno il valì, alle interrogazioni del console generale d'Italia, aveva risposto che due o tre mesi prima nella parte del territorio tripolitano che era in contestazione (il valì ammetteva l'esistenza di una contestazione) i francesi avevano obbligato un arabo tripolino il quale aveva seminato un campo, a esibire il suo titolo di proprietà (_hoget_). Essi avevano affermato che, conformemente alle loro carte geografiche, quel territorio apparteneva alla Tunisia. L'arabo avendo ottemperato alla loro domanda e presentato il suo _hoget_, i francesi se n'erano impadroniti e non avevano voluto renderglielo. Venuto a conoscenza del fatto, il governatore, per evitare che si rinnovasse, aveva chiamato i capi della tribù cui apparteneva il coltivatore tripolino, e li aveva invitati a recargli i documenti attestanti i loro diritti di proprietà. Venuto in possesso di quei documenti, il valì ne aveva fatto fare delle copie che aveva rimesse ai proprietari, e aveva trattenuto gli originali. Il governatore dichiarò altresì che una tribù tripolitana, stabilita da circa 60 anni in Tunisia, l'aveva fatto pregare per il rilascio di una dichiarazione dalla quale apparisse che essa era originaria di Tripoli e, in conseguenza, non obbligata a pagare le decime al Bey. Aveva risposto di non poter consentire a tale domanda e invitato la tribù a ristabilirsi sul territorio tripolitano.
Contemporaneamente il valì aveva informato il console generale d'Italia che i francesi avevano anche tentato di guadagnare alla loro causa i Tuaregs, di averli incitati ad avvicinarsi a Gadames, e ad annettersi il territorio che, per effetto della nuova frontiera, si estende dall'Algeria da una parte, e la Tripolitania dall'altra, sino alla Tunisia. Nei loro intrighi i francesi erano aiutati dalla tribù algerina degli Sciamba.
Questi furono i fatti riferiti dal valì, dai quali si desume che la Turchia, o almeno il suo rappresentante a Tripoli, ammetteva che vi fosse contestazione su di un territorio dalla Sublime Porta e dal Sultano dichiarato appartenente alla Turchia, e che il valì riconosceva che potessero esistere dei diritti della Tunisia su territorii situati all'ovest dell'Uadi-Sigsao, che i francesi volevano chiamare Mochta.
Un altro fatto non deve passarsi sotto silenzio. Nel mese di novembre del 1888, la Francia fece in modo che la tribù tunisina degli Akkara si stabilisse a Djemilia. Circa cento tende di cotesta tribù rimasero durante un mese in quella località. Evidentemente si voleva creare uno stato di fatto per potere, a momento favorevole, rivendicare la proprietà di quel territorio e occuparlo facilmente. La Turchia non protestò, nè sollevò obbiezioni.
Mentre la questione della frontiera tripolo-tunisina era allo stato acuto e l'Italia ne informava le potenze interessate, una rivoluzione scoppiò nel territorio di Ghat. Essa venne suscitata da un preteso sceriffo che si disse francese, non avendo punto il tipo arabo, e che il pascià di Tripoli ritenne per un emissario del governo della Repubblica. Lo sceriffo predicava la guerra contro i turchi e contro i francesi. I Tuaregs si ribellarono contro i turchi, occuparono Ghat, uccisero il caimacan, imprigionarono il cadì. Quaranta soldati della guarnigione perirono combattendo; gli altri furono passati per le armi. Il governo dei Tuaregs a Ghat si sostenne per poco, ossia sino a quando il governatore di Tripoli inviò in quella città, come governatore del Fezzan, un arabo di Tripoli che godeva di una grande influenza e che riuscì a ristabilire l'autorità della Turchia. È da notarsi che cotesta rivoluzione fu eccitata dalla fazione del capo Knuken, amico fedele della Francia, quello stesso che stabilì l'accordo tra i Tuaregs e il maresciallo Mac-Mahon nel 1870 col trattato che fu detto di Gadames. È evidente che la Francia, stabilita allora da sessant'anni in Algeria e da nove anni in Tunisia, possedeva mezzi d'azione i più diversi ed efficaci per esercitare sulla Tripolitania, sul Fezzan, sulle popolazioni del deserto l'influenza più funesta.
Nè vanno passati sotto silenzio altri fatti, come le frequenti incursioni dei francesi in Tripolitania. Nel 1886 il generale Allegro percorse le vie di Tripoli accompagnato da due sceicchi tunisini, senza far visita al valì, ma intrattenendosi lungamente col console di Francia. Fatti analoghi si ripeterono più volte sotto gli occhi delle autorità turche. Anche in luglio 1890, il valì informava il Console Generale d'Italia di nuovi intrighi francesi nella regione di Gadames. Testimonianze sicure non lasciavano dubbio circa l'esattezza delle informazioni ricevute. Agenti francesi, partiti dal sud dell'Algeria, si recarono a Tamassinin, capitale dei Tuaregs Ajasser, e trattarono coi capi per la cessione di quella città alla Francia, o quanto meno per la sua occupazione temporanea. Tamassinin è punto d'importanza capitale per le carovane che vanno da Gadames al Tuat e di là al Sokoto. I Tuaregs ricevettero il prezzo della cessione, ma, come accade di frequente con quella gente, disparvero senza mantenere la loro parola. Degli _spahis_ furono inviati dal governo francese a Gadames alla ricerca dei Tuaregs fuggitivi. Essi portavano altresì lettere per i notabili di Gadames e tra gli altri per uno dei più ricchi commercianti di quel centro, il quale aveva pure domicilio a Tripoli, tal Toher Bassiri, antico agente segreto del console Féraud. Il caimacan di Gadames sorprese cotesta corrispondenza e la spedì al governatore generale. Bassiri fu arrestato e condotto a Tripoli, dove però fu rimesso in libertà. La sera stessa dell'arrivo di Bassiri a Tripoli, il valì si recava secondo l'abitudine dal console di Francia per passarvi la serata e vi restò sino a notte tarda. È noto, del resto, che i rapporti tra il valì e il signor Destrées erano intimi.
In conclusione alla metà del 1890 la situazione era questa: la frontiera tunisina si era, di fatto se non di diritto, estesa al sud-est di qualche migliaio di chilometri quadrati; e i punti principali del sud-est tunisino erano stati fortificati, mentre la Turchia aveva diminuito i suoi effettivi sulla frontiera. Tutto era pronto in Tunisia per una rapida concentrazione di truppe sulla frontiera tripolitana. Grazie alla ferrovia Bona-Guelma, aperta all'esercizio il 1.º maggio 1887, forti contingenti di truppe potevano essere trasportati dall'Algeria sino a Tebessa, e da qui una strada militare conduceva per Feriana e Gafsa a Gabes. Dinanzi ad un movimento offensivo in tal modo preparato, il valì di Tripoli non avrebbe potuto opporre una resistenza seria.
A meglio chiarire lo stato della questione quale si presentava al governo italiano alla fine del 1890 giova riferire la seguente memoria che per incarico di Crispi fu redatta dal compianto generale Luchino Dal Verme:
«I) prescindendo da qualsiasi argomentazione desunta da documenti diplomatici, il solo esame delle carte della regione dimostra che il confine storico fra la Tunisia e la Tripolitania non è quello preteso dalla Francia, ma un altro 30 chilometri all'incirca più a ponente; e così pure che la Tripolitania ha un deserto proprio a mezzodì del Suf algerino;
II) l'usurpazione del territorio interposto fra l'antica e la nuova frontiera danneggia la situazione strategica della potenza che sta in Tripolitania, sia pel fatto dell'avvenuta occupazione come per l'usurpazione ulteriore a cui quella ha additata ed aperta la via;
III) l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, pur avendo l'apparenza del rispetto all'_hinterland_ tripolino, lascia alla Francia, all'atto pratico, libertà d'azione verso levante, con grave danno della potenza che è padrona della Tripolitania.
I.
Della contrada in contestazione si sono prese in esame nove diverse carte, la più parte francesi, tutte ufficiali meno una, due inglesi ed una tedesca, nessuna italiana. Di tutte si espongono qui, per ordine cronologico, le risultanze in ordine alla vertenza.
1.º _Chart of the gulf of Kabes, 1838._ È questa la carta idrografica dell'ammiragliato inglese (n. 249) sulla quale appare distinta la linea di confine di cui è questione, colla leggenda _Boundary between Tunis and Tripoli_. Il _Mediterranean Pilot_ (_official_) la illustra colle seguenti parole: «Within ras el Zarzis is a fort of the same name. A short distance west of the fort is the boundary between the States of Tunis and Tripoli».
2.º _Carte de la Régence de Tripoli, dressée par M. M. Prax et Renou_, Paris, 1850 (scala 1 a 2 000 000), la più antica ed una delle più attendibili, perchè redatta dietro osservazioni fatte ed informazioni raccolte sul luogo, e perchè costruita in un'epoca in cui non eravi alcun interesse a spostare sulle carte le frontiere naturali a scopo politico; reca il confine sud-orientale della reggenza di Tunisi dal forte El Biban sul mare direttamente al Gebel Nekerif. Da questo, continuando per poco nella stessa direzione, volge poi a nord-ovest, quindi a ovest e poscia a sud-ovest, lasciando a settentrione la contrada algerina del Suf. Viene così a comprendere nella Tripolitania un territorio che, per quanto deserto, si estende a nord-ovest verso il Suf per circa 180 chilometri da Ghadames, e va verso ponente ben oltre il 3.º meridiano orientale di Parigi.
3.º _Carte de la régence de Tunis, dressée au dépôt de la guerre d'après les observations et les reconnaissances de M. Falbe, capitaine de vaisseau danois et de M. Pricot de St. Marie, chef d'escadron d'état major français, étant directeur le colonel Blondel_ -- Paris, 1857 (scala da 1 a 400 000). Questa, che è la prima carta di fonte governativa francese della Tunisia, non porta nessun confine politico nè a sud nè ad est; ma termina a sud-est col uadi Fissi (altrove scritto Fessi), oltre il quale, a mezzodì del lago Biban, e precisamente in quella plaga che le carte odierne dello stesso stabilimento del governo comprendono nella reggenza di Tunisi, sta scritto a grandi caratteri _Ouled Houeil_, e fra parentesi, immediatamente sotto: _Tribu de Tripoli_.
4.º _Côte septentrionale d'Afrique entre Zarzis et Tripoli; levée en 1871 par le capitaine de vaisseau E. Mouchez, membre de l'Institut; publiée au dépôt des cartes et plans de la marine en 1878; corrigée en novembre 1880._ In questa, che è la carta ufficiale idrografica della marina francese, pubblicata un ventennio più tardi della precedente, si scorge l'identica ubicazione degli Ouled Houeil e la loro qualificazione di _Tribu de Tripoli_.
5.º _Karte des Mittelländischen meeres_, Dr. Petermann; edita da J. Perthes, Gotha nel 1880 e 1884 (scala da 1 a 3 000 000). Il confine in discorso vi si vede tracciato dalla estremità occidentale del lago Biban alla catena montana del Duirat, in un punto che dista da Nalut da 70 a 75 chilometri. Il uadi, che scorre a una trentina di chilometri più a levante dell'accennata frontiera, è denominato _uadi Segsao_ in tutto il suo corso.
6.º _Wyld's Map of Tunis_, senza data, ma anteriore al 1886 (scala da 1 a 1 107 532). Porta il confine tra la Tunisia e la Tripolitania ben definito con una retta che dal forte El Biban attraversando il lago omonimo, va alla catena del Duirat ad un punto presso a poco alla stessa distanza da Nalut indicata sulla carta precedente. Pure come in questa (colla sola sostituzione della _z_ alla _s_), è nella carta del Wyld detto _Zegzao_ il uadi che scorre più a levante.
7.º _Carte des itinéraires de la Tunisie, dressée et publiée par le service géographique de l'armée_; due edizioni, 1885-87 (scala da 1 a 800 000). Sull'edizione del 1885 si ritrova per la prima volta la denominazione di Mokta data al uadi, che per lo addietro tutte le carte chiamavano _Zegsao_, _Sigsao_, _Segzao_. _Makatà_ in arabo significa linea, trincea, fossato, ed implica il concetto della frontiera. _Moktà_, riferisce l'illustre Barth, vale _grenzgebiete_, ossia «paese di frontiera». Lungo cotesto uadi, altra volta _Segsao_, oggi _Mokta_, è tracciato il confine politico.
8.º _Carte d'Afrique (F.lle n. 6) publiée par le service géographique de l'armée, 1887_ (scala di 1 a 2 000 000). In questa sono naturalmente riportate tutte le novità introdotte nella precedente, uscita dal medesimo istituto governativo. Come però si estende maggiormente in ogni direzione, lascia scorgere tutto l'andamento del nuovo confine; il quale, passando in prossimità di Oezzan, rimasto alla Tripolitania, si dirige al deserto che contorna sino all'oasi di Ghadames, a nord della quale s'arresta, a 24 chilometri dalla città.
9.º _Carte de la Tunisie, par le service géographique de l'armée; édition provisoire_, 1890 (scala di 1 a 200 000). È questa la carta più recente della Tunisia edita dal _Service géographique de l'armée_. In essa è ben particolareggiato il nuovo confine partente dal mare a Ras Adjir, seguendo il uadi detto Mokta fino al confluente del Khaoai Smeida e che corre poi verso ponente e quindi verso sud-ovest in modo da lasciare Oezzan alla Turchia, sulla frontiera. Non si può vedere come sia definito il confine più al sud, non essendo ancora pubblicati i due fogli meridionali. In sostanza, conferma il confine dato dalle precedenti due carte pubblicate dallo stesso stabilimento governativo. Soltanto è da notarsi che la distanza lungo il littorale, fra l'antico confine al forte El Biban e il nuovo a Kas Adijr, appare in questa carta ridotta a 25 chilometri.
Riepilogando, dall'esame di tutte queste carte evidentemente risulta:
_a_) Che in nessuna di esse, nè francese (ufficiale o privata) nè tedesca nè inglese, anteriori al 1885, si trova segnato l'attuale confine e neppure altro che vi abbia qualche punto di contatto, dal mare alla catena del Duirat. Così pure in nessuna si trova il nome di _Mokta_ applicato al uadi Segsao o Zegzao.
_b_) Che il territorio considerato nelle carte del _service géographique de l'armée_ 1885-87 siccome appartenente alla Tunisia e perciò soggetto al protettorato francese, è l'identico che nel 1857 dallo stesso stabilimento governativo e nel 1878 dall'analogo istituto della marina, veniva esplicitamente dichiarato «territorio di Tripoli».
_c_) Che la denominazione di _Mokta_ data dalla carta del _service géographique de l'armée_ (1885-87) all'uadi Segsao, presumibilmente fu intesa a giustificare il tracciamento della frontiera lungo il medesimo. A tale proposito giova rammentare come l'esploratore Barth si sia servito del vocabolo arabo _mokta_ per indicare il paese di frontiera (_grenzgebiete_) dove egli si trovava, a ponente del forte El Biban. Con ciò, anzichè designare la frontiera fra la Tunisia e la Tripolitania lungo l'attuale El Mokta, come si pretese in Francia, egli l'indicava là dove tutte le carte anteriori al 1885 la portavano, a El Biban.
Come se tutto ciò non bastasse, si può ancora aggiungere l'avviso del più autorevole geografo vivente, Eliseo Réclus, il quale nel suo volume XI pubblicato alla fine del 1886, quando cioè da un anno era apparsa la _carte des itinéraires de la Tunisie_, anzichè riconoscere la nuova frontiera del Mokta, scriveva a pag. 174: «L'îlot du cordon litoral situé entre les deux passages est occupé par le fortin des Biban ou _des portes_, ainsi nommé des ouvertures marines qu'il defend; en outre il est aussi _la porte de la Tunisie, sur la frontière tripolitaine_».