Questioni internazionali

Part 26

Chapter 263,415 wordsPublic domain

«Sentite, gli animi di tutti i Francesi sono sempre volti alle Provincie perdute, e nulla, checchè avvenga, varrà mai a distornerli; nessuno accetterà mai la separazione dell'Alsazia e Lorena dalla Francia come un fatto definitivo ed irrimediabile; a quella separazione tutti i Francesi riferiranno sempre le altre questioni; non vi potrà dunque essere mai accordo alcuno tra noi e l'Italia, finchè questa, essendo alleata della Germania, contribuirà a quella separazione».

Il signor de Bülow parve molto impressionato da ciò che io gli esponeva. Gli feci allora considerare come tutti gli sforzi nostri per la consolidazione della pace s'infrangessero contro una volontà che è stata ed è in Francia comune a tutti i ministri e a tutti i gabinetti; che fatti e dichiarazioni l'hanno patentemente chiarito; e come quella volontà annullasse per noi quei benefici della pace che ci dovevano essere garantiti dalla triplice alleanza, poichè, per la triplice appunto, la Francia si credeva in diritto di considerarsi di fatto in guerra con noi e ce lo dimostrava in ogni questione, col maggiore nostro danno; quanto è avvenuto e quanto avviene ora in Abissinia non ne era che un esempio.

Ricordai a questo proposito al signor de Bülow che, mentre era cancelliere dell'Impero il principe di Bismarck, quando i rapporti franco-italiani minacciavano di peggiorare vieppiù per le intolleranze, la indebita ingerenza e l'ostilità della Francia, il Governo germanico non esitava a far comprendere a Parigi che non si doveva passare il segno; e a Parigi lo si comprendeva. Così avevano potuto risolversi pacificamente, secondo il diritto e la convenienza internazionale, incidenti come quelli dei Greci di Massaua, del consolato francese di Firenze, della spedizione Atchinoff, delle istituzioni italiane in Tunisia, ecc. Il Governo francese aveva allora dovuto persuadersi che l'alleanza italo-germanica era un patto efficace non solo pel caso di guerra, ma per prevenire la guerra, garantendo anche in tempo di pace alle potenze alleate la difesa reciproca dei rispettivi interessi.

Ora, aggiunsi, sembra che la Francia siasi formata della triplice e specialmente dell'alleanza italo-germanica un concetto tutto diverso: un concetto, cioè, per cui la Francia potrebbe offendere impunemente l'Italia, perchè alleata della Germania, sicura, d'altro lato, che la Germania non le opporrebbe ostacolo di sorta.

Quindi, io conclusi, desideravo che il signor de Bülow facesse presente tutto questo a S. M. l'Imperatore e a S. A. il cancelliere, avendo io la fiducia che tutto ciò sarebbe tenuto da essi in amichevole considerazione.

Queste mie dichiarazioni mi parvero tanto più opportune, visto che ci avviciniamo al mese di maggio, all'epoca, cioè, in cui si dovrà da una parte e dall'altra decidere sulla opportunità di confermare o meno, puramente e semplicemente, il trattato di alleanza.

Del linguaggio da me tenuto al signor de Bülow Vostra Eccellenza potrà mostrarsi edotta presso codesto Governo.

_Crispi._»

I negoziati intavolati a Londra per stabilire un'intesa concreta negli affari di Oriente e nel Mediterraneo tra l'Italia, l'Austria-Ungheria o l'Inghilterra, erano paralleli alle rimostranze che Crispi faceva alla Germania. Se i primi fossero riusciti, le seconde sarebbero divenute meno urgenti e perentorie, poichè l'Italia avrebbe trovato nella solidarietà inglese una garenzia degli interessi ai quali era estranea la triplice alleanza. In verità, la Cancelleria germanica esercitò tutta la sua abilità per indurre lord Salisbury a ritornare alla politica anteriore al 1891; l'ambasciatore Hatzfeldt in quei giorni era continuamente al _Foreign-Office_, ma v'incontrava sempre il signor de Courcel, ambasciatore francese. L'esito del duello tra la triplice e la duplice franco-russa fu favorevole a quest'ultima: lord Salisbury confermò il mutamento della politica estera britannica. Il 10 febbraio, infatti, il conte Nigra telegrafava:

«Goluchowski mi ha detto essere stato informato da Deym che Salisbury gli ha dichiarato lealmente che non poteva assumere coll'Austria-Ungheria e coll'Italia nessun impegno più preciso di quello del 1887».

Il che voleva dire che non s'intendeva dare pratico seguito a quell'impegno, dimostratosi inefficace quando sopraggiunse la cattiva volontà, e solo per cortesia si esprimeva una platonica intenzione di procedere d'accordo, la quale non escludeva ogni dissenso.

Non rimaneva al governo italiano che rivolgersi agli alleati. Ma in Germania si era poco ben disposti a considerare la difficile posizione dell'Italia; anzi il vecchio e stanco principe di Hohenlohe[45] si mostrava allarmato delle esigenze di Crispi. Da Berlino si scriveva:

[45] A titolo d'onore per Crispi citiamo le seguenti parole del Diario del principe di Hohenlohe:

«Le Ministère Crispi, inquiète aussi bien Caprivi que Marschall et Holstein, parce qu'on ne peut prévoir ce dont cet homme agité est capable; à cela s'ajoute qu'il a choisi une tête chaude comme Blanc pour ministre des Affaires étrangères. Pour le moment, il s'agit d'envoyer à Rome un ambassadeur habile, et Holstein me paraît très sensé en songeant a Bernard Bülow pour ce poste.» (Cfr. _Mémoires du prince Clovis de Hohenlohe_, volume III.)

«Il timore che si ha qui che noi cerchiamo di forzar la mano alla Germania, contribuisce certo a rendere il Governo Imperiale più restìo a parlar alto a Parigi a tutela dei nostri interessi. Io mi sono astenuto dal parlar di _diritti_ nostri e di doveri della Germania nello stretto senso della parola, ma non ho tralasciato d'insistere sul fatto che tutte le difficoltà che incontriamo a Parigi, tutte quelle che ci vengono create in Abissinia, dipendono dall'essere noi membri della Triplice Alleanza e il solo fra quei membri sul quale i nemici di essa possano sfogare le loro ire. Il barone Marschall, che di ciò conviene meco pienamente, si dimostra anche disposto ad assisterci; ma come farlo efficacemente senza andar incontro a pericoli, a danni maggiori e d'ordine generale? A Pietroburgo gli ordini dati al Principe Radolin, le recenti dichiarazioni stesse del Principe Lobanoff circa il Leontieff, non lasciano dubbio che quel rappresentante germanico agisce, con prudenza ed energia, in nostro favore, d'accordo col conte Maffei. Ma più che a Pietroburgo noi vorremmo, noi avremmo bisogno che la parola autorevole della Germania si facesse sentire sulla Senna e qui cominciano le _dolenti note_. Ho avuto lunghe e ripetute conversazioni col barone Marschall e col barone Holstein in tutti questi ultimi giorni; essi hanno studiato, con amichevole premura devo dirlo, la questione sotto tutti i rapporti, ma la risposta che mi si fa è sempre la stessa: «A Parigi non si ignorano le simpatie della Germania per l'Italia, si sa benissimo che la Francia non potrebbe attaccar l'Italia senza che la Germania accorra in sua difesa; ma intervenire ora, _fare pressioni_ sulla Francia in questioni come quelle delle trattative per le delimitazioni in Africa, per le relazioni commerciali in Tunisi, senza la certezza che quell'intervento sorta immediato effetto favorevole, la Germania non può. In altri tempi, come quelli cui allude S. E. Crispi, in cui esisteva in Germania una forte corrente per la guerra, e la Francia non era forte come oggi, nè resa più baldanzosa dallo appoggio della Russia, poteva la Germania permettersi di _tenir le verbe haut_. Esporsi ora ad un rifiuto o ad una semplice _fin de non recevoir_ per parte della Francia, la Germania non può; e non deve, senza essere esposta a subirne le conseguenze e rompere _en visière_ col Governo della Repubblica. Il Presidente del Consiglio italiano e il barone Blanc, concludeva il barone Marschall, da veri uomini di Stato, devono comprendere quanto sia delicata la posizione della Germania verso la Francia e come un nulla possa turbare le nostre relazioni con essa e provocare complicazioni che è anche interesse dell'Italia di evitare.

Alle obiezioni, delle quali si faceva organo l'ambasciatore Lanza, rispondeva Crispi:

«Il barone Blanc mi comunica la di Lei lettera del 23 corr. nella quale è fatto cenno della mia del giorno 9....

Noi possiamo comprendere la delicatezza della posizione che la Germania deve considerare di fronte alla Francia, nella attuale condizione di cose internazionali; il fatto che non esiste più in Germania una forte corrente per la guerra, che la Francia è oggi più forte di un tempo e resa più baldanzosa dall'appoggio della Russia, non ci pare dispensi la Germania dal dover considerare il danno che alla forza ed alla autorità della triplice alleanza deriva da tutto ciò che viene a colpire l'Italia, ad onta della triplice stessa, e può ben dirsi pel fatto della sua esistenza.

Non ho d'uopo di ripeterle che, in realtà, le difficoltà contro cui dobbiamo ora combattere ci derivano in gran parte dai vincoli che ci uniscono alla Germania; e se non è pensier nostro pretendere dalla lettera e dallo spirito del trattato di alleanza conseguenze che a Berlino possano sembrare eccessive, non è men vero che noi dobbiamo chiederci ora più che mai se ed in qual grado e modo tuteli i nostri interessi un trattato che ha bensì lo scopo principale di prevenire ed impedire la guerra in Europa, ma che non si dovrebbe veramente poter considerare come estraneo a ciò che, in forma più o meno larvata, equivalga ad una guerra mossa fuori di Europa all'una o all'altra delle potenze alleate.

A Parigi -- le si è detto dal barone Marschall e dal barone Holstein -- non si ignorano le simpatie della Germania per l'Italia, si sa benissimo che la Francia non potrebbe attaccare l'Italia senza che la Germania accorra in sua difesa. Ma il fatto certo è che questi attacchi della Francia non sono più una ipotesi da considerarsi per un incerto futuro, sono un fatto ormai esistente, che mira, non solo a combattere l'Italia in Africa, ma ad indebolirla in Europa.

Non comprendo come possa ritenersi a Berlino che ciò sia in realtà destinato a rimanere senza influenza su quella situazione internazionale che ha la sua base principale per la Germania stessa nella potenza della triplice, poichè indirettamente i due imperi non possono non risentirsi di ciò che tocca la forza dell'Italia; come l'Italia si risentirebbe di ciò che in Europa o fuori d'Europa toccasse alla forza della Germania e dell'Austria-Ungheria. Comunque, se a Berlino si è risoluti a non escire assolutamente da quella riserva che induce la Francia a ritenere di poter considerare l'Italia come isolata, è ben naturale che da noi si consideri il trattato di alleanza nei suoi rapporti, non più soltanto di una conflagrazione generale, ma benanche della situazione speciale che esso produce fra Italia e Francia isolatamente.

E poichè s'avvicina il momento in cui una decisione sul patto che le unisce può esser presa dalle tre potenze alleate, ho voluto richiamare sul grave argomento tutta l'attenzione di V. E. perchè Ella ne prendesse norma nel suo linguaggio presso codesto Governo e anche presso S. M. l'Imperatore.

Ella mi si dichiara profondamente convinto dell'importanza e dell'utilità del trattato, anzi, della sua necessità, malgrado gl'inconvenienti che possa avere. Su ciò le ho espresso già in parte il mio pensiero, e mi riservo di scrivere ancora all'E. V.

Un trattato di alleanza, sia pure concluso allo scopo d'impedire la guerra, perde gran parte del suo valore quando si dimostra nella pace inetto a tutelare gl'interessi dei contrattanti. Senza dire che nella mente dell'Italia e degli Italiani, oltre e più che di un patto scritto e limitato a certe date evenienze, si tratta di una solidarietà morale e politica, che, trovando la sua ragione nella storia, nella geografia, nella logica internazionale, ha fatto sì che quel patto non avesse quasi oppositori, mentre se tale solidarietà venisse a mancare per parte della Germania, il giudizio sulla convenienza di quel patto verrebbe certo a modificarsi in molta parte del popolo nostro.

Ora, non può ignorarsi a Berlino la forza che oggi deriva ai patti diplomatici dal suffragio delle masse; tanto più quando quei patti implicano la reciproca fratellanza delle armi e del sangue. Le alleanze hanno infatti oggi tanto maggiore efficacia, quanto più sono popolari, e non possono essere popolari se non si dimostrano utili.

Il popolo italiano non è ancora disilluso dell'alleanza con la Germania; ma chi può assicurare che non lo sarà domani, così seguitando le cose? E se il Governo italiano venisse dalle circostanze chiamato all'adempimento dei suoi impegni verso la Germania, quando l'alleanza fosse divenuta impopolare, certo esso non mancherebbe ai suoi doveri internazionali, qualunque fossero gli uomini al potere; ma esso si sentirebbe ben debole di fronte al suo stesso paese, e lo sarebbe per conseguenza anche di fronte al suo alleato.

Non posso quindi a meno d'insistere sopra la gravità di uno stato di cose che si fa per noi sempre meno tollerabile, poichè facendoci subire in una pace formale i danni di una guerra a cui l'alleanza non provvede, senza gli eventuali vantaggi che in una guerra dichiarata l'alleanza dovrebbe assicurarci, rende incerta e mal sicura la base stessa della nostra posizione internazionale».

Il problema era posto in tali termini che l'Imperatore stesso sentì l'opportunità di studiarlo per cercare una soluzione. E poichè aveva grande stima di Crispi, decise di venire in Italia per conferire con lui:

«Berlino, 29 febbraio 1896.

«S. M. l'Imperatore venne oggi casa mia per pregarmi far conoscere al Re suo vivo desiderio incontrarsi con lui profittando occasione per far prima un viaggio in mare coste italiane che i medici giudicano necessario per salute Imperatrice. S. M. l'Imperatore avrebbe quindi progettato giungere con S. M. l'Imperatrice a Genova nel più stretto incognito ed imbarcarsi subito colà nel suo _yacht_. Da Genova andrebbe a Napoli a visitare fratello, quindi coste Sicilia e di là a Venezia. A Venezia potrebbe essere non più incognito e aver luogo, se S. M. il Re consente, ricevimento e incontro ufficiale.

_Lanza_.»

Disgraziatamente, tre giorni dopo Francesco Crispi era obbligato ad abbandonare il Governo.

Scomparso il ministero Crispi per una battaglia perduta in Africa, cadde nel nulla anche il suo programma di politica estera. I patti della Triplice alleanza non furono modificati secondo la nuova situazione internazionale, e i ministeri italiani che seguirono si abbandonarono a quella politica di concessioni e di compensazioni che fruttò soltanto sospetti, danni e nessun vantaggio. Vennero le convenzioni franco-italiane per la Tunisia del 28 settembre 1896, le quali non garentirono i nostri interessi economici e morali, e la convenzione marittima del 1.º ottobre, che giovò soltanto alla marina mercantile della Francia; venne «la pace commerciale», del 21 novembre 1898, che fu difesa con la «ragione politica» e che in realtà fece riprendere al commercio francese parte del terreno perduto, e ben poco giovò al commercio italiano. Poi, il primo viaggio all'estero del nuovo Re d'Italia, dopo la tragedia di Monza, ebbe per méta Pietroburgo e non Berlino. Poi, ancora, l'Italia accettò l'egemonia francese al Marocco, in cambio di una ipotetica libertà d'azione in Libia, col conseguenziale contegno ad Algesiras, favorevole alla Francia, nel conflitto sollevato dalla Germania.

Il principe di Bülow parlò a proposito della condotta della nostra diplomazia alla Conferenza di Algesiras, dei _tours de walzer_ dell'Italia. Ma la sua ironia non fu equa. I _tours de walzer_ erano stati consigliati dalla Germania, siccome abbiamo documentato, per sottrarsi al ballo essa medesima. E dettero quella garenzia che potevano dare agl'interessi dell'Italia nel Mediterraneo.

FINE.

INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._

Abdul-Hamid, sultano turco, 250. Accinni, ammiraglio italiano, 252. Adamoli Giulio, sotto segretario di Stato, 191. Alberto, arciduca d'Austria, 274. Allegro, generale tunisino, 19, 21, 22. Andrássy conte Giulio, cancelliere dell'impero austro-ungarico, 97. Antongini, 135. Aosta (duca d') Emanuele Filiberto, 274. Atchinoff, ufficiale dei cosacchi, 285. Avarna, duca, incaricato d'affari italiano a Vienna, 115, 228.

_Banca Commerciale Italiana_, 185, 188. Barsanti Pietro, 135. Barth, viaggiatore tedesco, 24. Barzilai Salvatore, 108. Bassiri, notabile di Gadames, 27. Bettólo Giovanni, capitano di vascello, 253. Bianchi Giulio, deputato italiano, 123. Billot Alberto, ambasciatore di Francia a Roma, 54, 66, 154, 160, 174. Bismarck (di) principe Ottone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 9, 155, 178, 214, 219, 225, 235, 236, 237, 279, 281, 283. Blanc barone Alberto, ambasciatore d'Italia e ministro degli affari esteri, 20, 160, 162, 258, 268, 270, 280, 288. Bleichroeder S., banchiere tedesco, 181, 183, 188. Boito Arrigo, musicista, 173. Bonghi Ruggero, deputato italiano, 123, 125, 171. Boris, principe ereditario di Bulgaria, 231. Bourgeois Leone, presidente del Consiglio dei ministri di Francia, 282, 285. Bovio Giovanni, deputato italiano, 107. Bruck (barone de), ambasciatore di Austria-Ungheria a Roma, 11, 14, 15, 112, 142, 268, 269. Bulgaris Leonida A., 232, 234. Bülow conte Bernardo, ambasciatore germanico a Roma, 145, 146, 175, 281, 286, 292. Burdeau, ministro francese, 167.

Caetani Onorato duca di Sermoneta, ministro italiano degli affari esteri, 65. Calice, ambasciatore austro-ungarico a Costantinopoli, 263, 264, 267. Cambon, residente francese a Tunisi, 19, 24, 58. Cambridge (duca di), 162. Cantoni C., direttore generale del Tesoro, 181. Caprivi (di) conte Leone, cancelliere dell'impero germanico, 3, 15, 17, 81, 85, 268, 272. Caporali Enrico, 110. Cariati (di), incaricato d'affari, 192. Carlo, re di Portogallo, 191, 194. Carvalho e Vasconcellos, ministro del Portogallo, 191, 199. Caserio, 165. Casimir-Périer, presidente del Consiglio e presidente della Repubblica francese, 86, 164, 166. Catalani Tommaso, ambasciatore italiano a Costantinopoli, 246, 247. Cavalletto Alberto, deputato italiano, 102. Cavallotti Felice, deputato, 7, 8, 102, 105, 109, 174. Codronchi conte Giovanni, prefetto, 109. Collobiano, ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, 55. Coyne, ufficiale francese, 24. Courcel (de), ambasciatore francese a Londra, 286. Currie, ambasciatore britannico a Costantinopoli, 51, 252.

Dal Verme Luchino, generale, 28, 85. _Dante Alighieri_, Società italiana, 120. Delcassé, ministro francese degli affari esteri, 56. Derby (lord), ministro britannico degli affari esteri, 237. Desmarest, avvocato francese, 54. Destrées, console francese a Tripoli, 19, 20, 21, 28. Dordi dottor Carlo, 120. Dufferin e Ava (lord), ambasciatore inglese, 170, 172. Dupuy, presidente del Consiglio in Francia, 165. Durando, console italiano, 102.

Elena Petrovich, principessa montenegrina, 240. Elisabetta, imperatrice d'Austria-Ungheria, 141. Essad-pascià, ambasciatore di Turchia a Parigi, 20. Eulenburg (conte di), presidente del Ministero prussiano, 272.

Fanti, 239. Faure Fernando, deputato francese, 24. Feder, avvocato, 137. Féraud, console francese a Tripoli, 19, 27. Ferdinando di Coburgo, principe di Bulgaria, 219, 231. Francesco Giuseppe, imperatore d'Austria, 111, 112, 141, 216. Fratti Antonio, 107. _Fremdenblatt_, giornale austriaco, 111, 142.

Galimberti, nunzio del Papa, 139. Gambetta Leone, 155. Garibaldi Giuseppe, 95. Garrit Mohammed, visir marocchino, 67. Gervais, ammiraglio francese, 88. Gladstone Guglielmo, 244, 275. Giers, cancelliere dell'impero di Russia, 160, 221. Giolitti Giovanni, ministro del tesoro, 181. Girardin (de) Emilio, giornalista francese, 155. Goggia, generale italiano, 168. Goltz (de), incaricato d'affari di Germania, 182. Goluchowski, cancelliere austro-ungarico, 252. Grey sir Edward, ministro britannico degli affari esteri, 56. Grillo Giacomo, direttore della Banca Nazionale, 181, 184. Guglielmo II, imperatore di Germania, 146, 204, 271, 274, 276, 291.

Hanotaux Gabriele, ministro francese degli affari esteri, 56, 69, 88, 165, 172. Hatzfeldt, conte, ambasciatore di Germania a Londra, 52, 286. Hohenlohe (de) principe Clodoveo, cancelliere dell'impero germanico, 273, 287. Holstein (barone de), funzionario superiore della Cancelleria germanica, 287, 288.

Kálnoky (conte di) cancelliere dell'impero austro-ungarico, 11, 14, 15, 85, 106, 111, 113, 142, 143, 147, 227, 236, 264, 268, 274. Karamanli, principe di Tripoli, 24. Kiamil-pascià, ministro turco, 250, 251. Kimberley, lord, ministro britannico degli affari esteri, 55, 275. Krüger, presidente della repubblica del Transvaal, 276.

Imbriani Matteo, 102, 107, 109, 110.

Jaille (de la), ammiraglio francese, 88. Jamais, generale francese, 18. _Jornal do Commercio_, 195, 200.

Lamarmora Alfonso, generale, 95. Lanza, generale, ambasciatore italiano a Berlino, 144, 185, 274. Launay (de) conte, ambasciatore d'Italia a Berlino, 5, 6, 51, 73, 115, 117, 179. Lavallette, giornalista francese, 153. _Lega Nazionale_, società italiana d'Austria, 138. Lega Paolo, 143. Lobanoff, ambasciatore russo a Berlino, 287. Logerot, generale francese, 18.

Macchiavelli, console italiano, 84. Mac-Mahon, maresciallo di Francia, 27. Maffei, marchese, ministro e ambasciatore d'Italia, 19, 162, 287. Magliani Agostino, ministro del tesoro, 178. Maistre (de), viaggiatore francese, 58. Malmusi, console italiano, 133. Mancini P. S., ministro italiano, 269. Marchand, capitano francese, 56. Mariani, ambasciatore di Francia a Roma, 152, 153, 154. Marschall di Biberstein, ministro germanico degli affari esteri, 41, 73, 203, 274, 276, 287, 288. Martini Ferdinando, deputato italiano, 143. Martini Sebastiano, viaggiatore italiano, 55. Méline, deputato francese, 168. Menabrea L. F., generale, ambasciatore d'Italia a Parigi, 38, 46, 52, 53, 73, 153, 183. Millelire, console italiano, 239. Missori Giuseppe, 135. Montebello (conte di), ambasciatore francese a Costantinopoli, 262, 267. Moüy (conte de) Carlo, ambasciatore di Francia a Roma, 151, 152. Mulei Abd-el-Aziz, imperatore del Marocco, 67. Mulei Hassan, imperatore del Marocco, 67. Münster (conte di), ambasciatore di Germania a Parigi, 51, 52, 171.

_Narodni List_, giornale slavo, 119. Nelidow, ambasciatore russo a Costantinopoli, 246, 267. Nigra conte Costantino, ambasciatore d'Italia a Vienna, 11, 15, 85, 105, 106, 119, 128, 130, 141, 143, 148, 162, 164, 236, 280, 286.

Oberdan Guglielmo, 135. Orlando (fratelli), proprietari del cantiere navale di Livorno, 67.

Pasetti, ambasciatore austro-ungarico a Roma, 278, 280. Pelletan Camillo, ministro francese della marina, 88. Pervinquière Leone, scrittore francese, 70. Philibert, generale francese, 18. Piccoli, notaio, 102. Pichon Stefano, deputato francese, 52, 53, 54. Pinon R., scrittore francese, 69. Pinto de Soveral, ministro portoghese degli affari esteri, 193, 197. Ponza di S. Martino, colonnello, 42. Ponzio-Vaglia generale, primo aiutante del Re, 193. _Pro-Patria_, società italiana d'Austria, 119.