Part 21
Le discours prononcé par Votre Excellence dans la Chambre à l'occasion de la discussion du budget du Ministère des affaires étrangères a produit une grande joie parmi le peuple Bulgare qui a vu que dans les moments difficiles et critiques que notre patrie a traversé le gouvernement italien, ayant à sa tête un champion éprouvé dans les luttes pour l'indépendance et l'unité de l'Italie, a pris la défense des droits d'un Etat qui venait d'être appelé à une vie politique, en le sauvegardant de l'intervention étrangère dans ses affaires intérieures. Je remplis un agréable devoir en présentant en cette occasion à Votre Excellence les remerciements sincères et chaleureux du Gouvernement Bulgare et je prie le Gouvernement de Sa Majesté le Roi d'Italie de continuer à l'avenir son bienveillant soutien à un peuple qui lutte pour son existence dans l'unique but de son paisible développement.
Le Président du Conseil des Ministres _Stambuloff_.»
«_Son Excellence M.r Stambuloff_ _Président du Conseil des Ministres_, Sophia.
Rome, le 5 mai 1894.
Je remercie Votre Excellence de son télégramme, heureux de savoir appréciés les sentiments que j'éprouve pour le peuple bulgare et les principes que j'ai invoqués en sa faveur.
_Crispi_.»
Stambuloff cadde dal governo poco dopo, si disse per influenza dell'Austria alla quale dava ombra la politica attiva che quell'eminente uomo di Stato faceva in Macedonia. Quello che fece traboccare il vaso dell'indignazione austriaca sembra fosse la coincidenza tra lo scambio di felicitazioni sopra riferito tra Stambuloff e Crispi -- quest'ultimo sospettato a Vienna di mene nei Balcani -- e il vanto che lo Stambuloff si faceva di avere con la nomina di vescovi bulgari in Macedonia, ottenuta dalla Sublime Porta, assicurato l'avvenire della Macedonia stessa alla Bulgaria.
Un anno dopo (luglio 1895) lo Stambuloff venne assassinato per vendetta politica.
Lo stato provvisorio del principato bulgaro ebbe termine nel 1896, senza ulteriori lotte. La Russia, siccome Crispi aveva sperato, disarmò per stanchezza. Era impossibile negare che la Bulgaria sotto il governo del principe Ferdinando fosse diventata un elemento d'ordine nella penisola balcanica e che progredisse mirabilmente. Dovendo rinunziare al proposito di dominarla, parve saggio consiglio al governo russo adattarsi alle mutate circostanze e limitarsi a una politica più modesta. La Bulgaria non voleva essere una provincia russa, ma era disposta a dimostrare alla Russia tutta la deferenza dovutale, specialmente per essere stata da essa sottratta al giogo turco.
Alla tranquillità e all'interesse dello Stato il principe Ferdinando sacrificò la sua fede religiosa, aderendo alla conversione all'ortodossia del suo primogenito, Boris. Venne a Roma il 27 gennaio 1896, fu ricevuto dal Papa e ottenne la licenza che invocava. L'8 febbraio lo Czar telegrafava al Principe per felicitarlo della «patriottica risoluzione» comunicatagli e per dirgli che accettava di essere padrino al battesimo di Boris. Lo stesso giorno l'organo ufficiale russo dichiarava cessato il conflitto con la Bulgaria, osservando che «la conversione del principe Boris alla ortodossia dimostrava aver la nazione bulgara compreso la necessità di affermare la sua fede religiosa come pegno dei legami spirituali che la univano alla Russia emancipatrice».
Conseguenza naturale di questo mutamento della Russia, fu l'invito della Sublime Porta alle Potenze di volere riconoscere il principe di Bulgaria in conformità dell'articolo 3.º del Trattato di Berlino. Tutte le Potenze aderirono: l'Italia potè rispondere che l'adesione dell'Italia a cotesto riconoscimento da parte della Turchia era acquisita sin dal 1887, da quando cioè dichiarò di considerare valida la manifestazione della volontà del popolo bulgaro.
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In tutto l'Oriente europeo il nome di Francesco Crispi si identificò per lungo tempo con le aspirazioni all'indipendenza dei popoli oppressi dal Turco. Egli difese tutte le nazionalità, una dopo l'altra; fu capo di Comitati filelleni e parlò in ogni occasione, dalla tribuna parlamentare e nei comizii, in favore di una più grande Grecia; propugnò l'autonomia e l'indipendenza dell'Albania; cercò e trovò nell'eroico Montenegro la sposa del principe ereditario d'Italia; fece, da ministro, quanto potè per sottrarre Candia e l'Armenia ai periodici massacri turchi.
Merita in questo momento storico in cui l'idea della federazione militare dei popoli balcanici si è concretata nel fatto, speciale menzione l'ausilio chiesto a Crispi da un Sillogo ateniese per la Confederazione Orientale, con le seguenti due lettere le quali portano una firma illustre:
CONFÉDÉRATION ORIENTALE.
«_All'Illustre Uomo di Stato Crispi._
Atene, 24 ottobre 1885.
_Illustre Maestro_,
Il Comitato e la Direzione della _Confederazione Orientale_, i quali or è più che un anno avevano fondato in Atene un giornale di questo titolo, devoto all'idea di stabilire un'alleanza federale dei popoli della penisola balcanica, hanno l'onore di domandare la vostra alta e potente protezione allo scopo di riprendere l'opera sospesa per mancanza di aiuti efficaci.
Noi abbiamo tutto sagrificato a quest'idea, convinti che la sua realizzazione condurrà alla liberazione di questi popoli per la sola via logica e pacifica desiderata dall'Europa. Ma dal momento della comparsa del nostro giornale la Turchia e l'Austria ci hanno combattuto senza quartiere: la prima perchè noi parliamo di libertà ai cristiani dell'Oriente; la seconda perchè domandiamo l'autonomia per i Macedoni, unico mezzo, secondo noi, di conciliare le pretese delle razze diverse abitanti questa provincia.
Il nostro giornale, proibito e perseguitato negli Stati dei Balcani, la nostra opera era colpita a morte. Invano noi tentammo di lottare: ci è stato giocoforza soccombere.
Questa situazione ispirerà forse qualche interessamento a voi, illustre Maestro, le cui idee liberali e l'alta intelligenza si volgono a tutti i problemi politici e sociali, e il cuore generoso si commuove dinanzi ad ogni ingiustizia e ad ogni disgrazia.
D'altronde, l'opera nostra aveva prodotto qualche frutto in Oriente, e degli spiriti lungoveggenti, in comunione d'idee con noi, c'incoraggiavano a perseverare nella ferma credenza che la confederazione dei popoli orientali è la soluzione più equa del problema posto, da più di quattro secoli, alla giurisdizione dell'Europa.
Non è forse anche di un interesse capitale per le potenze mediterranee che l'Oriente non diventi preda delle cupidigie austriache o russe? Questi grandi imperi, una volta stabiliti sulle rive del Bosforo e del Mar Egeo, minacceranno l'indipendenza degli Stati mediterranei. Ci sembra dunque utile reagire contro questi progetti e aprire gli occhi agli sventurati cristiani dell'Oriente.
Questo è il programma seguito dal nostro giornale per il quale osiamo, pieni di confidenza nella vostra alta intelligenza, sollecitare il vostro prezioso e benevolo concorso.
Abbiamo l'onore di essere, illustre e venerato Maestro, vostri rispettosi e riconoscenti servitori
per il Comitato il Dir. della «Confederazione Orientale» _Leonidas A. Bulgaris_.»
«_A S. E. Il signor Crispi_ Roma.
Atene, 8-20 novembre 1887.
_Eccellenza_,
L'idea della Confederazione Orientale di tutti i popoli della Penisola Balcanica che non è punto nuova, è il risultato di profonde meditazioni di uomini di Stato che l'accolgono come la sola soluzione possibile della questione d'Oriente senza scuotere l'equilibrio europeo. Durante lunghi secoli si sono fatte guerre terribili per risolvere questa questione con la violenza, ma è stato provato che questo metodo è inefficace poichè invece di avere fatto un passo verso la sua soluzione, questa questione si è ancor più complicata e i disgraziati popoli dei Balcani rimangono l'oggetto delle cupidigie delle potenze e dei loro antagonismi. Ne segue che la questione d'Oriente non può essere risoluta che con mezzi pacifici, cioè con una Confederazione di tutti gli Stati della Penisola Balcanica, poichè questa è la sola soluzione che non dia ombra ad alcuna delle grandi potenze.
L'associazione greca della Confederazione Orientale, fondata tre anni or sono, proclamò altamente queste idee e le sostiene nel suo giornale; ma, come era da attendersi, essa fu combattuta da tutti coloro che hanno interesse che la discordia regni in Oriente.
La stampa di Vienna si è distinta in modo speciale col suo accanimento nel combattere le idee sostenute nel nostro giornale, poichè esse inceppano la politica austriaca ponendo ostacoli ai suoi disegni di conquista nella penisola dell'Hemus, poichè lo scopo principale della nostra associazione è il protestare contro ogni conquista straniera della Turchia Europea.
Ma per riuscire nell'opera che noi perseguiamo sono necessari sforzi costanti e pratici, e le circostanze attuali ce ne fanno un dovere, giacchè nessuno dei governi degli Stati dell'Hemus può prendere l'iniziativa di proporre la Confederazione agli altri Governi, prima che questa idea non sia maturata in Oriente. Però non si potrà arrivare a questo risultato che fondando in tutti gli Stati della Penisola Balcanica delle associazioni della Confederazione Orientale, le quali diffondendo tra i loro connazionali i grandi vantaggi di una Confederazione, si mettano d'accordo per trovare la maniera di condurre in porto quest'opera di grande interesse.
E poichè, felicemente, negli Stati Balcanici cominciano a formarsi partiti potenti, i quali, prevedendo i pericoli dai quali questi Stati sono minacciati, mirano alla Confederazione come all'unico mezzo di salute, l'associazione greca che aveva interrotto i suoi lavori in seguito agli avvenimenti di Bulgaria, considerando che gli odii di razza si sono calmati e prevedendo che talune potenze sono pronte a irrompere in Oriente, riprende i suoi lavori con maggiore energia per la difesa della autonomia minacciata della Penisola.
Prima d'impegnarsi più avanti la nostra associazione ha bisogno di domandare il patrocinio morale di coloro che dividono i loro principii e sopratutto di coloro che reggono i destini di uno Stato al quale l'Associazione greca della Confederazione Orientale si rivolge oggi facendo appello al suo potente appoggio.
Voglia gradire, Eccellenza, l'espressione dell'alta nostra considerazione.
_Leonida A. Bulgaris_ Membro delegato della «Confederazione Orientale».
Sin dal 1877, in un colloquio col principe di Bismarck, il concetto che le grandi Potenze dovessero astenersi da ogni conquista sulle Provincie balcaniche[41] era stato difeso da Crispi; il quale essendo ministro nel 1889 propose altresì quella federazione militare balcanica che i popoli hanno ora stretto di loro iniziativa.[42]
[41] Cfr. _Francesco Crispi_: _Politica Estera_, pag. 24.
[42] _Ibid._, pag. 317 e seguenti.
Tale proposta sta ad attestare una convinzione salda della necessità, una proba valutazione del diritto dei popoli e insieme degl'interessi della pace europea. Ma i tempi non erano maturi; l'Austria, che non voleva l'egemonia russa nei Balcani soltanto perchè le preferiva la propria, si oppose alla proposta di Crispi, protestando di non volere sollevare la suscettibilità della sua competitrice.
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La questione cretese, dall'indomani del Congresso di Berlino, ha richiamato periodicamente l'attenzione dell'Europa. Se le Potenze fossero state concordi nell'esigere buon governo dalla Turchia, questo focolare di rivolte e di preoccupazioni sarebbe stato spento, perchè le aspirazioni dei cretesi a congiungersi con la Grecia hanno trovato sempre il maggiore incentivo nel malcontento contro la tirannide turca. Ma le potenze, gelose l'una dell'altra, anche a proposito di Candia si sono preoccupate soltanto del loro giuoco d'influenze a Costantinopoli, astenendosi, per non dispiacere il Sultano, dall'unica azione che sarebbe stata efficace. Valga un esempio. Nel 1889, Crispi telegrafò alle ambasciate italiane di Londra, Berlino e Vienna:
«31 luglio.
L'agitazione in Candia non sembra provocata dal di fuori, bensì causata dal malgoverno turco. Un accordo fra le potenze amiche ed alleate ci parrebbe necessario per consigliare alla Porta i mezzi migliori onde far fronte situazione. Crediamo che a pacificare popolazioni siano preferibili mezzi conciliativi anzichè violenti, questi ultimi lasciando germi di nuove insurrezioni. Esprimendosi in tal modo con cotesto ministro degli affari esteri voglia chiedere se e quali istruzioni siano state date al rappresentante di codesto Governo in Costantinopoli.
_Crispi_.»
Ed ecco i risultati di questa onesta iniziativa. Il principe di Bismarck fu contrario ad ogni pressione sulla Sublime Porta.
«Secondo il modo di vedere di Sua Altezza una simile pressione, anche semplicemente platonica, non farebbe che aumentare man mano le pretese dei cretesi. Una delle conseguenze più spiacevoli della ingerenza sarebbe quella di dare incremento alle malevoli insinuazioni franco-russe a Costantinopoli.»
Il conte Nigra da Vienna telegrafò che Kálnoky avrebbe desiderato procedere d'accordo con le Potenze alleate e con l'Inghilterra, ma che preferiva tenersi in seconda linea. «La Francia sembra essersi pronunziata in favore della Turchia.» Il Nigra concludeva:
«Io penso che V. E. non vorrà imitare Robilant e mettersi troppo ostensibilmente in prima linea. La prevengo per ogni ottimo fine che la di lei proposta del 30 luglio, secondo ciò che mi ha detto Kálnoky, venne a notizia del Sultano, il quale, sospettoso com'è, se ne mostrò inquieto.»
Da Londra: Risposta di Salisbury:
«Simpatizzo completamente colle vedute, colle apprensioni di Crispi circa le cose di Candia. Sarei favorevole ad una azione comune delle potenze, ma non è facile scorgere la via da seguire praticamente. La occupazione militare fatta da qualsiasi delle grandi Potenze o dalla Grecia, getterebbe completamente la Turchia nelle braccia della Russia e produrrebbe nel momento eccitamento assai pericoloso nella penisola balcanica.»
In conclusione, Crispi non proponeva un intervento armato, ma un'azione diplomatica, la quale, fatta collettivamente da quattro grandi potenze, avrebbe raggiunto lo scopo. Si lasciò cadere la sua proposta perchè non si volle dispiacere il Sultano richiamandolo all'adempimento dei suoi doveri. E questa astensione interessata si è ripetuta sempre per le riforme in Macedonia, in Armenia, in Albania, ed è la vera causa della durata di un regime nefasto che, divenuto un male estremo, doveva finire coll'essere distrutto coll'estremo rimedio della guerra degli oppressi contro gli oppressori.
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Le simpatie di Crispi per l'Albania avevano fondamento anche nel ricordo delle origini della sua famiglia, emigrata nel secolo XV dall'Albania appunto e stabilitasi, dopo lunga peregrinazione, a Palazzo Adriano, in Sicilia. Ma, devoto al principio delle autonomie nazionali, egli augurò sempre alla nazionalità albanese di sottrarsi al dominio turco e di formare uno stato indipendente; e quando alla vigilia del Congresso di Berlino, il principe di Bismarck e il conte Derby gli accennarono all'Albania come ad un possibile compenso per l'Italia dell'occupazione austriaca della Bosnia e dell'Erzegovina, Crispi non si mostrò soddisfatto dell'offerta. Non si può dire quello che egli avrebbe fatto se fosse stato al governo quando il Congresso affidò all'Austria «l'amministrazione a tempo indeterminato» di quelle due provincie turche; ma il fatto è che nei successivi accordi che da ministro prese con l'Austria-Ungheria e con l'Inghilterra, l'indipendenza dell'Albania fu considerata come la definitiva sistemazione di questo paese nell'eventualità di un suo distacco dall'Impero Ottomano.
Nel _Diario_ di Crispi troviamo un accenno all'Albania nelle note di un colloquio da lui avuto il 26 ottobre 1896 con Domenico Farini, presidente del Senato.
«Al 1877 -- tu lo saprai -- noi eravamo contrarii a che l'Austria si prendesse la Bosnia e l'Erzegovina. Esposi cotesto pensiero, a nome del governo italiano, a Derby e a Bismarck, i quali con un accordo che a me parve meraviglioso, mi risposero: _Prenez l'Albania_.
Naturalmente, io replicai: _Qu'est-ce que nous devons en faire?_
E Derby allora: _C'est toujours un gage_.
E Bismarck: _Si l'Albanie ne vous plaît pas, prenez une autre terre turque sur l'Adriatique_.
Il senso delle parole dei due uomini di Stato era chiaro a me che avevo motivato il mio rifiuto di dare all'Austria la Bosnia e l'Erzegovina, dal punto di vista della difesa militare dell'Italia. Le frontiere orientali sono aperte all'invasione nemica, e rinforzando l'Austria con nuovi territorii il danno era tutto nostro.
Ma se realmente Crispi non ebbe nel suo programma positivo l'annessione dell'Albania all'Italia, neppure ammetteva che quel territorio turco potesse cadere nel dominio di un'altra potenza. In un suo scritto del 1.º maggio 1900, egli manifestò la sua mente su tale argomento colle seguenti parole:
«In questi ultimi tempi si è asserito, con molta leggerezza, che la diplomazia viennese meditava l'occupazione dell'Albania. L'asserzione è delle più singolari. L'Albania non è slava; è una nazione che ha una personalità propria, che ha lingua ed usi a sè, ricordanti le origini pelasgiche.
Così essendo, si comprenderebbe che, accogliendo un lungo ed antico voto, si consentisse all'Albania di proclamare la sua indipendenza -- ma sarebbe gravissimo errore pretendere di incorporarla con i paesi slavi d'Europa.
L'Albania fu quella che, più d'ogni altra, resistette alle occupazioni turche. E se al secolo XV, dopo la morte di Giorgio Castriota, vinta, dovette subire il giogo ottomano, essa non fu mai doma; e in questo secolo fu la prima ad insorgere vigorosamente. Albanesi sono le più nobili figure degli eroi che illustrarono il risorgimento ellenico -- e se la Grecia avesse avuto virtù di assimilazione, queste popolazioni, che tanti punti di contatto avevano con essa per aspirazioni politiche e per fede religiosa, oggi forse farebbero parte della Grecia. Invece, gran numero di Albanesi venne a prendere stanza nell'Italia meridionale e in Sicilia.
Concedere oggi l'annessione dell'Albania all'Austria non sarebbe un vantaggio per questo impero e sarebbe, invece, un danno incalcolabile per l'Italia che vedrebbe così cancellata e per sempre ogni traccia di sua influenza sull'Adriatico. Tanta offesa alle nostre ragioni, ai nostri diritti che una gloriosa e secolare tradizione consacra, non sarà compiuta.
L'Albania ha in sè tutti gli elementi per uno Stato autonomo, meglio che non li avessero Serbia e Bulgaria -- e consentendole uguale autonomia di governo, l'Europa compirebbe opera civile. Le relazioni di intima e cordiale amicizia, coltivate per ben cinque secoli, la rendono assai più affine a noi che non all'Impero austriaco, dove l'annessione sua non farebbe che aumentare dissidii di razze e confusione di lingue.»
Tuttavia, in varie epoche, a Crispi sono dall'Albania pervenute invocazioni senza che egli le incoraggiasse o anche mostrasse di gradirle. Ne citiamo una sola registrata nella seguente lettera:
«Jannina, 6 gennaio 96.
_Signor Ambasciatore_,
In questi giorni è ritornato da Argirocastro, dove si era recato per affari professionali, il Dr. Fanti, nativo di Argirocastro e regio suddito. Il Dr. Fanti, appena di ritorno dal suo viaggio, mi fece chiedere un colloquio, nel quale mi manifestò quanto segue:
Egli mi disse che non appena giunto in Argirocastro venne tosto visitato dalla maggior parte dei bey albanesi, non solo mussulmani, ma bensì cristiani, i quali lo pregarono caldamente, appena ritornato in Jannina di recarsi tosto dal Cav. Millelire perchè egli volesse far giungere sino al Governo Italiano le loro idee.
I bey albanesi dissero al Fanti che oramai non vi era più dubbio come le sorti della Turchia fossero per precipitare, e che in mezzo allo sfacelo imminente gli occhi di tutti i veri albanesi, sia mussulmani che cristiani, sono incessantemente rivolti al di là dello Adriatico, all'Italia. Essi hanno pure dichiarato che giammai si uniranno alla Grecia, che piuttosto bruceranno il paese ed uccideranno i loro figli; che tutte le loro aspettazioni, i loro desiderii sono concentrati nei fratelli italiani, a capo dei quali sta la degna persona di S. E. Crispi, di cui già conoscono la energia, l'abilità ed il cuore albanese. Aggiunsero ancora che il giorno in cui il vessillo italiano apparisse sulle sponde dell'Epiro, un grido di gioia all'unisono accoglierebbe lo stendardo di civiltà e che i fratelli italiani dovunque sarebbero accolti colle braccia aperte.
Credo mio dovere di sottomettere a V. E. quanto mi fu trasmesso dai bey albanesi per mezzo del Dr. Fanti, per iscarico di ogni mia responsabilità. Io però non ho ad essi trasmesso in risposta che parole vaghe e generiche, onde non impegnare in modo qualsiasi nè la mia azione, nè quella del R. Governo.
Il R. Console _Millelire_.»
Nell'ottobre del 1896 fu celebrato in Roma con solenni festeggiamenti il matrimonio tra il principe di Napoli, erede della Corona d'Italia, e la principessa Elena del Montenegro, ora felicemente regnanti.
Il primo pensiero di cotesto matrimonio era stato di Francesco Crispi; rimontava al 1894 e fu forse l'unico legato della politica sua che il successore, marchese di Rudinì, non abbia cercato di mandare in malora. Al Rudinì, anzi, ne fu attribuito il merito, e nella circostanza delle nozze gli fu conferita dal re Umberto la suprema onorificenza italiana, cioè il Collare dell'Annunziata.
Perchè tra le possibili spose delle case reali d'Europa la scelta di Crispi cadesse su Elena Petrovich, è scritto nel _Diario_ brevemente e lucidamente.
Il 5 dicembre 1896 Crispi visitò il re Umberto.
«Dopo pochi minuti di attesa entrai nel gabinetto del Re.
Il Re mi baciò ed abbracciò, ed io presi a discorrere:
-- Ricevuto il libro sul Montenegro, che Vostra Maestà si è degnato mandarmi, ho sentito il bisogno di venirla a ringraziare del prezioso dono e nel tempo stesso a spiegarle i motivi pei quali io proposi il matrimonio della principessa Elena con l'augusto figlio di V. M., il principe di Napoli.
I motivi erano tre:
apparentarsi con una famiglia che non potrebbe avere influenza su noi;
prendere una principessa di buon sangue;
in caso di guerra in Oriente avere un punto di appoggio nella penisola balcanica.»
Sino agli ultimi giorni della sua vita, Crispi augurò che il popolo turco fosse respinto in Asia e che i popoli balcanici, liberati dalla secolare barbara dominazione e collegati, formassero un forte Stato.
Ecco come in febbraio 1897, in una consultazione del _Figaro_ di Parigi, riassunse le idee sempre professate:
«Il Turco in Europa è una permanente offesa al diritto delle genti. In quattro secoli e mezzo non ha saputo naturalizzarsi, nè fondere in unità di nazione le razze sulle quali ha esercitato ed esercita il suo crudele impero.