Questioni internazionali

Part 20

Chapter 203,381 wordsPublic domain

-- Siccome saprete, disse il principe, tutto è accomodato. L'Imperatore, spontaneamente, ha rinunziato al viaggio a Strasburgo; solamente ha espresso il desiderio che restiate fino a domani, domenica, e credo che S. M. il Re avrà consentito.

-- Vi ringrazio della presa risoluzione. Io ho bisogno di ritornar presto a Roma; le Camere sono aperte, ed il lavoro, che ci resta ancora, è molto.

-- Domani, domenica, credete voi che il Re abbia bisogno di un prete?

-- È un affare che lo riguarda ed in materia di religione io non entro. Quando siamo a viaggiare in Italia nei palazzi reali è la cappella, e Re e Regina vanno a messa. A Roma, la domenica, vedo il Re dalle 10 alle 12 per la firma dei decreti e delle leggi; e non mi occupo d'altro.

-- Avete ancora questioni col Turco?

-- Quegli è una bestia; e non sa quello che fa.

-- Avete ragione; ma le bestie bisogna addomesticarle e non batterle.

-- E i suoi governatori bestie come lui....

-- No, più di lui; ma non bisogna tenerne conto. Quando avrete bastonato un cane, sarete per ciò più forte di prima?

-- Io credo che sono mal consigliati quei governatori, perchè li trovo sempre insolenti ad ogni occasione, e suscitano brighe senza motivo alcuno. Nell'affare di Hodeida mi tennero a bada per oltre due anni. Avevamo convenuto che per la ingiuria fatta al mio console, il governatore avrebbe dato soddisfazione. Un giorno ebbi da Costantinopoli la notizia che tutto era finito, che la soddisfazione era stata data. Io, per togliere nuovi contatti tra il governatore ed il console, richiamai quest'ultimo. Quale non fu la delusione! Ero stato ingannato; era una menzogna quello che mi era stato assicurato dalla Porta Ottomana. Più tardi nel gennaio di quest'anno, alcuni artiglieri turchi scompongono la tomba di un cittadino italiano e ne violano il cadavere. Reclamiamo e ci vien risposto che si aspettano ordini dal Governo centrale. Domandiamo che li sollecitino per telegrafo e ci vien detto che il telegrafo era rotto. Anche questa era una menzogna. Allora diedi l'ordine al general Baldissera che mandasse le navi. Nel mar Rosso non potevo permettere che l'Italia fosse trattata così male. La Turchia, con le sue follìe, può essere scusata altrove, ma non nel mar Rosso.

-- Andrete in Africa?

-- Sventuratamente vi siamo, Altezza. Soltanto bisogna trovar modo di starvi bene. All'Asmara, nel paese dei Bogos e altrove vi sono terreni da coltivare; e anche potremo avere una frontiera naturalmente strategica.

-- Gl'inglesi però, dopo aver conquistato l'Abissinia, l'abbandonarono. Se fosse stato possibile colonizzarla, vi sarebbero rimasti.

-- Agl'inglesi bastò di imporvi il segno della loro potenza, e non ebbero altro scopo con la loro spedizione. Noi, l'Italia e la Germania, siamo venuti tardi. Abbiamo trovate occupate nell'Asia, nell'Africa e nell'America le regioni coltivabili e ci resta poco a fare.

-- Volete comperarvi i possedimenti tedeschi dell'Africa?

-- Altezza, io sono pronto a vendervi i possedimenti italiani!»

Se la Bulgaria ha potuto ordinarsi e sviluppare le sue risorse sotto il savio governo di Ferdinando di Coburgo, non piccolo merito spetta a Crispi che, dal giorno dell'elezione di quel principe, sostenne con successo nei consigli d'Europa il _non-intervento_, in omaggio al principio di nazionalità. L'Inghilterra dapprima si era disinteressata delle sorti dell'elezione fatta dall'assemblea bulgara di Tirnovo, e non si opponeva alla pretesa russa che il Sultano rifiutasse di confermarla, come, mancando il consenso unanime delle grandi potenze, gliene dava diritto il trattato di Berlino. Mutò atteggiamento dipoi, associandosi alla proposta italiana che si rispettasse il volere del popolo bulgaro.

Senza riprodurre qui documenti già da noi pubblicati, giova tuttavia, a esporre esattamente il pensiero di Crispi, che ricordiamo poche frasi contenute in telegrammi di quel tempo:

Crispi al Re (16 agosto 1887):

.... Aggiungerò che l'Italia per essere fedele alle sue tradizioni, ai suoi principii, ai suoi interessi, deve mirare a che la Bulgaria, come tutti gli Stati balcanici, si avvii all'indipendenza.»

Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (18 agosto):

«Due fini essenzialmente ci proponiamo: l'uno immediato, cioè il mantenimento della pace; l'altro mediato ed a più lunga scadenza, che è l'assetto definitivo su basi salde e razionali, di popolazioni europee e cristiane non ancora costituite a nazioni, benchè aventi tutti gli elementi etnici e morali che valgono a determinare la nazionalità.»

Crispi all'ambasciatore italiano a Costantinopoli (31 agosto):

«I bulgari, sotto un principe di loro scelta, il quale, malgrado gli errori che ha potuto commettere, dispone certamente di un partito non indifferente, sono in procinto di organizzare un governo. Il meglio è di non intralciare l'opera loro. Un tentativo d'ingerenza, o peggio d'intervento, esporrebbe l'Europa o a dover confessare la propria impotenza a dar soluzione alla crisi, oppure, se si ricorresse alla violenza, a provocare essa stessa il conflitto che si vuole appunto evitare.»

La questione non ebbe termine nel 1887; ma alla fine di quell'anno l'_entente_ italo-anglo-austriaca era un fatto compiuto ed esercitava a Costantinopoli una grande influenza. Quello che avvenne dipoi, tra la Russia irritata e irremovibile nella sua avversione al principe Ferdinando e le tre potenze concordi nel mandare a monte i suoi disegni, fu un giuoco di abilità dal quale la Russia non trasse alcun vantaggio.

Il governo russo non volendo confessare il vero motivo del suo contegno, si lagnava di pretese relazioni esistenti tra i capi del potere a Sofia ed i nihilisti. Il signor Stambuloff stesso, presidente del gabinetto bulgaro, era accusato di essere stato espulso dal seminario di Odessa a cagione dei suoi principii ultra-socialisti; e si affermava altresì la scoperta di una corrispondenza tra un membro del medesimo gabinetto e un ufficiale di marina compromesso in un attentato contro la vita dello Czar. Tali accuse venivano considerate come molto pericolose per la pace europea, poichè lo spettro del nihilismo era agitato nello intento di mantenere viva l'ansietà dello Czar e di spingerlo a risoluzioni estreme.

Il terreno legale sul quale la Russia si era posta, era questo. La Turchia, invitata ad agire, esitava per due ragioni: 1.ª perchè mancava l'unanimità delle Potenze; 2.ª perchè si preoccupava di quello che sarebbe avvenuto in Bulgaria tanto se il principe di Coburgo avesse obbedito all'intimazione di ritirarsi, quanto se avesse disobbedito.

Il Cancelliere russo non ammetteva che potesse esservi divergenza tra le potenze sul primo punto. Il trattato di Berlino era stato violato dal Principe il quale aveva assunto la carica prima che la sua elezione fosse confermata. Su ciò nessuna potenza dissentendo, a tutte s'imponeva, all'infuori di ogni altra considerazione, l'obbligo di ristabilire l'ordine giuridico e di manifestare la loro solidarietà a Costantinopoli.

Sulla seconda ragione delle esitazioni del Sultano, il Cancelliere Giers si limitava a protestare che le intenzioni della Russia erano pacifiche: lo Czar non voleva spingere il Sultano a misure militari, nè ricorrervi esso medesimo. La dichiarazione che si chiedeva al Sultano di fare a Sofia avrebbe raggiunto pacificamente lo scopo di togliere alla questione ciò che aveva di minaccioso per la penisola balcanica e per la pace europea.

Appare evidentemente evasiva la risposta che la Cancelleria di Pietroburgo dava al secondo quesito.

Il 17 e il 19 febbraio 1888 l'ambasciatore di Russia sig. Uxkull, conferiva sul detto argomento con Crispi. Leggiamo nel _Diario_ di questi:

«Viene d'ordine del suo Governo a chiedere che l'ambasciatore italiano a Costantinopoli si associ all'ambasciatore russo di quella città allo scopo di ottenere dal Sultano che dichiari al principe Ferdinando illegale il suo soggiorno in Bulgaria.

Rispondo che l'Italia ritenne sempre legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza sul trono bulgaro. In quanto alla domanda russa soggiungo non comprenderne lo scopo. Chiedo tempo a rispondere. Stabiliamo d'accordo che ci saremmo riveduti domenica 19.»

«Uxkull viene a chiedermi la risposta promessagli venerdì.

Rispondo: vi ripeto che noi riteniamo legale l'elezione del principe Ferdinando, illegale la sua presenza in Bulgaria. Questa mia opinione l'ho manifestata alla Turchia, verbalmente dicendola a Photiadès-pascià, e per nota scrivendola sin dal 17 agosto 1887 al barone Blanc, che la comunicò alla Porta. Mi par inutile, ozioso, ripeterla oggi e non so comprendere lo scopo cui mira la Russia.

-- La chiediamo perchè senza l'assentimento di tutte le potenze, la Porta non farebbe la dichiarazione.

-- Ma quando la Porta avrà fatto cotesta dichiarazione, quale conseguenza ne trarrete? Prima di decidermi, avrei bisogno di conoscere quali sarebbero gli ulteriori propositi della Russia. Voi lo sapete: noi siamo contrari a qualunque azione militare in Bulgaria.

-- Noi non intendiamo agire con la forza contro il principe Ferdinando.

-- Benissimo. E allora è inutile l'opera mia in Costantinopoli. Mi deciderò quando avrò conosciuto le vostre intenzioni. Ma perchè non convocate una conferenza? Sarebbe il solo modo di uscire dall'imbarazzo.

-- Le conferenze non riescono senza un accordo preventivo.

-- È vero. Ma io non vedo nulla di meglio.»

«Londra, 18 febbraio 1888.

L'ambasciatore di Russia ha fatto oggi a Salisbury una comunicazione verbale analoga a quella fatta a V. E. Salisbury ha risposto che prendeva in considerazione la domanda russa, ma che si riservava di rispondervi. Egli sin d'ora credeva che l'allontanamento del principe Ferdinando potrebbe avere le più gravi conseguenze e produrre dei disordini in Bulgaria. Occorrerebbe d'altronde sapere chi la Russia proporrebbe di mettere al posto del Principe.

_Catalani_.»

«Londra, 19 febbraio.

Ho comunicato a Salisbury il telegramma di V. E. di ier sera. Sua Signoria mi ha risposto come segue: «Aspetto di conoscere la maniera di vedere di Crispi e di Kálnoky, che ho consultati oggi, ma io son disposto a far sapere in sostanza alla Russia che il Governo inglese non può rispondere alla sua proposta senza conoscere che cosa il Gabinetto di Pietroburgo conti di proporre nel caso in cui, come risultato dell'azione delle potenze, il principe Ferdinando sia mandato via e la Bulgaria rimanga senza governo.»

_Catalani_.»

Il conte Kálnoky dette alla comunicazione russa, fattagli dall'ambasciatore principe Lobanow, risposta preliminare analoga a quella di Crispi e di Salisbury, che sviluppò dipoi in una nota. In essa il gabinetto imperiale e reale, dopo essersi associato con sincera soddisfazione e con spirito di conciliazione al desiderio espresso dal Governo della Russia di ricercare una soluzione pacifica della questione bulgara basata sull'autorità del diritto e sul corso naturale delle cose, e con esclusione di qualsiasi impiego di forza, chiedeva che le potenze s'intendessero su questi due punti:

«1.º Dato il caso che il principe Ferdinando abbandonasse il paese, quale sarebbe il governo provvisorio e la reggenza che sarebbero riconosciuti e dichiarati legali sino all'elezione di un principe?

2.º Dato il caso che il principe Ferdinando e il suo governo resistessero o minacciassero di proclamare l'indipendenza della Bulgaria, che cosa si dovrebbe fare per ovviare ai pericoli reali che ne risulterebbero per la Turchia e per la pace d'Oriente? Escluso l'impiego della forza militare, come potrebbero le potenze esporsi a una sfida della Bulgaria, senza far valere la loro autorità?»

La risposta del signor Giers alle obbiezioni austriache, comunicata a Crispi dal barone Uxkull, fu la seguente:

«Sulla prima, il Governo russo è convinto che la dichiarazione categorica della Porta, appoggiata dai rappresentanti delle potenze a Sofia, finirà con l'indurre il principe Ferdinando a ritirarsi. In caso contrario, la Russia riserverà la sua attitudine cercando, se occorresse, d'intendersi con le potenze circa i passi ulteriori.

Sulla seconda: il Governo russo dichiara non avere alcuna intenzione d'imporre i suoi partigiani al governo provvisorio, e regolerà la propria attitudine in conformità delle disposizioni che tale governo gli dimostrerà.»

Crispi precisò la sua risposta con la nota seguente:

«In conformità a ciò che il Ministro degli affari esteri ha di già avuto l'onore di far conoscere a S. E. l'ambasciatore di Russia in data 17 e 19 corrente, il Governo del Re ha dichiarato, sin dal mese di agosto decorso, per mezzo dell'ambasciatore d'Italia a Costantinopoli, che secondo la sua opinione, il principe Ferdinando prendendo possesso del trono bulgaro ha contravvenuto alle prescrizioni del trattato di Berlino, l'elezione di cotesto principe non avendo avuto preventivamente l'approvazione della Porta, nè il consenso delle Potenze.

Ciò premesso, si tratta ora di esaminare se, pronunziata la dichiarazione d'illegalità, l'allontanamento del Principe potrà avvenire senza un'azione militare, sia della Porta, sia di altra potenza, e se potrà stabilirsi facilmente in Bulgaria un nuovo governo, secondo la volontà del popolo liberamente manifestata.

Delle due previsioni, quella che la partenza moralmente o materialmente forzata del principe Ferdinando provocherebbe disordini in Bulgaria, è ai nostri occhi molto più fondata che l'altra di una soluzione pacifica della questione. In conseguenza, il Governo del Re, giustamente preoccupandosi di quel che può seguirne, non crede di dover prestare il suo concorso a un passo diretto contro uno stato di cose, il quale, sebbene difetti di legalità, ha garentito sin'ora al principato un'amministrazione relativamente organizzata.

In ogni caso il Governo del Re prende atto con la più viva soddisfazione delle assicurazioni date dal Governo imperiale di astenersi dall'impiego di qualsiasi mezzo coercitivo contro i bulgari e che la volontà di S. M. l'Imperatore è di vedere la questione risolversi pacificamente.»

Dopo pochi giorni l'ambasciatore russo a Costantinopoli fece, d'ordine del suo governo, la seguente comunicazione alla Porta Ottomana:

«L'assentiment des Puissances prévu par le traité de Berlin n'a pas été obtenu pour la confirmation du Prince Ferdinand de Coburg comme Prince de Bulgarie. Dès lors, la présence à la tête de la Principauté vassale est illégale et contraire au traité de Berlin. Le Gouvernement Imperial de Russie demande en conséquence à la Sublime Porte de notifier officiellement ce qui précède au Gouvernement bulgare et de porter officiellement cette notification à la connaissance des grandes Puissances.»

Questa comunicazione fu appoggiata dagli ambasciatori di Germania e di Francia, in omaggio al trattato di Berlino. Il principe di Bismarck non negò la platonica assistenza chiestagli dalla Russia, alla quale aveva interesse di dar prove di amicizia; ma è legittimo pensare ch'egli la concedesse sapendo che non poteva nuocere alla politica seguita dall'entente italo-anglo-austriaca, che aveva incoraggiato a formarsi.

Alla comunicazione russa, seguì una dichiarazione di Said-pascià, così concepita:

«_Son Altesse le Grand Vézir_ _à Monsieur Stambouloff_, Sofia.

Lors de l'arrivée en Bulgarie du Prince Ferdinand de Cobourg, j'ai déclaré a Son Altesse par un télégramme en date du 22 Chewal 1887 que son élection par l'Assemblée Générale Bulgare n'ayant pas réuni l'assentiment de toutes les Puissances signataires du Traité de Berlin et que cette élection n'ayant pas été sanctionnée par la Sublime Porte, sa présence en Bulgarie était contraire au Traité de Berlin et n'était pas légale.

Aujourd'hui, je viens déclarer au Gouvernement Bulgare, qu'aux yeux du Gouvernement Impérial, la situation est toujours la même, c'est-à-dire que la présence du Prince Ferdinand à la tête de la Principauté est illégale et contraire au Traité de Berlin.

Je vous prie de porter ce télégramme à la connaissance du Gouvernement auprès duquel vous êtes accrédité.

_Said_.»

Photiadès-pascià portando a conoscenza di Crispi questa dichiarazione, lo assicurò che la Porta non avrebbe fatto altri passi senza essersi prima intesa con tutte le potenze.

Tutte le potenze presero atto puro e semplice della dichiarazione di Said-pascià, la quale lasciò il tempo che trovò.

Il principe Ferdinando non si mosse; il suo governo, presieduto dall'energico Stambuloff, si limitò a sorvegliare e colpire i numerosi agitatori e rifugiati russi i quali lavoravano a fomentare sollevazioni, sventando così l'accusa, la quale sarebbe stata portata dinanzi all'Europa, che la Bulgaria fosse in preda all'anarchia.

Per qualche tempo dipoi la questione bulgara cessò dall'essere preoccupante per le Cancelliere delle grandi potenze: il governo principesco continuò a organizzare il paese; la Russia, pur non dichiarandosi vinta, prese un'attitudine di attesa. Alla fine del 1889 qualche timore risorse. Il mancato riconoscimento del principe Ferdinando indispettiva i patriotti bulgari e nuoceva al prestigio della Bulgaria specialmente presso i popoli vicini, allora diffidenti e ostili verso il nuovo Stato. Si attribuiva al governo del signor Stambuloff l'intenzione di proclamare la legalità della costituzione e l'indipendenza del suo paese, e questo atto era considerato come una sfida alla Russia e ancora inopportuno. Crispi, sebbene ritenesse che la situazione anormale della Bulgaria si dovesse regolare, non credeva ne fosse giunto il momento, e dette a Sofia il consiglio di attendere. Egli credeva preferibile il tentare di persuadere il governo russo a desistere dalla sua opposizione. Infatti il 1.º novembre 1889 telegrafava:

«_R. Ambasciata_, Pietroburgo.

Nel colloquio col Barone Uxkull essendosi parlato della Bulgaria e del principe Ferdinando, espressi il convincimento del R. Governo che non si debba mutare lo _statu-quo_, ma non nascosi che l'esperimento fatto dal Principe ci sembra soddisfacente, avendo egli dimostrato contegno serio e saputo governare con lode il Principato in circostanze difficili.

_Crispi_.»

Del resto, nulla vi era nella situazione che consigliasse di affrettare una soluzione che non avrebbe potuto mancare. Appunto al principio di novembre i Cancellieri imperiali di Austria-Ungheria e di Germania avevano avuto la consueta conferenza annuale e avevano fatto le constatazioni che risultano dal seguente telegramma:

«Vienna, 10-11-1889.

Kálnoky non ha potuto ricevermi che oggi soltanto, dopo il suo ritorno da Friedrichsruhe. Egli mi ha detto che aveva trovato il principe di Bismarck in ottime condizioni di salute e che era molto soddisfatto dei colloqui con lui avuti, ed aggiunse che essi si trovavano in perfetto accordo in tutte le questioni pendenti. Il principe di Bismarck si era compiaciuto che gli sforzi delle potenze alleate avessero potuto assicurare la pace per un anno e sperava che avrebbero continuato ad assicurarla anche in seguito. Però Kálnoky aggiunse che Bismarck aveva riconosciuto con lui che la situazione non era cambiata e che, quantunque pacifica, poteva dar luogo da un momento all'altro a nuove inquietudini. In quanto alla Bulgaria, Bismarck aveva ammesso che bisognava conservare un piede nel Principato, cercare di mantenerlo dal nostro lato per impedire che la Russia vi sorgesse di nuovo. Per quanto riguarda la Grecia, la situazione sembrava tendere a divenire alquanto critica, perchè si cercava di fare risorgere la questione di Candia. Tricupis accennava ad agire e ad assumere un contegno ostile contro la Turchia, verso la quale dichiarava voler mettersi in istato di guerra. Kálnoky spera che egli verrà a migliori consigli. Sua Eccellenza aggiunse che lo stesso imperatore Guglielmo, nella sua recente dimora ad Atene, aveva dato a Tricupis dei consigli di moderazione e che i governi di Germania e di Austria-Ungheria avevano fatto altrettanto; ed egli non dubita che V. E. farà altresì parlare in questo senso ad Atene. In quanto alla Serbia e alla Rumania, Kálnoky disse che le questioni che potrebbero per avventura sorgervi non sembravano tali da far temere per la pace europea e che era da sperarsi che avrebbero potuto essere localizzate.

_Avarna_.»

In gennaio 1891 Crispi ebbe nuova occasione di dimostrare il suo interessamento alla Bulgaria. Il governo russo si lagnava che la maggior parte degli anarchici russi che riuscivano ad emigrare, trovassero buona accoglienza in Bulgaria, ed anche degli impieghi. L'ambasciatore Uxkull fu incaricato di un passo confidenziale e amichevole presso Crispi. «Noi non dubitiamo -- così scrivevano da Pietroburgo all'ambasciatore -- dell'effetto salutare che raccomandazioni energiche provenienti da Roma eserciteranno a Sofia, per metter fine ad uno stato di cose che sarebbe impossibile lasciar sussistere senza prevederne conseguenze funeste.»

Crispi non indugiò a secondare il desiderio del governo russo, e inviò questa lettera al Ministro d'Italia a Sofia, Gerbaix de Sonnaz:

«Roma, il 16 gennaio 1891.

_Signor Conte_,

Il barone Uxkull, nel ricevimento ebdomadario dell'11 corrente mi partecipò le lagnanze del suo Governo contro il Ministero bulgaro per la protezione usata da costui verso alcuni nichilisti russi. Il giorno 13, ritornando sullo stesso argomento, mi diede notizia officiosa di un dispaccio.

Cotesti emigrati non solamente godrebbero i favori del Governo di Sofia, ma parecchi sarebbero stati impiegati nella amministrazione del Principato.

Nelle condizioni politiche nelle quali è la Bulgaria, prudenza esige che si allontani una nuova causa di malumori tra il Principato ed il potente Impero, al quale cotesto paese deve la sua indipendenza. Veda il signor Stambuloff e veda anche il principe Ferdinando e li consigli a liberarsi di cotesti ospiti incomodi.

La parola di un Governo amico e disinteressato, quale il nostro, dovrà giunger gradita a cotesti signori. Noi, sin dalla costituzione del Principato, abbiamo esercitato a Sofia con amicizia cordiale un'opera di pace; e tale sarà il nostro compito anche in avvenire.

Le ho telegrafato nei medesimi sensi.

_Crispi_.»

Quando Crispi alla fine del 1893 tornò al potere, il riconoscimento del principe Ferdinando da parte delle potenze non era ancora avvenuto. Crispi ebbe occasione di accennare alla Bulgaria nella discussione del bilancio degli affari esteri fattasi alla Camera in maggio 1894, e ne parlò con simpatia. Le sue parole provocarono lo scambio dei seguenti telegrammi:

«_Mr. Crispi_ _Président du Conseil des Ministres_,

Sofia, 6 mai 1894.