Questioni internazionali

Part 1

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FRANCESCO CRISPI:

Questioni Internazionali

DIARIO E DOCUMENTI ordinati da _T. Palamenghi -- Crispi._

_Il Cancelliere Caprivi e Crispi. -- La Tripolitania e la Francia. -- Le fortificazioni di Biserta. -- Le relazioni italo-austriache e l'irredentismo. -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896. -- La Francia contro il credito italiano. -- Un incidente italo-portoghese. -- La questione balcanica. -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo. -- 1896. La crisi delle alleanze e degli accordi._

MILANO __Fratelli Treves, Editori__ 1913 -- *SECONDO MIGLIAIO.*

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_Proprietà letteraria. Vietate anche le riproduzioni parziali. Riservati tutti i diritti di traduzione._

Copyright by Fratelli Treves, 1913.

Ciascun esemplare di quest'opera deve portare impresso, per incarico avuto dalla famiglia Crispi, il timbro della Società Italiana degli Autori.

Tip. Fratelli Treves.

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INDICE

AVVERTENZA. GERMANIA, ITALIA E FRANCIA. _Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi. _Capitolo Secondo._ -- La Tripolitania e la Francia. _Capitolo Terzo._ -- Le fortificazioni di Biserta. ITALIA E AUSTRIA. _Capitolo Quarto._ -- Le relazioni italo-austriache e l'irredentismo. ITALIA E FRANCIA. _Capitolo Quinto._ -- Le relazioni franco-italiane dal 1890 al 1896. _Capitolo Sesto._ -- La Francia contro il credito italiano. L'ITALIA E IL VATICANO. _Capitolo Settimo._ -- Un incidente italo-portoghese. L'EUROPA E LA QUESTIONE ORIENTALE. _Capitolo Ottavo._ -- La questione balcanica. _Capitolo Nono._ -- Le stragi d'Armenia e il concerto europeo. LA TRIPLICE ALLEANZA E L'INGHILTERRA. _Capitolo Decimo._ -- La crisi delle alleanze e degli accordi. INDICE ALFABETICO _dei nomi citati nel volume._

AVVERTENZA.

Questo volume, che fa seguito all'altro pubblicato or fa un anno sotto il titolo di _Politica Estera_, non esaurisce la documentazione dell'opera compiuta da Crispi nell'ufficio di Ministro degli Affari esteri.

Su di una parte dell'attività prodigiosa di Lui ho creduto opportuno sorvolare, su quella che spiegò a vantaggio degli italiani dimoranti all'estero, sia proteggendoli dalle sopraffazioni, sia moltiplicandone le scuole, sia sottraendo le missioni cattoliche nazionali al protettorato di altra potenza. Non ho potuto raccogliere una messe adeguata di documenti, ed anzichè esporre incompiutamente questioni così importanti, ho preferito, per ora, tacerne.

Sono belle pagine di energia fattiva, di alto sentimento di dignità, di amore alla stirpe che mancano a questo libro.

Dall'elevato concetto che Crispi aveva della solidarietà patria rampollava gagliarda la coscienza del dovere di tutela per ogni italiano che si trovasse al di là dei confini d'Italia. E gl'italiani lontani sentirono durante il governo di Lui di non essere abbandonati al destino, e più vivo l'attaccamento alla loro terra.

Le scuole nei paesi esteri, strumenti di cultura e di nazionalità, ebbero da Crispi le maggiori cure. Le poche esistenti quand'egli salì al potere erano affidate a Corporazioni religiose, le quali non impartivano un insegnamento che potesse soddisfarci e non permettevano ai nostri Consoli alcuna efficace vigilanza; in qualche luogo, come in Tunisia, specialmente durante la primazia del cardinale Lavigerie, erano esclusi da scuole, che si dicevano italiane, anche i maestri italiani. Crispi le tolse alle Corporazioni religiose che insegnavano a beneficio di una influenza che non era la nostra, trasformandole in scuole laiche, con metodi didattici moderni e con mezzi sufficienti affinchè in Levante riconquistassero alla nostra lingua il primato che vi ebbe una volta. E molte altre ne istituì _ex novo_, vincendo ostilità d'ogni genere.

Nè trascurò nell'Oriente vicino ed estremo un altro organo di propaganda italiana, i missionari di nostra nazione, i quali, protetti dalla Francia quando l'Italia era divisa, dovevano poter contare sulla loro patria unita e grande potenza. Crispi considerando tutti i connazionali alla stessa stregua, accordò protezione in Turchia a tutte le missioni italiane che la richiesero, ed in Cina ottenne che non fossero ammessi i missionari del nostro paese sprovvisti di passaporto italiano.

Ma sebbene in questo volume manchino così belle pagine, altre ve ne sono straordinariamente interessanti nelle quali troverà solido fondamento il giudizio definitivo sulla concezione che Crispi ebbe della politica estera necessaria al nostro paese e sugli accorgimenti coi quali applicò le sue idee.

Allontanato dal potere nel 1891 e nel 1896, due volte alla vigilia della scadenza della Triplice Alleanza, Francesco Crispi ebbe il dolore di vedere isterilire il terreno che aveva lavorato con saldo aratro e con lena infaticata.

Ma se i frutti dell'opera di Lui non furono raccolti, se l'influenza acquistata all'Italia fu perduta, rimarrà ad onor suo e ad insegnamento altrui il solco profondo, nè andrà dispersa pei silenzi della storia la voce di questo Italiano per eccellenza che agli italiani a venire, fusi nel bronzo dell'unità e capaci d'intendere, griderà parole di fede, di ardire, di gloria.

Roma, gennaio 1913.

_T. Palamenghi-Crispi_.

GERMANIA, ITALIA E FRANCIA.

_Capitolo Primo._ -- Il cancelliere Caprivi e Crispi.

Leone di Caprivi annunzia a Crispi di avere assunto la direzione degli affari politici della Germania. -- Scambio di saluti e proteste di fedeltà. -- Caprivi viene in Italia per conferire con Crispi. -- Colloquii del 7 e dell' 8 novembre 1890.

Il 20 marzo 1890 Guglielmo II di Germania nominava Cancelliere dell'Impero e Presidente del Ministero prussiano il generale conte Leone di Caprivi, in sostituzione del principe Ottone di Bismarck. Assumendo gli altissimi uffici il di Caprivi dirigeva a Francesco Crispi, il quale dall'agosto 1887 reggeva il Ministero degli Affari esteri d'Italia, la seguente lettera:

[_Confidentielle_]

«Berlin, le 3 avril 1890.

_Monsieur le Président et cher collègue,_

La volonté de mon Souverain m'a imposé la tâche de prendre la direction des affaires politiques de l'Allemagne après le plus grand ministre que ce pays ait jamais vu.

Amené depuis longtemps par la logique des choses comme par mes inclinations à un sentiment de ferme sympathie pour le groupement actuel des amitiés politiques, je m'étais familiarisé avec l'idée d'avoir peut-être à defendre ce principe en soldat, le jour où la défense en serait devenue nécessaire.

Mais mon Auguste Maître en a décide autrement. Il m'a appelé à collaborer avec les hommes d'état, qui ont à coeur de défendre essentiellement par des moyens pacifiques l'état des choses existant.

Puisqu'il en est ainsi, je Vous prie, Monsieur le Président, de croire que, tant que je resterai dans ma position actuelle, l'Empire d'Allemagne continuera sa politique sincère et pacifique, sans s'écarter jamais du principe de rester en toute circonstance l'ami de ses amis. C'est là la tâche qui m'est prescrite par mon Souverain comme par ma conscience. A ce titre je viens réclamer, pour le travail en commun qui est devant nous, la confiance de Votre Excellence. La mienne est acquise de longue date au ministre éminent que ma patrie est heureuse d'appeler son ami.

Je Vous prie, Monsieur le Président et cher collègue, d'agréer l'expression franche et cordiale des sentiments de haute estime de

Votre tout dévoué von _Caprivi_.»

A questo saluto rispondeva Crispi:

[_Confidentielle_]

«Rome, 7 avril 1890.

_Monsieur le Chancelier et cher Collègue_,

J'ai reçu la lettre, que vous avez bien voulu m'adresser en date du 3 courant pour m'apprendre dans quel esprit vous avez accepté l'héritage du grand homme d'Etat, dont la volonté de l'Empereur, votre auguste maître, vous a donné la succession.

Je vous remercie de la franchise cordiale avec laquelle vous m'avez ouvert votre pensée.

Je connaissais en vous le vaillant soldat, le Général habile, l'administrateur expérimenté; je suis heureux de connaître l'homme politique, et de constater en lui des sentiments conformes à ceux qui m'animent moi-même.

Les principes de politique générale qui vous inspirent, sont tels que vous pouvez compter sur mon concours loyal pour les faire triompher. De même qu'avec le prince de Bismarck, je travaillerai consciencieusement avec vous au maintien de la paix. Mais si, par malheur, le jour devait venir où l'Italie et l'Allemagne, attaquées, se trouvassent dans la pénible nécessité de se défendre, vous me verriez aussi, à l'exemple du Roi, mon souverain, et d'accord avec la Nation italienne toute entière, prêt à remplir dignement et jusqu'au bout le devoir qui nous serait imposé.

C'est dans cet ordre d'idées que je me déclare heureux d'entrer en collaboration avec vous pour assurer, autant qu'il est en nous de le faire, le bonheur et la prospérité des deux Dynasties et des deux peuples que nous servons.

Veuillez agréer, monsieur le Chancelier et cher Collègue, l'expression sincère et cordiale des sentiments de haute estime de

Votre tout dévoué _F. Crispi_.»

Questa lettera, presentata personalmente al nuovo Cancelliere dall'ambasciatore d'Italia, conte De Launay, fece la migliore impressione. «Egli l'ha letta in mia presenza -- scriveva il De Launay -- ed ha manifestato vivissima soddisfazione pel suo contenuto che si accorda perfettamente col suo modo di vedere e con gl'interessi reciproci degli Stati che formano la Triplice Alleanza, il cui programma è diretto essenzialmente al mantenimento della pace. Egli si è compiaciuto di osservare che ad un _novizio_ come lui in materia di politica estera era prezioso il concorso di un uomo di Stato così illustre e sperimentato come il primo Ministro d'Italia.»

Il generale di Caprivi era un uomo grandemente stimato in tutta la Germania. Nella guerra franco-prussiana aveva dimostrato scienza militare e doti eccezionali di carattere che erano state riconosciute e premiate con la _Croce di ferro di prima classe_ e con l'Ordine _Pour le mérite_. Nella direzione dell'Ammiragliato, assunta nel 1883, aveva reso servizi preziosi migliorando con mezzi esigui il materiale e con tenacia prussiana l'organizzazione della Marina da guerra.

Però, in politica il nuovo Cancelliere era una incognita. Egli aveva certamente le sue idee, ma non le aveva mai manifestate pubblicamente, e nei cinque anni ch'era intervenuto alle sedute del Reichstag sua cura costante era stata quella di rimanere fuori dalle lotte dei partiti e di tenersi sul terreno tecnico.

Si può avere alta intelligenza e vasta cultura, possedere anche facoltà d'iniziativa in taluni campi d'azione, ed essere inadatto al governo politico. L'Imperatore, scegliendo, tra i molti candidati alla successione di Ottone di Bismarck, il generale di Caprivi, giuocò d'azzardo, non avendo alcun dato per presumere che quest'ultimo sarebbe riuscito nell'ardua missione.

In luglio, il conte di Caprivi fece manifestare a Crispi il desiderio di fargli visita in Italia. All'ambasciatore a Berlino, De Launay, Crispi telegrafava l'11 di quel mese:

«Il conte di Solms al suo ritorno da Berlino, portandomi i saluti di S. E. il conte Caprivi, mi espresse il di lui desiderio di venire in Italia per abboccarsi con me. Risposi all'ambasciatore germanico, che io era lietissimo del gentile pensiero del Gran Cancelliere, ch'egli sarebbe il benvenuto tra noi, e che io sarei fortunato di averlo ospite in casa mia, o qui od a Napoli, dove a S. E. sarebbe più comodo od opportuno.»

Si trattava di stabilire l'epoca di cotesta visita. I primi mesi di cancellierato erano per il generale di Caprivi singolarmente operosi, e l'allontanarsi da Berlino gli era difficile. In una lettera del 1.º ottobre il conte De Launay riferiva a Crispi di aver avuto un colloquio col Cancelliere, nel quale questi gli aveva confermato

«il suo vivo desiderio e la sua ferma intenzione d'incontrarsi in Italia con Vostra Eccellenza. Il ritardo è dovuto a circostanze estranee alla sua volontà. Sinora si è allontanato da Berlino soltanto per accompagnare l'imperatore a Narva e alle grandi manovre nella Slesia. Ma è tale la quantità degli affari che deve esaminare per adempiere nel miglior modo possibile alle sue nuove funzioni, che per il momento non può realizzare il suo progetto di un viaggio al di là delle Alpi. Egli, tra l'altro, non ha ancora potuto restituire le visite, fattegli quando assunse il potere, dai ministri della Baviera e del Würtemberg. Il generale di Caprivi aggiungeva che il ritardo involontario aveva il vantaggio di lasciargli il tempo per mettersi al corrente delle questioni che interessano i due Stati e per potere quindi meglio discorrerne con Vostra Eccellenza.»

Crispi ritornava il 20 ottobre sull'argomento di questa visita dopo avere ricevuto, da parte dell'Ambasciata germanica a Roma, un'altra comunicazione analoga alla precedente:

«Sento -- scriveva al conte De Launay -- che S. E. ha dovuto ritardare l'esecuzione del suo progetto per ragioni di pubblico servizio. Se le condizioni politiche dell'Italia e le prossime elezioni generali non esigessero la mia permanenza nel Regno, mi sarei avvicinato io stesso alla Germania ed avrei risparmiato a S. E. un incomodo viaggio. Il governo della cosa pubblica mi inceppa, e se S. E. potesse nello scorcio di questo mese o nei principii del novembre recarsi a Milano dove io sarei pronto a raggiungerla, potremmo nell'interesse delle due monarchie, le quali ambidue con onore serviamo, avere uno scambio di idee utili e prendere delle deliberazioni giovevoli alle due nazioni.»

Il Cancelliere germanico avendo risposto che tra il 1.º e il 10 novembre era a disposizione del suo collega italiano, questi telegrafò il 22 ottobre al De Launay:

«Dica al signor Cancelliere che sarò felice di riceverlo in Milano il 7 novembre.»[1]

[1] Il viaggio del Cancelliere germanico in Italia era un attestato di considerazione verso il nostro paese, che ufficialmente s'identificava all'estero con la persona di Crispi; e, comunque si pensasse circa l'utilità per noi della Triplice Alleanza, il sentimento della solidarietà nazionale verso lo straniero imponeva, come un dovere elementare, anche ai partiti di opposizione, un'accoglienza almeno deferente. La passione politica però fece velo a taluni radicali, i quali manifestarono l'intenzione di organizzare una dimostrazione ostile. Il prefetto di Milano telegrafava a Crispi in data 1.º novembre:

«Iersera alla Società Democratica, Cavallotti propose banchetto di protesta per la venuta di Caprivi. Discussione fu violentissima. Proposta fu combattuta da Mussi e da Porro e fu respinta malgrado la minaccia di Cavallotti di ritirare la sua candidatura da deputato.»

Il giorno seguente lo stesso prefetto telegrafava:

«Ulteriori sicurissime notizie mi pongono in grado di informare V. E. che idea banchetto protesta contro venuta Cancelliere germanico venne di Francia e per mezzo del S. fu affidato a Cavallotti di propagarla. Respinta da tutti...., Cavallotti, irritato, disse ritirare candidatura politica Collegio Milano ed è partito per Meina.»

Appena ricevuto il primo telegramma, Crispi, addolorato, pensò di sottrarre l'ospite ad ogni impressione sgradevole e telegrafò al Comm. Rattazzi, ministro della R. Casa, che esprimesse al Re il suo desiderio che s'invitasse il Caprivi a soggiornare nella Villa Reale di Monza. Il Re consentì immediatamente, come si rileva dal seguente telegramma del Rattazzi, 2 novembre:

«Ho tosto rassegnato di Lei telegramma a Sua Maestà che mi incarica dire che Ella ha piena facoltà di rivolgere nell'augusto suo nome invito al Cancelliere per offrire la ospitalità nella Villa di Monza.

«È dispiacente S. M. delle di Lei immeritate inquietudini, soggiungendo però che ritiene debba riuscire assolutamente vano il tentativo villano del Cavallotti, che non sarà seguito dalla popolazione milanese.»

E infatti la disapprovazione di gran parte della stessa democrazia milanese fece abortire ogni idea di manifestazione scortese, e il Conte di Caprivi, il quale naturalmente nulla seppe delle fuggevoli preoccupazioni che la sua venuta aveva sollevate, fu alloggiato in Milano, nell'Albergo Cavour.

Il Cancelliere germanico giunse a Milano nel giorno fissato. Fu ricevuto cordialmente da Crispi, dalle autorità e dalla popolazione della grande città che visitò con la guida del Sindaco; l'indomani, 8 novembre, fu invitato a Monza dal Re Umberto, il quale dette un pranzo in suo onore e gli conferì l'ordine supremo della Ss. Annunziata. Il Caprivi ispirò subito in Crispi simpatia e fiducia. Aveva statura e forme gigantesche, fisionomia severa, ma aperta, sguardo sereno sotto sopracciglia foltissime che ricordavano quelle di Bismarck. Dei due colloqui segreti che ebbe con Crispi, questi conservò memoria, siccome soleva, nelle seguenti note del suo _Diario_:

«Dopo la colazione (una pom.) Caprivi ed io siamo entrati nel suo salotto per uno scambio d'idee.

Ricordai che il 30 maggio 1892, cioè da qui a 18 mesi scade il trattato di alleanza delle tre Monarchie. Soggiunsi,.... Necessario rivedere.... se vi ha altro da aggiungere. Dovrò credere che il governo tedesco vorrà rinnovare il trattato per un altro periodo di anni.

La triplice alleanza giova ai governi che la firmarono ed assicura la pace d'Europa. Ora, noi essendo interessati alla garanzia territoriale dei tre paesi ed alla pace d'Europa, dobbiamo volere la continuazione dell'alleanza.

Il conte Caprivi dichiarò che era pienamente d'accordo con me, e, quasi a conferma, mi strinse la mano. Era lieto poter essere d'accordo con me, e promise di occuparsi del trattato.

Allora ricordai che al 1887, con uno scambio di note, avevamo associato la Spagna. Il duca di Vega de Armijo non curò le prese intelligenze, nè curò di alimentarle. Oggi essendo ritornato al potere il duca di Tetuan, amico nostro, bisogna ripigliare le pratiche e rendere più stretti i vincoli con la Spagna.

Le tre grandi potenze alleate si devono interessare delle altre minori Monarchie e difenderne le istituzioni. Per lo che sarebbe pure necessario di trovar modo di comporre la vertenza tra l'Inghilterra ed il Portogallo.

La Spagna ed il Portogallo sono minati dagli emissarii repubblicani, e non sono abbastanza forti per resistervi. Bisogna che la Spagna riordini la sua marina militare, e possa esserci di aiuto nel Mediterraneo e fare, quando ne fosse il caso, un colpo sull'Algerìa. Così il Corpo di esercito francese che siede colà si troverebbe impegnato. Inoltre un esercito spagnuolo al di là dei Pirenei e pronto a varcarli, immobilizzerebbe un corpo di truppe francesi.

La propaganda repubblicana in quei paesi è attiva. I francesi fanno altrettanto in Italia.

-- Non l'avrei creduto.

-- La fanno anche in Italia, ma il nostro paese vi resiste. La grandissima maggioranza della nostra popolazione è conservatrice. Il paese è monarchico. La propaganda repubblicana pei francesi è una necessità. Pel governo di Parigi è una quistione di vita. Avvenne lo stesso sotto la prima repubblica. Ma allora lo stato dell'Europa era diverso. Non vi erano i due grandi Stati al di qua delle Alpi e al di là del Reno, l'Italia e la Germania. Bisogna dunque tenerci stretti, e difendere le istituzioni che ci siamo date.

-- Sono pienamente d'accordo con V. E. e lavorerò insieme per la difesa dei principii monarchici.

-- Bismarck fece delle grandi cose, e il vostro paese deve essergliene grato. Ma commise un gravissimo errore; quello di non aver favorito la restaurazione della Monarchia in Francia. Egli credeva che la Repubblica sarebbe stata rôsa dai partiti e non sarebbe stata forte abbastanza. Avvenne tutto il contrario; giammai la Francia fu forte come oggi.

-- La stessa osservazione me la fece l'imperatore di Russia.

-- Bisogna opporre alla propaganda repubblicana tutti i mezzi dei quali possono disporre le Monarchie. La Francia avrà fra breve una nuova tariffa doganale. Questa offenderà grandemente noi, perchè con essa potranno esser chiusi i mercati francesi ai nostri prodotti agricoli. Ne sarete colpiti anche voi. Pel trattato di Francoforte voi godete i beneficii della nazione favorita. Esiste cotesta condizione, quando esistono tariffe convenzionali; cessa, quando mancano i trattati. Ora la Francia va a denunziare tutti i trattati, e va ad applicare a tutte le nazioni una tariffa autonoma. È una minaccia di guerra, guerra economica, non meno terribile della guerra coi fucili e le artiglierie. Giova prepararsi a rispondere, ed io credo che lo si potrà. Non dico di fare una lega doganale fra le tre potenze alleate: questa non sarebbe di facile attuazione. Puossi però studiare un sistema di tariffe di favore mercè cui si rendessero più facili i commerci, più strette le relazioni. Sarebbe necessario che alla lega militare e politica si aggiungesse questa lega economica, la quale, senza offendere l'autonomia dei tre Stati, li rendesse talmente forti da resistere alla Francia. Io proporrei che i tre governi dessero a studiare la grave quistione ad uomini tecnici. Compiuti gli studii, ognuno di noi nominerebbe due delegati ciascuno, i quali, riuniti, concreterebbero le proposte che converrà tradurre in un trattato.

-- Trovo savie le considerazioni di V. E. e farò studiare il grave argomento, e avvertirò V. E. dei risultati.

La conversazione continuò su cose di minore importanza, e ci siamo congedati con espressioni sincere di cordiale amicizia.

_8 novembre._ -- Alle 11 ant. il conte Caprivi viene a restituirmi la visita. Siamo ritornati sugli argomenti toccati nel colloquio di ieri.

Biserta. Muta lo stato del Mediterraneo. Pericoli in caso di guerra.

Caprivi ne comprende l'importanza. Obietta che il reclamo potendo condurre ad una rottura con la Francia, è necessario attendere. In aprile, compiendosi la trasformazione dei fucili, si potrà iniziare il reclamo.»

Il Cancelliere partì da Milano il 9 novembre, soddisfatto delle accoglienze ricevute e dei risultati della sua visita. L'ambasciatore d'Italia a Berlino, tre giorni dopo, il 12 novembre, inviava a Crispi il seguente rapporto: