Psicologia criminale

Part 5

Chapter 53,369 wordsPublic domain

Il sacrificio di astenersi da ciò che piaccia è ben raro che si esperimenti nel bambino. La ragione è perchè esso si connette ad un processo di arresto, che nei primi anni della vita manca in noi. Nel bambino la sensazione del piacere è seguìta immediatamente da impulsione esterna: mancando l’ideazione dell’atto, il fenomeno è semplicemente riflesso ed istintivo.

=5.=—Formatosi il primo abbozzo della personalità individua, i dati della coscienza si vanno gradatamente aumentando e spunta la prima volta la distinzione in principio semplicemente intuita poi imposta dalla necessità di adattamento tra le azioni lecite e le non lecite o, meglio, tra ciò che è conseguibile e ciò che dev’essere rispettato. Le impulsioni verso oggetti o atti piacevoli sono frenate dal contrasto dei controstimoli, di cui si comincia a percepire la esistenza; il mondo esterno, durante la lotta, è rappresentato con più precise modalità e confini; fino a che, nel ritmo di azioni e reazioni crescenti, non cominci ad apparire la prima forma di equilibrio o di squilibrio.

Il fanciullo, proiettando al di fuori la sua personalità, assorbe dalle personalità altrui le energie similari alle ereditarie o, accidentalmente, acquisite per sopravvenute modificazioni organiche. Di qui i due potenti coefficienti della evoluzione o dissoluzione personale, la _imitazione_ e la _simpatia_.

=6.=—Nessuno scrittore, che io mi sappia, ha dato al adeguata importanza alla imitazione quale coefficiente genetico del delitto, anzi quale mezzo principale di organizzazione spontanea della coscienza del delinquente.

La origine della imitazione si connette ad un fenomeno di vera _suggestione_, che distingueremo col nome di _motrice_. Ogni atto, anzi ogni pensiero, ogni sentimento implicano movimento o muscolare o cerebrale: movimento che deve trasmettersi esternamente.

I fenomeni telepatici, e ciò che la quotidiana esperienza ci apprende, sono lì per dimostrarci che nei nostri centri cerebrali, ideativi, emotivi o volitivi, si ripercuotono ininterrottamente movimenti che ci vengono dal di fuori e che rispondono alla equivalenza di energie in via di trasformazione. Reciprocandosi, in tal modo, la relazione dinamica tra noi ed i nostri simili, finiamo col prendere le abitudini mentali, le inclinazioni morali trasmesseci a contatto od a distanza. La imitazione è il fatto più complesso del riferito principio. Essa si connette dall’un lato alla energia potenziale delle qualità ereditarie, dall’altro alle influenze attrattive degli atti o delle azioni costituenti l’ambiente morale e civile in mezzo al quale ci esplichiamo.

È sì grande la influenza imitativa che, qualche volta, arriva alla forza di contagio. Tra la infezione delle malattie fisiche e la infezione delle malattie morali evvi sì stretta analogia che quasi noi possiamo, per spiegarcene l’essenza, supporre dei microbi del vizio e del delitto.

Alcuni scrittori, sforzandosi con pazienti osservazioni di costruire una psicologia scientifica dell’infanzia, incorsero nel difetto di origine di porsi sempre da un sol punto di vista; facendo le loro osservazioni e gli esperimenti in ambienti privilegiati, tra fanciulli nati e cresciuti in famiglie civili, con qualità ereditarie normali. Ben altrimenti dovrebbe praticare chi desiderasse formarsi opinioni illuminate sulla psicologia della delinquenza, il cui massimo esponente si ritrova nei bassi fondi sociali, negli ambienti preparati alla fecondazione spontanea dei germi del male.

Non giova farsi illusioni: la vita sociale, come ovunque si svolge, è formata a strati sì differenti tra loro da non permettere neppure la rassomiglianza di analogia. Pensieri, costumi, azioni son tanto diversi dall’uno all’altro strato sociale che erroneo sistema sarebbe quello di confonderne le osservazioni e le illazioni; peggiore il credere di aver conseguito l’intento scientifico col raccogliere dei principî o dei cànoni d’indole interamente relativa, di valore unilaterale.

=7.=—La imitazione ad assorbire, ad assimilare gli elementi psicofisici del delitto succede, in ambienti adatti, per legge spontanea di selezione organica. Il delinquente, piccolo o adulto, non si accorge neppure delle infezioni malefiche delle quali è la vittima; proprio allo stesso modo onde le più letali malattie ci trasmettono il loro germe senza che ne avessimo consapevolezza. Durante il periodo di incubazione, embriologico del delitto, la imitazione, agevolandoci i mezzi di contatto e di riproduzione dei germi del male, è la via meglio adatta per la trasmissione di energie criminose destinate a causare, nel soggetto passivo, cambiamenti ed impulsioni a futuri delitti.

Per comprendere il meccanismo o la statica e la dinamica della imitazione criminosa, noi dobbiamo ricordare un altro fenomeno abbastanza trascurato in psicologia, il fenomeno della _simpatia_, sulla quale non a torto Adamo Smith fondava la morale.

=8.=—La simpatia fisiologicamente si rapporta alla teoria delle azioni riflesse; psicologicamente è l’attitudine a riprodurre in noi i piaceri ed i dolori dei simili; sociologicamente è la base della legge di solidarietà umana; naturalmente non è che uno dei tanti modi della legge universale di attrazione. Le distinzioni, che delle forme svariate della simpatia, massime sotto il riguardo fisio-patologico, fecero gli scrittori, sono argomenti della importanza ad essa generalmente attribuita e dell’obbligo che si ha di tenerne quel conto che effettivamente merita.

Barthez distingue le _sinergie_ dalle _simpatie_; Tissot le simpatie _attive_ e le _passive_; Hunter le simpatie per continuità e le simpatie per contiguità. Noi, riferendoci al sistema meccanico unitario, diciamo che anche la simpatia debba spiegarsi con la legge di attrazione di centri di energie e con la più agevole trasformazione di movimenti per le vie di _minore resistenza_. Quindi è che la simpatia, nelle relazioni con i simili, è la ragione davvero efficiente della imitazione; poichè questa non si verificherebbe se tra esseri consimili intercedesse tale avversione da allontanarci irremissibilmente l’uno dall’altro. In conclusione, e tenuto presente tutto quanto è sopra detto, possiamo tirare l’infrascritta prima legge: L’_attitudine ereditaria inclina verso l’azione attrattiva di energia similare per la prevalenza di potere di simpatia_. L’osservazione quotidiana è che i simili si attraggono con i simili; tra essi, qualche volta, si desta una corrente di affinità irresistibile. Sono le molecole fisiche sociali, che si attraggono, si unificano per formare l’essere virtuoso o il delinquente: è l’immanente potere della vita nelle variazioni delle forme omogenee ed eterogenee, è la perpetuazione degli individui e delle specie nella selezione continua organica e sociale.

La seconda legge, di evidente applicazione all’ambiente del delitto, è che _la simpatia agisce con l’attenuare la forza di arresto delle tendenze antagoniste, col rafforzare la efficacia degli stimoli analoghi tra energie a contatto, con l’abituare l’attenzione a trascurare ciò che meno ci alletta, con l’unificare i motivi sinergici_.

Chi abbia l’agio di osservare l’amicizia di individui dediti al delitto, vedrà che tra gli stessi ogni divergenza di opinioni o di abitudini tace allorchè trattasi di stringersi nella vicendevole fiducia di sentirsi adatti a commettere date azioni, e nel suggestionarsi, con sforzi reciproci, a non temere la minaccia della legge o le difficoltà che ostacolano la perpetrazione del reo disegno. La forza di simpatia duplica in ciascuno la spinta al delitto, come smorza o attenua l’opera della controspinta; oltre che fa sorgere un senso di compiacimento per l’opera propria, purchè questa riesca gradevole altrui.

Una terza legge, che nelle osservazioni pratiche potrà tanto giovare, è la seguente: _La simpatia, in quanto influisce ad organizzare la coscienza criminosa, distinguesi in individuale o collettiva, diretta od indiretta; la prima attiene alle persone con cui si abbia uniformità; la seconda dipende dalla inclinazione a voler commuovere favorevolmente la pubblica opinione_.—L’influsso della pubblica opinione sull’animo del delinquente è di estrema considerazione. Consistendo, d’ordinario, il delitto in prevalenza di _forza_ o di _astuzia_, porta seco la lusinghiera persuasione del compiacimento di coloro da cui amiamo essere ammirati e dell’ammirazione della generalità degli uomini.

=9.=—La prima fonte di morale degenerazione è la mal costituita famiglia; il primo rimarchevole fattore è l’economico.

Anche a non accettare le estreme conclusioni del materialismo storico, che coordina tutti i fenomeni sociali al sottosuolo dei rapporti economici e pretende che dall’espandersi delle energie produttive sieno determinati gli incessanti contrasti, cause di cambiamenti nella vita pubblica o privata, egli è ragionevole ritenere che la mancanza o la deficienza dei mezzi necessarî alla esistenza ed alla disciplina delle personali facoltà debba molto concorrere all’arresto d’incremento progressivo dell’organismo fisico e morale. Il problema, tuttochè complesso negli elementi, è di facilissima soluzione a chi attenda a quanto avviene tuttodì sotto gli stessi suoi occhi. La miseria è baratro scavato ai più nobili sentimenti morali, alle migliori iniziative dell’esistenza: è tenebra in cui il lume della intelligenza poco a poco si spegne; è causa di sconforto e di esaurimento per le volontà più robuste e meglio agguerrite. A contatto forzato con genitori scioperati, bevoni, dediti al vizio, al delitto; in mezzo a gente non guidata che da motivi di egoismo; privi di controstimoli o di esempî di virtù; col microbo latente e costituzionale del delitto, chi vorrà pretendere atti onesti da uomini sì sventurati? Aggiungasi l’opera incessante, potente dei pregiudizî, il falso convincimento d’una morale fittizia esclusivista, e si avrà il dato giusto del come e perchè la famiglia sia, nei bassi fondi sociali, la vera scuola della demoralizzazione e degli istinti perversi.—Dimandato F. B., un giovanetto di 17 anni, da me difeso pel reato di omicidio, dopo altre due condanne per ferimenti, perchè mai, senza sufficiente motivo, in tenera età si fosse reso colpevole di delitto sì grave, rispondendomi, mi raccontò una lunga istoria di reati in famiglia, dei quali uno di assassinio commesso dal padre morto in carcere, e concluse: «Che cosa potevo far io se non uccidere il primo che mi avesse offeso?». Difesi, in tempi diversi, sei individui della famiglia D. F., tutti per delitti di sangue: l’ultimo rivoltosi al mio patrocinio, perchè responsabile di ferimento, essendo stato richiamato sui precedenti dei congiunti, mi rispose: «Non è a meravigliarsi; è malattia di famiglia!...».

La educazione può molto modificare i pervertimenti ereditarî, ed aiutare lo sviluppo dei buoni semi: ma per educazione, osserva Lombroso, intendiamo non le semplici istruzioni teoriche che di raro giovano, anche agli adulti, per cui vediamo sì poco approdare la letteratura, i discorsi, le arti dette moralizzatrici, e meno ancora le violenze con cui al più si ingenerano degl’ipocriti, si trasforma non il vizio in virtù, ma il vizio in un altro vizio; bensì una serie di impulsioni, moti riflessi sostituiti lentamente a quegli altri che furono cause dirette o almeno favorevoli al mantenimento delle prave tendenze, e ciò col mezzo dell’imitazione, delle abitudini gradualmente introdotte colla convivenza in mezzo a persone oneste e con precauzioni sapienti per evitare che sorga in terreno adatto a proliferarsi l’idea fissa che vedemmo divenire sì fatale nell’infanzia»[23].

=10.=—La seconda fonte più abbondante e più probabile di morale degenerazione e di preparazione al delitto è l’ambiente di necessità sociali analogo alla classe a cui ciascun di noi appartiene.

I fattori dell’umano progresso, generalmente intesi sotto il nome comune di civiltà, in quanto sono elementi differenziati di maggiori attitudini nella lotta per la vita portano la conseguenza di accrescere la incapacità di adattarsi alle risorse di cui si contentavano i nostri avi. Indi è che, come bene osserva Féré, la consumazione di alimenti, di eccitanti, di materie d’ogni specie da soddisfarsi si accresce di giorno in giorno.

«Per soddisfare i suoi bisogni incessantemente moltiplicati, l’uomo si esaurisce nella lotta contro gli elementi; ed è per compensare gli effetti di questo esaurimento ch’egli si sforza di chiamare in aiuto delle deboli sue braccia le risorse del suo spirito, le quali dovranno compensare con molteplici invenzioni la insufficienza delle lor proprie forze. Ma ciascun nuovo sforzo di adattazione, ciascun progresso di ciò che noi chiamiamo civilizzazione, è una nuova causa di esaurimento il quale si manifesta ognora con più intensità sugli individui maggiormente indeboliti. Questi individui divengono ben tosto incapaci di continuare la lotta, e soccombono sia a disordini generali della nutrizione, sia a degenerazioni più o meno localizzate, trasformandosi in affezioni organiche diverse o in disordini funzionali con predominio verso l’organo il più debole»[24].

Nelle attuali condizioni di lotta per l’esistenza, in particolare nelle città, è sopratutto il sistema nervoso centrale che sopporta le spese del lavoro d’adattazione; l’esaurimento può risultare tanto per sforzi fisici che psichici. «Uno dei principali effetti dell’esaurimento nervoso è l’incapacità dello sforzo continuato. È vero che per i soggetti congenitamente sani e ben conservati il lavoro eccessivo non determina che una fatica in generale facilmente riparabile; ma, se a questo lavoro eccessivo si aggiungono delle privazioni di ogni sorta, ne segue un esaurimento più profondo e più duraturo, il quale non pure favorisce la discesa individuale, ma ancora prepara le attitudini morbose della generazione seguente. È meno in ragione della fatica personale che in ragione dell’esaurimento ereditario, dello spossamento capitalizzato, che la razza subisce l’imposta progressiva della degenerazione e diviene meno capace di sforzi produttivi»[25].

=11.=—I moltiplici esempî di vizî e di azioni delittuose agiscono, sulla organizzazione della coscienza criminosa, con la forza di stimoli suggestivi. Nè alcuno più dubita sull’effetto degenerativo della suggestione in ambiente propizio alla germinazione di esempî viziosi. Essa altera profondamente la psiche, producendo perversioni nella sensibilità e nelle più alte funzioni cerebrali; giunge perfino a mutare interamente i caratteri della personalità ed a far sorgere inclinazioni e bisogni per lo innanzi sconosciuti. L’effetto equivale ad una stratificazione graduale di sentimenti e di idee, all’abitudine d’adattazioni coscienti o incoscienti a percepire in diverso modo la realtà, a creazione di poteri psichici difformi dai precedenti, a risultati psicofisici con relazioni ed indirizzi nuovi. Dopo alcun tempo, più o meno lungo, il candidato al delitto si trova preformato e preparato all’esperimento; non mancano che le occasioni, le quali, di certo, non si faranno guari attendere.

Lo avete voi mai osservato quel fanciullo che, poco amante di un’ordinata e costante occupazione, ama spesso sfuggire all’autorità paterna e si abbandona al vagabondaggio; buona parte della giornata, di niente altro preoccupato che di provar gusto nel giuoco, nei piccoli vizî, negli atti di sopraffazione, nell’uso di audace astuzia pel conseguimento di qualche intento, con imprevidenza dell’avvenire, con trascuratezza di ogni atto meritevole di lode? Seguitelo nei susseguenti anni della vita. Egli un bel giorno si ribellerà all’autorità dei genitori; ne schernirà i consigli, acquisterà di sè la coscienza autonoma d’una energia disordinata, in lotta con i freni sociali, con chiunque gli apparisca di ostacolo alla soddisfazione di bisogni resi urgenti dalla eccezionalità di vita. Lo sforzo di vincere le difficoltà, nella lotta impegnata, si traduce in un aumento di pericoli di soccombere, da un istante all’altro, sia sotto la sanzione repressiva della legge, sia sotto la reazione altrui; finisce, però, sempre o con l’esaurire la energia, causando qualche forma di degenerazione, ovvero col trasformare fisicamente e psichicamente il soggetto e spingerlo irremissibilmente nel baratro del delitto. È la storia uniforme di quasi tutti i frequentatori della prigione: dalla vita di disordine si passa al vizio; dal vizio al delitto.

=12.=—Non poca influenza deve attribuirsi a tutti i motivi sentimentali che agiscono direttamente sulla immaginazione. È incredibile dire quanta forza suggestiva sulla pubblica opinione e sui singoli animi possano esercitar delle credenze artificiosamente o morbosamente ridestate; dei sentimenti di malintesa pietà, di falso entusiasmo, di un’attesa ansiosa, di un volere imposto fin con la costrizione di morale supremazia. Dapprima quello che è impossibile fin anche a pensarsi, appare possibile, ma sotto condizioni eccezionali; poi si rende plausibile con le date circostanze di fatti; indi si ritiene per sicuro, anzi certo, e finisce con l’impossessarsi degli animi e col trascinarli fatalmente là dove la ragione non avrebbe giammai permesso che si arrivasse.

La immaginazione, massimamente se ravvivata dal sentimento, è la facoltà magica che tutto trasforma e colorisce, alcuna volta in bene, quasi sempre in male. Chi potrà mai calcolare l’effetto dinamico, sulla immaginazione di poveri degenerati o deboli di mente, prodotto per la teatralità di drammi giudiziarî dai colori i più foschi, dalle scene le più atroci? Chi è abituato, avvocato o magistrato, nelle aule dei Tribunali e della Corte di assise, ha dovuto, oh! quante volte, accorgersi che di fronte alla figura audace, feroce d’un imputato od accusato, il pubblico minuto di persone indifferenti, di donne, di ragazzi, restava estasiato, ammirato. In quelle ore di pubblico spettacolo, in quel periodo di ansie, di godimento morboso, la coscienza degli spettatori è così suggestionata, è così scossa che, quando si arriva all’epilogo o della condanna o dell’assoluzione, molti buoni sentimenti si saranno affievoliti, correnti passionali han preso possesso della coscienza, germi deleterî di pervertimenti futuri han messo radice: e dire che tutto questo succede perchè la giustizia funzioni!

CAPO VI.

Le norme fondamentali della psicologia criminale.

1. Si riassumono le principali verità in precedenza svolte.—2. Norma che guidar deve la conoscenza dei rapporti interni con i fenomeni esterni; legge principale di anomalia del delitto.—3. L’ordine morale ed il processo di arresto inibitorio.—4. L’_autosuggestione motrice_; legge della risultante impulsiva al delitto.—5. Rapporti dinamici e logici tra i motivi.—6. Processo organico ed accidentale dei motivi criminosi.—7. Conservazione e sviluppo dei fattori psicofisici del delitto.—8. Legge di _atipicità_; tipo antropologico del criminale.—9. Disintegrazione dell’anima del criminale; dissoluzione della funzionalità psicofisica organica.—10. In che, psicologicamente, consiste tale dissoluzione.—11. La teoria degenerativa del delitto.—12. La fenomenologia clinica di dissoluzione della personalità.—13. Norma per constatare la ipotesi del processo evolutivo della energia criminosa e la ipotesi d’intervento di qualche affezione patologica; differenza tra anomalia ed infermità; importanza psicologica del criterio della pena.—14. Inefficacia scientifica e pratica delle perizie psichiatriche.—15. Disposizioni dell’articolo 46 e 47 del Codice penale; quali sieno le norme dei periti perchè riescano a constatare le condizioni di integrità psichica necessaria alla imputabilità penale.—16. Necessità, pel perito, di una seria coltura psicologica.—17. In che consistano il metodo di _esperimento_ e quello di _osservazione_; l’indirizzo sperimentale nei fenomeni psicologici; come debbano servirsene i periti psichiatri.—18. Ragioni di antagonismo tra periti e magistrati: dovere del perito psichiatra; dovere del psicologo e del giurista.

=1.=—Pervenuti a questo punto sentiamo il bisogno di riassumere le verità che sono la base di ciò che in prosieguo verrà svolto.

Abbiamo detto che il delitto sia un prodotto di attività psicofisica effettuata nell’azione antigiuridica esteriore. Questa attività è sottoposta alla _continuità_; il suo processo, nel tempo, ha un principio ed una serie di atti consecutivi i quali cessano con la violazione della legge penale. La detta attività, soggettivamente presa, tende alla formazione della coscienza criminosa; gli atti psichici corrispondenti si risolvono nell’associazione di fatti elementari organizzati ed unificati secondo leggi statiche e dinamiche. I fatti psichici criminosi non sarebbero possibili senza il fondo di degenerazione ereditaria o acquisita, senza la _divergenza_ o l’_allontanamento_ dell’attività psichica dalla comune linea di condotta sociale. L’attività soggettiva del delinquente è causata pel funzionamento di un’_energia criminosa_ specializzatasi nella trasformazione, dell’azione esterna o interna dei motivi, in impulsi al delitto; oggettivamente essa consiste nella serie dei fattori fisici e sociali che predispongono l’azione esterna in antagonismo con l’interno processo di arresto inibitorio e con i controstimoli reattivi.

=2.=—Ammessa l’anomalia del delitto, le leggi che ne accompagnano la genesi e lo sviluppo debbono presiedere fin dai fattori elementari dell’attività psichica; da quando incomincia la organizzazione della coscienza criminosa con integrazione degli elementi costitutivi.

Nella serie dei rapporti interni con i fenomeni esterni, in particolar guisa se trattasi di conoscenza di fenomeni sociali, la norma che ne regola la disamina e la nozione è quella che non si scosta dalla costanza di realtà delle cose. Sorprendere e concepire la realtà dei fenomeni esterni val quanto sentire e rappresentare nel campo visivo della coscienza la identica _attualità_ statica o dinamica di ciò che corrisponde alla verità degli obbietti presi a considerare. Il che, a ben riflettere, non si verifica se le condizioni antropologiche del soggetto non sono in istato di equilibrio funzionale; se tra esse non esiste coerenza di facoltà ed armonia di atti. Or, nella dinamica del mondo psichico in relazione col mondo esterno, l’alterazione di funzionamento avviene o perchè l’obbietto della cognizione non si percepisce adeguatamente per difetto dei sensi, o perchè, percepito, non si assimila che in modo erroneo. L’errore è relativo o alla conoscenza o all’affettività, perchè o nasce da alterazione di nessi di causalità, o è prodotto da esuberanza passionale del sentimento che ci offusca la mente e fuorvia la volontà. Dicendo _condotta retta_, vogliamo intendere conformazione delle nostre azioni alla realtà delle esigenze sociali: con lo scostarci dalla realtà non soltanto neghiamo implicitamente ed esplicitamente il nesso intrinseco di verità tra le cose, ma ci allontaniamo dalla maniera onde le cose ci si rappresentano.

Ciò premesso, osserviamo che la legge principale di anomalia del delitto è inerente allo stato di squilibrio di coscienza in contatto col mondo esterno; essa si concreta nella tendenza ad alterare l’ordine reale delle cose col seguire dettami di falsa logica. Questa tendenza, che assomma i coefficienti psicofisici degenerativi, si sostanzia nella preponderanza di sentimenti egoistici e nel difetto di adattamento di relazione.