Part 7
(22) Tutti i più dotti critici del mondo non cessano di rimarcare, che nello stato in cui trovasi attualmente la terra è presso che impossibile che possa accadere un Diluvio universale, che cuopra di 15 cubiti le sommità delle più alte montagne. Il mare preso in complesso non ha, si dice, più di 300 passi di profondità; le montagne le più elevate, come il monte Gordiano, o di _Ararat_ non eccedono 3000 passi la superficie del mare. Quindi senza calcolare che la capacità del globo si dilata a misura ch'ei s'inalza, sarebbe duopo necessariamente 12, o 15 volte tant'acqua, quanta è la massa della terra nella congerie marcata dalla Genesi; e com'essa non rapporta che de' mezzi naturali, cioè, l'apertura dell'abisso, e la caduta delle pioggie, sembra che prevenga la risposta che si potrebbe addurre, dicendo che Dio creò per l'esecuzione di simile flagello una nuova quantità di acque che desso volle in seguito annientare. Egli non si servì, secondo la Scrittura che del vento per diseccarle; così conchiude il _Lenglet_ (_pag. 187_). V'ha, per altro, luogo di credere, che il mezzo ch'esso ha preso per ispargerle sulla terra, non fosse meno naturale.
Essi medesimi sostengono inoltre ch'egli era impossibile che le pioggie fossero stato tanto abbondanti per cagionare un simile effetto, essi appoggiano i loro sentimenti sull'opinione del filosofo _Mersenna_, il quale prova con delle dimostrazioni esatte, che le borrasche le più violenti non giungono e versare che un polso, e mezzo di acqua ogni 30 minuti primi, ciò che farebbe 6 piedi nello spazio di un solo giorno; e il Diluvio non essendo durato che 40 volte 24 ore, supponendo le più alte montagne a 2000 passi di elevazione, che è un terzo meno della loro altezza, bisognerebbe, non per sormontare, ma anche per uguagliarle, che il Cielo avesse versate in 24 ore 125 piedi di acqua, in vece di 6 che desso versa nelle più gran tempeste; ciò che i filosofi asseriscono eccedere la possibilità della natura. (_Lett. Juiv. T. II. Lett. 35 pag. 36 e 37_).
Varj altri Scrittori hanno preteso che il Diluvio non era stato universale, ma che Dio non avea avuto che l'intenzione di punire un popolo ingrato alle tante beneficenze di cui lo avea esso colmato. I medesimi vollero parimente fare servire la Scrittura e fortificare la loro opinione, e quindi hanno essi spiegato in loro favore quel passaggio della Genesi dove leggesi espressamente, che i figli di Noè _Ab his divisæ sunt gentes in terra post diluvium_, (_Cap. X. v. 32_) apparisce da ciò che i figli di Noè non solo aveano divise la terra fra d'essi, ma ancora le nazioni che vi abitavano, lo che ritroverebbero contrario alla pretesa inondazione universale di tutta la terra.
(A) _Gen. cap. 7 v. 22._)
(B) _Ibid. cap. 9 v. 24._)
(23) Oltre che lo stesso Creatore Supremo fece, senza mistero, espressamente conoscere per bocca del Profeta (_Isaia cap. 58. v. 5 6 7_) non essere già il lungo digiuno, le interminabili ossecrazioni, le complicate cerimonie rituali, quelle che si esigono da esso, ma un puro, e integro cuore soltanto, noi avremo luogo di osservare altrove, che le Religioni che sono le più aggravate di dogmi, di pratiche, e di usi, lungi dall'essere le più ovvie a costituire la felicità de' suoi credenti, riescono, ad ogni riguardo, le più opposte all'umana ragione, le più tormentose allo spirito, e le meno osservate in ciò che possono le medesime racchiudere d'utile, di necessario, e di essenziale.
CAPITOLO V.
De' Precetti che soli dovrebbero costituire, la pretta Religione dell'Ebreismo fondata sul Codice Mosaico, ridotto alla sua vetusta purità.
Siccome niente riconosciamo più naturale nella complicata immensa catena degli esseri viventi; che succedersi l'un l'altro, colla pronta non interrotta propagazione delle speci differenti, la provvida natura con un declivio irresistibile ad ogni animale, distribuì gradatamente il suo adeguato instinto, in maggiore, o minore dose, che lo trascina con più, o meno veemente trasporto, ad accoppiarsi ad un essere omogeneo, affine di conservare inalterabile l'ordine primitivo già prescritto. Egli è dunque perciò che sebbene il Maimonide, facendo il riepilogo nomenclativo di tutti i precetti del Pentateuco, abbia stimato bene di dovere inserire quello della _propagazione_ per il primo (A), noi non possiamo questo assolutamente riguardarlo come tale, altro esso non essendo, come si disse, che un mero sentimento incitativo della natura, a cui niun essere vivente sulla terra, purchè fornito di organo, e d'istinto, non potrebbe certamente non aderire; mentre quello è identico, e comune agli enti ragionevoli, ed a' bruti. Quindi mi sembrerebbe più ovvio prescindere da questo, e stabilire altresì per primo Precetto del nostro nuovo sistema, quello comandato da Dio con tanto impegno, per tre volte, ad Abramo (B), in segno del patto perpetuamente irrefragabile di alleanza contratta da esso col Popolo che discendere dovea dal successivo suo lignaggio, cioè, 1. _La Circoncisione de' maschi l'ottavo giorno della loro nascita_ (24). E da questo Primo Precetto progredendo, noi passiamo tosto a dare per detaglio la nomenclatura generale di tutti gli altri da noi testè fissati.
2. Dalla sera in cui entra il plenilunio del mese di _Nissan_ (che coincide col Marzo, non essendo bisesto, od altrimenti coll'Aprile) per sette giorni dal 15 decorrendo, e tutto il ventuno dello stesso mese inclusivamente, non dovranno gli ebrei cibarsi di altro pane fuori che dell'azzimo, dovendo per detto spazio allontanare de tutti i loro recinti qualunque sorta di materia fermentata. Questa è contradistinta חג המצות (Hag Amazoth) _Pasqua delle azzime_; la medesima sarà solennizzata come tale durante sette giorni, ed il primo, e il settimo di esse ogni opera servile (eccetto che quelle che sono di un urgenza indispensabile) dovrà cessare interamente (25).
3. Credere nell'Esistenza semplicissima dell'Essere Supremo, nè adorare altri fuori di esso (26).
4. Non adorare simulacri di qualunque siasi specie, nè costruirli anche per uso di altri.
5. Non giurare il nome di Dio in vano.
6. Santificare il sabato, e non fare in esso alcun opera servile (27).
7. Rispettare i genitori, soccorrerli, e temerli.
8. Non uccidere.
9. Non adulterare.
10. Non rubare.
11. Non fare testimonianze false.
12. Non desiderare la roba, nè la moglie del prossimo.
13. Non ingannar lo straniere in parole nè in azioni.
14. Non opprimere le vedove, nè gli orfani.
15. Non molestare l'indigente per i suoi debiti, ma soccorrerlo ne' di lui pressanti bisogni.
16. Non bestemmiare Dio, nè il Sovrano.
17. Non cibarsi di animali immondi, nè de' serpeggianti, nè di pesci che non hanno ala, e squama, nè di volatili rapaci, nè di vermi generati dalla corruzione de' frutti, delle palludi, terreni ec. (28).
18. Non cibarsi di alcun animale difettoso, benchè non vietato, nè di quello morto naturalmente.
19. Non cibarsi di sangue di qualunque siasi animale (29).
20. Non commerciare carnalmente con la madre, nè con la matrigna, nè commettere incesto qualunque.
21. Non isposare madre, e figlia in verun tempo, nè zia, e nipote procedente dal figlio o dalla figlia, nè due sorelle insieme contemporaneamente.
22. Non accoppiarsi con la moglie in tempo de suoi mestrui, nè durante il corso del di lei Puerperio (30).
25. Non accoppiarsi co' bruti; nè con altro uomo.
24. Correggere il traviato senza farlo arrossire delle sue colpe.
25. Non ispionare.
26. Non vendicarsi del prossimo, nè conservare odio contro di esso.
27. Amare il proprio simile come se stesso.
28. Non giurare in nome delle false divinità adorate dai Popoli idolatri.
29. Non fare incisione d'idolatrìa sulle membra del corpo (31).
30. Non imitare i costumi de' Gentili.
31. Non castrare un Israelita per farlo Eunuco.
32. Festeggiare, e riposare il primo giorno della neomenia del settimo mese (32).
33. Digiunare il giorno decimo, del settimo mese, con astinenza totale di qualunque siasi nutrimento durante lo spazio di 24 ore dalla sera del 9 al tramontare del sole fino al periodo stesso del giorno dieci, e solennizzarlo colle medesime prescrizioni del sabato (33).
34. Solennizzare la festa delle capanne il giorno 15, e il 21 di detto mese; mangiare sotto le medesime per sette giorni, ed il primo di questi prendere la palma, il mirto, il salce, il cedro durante la preghiera di quella sola mattina (34).
35. Festeggiare l'ottavo giorno susseguente alla solennità delle capanne con gli stessi doveri delle osservanze imposte nel primo giorno, e nel settimo di detta festa (35).
36. Contare sette settimane; decorrendo dal secondo giorno della Pasqua delle Azzime, al termine delle quali solennizzare la festa delle primizie, così distinta festa di settimane colle prescrizioni medesime delle altre (36).
37. Non prestare ad usura (37).
38. Rispettare la virtù, e la vecchiezza.
39. Non prestare fede a' mendaci Profeti.
40. Non prestare fede egli aruspici, nè agli esorcizzatori.
41. Ubidire le leggi civili, senza, mai prevaricarle.
42. Venerare i luoghi Sacri (38).
43. Pregare Dio per la conservazione del Sovrano, e per la tranquillità dello Stato.
44. Non ritenere, nè ritardare le mercedi altrui.
45. Non abbigliarsi l'uomo delle suppellettili da femmina; nè questa ornarsi degli abiti di quello (39).
46. Non commettere azioni che possano cagionare scandalo.
47. Osservare, e mantenere con esattezza le promesse pie.
48. Proclamare i novilunj (40).
49. Credere nell'Immortalità dell'anima umana (41).
50. Restituire gli oggetti perduti al loro legittimo proprietario.
51. Usare ospitalità cogli stranieri.
52. Una femmina divorziata passata a seconde nozze, ed indi restata vedova, non potrà più accoppiarsi col di lei primo consorte.
53. Chiunque avesse avuto commercio violentato con una fanciulla senza renderne consci i di lei genitori, esso è in dovere di sposarla, senza poterla in alcun tempo ripudiare.
54. Instruirsi nella legge mosaica.
55. Non mormorare contro un sordo, od una persona assente.
56. Non mettere impedimento davanti un cieco.
57. Non negare ciò che si è ricevuto in deposito.
58. Non uccidere gli animali co' loro piccoli entro lo spazio di un medesimo giorno (42).
59. Tenere le bilancie, i pesi, e le misure giuste.
60. Non alterare i Precetti della Scrittura con inutili commenti (43).
In seguito dunque delle indagini le più accurate, e lo più profonde, tali noi ritrovammo potere in massime ridurre tutti i _Precetti_, gli _Statuti_, ed i _Giudizj_ proclamati già da Mosè al Popolo ebreo de' suoi tempi (44).
Ma sul dubbio che alcuno s'inducesse quì ad obbjettarmi (animato forse da impocrito zelo) come una diminuzione, in apparenza, sì rimarcabile, potrebbe ragionevolmente farsi luogo in un Codice, che oggi conta ormai 30 e più secoli, e sempre intatto conservatosi nel mondo, senza che alcuno in verun epoca osasse minorarne il valore, nè alterarlo, io non debbo dispensarmi del fare illativamente riflettere, in primo luogo; che il Popolo ebreo non potea fino ad ora determinarsi giammai ad un tale partito salutare, atteso che dopo la memorabile sua dispersione, desso non ebbe in alcun tempo un protettore per difenderlo; un padre sensibile per interessarsi de' suoi solidi, e durabili vantaggi; un NAPOLEONE in fine per illuminarlo, e fare ad esso ampliamente comprendere che ciò che era necessario nella Palestina potrebbe essere inutile in Francia, ed in Italia, siccome quello che è adottato ottimo in un tempo, viene sovente considerato riprovabile in un altro; e che 30 e più secoli di antichità non potranno mai trasformare l'accessorio in essenziale, nè l'errore in verità (45). Ed ecco propriamente le solo vere dimostrate cagioni per le quali niuno ha osato giammai per l'addietro effettuarlo.
In secondo luogo poi, trattandosi di un oggetto sì rilevante, quale apparisce una sì enorme restrizione di oltre nove decime parti de' Precetti Mosaici, affine di diminuire la sorpresa che recare dessa forse potrebbe nella riscaldata fantasia de' zelanti, noi entriamo nel Capitolo seguente a produrre in detaglio i genuini motivi pe' quali fummo costretti ad abrogare anche una gran parte degli altri che parrebbero escludere interamente quelli che comprendono le due prime classi, ed entrare al contrario nell'ordine della terza, riguardata da noi come ovvia, e necessaria a costituire, o fissare solidamente il propostoci nuovo piano di riforma del Culto del Popolo d'Israel.
(A) _Genesi cap. 1. v. 20._
(B) _Ibid. cap. 17 v. 10 11 12._
(24) I Rabbini oltre la recisione del prepuzio, comandata da Dio al Patriarca Abramo, vi aggiungono cert'altra operazione, che chiamano פריעה (Peringha) _scuoprimento_, che vogliono doversi fare scuoprendo colle due unghie del police (che gli addetti a tale ufficio denominati מוהלים (mohelim) _circoncisori_ lasciano espressamente accuminate) la tenue pellicola che copre l'orificio dell'uretera dopo la recisione del prepuzio, affinchè la sommità della corona del pene resti per ogni parte dilatata; essi appoggiano questa nuova prescrizione sul comando che Dio fece a Jesuè di circoncidere gl'Israeliti una seconda volta. _Eo tempora ait Dominus ad Josuè: Fac tibi cultros lapideos, et circumcide secundo filios Israel_. _Jos. c. 5 v. 2._ L'autore del _Berescit Rabah_ la pretende inserita nell'ordinazione fatta da Dio stesso ad Abramo con la replica di המול ימול (himol, imol) _circoncidere circonciderai_. _Gen. cap. 17 v. 13._ quale replica (aggiugne quell'autore) riguardare si potrebbe come affatto inutile, se non volesse altro significare che la semplice recisione del prepuzio (Ved. _Talmud Trat. Ievam. c. 71 p. 2 Comm. Tossaf. Id. Com. R. Ief. Toar._) fermi dunque in tale opinione i Rabbini conchiudono che מל ולא פרע כאילו לא מל (mal velò parangh cheilu lo mal) _chiunque circoncidesse senza lo scuoprimento, è come se non avesse circonciso_. (_Ved. Iorè Deng. cap. 264 § 4 Mis. fol. 137._). Le Nazioni che menzionammo anticamente praticarla, non usavano lo scoprimento; siccome non lo conoscono nè pure i Musulmani a' nostri tempi.
(25) _Dies prima erit Sancta, atque Solemnis, et dies Septima eadem festivitate venerabilis: nihil operis facietis in eis, exceptis his quæ ad vescendum pertinent_. _Exo. cap. 12 V. 16._
Questa Pasqua è stata instituita in commemorazione dell'uscita prodigiosa del Popolo ebreo dall'Egitto; ed essa è chiamata _delle azzime_, riferendo al pane senza lievito di cui si è esso alimentato, che per fretta di sua partenza non potè lasciare fermentare: la medesima è distinta dalle sacre pagine col nome di פסח (Pesah) a cui la Scrittura istessa assegna l'etimologia di פסח (Passah) che significa _saltare_, o _tragittare_ alludendo al tragitto che fece l'angelo sterminatore nella notte dell'orribile strage de' primogeniti dell'Egitto, lasciando illese le abitazioni degli ebrei, e portando la desolazione, e la morte in quella de' loro barbari oppressori:_ Transibit enim Dominus percutiens Ægyptios cumque viderit sanguinem in superliminari, et in utroque poste, transcendet ostium domus, et non sinet percussorem ingredi domos vestras et lædere_ _Exo. Cap. 12 v. 23._
Ma senza nulla spiegare sul valore intimo di sì fatta etimologia, non si potrebbe farla inoltre significare il passaggio repentino che fece il popolo ebreo dalla schiavitù, alla libertà? Io la riguarderei molto più degna del nitido fonte da cui parte; riserbandomi a parlare delle tante superstizioni che hanno luogo in questa Pasqua presso gli ebrei, allorchè mi emergerà in seguito di ragionare de' Talmudisti, e de' loro interminabili commenti.
(26) Il deciso ingenuo trasporto che io sento per la verità, mi astrigne a dovere quì formalmente smentire l'opinione che da varj pensatori stravaganti si è preteso erroneamente sostenere con qualche pertinace asseveranza, cioè che i due punti essenziali reggenti qualunque sistema religioso, l'Esistenza di Dio, e l'immortalità dell'anima umana, sono interamente tacciuti da Mosè; nè che questi dogmi trovinsi menzionati, di sorte alcuna, in verun luogo del Pentateuco. In quanto alla prima si porrebbe, senza scrupolo, tacciare di delirio chiunque volesse immaginare che gli ebrei potessero dubitare un solo istante dell'esistenza di un Essere, che ad ogni momento manifestavasi ad essi ora con proteste, or con prodigi, or con minaccie, ed ora con gastighi differenti. Oltre a ciò quante volte ritrovasi nella Scrittura la confessione esplicite e universale di tutto questo Popolo di credere, obbedire, ed adorare il Dio de' suoi Padri? E il primo dei comandamenti del Decalogo non forma egli la prova la più convincente, e la più chiara dell'Esistenza di un Dio? Perciò che riguarda poi l'immortalità dell'anima umana, di questa sarà da noi parlato quanto fa duopo nella susseguente Annot. 41, dove la Scrittura stessa concorrerà con eguali prove irrefragabili a dimostrarla.
(27) Supponendo che la creazione dell'universo avesse il suo primitivo cominciamento il giorno che noi chiamiamo Domenica, da questo decorrendo sette giorni, che tanti furono, secondo il primo capit. della Genesi, quelli che Dio ha impiegati in tutta l'opera immensa tratta dall'onnisciente suo consiglio, il giorno settimo fu contraddistinto col nome di שבת (sciabat) che significa _Riposo_. Quindi è che Mosè lo ha instituito come un giorno sacro dedicato perpetuamente al Creatore, ed un giorno di delizia, e di ricreazione: ma come gli ebrei Talmudisti lo abbiano in seguito alterato, colle infinite superstiziose cerimonie che vi aggiunsero, noi lo dimostreremo fra qualche breve momento, non essendo quì l'opportuna occasione di ragionarne.
(28) L'astinenza di certi animali per principio di Religione, non era già dogma particolare unicamente degli ebrei, i popoli attigui ne facevano lo stesso. I Sirj, e gli Egizj non mangiavano pesce, ed Erodoto (_cap. 2._) assicura che per motivo di superstizione, se ne astenessero anche i Greci. I Tebani non si cibavano di montone, atteso che adornano _Ammone_ sotto il simbolo di un becco, ma uccidevano le capre; altrove astenevansi delle capre, ed uccidevano il montone. I Sacerdoti dell'Egitto si astenevano de tutti que' cibi, siccome pure da tutte quelle bevande portate dalle estere città (_Porphy. Abstin. 4_); erano loro parimente vietate le bestie che hanno il piede di figura rotonda, ovvero in più dita partito, o che non hanno affatto corna, egualmente che degli uccelli di rapina; e durante l'intervallo delle loro purificazioni, astenevansi anche dagli ovi (_Herod. Ibid._). Tutti gli Egizj reputavano immondo il porco, non già perchè non rumina, ma perchè desso è attaccato sovente da una specie di lepra dalla quale si ripete, secondo gli osservatori, la prima, e la sola cagione delle peste a cui è ora soggetto quasi tutto l'oriente, dove questi animali allignavano un tempo con un affluenza incalcolabile, e gli stessi Egizj portavano il loro scrupolo a tal segno che chiunque ne avesse toccato uno, anche per accidente, dovea tosto lavarsi tutto il corpo, e le vestimenta (_Ibid._). Platone ancora fieramente inveisce contro quelli che si cibano, e nutriscono questo animale. Non avvi alcuno che ignori che attualmente pure, i Bracmani delle Indie, non mangiano, e non uccidono alcuna specie di animale, ed è cosa conosciuta che vivono in tal foggia da oltre venti secoli.
Da tutto l'esposto dunque chiaro apparisce, che le instituzioni di Mosè, concernenti le indicate astinenze non avevano niente di straordinario, ne di nuovo sulla terra; ma sembrami che quelle non tendessero propriamente che a ritenere il popolo entro i limiti della continenza, e vietando ad esso l'uso di certi cibi, si può arguire con qualche grado di certezza, non essersi Mosè prefisso altro disegno che la sua sanità, e i suoi costumi: esso vietò agli ebrei di mangiare sangue, come un cibo non solo assai difficile a digerire, ma in ogni senso ripugnante all'essere umano (vedi la seguente Annot. 29). La carne di porco, o di majale è ancora molto aggravante per lo stomaco, e di penosa digestione; lo stesso dicasi de' pesci che non hanno ala nè squama, la loro polpa regolarmente è oleosa, e grossa, e quindi oltremodo perniciosa al corpo umano. In tale maniera, per non più diffondermi di soverchio, si possono assegnare delle ragioni molto efficaci, della massima parte di simili divieti.
(29) Le stesse identiche regioni stabilite poc'anzi per l'astinenza di certi cibi si possono fondatamente assegnare (come osservammo) alla proibizione del sangue, e solo potrebbe quì aggiugnersi, che siccome da questo fluido è sostenuta, e alimentata l'esistenza di ogni vivente, così l'uomo facendosene il nutrimento potrebbe con fierezza maggiore, e meno ribrezzo incrudelire contro il proprio suo simile, nella guisa che l'ho chiaramente dimostrato in altro luogo, parlando delle carnificine che miransi fare ogni dì pubblicamente degli animali destinati per l'uso della mensa quotidiana dell'uomo (vedi _l'Annot. 25 al tom. I. delle Notti Campest. pag. 80._)
(30) Questa è parimente una prescrizione di sanità, non meno dell'altra tendente al medesimo salutare disegno. La femmina imbrattata de' suoi corsi mestruali, essendo soggetta ad uno scolamento perenne di sangue _viziato_, come chiamano i medici, accoppiandosi ad un uomo in tale stato, in cui essa è più facilmente suscettibile di concezione, non solo pericolerebbe forse di generare una prole difettano viziata; ma ridurrebbe l'uomo pure ad acquistare frequenti malattie flogistiche, se si vuole avere riguardo alle varie _discrasìe_ delle quali può essere affetto, e di cui ei perverrebbe dopo un lungo periodo di tempo, e con gran pena a liberarsi; le medesime ragioni si possono probabilmente assegnare al tempo de' _lochii_, o purgazioni alle quali è la puerpera soggetta dopo lo sgravamento del parto, lo che gli lascia una spossatezza tale che potrebbe cagionarle delle funeste conseguenze unendosi ad un uomo, sebbene il pericolo dalla parte di questo, per quanto asseriscono i medici, non sia tanto considerabile nè sì dannoso come nel primo caso.
(31) Era costume generalmente praticato da' Pagani dell'antichità, di incidere sopra a qualche parte del loro corpo le figure degl'idoli, e de' simulacri adorati da' medesimi, co' simbolici caratteri allusivi ch'essi vi applicavano. I cattolici romani de' nostri tempi hanno adottato questo abominevole costume, specialmente la parte idiota di questo popolo; barcajuoli, nautici, operai, facchini, ed altri di tal fatta, i quali colla punta di un ago immersa nell'inchiostro, che fanno con eccessivo spasimo penetrare entro la cute, o di un braccio, o di una mano, od anche del petto, imprimono qualunque immagine, o carattere che niun arte umana è giammai sufficiente a cancellare.
(32) Molti Commentatori hanno creduto che questa festa, altrimenti chiamata _delle trombe_ (_Num. cap. 9 v. 33._) fosse instituita affine di rendere grazie a Dio per avere data la legge al suo Popolo sul monte Sinai fra i tuoni, e lo strepito delle trombe, ossia _Scioffar_ (tuba) di cui sarà da noi parlato altrove (ved. la seguente annot. 51), altri opinano che questa festa fosse instituita per avvertire gl'Israeliti che in quel giorno cominciava _l'anno civile_, onde eccitarli e servire Dio con maggiore divozione nell'anno nuovo; e disporli nel tempo stesso alla festa del Digiuno di Espiazione, che dovea solennemente celebrarsi nove giorni appresso.