Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 6

Chapter 63,505 wordsPublic domain

(15) Chiunque versato nella mitologia della prisca età del mondo può ad evidenza conoscere come gli antichi Arabi furono gli inventori di molte favole, e bizzarre allegorie le quali, nella progressione de' tempi, acquistarono voga presso una gran parte degli antichi popoli della terra. Fra le innumerabili altre che quelli hanno immaginato, può annoverarsi l'Istoria dell'antico Bacco, che supponevano molto anteriore al tempo in cui gli ebrei fissano l'esistenza di Mosè. Questo Bacco dunque, nato nell'Arabia, avea scritte lo sue leggi sopra due tavole di pietra; si chiamò _Misem_, gli Arabi lo dicono _salvato dalle acque_, e tale è la genuina significazione egiziaca di questo nome; esso avea una bacchetta colla quale operava delle gesta sorprendenti; questa verga si trasformava in serpente quando ei volea; raccontano parimente che questo Misem passò il mare rosso a piede asciutto alla testa della sua armata, esso divise le acque dell'Oronte, e dell'Idaspe, e le sospese a diritta, ed a sinistra; una colonna di fuoco rischiarava i passi della di lui armata durante la notte. Questa favola era si antica che molti Scrittori de' primi secoli del cristianesimo supposero che questo Misem, questo Bacco fosse Noè. Or può egli mai ritrovarsi una rassomiglianza più prossima di quella che si scorge tra Bacco, e Mosè, fra le gesta, le circostanze, e il nome del falso Dio Egizio, e i portenti, le operazioni, e il nome stesso del Legislatore ebreo? Io non oso approfondire di soverchio tale odibile confronto; lascio a' filosofi perspicaci, a' mitologici, ed agl'intelligenti le indagini più vaste, e più analitiche di un assunto sì arduo, e stravagante, e abbandonando gli increduli in preda al loro delirio, io preferirò sempre frattanto un eccelso Ministro del Dio di verità a quelli che non lo sono che dell'errore e della menzogna.

(16) Fossero quì terminati almeno gli essenziali doveri dell'ebreo, il compimento non ne riuscirebbe sì malagevole ad eseguirsi, massimo oggi che la situazione di questo popolo cotanto differente essendo da quella in cui era a' tempi di Mosè (come a luogo più opportuno mi farò a dimostrarlo) egli si troverebbe dispensato dall'osservanza delle nove decime parti almeno di simili Precetti: ma e quale vantaggio di vedersi da una parte attualmente alleggerito di una affluente quantità di pratiche e cerimonie, s'egli trovasi dall'altra eccessivamente aggravato di altrettante che gl'imposero le glose, le parafrasi, e i commenti? (Ved. la _Nota_ 21. susseguente) Io rifletto che non avea in questa parte tutto il torto S. Pietro allorchè dicea; che il giogo della Legge era sì opprimente (e notisi che a' tempi di Pietro nè la Misnà, nè il Talmud erano tuttavia comparsi al giorno) che nè quelli della sua età, nè i loro progenitori avevano potuto sostenerlo: _Nunc ergo quid tentatis Deum imponere jugum super cervicem discipulorum quod neque patris nostri, necque nos portare potuimus_, _Act. ch. 15. v. 10._

(17) I Rabbini attribuiscono a questo numero un allusione assai curiosa, secondo il solito a praticarsi da' medesimi; essi dunque pretendono che il corpo umano comprenda altrettante parti differenti quanta è la somma de' precetti che Mosè avea prescritti. I 248. affermativi rapportansi alla somma equabile de' membri esistenti nel corpo dell'uomo; ed i 365. negativi corrispondono al numero de' nervi che nelle varie sue parti esso contiene. Io me ne rapporto agli anatomici, a' quali solo appartiene il decidere, con piena cognizione di causa, se questo calcolo è per se medesimo esatto.

(18) Tra le tante male fondate ragioni sulle quali varj critici increduli pretendono appoggiare le obiezioni che oppongono contro l'opinione ricevuta generalmente che Dio abbia parlato in ebraico a Mosè, e che questi si servisse del medesimo idioma per esternarsi al Popolo, la prima si è che Mosè venendo dell'Egitto donde avea tratti i suoi natali, dove succhiò il primo latte, ed in cui ebbe le prima educazione, instruito ne' principj, e nella cultura degli Egiziani, è molto verosimile ch'egli non dovesse parlare altra lingua fuori di quella usata in que' tempi sotto il suo Cielo natalizio, nel modo appunto che _Filone_ lo rimarca nella _Vita, e le gesta di Mosè_; dal che inferiscono in ultimo, che nel tempo della promulgazione del Pentateuco, gli ebrei non essendo tutta via entrati nel paese di Canaan, nè avendo fatto ancora una pratica consumata, e sufficiente della lingua ebraica, essi non potevano in veruna maniera pervenire e capirla, e che per conseguenza quel codice scritto nel Deserto non potea esserlo che nell'Egizio dialetto, giacchè Dio, aggiungono essi arditamente, non avrebbe, per certo, comunicata la sua Legge in una lingua che riconosceva intelligibile affatto per quelli a' quali era una sì eccelsa legge conferita, e che più aveano duopo di capirla.

Queste, ed altre sì fatte opposizioni ci lanciano con fierezza i miscredenti, ad oggetto di rovesciare delle fondamenta quanto le sacre pagine appariscono garantirci, e per ismentire, senza ragione, e senza base, ciò che il suffragio univoco delle Nazioni autorizza, e conferma; noi, per altro, lasciandogli miseramente in balìa del loro fluttuante, quanto stolido scetticismo, ci permetteremo soltanto di osservare essere molto probabile, che il Pentateuco scritto da Mosè in origine ebraico, fosse tradotto in seguito nella lingua della Palestina, che altro in fatti non era, che un mero derivato del Siriaco idioma; poscia in Caldeo, in Greco, ed in Latino, e lungo tempo dopo anche in antico Gotico dialetto; in tale maniera lo pensarono parimente varj celebri Scrittori dei secoli a noi più recenti.

CAPITOLO IV.

Come tali Precetti dovrebbero essere oggi ridotti alla decima parte, mentre le 9 restanti, si dimostrano, o inopportune, attesa la cessazione dell'osservanza; od inutili, perchè variamente ripetuti; od incompatibili colle Leggi alle quali è il Popolo d'Israel attualmente subordinato.

Già noi fino al presente dimostrammo esistere sulla terra un tempo immemorabile in cui l'esercizio della Religione de' primi abitatori dell'universo, meno fastoso, più interno, meno apparente, rendeva il loro culto più esimio, più semplice, più terso, in cui i loro intimi sentimenti più liberi essendo, più chiari, e più integerrimi di ciò che lo furono, ad un tale riguardo, quelli delle progenie discendenti, non facevano ad essi considerare la Religione come un fardello eccessivamente aggravante, o insopportabile, mentre quelli tutta consistere la facevano in un ristretto numero di virtuose azioni esterne, sempre uniformi, nè soggette erano giammai ad alterarsi; convinti d'altronde fermamente che il vero culto più accetto alla Divinità, e più conferente all'Eterna salute dell'anima è soltanto quello che ha per base la virtù, che ha per sede il cuore, calcolando tutto il resto come affatto chimerico, ed accessorio, ridicolo per se stesso, pernicioso il più delle volte alla specie dell'uomo, e sempre degradante alla sua propria condizione. O tempi di felicità, e di innocenza! sareste forse voi un illusorio fantasma, parto della feconda immaginazione de' Vati? E se tali non siete, perchè mai sì fugace, ed instantaneo fu il soggiorno vostro fra i mortali? Pur troppo voi spariste allo sguardo peribile di essi, come dissipa l'Atmosfera un fummifero vapore. Ah! sono essi già esistiti que' giorni venturati per gli esseri umani, i quali alieni onninamente dalle pratiche bizzarre, e dalle futili apparenze di simulata pietà, non avevano soffocati ancora i primi germi salutari di un incontaminato culto che edifica il cuore, per abbandonarsi ciecamente alle mostruose chimere che degradano lo spirito; non vedeasi allora l'accessorio tenere le veci di principale, nè miravasi mai come fra noi confondere l'illusione col buon senso, e la Religione diventare l'oggetto speculativo del più scaltro (19); non erano già i Tempj di que' sani credenti empiuti come quelli de' moderni di larve, o simulacri, nè ingombri gli altari di porfidi, di ebani, di gemme, o di squisiti metalli; nè i suoli coperti di sontuosi tappeti; non erano già dico tali arredi fastosi quelli che attraevano l'intuito religioso de' primi adoratori del Dio dell'universo; un sasso informe serviva loro di altare, ed un erema foresta era il sacro venerabile tempio in cui penetrati da un integro Divino amore, si adunavano i primi Padri della specie umana per implorare grazie dall'autore della Natura, e con illeso puro culto estollerne le glorie, propalarne i portenti, riconoscerlo, e adorarlo (20).

Non può certamente dubitarsi con ragione che tale in ogni senso non fosse il pretto genuino carattere della primitiva Religione, conosciuta, e praticata dalle remote società umane che cominciarono a popolare le terracquee regioni; ma siccome l'incostanza è l'appannaggio positivo, ed omogeneo di tutte le associazioni umane, e quindi ciò che da questo procede, regolarmente nella progressione de' tempi, o si corrompe, o degenera, o si altera, così appunto questo salutare primitivo stabilimento ha dovuto esso pure soggiacere alle infauste vicissitudini medesime di tanti altri, condannati a sobire la fatale sorte istessa. Chi inclinasse a fare un ristretto analisi delle Religioni che or conosciamo, sormontando col pensiero fino al primo loro nascimento, e discendendo in seguito all'epoca della propalazione delle medesime, quale mostruoso confronto non vedrebbe mai risultarne onde convincersi delle verità innegabili da noi fin quì esposte? Abbandonando le altre che ci sono indifferenti, solo arrestiamoci un breve istante sulla Religione d'Israel che ci riguarda. La Credenza degli antediluviani non era già il culto di Abramo, nel modo che la Religione conosciuta, e professata da' Patriarchi, era bene differente da quella che Mosè ordinò al Popolo ebreo nel Deserto, appena liberati dall'Egitto; e la Religione di questo è troppo lontana dall'essere quella che mirasi oggi esercitare dall'ebreismo di nostre età; sette soli precetti costituivano l'intera credenza di _Hanoh_, di _Noè_, di _Shem_, quali Precetti, sebbene si trovino fare parte de' 613 prescritti da Mosè nel Pentateuco, i Commentatori, non ostante, sembra che ne facciano separata menzione, denominandoli _Precetti Noakiti_ (come già osservammo più estesamente altrove) vale a dire, di Noè, attesa l'analogìa prossima che riconoscevasi fra questi, e le leggi stesse della natura. Un solo precetto, cioè la circoncisione de' maschi l'ottavo giorno della loro nascita, venne aggiunto alla Religione che professarono Abramo, Isaak, Jacob, e la legge di grazia che Dio comunicò a Mosè sul grande Horeb, ne fece accrescere il numero fino a 613, diversamente classificati, nel modo che frappoco noi entriamo a dimostrarlo, senza calcolare forse altrettanti che le immense tradizioni delle quali è la medesima aggravata, ingiungono all'ebreo di osservare scrupolosamente, e di cui mi riserbo a ragionare di proposito altrove (21).

Ma sono essi questi nuovi credenti divenuti per ciò più religiosi, più saggi? Mi si produca di grazia, uno solo fra tutti gli osservanti la nuova legge (se si eccettua Mosè per l'onore di sua missione, per l'eccelso carattere che sosteneva, e pe' favori Divini de' quali era colmato) che possa dirsi, con giustizia, più integro di Hanoh, che non soggiacque alla morte naturale, ma che fu tratto da Dio stesso fra gli esseri viventi (A); uno più giusto di Noè cui Dio preferì a tutto il genere umano liberando esso, e tutto ciò che gli apparteneva, dall'orrido flagello del Diluvio universale (22) che unitamente alla terra sommerse tutti i suoi abitatori (A)? Chi più retto di Schem, che la Genesi denomina come uomo singolare fra i suoi simili (B)? Chi finalmente può con diritto maggiore vantare fra tutti quelli una Religione più chiara, un culto più semplice, più vero, più elevato di quello che la Scrittura ci accenna professato da' tre primi Patriarchi, i quali Dio volle per tante volte parzialmente distinguere suoi amici favoriti, e prediletti? Dal che può giustamente inferirsi non essere già il numero affluente di usi, di precetti, o di cerimonie quello che l'Essere Supremo esige dagli enti ragionevoli; nè la somma onerosa di pratiche, di doveri, e di prescrizioni sarà giammai una solida base, od una prova dimostrata della sana Religione dell'uomo, nè il deposito fondamentale del retto culto, che la terrigena creatura dee prestare al suo Eterno Creatore. Ben lontano da ciò, dimostrasi, al contrario, che la Religione tanto è più semplice, e meno complicata, tanto, e più facilmente porta seco, a indelebili caratteri, l'augusta impronta di verità, e tanto meno rincrescevole ne riesce l'osservanza; tale fu la mente irrefragabile di un Dio, prescindendo degli espliciti differenti esempi testè da noi riportati, che ne formano la prova certa, e convincente (23).

Il legislatore Mosè dunque, allorchè nel suo Pentateuco impose al Popolo ebreo de' suoi tempi l'osservanza di 613 Precetti, non intese certamente che questi dovessero essere intatto mantenuti complessivamente dal Popolo ebreo de' nostri secoli, di cui le circostanze, la destinazione, i costumi, la società, e i doveri sono affatto cotanto differenti da quelli ne' quali si trovavano gli antichi fautori di tale credenza; ciò che l'antiveggente Mosè non potea di proposito ignorare. Or siccome un esteso dettaglio di tutti gli accennati precetti sarebbe quello solo opera di un immenso volume, lo che distraendomi alquanto dalla serie complicata delle moltiplici altre materie importanti che quì mi accinsi di trattare, mi renderebbe di soverchio prolisso; così affine di non perdere di vista un soggetto che più di ogni altro dee interessare le nostre cure, e fare con evidenza più sensibile discernere che l'abrogazione delle nove decime parti di essi, proposta da noi come ovvia, e necessaria non è dettata che delle imponenti vicissitudini odierne di questo Popolo, noi divideremo tutti gl'indicati precetti in 3 classi; due delle quali essendo state fondatamente riconosciute da noi, od inutili, o insussistenti, non saranno che rapidamente accennate in complesso, ad oggetto di rendere con solidità maggiore dimostrato che tali sono in fatti tutti que' precetti che le racchiudono: quelli poi che compresi abbiamo nell'ultima classe, supponendo che dovrebbero essenzialmente constituire, secondo il fissato nostro sistema, la inconcussa Religione de' veri professanti la credenza di Mosè; tali precetti, dico, saranno tutti da noi riportati in dettaglio, astrazione fatta di un certo dato numero comandato replicatamente dal medesimo; e che nella guisa che noi entriamo ad osservarlo con ogni esattezza possibile, altro non vogliono inferire, che la cosa medesima riportata sotto varie, e in apparenza differenti prescrizioni.

Entrando quindi all'esame de' precetti che abbiamo disegnato appartenere all'ordine delle prima classe, questi ritroviamo ascendere in tutto al numero di 237 sparsi or quà, or là nel Pentateuco, secondo l'opportunità, l'epoca, il bisogno; cioè, 110 affermativi, o prescriventi dovere di esecuzione, e 127 negativi, o portanti divieto di esecuzione, i quali tutti avendo per iscopo o le oblazioni de' Sacerdoti, o l'abbigliamento di costume di essi, o la costituzione del tempio, degli altari, o l'acquisto, il trattamento, e la liberazione degli schiavi, o il voto di Nazzareismo o l'anno Sabbatico, e il giubileo, ovvero la distribuzione de' terreni da assegnarsi a' Leviti nell'estensione della terra promessa, e tanti altri simili oggetti del tutto indifferenti per il Popolo ebreo del nostro secolo, perchè più non esistono in verun modo, per esso lui; egli è dunque perciò che, come insussistenti, essi dovrebbero necessariamente cessare, ed è appunto per tale motivo che noi quì più non faremo di sorte alcuna ulteriore menzione.

La seconda classe poi nella quale comprendemmo que' precetti che risguardano puramente il giudiziario, il politico, l'economico, il civile, e che io ritrovo ascendere alla somma di 203; cioè 115 negativi, e 88 affermativi, per le medesime imponenti ragioni che servono di base fondamentale all'abrogazione di quelli contenuti nella prima, dee questa essere considerata non solo come inutile onninamente per gli ebrei de' nostri tempi, ma come incompatibile altresì colle provide leggi alle quali sono questi attualmente subordinati, leggi tutto affatto diverse da quelle che Mosè ha creduto opportuno di adattare a' costumi dominanti de' suoi giorni; alle Regioni che destinava di fare occupare al Popolo di cui era esso conduttore, all'indole irrequieta e grossolana del medesimo; ed al governo teocratico che meditava di introdurre, e sistemare ne' suoi recinti; e se qualche debole traccia di tali Mosaiche instituzioni è pervenuta fino a noi, tanto per quello che risguarda un articolo, quanto perciò che rapportasi agli altri di maniera che si creda indispensabile l'osservanza, le leggi ammirabili recenti prevedono con pari saggezza, che giustizia e attività; e l'ebreo che a livello di ogni altro vi è sommesso, ne risente gl'illimitati vantaggi, e riconosce la necessità urgente di osservarle, quale fedele vassallo, ed obbediente subalterno: quindi è che di questa classe ancora troppo debole fondamento sembrami che risultare ne potrebbe il ragionare.

Or detraendo dunque i 237 Precetti, che abbiamo racchiusi nella prima classe, ed i 203 che comprende la seconda, montanti insieme a 440; deduzione fatta da' 613 totale, restaci un reliquato di 173 Precetti, ma siccome anche fra questi rimarcasi esservene molti replicatamente comandati, e che in massima non implicano radicalmente che la cosa medesima, noi stimammo conveniente di restrignerne l'osservanza a quelli soli che ci sembrarono i più utili, ed i più degni di un Codice sano, metodico, e sociale, e che abbiamo ritrovato ascendere al numero di 60; 36 de' quali distinguemmo negativi, e 24 affermativi, ma dovendo questi constituire essenzialmente la prima base fondamentale della Religione Mosaica, secondo i nostri già fissati principj, noi riguardiamo come un assunto della più grande urgenza per se stesso, ed oltremodo necessario, di riportarli tutti estesamente, apponendo gli analoghi schiarimenti a quelli che potessero esigere delle utili, ed opportune osservazioni, dalle quali risulteranno ancora i motivi efficaci dell'esatta osservanza de' medesimi, riserbandoci a trattarne degli altri, che, o modificammo come superfluamente ripetuti; o annullati furono da noi come non confacenti a' tempi nostri, allorchè ne' due Capitoli immediatamente dopo quello in cui entriamo, riporteremo in chiari sensi le ragioni evidenti ed inconcusse che ci hanno indotto a stabilire una sì fatta restrizione, in apparenza sì considerabile, la quale con più robuste giustificazioni sarà poscia dimostrativamente comprovata, allorchè ci faremo di proposito a discutere, in tempo debito, le tradizioni, o parafrasi Rabiniche aggiunte a questi, ed a tanti altri Precetti, e sovente assai più oscure di ciò che riescano gli stessi testi originali, ch'essi pretesero di rischiarare colle medesime, e delle quali si ignora generalmente la causa, ed il disegno, senza che alcuno giugnere potesse in alcuni tempo a discernere l'una, o a risentire i vantaggi che risultare pretendesi dall'altro.

(19) Non vi è stato forse in alcun tempo chi con più rea impostura de' così detti _compagni di Gesù_ (non saprei se appartenenti a quelli che furono spettatori alla sua nascita, benchè più giustamente collocare si potrebbero nella classe degli altri che gli furono compagni nel supplizio) esercitassero un traffico vergognoso della religione che facevano credere di difendere, e di professare; all'estremo indigenti nel loro primo stabilimento, umili, rassegnati, ed in forza di una bolla di _Paolo III_. pubblicata il 3. Ottobre 1540. ridotti al solo numero di 60. individui (_Extr. de l'hist. univers. de Thou pag. 6._): ma i loro intrighi tenebrosi, protetti, e alimentati dalla stupida credulità di quelli che la loro criminosa pietà avea sedotti, fece crescere il loro numero ad un affluenza enorme tale fino ad incutere timore agli stessi formidabili Regnanti.

(20) Ma l'uomo, sembrami che alcuno quì opponga di proposito, caduco, e frale qual'è di sua natura, dimenticherebbe sovente l'esistenza di un Dio che lo vivifica, e lo sostiene, se il culto che tributare gli dee non fosse accompagnato qualche volta da certe marche esterne che arrestino la sua mente, ed attraggano i suoi sguardi.

Accordando tutto ciò anche un solo istante, donde dunque procede, domando, che la vera cognizione dell'Essere Supremo divenne tanto più straniera per l'uomo in proporzione che queste decantate marche sono state più affluenti, più stravaganti, e universali? Inoltre quali orrori non furono commessi nell'introdurle, quali contradizioni nell'adottarle? Quì mirasi i Sciti, i Messicani, i Peruviani, e i Galli immolare gli uomini ferocemente, persuasi di non dovere adorare Dio in altra guisa; colà i Dervigj Turchi, i Bramini, e i Quakeri stordire con giravolte, percuotersi il petto sulla terra, bilanciando il proprio corpo sopra un rogo, e rimanendo in estasi per molte ore; tali sono, secondo essi, le marche più ovvie ed essenziali al puro Culto di un Dio; altrove si fecero quelle consistere in luminosi apparati, processioni, baldacchini, candele, strepiti di bronzi ec.; più oltre finalmente si è supposto che le marche più efficaci per ottenere prontamente il Divino soccorso, e conseguire l'espiazione de' peccati, fossero le importune jaculatorie, le incessanti ossecrazioni, il digiuno frequente, la coltivazione di certe pratiche bizzarre, l'abbigliamento di certi arnesi, l'astinenza di alcuni cibi, ed altri sì fatti usi ridicoli, non meno che detestabili. In una parola, si può in ultimo conchiudere, senza timore d'ingannarci, che se si eccettua quelli ai quali Dio stesso degnò illuminare, poche persone certamente sono state capaci d'inalzarsi fino alla sublime contemplazione dell'Eterno Creatore, e di superare le malefiche barriere che apposero loro, in ogni tempo, tanto pratiche futili, e contradittorie.

(21) Oltre i testè accennati precetti contenuti nel vasto Codice Mosaico, gli Ebrei Talmudisti ne riconoscono una quantità considerabile di altri che distinguono col nome di מצות רבנן (Mizvoth Rabanan) _Precetti de' Rabbini_, a' quali essi attribuiscono egualmente che a Mosè il potere di fare nuove ordinanze, secondo le circostanze, il tempo, ed il bisogno, quale amplia facoltà è fondata sulle parole stesse di Dio che ingiugne d'indirizzarsi a' 70 anziani dei quali era composto il Sanhedrim, creato allora da Mosè (_Num. cap. 11. V. 16._) ad oggetto di sciogliere tutte le vertenze che nascere potevano sulla vera intelligenza della Legge, e che supponevansi forniti, e diretti dallo Spirito Divino, ciò che, secondo i Talmudisti, gli rendeva infallibili nelle loro decisioni (Ved. il cap. IX. colle sue annotazioni di questo primo Tomo).

(A) _Gen. cap. 5 v. 25._)