Part 5
Or prescindendo dalle ristrette ingiunzioni che Dio fece a Noè posteriormente al Diluvio, le quali si riducevano in massima a quelle medesime prescrizioni che impone la natura ad ogni essere umano (10); non ritrovandosi altro comando fino a quest'epoca espresso nella Scrittura fuorchè l'osservanza della Circoncisione ordinata da Dio ad Abramo, e da questi passato, in forze della stessa prescrizione, a' suoi posteri, può, senza mistero, inferirsi ad evidenza, quale essere dovesse fino allora l'intima Religione professata da' tre primi Patriarchi; religione, ad ogni esperimento la più tersa, la più omogenea alle circostanze de' tempi, all'indole integerrima di que' pacifici viventi, circoscritti ne' loro bisogni, dediti alla vita laboriosa, e frugale, nulla curiosi, od interessati di conoscere, od analizzare le occulte cagioni del loro credere, ed alieni dagli affanni laceranti che cagionano per l'ordinario le questioni, e le brighe religiose, tranquilli adoravano l'autore della natura, della cui Provvidenza gustavano i benefici effetti senza odiarsi nè perseguitarsi, e senza timore di essere sorpresi dall'errore, o combattuti dalla religione, o maniera di credere opposta del più forte. Ma le generazioni che ne successero poco soddisfatte dell'incorrotta semplicità di sì fatta edificante credenza, ben lontano dal seguitare le medesime vestigia de' primi loro Institutori, in vece di coltivare lo stesso metodo infallibile di essi, e il sano loro culto, vollero sottilizzare l'uno, approfondire le altre, nella, fiducia illusoria di giugnere a scoprirne fin la sorgente, ed a scapito enorme della ragione finirono tutte quante brancolando fra le tenebre dell'ignoranza col credere ciecamente anche sugli articoli che agli antichi era permesso di conoscere con evidenza. Ma i Capitoli susseguenti vieppiù rischiareranno il nostro assunto, e ad un tempo medesimo dimostreranno sensibilmente quale notabile passo retrogrado ha fatto la consolante Religione di Abramo, a misura che i suoi travviati successori avvanzavano cammino, vanamente lusingati di perfezionarla.
(4) Presso che tutti gli Scrittori critici antichi si uniformano a rapportare l'origine di questo pernicioso errore a' tempi di _Serug_ Avo di _Thare_; _Eusebio_, _Suida_, _Epifanio_, _Abulfarage_, ed alcuni altri sostengono essere stato esso l'inventore del culto delle immagini consecrate alla memoria degli uomini morti in concetto di saggi, virtuosi, e benefici. Per altro, se lo scopo che si prefissero in origine Serug, e i suoi contemporanei si fosse intatto conservato da' Posteri, quello, sarebbe stato per qualche parte commendevole, giacchè non è da supporsi che gli omaqgj, che questi prestavano a tali muti, e insensibili simulacri, eccedessero i limiti circoscritti de' semplici rispetti umani, e in questo solo senso la pratica non potea essere certamente nè più efficace, nè più ovvia al felice progresso dell'emulazione, onde accrescere col mezzo di essa il numero degli individui benemeriti della loro specie: ma il miscuglio complicato, e informe delle superstizioni esecrabili che il delirio umano v'intruse successivamente, alterò da colmo a fondo l'antica purità di questa edificatoria instituzione.
(5) Era sì abbondante il numero delle Divinità conosciute, ed adorate dal Paganesimo, e dall'antica Roma, che Petronio parlando di questa in cui esso abitava, dice che l'affluenza degli Altari che ovunque vi si erigevano per servizio delle medesime, sorpassava di gran lunga la quantità delle case di abitazione de' cittadini, e quindi era molto più facile d'incontrare per le vie di Roma un Dio di un uomo: _Utique nostra Regio, tam præsentibus plena est numinibus, ut facilius possit Deum, quam hominem invenire_ (_Petr. lib. IV._). — (Ved. _l'ann. 40. del T. I. delle Note Campestri pag. 112._).
(6) I Dottori ebrei e fra questi _Rab Ada_ (nel suo _Berescith Rabah cap. 38._) narra che Abramo, nell'intervallo intermediario della sua conversione, incaricato dal di lui padre di accudire allo smercio delle proprie statue, durante una sua breve assenza, presentatosegli un giorno certo individuo col disegno di farne acquisto Abramo l'interrogò quanti anni avesse: _cinquanta_, rispose l'Acquirente averne; _sventurato che tu sei!_ Esclamò Abramo allora, _nell'età di 50. anni tu adori ciecamente un essere che non ha che un solo giorno?_ Questo rimprovero coprì talmente di confusione, e di pentimento il compratore, ch'egli se ne partì mesto, e sbigottito, senza potere più articolare parola; indi Abramo presa un accetta fra le sue mani ha in un istante spezzate tutte le immagini affidategli dal genitore per procurarne la vendita, illudendo ad un tempo medesimo argutamente la stupida credulità di suo padre con un artifizio idoneo a giustificare la di lui propria condotta rapporto a' simulacri, e a disingannare insieme Thare dell'inventato errore in cui vivea da lungo tempo miseramente sepolto.
(7) Quale nuova interessante utilità sarà mai per risultarci, in alcuna maniera, dopo che noi saremo pervenuti ad assicurarci che la conversione di Abramo avvenne l'anno 48. di sua età come opinano _R. Johanan_, _R. Haninah_, ed il _Maimonide_ (_Yad Hazakah lib. 1. p. 1._) ovvero se esso non avea solo che 3. anni quando cominciò ad acquisire la precisa cognizione del suo Eterno Creatore, siccome il Talmudista _Bar Abah_ lo sostiene con gran forza (_Massehet Nedarim cap. 32. § 1._) e _R. Elighezer_ fermamente lo pretende? (_Pirké Avoth c. 26._) _R. Lakis_ fonda questo medesimo sentimento sulla combinazione che offre la parola עקב (nghekeb) riportata nella Genesi (_cap. 26 v. 5._) _Eo quod obedierit Abraham voci meæ &c._, quale avverbio numera 172. la vita di Abramo fu di anni 175. quindi esso pretende con simile induzione d'inferire che 3 soli anni visse il Patriarca nelle tenebre della Pagana idolatria. Il _R. Simeon Bar Zemah_ nella prefazione della di lui Opera _Maghen Avoth_ si sforza di conciliare queste due opinioni, malgrado ch'esse fossero sì disparate. Ma comunque siasi, niente di più oscuro, e inconseguente al caso nostro di sì fatte inutili controversie, tutto che da ogni parte fervidamente sostenute; e siccome di tali sottigliezze se ne trovano ad ogni tratto in profusione considerabile presso i Rabbini, noi riguardiamo come un tempo affatto perduto il fermarcisi un solo istante a discuterne il valore, quindi è che noi passiamo sopra a tutte quante.
(8) Moltiplici sono le opinioni che dividono gli autori e antichi e recenti per rapporto al conoscere i veri motivi di questa Rituale Instituzione, con tanta urgenza comandata dallo steso Dio ad Abramo (_Gen. cap. 17. v. 11. 12. 13. 14._) benchè, d'altronde, nella mente de' critici, già ovunque conosciuta, e praticata, come osservammo, non è che un istante, dalla massima parte delle antiche popolazioni. V'ha chi pretende che quella avesse per iscopo unicamente la sanità; molti le supposero utile, e in certo modo conferente alla propagazione; ed altri la credettero ancora una semplice marca distintiva per eccettuare l'ebreo da' falsi credenti, e dalle numerose idolatre Nazioni delle quali era, ingombro tutto il mondo conosciuto a que' tempi; ma la materia è così per se medesima confusa, e impercettibile, che tutte le ricerche fatte da' dotti di qualunque regione, e di ogni secolo affine d'investigare l'origine, e le cause di questo segno, non servirono, molto sovente, che a convincercene dell'inutilità delle loro fatiche, ed a fornirci de' motivi efficaci onde sospendere interamente i nostri giudizj per rapporto a questo assunto, come pur troppo ci troviamo ridotti a simil caso tutte le volte che siamo costretti a brancolare nella folta caligine del mondo antico ad oggetto di rinvenire quelle verità ch'esso racchiude.
I Mussulmani recidono il prepuzio a' loro maschi appena giunti a' 13. anni, tale essendo l'età che nel momento di simile comando avea Ismael figlio di Abramo, da cui i Maomettani si dicono discendere.
(A) _Gen. Cap. 17. v. 6. 7. 8._
(9) Alcuni pensatori miscredenti abituati a sottilizzare, senza ritegno, tutto ciò che loro offre nuove idee onde alimentare i loro strani principj, si lanciano furiosamente contro questo passo di Scrittura, e vi oppongono delle acerrime obbiezioni: essi rimarcano primieramente che a fronte di tutte le promesse garantite da Dio a' tre primi Patriarchi in favore della loro posterità, non vi fu mai popolo al mondo che fosse più maltrattato dell'Ebreo, anche ne' suoi felici tempi ne' quali miravasi guidato, ed assistito dal suo Divino Protettore; osservano, in secondo luogo, che lo stato d'inopia, e di objezione, in cui ha sempre questo popolo gemuto, quì schiavo, tributario colà, errante ovunque, non sembra certamente presagire l'impero dell'universo, ed il dominio delle Nazioni che Dio avea per tante volte assicurato agli Avi suoi; mentre Abramo il padre di esso, e il fondatore di sua credenza, malgrado la potenze, e le dovizie che la Genesi gli attribuisce; non solo non era frattanto possessore di un palmo di terreno suo proprio, essendo stato costretto di comprare una caverna da Efron per 400. sicli (1280 _lire di francia, calcolata il siclo lire_ 3. 4 _l'uno_) onde seppellire l'estinta Sara sua Consorte; che non solo il di lui figlio Isaak fu sempre costretto ad abitare le terre altrui per esserne mancante delle sue proprie, e che Jacob l'ultimo de' Patriarchi fece il cameriere 14. anni per conseguire in maritaggio la figlia di Labano; ma che in terzo luogo finalmente tutta l'estensione della rinomata terra promessa non eccedeva 53. leghe di lunghezza, che non giunse mai questo popolo a possedere tranquillamente un lungo periodo di anni; e che a' tempi della sua massima grandezza, e de' tanto decantati fasti di David, e di Salomone il dominio di questi (si osa temerariamente sostenere) non oltrepassava 70. leghe di lunghezza, sopra 50. di larghezza, checchè il libro de' Re asserisca, in contrario, che il dominio di Salomone specialmente estendevasi dall'Eufrate fino alla estremità del mediterraneo.
Egli è dunque così che opinano inconsideratamente certi filosofi stravaganti contro l'oracolo ineffabile delle scritture, ma senza arrestarci quì a combattere simili invettive destituite affatto di verità, e di buon senso, noi ci contenteremo soltanto di commiserare i loro deplorabili travviamenti che ad essi tolgono l'adito di conoscere che gli imperscrutabili disegni dell'Eterno fatti certamente non sono per la frale intelligenza dell'uomo.
(10) Queste prescrizioni (dette altrimenti precetti Noakiti) sono quelle che si pretende essere state date da Dio ad Adamo, ed a Noè. Questi precetti dunque (i quali altro non contengono che le instituzioni medesime racchiuse nel codice della natura, e di cui la pratica si rende indispensabile per tutti gli uomini) sono in numero di sette: il 1. vieta l'idolatria, il 2. impone l'obbligo di benedire il nome di Dio; il 3. vieta l'omicidio; il 4. condanna l'adulterio, e l'incesto; il 5. vieta il furto; il 6. impone di fare giustizia; il 7. vieta di mangiare carne recisa dall'animale vivente (ved. _Ghem. Babyil. Tit. Sanhed. cap. 1. 4._).
CAPITOLO III.
Ricerche sulla Religione imposta all'antico Popolo Ebreo dal suo legislatore Mosè, basata sopra i 613 precetti comandati da esso nel di lui proclamato Pentateuco, 248 de' quali sono detti affermativi, e 365 negativi.
Tutto era mentale fino a' tempi di Mosè presso gli antichi Ebrei, tutto meramente contemplativo, e le loro Religione era sì semplice, sì metodica, e sì sublime, quanto lo erano appunto i loro costumi, intimamente penetrati dell'Esistenza di un Opifice Sommo Creatore, di cui miravano ad ogn'istante la visuale testimonianza irrefragabile nello spettacolo sorprendente dell'universo, e di ciascuna delle ammirabili sue parti, soddisfatti restavano unicamente di adorarlo, e di compiere a vicenda quegli umani doveri, che ad un essere terrigeno impone la Natura.
Ma una situazione sì edificante di purità, e d'innocenza fu bene precaria, e di fugace durazione per questi primi venturati credenti; gli arcani impenetrabili del Dio de' loro padri conducendo la ristretta famiglia dell'ultimo de' Patriarchi ad abitare sulle sponde del Nilo (11), le fecero pagare un giorno a caro prezzo il grato trasporto di mirare uno de' propri suoi figli elevato alla sovranità di quello stato, dividerne il Regal soglio, lo Scettro, ed il diadema col Monarca legittimo di esso; l'Egitto divenne quindi in breve spazio di tempo la vulcanea fucina inestinguibile in cui furono costrutte le aggravanti barbare catene che per il lungo periodo di oltre quattrocent'anni trascinarono miseramente i posteri di Jacob che ne discesero (12).
In sì fatto lagrimevole intervallo di tenace schiavitù, e di vessazioni rinascenti ad ognora in mille foggie differenti, quest'abbattuto lignaggio più non riconobbe se stesso, lo smarrimento s'impossessò di lui a segno tale che più esso non distinse nè l'origine sua, nè giammai più rinvenne il semplice Culto esimio trasmessogli da' suoi venerabili predecessori, ma confusamente condannato a languire sotto il giogo fetale del barbaro Egiziano ne sentì la fierezza, ne apprese i costumi, ne seguitò le pratiche superstiziose, ed il culto ridicolo, e bizzarro di quest'araba progenie, venne frattanto da que' derelitti avanzi d'Israel ciecamente sostituito alla tersa, ed alla sana religione de' suoi primi patriarchi fondatori (13).
Tale era dunque la triste condizione dell'Israelismo, allorchè Dio spiegando la sua ineffabile clemenza in favore di questa popolazione oppressa, e sconsolata, volle compiere con essa ciò che avea fatto sperare a' benemeriti suoi progenitori ne' tempi andati, e la sua sorte crudele dovea cambiarsi. Mosè (a cui Dio manifesti rese i suoi alti prodigj essendo ancora nelle fascie) prediletto rampollo della tribù di Levi, fu destinato l'organo esecutore degli eterni Decreti; egli affrettossi a compierli, senza ritegno: il terribile Egitto che premeditava farsene la tomba, dovette abbandonare con ignominia la preda che avvinta gemea, da tempo immemorabile, fra i barbari suoi lacci; e così lo schiavo Israel dopo di avere soffocata fino la speranza di un solido, e durabile conforto a' suoi tormenti, e di una lieta risorsa, al di lui avvilimento, vide frangere per la prima volta le infamanti sue catene, Israel si vide libero.
Ma tutto che oltremodo venturata riuscisse per lui questa metamorfosi repentina, quello non era tuttavia frattanto che una banda immensa profuga, ed errante per inospiti deserti alla quale mancavano ancora, e domicilio, e leggi, onde prendere fondatamente il sostenuto carattere di Popolo. Il suolo Cananeo dunque fu quello che venne ad esso decretato per retaggio, in forza della promessa fatta già da Dio a' Patriarchi, ed il suo conduttore Mosè fu destinato il promulgatore degli statuti, e delle leggi che l'Essere Supremo volle proclamare in mezzo di questi nuovi Liberti (14).
Egli è in mezzo de' prodigj sorprendenti, dopo i moltiplici altri di tal fatta che solennemente ci decanta la Scrittura, operati dallo stesso Mosè collo stupore universale, e in Egitto, e altrove in favore del Popolo di cui era esso la guida, ed il sostegno, ch'egli proclamò la nuova legge di grazia che lo stesso Dio dell'universo dettogli sul tremendo Sinaj (15).
Le assidue cure, e l'applicazione costante che richiedeva l'esatta osservanza del nuovo sacro Codice legislativo che era al medesimo imposto, astrinse questo popolo a derogare l'esimia semplicità della prisca Religione de' suoi benemeriti antenati, ed egli si vide allora aggravato dal peso di una soma che dovea necessariamente debilitare le proprie forze, almeno fino a tanto ch'egli avesse contratta l'abitudine di sopportarlo. Ben tutt'altro che i sette semplici Precetti ricavati dal Codice della natura conosciuti, e seguitati da' _Noakiti_, e la circoncisione de' maschi comandata da Dio ad Abramo; il nuovo patto di alleanza proclamato col ministero di Mosè li fece ascendere al numero di 613 de' quali 365 furono detti Precetti negativi, cioè portanti divieto di esecuzione; e 248 chiamati Precetti affermativi, cioè, imponenti obbligo di esecuzione (16).
Egli è dunque sopra queste basi fondamentali che Mosè, per Divino comando, eresse l'edifizio immenso del Culto che praticò egli stesso (per quanto ci è noto) ed il Codice della nuova Religione di cui si prefisse d'instruire il Popolo Ebreo de' suoi tempi; e sebbene questa più allora non fosse quella medesima credenza già esercitata da' primi circoncisi de' secoli decorsi, nulla ostante la osservanza che imponevasi da essa a questi nuovi credenti, non dovea riuscire loro neppure molto aggravante, se si riflette (come nel capitolo seguente mi dispongo a renderlo più espresso) che non tutto l'intero popolo ebreo era astretto di osservare, in complesso, la totalità de' precetti che racchiudeva la nuova legge, mentre una gran parte de' quali rapportandosi a' Leviti, le loro cerimonie, le loro ispezioni, i loro Riti ec.; l'altra incumbendo i Sacerdoti addetti al servizio dell'Altare, le loro purificazioni, i loro abbigliamenti, i loro uffizj ec., il resto del popolo che non apparteneva nè al lignaggio degli uni, nè alla discendenza degli altri, non era in dovere che di conoscergli meramente, senza ingerirsi nella benchè minima parte nell'osservanza di simili precetti, ciò che semplificava non solo considerabilmente il culto, ma ne dispensava una gran parte da tante pratiche obbligatorie, presso che inutili, o almeno superflue, e sempre malagevoli a compiere con esattezza, e precisione.
A che dunque riducevasi in massima la religione professata dal complesso dell'Ebreismo dopo la discesa di Mosè dalla prodigiosa vetta di Sinaj? Apparentemente per certo a quella sola adottata da Noè, e da Abramo, ed al semplice Decalogo unicamente; perchè le tavole portate seco lui dalla sua eccelsa missione altro certamente non contenevano; e siccome questa non abbraccia che i soli dieci Comandamenti, così alcuni si fecero ad opinare, che Dio, per anticipazione, dettasse a Mosè verbalmente, durante la sua dimora di 40 giorni sul testè accennato monte, l'intero Pentateuco unitamente a tutti i 613 simbolici Precetti che misteriosamente vi si racchiudono (17); fra i quali erano parimente compresi que' sette antecedentemente conosciuti, siccome ancora le varie prescrizioni comandate al Popolo ebreo alcuni giorni avanti la sua liberazione dalla cattività dell'Egitto, risguardanti l'osservanza della Pasqua delle Azzime, i sacrifizj, e le cerimonie che doveansi necessariamente annettere alla medesima; ed altri sostengono ancora che la quantità menzionata di precetti fosse da Dio comunicata interpolatamente a Mosè, a varie differenti riprese; ed a misura che l'opportunità, e le circostanze lo esigevano.
In quale idioma poi l'Essere Supremo si manifestasse al legislatore Mosè, e quale linguaggio usasse questi, parlando al Popolo che prefiggevasi d'instruire, questo è ciò che i critici mettono al solito in forti, e interminabili questioni, e che noi non abbiamo interesse di approfondire, o discutere (18); solo ci basta di potere assicurare con ogni fondamento che questo Codice, sia che fosse conferito secondo il pensiere degli uni, sia che comunicato venisse conforme l'opinione degli altri, quello fu la solo base frattanto sulla quale venne in seguito eretta la Religione ammessa, coltivata, e sostenuta da tutte le 12 Tribù d'Israel, da' tempi di Mosè che ne fu il Promulgatore, fino all'estrema caduta di Gerosolima, ed alla dispersione totale del Popolo ebreo, cui può da essa unicamente annoverare la folla immensa di smarrimenti deplorabili a' quali soggiacque in conseguenza della fatale degenerazione dell'ammirabile sua credenza primitiva, nella guisa che dovremo con reiterata menzione rimarcarlo noi stessi ne' seguenti Capitoli di quest'Opera.
(11) Per quanto ci narra la Scrittura, tutti quelli che seguitarono Jacob nell'Egitto appartenenti alla di lui propria famiglia montavano a 70. individui, compresovi Giuseppe che già vi esisteva come Sovrano di quello Stato, e i due figli che vi avea esso avuti (_Exod. cap. 1. v. 5._)
(12) Alcuni Autori pretendono, ed io non saprei sopra quale base fondano le loro asserzioni, che tutto il tempo in cui il popolo Ebreo restò schiavo fra i terribili ceppi dell'Egitto non oltrepassasse gli anni 200. ma i Talmudisti uniti a tutti gli Scrittori i più accreditati di questa Nazione, appoggiati sull'oracolo infallibile dalla Scrittura insistono su' quattrocento e trent'anni: _habitatio autem filiorum Israel, qua manserunt in Ægypto, fuit quadrigentorum triginta annorum_ (_Exod. cap. 12. v. 40._)
(13) Tutte le dimostrazioni con le quali si sforzano i Rabbini di provarci che la primitiva Religione si è per lungo tempo conservata nella posterità di Jacob, anche fra le catene egiziane, non formeranno mai un indizio, se non positivo almeno verosimile, idoneo a convincerci, che durante la lunga cattività di questo popolo in Egitto potess'egli esercitare a rigore il culto già introdotto e praticato da' primi suoi Padri, e ciò è tanto improbabile, quanto che non solo apparisce dalla stessa Scrittura che molti anni avanti, Giuseppe avea già adottate presso che tutte le massime superstiziose dell'Egitto, facendo mangiare i Suoi fratelli, all'epoca della sua recognizione co' medesimi, in altra mensa fuori che nella sua, e parlando loro col mezzo dell'interprete (benchè v'ha chi sostiene che ciò facesse, per non palesarsi ad essi intelligente dell'ebraico idioma, che gli Egizj ignoravano). Siccome era l'uso degli Egizj, i quali aveano in orrore tutti quelli che non appartenevano alla loro nazione, e si reputavano immondi mangiando seco loro; ma non ritrovasi altresì fatto nella medesima Scrittura cenno, di sorte alcuna, che ne' 4. e più secoli di schiavitù a cui soggiacquero gli ebrei nell'estensione degli stati Egiziani, mantenessero ancora intatto, non solo il rito importante della Circoncisione, ma nè pure le antiche instituzioni di natura che, come osservammo, si credono conosciute, e praticate da Noè, e da tutti i suoi contemporanei, non meno che degli altri Patriarchi dell'Israelismo che ne vennero appresso.
(14) Non essendo mio scopo di farmi quì rapportatore di tutto ciò che avvenne e questo popolo negli spazj intermediari decorsi, fra la sua cattività, e la sua liberazione, e degl'incontri, e delle querele ch'esso ebbe durante la sua lunga dimora nel deserto con altre simili popolazioni che gli contendevano il paesaggio, fino alla definitiva occupazione della terra promessa, ed alle fausta promulgazione della Legge scritta: io passo rapidamente sopra tutti questi aneddoti, e solo mi arresto di proposito all'ultima, perchè forma onninamente il soggetto unico, e principale di tutte le ricerche, e gli assunti racchiusi nella progressione successiva di quest'Opera.