Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 4

Chapter 43,423 wordsPublic domain

O popolo d'Israel! Egli è a tuo solo riguardo che baldanzoso io dispongomi ad affrontare l'improperio dell'ignoranza, e lo sdegno della superstizione: È te che io eccito a compiere i voti miei con quell'animo stesso con cui te gli offro: Egli è infine del tuo unico giovamento che io mi occupo indefesso, e di cui io formo l'essenziale, e il primo scopo di tutte le mie più serie applicazioni: ma, e quale guiderdone, in qualche modo equipollente, potrà mai sì filantropo zelo sperare da te? E che? supporre io forse dovrò che giugnere tu possa a ricusarlo senza la più reproba ingratitudine? Vorrai tu dunque perpetuare sopra la terra lo spettacolo affliggente della tua degradazione, ed essere tutt'ora, per folle arbitrio, lo scherno vile de' popoli, e la vittima sciagurata de' tuoi propri smarrimenti? Ah! che un apatìa sì macchinale supponibile certamente non è in mente umana; e ben lontano dall'opinarlo, io sono, all'opposto, convinto che un fausto giorno, senza dubbio, verrà, mentre di questo comparire già si vide la ridente aurora, in cui l'intero corpo esercente la credenza edificante di Mosè ne' quattro angoli della terra, perverrà finalmente a conoscere il valore inestimabile de' principj salutari che ne formano la base, e riguarderà come un infamia di restarne più oltre neghittoso, e indifferente, ed allora titubare più non potrà un solo istante, sotto pretesto alcuno, a riassumere fra gli uomini, per quanto è in suo potere, la condizione, i requisiti, e il grado, che la società, la natura, e la ragione gli concedono d'accordo sopra la terra, ne più reputerà come un delitto irremissibile, nel modo che fino ad oggi ei sempre fece, d'inchinare con trasporto l'orecchio per ascoltare la voce penetrante di un fautore della verità, di un suo connazionale stesso, cui, la depravata educazione, che un detestabile costume fatalmente introdusse da tanti secoli presso quel popolo, ha così pure tentato di corrompere un giorno rendendo la sua inesperta fanciullezza in egual dose infetta del morbo medesimo, che desso attualmente desola, e flagella, e quindi suscettibile per qualche tempo ancora dello smarrimento eguale di cui mirasi oggi quello predominato a tutta forza. Or dunque incauti miei connazionali! Esso vi presenta quest'opera; ardito alquanto sembrare a voi potrebbe il linguaggio di cui si serve, ma posso inoltre assicurare, senza timore d'ingannarmi, non essere quello dettato che da que' salutari principj che formarono in ogni tempo la guida fedele della sua penna, ed il più solido alimento del suoi pensieri: leggerla io v'insinuo assiduamente, ma scortati sempre da quelli, e con occhio terso dalla nube de' pregiudizj io vi eccito ruminarla; reperibili sono in essa gli antidoti, ad ogni esperimento, i più vantaggiosi, ed insieme i più opportuni all'uopo vostro urgente; vi assicuro averne fatta io stesso la più accurata esperienza avanti di conferirli a voi, e quindi sormontati da colmo a fondo tutte quelle illusioni venefiche delle quali era stata già imbevuta la mia credula infanzia, riconosciuti per me medesimo, infine, quanto si rendino colla successione de' tempi funesti per l'uomo que' panici timori, che abusando della frale instabile puerizia de' fanciulli malignamente s'incutono in quell'età dagl'impostori da' quali essa è diretta, e di cui tutte le mire non tendono, che a mantenere l'uomo sepolto nella voragine dell'inganno, ed allora mi ritrovai tutt'altr'uomo sollevato dal peso aggravante di una soma che abbatteva il mio coraggio, e ditroppo eccedente le mie forze, nella guisa medesima che or prepondera le vostre, e che vi opprime senza ombra di confronto, e senza lena. Nè altro lenitivo apprestare voi potrete con successo al crudele infortunio che vi minaccia, solo che seguitare con energìa, e con buon senso un sì efficace esempio. Possa quello essere il fausto precursore d'infiniti altri avventurati simili esempi! Possa il medesimo ritrovare nella nazione d'Israel immensa quantità di emulatori che anelino a gara di renderlo il catechismo di tutti gl'individui professanti la sublime credenza di Mosè! Egli è solo per questo valido mezzo che voi potrete superare agevolmente i moltiplici ostacoli, che opposero fino ad ora un pertinace contrasto alla politica civilizzazione de' vostri costumi, allo sviluppo delle vostre facoltà intellettuali, all'urgente rigenerazione del vostro Culto, e delle immense vostre cerimonie religiose, tiranniche, ridicole, insoffribili; nè vi lusingate di potere giugnere a vincerli giammai fino a tanto che il talismano fatale de' vostri smarrimenti franto non venga interamente da voi, a mio esempio, ed a quello memorabile di tanti che sentirono di possedere una ragione, e conobbero il bisogno pressante di fruirne, e fino che l'ignoranza, e il fanatismo, questi sovvertitori di vostra felicità, di vostra pace fugati non sieno entrambi per sempre ne' cupi abissi, donde trassero un tempo la funesta emanazione, per non più alzare la criminosa fronte, e per non infettare mai più colla loro contaminata presenza il suolo in cui l'orma di uomo calpesta, e annida.

E s'egli è vero che un epoca già fu in cui si disse Israel popolo eletto; indi Israel progenie barbara, e incolta; poscia Israel ramingo, esule, disperso; io confido che giugnere mirare potremo qual fausto tempo ancora in cui si potrà dire meritamente Israel popolo sociale, colto, e illuminato, ed il suffragio univoco delle nazioni tolleranti, e urbane di buon grado concorrendo a sanzionarlo, allora più non sarà l'Israelismo in alcun tempo soggetto sulla terra fra di esse ed altre parziali distinzioni, fuorchè a quelle che la virtù esige, che la filosofia consente, e che permette la natura fra un popolo, ed un altro, fra un ente ragionevole, ed il suo simile.

CAPITOLO I.

Dell'origine primitiva del Popolo Ebreo.

Una densa impenetrabile notte avvolge talmente a' nostri sguardi presso che l'intera antichità degli abitatori della terra, di maniera che fra tutti gli Scrittori, anche i più celebri, che ci hanno trasmesse le loro varie ponderate opinioni su' popoli differenti della prisca società umana, su' primi loro complicati avvenimenti, e sulla più probabile fondazione de' loro imperi, niuno certamente fino ad ora ve n'ha che possa vantare, con debita ragione candore, verità, ed esattezza, alloraquando intraprese a trasmettercene l'origine, od il ragguaglio di tutto ciò che a quelli supponeva positivamente appartenere. Il maggiore soccorso che noi potremmo ricavare onde proferire qualche giudizio sopra un simile assunto, sarebbe forse dalla sola Scrittura; ma ciò che questa, d'altronde, ci rapporta, è sì ambiguo, e sì conciso, che in vano ci lusingheremmo di potere col solo mezzo di essa pervenire a rischiarare le nostre tenebre intorno a questo soggetto.

Eppure a fronte di tale malagevole ostacolo sì difficile a superare, io mi accingo, non per tanto, ad investigare il primo remoto nascimento di un Popolo, che malgrado la sua origine barbara, incolta, e quasi ferina, siccome è quella di tutte le altre colonie nascenti delle quali ci fa superficiale menzione l'istoria de' secoli vetusti, ha frattanto attirata la seria curiosità de' dotti di ogni epoca, di ogni nazione, preocupando le loro menti perspicaci a suo riguardo, alcuni per commiserarlo, altri per esaltarlo, e molti per farsene sovente ancora il baluardo contro gli attacchi ostili a' quali esso fu sì di frequente soggetto sopra la terra, sia per parte di coloro che tentarono diffamarlo con atroci calunnie, ovvero di quegli altri che nutrirono il barbaro progetto di schernirlo, e di umiliarlo con mendaci reprobe imputazioni, come opportunamente avrò soggetto di dimostrarlo, fremendo, più di una volta.

Il Popolo Ebreo dunque, di cui intendo parlare, secondo tutte le apparenze le più convincenti, poco, o nulla differenziare lo veggiamo da quelle numerose orde che i monumenti antichi fanno scaturire, dirò così, dalla superficie della terra ad ingombrarne lo spazio, dal momento che dessa cominciò ad essere abitabile dalla specie umana: ma le istoriche nozioni pervenute fino a noi sopra un tale particolare, sono tutte concorde a dimostrarci, che l'origine frattanto ne è identica perfettamente fra l'uno, e le altre, ed in ogni parte comune. La caccia, l'agricoltura, la pesca, la pastorizia, e poche rozze manifatture; ecco la sola, e prima generale occupazione di tutte le umane associazioni, durante la loro più antica infanzia; ecco probabilmente quale dee essere stata la situazione, e la carriera di quelli, che le sacre pagine, di accordo coll'antica storia profana, ci assicurano essere stati i primi archetipi fondatori dell'ebreismo.

Per altro, siccome questo solo articolo potrebbe, senza dubbio, formare per se stesso materia esuberante onde empiere un immenso volume, e non essendo altresì mia intenzione di riportare quì delle favole, o delle ipotetiche congetture destituite di basi, o di lumi sufficienti ad investigare la serie determinata di anni che può verosimilmente fissarsi all'originaria esistenza del Popolo Ebreo, d'altronde contrastata pertinacemente da varie altre popolazioni, che contrappongono un antichità infinitamente più remota di quella vantata da esso, coll'autentica testimonianza del codice Mosaico, checchè nulla dicane la Genesi, la quale non ci lascia comprendere giammai perchè non abbia in verun modo fatta menzione delle affluenti colonie, che i sicuri frammenti che ci restano chiaro dimostrano esistere in que' tempi (1); noi però, allontanando sopra un tale proposito tutte le informi visioni che molti autori erroneamente prevenuti scavarono nella loro immaginazione, ci rivolgeremo al libro il più autorevole che abbiano gli Ebrei, ed il più generalmente approvato da tutti i popoli del mondo, e con esso ne fonderemo l'origine da quello che ha il primo radicati que' germi salutari della credenza edificante di questo Popolo, e che la Scrittura medesima ci annunzia il primo ad essere distintamente appellato col nome di _Ebreo_ (nghibrì), ed il primo, parimente a recidersi il prepuzio in provetta età per divina prescrizione (2); rimettendo alle ricerche de' critici assennati le epoche rimarcabili che precederono, sia del prodigioso Diluvio universale, e della costruzione dell'arca di Noè, fatta in quella circostanza con architettura sovr'umana; sia della confusa divisione repentina delle Lingue nell'occasione della temeraria impresa della torre di Babel, ed altri straordinari aneddoti siffatti; tutto ciò dico, non essendo di mia speciale competenza di esaminare, io lo considero come straniere al prefissomi assunto, e ne rinunzio di buon grado le indagini a' perspicaci investigatori della natura, e delle sue leggi.

Ecco tutto ciò che noi possiamo quì asserire, se non con positiva certezza, almeno con qualche probabilità, intorno l'originaria derivazione del Popolo ebreo, giacchè le memorie che restano a noi, non meno di questo che di tutte quelle numerose orde vagabonde allora esistenti sulla terra, sono cotanto scarse, e incerte, che tutto ciò che si aggiugnesse non farebbe che vieppiù aumentare i nostri dubbj, complicare i nostri errori, ed allontanarci onninamente dalla genuina verità del soggetto, come sappiamo essere, pur troppo, accaduto a qualche male impressionato Scrittore antico (3), per volere di soverchio innoltrare le assurde congetturali ricerche intorno a certi soggetti, gli autentici monumenti de' quali ci furono pur troppo defraudati dall'Istoria, e le nozioni detagliate che risultare ne potevano in vantaggio della specie umana, ne restarono avvolte nella folta nebbia de' remoti secoli decorsi.

(1) I Chinesi vantano trentaseimila anni di antichità, ed i più accreditati Istorici che ci tramandarono i fasti di questa Nazione, assicurano che _Fo-Hi_ loro primo Sovrano montò sul Trono della China tremila anni avanti Cristo, ciò che farebbe rimontare la fondazione del loro Impero a più di trecento anni al di là del Diluvio, e quindi l'antichità di questo popolo assai più oltre l'epoca in cui le opinioni odierne fissano la creazione dell'universo, e la struttura originaria del primo Essere umano (Ved. _Lenglet Meth. d'étudier l'Hyst. et Beyeri. Mem. Hist. Crit. Libror. rarior. pag. 171_). E da que' pochi frammenti che ci restarono del _Manethone_, prete Egiziano, e della _Genealogia_, o successione de' Re di Egitto, trasmessaci da _Erodoto_, l'origine degli Egizj, e la fondazione del loro regno è portata oltre mille anni al di là di tutte le più lontane epoche della Creazione, se prescindere vogliamo però da quella degli Assirj, degli Etiopi, de' Sciti, de' Frigiani, e de' già riportati Chinesi, che vanno tutti molto più lungi nell'antichità; ed alcuni rinomati autori parimenti dettero al primo _Zoroastro_ novemila anni di antichità, ed altrettanti a' suoi Persiani. Ma la venerazione intima che nutriamo per l'ammirabile Codice Mosaico ci costringe ad abbandonare interamente una simile questione, che parrebbe in qualche modo cospirare a rendere apocrifa la Genesi, che ne forma parte, e così ammettendo soltanto per autentico ciò che trasmesso ci venne da Mosè, noi riguardiamo tutte le altre opinioni come assurde, affatto destituite di base, e di ragione.

(2) Vari Scrittori d'altronde accreditati, ed _Erodoto_ fra questi (_lib. 2. cap. 14._) sostengono, con qualche asseveranza, che il nome עברים _Ebrei_ (Nghibrim) che prendono i seguaci di Abramo, il quale è il primo che dalla Scrittura venga denominato עברי (Nghibrì) _Ebreo_ (_Gen. c. 14. v. 13._) altro propriamente non sia che un alterazione del nome _Ibri_, o _Iberi_ dell'Albania, e delle varie differenti nazioni che dimoravano al di là dell'Eufrate, e delle sue rispettive sorgenti fra il mare Causpio, ed il mar Nero. Io per altro, senza diffondermi ad appugnare come falsa, nè ad ammettere come probabile la presunta etimologia di simile vocabolo, mi contenterò di accennare solo di slancio, che i Commentatori Ebrei ne fissano la derivazione radicale dal verbo ebraico עבר (nghabar) che significa _passare_, riferendo al passaggio che fece Abramo dal fiume Eufrate partendo dalla Palestina sua patria per trasferirsi nella Mesopotamia, e di là rendersi nel paese di _Canaan_; ed alcuni altri ne ripetono l'etimologia da _Heber_ figlio di _Schem_ da cui Abramo discendeva in linea diretta.

Ma ciò che riesce presso che impossibile di conciliare coll'Istoria si è l'epoca dello stabilimento del rito della Circoncisione, mentre tutti i più sottili investigatori dell'antichità si fanno, d'accordo, a sostenere che gli Egizj, gli Etiopi, ed i Colchi, nazioni che l'istoria ci dimostra già esistenti nel secolo di Abramo, furono gl'inventori di questo Rito, _Pudenda circumcidebant a principio_, dice Erodoto, parlando di esse (_in Euter. p. 127._). Diodoro di Sicilia è del medesimo parere (_lib. 1. p. 24._) e lo stesso _Filone_, la cui autorità in questa parte non può essere in verun modo sospetta, sembra esso pure convenirne (_Phil. de Circumcis. pag. 10._). Ed i Critici ritrovano che _Geremia_ colloca gli Egizj alla testa di tutti i Circoncisi (_Visitabo super omnem qui circumcisum habet præputium, super Ægyptum, et super Judam, et super Ædom, et super Ammon, et super Moab_. _Jerem. cap. 9. ver. 24. 25._). Dal che molti vogliono inferire che questa ceremonia Rituale fosse già conosciuta, e praticata sopra quasi tutta la terra, quando il Patriarca Ebreo cominciò, per Divina prescrizione, a metterla in voga fra i suoi (_Gen. cap. 17. v. 11._): il _P. Accosta_ ritrovò degl'indizj di questo Rito nel Messico, siccome ancora _Pietro Martire_ nel Jugatan, _Oviedo_, _Pisone_, _Gumilla_ e alcuni altri ne ritrovarono essi pure delle traccie ne' paesi i più lontani e nella più remota antichità.

Pensino i critici come loro piace, ma frattanto tutte le umane opinioni debbono per sempre tacere in faccia della Scrittura, la quale sola può determinare ogni nostro sentimento, e che può con sicurezza guidarci nell'ameno sentiero della verità.

(3) Quanto non si rende mai contraddittoria alla ragione, ed oltraggiante alla verità l'origine primitiva donde Tacito fa scaturire seriosamente il Popolo Ebreo? E tanto dobbiamo più sorprendercene quanto che è il rispettabile _Tacito_ che parla (_Hist. lib. V._). Essa non trae forse sorgente che dalle calunnie acerrime, che i Fenicj, gli Egizj, e varie nazioni Greche persecutrici di questo Popolo gli affibbiavano incessantemente (_Jos. contr. App. 5._) Ma questo dotto Istorico, per altro, prima di avvalorare quelle favole vituperose, e impertinenti delle quali si serve per denigrarlo, avrebbe dovuto riflettere che l'origine degli ebrei poco, o nulla differire dovea da quella di tutte le altre colonie che le prime popolarono le diverse regioni della terra conosciuta (poscia divenute nazioni nel progresso de' tempi) poichè lo stato selvaggio essendo per la società umana di allora uniforme all'indole di essa, e comune ad ogni vivente, ne viene per immediata conseguenza, che il carattere intimo di tutti gli esseri umani dovea essere per sua nature indifferentemente omogeneo in ogni parte; e chiunque versato anche mediocremente nell'Istoria antica può riconoscere a sufficienza la pretta verità dimostrata di quanto sostenghiamo, e quindi rilevare ad un tempo medesimo il paradosso enorme in cui precipitano quelli che malignamente opinano in contrario.

CAPITOLO II.

Della Religione professata, secondo le apparenze, da' tre primi Patriarchi fondatori dell'Ebreismo.

Nel modo che l'originario nascimento del Popolo Ebreo, osservammo essere identico, e comune in ogni senso con quello di tutte le selvaggie caterve che popolarono le prime inospite regioni del globo terracqueo, così dovettero essere appunto egualmente uniformi i principj di Religione conosciuti dall'uno, colle massime di credere praticate dalle altre; cioè una stupida grossolana idolatria degli astri, della terra, degli elementi, Culto, che secondo l'opinione univocamente sostenuta da' più classici Scrittori dell'antichità, si introdusse nel mondo appena cominciò questo a popolarsi di un discreto numero d'individui, il declivio de' quali dee verosimilmente avere cominciato a trascinarli all'adorazione della creatura, pratica che non dovette in origine conoscere altro disegno fondamentale fuori di quello di perpetuare, con tal mezzo, sopra la terra la reminiscenza di quegli uomini che più si erano distinti durante la loro vita nella società, per costumi edificanti, e per azioni; ma che resero ciecamente latrìa nel progresso de' tempi colla rappresentazione visibile de' simulacri che gl'indicavano; invenzione che il sentimento generale de' dotti fa trarre la primitiva sorgente da _Serug_ avo di Thare (4).

In tale guisa, dunque i popoli stupidi, e grossolani di que' primi secoli degenerando insensibilmente dalla semplicità delle materiali rappresentazioni primitive instituite da Serug, essi portarono le cose a degli eccessi oltremodo stravaganti, e criminosi; essi opinarono di ravvisare il prototipo genuino della Divinità nell'opera umana, e così pervennero a confondere ciecamente il creatore colla creatura e quindi l'adorazione profonda che a quello si compete, coll'omaggio meramente rispettoso che esigevasi da questa. Ecco, in una parola, la vera, e l'unica sorgente dell'idolatria, ed ecco l'immediata origine fatale donde provenne quelli affluenza incalcolabile di Dei che ogni popolo, ogni orda, ogni nazione si è poscia bizzarramente formati a capriccio de' suoi propri direttori, anche ne' tempi assai più recenti, e da' popoli presso i quali lo sviluppo della ragione, e la coltura dello spirito umano erano ascese all'apice massimo della perfezione (5).

Egli è appunto dal fatal centro stesso di questo vortice immenso di mostruose superstizioni ognora rinascenti fra gl'insensati iconolatri di que' remoti Secoli che sorgere si vide Abramo figlio di Thare, adoratore, e fabbricatore d'idoli; mestiere, come si vide, che gli apparteneva in retaggio di famiglia; ma le massime ovunque dominanti delle quali dee essere stato esso ancora imbevuto ne' primi anni della sua fanciullezza, lo renderono infetto, così pure, dello stesso malore che attaccava tutta la Specie umana de' suoi tempi, nè abbandonato si vide da questo deplorabile smarrimento fino a tanto che rischiarata la mente coll'efficace influenza della Divina vocazione, egli si dedicò a combattere apertamente il culto idolatra, di cui già cominciava a conoscere l'assurdo e il nocumento, e fattosi l'inconoclasta de' propri idoli di suo padre, ne fece tosto sensibilmente conoscere al mondo la ridicolezza, il pericolo, e l'inganno (6).

In quanto poi alle interminabili discordanti questioni che si agitano fra i Rabbini ad oggetto di definire l'età che Abramo avea nel tempo dell'avvenimento sorprendente della sua nuova conversione, poco, o nulla quì ci cale investigare; lo scopo nostro, sovra di ogni altro interessante, è soltanto quello di conoscerla meramente, e di esserne con positiva certezza assicurati, onde potere da quest'epoca fondare, con esatta cognizione di causa, l'infallibile nascimento primordiale del Popolo d'Israel, non meno che la fausta origine della consolante credenza del medesimo (7).

Rischiarato che fu così l'intendimento di Abramo dal fulgido lume di grazia, e fattosi degno della Divina predilezione, in preferenza di ogni altro umano individuo esistente allora sopra la terra, il primo comando impostogli dall'Essere Supremo, che intuitivamente gli apparve, fu quello di recidersi il prepuzio nella provetta età di 99. anni in cui trovavasi nell'epoca di tale prescrizione, ingiungendoli, nel tempo medesimo, di ripetere la stessa uniforme operazione con tutti i maschi aderenti alla propria sue famiglia, stabilendo per precetto inviolabile, in perpetuità di tutti i secoli, che all'avvenire ogni fanciullo nato dalla sua discendenza. dovea essere circonciso nell'età di otto giorni, sotto comminatoria fulminante di eterna dannazione a' trasgressori (8). Tale marca indelebile dovea formare la base inconcussa, eterna, e radicale del nuovo patto di alleanza che Dio ha vincolato con Abramo dopo di averlo colmato di benedizioni, di favori, e di speranze, assicurandolo di moltiplicare prodigiosamente la sua stirpe, di proteggerla in preferenza di ogni altra, di renderla potente sulla terra, e di farne un lignaggio distinto, e prediletto, a cui tutti gli altri sarebbero sommessi, e tributarj in perpetuità di tutti i secoli: _Et ponam te in gentibus, Regesque ex te egredientur etc. Daboque tibi, et semini tuo terram peregrinationis tuae, et omnem terram chanaam in possessionem Aeternam, eroque Deus eorum_ (A). Promesse che furono da Dio medesimo reiterate progressivamente a' due altri Patriarchi dell'Ebreismo, al di lui figlio Isaak, ed al suo nipote Jacob che ne successero (9).