Part 3
_Cujusvis hominis est errare; nullius, nisi insipientis in errore perseverare._
CICER.
Egli è ormai uno spazio considerabile di tempo che la mia ingenua penna, sempre intenta al solido vantaggio de' miei simili (dopo le tante altre, le quali prefiggendosi forse un simile scopo, si cimentarono indarno fino ad ora, e col massimo pericolo) tentare volea di assumere intrepida l'ardua difesa della verità, di quella verità medesima che tutto il mondo ammira, ed abbandona, e che prescindendo da pochi i quali cimentandosi a squarciare il tetro velo della menzogna, che ne adombra l'intuito allo sguardo profanatore dell'insensato, sono già felicemente pervenuti a ravvisarne il fulgido sembiante, pare che gli uomini della nostra età si facciano un maligno piacere di calpestarla, di concepirne un abominio, in vece d'intraprendere l'impegno commendevole di sottrarla a quegli oltraggi, che miransi fare, ad ogn'istante, contro di essa da' feroci proseliti del fanatismo.
Tale era dunque l'assunto importante di cui io mi occupava, senza interruzione, era già l'intervallo di un completo decennio, e questo è il solo oggetto sovra di ogni altro interessante che ha per tutta la mia vita decorsa unitamente richiamate le mie più assidue, e ponderate riflessioni; ma pur troppo fino al presente coll'eguale successo di quello che videro tanti uomini dotti risultare dalle indefesse loro applicazioni, affine di svellere dalla specie umana il morbo flagellatore dell'ignoranza che la degrada, e della superstizione che la distrugge; mentre le tenebre dell'una, e la densa caligine dell'altra, che ingombrano dopo tanti secoli presso che tutta l'estensione dell'universo, paralizzavano le benefiche intraprese di quegl'institutori dell'umanità, e scoraggivano le mie rette disposizioni.
Eh, che! Tutti gli orizzonti della terra uniti, non ci mostrano essi forse de' tempi calamitosi a tale eccesso per lo spirito umano, fino a reputare il termine _illuminato_ sinonimo d'_incredulo_; e quindi a punire come apostata, ed a perseguitare qual libertino un genio filantropo che cimentato si fosse a rischiarare le tenebre dalle menti degli uomini, propalando fra questi de' solidi principj di morale, e di buon senso? E quante volte delineare si vide l'immagine sublime della ragione con informe sembianza di un orrido fantasma che paventa, e che afferra chiunque osa di appressarsi al tempio eccelso che ascosa la rende allo sguardo peribile dell'uomo? Tale essendo il carattere odioso che miravasi fare della ragione, più non dovremo dunque stupirci, se colui che avesse osato farne il preconio era dagli uomini riguardato come il più reprobo nemico del suo secolo, ed il perturbatore della umana società.
O tempi d'ignominia, e di esecrazione! ah! che pur troppo io già miro imbrattata l'istoria dell'odiosa menzione di quell'età sì degradante per la specie umana, in cui la virtù era un delitto, la ragione un ornato superfluo, inutile il buon senso, e la filosofia una chimera; in cui l'uomo brancolando nel vortice delle sue illusioni lasciavasi machinalmente condurre da altri uomini dementi al pari di esso, ma di lui più scaltri, più intriganti, sempre intenti a sedurlo, nè lo abbandonavano fino a tanto che renduto non lo avevano il nemico di se stesso, e il manigoldo crudele del suo simile, ed in cui finalmente le nazioni ammaliate dalle promesse che al nome di un Dio loro garantivano i mistici direttori da' quali erano esse ciecamente guidate, empievano la terra di follìe, e sotto l'ombra fatale di religione commettevansi gli attentati più atroci, sterminavansi a' vicenda; i culti opposti erano a' culti, gli altari, agli altari, e gl'intensi voti dell'una inferire altro non volevano che una detrazione insultante delle fervide preci dell'altra; ma l'ipocrita ingannatore che ne era la cagione, non vedea frattanto in queste acerrime dissenzioni che un solido incremento alla di lui autorità, alla quale soggiogato in ultimo restava non meno il partito vincitore che il vinto. Chi potrà mai fermarvisi un istante senza essere sorpreso di angoscia, e di dolore al solo contemplarvi que' vaneggiamenti di cui furono sempre suscettibili tutti i popoli, dalla prima infanzia del mondo fino a' tempi nostri? Or uno spettacolo sì attristante potea egli a meno di non disgustare l'animo il più benefico, lo spirito il più paziente, e il più filantropo genio che azzardato avesse di liberare la specie umana dal malore dell'inganno, per quindi ricondurla nel felice sentiere della ragione? Convinti di questa verità non dovremo più stupirci se cotanto rari oggi si rendino sopra la terra i _Socrati_, gli _Aristidi_, i _Cartesii_, e i _Galilei_, che al prezzo di cicute, di esilj, di carceri, e di tormenti acquistassero, di buon grado, il piacere d'illuminare l'umanità, e d'indurla a rigettare le avvilenti sue follìe. Con sì terribili esempi sotto gli occhi troppo scarso dovea essere certamente il numero degl'imitatori; e quelli al contrario, che avrebbero potuto divenirlo con successo, preferivano piuttosto di essere considerati come inutili nella società, che rendersi le vittime degli smarrimenti de' loro simili, e lo scherno degli eccessi de' loro scaltri conduttori. E con quale coraggio avrei potuto mai osarlo io tre lustri addietro, e di più sotto l'ombra di un avverso cielo dove io mirai le prime luci, ed in cui la superstizione, e il fanatismo erano al grado dell'ignoranza, calcolata come necessaria alla salute dell'uomo, ed in cui alla demenza tenere faceasi le veci, ed il carattere di buon senso? Egli è vero, per altro, che fino di allora concepito io avea il progetto salutare di distruggere l'errore dalla mente de' miei simili, ed il vasto assunto destinato ad esaurirlo era già, in gran parte, preparato alla rinfusa nella mia mente, nè altro mancava a corredarlo di quell'ordine, di quel metodo, e di quella esattezza necessaria per prodursi al chiaro giorno, che una esplicita inerenza nello spirito di quelli che più abbisognano di lumi sufficienti, e di un fermo disinganno, capace di annientare i pregiudizj che avrebbero potuto contrapporre degli argini malefici allo scopo commendevole per cui era quello in origine rivolto. Ma la decisa ripugnanza che questi sempre manifestarono contro l'ultimo, non meno che contro i primi, fece soffocare i miei filantropici disegni al loro nascere, e condannò la mia intrapresa ad un obblìo impenetrabile, dove giacque sepolta fino a questo giorno in cui l'impero della ragione potè rendersi una volta manifesto al consorzio de' mortali sopra la terra, spiegando l'ascendente assoluto ch'ella dee avere sullo spirito di essi; ora che sul trono augusto della giustizia l'eccelsa filosofia siede fastosa, e trionfante de' suoi miserabili nemici, al fianco invitto di NAPOLEONE il grande, può un integerrimo fautore della ragione alzare libero la testa, fare impavido echeggiare la di lui voce, e rendersi utile a' suoi simili, senza pericolo, annunziando a tutti gli abitatori dell'universo, allo squillante suono di prodigiosa tuba, l'immediata rigenerazione universale di tutta la specie umana.
Per altro, sebbene tutte le mie cure, e i miei disegni si aggirino soltanto al vantaggio di una parziale Nazione unicamente pure ad un solo corpo religionario io quì non ragiono, ma a qualunque siasi nazione, setta, o popolo, a tutta la società umana, in fine, io parlo, ed a guisa del Sole che dal suo emisfero inaccessibile, una luce sfavillante, e universale a tutto l'uman genere diffonde sulla terra, così appunto io bramo che ad ogni razionale abitatore del mondo rendasi noto il genuino linguaggio della verità.
Or se il raziocinio sostenuto dal buon senso, e dettato da' più integri sentimenti di umanità, non è per la specie degli uomini un illusoria visione, io dimostrerò col mezzo di esso, non solo al giudaismo, per il di cui solido vantaggio io scrivo, ma a tutti gli altri popoli del mondo (i quali eccettuare sempre lo vollero dalla categorìa delle nazioni) che niente è più ingiusto, e ridicolo, ad un tempo, che di odiare, o deprimere una credenza qualunque per la sola ragione che i suoi principj saranno forse disparati da quelli professati dalla sua persecutrice, ovvero di attaccarne le basi sulle quali si regge, ed anche senza conoscerne il più delle volte il fonte da cui esse traggono la loro derivazione; e con eguale chiarezza farò inoltre conoscere, che quanto avvi in una religione di riprovabile, o di ottimo altro, a fondo non è che l'impronta del genio, o depravato, o giusto lasciatovi dall'uomo stesso, il quale non diventerà mai stravagante, o assurdo sempre che sarà capace di ricevere le idee omogenee medesime che la natura gl'imprime, e che desso, al contrario, diventa l'uno, o l'altro, alloraquando si sforza di assegnare una evidente realizzazione alle logogrife visioni tradizionali, ed a' mistici fantasmi. Di ciò tutte le sette fino ad ora conosciute sulla terra dimostrerò essere una prova ritrovata ormai, ad ogni esperimento, incontestabile.
Preparato che io avrò l'uomo alla contemplazione interessante di queste verità, convinto che desse lo rendino una volta non essere meno curioso di seguire i progressi dello spirito umano ne' suoi travviamenti, di ciò che riesca vantaggioso investigare, con occhio indagatore le proficue nozioni ch'egli scuopre, e ciò in ogni secolo, e presso qualunque angolo del mondo, esso dovrà necessariamente convenire che fra tutte le ricerche filosofiche fatte fino ad ora, non siavi forse una più profonda, e più importante dell'analitica riforma del Culto, e dell'educazione politico-morale del Popolo ebreo, che nel corso di quest'opera mi sono prefisso d'investigare in ogni benchè minima parte, e co' più rigidi esami possibili.
Il tenebroso amministratore de' culti, sia rabino, sia prete, ovvero dervigi dice credimi ciecamente; ed il sensato filosofo consulta l'evidenza, ascoltami, e ragiona; egli è questi ultimo linguaggio unicamente quello di cui farò io sempre uso nell'assunto importante che io tratto, con quelli che fin quì si mostrarono pur troppo sordi agli eccelsi ammaestramenti della ragione.
Lungi dal precipitarci nel partito di quelli che credono tutto, od in quello degli altri che rigettano tutto, noi ci terremo, per quanto ci sarà possibile, in una specie di equilibrio, loro dicendo unitamente; esaminiamo con diligenza, e rendiamoci esatto conto a vicenda finalmente della credenza nostra, e di quella degl'ingannati nostri progenitori, indaghiamo una volta con filosofica fermezza, ciò che in sì fatta religione tradizionale (che da tutto l'ebreismo si è sempre sostenuta ad ogni prezzo) v'ha di vero, e quello che può esservi di assurdo; sotto quale rapporto le nostre idee religiose di oggi, possano avere un solido fondo di realtà, o di verosimiglianza con quelle dei primi patriarchi fondatori della credenza d'Israel, e sotto quale altro esse debbono meritare la nostra ripugnanza, il nostro obblìo. Penetrati di sincero trasporto per la verità, noi andremo a rintracciarla finanche nella estremità di que' misteriosi recinti che si appellano santuarj, da' quali allontanando il velo denso, e terribile che la cuopre, senza dubbio, allora noi vi ritroveremo l'aspetto inalterabile della tersa religione, che il Dio superno della natura esige dagli enti ragionevoli, nel primitivo suo stato di purità, e d'innocenza.
Vari sono, per altro, gli scrittori commendevoli, che tentarono sovente di scavare questo dilicato soggetto da' suoi più reconditi fondamenti: io discuterò dunque le loro idee, analizzerò i loro pensieri, non già col fervido entusiasmo di un zelante apologista di prestigj tradizionali, ma colla genuina franchezza di un filosofo amico de' suoi simili, di un apostolo della ragione, che ad altro non aspira, pubblicando in questa giorno un opera sì utile, e sì urgente, che ad illuminare da una parte le menti ottenebrate dell'illuso giudaismo, e a distruggere dall'altra quelle menzogne degradanti che parvero confederare contro i miseri avanzi del popolo d'Israel, fino anche i più decisi partigiani della tolleranza, trascinandogli anche sovente ad obbliarne i principj, a calpestarne i doveri, alloraquando impresero ad agitare la causa risguardante questa oppressa, e derelitta nazione.
Quindi se io pervengo a condurre di tale, maniera lo spirito religionario degli uomini, ho fondato motivo di lusingarmi di potere anche ridurlo ad abdicare quelle vane chimere che lo soggiogarono per sì lungo tratto di tempo, e che formarono la sorgente venefica dove il genere umano attinse tutte le sue più deplorabili sciagure.
Ma prima di ogni altra cosa, io credo mio essenziale dovere di prevenire il mondo illuminato, non essere quì mio scopo di divertire il cuore umano con fantastiche immagini, che al solo romanziere bizzarro, piuttosto che al filosofo ragionatore convenevoli si rendono; e molto meno astrignerlo pretendo con linguaggio artifizioso ad asserire, ciò che in altro modo ei ripugnasse di adottare: la nitida semplicità dovrà sempre quì precedere l'espressione sentimentale dei miei pensieri, i quali se riportati non verranno con un eleganza di stile che rapisce, posso d'altronde assicurare che fregiati essi tutti saranno della semplice verità che persuade, senza livore, e senza prevenzione; ciò che al disopra di tutt'altro ornato è assolutamente necessario, trattando una materia dilicata qual'è quella di cui ora ci occupiamo, che ha più duopo di giuste idee, di esatti sentimenti, che di un mendicato atticismo di vocaboli, o di traslati pensieri, onde potere con amplia cognizione di causa pervenire a conoscere lo stato delle vicende presenti, per farne l'adeguata comparazione con quelle, che le inopinate crisi avvenire offrono sovente allo sguardo indagatore del filosofo, ed alla irrequieta fantasía del politico: egli è dunque così che noi potremo allora, senza taccia di temerità, lanciare i nostri liberi giudizj sul remoto avvenire, ed arbitri ancora pronunziarne i destini.
Frattanto io domando un indulgenza estrema non meno per ciò che ho fin quì detto, che per tutto quanto io dispongomi a dire, se io non tratto queste materie interessanti con tutta quella filosofia, e quel criterio che esigono, ciò si potrà forse attribuire alla deficienza de' miei lumi, ed alla modicità de' miei talenti, ma se io poi non le ragiono, secondo l'aggradimento uniforme di tutte le nazioni, ed in particolare dell'Ebrea che ne occupa la più estesa parte, ciò ripetere da me certamente non si dee, ma dalla sola intima natura delle medesime, le quali non sono ad altro fine dirette che ad emendare gli smarrimenti delle une, e a distruggere le stravaganti opinioni dell'altra; insomma ad illuminarle tutte, per quanto mi sarà possibile, ed a ricondurle nel perduto sentiere della ragione. Or quegli avvertimenti che tendono a correggere l'errore, a dissipare le tenebre dal mondo, possono essere giammai dell'aggradimento universale di quelli, che già infetti dal morbo letale della menzogna, hanno duopo di correzioni, e di lumi? Ciò che reca giovamento l'esperienza ci dimostra che rare volte diletta. Ben lontano per altro io sono dall'esigere, in verun modo, che si abbia per i miei sentimenti la benchè minima favorevole prevenzione, io eccito, al contrario, i lettori di quest'opera di avere in me così poca fiducia come io ne ho avuta negli altri. La sola ragione essendo un dono accordatoci dal Supremo Creatore dell'essere nostro per condurci nell'instantanea carriera di nostra vita, io gli esorto a farne uso immediato, e costante; questo è il solo mezzo il più utile, e il più sicuro per conoscere la verità, e per trarne que' vantaggi che aspettare ne possiamo. Ma comunque sia, io protesto davanti l'Essere Supremo, ed in faccia a tutti i popoli della terra, che non già vile sentimento di detrazione, non avidità di gloria, non cupidigia di utile, od altro scopo venale riprovabile del pari, mi fecero determinare a tessere quest'opera, ma l'amore fraterno che ho sempre nutrito per tutti gli esseri della mia specie; i solidi, e perenni vantaggi de' miei troppo ingannati connazionali; il desiderio intenso di combattere l'errore col brando inespugnabile della ragione; e la vera felicità, inultimo, degli stati colti, e tolleranti, così che la gloria, e il decoro degl'illuminati Sovrani che gli governano.
Or traendo quest'opera la sua originaria sorgente da sì limpido fonte, retta da sì equi sentimenti, e guidata da principj cotanto sani, ed inconcussi, potrei sospettare giammai con fondamento che alcuno vi fosse di sì stupido criterio, in cui preponderando e impulso più forte gli esecrabili prestigj del fanatismo a' miei giusti ed amichevoli suggerimenti mi riguardasse come audace. od importuno, ovvero come i settarj dicono volgarmente, un apostata, un Deista? Eh! che tali attributi reperibili sovente nella bocca di chi non ne comprende il vero senso, non avranno mai efficacia bastante a formalizzare un integerrimo fautore della verità, dalla quale non seppe mai dileguarsi, malgrado che a caro prezzo azzardasse qualche volta di esternarla, e che non si prefigge altro disegno che il miglioramento durabile degli esseri della sua specie. Nulla mi cale per tanto che ciascuno pensi come più gli aggrada per rapporto al sistema di religione addottato da me; che l'ebreo talmudista lo condanni, che lo abomini il cattolico, e che tutte le altre sette la ripugnino, ma frattanto il sensato filosofo lo approva non solo, ma lo segue, lo pratica egli stesso, e lo commenda; a lui unicamente io me ne appello, ed a questa sola classe benemerita del mondo ogni mio pensiere consacro, l'estremo destino del quale, non già dall'insano giudizio del volgo, ma dall'illuminato discernimento di essa onninamente dipende. Ben contento di poter dire col giovine Plinio: _Ego enim non populum advocare,_ _sed certos electosque soleo, quos intuear, quibus credam, quos denique et tanquam singulos observem, et tanquam non singulos timeam._ _Epist. XVII. lib. VII. p. 428._
Ma questa cecità universale mi lusingo che sarà bentosto rischiarata dalla fantasìa de' miei connazionali, quando a rigido esame richiameremo nel progresso di quest'opera i dogmi sopra i quali essi fondano la lusinga di una felicità imperturbabile, e la base di ogni loro ventura speme, additando a' medesimi l'infallibile sentiere che può condurli al completo acquisto di entrambe, e dove niuno fino ad ora osò giammai condurre il passo timido, e vacillante.
Quale gloria ineffabile non dovrà in ultimo risultare per il Dio di verità, osservando gli esseri umani rinunziare con arbitra resipiscenza alle insane illusioni dove sembrava che un avverso destino condannati gli avesse miseramente per sempre; e quale trofeo per l'oppressa ragione, se gli eccitamenti miei affettuosi, e sinceri saranno efficaci a dissipare dalle loro menti l'errore da cui sono abbacinate, ed a toglierli dal baratro infernale de' pregiudizj in cui andavano a precipitare inevitabilmente; e così mettere un freno alle passioni fomentate da una coscienza religiosamente criminosa, e sostenute da quelle sacre menzogne che loro fanno una guerra spietata, e con passo intrepido, e costante oltrepassare le barriere funeste che il fanatismo avea tenacemente opposte alla ragione, seguitando le vestigia invariabili che quì sono ad indicare della pretta religione, e di un giusto e ben fondato disinganno.