Part 22
Ragionando però con quell'acume di cui al provido Creatore piacque fornirci onde meglio contemplare possiamo le di lui opere sorprendenti, noi dunque stabiliremo che un miracolo altro per se stesso non è (secondo ancora gli odierni sani filosofi, ed i Teologi pure) solo che un eccezione positiva, e reale alle divine leggi preestabilite della natura: ma con quali dati giudicare mai possiamo di un miracolo senza un'esatta, e profonda cognizione di tutto queste Leggi, che l'uomo, d'altronde, in vano tenterebbe giammai di acquistare sopra le terra (157)? In tale precaria posizione di deficienza, come potrebb'egli pervenire in alcun tempo a discernere con qualche probabilità il genuino carattere de' venerabili miracoli che procedono dalla volontà immediata onnipossente dell'arbitro disponitore de' Cieli, e della terra, da quelli che propriamente non sono che il mero effetto qualche volta dell'accidente, bene di raro della scienza, e molto sovente dell'astuzia (158)? Mosè operava de' miracoli sorprendenti: ciò è innegabile, ma frattanto lo Scrittura medesima chiaro ci dimostra che gli aruspici, ed i maghi dell'Egitto gli operavano essi ancora con eguale successo (_Exod. C. VII. v. 12_) non è già per questo che noi titubiamo un solo momento a decidere quali fossero fra questi que' prodigi emanati direttamente da Dio, e quali conoscessero per prima loro base l'artifizio, la scienza, o i sortilegj, mentre tutto concorre intimamente a persuaderci che altri fuori che il solo Mosè non potea essere il vero depositario degli arcani supremi di un Dio, e l'organo immediato della di lui Eterna volontà ineffabile, ed altro io quì non faccio che rendere un semplice ragguaglio meramente dell'ardita incredulità di certuni per rapporto a' miracoli; ma nulla ostante, questa nostra convinzione riesce un debole sostegno di difesa, contro gli assalti ostili degli avversarj; nè ha per se stesso forza bastante a dissuadere i filosofi del secolo da' loro opposti principj, il quali prendono tanta maggiore possanza nelle loro menti sovvertite, quanta è più esorbitante l'affluenza de' miracoli di ogni specie da cui osservasi inondata tutta la terra dall'origine della sua popolazione fino a' tempi nostri (159); ed a fronte di tutto il rispetto che protestiamo di nutrire perpetuamente per i sacri Codici, non meno che per tutto quanto essi contengono; ci troviamo astretti a dovere confessare con _Bayle_, che chiunque si è formato delle vere idee dell'ignoranza, della credulità, e dell'incuria del volgo, riguarderà sempre mai le opinioni come altrettanto più sospette; quanto che le ritroverà esso più stabilmente propalate. Gli uomini, per la massima parte, non esaminano niente, essi lasciansi ciecamente condurre da un abitudine macchinale, o dall'autorità, e le loro sacre opinioni tradizionali specialmente, sono quelle appunto ch'essi hanno meno il coraggio, e la capacità di esaminare; e siccome non è loro permesso di fare uso della propria ragione sopra questa dilicata materia (160), essi debbono gemere nel più torpido silenzio, e sopportare con paziente rassegnazione il giogo ferale ch'essi medesimi s'imposero. Quale solido vantaggio possono recarci mai tutte quelle regole che ogni settario non ha mancato di fornirci dal canto suo, come sicure per discernere i veri da' supposti miracoli, se una volta stabilita questa distinzione, niuno fu mai più imbarazzato per consolidare il suo trionfo sulle basi medesime del principio già fissato? Questo inconveniente procede da ciò che la regola è presa quasi sempre dalla stessa natura delle prove, che ciascuno si sente capace di produrre, e sostenere; è appunto sopra un tale proposito che un critico de' nostri tempi dicea: _Un vrai_ _faiseur de miracles pourrait trancher toute difficulté quelconque à leur égard, en rendant la vie à un homme au quel on aurait arraché le coeur, ou coupé la tête: l'esprit raisonneur serait bien humilié à la vue d'un tel prodige_ (_Trait. des mirac. Introd. p. 25._)
Ma ciò che più di ogni altra cosa concorre a disgustare ogni niente illuminata, e che noi non possiamo contemplare senza fremere, malgrado il religioso trasporto che intimamente nutriamo per i giusti, e per i bene fondati miracoli, si è, oltre l'immensa quantità di prodigj, non so come scaltramente introdotti sulla scena del mondo, il vedere adottare alla rinfusa come tali le azioni le più ridicole, i più puerili aneddoti, e le favole più insensate; è in vano che _Crisostomo_ ci ripete incessantemente che oggi la chiesa più non opera per via di miracolo non avendone più d'uopo, e che _Agostino_ dopo di avere seriosamente interrogato perchè mai que' miracoli che operavansi altre volte più non si miravamo ripetere a' giorni suoi, produce la medesima ragione: _Cur_, dic'egli, _nunc illa miracula quae praedicatis facta esse non fiunt? Possem quidem dicere necessaria prius fuisse, quam crederet mundus, ad hoc ut crederet mundus_ (_Aug. De Civit. Dei Cap. XXI._)
A fronte di tali autorevoli opposizioni frattanto questi supposti prodigj ripullulare si mirano bene di frequente fra gli uomini, e ciò che di peggio si è coll'impronta il più delle volte della menzogna, e della contraddizione (161).
Da tutto quanto abbiamo fino ad ora significato, non meno per ciò che riguarda le profezie, che per quello che rapportasi a' miracoli, o alle intuitive apparizioni che ne fanno parte (162), può illativamente inferirsi che non v'ha delirio più pericoloso nell'uomo di quello da cui esso fu sempre mai predominato, cioè di pretendere a tutta forza di rivelare quegli arcani avvenimenti, che Dio volle rendere occulti alla sua specie, avviluppandogli in una oscura notte, senza lasciargli neppure la debole speranza di potergli in alcuna maniera penetrare (163). Egli si schernisce de' superbi mortali che tentano di portare arditamente le loro inquiete ricerche oltre il punto che fu ai medesimi prescritto, e che all'umana deficienza si compete. Fu ricercato un giorno ad un filosofo ciò ch'egli opinerebbe se vedesse il sole arrestarsi nel suo corso (cioè se l'annua rivoluzione della terra intorno quest'astro cessasse); se tutti i morti resuscitassero in sua presenza; se gli uomini si metamorfosassero in bruti, e tutto ciò per provare qualche verità importante, come per esempio, l'efficacia del _Lampadario_ del _Sabato_, o la _grazia versatile_; ciò che io penserei rispose il filosofo? Io mi farei tosto Manicheo; io direi che avvi assolutamente un principio nella natura che rovescia, e disordina tutto ciò che un'altro avea precedentemente disposto, e sistemato.
V'ha poche persone sulla terra le quali soddisfatte unicamente del presente, non inclinino d'imbarazzarsi dell'avvenire; questa esemplare condotta l'appannaggio de' sani, e de' religiosi filosofi, essi sanno che è un eccesso di demenza quello di tentare l'acquisto della cognizione di ciò che per se stesso dovrà essere eternamente impenetrabile alla mente dell'uomo (164); e persuasi di non potere risentire alcun solido vantaggio a sapere ciò che dee necessariamente succedere, solo restano paghi del presente, riconoscendo, per esperienza, quanto riesce malagevole per l'uomo di tormentarsi futilmente per l'avvenire: _Ne utile quidem_ (riflette sensatamente Cicerone) _est scire quid futurum sit; miserum est enim nihil proficientem angi_ (_De Nat. Deor. Lib. III. Cap. 6._)
La facilità di credere, e l'orgoglio smodato di volere tutto conoscere, verità infinite volte rimarcata da' saggi, furono sempre mai le due funeste inesauribili sorgenti di tutti gli errori degradanti, che oscurarono i pregi della primitiva religione de' popoli, e resero lo spirito umano incapace di lumi, di coltura, e di ragione: _Dans tous les siecles, et dans tous les pays_ (osserva l'erudito _Freret_, _mem. de l'Acad. des Inscrip. T. 23. p. 187_) _les hommes ont été également avides de connoítre l'avenir, et cette curiosité doit être regardée comme le principe de presque toutes les pratiques superstitieuses qui ont defigurée la Religion primitive chez tous les peuples_.
I veri dotti parlano dubbiosamente delle cose dubbiose, e non esitano di confessare con ingenuo candore, la loro propria incapacità relativamente a quelle che oltrepassano la portata dello spirito umano; è ben vero ch'essi credono di sapere molto meno cose di ciò che orgogliosamente vantano coloro che pretendono tutte conoscerle; ma almeno i primi sono garantiti di quelle ch'essi sanno, quando gli ultimi all'opposto ignorano eziandio quelle ch'essi immaginano di conoscere con evidenza.
Quanti prodigj sparirebbero, in fine dalle menti ottenebrate de' popoli, quanti miracoli cesserebbero di essere tali in faccia di essi, se gli uomini volessero assumere l'ardua impresa di ripiegarsi un solo istante sopra essi medesimi, di ponderare accuratamente tutto ciò che si passa nel loro proprio individuo, e in tutti gli esseri che gli circondano; eglino allora si assicurerebbero, con positiva certezza, della causa necessaria che tutto regge, che tutto dispone, ed alimenta nell'universo, essi riconoscerebbero altresì con perfetta cognizione di causa, che ciò che volgarmente chiamasi miracolo, prodigio, cosa straordinaria, altro per se stesso non è che la conseguenza immediata della maniera di esistere del nostro mondo, di cui il disordine apparente, o reale, rientra nell'ordine preestabilito dal provido consiglio del suo Eterno Creatore. Con tale mezzo essi resterebbero ampliamente convinti di una verità sì urgente, e sì essenziale alla loro felicità, ed alla loro tranquillità inalterabile: quindi è perchè la natura, non meno che le sue intime proprietà saranno mai sempre un mistero indissolubile per l'uomo, il quale spera indarno di penetrarvi giammai, fino a tanto che desso non si determinerà di proposito ad opinare, ed a credere fermamente col più saggio filosofo della Grecia (_Socrate_) che le cose che sono al di sopra della condizione umana, riescono affatto straniere per noi, e sotto qualunque siasi aspetto che si riguardino, concernere non ci possono giammai di sorte alcuna, come appartenere non potrebbe al corpo nostro un sesto senso esterno, di cui non potremmo in verun modo concepire un'idea.
(155) Molti Legislatori ancora intenti a rendere i popoli più rassegnati alle nuove instituzioni che volevano propalare fra di essi, facevano eglino credere di possedere il dono soprannaturale di tutte le arti, di tutte le scienze, di tutte le virtù possibili, mediante le continue divine intuizioni delle quali dicevano essere quelli suscettibili; _Osiris_ facendo supporre di avere acquisito dal Cielo l'arte dell'agricoltura, in sommo grado, divenne col mezzo di tale inganno, il Legislatore, l'arbitro, e il Dio dell'Egitto; _Licurgo_, e _Solone_ dicevano di essere secondati dagli oracoli; _Zeleuco_, e _Pitagora_ vantavano entrambi d'accordo di essere inspirati da _Minerva_; _Romulo_ sosteneva di essere guidato dal Dio _Consus_; _Zoroastro_ governò i Persiani in nome di _Oromaze_; e _Brama_ faceva suppone di avere ottenuta dall'invisibile monarca dell'universo la dottrina che ha esso propalato nell'_Indostan_; _Thor_ e _Odin_ legislatori de Visigoti davano ad intendere di essere essi medesimi due numi discesi dal Cielo; qualunque delirio nel _fondatore dell'Islamismo_, e per sino gli accessi epilettici de' quali, seguendo l'Alcorano, era egli suscettibile sovente, portavano presso i suoi Settarj, un impronta sovrumana. _Gengiskan_ facevasi riguardare figlio unigenito del Sole, e come tali si annunziavano parimenti a' Peruviani _Manco Capak_, _Coja mama Oello huaco_ sua sorella, e sua moglie.
Ecco finalmente come da un confine all'altro del globo tutti i suoi abitatori, senza forse eccettuarne alcuno hanno piegata la cervice sotto il giogo ignominioso del fanatismo. _Confucio_ è forse il solo fra tutti i Legislatori antichi, che abusato non abbia della credulità de' suoi Chinesi.
(156) Le sole sacre pagine sono l'unico, ed il più solido appoggio che noi abbiamo per autenticare con qualche fondamento, la verità de' miracoli; esse ci offrono ad ogni tratto lo riprove le più convincenti della certezza de' medesimi; ma siccome i miscredenti non fanno un gran caso delle scritture, non si saprebbe a qual efficace partito appigliarsi per confonderli: quindi è che noi non abbiamo che limitarci a credere, e a desiderare ch'essi credano con quella medesima sommissione che noi crediamo.
(157) Infatti l'ignoranza della quale parliamo ci trascina sovente nel baratro degli smarrimenti i più pericolosi, ed i più materiali; quante volte si è veduto, e mirasi tuttodì prendere dal volgo per miracoli i fenomeni della natura i più triviali, ed anche il risultato dell'esperimento di qualche scienza? La chimica curiosa ha delle trasmutazioni, detonazioni, esplosioni, fosfori, pirofori, combustibili, terremoti, ed infinite altre supposte meraviglie da fare gelare di stupore il volgo ignaro che le osservasse: _Datemi dell'olio di Gajac, con discreta dose di spirito di nitro, ed io vi faccio de' prodigi sorprendenti_, diceva l'eloquente _Wolston_.
Non v'ha che le gesta meravigliose che possano fare credere le cose che hanno l'apparenza di soprannaturali, mentre questo non potranno essere giammai a sufficienza contestate dalla sola testimonianza degli uomini. _Jesué_, e tutta la di lui armata crederono,
d'accordo, che il Sole si arrestasse in _Gabaon_, perchè (come giustamente lo riflette un dotto fisico moderno) ignoravasi generalmente a que' tempi, che la grandine di cui l'atmosfera trovasi pregna potea fare allora una refrazione de' raggi del Sole assai maggiore dell'ordinario: _Jsaia_ non conosceva la natura de' _parelj_, allorch'egli sosteneva ad _Ezechia_ che il Sole avea retrogradato nel quadrante della Corte. Non era mai possibile allora di avere solo che una certezza morale di tuttociò che asserivano i Divinizzatori, ed i Profeti, come certo, e dimostrato, atteso che i segni naturali erano del tutto generalmente sconosciuti. Per quanti secoli si è riguardato l'_Iride_ nel mondo come un vero miracolo, avanti che la fisica c'istruisse delle proprietà intrinseche della luce, e prime che si fosse pervenuti a conoscere, che le semplici refrazioni, e reflessioni de' raggi del Sole nelle goccie sferiche di pioggia formavano unicamente questo vago fenomeno? Non più che soli due secoli da noi distante non si vide annoverare fra i prodigi gli ecclissi, e le apparizioni delle Comete? (_Bayle Pens. sur la Com._) Gli storici che hanno scritto in que' tempi ne fanno delle descrizioni sì terribili, e sì ampollose che se noi fossimo ignari della natura di simili fenomeni, dovremmo impallidire leggendo ciò ch'essi ne dicono. Il vero si è che da quando si ha l'immaginazione alterata da fantasmi, e da chimere, più non si scorge negli oggetti che ci percuotono niente di ordinario, nè di comune: tutto diventa straordinario, grande, e sorprendente.
Or per disingannarci di tali grossolani errori, che denigrano oltremodo la dignità dell'uomo, non abbiamo che studiare diligentemente il Codice ammirabile della natura, e noi resteremo allora sorpresi dalle infinite risorse ch'ella ci offre, e ad un tempo medesimo convinti delle tante mostruose illusioni colle quali noi sembravamo un giorno inseparabilmente collegati; ma la base fondamentale delle nostre ponderate asserzioni non è già quì solo che noi possiamo rinvenirla; io mi dispongo a metterla nel più chiaro giorno, mediante le dimostrazioni evidenti che mi emergerà di fare sopra questo soggetto nella progressione del presente Capitolo.
(158) Tutti i religionarj, a qualunque setta che appartengono, sostengono unanimi che Dio non permetterà giammai, che l'uomo profano faccia de' miracoli, ad oggetto di rendere più accreditati i propri errori. Tale è per se stesso il principio generale su di cui ogni religione si appoggia per rigettare i miracoli vantati da un'altra setta differente, e fare solo valere quelli che la medesima decanta; ma con quali mezzi pervenire a conoscere in simile caso il vero miracolo da quello che non lo è, come fra i tanti che ogni popolo si fabbrica, e di cui non solo gli ebrei, ed i Cattolici ma tutto il gentilesimo n'è pieno, come, dico, potremo noi giugnere a discernere il divino, dal diabolico, il sacro dal profano? A quale spinoso imbarazzo non ci esporrebbe mai un semplice confronto? Mosè percuotendo un sasso colla sua verga ne fa scaturire una sorgente di acqua viva (_Exod. Cap. 18. v. 5_) Maometto, per quanto assicurano i suoi Settarj, faceva stillare l'acqua dalla estremità delle proprie sue dita (_Echell. Ist. P. III. Cap. 20_) _Bacco_ ha operato il medesimo prodigio mediante la supposta virtù del suo _tirso_ (_Diod. Sicu. L. IV. Nonn. Dion. Plin. Lib. XIV_, e tutti i mitologici). _Jesuè_ arresta il sole in _Gabaon_ (_Giud. Cap. X. v. 12_), presso i Pagani si fa parimenti arrestare quest'Astro, e retrogradare per non essere testimonio dell'azione orribile di _Astrea_, contro i figli di _Tieste_ suo fratello (_Hist. Poet. Bann. Dict. art. Astrée_); ed il Cristianesimo pretende che il Sole siasi pure arrestato nel suo corso (conforme l'opinione astronomica di que' tempi) l'anno 1547, in favore di Carlo V., per dare alla sua armata il tempo di sconfiggere il Duca di Sassonia, e le falangi Protestanti (_Maimb. Hist. du Luther. T. II. pag. 164_). _Eliseo_ resuscitò un bambino morto, sanò un infermo di Lebbra (_Reg. II. Cap. 4 e 5_) _S. Giovanni_ asserisce che Cristo resuscitò Lazzaro, e vari altri dopo morti, sanò degli ammalati; _Filostrato_ ci assicura che _Apollonio Tianeo_, non solo resuscitò una fanciulla morta il medesimo giorno de' di lei sponsali, ma che si resuscitò egli stesso (_Phil. in vit. Apoll._) E quante malattie credute disperate non guarirono _Esculapio_, _Ippocrate_, _Galeno_, ed _Apollonio_ medesimo? Chi inclinasse d'innoltrarsi vieppiù in simile confronto, non ha che percorrere assiduamente _Tucidide_, _Tito Livio_, _Plinio_, _Tacito_, _Valerio Massimo_, _Suetonio_, e alcuni altri.
Ma io non finirei sì tosto, se tutti riportare io quì dovessi gl'innumerabili altri straordinari prodigi che servono di appoggio a tutte le sette odierne, e che posti al confronto con quelli che ci offre l'intero paganesimo, si troverebbero in valore equivalenti, benchè in numero di gran lunga inferiori.
Or quale dunque di questi, replico, avrà mai per assoluta sua causa immediata l'Essere Supremo che adoriamo, e quale avrà tratta primitiva sorgente dalle altre indicare cause più comuni, e secondarie? Questo è il gran problema più di ogni altro interessante che sarebbe oltremodo necessario di sciogliere cautamente onde confondere, e ammutolire i filosofi increduli i quali appoggiati alle loro scienze esperimentate, osano insieme tutti rigettarli ciecamente, persuasi di poterne ritrovare le cagioni efficienti o nell'arte raffinata, ovvero nella natura; ma questo sarà sempre mai un arcano impenetrabile per il volgo, di cui la tradizione gli comanda di credere senza esame, di abdicare alla ragione, di condiscendere, e tremare.
(159) Allorchè gli autori antichi parlarono di un miracolo (come giustamente riflette l'illuminato autore della _Philosophie du Bon sens T. I. Reflex. I. p. 65_) attribuendogli qualche avvenimento considerabile, sarebbe da desiderarsi ch'essi avessero sviluppato in quale guisa era stato il medesimo prodotto, indagando se un simile fatto era accaduto in seguito di una causa soprannaturale, ovvero mediante una ordinaria, e regolare, cagionata dall'idea, e dall'impressione di un miracolo sullo spirito ammaliato de' popoli. Ad alcuni, per altro è sembrato che molti di essi non abbiano presa cura di compilare tanti prodigj, che o affine di rendere le loro Istorie più rispettabili, o ad oggetto di uniformarsi ai tempi ne' quali erano essi cotanto in voga fra le nazioni, siccome fecero _Erodoto_, _Tito Livio_, e vari altri i quali ritrovando le Istorie precedenti piene di sì fatte estraordinarie visioni, essi non avrebbero potuto sopprimere le loro, senza scandalizzare i popoli che non erano meno superstiziosi a' loro tempi di ciò che lo fossero quelli de' secoli antecedenti; si potrebbero sopra tale proposito asserire con un profondo Inglese che: _The mistakes of our ancestors are the rising of ours: and the ours will increase those of our Children_ (Bolingbroek).
Presso che tutti gl'Istorici delle Nazioni che conosciamo sono pieni di puerilità, e di pie chimere, le quali renderanno sempre mai le loro opere in questa parte spregevoli alle menti illuminate. Gli scrittori che ci hanno trasmesse le Istorie delle crociate (come lo rimarca il testè preallegato autore), le hanno riempiute di tanti miracoli sì opposti alla ragione, che si può riguardare come inutile di mostrarne la falsità e il ridicolo: i popoli che viveano in que' secoli aveano lo spirito abbacinato talmente d'incantesimi, di prodigj, di sortilegj, e di supposti miracoli, che anche gli uomini più accreditati, che facevano in quelle epoche l'ammirazione dell'universo, e la testimonianza de' quali è riguardata con tanto rispetto, non hanno potuto resistervi, non ebbero forza bastante per garantirsene: quindi è che _Platone_, _Appiano_, _Pausania_, _Plutarco_, _Cicerone_, _Porfirio_, _Jamblico_, _Sozima_, _Procopio_, _Diogene_ _Laerzio_, ed un gran numero considerabile di altri uomini scienziati, si sentirono tutti attrarre invincibilmente, dal meraviglioso per quelli; tutti, o furono d'accordo testimonj oculari di gesta prodigiose, od appresero da altri a raccontarle.
(160) Fu sovente rimarcato da qualche genio insigne, che l'uomo appena comincia a contrarre l'abitudine del raziocinio, e della riflessione, perviene agevolmente a disingannarsi della tradizione, a conoscerne gli assurdi, a scoprine le stravaganze; è appunto perciò probabilmente che coloro i quali ebbero un interesse di perpetuare sopra la terra fra gli uomini i malefici prestigj della tradizione, non seppero come meglio riuscirci che imponendo un eterno silenzio agli stimoli della ragione, condannandoli come perniciosi oltremodo alla salute dell'uomo, e per conseguenza indegni di un anima religiosa, la quale è, secondo loro, in dovere di tutto credere macchinalmente alla rinfusa.
(161) Chi spignere volesse la propria curiosità fino a verificare la genuina verità di tutto quanto è stato da noi fin quì esposto non ha che percorrere _Palladio_, _Sulpizio Severo_, _Mabillon_ (vita di _S. Bernardo_) Le gesta de' _P. P. del Deserto_, il gesuita _Gazée_ (_Pia hilaria_); Le conformità di _S. Francesco_ con _G. Cristo_, e molte altre istoriette di tale natura, ed caso vi ritroverà soggetto di che conchiudere fremendo, che que' menzionati filosofi nostri accaniti avversari (sebbene riprovabili sempre a questo solo riguardo) non aveano certamente tutto il torto di sostenere, che le leggende di questi nuovi operatori di miracoli, debbono fare per se stesse revocare in dubbio una gran parte di ciò che si avea scritto degli antichi. Si dirà pur troppo che i Talmudisti hanno accreditate delle favole mostruose, ma soggetti non ci appariscono per certo a quei vaneggiamenti di spirito che ci fanno raccapricciare in quelle; ed io oserei, per ultimo, insistere colla più ferma persuasione, che vi sono più inezie, e più assurdi nella sola vita di _S. Maria Alacoke_ ed in quella di _S. Vincenzo Ferrerio_, che in tutte le opere immense de' rabbini dell'Israelismo, checchè ne abbondino quelle in profusione.
Egli è così che molti riscaldati entusiasti lusingati di sostenere in tale guisa la religione della quale si fanno essi i sostegni, e i difensori, porgono le armi fra le mani degli avversarj che vogliono attaccarla.