Part 21
Veduti che abbiamo i requisiti necessarj, e conosciute quanto basta le qualità essenziali che debbono caratterizzare il Divinizzatore, o il Profeta, senza fermarci quì ad investigare più oltre l'intimo valore delle preallegate opinioni, onde adottare l'una in preferenza dell'altra, noi possiamo ragionevolmente conchiudere che la sola vocazione divina, munita di una sana morale, era quella unicamente che formava in massima i profeti, senza riguardo alcuno al temperamento rettificato dallo studio, nel modo, che lo pretendono i Rabbini fermamente, nè all'interno declivio naturale degli uomini, od alla riscaldata immaginazione dei medesimi, come bizzarramente lo suppone _Spinosa_ unito a' suoi miscredenti fautori.
Ora passiamo ad esaminare le predizioni, le gesta; o le profezie di sì fatti veggenti, onde possiamo fondatamente desumere in quale senso debbono essere quelle propriamente intese, e quale per tanto è l'adeguato valore che può ad esse meritamente convenire.
Fra i moltiplici scrittori, che hanno di proposito ragionato con criterio, sopra questa materia, il _Maimonide_ sensatamente pretende (_Morè Nevoh. p. 1. Cap. 21 e 30_) che quasi tutte le azioni che sono dal volgo attribuite generalmente a' Profeti come vere, e reali, quelle non si debbono intendere, soltanto, che in sogno meramente, in estasi, o in visione come quando la scrittura ci descrive l'apparizione degli angeli ad Abramo sotto mentita spoglia umana (_Gen. Cap. 18. v. 9_); la lotta sostenuta prodemente da Jacob col messaggere celeste, in sembianze di uomo (_Ibid. Cap. 32. v. 25 e 26_); il colloquio di Eva Col serpente (_Ibid. Cap. 3. v. 3_) quello di Balaamo colla di lui asina che cavalcava (_Num. Cap. 22. v. 28_), ed un gran numero di altre apparizioni sì fatte, le quali ben lungi del considerarle, coll'ignara moltitudine, visibilmente accadute, non debbono quelle, secondo lui essere intese nè spiegate alla lettera, ma in semplice visione, o sogno intuitivo, dove propriamente consiste la base radicale della profezie; lo stesso dicasi come allorquando i Profeti parlano di un cammino, che i medesimi hanno fatto da un luogo all'altro, dell'intervallo di tempo che ci hanno i medesimi impiegato, e di tante altre simili cose che testificano di avere mirabilmente operato in molte foggie differenti, ciò, che lo stesso autore prova col mezzo di vari sensibili esempi della scrittura.
Infatti quale altro espediente più efficace di questo potrebbe giammai sottrarre dalle invettive pertinaci de' traviati miscredenti, certe profezie che sembrano, ad ogni riguardo, assolutamente ripugnare al buon senso, e fare insulto alla ragione, se non si riguardassero in massima come semplici visioni; ma che, al contrario, prese quelle fossero alla lettera? Quindi seguendo il senso meramente letterale della volgata, cosa potrebbe mai opinarsi di un Ossea, a cui Dio comanda di prendere una meretrice, e di avere de' figli di meretrice? _Vade sume tibi uxorem fornicationem, et fac tibi filios fornicationum_ (_Ossea Cap. 1._) al che il Profeta immediatamente obbedendo prese _Gomer_ figlia di Ebalaim dalla quale poscia ebbe tre figli: quale giudizio dovremo noi fare di un _Ezechiello_ che dice d'avere dormito 360 giorni consecutivi sulla parte sinistra del di lui corpo, e 40 sulla diritta, di avere trangugiato un libro di pergamena, di avere mangiato del pane coll'escremento umano per comando dell'Essere Supremo? (_Ezech. Cap. 3. v. 1 e 2, e Cap. 4. v. 4, 5, 6_) Cosa potrà dirsi mai del proposito indecente che lo stesso Profeta fa tenere al Creatore del mondo colla giovine _Oolla_? (_Ibid. Cap. 23. v. 2, 3, 4_) che penseremo noi di vedere camminare _Isaia_ interamente nudo per le' pubbliche contrade di Gerosolima, durante lo spazio di tre anni? (_Is. Cap. 20, v. 2 e 3_) Cosa conchiuderemo noi di _Eliseo_, allorchè trovasi che fece divorare 40 fanciulli dagli orsi, per averlo derisivamente chiamato testa calva? (_Reg. II. Cap. 2. v. 23_) Cosa diverebbero per ultimo essi mai, questi, e molti altri aneddoti della medesima natura, di cui sono pieni ovunque tutti i Profeti, presi nel senso materiale quali si leggono? Ben lontano dal conciliarsi la nostra ammirazione, il nostro affetto, essi non farebbero certamente che attirarsi la nostra ripugnanza, il nostro obblìo ma riguardandoli nel modo che l'insigne Maimonide ci esorta, noi allora, senza mettere alla tortura la ragione, possiamo a colpo sicuro dissipare le oltraggianti, quanto insensate opposizioni degl'increduli, e quelle dello Spinosa in particolare (151); dimostrando loro con evidenza che un sogno può bene farci comparire stravaganti qualche volta in faccia delle persone veglianti; ma che d'altronde lo stupore cessa, il folto velo dell'illusione si squarcia in mille brani, tosto che noi riprendiamo sicuri la uso degli assopiti nostri sensi, e che discernere possiamo con tutto quell'acume di cui siamo capaci, il vero che c'illumina, e ci giova, dall'apparente che ad ognora c'inganna orribilmente, e ci seduce.
Lo stesso proposito è da tenersi parimente delle infinite predizioni fatte da' medesimi Profeti, le quali prese alla lettera ci trascinerebbero esce pure nel più imbarazzante labirinto di ostacoli, e di assurdi, e forse ancora diminuirebbero in noi quella dose di buona fede, che concepire dobbiamo a loro riguardo.
Ma se deviando un solo istante dal nostro incamminato sentiere, trasportare volessimo la nostra mente fino a contemplare il vortice immenso delle numerose predizioni trasmesseci da' Codici tradizionali di altri popoli, noi ve ne troveremmo, senza, dubbio, di quelle che dovrebbero in ogni senso eccitare le nostra commiserazione, il nostro scherno (152).
Ma quanti fabbricatori di sì fatte predizioni, non ci offre mai l'Istoria de' secoli decorsi? Per altro, molti fra essi, non potendo più a lungo dissimulare la ridicolezza, e l'inverosimiglianza delle medesime, non hanno esitato di confessare apertamente con _Curzio_: _Equidem plura transcribo quam credo, nam nec adfirmare sustineo de quibus dubito, nec subducere quae accepi_ (153).
Però non ci diffondiamo di soverchio sopra una materia, che niun vantaggio solido può sicuramente recarci di approfondire, o discutere, e solo avanti di porre l'estremo fine al soggetto di cui trattiamo, non mi sembra inutile assunto di fare quì una rapida menzione della tanto decantata _voce intuitiva_ che facevasi armonicamente intendere presso gli ebrei antichi, e da' quali si foce tenere le veci, ed il carattere di profezia, dopo che l'influenza Divina di questa, venne interamente a cessare nel Popolo d'Israel (154).
Il Talmud fra i moltiplici gradi di profezia che il medesimo distingue, pretende annoverare una certa voce che scaturiva dal centro degli oggetti, e che facevasi capire dagli astanti in chiari, e bene espressi accenti, della quale voce, aggiugnesi da quello, Dio non servivasi per parlare a' Profeti che di notte (Vedi luogo citato). È dunque da tale voce intuitiva, che i Rabbini ricavarono (come lo abbiamo testè osservato) il loro Batkol, ovvero _figlia della voce_, la quale asseriscono che supplisse nel secondo tempio alla interna inspirazione recondita de' Profeti, adducendo per comprovarlo l'Istoria di _Samuel_, e quella di _Nghelly_, scossi entrambi per tre volte dall'eccitamento che cagionato avea loro questa voce (_Sam. I. Cap. 3. v. 4. e seg._) per ben tre volte ripetuta; e gli stessi Rabbini agitando fra essi alternativamente qualche teologica questione, si pretende che nel bollore della medesima, impetrassero l'assistenza di tale voce, volendo ch'ella decidesse da quale parte era il torto, e quale dovea meritamente aspirare alla vittoria sul partito antagonista; le accanite interminabili controversie che si agitavano di tanto in tanto dalle due più rinomate accademie della Giudea, quella d'_Illel_, e quella di _Sciamaj_ ne formano la prova incontestabile; esse l'invocavano molto sovente (Ved. Pirchè Avoth Cap. VII.) e infatti i Rabbini si accordano a sostenere che quella voce sovrumana si udisse realmente proferire secondo le circostanze, l'opportunità, ed il bisogno הלכה כבית הילל (Alahah chebet Illel) cioè; _la Decisione è secondo Illel_, se l'opinione di questi fosse stata la più ammissibile: ovvero הלכה כבית שמאי (Alahah chebet Sciamai) cioè, _la Decisione è secondo Sciamai_, nel caso contrario.
Tali erano dunque gli effetti, per quanto ci è noto, di quella portentosa così nomata _figlia della voce_, ritrovata, come si disse, nella cessazione, o nel deperimento della inspirazione occulta che animava i vetusti Profeti del Popolo d'Israel, e di cui facevasi tenere le qualità, e le veci equivalenti.
Ma di tale soggetto avendo fin quì ragionato quanto era necessario per conoscerlo, e fondare con qualche precisione i nostri giudizj positivi su' Profeti, non meno che sopra tutto ciò che direttamente riguarda le gesta de' medesimi, le loro predizioni, o vaticinj, entrare ora ci è duopo ad esaminare le loro portentose operazioni, rispettosamente denominate _miracoli_, o _prodigj_; le illazioni esatte, che risultare vedremo dalle indagini ponderate che noi entriamo a fare sulla possibilità, e l'intrinseco valore, che come veri Israeliti siamo nel pressante dovere di attaccare alle medesime, ci condurranno alle ricerche le più curiose, ed alle più interessanti conclusioni, Tale è dunque il soggetto al grado massimo utile, quanto importante che noi ora ci affrettiamo ad esaurire colla massima accuratezza, e precisione.
(151) Se noi non consultassimo che il solo Spinosa intorno questa materia, lo udiremo certamente darci delle idee così meschine, e degradanti de' Profeti, non meno che delle profezie fino ad annientarle: sebbene questo filosofo incredulo avesse attinti i suoi principj da' Rabbini fra i quali esso crebbe, e si educò, egli deduceva delle conseguenze molto più metafisiche, e più forti di quelle ch'esso avea da' medesimi ricavate. Esso accordava a' Profeti molta più immaginazione che ragione, ed è perciò appunto che essi ignorano molte cose, e che secondo lui s'ingannavano sovente sugli arcani della natura; (ved. _Spin. Tract. Theol. Polit. Cap. 2. p. 17. 18. 19_) mentre è cosa omai ben dimostrata, che rare volte porta ceco l'impronta di certezza, ciò che non è che il semplice risultato dell'immaginazione; ciò di che dobbiamo convenire noi pure, siccome ci riserbiamo a renderlo più espresso nel Cap. seguente, allorchè imprenderemo a ragionare su' miracoli, sulla solidità, e sull'oggetto de' medesimi.
Non è poco, per altro, che Spinosa rappresentandoci i Profeti come persone che propalavano tutto ciò che una fantasia riscaldata può suggerire, confessava, nulladimeno, che la loro morale era esemplare, e che poteasi ad ogni riguardo liberamente consultarli sulla condotta della vita: ma ciò solo era egli forse bastante per essere Profeta? Spinosa lo crede, ma ei s'inganna.
(152) La ferma credenza delle predizioni, e degli avvenimenti decantati miracolosi, erasi talmente impossessata dell'immaginazione de' popoli, e gli trascinava a delle stravaganze tali, che verso il secolo nono _Agobardo_ Vescovo di Lione, compose un trattato per abbattere, e annientare le superstizioni accreditate a tale riguardo fino ne' suoi tempi: _Tanta jam stultitia_, dic'egli, _oppressit miserum mundum, ut nunc sic absurdae res credantur a christianis, quales antea ad credendum non poterat quisquam suadere Paganis_. Agob.
Infatti se si rimarca le tante predizioni allora in voga fra i Cristiani, si conchiuderà che non avea tutto il torto questo saggio vescovo di reprimerle come abusive, e condannarle come irragionevoli; per tacere infinite altre, noi non faremo quì speciale menzione che di quella nuova Città di Gerusalem che dovea discendere dal Cielo, costruita entro lo spazio di una notte (ved. _annot._ 72) l'Apocalisse annunziò questa prossima sorprendente avventura e tutti i cristiani de' primi secoli della Chiesa la credettero fermamente; s'immaginarono de' nuovi canti _Sibillini_ da' quali questa nuova Gerusalem supponevasi predetta; essa apparve ancora questa portentosa Città, nella quale, ovunque diceasi che i fedeli dovevano abitare mille anni dopo l'estrema consumazione dell'universo; essa discese dal Cielo per quaranta notti consecutive, (ma quella pare che sparisse da che era fatto giorno) _Tertulliano_ la contemplò, la conobbe, la vide co' propri occhi suoi; un tempo verrà, senza contrasto, in cui niuno persuadere si potrà che tali grossolane inezie conoscono per autori enti dotati di pensiere, e di ragione.
(153) Non saprei in vero, se quando _Erodoto_ si fa rapportatore di tanti avvenimenti straordinari, che dovevano, secondo lui accadere (_Hist. Lib. 1._) ne foss'egli stesso realmente convinto e se allorchè veggiamo _Tito Livio_ compilare tutte quelle stravaganti predizioni che erano in voga presso i Pagani (_Decad. III. Lib. 3. pag. 114._) ne convenisse egli pure, con intimo senso: benchè coloro che si sforzano di giustificarli asseriscano che la sola necessità di adattare i loro pensieri al gusto dominante del loro secolo, gli abbia entrambi costretti (siccome avvenne a tanti altri istorici ritrovatisi in egual caso) a dovere assumere il dettaglio di tutte quelle gesta prodigiose accreditate da que' popoli, de' qual essi impresero a trasmetterci le istorie.
(154) Questo è il nome con cui i dottori ebrei distinguono la rivelazione che Dio ha fatta di sua volontà (com'essi opinano) al Popolo ebreo, dopo che la Profezia verbale è cessata in Israel, cioè, dopo i Profeti _Aggeo_, _Zaccaria_, e _Malachia_ (_Ghem. Sotha Cap. 9. pag. 48._) È sopra questa voce intuitiva che gli ebrei Talmudisti fondano la massima parte delle loro tradizioni, e de' loro usi rituali pretendendo che Dio gli ha rivelati a' loro progenitori, non già col mezzo di una profezia articolata, nè con una inspirazione segreta, ma per la via di una straordinaria rivelazione ch'essi chiamano בת קול (Bat Kol) _figlia della voce_.
I Rabbini riconoscono tre maniere di Profezie, primo coll'_Urim_, e _Tumim_ (di cui sarà da noi parlato altrove) che faceva intendere la spiegazione di ciò che domandavasi col mezzo di caratteri prodigiosamente impressi sul _pettorale_ del Pontefice Sommo; la seconda collo spirito di Profezia, che inspirò i Profeti non meno aventi la promulgazione del Pentateuco che dopo Mosè; la terza mediante il _Bat Kol_. La prima è durata, secondo essi dalle costruzione del tabernacolo fino alla edificazione del primo tempio; la seconda dall'origine del Mondo fino alla morte di Malachia l'ultimo de' Profeti sotto il secondo Tempio, benchè l'uso più frequente di esse riconoscasi essere ente unicamente sotto il primo Tempio; la terza finalmente cominciò dopo Malachia, ed ha sussistito nella nazione d'Israel fino alla compilazione della _Misnah_. Essi pretendono altresì che il Batkol è una voce procedente immediatamente dal Cielo, che si fa sentire di una maniera articolata presso a poco simile a quella che chiamò il giovine Samuel per reiterate volte, allorchè Dio volle rivelargli ciò che dovea succedere al gran prete Helly ed alla di lui famiglia. V. _Reg. I. Cap. 2. V. 5. e 6._
CAPITOLO XIX.
Indagini analitiche su' miracoli; quale si crede essere il loro principale oggetto; ogni Setta ne vanta in profusione; come pervenire a conoscerne i veri, e distruggere le obbjezioni che agitano gli increduli contro de' medesimi.
L'uomo per sua intima natura, tanto è più limitato nelle sue proprie cognizioni, tanto la sua curiosità diventa estesa oltre i confini di ogni dubbio, in cui esso non si adatta facilmente dia restare, almeno per lungo tempo; questo è uno stato che lo angustia, e che sembra toglierli qualche parte di quella vanagloriosa dignità, che si è temerariamente attribuita. Or siccome baldanzoso egli cimentasi a discutere, o investigare i fenomeni della natura, benchè desso ne ignori onninamente l'essenza non meno, che le proprietà intrinseche di quest'essenza, da quando il di lui meschino sapere è ridotto al periodo estremo dell'inscizia, esso ricorre ad una causa soprannaturale; allorquando i fatti sono un poco remoti, e che mancano i solidi principj da mettere in campo, l'esatta distinzione del chimerico, e del vero, riesce per esso lui un assunto molto arduo ad intraprendere, ed eccessivamente spinoso ad eseguire; la pigrizia naturale dell'uomo, e la sua insita deficienza vi ripugnano d'accordo, egli è in questo solo caso ch'esso fa intervenire il prodigio, il quale fa dissipare in un istante dalla sua mente tutte quelle impossibilità che la rendevano come affatto inerte, e paralizzavano tutto le di lui ardite intraprese: _Il est trop flatteur pour la creature_, dice un pensatore illustre, _de voir le créateur bouleverser l'ordre préétabli en sa faveur_. In questa circostanza come in tante altre di simile natura, il suo circoscritto discernimento non gli accorda l'adito a riflettere ch'egli è positivamente impossibile che una cosa esista, e non esista insieme ed un tempo medesimo. Ecco il solo punto di rilievo, che servì molte volte di appoggio a quegli uomini che vollero farsi rispettare da' popoli, e che i primi conobbero la sicura maniera di soggiogarli.
Per poco che rivolgiamo con attenzione l'Istoria, essa ci convincerà evidentemente ad ogni tratto, che tutti i capi, e fondatori di nuove Sette, in qualunque epoca del mondo, hanno tentato di provare la lealtà delle loro particolari missioni col mezzo di straordinarie operazioni, variamente immaginate da essi e di supposti prodigj (155). Ma avanti d'internarci a conoscere il valore intimo, che religiosamente dobbiamo noi attaccare a questi decantati prodigj, analizzare ci è duopo, di passaggio essenzialmente cosa mai sia per se medesimo un miracolo. Ad una sì fatta ricerca, io odo ripetermi essere questa una straordinaria operazione; opposta del tutto direttamente alle leggi della natura, preestabilite già da tempo immemorabile dall'Eterno consiglio del suo Divino Autore. Per altro, questa diffinizione sembrami altro non essere che un semplice raffinamento dell'idea che gli uomini ebbero in origine del termine _miracolo_, cioè, _res miranda_, _prodigium_, _portentum_, _monstrum_, cosa ammirabile, che annunzia, cosa stupenda, che reca novità, oggetto da mostrarsi come raro, ec.; e in questo senso anche la stessa nostra esistenza potrebbe fondatamente considerarsi un continuato miracolo.
Noi però ci siamo formati tutt'altra idea del miracolo; questo è secondo l'opinione volgare ciò che non era mai accaduto, e che succedere mai non potrà in tempo alcuno; come sarebbe, per esempio, il colloquio del serpente con _Eva_; quello dell'asina con _Balaamo_; la carrozza di fuoco che condusse nel Cielo il Profeta _Elia_; la caduta delle mura di _Gerico_ al suono di tromba, e molti altri dell'ordine medesimo, de' quali ci fa espressa menzione la Scrittura.
Comunque siasi però; l'opinione recentemente adottata incontra delle forti opposizioni dalla parte di certi stravaganti filosofi del secolo; quindi poichè Dio è il sommo Creatore di queste Leggi (ci ripetono essi temerariamente) Dio che ha tutto preveduto, ed a cui il passato, il presente, e l'avvenire, sono sempre del pari ad esso in egual grado astanti, come avrebb'egli mai contrariate queste Leggi medesime che la sua ineffabile saggezza avea imposte alla natura? Non potendo mai supporre ch'esse fossero mancanti, si dovrà non per tanto dunque opinare, che in certe circostanze quelle più non si accordassero cogli eterni disegni di quest'Essere Supremo, poichè si pretende farci credere che ha esso dovuto sospenderle, o contrapporle? Inoltre, come si oserà egli sostenere che un Dio (questi audaci miscredenti persistono ancora) il quale non ha potuto fare che delle Leggi perfettissime, ed immutabili, ad ogni esperimento, com'è la sua natura, sia costretto ad impiegare de' cambiamenti ad oggetto di fare sortire felicemente le di lui mire divine, o che accordare voglia alle sue creature l'assoluta possanza di operarli, onde la sua eterna inalterabile volontà resti per ogni parte compiuta? È egli credibile per alcun modo (essi conchiudono infine) che un Dio Sommo, ed infinito abbia d'uopo del concorso di un essere terrigeno, e limitato affine di rendere manifesti sopra la terra i alti ammirabili prodigj?
Or come superare tali obbjezioni, ed altre moltiplici sì fatte, che baldanzosi mettono in campo sovente i furibondi avversarj de' miracoli contro di noi, che pervenuti siamo a conoscerne i veri, ed a esperimentarne, ad ogni tratto, i salutari effetti? La più efficace risposta che potremmo noi addurre dalla parte nostra, si è che le vie dell'onnipossente sono incomprensibili per l'uomo, che un Dio il quale può creare, e trarre le cose dal niente, e l'edifizio ammirabile dell'universo dal Caos orrido, informe in cui giacea sepolto, può altresì tutto rivolgere egli stesso, a suo piacere, in via straordinaria, e ad un tempo medesimo abilitare i suoi eletti dell'assoluta facoltà di operare dei prodigj, i quali viemaggiormente confermano in essi l'amore e la venerazione per l'opifice supremo della natura.
Ma tuttochè le nostre adotte ragioni sieno troppo bene fondate, ed inconcusse per elleno medesime, pure i nostri pertinaci oppositori le riguardano come un debolissimo baluardo per la difesa a cui noi pretendiamo di farle efficacemente servire; frattanto lasciamo pure costoro immersi nel paludoso pelago delle loro tenebre deplorabili, e procuriamo noi di rischiarare le nostre colla fiacola eterna dell'esimia incontaminata religione, che abbiamo la felicità di professare (156).