Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 2

Chapter 23,632 wordsPublic domain

Insensati! che incapaci tutti quanti sempre voi foste di godere solidamente le amene delizie della natura, senza contaminarne la nitida sorgente co' furori della vostra sovvertita immaginazione; e infatuati da quelle insane chimere da cui foste imbevuti fino dalla culla, non solo ne schivaste sempre l'incontro; ma varj fra voi non curarono di conoscerla per ignoranza; molti ancora indifferenti alle sue materne instigazioni, furono ad essa ribelli per orgoglio; ed altri furibondi si lasciarono ben anche trascinare all'eccesso delittuoso di calpestare le sue leggi, di avvilire i suoi doni per fanatismo.

Or ad oggetto di sanare le nazioni lese da siffatto malore, non ommisero di tentarlo con reiterati sforzi i più illuminati filosofi del mondo, fissando de' principj inconcussi, ovvj a dimostrarne il pericoloso nocumento; ma tutte le loro cure furono vane, e delusi restarono sempre nella loro aspettazione: quindi è che allora si videro essi astretti a rinunziare a' loro benemeriti disegni, concentrarsi nella sfera delle loro proprie cognizioni, e ciascuno di essi quale nuovo _Timone_, od _Apemanto_ vivere a se unicamente misantropo isolato, e fremendo mirare taciturno, da una parte periclitare di giorno in giorno la salute dell'uomo, senza potere svellerlo dall'orlo dell'abisso preparato ad ingojarlo; osservare dall'altra le caterve affluenti di esseri travviati correre solleciti ad offrire le loro preci al sacrilego altare del fanatismo; quì porgere incensi ad uno sciame immenso di se-dicenti _parlamentarj_ dell'Eterno, che renduti superbi dagli omaggi striscianti dell'ipocrisia, e dell'ignoranza, già corruppero da colmo a fondo la tersa religione, che il terrigeno mortale è nel pressante dovere di tributare al suo Dio Creatore, e lo costrinsero ad obbliarla, ed a sostituirne in vece le loro esecrabili visioni; udire colà commendare qual eroismo i più atroci misfatti, di cui ci fanno raccapricciare le Istorie, perchè al nome dell'Essere Supremo devotamente commessi; riguardare altrove porre in sistema la persecuzione, e la calunnia, e quindi esercitarle religiosamente unite contro que' sciagurati che il mero fortuito accidente trasse dal grembo di altro dogma, e seguaci di una credenza differente da quella che si professa dai loro persecutori, considerandogli persino come una nuova specie di esseri, la relazione de' quali si reputa indegna degli altri uomini loro simili, formati, per così dire, da un conio stesso, dotati delle facoltà medesime, suscettibili de' medesimi bisogni, ed egualmente organizzati, onde ad un tale riguardo si opprimono, si calunniano, s'inventa delle illusioni affine di renderli odiosi agli altri popoli; e per giustificare quelle perverse imputazioni delle quali sono essi proditoriamente aggravati, s'immagina quelle colpe che incapaci furono sempre di commettere, e che per ciò realizzare mai non si possono, si suppone que' difetti che non ebbero giammai, ma che forse con più fondata ragione attribuire sovente si potrebbero a' loro persecutori, si prevengono le mancanze che loro sono affatto ignote; e quindi ogn'individuo non ad essi conforme nelle pratiche di religione, impressionato da tali venefici principj fin dalle fascie, si reputa, per ogni motivo, autorizzato di poterli riguardare come esseri degni della riprovazione de' loro simili, come uomini scevri di morale, di costumi, e forse ancora incapaci di lumi, di coltura, e di buon senso.

Forsennati! Barbari mostri! Esclamerebbero que' filosofi allora; chi vi avrebbe supposti mai stolidi a quel segno fino a non accorgervi, che tutte le ottime, o riprovabili azioni che loro vengono direttamente attribuite, altro, a fondo, non sono che un mero effetto dell'opera vostra unicamente? I tirannici tratti co' quali voi procedeste in ogni tempo a loro danno, non doveano essere per i medesimi una lezione indelebile, e continua d'ingratitudine, e di vendetta, un oggetto incommutabile di eterna ripugnanza per la vostra società? E come dovevano essi amare quegl'individui che riguardavano il loro avvilimento come un trionfo della così detta loro nuova legge di grazia, se dai partigiani di quella dovevano essi appunto ripetere il torrente inesauribile di tutte le angustie alle quali soccomberono sì di frequente? E come avrebbe potuto mai l'ebreo, sotto alcun titolo, essere buon cittadino, se ricusatagli era ovunque una patria, se escluso veniva di prestare i suoi servigj, se interdetto eragli per tutto l'esercizio delle arti liberali, e la coltura dello spirito, e se la terra medesima persino a cui esso dovea i suoi natali divenivagli straniera, ed insensibile matrigna? E con quale fondamento si dovea, in ultimo, presumere che un fautore della sana credenza di Mosè potesse giugnere a distinguersi giammai nella carriera di que' pochi uomini dotati di genio, e di talenti, che l'obblìo del fanatismo rende oggi reperibili in qualche angolo del mondo, se da questi o per invidia, o per interno pregiudizio, od anche per simulato trasporto religioso era sempre o schernito, o rigettato, se il consorzio de' medesimi reputava un disonore di annoverarlo nella categoria de' suoi membri? E quando ancora conservato egli avesse, nello stato di abbiezione in cui languiva, tanta lena e coraggio per inalzarsi fino allo studio, la generalità degli uomini non imputavagli frattanto come un grave torto di essere nato ebreo, a fronte ancora di tutta la virtù, ed i talenti che avesse d'altronde potuto fondatamente vantare? Ei non potea aspirare al rango di uomo, senza prima cessare di essere ebreo. Che non può irrazionale superstizione in mente umana!

Esseri deboli, e inconseguenti! Se provati aveste i costumi di questo Popolo avanti di sfuggirne i rapporti; se occupati vi foste di esperimentare i suoi talenti prima di azzardarne de' giudizi temerarj sulla sua capacità; se tratto lo aveste all'obbrobrio degradante delle turbe popolari, restituendo ad esso quella dignità che compartire volle la natura ad ogni ente ragionevole, e che la vostra indomita fierezza ingiustamente gli tolse; se meno prodighi di odio, e di oppressione dimostrati vi foste seco lui; ma più liberali di umanità, e più coerenti alle leggi che prescritte furono a voi dalla natura, vedreste ora in mille brani spezzarsi al vostro tatto il talismano fatale della menzogna, e quale fugace lampo svanire ogni mistero nella dispersione dell'ebreismo, riguardata follemente sempre da voi come il flagello desolatore, a cui gli arcani decreti di un Dio condannato lo aveano, senza ombra di speme, nè di rifugio; come ancora il barbaro esilio a cui soggiacque già da gran tempo, ben lungi dall'apparirvi la conseguenza immediata di que' sognati falli di cui l'odio vostro l'imputava senza freno, giustificato vedreste non meno l'una che l'altro dall'ostile vostro contegno a suo riguardo; e quindi rientrati allora in voi stessi, scossi da quel torpido letargo dove immersi vi aveano d'accordo quelle venefiche illusioni che alimentavano un giorno il vostro inganno, e abbacinavano i sedotti vostri cuori, voi avreste riconosciuto ad evidenza quanto fossero contradittorie alla ragione, e ripugnanti alla natura quelle distinzioni malignamente inventate ne' secoli d'ignoranza dagli speculatori di proselitismo, e trafficanti di culti, e di coscienze; distinzioni che rendono l'uomo il ludibrio della sua specie, e costituiscono l'infamia perpetua di colui che le tollera, e le autorizza; e così da questa vilipesa nazione risorgere or mirereste quegli stessi talenti peregrini, che in ogni epoca, e ovunque formarono il decoro della stirpe d'Israel, l'ammirazione de' dotti, e la gloria di quegli stati che gli accolsero nel loro seno, proteggendo, ed animando i loro progressi, e le utili produzioni de' medesimi: Alemagna! Francia! Monarchìe felici! Terre avventurate! La ragione si è quella che forma fra voi il più solido, e il primo de' vostri possenti baluardi; essa, in ogni tempo, astante a' vostri dottissimi congressi gli dirige, e ne forma il presidio ineluttabile; questo nume tutelare, avversario deciso del fanatismo ne distrugge i progressi contaggiosi, che tentasi di propalare da' suoi reprobi fautori, a scapito dell'umanità, e invitta ella presede al superno tribunale della giustizia; essa è quella che richiama dal seno di ogni popolo gli utili talenti, e la vera filosofia, la quale è onorata in chiunque siane possessore, nel modo che i talenti perspicaci, non meno di quello a cui venne conferita nel suo nascere l'immersione battesimale, che dell'altro a cui fu reciso il prepuzio nelle fascie, sono entrambi ricompensati a gradi eguali: Federigo! Giuseppe! Napoleone! Nomi alla terra sempre mai cari! La consolante rimembranza delle vostre sublimi operazioni non potrà mai cancellarsi dalla mente degli uomini, ma ella sopravvivere dovrà al tempo edace che tutto immerge nell'obblìo profondo; troppo vi dee quella porzione di specie umana, a cui fu accordata la sorte di vivere sotto l'auspicio delle sublimi vostre leggi, ed in particolare l'esule Israel, il quale ricoverato sotto l'ombra benefica di esse, ritrova un asilo pacifico, e immune dall'infezione letale della calunnia, ed una tranquillità sicura, che lo zelo de' satelliti dell'idolo romano ha tentato altrove d'involargli sovente, onde a questo unita grata vi resti perpetuamente l'Europa, a cui voi deste i primi le lezioni memorabili di sana filosofia, e di tolleranza; egli è sotto la benefica influenza de' vostri limpidi orizzonti dove la sorte dell'uomo non pende già (come sotto altro cielo) dalle muffate pergamene, deve esistono vergati da tre o quattro cent'anni i titoli vani degli Scheletriti progenitori, ma da' solidi meriti personali di cui esso è fregiato, e senza che la diversità di religione vi opponga niun ostacolo, nè possa giammai pervenire ad oscurarli; egli è colà dove l'evidenza ci convince che può un fautore di _Mosè_ riescire dotto nelle scienze, perito nelle arti, vassallo integerrimo del Sovrano che lo governa, ed utile cittadino al suolo che vide nascerlo, in grado eguale di un seguace del vangelo. Egli è, in ultimo, nel centro della più illuminata nazione che onori la terra, nelle Gallie illuminate dove il cruento fanatismo che sì orribilmente un giorno paventare si facea, ora del tutto annientato dall'eccelsa ragione che le governa, attonito riguarda, fremendo, il vero merito di un Successore di Abramo estolto a quei gradi che mai possono accordare le scienze, e la virtù a chi degno se ne rende, o coll'esercizio di questa, o assiduamente coltivando le prime.

Se tali edificanti lezioni fossero state apprese dagli abitatori della terra; se verità sì convincenti fossero state da' medesimi sentite in tutta la loro forza ed estensione, quanto più lieta oggi sarebbe la Sinagoga ebrea; più sgravata di follìe, meno assurda nelle pratiche, e l'esercizio del suo culto, ridotto a' suoi primitivi ammirabili principj, quanto diverebbe più filosofico, e più sensato non solo, ma (siccome io mi accingo a dimostrarlo nel progresso di quest'opera) niente dissimile da quello professato da Socrate, da Platone, e da Confucio, e degno altresì di essere messo in comparazione con quello già felicemente conosciuto da' primi benemeriti fondatori della credenza d'Israel? E quanti Scismi, che lacerarono sì sovente la chiesa romana, non avrebbe questa prevenuti colle vie della tolleranza, e della persuasione, moderando l'amarezza del suo zelo, che la ridusse per tante volte ad infierire contro le coscienze, e le opinioni, riguardate come paradosse, perchè discorde forse da quelle che dessa pretende avvalorare fra i mortali? Alla prima non si permise in alcun tempo di gustarle; neglette, o calpestate sempre furono entrambe dalla seconda.

E vi sarà egli ancora chi si sorprenda come avvenga che la ragione accordata all'uomo per rischiarare la sua mente, per dirigere le sue azioni, per confortarlo nelle sue pene, sembra che prendasi a scherno l'ignoranza sua, e la sua fralezza, e che più non offrasi agli occhi suoi che come un rifugio illusorio, e incerto contro gli assalti de' suoi proprj vaneggiamenti? Se i popoli facessero tacere, una volta per sempre, le passioni criminose delle quali sono essi predominati, per ascoltare la voce penetrante della ragione, vedrebbero in qual modo, l'esimia, e la benefica ragione cesserebbe infine di mostrarsi essa pure armata di furore a danno dell'illusa umanità.

Infatti, quanti esempi rimarcabili non ci forniscono ad un tale riguardo numerose popolazioni che a torto noi chiamiamo selvaggie, le quali benchè meno colte di noi, e fornite di una intelligenza assai più limitata della nostra, pervennero frattanto a soffocare (o forse non conobbero giammai) quel furore brutale di persecuzione religiosa che forma, purtroppo, la base primordiale di ogni credenza odierna, e la gran mole reggente di tutti in culti delle nazioni che conosciamo, se-dicenti-polite, e illuminate? Queste imitarono i difetti delle prime, senza potere nè conoscere, nè profittare giammai di alcuna delle ottime qualità delle medesime. Io eccito tutte le istorie unite ad indicarmi un solo popolo, fra i tanti che annovera la prisca età del mondo, che abbia in alcun tempo infierito nè contro le coscienze degl'indigeni abitanti, nè che giammai abbia macchinato lo sterminio della religione di un popolo limitrofo, benchè le une, o l'altra opposte fossero diametralmente a' loro intimi principj religiosi; ma esse, d'altronde, ci mostreranno ben chiaro fra i recenti, de' popoli che riguardano il flagello degli uomini, ed il loro avvilimento come un tributo espiatorio in onore della Divinità; esse c'indicheranno, da una parte, i terribili roghi della Spagna, destinati ad abbruciarvi gli ebrei in onore di Gesù cristo; ci additeranno dall'altra gli esecrabili altari del Portogallo preparati ad immolarli al nome della vergine; ci faranno quì vedere le aggravanti catene della Bretagna papista consacrate a soggiogarli in gloria de' suoi idoli; mirare ci faranno esse colà un S. Cirillo, quel barbaro Cirillo, che fattosi duce di apostolici briganti, attaccarli entro le loro proprie sinagoghe in Alessandria, ucciderne crudelmente una gran parte, fugarne il resto, carpire le loro sostanze, e rendersene arbitro in ortodossa divozione a' suoi penati; ci offriranno altrove quelle marche infamanti di cui l'Italia contrassegnavagli un tempo in trofeo della sua fede, e quelli angusti, e infetti recinti entro i quali essa gli costringeva a vivere racchiusi, e concentrati in venerazione di Pietro, o degli apostoli; ed ovunque finalmente noi rivolgiamo i nostri sguardi dall'oriente all'occidente, dal nord al mezzo giorno, per tutto ci faranno quelle scorgere la mistica falce delle religioni pronta a mietere ad ognora le sue vittime segnate per offrirle all'altare de' falsi Dei, od al nome dell'Essere supremo, per tutto ci metteranno esse, in ultimo, sotto gli occhi feroci patiboli eretti; carceri, ferri, proscrizioni, massacri, e quanto seppero inventare di atroce que' mostri che natura abbandonò alla loro natìa inesplebile fierezza, che al nome di uno, o di altro idolo gl'ingannati popoli della terra infliggevano contro gli eretici, o miscredenti delle loro follìe religiose; e con infinite prove percotenti, esse concorreranno in somma a convincerci pienamente che le massime di persecuzione, di strage, o d'intolleranza non sono state mai ridotte, in pratico sistema, che nel solo grembo di una religione che si è decantata divina, la quale non respira in apparenza, che dolcezza, mansuetudine, e salute, ovvero da quelle ridicole instituzioni, che molto sovente o mancano di verità, o di buon senso, che l'umana ignoranza ne fa tenere il carattere, e le veci.

Ma in mezzo di questa enorme affluenza di vicissitudini lagrimevoli, ognora pullulanti, che hanno per infinite volte segnalato sulla terra i deplorabili travviamenti umani, quale metamorfosi degna dell'ammirazione universale de' secoli avvenire, non sarà mai per risultare a' nostri posteri l'intatta conservazione dell'ebreismo, sotto quel cielo medesimo appunto dove ad ogn'istante se ne meditava lo sterminio, ed in quel suolo istesso in cui si tentò infinite volte renderne la tomba? Cosa opineranno essi mai al solo contemplare, come tutte le nazioni dell'universo, dopo la caduta degli abitanti di Gerosolima, e insieme di questa metropoli medesima, si distrussero l'una l'altra, si amalgamarono a vicenda, si mischiarono confusamente, ed il solo popolo ebreo, malgrado la sua fluttuante dispersione, e le numerose infauste peripezìe alle quali sempre soggiacque, in ogni angolo del mondo, abbia fermamente resistito al torrente di una feconda successione di lignaggi, di epoche, e di vicende, or funeste per un popolo, ed or gioconde per l'altro; or per questo ridenti, ed ora triste per quello? Non lo attribuiranno essi forse ad un effetto soprannaturale, ad un prodigio ineffabile dell'Eterno? Di ciò veramente l'intero giudaismo ne fu sempre convinto; e tutte le altre nazioni, al contrario, riguardarono ciascuna, in ogni tempo, la permanenza di tale prosapia, come un trionfo, ed una prova incontestabile della verità di loro varie credenze, o religioni.

Ma senza fermarmi quì a discutere inutilmente le ragioni che alimentano l'intima convinzione del primo, ed il giusto valore delle cagioni sulle quali fondano le ultime la presunta base contestata della loro religione, io mi contenterò soltanto di rimarcare che fa duopo stabilire dei motivi meno accessorj, ed assegnare altre cause più ostensibili per colpire nel segno positivo sulla certezza, e la probabilità degli accennati effetti risultanti; e questa e quella ritrovare noi potremo agevolmente nelle accanite persecuzioni che le ultime, concordi, hanno sempre esercitate contro di quello: non avvi alcuno che ignori che la guerra delle opinioni religiose, e delle coscienze, non solo in proposito di culto, ma in scienza, in politica, e in costumi, ha in ogni epoca del mondo, e presso qualunque popolo della terra formate le fazioni sanguinarie, i martiri devoti, gli apostoli entusiasti per l'uno, o l'altro partito da cui presero fondata voga radicale quelle stesse opinioni che tentavasi di propalare, e sostenere ad ogni prezzo da una parte, e che da un'altra combattevansi orribilmente col disegno di annientarle dalla reminiscenza degli uomini. Infatti, quanti esempj rimarcabili non ci forniscono le istorie, idonei a convincerci che tanto in religione, quanto in politica, noi vedremmo succedere nel mondo il tepore il più lento, all'entusiasmo il più deciso, se si lasciasse all'una l'opinione, all'altra l'esercizio; _donnez aux Huguenots_, diceva Caterina de' Medici, _tout leur saoul de prêches, ils seront tranquilles_. Quando, al contrario, perseguitando una setta, od una fazione qualunque, si viene ad aggiugnere insensibilmente alla forza della religione che è già oltremodo grande, quella del punto di onore che lo è sovente di più, cioè a dire, che quelli ancora che non hanno religione qualche volta ne ostentano l'apparenza, e non osano di abbandonarla; e che quelli viceversamente che sarebbero proclivi alla resipiscenza de' loro proprj travviamenti, non sanno determinarsi ad effettuarlo.

Or in conseguenza di questi effetti, renduti già si evidenti, chi potrebbe mai sensatamente ricusare alle cause omogenee che gli producono l'esistenza indefettibile che loro conviene in ogni modo? Persuasi dunque quali essere dobbiamo, senza mistero, dell'esistenza delle une, e della sorgente immediata degli altri, quale torto enorme non si farebbe alla verità, se opinare si dovesse come il primo, e quale grave oltraggio risentire non dovrebbe la ragione, appoggiando la strana presunzione di queste? E pure l'indole depravata dell'uomo, generalmente parlando, è tale, che desso non soffre mai un oppressivo male, nè fruisce ancor di un sommo bene, senza imputarlo all'odio di un essere superiormente perverso, od alla predilezione di un essere ottimo che veglia parzialmente alla di lui conservazione, ed egli non è che dopo molte riflessioni, per lo più astratte, sempre seguite, e sottilmente ponderate, che desso giugne a conoscere, infine (benchè il più delle volte assai di raro, e a grande stento ei vi pervenga) che il bene, ed il male di cui l'umana vita è mischiata, emanano entrambi, per così dire, dalla sorgente inesauribile medesima; questo è il possente arcano delle instituzioni teologiche di ogni popolo che esistere veggiamo sulla superficie della terra, questa è l'alchimia portentosa di tutte le religioni che ingombrano il mondo abitato dall'uomo.

Comunque siasi, non credasi già essere questi soli gli effetti perniciosi dell'imbecillità dell'uomo abbandonato a se stesso ed alla sua sovvertita immaginazione, io mi dispongo, con ribrezzo, a produrne degli altri molto peggiori, ed assai più funesti per la sua specie, allorchè nella progressione di quest'opera mi emergerà pur troppo di ragionare a reiterati propositi. Intanto calisi un velo di profondo silenzio intorno quello che rapportasi all'ente ragionevole, alle sue idee, a' suoi pensieri, ed alle azioni differenti delle quali fu esso in ogni tempo riconosciuto essere suscettibile, e riserbiamoci a squarciarlo allora quando potremo di esso lui occuparci assiduamente di proposito, affine di migliorare la sua condizione, correggendo i suoi errori, illuminando il suo spirito, e facendogli, ad un tempo, chiaramente comprendere, che la verità è una, semplice, e indefficiente, che l'errore, all'opposto, è ognora complicato, titubante nella sua marcia, ed eccessivamente sinuoso; che la voce della natura è intelligibile, sonora, insinuante, e che quella della menzogna è ambigua, oscura, ed affligente; che il sentiere della ragione è ameno, retto, e salutare, e che quello dell'impostura è obbliquo, tetro, e pernicioso, questa esimia ragione di somma urgenza in ogni parte all'uomo dee essere continuamente la sua conduttrice inseparabile, e le dilei proficue lezioni debbono essere seguitate completamente da ogni anima fregiata degli ammirabili suoi doni.

Quindi per essere penetrato quanto fa duopo della forza irresistibile di queste verità edificanti, che io mi lusingo di produrre frappoco al chiaro giorno, l'uomo non ha bisogno che di lumi, di buonsenso, e di coltura; esso non ha che rientrare in se stesso, riflettere sulla sua propria individuale natura, consultare i suoi interessi, considerare i suoi rapporti colla società, e i doveri che lo vincolano ai membri contraenti suoi simili; e in conclusione studiarsi esattamente di conoscere che la virtù, e le scienze sono, senza contrasto, i soli, i migliori, ed i più solidi beni per la specie umana, e che il vizio, e l'ignoranza ne formano il perpetuo terribile flagello. In una parola studiarsi esattamente di capire, che siccome il buon uso delle scienze consolida in noi quel declivio salutare che porta la specie nostra alla pratica del bene, così appunto il nostro amore per la verità aumenta i lumi de' quali noi abbiamo estrema urgenza per propalarla, e per difenderla. Col mezzo di sì fatte indagini utili, e profonde giugnerà esso, in ultimo, a convincersi che gli esseri umani (come lo rimarca ingegnosamente un pensatore inglese) non sono sventurati, se non se perchè dessi sono viziosi, ed ignoranti; e che i medesimi viceversamente non sono ignoranti, e viziosi, se non se perchè tutto cospira ad allontanarli dal felice sentiere della ragione ad impedirli di correggersi, ed a renderli alieni onninamente dallo sviluppo delle loro facoltà intellettuali.

L'epigrafe del frontispizio allude giustamente al nostro immortal NAPOLEONE ciò che Marziale altra volta disse a Domiziano: _I popoli del vostro Impero parlano differenti idiomi; essi non hanno, per tanto, che un solo linguaggio allorchè dicono, che voi siete il vero Padre della Patria._

OGGETTO E PIANO ANALITICO DI QUEST'OPERA.