Part 19
Non v'ha certamente quanto i Cabalisti, che si sieno segnalati con entusiastico ardire ad inventare de' nomi differenti, che loro è piaciuto di appropriate ad un immensa quantità di angeliche intelligenze; essi sono anche pervenuti e moltiplicarle all'infinito, col mezzo di non so quali regole chimeriche, o fallaci, quanto si scorge essere pur oltremodo assurda l'arte della quale parliamo, e da cui partono. (ved. _C. Agrip. de occul. Philosoph. Lib. III. Cap. 27 pag. 311_, et seg.) È da essi positivamente che noi tenghiamo i nomi stravaganti di moltissimi altri angeli, così difficili a comprendersi quanto a pronunziarsi, e che inutile non solo, ma oltremodo pericoloso riuscirebbe di allegare, giacchè secondo' i cabalisti proferendo i nomi serafici di quelle beatifiche intelligenze, risultare si vedrebbe inevitabilmente una morte subitanea, nello stesso momento di pronunziarli; quindi è appunto perciò, che noi stimiamo conveniente di astenerci a farne quì particolare menzione.
(131) Questa Setta (come lo rimarca un'illustre antico), che Filone ha dipinta in un trattato ch'esso ha fatto espressamente, affine di farne onore alla sua nazione, come i Greci che vantavano la morale, e la purità de' loro filosofi, è sembrata sì santa che i cristiani hanno ad essi invidiato la gloria delle loro austerità. I più moderati volendo togliere assolutamente alla Sinagoga l'onore di averli formati, e nutriti nel suo seno, hanno almeno sostenuto, ch'essi avevano abbracciato il Cristianesimo dal momento che S. Marco lo predicò in Egitto, e che cambiando di religione senza cambiare di vita, essi divennero i padri, ed i primi istitutori della vita monastica: questo sentimento è stato parimente sostenuto con calore da _Eusebio_, da _S. Girolamo_, e dal P. _Montfaucon_. Non è mancato per altro, chi gli confutasse, e dimostrasse loro l'assurdità di siffatte opinioni.
(132) Alcuni scrittori del secolo passato si fecero inconsideratamente a sostenere che Pitagora avendo viaggiato nella Giudea, ed essendosi fatto Esseno, andò a fondare i Terapeuti in Egitto; questo non e già tutto; essi aggiungono che essendo ritornato in Samos vi si fece Carmelitano, almeno i Carmelitani stessi ne furono per lungo tempo convinti, e per quanto ci rapporta _Basnage_ (_Hist. des Juifs L. 3. c. 7._) Essi hanno sostenuto nell'anno 1682, varie tesi pubbliche in Beziers, nelle quali pretesero di provare, contro qualunque argomentante, che Pitagora era un frate del loro ordine.
In proposito di ciò non abbiamo che leggere la lettera dell'Ab. _Faydit_ sul monachismo, ed il Carmelitanismo preteso di Pitagora, e noi vi troveremo questo filosofo trasformato in Carmelitano: molti scrittori di quest'ordine lo sostengono tuttavia con calore, senz'altro appoggio che le vaghe asserzioni di pochi fanatici predecessori: oh fenomeno inaudito, e strano! Ecco dunque, non saprei per opera di quale ammirabile prodigio, Pitagora cristiano religioso, e di più dell'ordine Carmelitano, dieci secoli almeno avanti che il Cristianesimo esistesse sopra la terra.
(133) A torto alcuni critici hanno imputati gli Essenj, del pari che i Terapeuti, di essere adoratori del Sole, attesa la somma venerazione ch'essi aveano per questo luminare, che lo aspettavano con impazienza, indirizzandoli de' voti per affrettare il suo arrivo; essi non osavano trattare nè proporre alcun affare fino alla comparsa del medesimo; temevano di profanare, o denigrare il suo splendore colle impurità che escono dal corpo, e perciò nel momento di soddisfare a questo bisogno urgente della natura si occultavano ne' latiboli i più oscuri; ed il _Porfirio_ ha confermato questo pensiere; ma esso è per altro, smentito da infiniti esempi i quali provano ad evidenza, che non solo gli Essenj, e i Terapeuti, ma tutti quelli altresì discendenti dalla prosapia d'Israel non riconoscevano che un solo Dio a cui unicamente indirizzavano i loro voti, e le loro preghiere. Ma se gli Esseni fossero stati ancora predominati da sì fatta superstizione, chiaramente espressa dagli antichi, essi l'avevano, senza dubbio, presa da' Pagani; poichè _Esiodo_ assicura che i gentili riguardavano come un grave delitto di lesa Divinità di rivolgersi alla parte del Sole allorchè soddisfacevano a' loro bisogni corporali, e questo sentimento rispettoso era universale, per guanto abbiamo dall'istoria, presso tutti i popoli del mondo antico.
CAPITOLO XVI.
Continuazione del medesimo soggetto.
L'origine, ed il tempo in cui la setta de' _Farisei_ si è manifestata la prima volta nel mondo, ci è del tutto sconosciuta; se si prestasse fede alla tradizione ordinaria, si troverebbe essere stato _Illel_ il suo primo capo, e fondatore, benchè si faccia, nulladimeno, esistere da alcuni sotto _Erode_ il grande (_D. Gantz Cronol. p. 83_) frattanto rimarcasi che i Farisei erano già sufficientemente potenti nel popolo sotto Alessandro _Janneo_, e lungo tempo avanti Erode: se i Farisei stessi ascoltiamo, noi gli udiremo altamente esclamare che l'origine positiva della loro setta parte direttamente dallo stesso Mosè; dalla di cui bocca i medesimi vantano, e non so sopra quale solida base, di avere ricevuta la tradizione (134).
Ma piuttosto, che divagare col pensiere intorno delle chimere, che altro non fanno che rendere più oscure le cose che pretendono rischiarare, io preferirei meglio di abbandonare l'investigazione dell'origine di questa Setta, che ricercarlo inutilmente; e siccome i Farisei pretendono ripetere la loro primitiva derivazione, come si disse, fino da' tempi di Mosè, poichè è dalla propria sua bocca che quelli vantano di avere ricevuta la tradizione orale di cui vogliono essere i depositarj, e gli interpreti, così molti hanno creduto di potere in questo senso riguardare come farisei tutti gli ebrei de' nostri tempi, eccettuato però le Sette delle quali abbiamo fino ad or ragionato, se pure n'esistono ancora.
Che l'inerenza costante per le tradizioni fosse antichissima, non è certamente da dubitarne, e noi già dimostrammo, parlando dei Caraiti, che un simile declivio si dee unicamente alle Teologiche accanite dissenzioni di _Illel_ e di _Sciamaj_, i quali sembra essere stati, senza dubbio, i primi a dividersi, con qualche strepito, sopra questa materia. I fautori del partito tradizionale aggiunsero enormemente nuove austerità oltre quelle già prescritte dalle antiche tradizioni affine di offuscare lo spirito del popolo, e confondere, ad un tempo, con maggiore successo, i loro nemici, che opponevano un pertinace contrasto allo stabilimento delle nuove instituzioni orali; ma siccome la contraddizione non va presso che mai disgiunta della divozione, così è che mentre ostentavano essi le più rigide pratiche in proposito di religione, distruggevano, o erano almeno indifferenti sopra quanto racchiude in se medesima la Legge di urgente ad osservarsi, e di essenziale a praticare; ma il popolo sempre facile a condursi, e presso che impossibile a disingannare, percosso dal loro esteriore simulatamente mortificato, e stupito dalle apparenze illusorie della loro fattizia devozione, gli riguardava come persone inspirate, dedite onninamente al Creatore, ed a quanto v'ha di più sacro nella creazione (135); orgogliosi degli omaggi striscianti, e degli atti rispettosi che vedevano prestarglisi dal popolo, inebriati del fastoso nome che si erano baldanzosamente attribuiti colla tanto vantata loro antichità, essi disponevano, senza ritegno, dello spirito del giudaismo a loro capriccio (136); a cui tanto più facilmente rendevano sommesso, quanto più agevole riusciva loro di sedurlo colla vana pompa che facevano delle mistiche parabole, e tradizionali allegorie delle quali accompagnavano l'esteriore contristato, che con fattizia umiltà prendevano interesse di manifestare agli sguardi ottenebrati degli uomini (137).
Or se gli antichi farisei, come è provato; altro per essi medesimi non sono, in massima, che il prototipo genuino de' recenti Settatori del Talmud, non abbiamo che richiamare il Culto che si esercita da questi, perchè la religione che professavasi da quelli rendacisi a prima vista dimostrata con evidenza. Il loro fondamentale principio era l'esistenza dell'Essere Supremo, e l'immortalità dell'anima umana; essi ammettevano il purgatorio, e l'inferno, ed erano, così pare, intimamente persuasi che esistessero delle anime le quali erano vaganti sulla terra, e condannate a dover fare penitenza vicino al corpo che avevano esse abbandonato; tale appunto, in ogni senso, è l'opinione della massima parte de' Rabbini (138). Essi credevano inoltre fermamente la _Metempsicosi_ in punizione de' peccati commessi in questa vita; volevano che le anime infette da reprobe inclinazioni, e che avevano contratte delle abitudini terrestri, e viziose, passassero dopo la morte nei corpi delle bestie, invece che le anime integre, ed illibate andrebbero ed animare i corpi umani i meglio organizzati, i più sani, e i più perfetti (139). Questo dogma era pure in gran voga presso gli orientali, e molti sono anche di parere ch'essi ne sieno stati gli inventori, e che lo stesso Pitagora, che fu riguardato il primo ad introdurlo fra gli uomini lo abbia tratto propriamente da' soli orientali (140).
Non si è parimenti mancato di imputare i farisei di partigianismo del destino, e creduli all'eccesso dell'influenza de' pianeti non meno sulle erbe, e sugli elementi, che sopra tutto il corpo umano (141).
Ecco tutto quanto possiamo noi di proposito asserire intorno alla Setta de' farisei, sulla quale fummo costretti a digredire forse di soverchio, attesa la prossima analogia che rimarcasi fra la pratica del Culto conosciuto da essa, ed il sistema di religione seguitato dal popolo Israelitico de' nostri tempi, ommettendo però le sottili classificazioni fatte da' Rabbini per rapporto e questa Setta (142); e tale è la descrizione che ci parve conveniente di potere dare delle altre Sette, delle quali abbiamo fin quì diffusamente ragionato, come quelle che fecero più strepito, e che maggiormente si distinsero nell'ebreismo con una tenue differenza però rimarcata da' Critici fra le medesime, che i Saducei accordavano troppo alla libertà dell'uomo; essi, come l'osservano appunto varj autori moderni erano gli antenati di _Celestio_, e di _Pelagio_, che rendevano l'uomo l'arbitro delle proprie sue azioni, e della sua sorte; gli Esseni davano tutto al destino, ed inclinavano alle parte degli Stoici da' quali avevano essi presa la dura morale, ed i costumi feroci; i farisei tenevano la via di mezzo fra queste due Sette, come si può chiaramente rilevarlo da quanto abbiamo significato altrove per rapporto a' medesimi Settarj; in somma, si può giustamente conchiudere che i farisei erano _Semipelagiani_; i Saducei _Pelagiani_; e gli Esseni _Predestinatisti_; avendo noi stimato affatto indifferente di riportare tutte quelle altre Sette oscure, formate dagli entusiasti delle testè accennate Sette, come sarebbero i _Gortemani_, i _Masbotei_, i _Genisti_, i _Meristi_, e varie altre che non giova quì annoverare, e dei quali i soli nomi sarebbero appena conosciuti oggi da noi, se _Voltaire_ non ce gli avesse fatti, pervenire alla nostra cognizione.
Vi fu ancora un altra Setta denominata _Evadiana_, ma ignorandosi l'epoca precisa da cui la medesima cominciò a prendere voga, ed i principj su' quali essa reggevasi, noi non ne faremo ulteriore menzione di sorte alcuna, tanto più che si pretende, ch'ella non durasse al di là del tempo che durò la fortuna, il credito, e la possanza d'Erode, generalmente riguardato suo capo, e fondatore.
Ma avanti di terminare questo proposito interessante delle Sette dell'ebreismo, tacere sicuramente non dobbiamo quella che per lo scisma terribile che ella sparse nelle contrade tutte della Giudea, può essere posta al confronto di tutte le altre poco fa indicate. Questa è dunque la Setta denominata _Samaritana_.
Or quantunque lo scisma di questi Settarj, non potesse propriamente cominciare a prodursi che nell'epoca della dissoluzione delle dieci tribù suscitata da _Geroboamo_, poichè è in conseguenza di essa che avvenne la loro più antica separazione; non per tanto i Samaritani non volendo riconoscere questo capo di ribelli per loro fondatore legittimo, essi rimontano fino a Jesuè, e sostengono essere egli quello che edificò il loro Tempio sulla montagna di _Gurizim_, e nel quale hanno essi per lungo tempo dopo, sempre adorato il creatore Supremo, ed esercitate le cerimonie, e i riti che ad essi prescriveva il loro Culto.
La scrittura, per altro, in chiari sensi, ci significa che gl'Israeliti i quali abitavano la provincia di Samaria essendo stati vinti, e sconfitti da _Salmanasar_, e la Città presa (_II. Reg. 15_) il di lui successore _Assaradon_ vi fissò altre colonie in loro luogo; queste abbracciarono una parte della Religione Israelitica, e rigettarono l'altra; esse non vollero più alcuna specie di relazione cogli altri ebrei dimoranti in Gerusalem, e perciò appunto i medesimi desisterono di andarvi, così dunque avvenne che questi diventarono mutuamente implacabili nemici, come lo sarebbero a' nostri giorni ancora, se ve n'esistessero fra noi; la loro dissenzione ha sopravissuto alla loro patria, che si vuole essere stata _Samaria_; da cui quella Setta ripete precisamente il suo nome, e la capitale di essa era _Sichem_, calcolata ad una distanza di dieci delle nostre leghe da Gerusalem; l'attiguità così limitrofa fu una ragione di più per questi due partiti dell'Israelismo di perpetuare l'un l'altro il loro accanimento inesorabile.
Non ostante però che i Samaritani abbiano avuto fra loro de' profeti, essi frattanto non ne ammettevano alcuno come sacro fra i loro libri canonici, contentandosi del solo Pentateuco; essi sono positivamente uniformi cogli altri ebrei nell'osservanza delle feste le più solenni, e principali; essi ammettono la stessa circoncisione, sono rigorosissimi nell'osservanza del sabato, benchè vi apponghino delle notabili modificazioni; essi riguardano l'umiltà, e l'indigenza come un voto necessario, analogo allo stato di umiliazione, a cui sono attualmente ridotti que' meschini residui di essi, che esistono soggetti al dominio musulmano di cui nè le leggi, nè il governo sono veramente molto incoraggianti. Ecco tutto quanto possiamo noi asserire di verosimile, relativamente alla Setta de' Samaritani, non iscorgendovi alcuna solida utilità in un dettaglio più circostanziato, e più diffuso (143).
Tali sono infine dunque le nozioni generalmente considerate le più ovvie, e le più ammissibili che abbiamo potuto attignere da limpida sorgente intorno a quelle Sette, delle quali fu da noi ragionato estesamente fino ad ora, e che osservammo scaturite dal seno dell'Israelismo antico. Ma questa materia essendo già state sufficientemente esaurita quanto il bisogno nostro lo esigeva, passare ora ci è duopo ad altro soggetto non meno urgente a conoscersi, ma di quello assai più necessario al caso nostro, ed infinitamente più utile, e più interessante al progresso felice del piano salutare, che ci siamo quì proposti di stabilire.
(134) I farisei sostenevano, con asseveranza, che oltre la Legge data sul prodigioso monte di Sinaj a Mosè dall'Essere Supremo, questi avesse confidato verbalmente allo stesso Legislatore un gran numero di riti, dogmi, e Cerimonie, ch'esso avea fatto indi passare alla posterità senza scriverle; essi giugnevano per fino a nominare gl'individui, dalle bocche de' quali queste tradizioni furono fino a' loro tempi genuinamente tramandate; essi attribuivano loro il valore, e l'autorità stessa del Pentateuco, supponendole per le tradizioni, come lo rimarca sensatamente _Bayle_, è passato da' farisei antichi a' farisei moderni; se quelli le difendevano con ogni sforzo, ed accanimento, questi col più deciso entusiasmo sostengono che chiunque, o rigetta, o mette in dubbio un solo istante la Legge Orale dee essere considerato come un מין (min) _appostata_, o eretico, e per conseguenza è dannato irremissibilmente nell'altra vita, e reo di morte in questa, una veruna formalità di processo; e noi abbiamo a sufficienza già fatto conoscere altrove l'odio inesorabile che nutrono gli ebrei Talmudisti contro i Settatori Caraiti, pertinacemente attaccati alle semplici scritture, senza volere conoscere tradizione di sorte alcuna, ed il disprezzo con cui per altra parte questi trattano i primi per vederli sovente preferire i mistici fantasmi tradizionali che traviano la mente, alla chiara semplicità della scrittura, che edifica il cuore.
(135) Se è vero quanto si narra de' farisei, non dobbiamo più sorprenderci che un tale ascendente acquistassero i medesimi sull'animo specialmente degl'Israeliti ammaliati da quelle penitenze apparenti esercitate astutamente da' medesimi di gran lunga più austere di quelle de' frati della Trappa, e di altri più ascetici eremiti dei nostri tempi: si vuole ch'essi si privassero del sonno cotanto necessario alla conservazione dell'animale vivente, che digiunassero frequentemente, e lungo tempo, che si coricassero sui bronchi, e sulle spine; pretendesi ancora che ne attaccassero alla estremità inferiore de' loro abiti, affine di fare sgorgare il sangue dalle loro gambe allorchè caminavano; si percuotevano il corpo ad ogni tanto, ed essi distinguevansi parimente colla eccessiva lunghezza de' loro _Zizith_, e la grossa mole de' loro _Totaffoth_, o filatacteri (di cui fu già da noi e sufficienza ragionato altrove annot. 54) che portavano incessantemente colla più insoffribile ostentazione, e sulla loro fronte, e sugli angoli opposti delle loro vestimenta; sempre camminando colla testa inclinata verso il suolo, e dunque così ch'essi aggiugnevano nuove divozioni alla vera Legge; sebbene il giogo, come osservammo, une fosse già oneroso da superare le umane forze per sostenerlo; ed è appunto in sì fatta maniera che i farisei estorcevano il rispetto, e l'ammirazione de' più creduli, e de' più inesperti del popolo d'Israel.
(136) _Simon_ (nel suo _Grand Diction. de la Bible T. II. p. 312_). Seguìto da varj altri critici moderni fa instituire questa Setta da un certo nominato _Semei_, circa l'anno del mondo 3950, sotto il Pontificato di Gio. Ircano figlio di Simeone il quale dette a' seguaci della medesima il nome di _farisei_ dall'etimologia ebraica פרץ (_paratz_) che significa _spiegare_, _interpretare_, e _separare_, con il loro fondatore di cui la santità era, per quanto vantano, senza esempio, colle regole, e gli statuti che loro avea prescritti, gli obbligò a condurre una vita separata, e tutta differente da quella del resto dell'Israelismo, e quindi a ritirarsi dalle Compagnie, a dedicarsi alle studio assiduo delle scritture, ad interpretarle con criterio, ed a bene intenderne i riti, e le cerimonie fondamentali, che necessario credevasi al vero Israelita di conoscere, e di praticare.
(137) Lo stile parabolico è stato sempre in grande estimazione presso tutti i popoli orientali; molti hanno fermamente creduto che i libri di Job, di Tobia, e di Giuditta (benchè gli ultimi due non sieno stati mai ammessi per Canonici dagli ebrei) non erano che delle sante finzioni fatte in metodo parabolico al solo oggetto (come generalmente supponevasi) d'inspirare devozione, rassegnazione, integro timore divino.
Infatti questa maniera di scrivere parabolico era molto familiare ancora a' primi scrittori del Cristianesimo (ved. _Sim. Hist. Crit. du V. Test. Lib. IV. c. 8._) e questa bizzarra foggia d'instruire il popolo è stata sempre mai la sola preferita dalla Setta de' Farisei, la quale, come rimarcammo, può dirsi oggi nella massima teoretica la sola Setta dominante fra gli Ebrei, astrazione fatta di quelle pratiche insane, e ributtanti ostentazioni che facevano lo scopo del sistema religionario degli antichi farisei, e che gli ultimi non hanno. Così anche il _Talmud_, il _Zohar_, e la massima parte degli antichi scritti di tale natura sono pieni ovunque di allegoriche finzioni, che non bisogna spiegare alla lettera, come se si rapportassero a delle Istorie vere, e reali. D'altronde, sia che un libro comprenda aneddoti istorici, sia che racchiuda parabole, o frammenti mischiati di parabole, non è perciò meno vero, che può esso in qualche modo riescire assai proficuo, purchè la materia che ne forma il soggetto non conosca altra guida che il solo buon senso, e sia basata radicalmente sulla ragione: Le opere di Maimonide, di Menasse ben Israel, di Abravanel possono giustamente annoverarsi in questa Classe.
(138) Anche gli Ebrei moderni sostengono le medesime opinioni; essi pretendono di fare viaggiare le anime, durante l'intervallo di dodici lune consecutive, nel quale spazio le fanno andare, e venire intorno delle tombe dove sono racchiusi i corpi che vestivano in questo labile tirocinio, e pe' quali esse conservano tuttavia qualche adesione: quindi è che gli Ebrei Talmudisti sogliono pregare per suffragio di tali anime con una certa rapsodia ch'essi chiamano קדיש (Kadish) _santificazione_, a cui attribuiscono un'efficacia, e forza tale, fino a trasformare la sorte delle medesime in un'istante; ma ciò si vuole, per altro, che non sia che per le sole anime lordate da qualche impurità, giacchè i rabbini asseriscono, che quelle de' santi, e delle morigerate persone ascendono direttamente nell'empireo celeste appena escono dal mondo (ved. _Eliahu Levi in Tisbi. Menas. Ben Isr. De Resur. mortuor. Lib. II. C. 6. p. 171_ _R. Abd. Sfor. in Hor. Ascem. p. 91._)
(139) Non è già tenue il numero de' Rabbini, peraltro, celebri che sostiene un sentimento si stravagante, non si sa se preso da Pitagora, da Platone, oppure dagli Orientali; essi lo fondano da una parte sul dovere pressante in cui è l'anima Israelitica di osservare i 613 precetti racchiusi nel Pentateuco di Mosè, e l'impotenza massima in cui essa trovasi dall'altra di eseguirlo, atteso lo spazio circoscritto delle vita che all'essere umano è accordato sopra le terra; quindi persuasi di giugnere con tal mezzo a superare simile ostacolo, essi fanno ritornare le anime nel loro pristino domicilio, affine di compiere quel grado di perfezione della quale sono elleno mancanti, ciò che nel Talmudico linguaggio chiamasi גילגול (Ghilgul) _Rivolgimento_. Se questo calcolo è giusto, la riduzione da me fatta dell'indicato numero di precetti, mi astrignerebbe a dovere ripetere un simile viaggio dieci volte almeno fra i viventi: quale deplorabile insania! Gli Ebrei, siccome ancora Pitagora e Platone estendono la trasmigrazione delle anime umane fino entro i corpi delle bestie: Agostino, parlando di Platone, relativamente a questo sistema, dice in termini espressi: _Nam Platonem animas hominum post mortem revolvi usque ad corpora bestiarum, Scripsisse certissimum est_. (_De Civit. Dei Lib. X. C. 30. p. 267_). Ed il sistema di Pitagora sul quale è basato quello di Platone vi è chiaramente descritto da _Erodoto_ (_Hist. Lib. II._). Gli ebrei, per altro, credono che il passaggio ne' corpi delle bestie, non facciasi luogo che di quelle anime lordate di grevi trasgressioni, o di delitti criminosi, essendoci già noto quale sorte avventurosa era espressamente preparata alle anime sagge, alle religiose, alle umili. (_Vedi Zohar. Phil. De somniis Tract. I. De Revol Pars. alter. collect. prim. Cabalah denud. p. 375. P. III. Plan. Theol. du Pitag. par Mourg. T. I. p. 533_)