Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 18

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Peraltro, non mi sembra inutile affatto quì di rimarcare col Seldeno (_uxor. Hebr. Lib 1. Cap. III._) che avendo i Rabbini fissate tre maniere differenti d'investigare, e scuoprire le verità moltiplici racchiuse in vari luoghi della scrittura, cioè il _testo_, la _ragione_, e l'_autorità_ degli antichi, regole quasi comuni a tutte le sette che esistono sulla terra; i Caraiti vanno pienamente d'accordo co' Rabbanisti nelle due sole prime, considerandole come urgenti, ed oltremodo indispensabili; e se rare volte adottano anche l'ultima, non è già perchè s'impongano un dovere, siccome praticano gli altri, di crederla o seguirla alla rinfusa; ma essi vi si sottomettono in proporzione che la ritrovano esatta, ed in ogni punto consentanea allo spirito genuino della scrittura.

(122) Siccome i Caraiti hanno in orrore tuttociò che rapportasi alla tradizione, così essi rigettano con isdegno tutte quelle instituzioni orali che i Talmudisti si prescrivono con tanto scrupolo, e riservatezza; ma se quasi tutte le cerimonie religiose praticate da questi si rendono annojanti per l'affluenza considerabile delle inutili parafrasi aggiunte alle medesime, quelle seguitate da' Caraiti sono ad ogni riguardo insopportabili per la loro soverchia ristrettezza, o per l'austerità dell'osservanza di esse; egli è perciò che io considero come inutile di fare quì specifica menzione di tutti i loro riti stravaganti per rapporto ad altri assunti morali, politici, e civili. Chi bramasse esserne edotto con esattezza maggiore può rivolgersi agli scrittori di questa Setta, da noi per varie volte citati.

(123) Malgrado che infinite riprove concorrano a convincerci pienamente di questa verità incontrovertibile, pure non ostante, v'ha de' forsennati fra gli ebrei Talmudisti de' nostri tempi all'eccesso riprovabile l'anteporre la loro propria credenza mistica, e tenebrosa alla purità edificante di quella degli antichi, sebbene ad evidenza ne conoscano i superiori salutari vantaggi, e non esitino un'istante a convenirne; ed i soli Caraiti che potrebbero in qualche modo, se non completamente pareggiarla, almeno più degli altri approssimarsene, sono fuori della situazione di riuscirvi, per averla voluto troppo sottilizzare, colla strana idea forse di sorpassare quelli nella vera pratica di essa; se gli ultimi sono degni di rimprovero, lo sono certamente i primi, ad ogni riguardo, di eterna ripugnanza, e d'improperio.

CAPITOLO XV.

Delle altre Sette differenti derivate dal grembo della Comunione dell'Israelismo; cioè Saducei, Essenj, Terapeuti, Farisei, e Samaritani; la loro origine, i loro dogmi, le loro Cerimonie, ed i loro sistemi di Religione.

Due Cause principali, dice un ingegnoso critico moderno, sembrano cospirare a gara per mantenere, e alimentare negli uomini la ripugnanza, e l'incuria ch'essi nutrono scrupolosamente, tutte le volte che trattasi di ponderare, o discutere le loro opinioni tradizionali; la prima si è la difficoltà insormontabile, e l'impotenza estrema nella quale si trovano di penetrare le dense tenebre, di cui le tradizioni hanno pur troppo avviluppata la religione dai suoi primi fondamentali elementi; argini molto adeguati ad opprimere ed a stancare gli spiriti limitati, ed accidiosi, che incapaci di elevarsi colla forza del raziocinio fino alla contemplazione della verità, non iscorgendovi che un Caos terribile, e informe, la giudicano forse assolutamente impossibile ad esaminare, ed approfondire, e paghi ne restano di seguitarla tale quale se la rappresentano macchinalmente (124): ecco la sola e vera cagione, a cui tutto concorre a convincerci che possono dovere l'origine, presso che tutte le Sette scaturite dal grembo del giudaismo antico, e partitamente di quella de' _Farisei_, della quale ci disponghiamo in seguito a parlare.

La seconda di tali cause, può dirsi quella di non lasciarci troppo soggiogare da precetti severi, mistici, o poco intelligibili, che tutto il mondo ammira nella teoria, e pochissime persone si curano di praticare con esattezza; tale è la sorgente della quale scaturirono probabilmente il Caraismo di cui testè abbiamo esaurita la materia, non meno che tutte le altre Sette delle quali ora, entriamo ad occuparci di proposito.

Che la Teologia mistica, producesse per se medesima la Setta de' _Saducei_, sembra che niuno abbia fino ad ora fondatamente dubitato, siccome apparisce altresì egualmente incontestabile, che le orali allegorie formassero quella de' Farisei.

In quanto poi all'epoca precisa in cui la Setta Saducea si rendesse manifesta fra gli ebrei, l'opinione la più adottata da' critici si è che _Zadok_, discepolo di _Antigono Socheo_ fosse il primo, e il vero fondatore della Setta de' Saducei, duecento e quarant'anni avanti l'Era volgare; senza attenerci però a ciò che opinano vari dotti scrittori antichi, cioè che l'eresia de' Saducei fosse molto più remota, sostenendo che la medesima nacque dalla sinistra interpretazione che si è da quelli attribuita al Cap. 37 di _Ezechiello_, mentre studiavasi ciascuno di comprenderne il vero senso; altri ne fissano un origine assai differente facendola rimontare fino ad Esdra (_Leghtf. Flor. Heb. ad Mat. III. ζ. opp. Tom. II._).

Ma prescindendo da tutte queste troppo ambigue, e tenebrose congetture, che lungi dal condurci alla verità, non fanno che aumentare i nostri dubbj e allontanarci dal retto sentiere che potrebbe indirizzarvici, noi stabiliremo _Antigono_ per assoluto capo creatore di questa Setta, e _Zadok_ e _Baithos_ suoi discepoli, come gli organi, ed i propalatori delle sue nuove instituzioni, non meno che del sistema religioso che serve alle medesime come di base inconcussa, è fondamentale (125).

In origine, per quanto apparisce, i Saducei non si distinsero dalla Comunione generale dell'Israelismo, che col semplice rifiuto meramente di riconoscere, e adottare le autorità delle instituzioni tradizionali. Alcuni pretendono così pure, che tutti que' Settatori proferissero il Pentateuco di Mosè a tutti gli altri libri, considerati generalmente come sacri, e canonici, i quali non erano da essi riguardati che come opere composte da certe persone venerabili a cagione della loro santità, e de' loro esemplari costumi (126). Essi leggevano i Profeti, aderivano che si studiassero con accuratezza, e che fossero autorevolmente citati tutte le volte che l'urgenza lo esigesse, e volevano, in somma che aggregati quelli fossero nel Canone, benchè molte volte rigettavano i loro scritti, nel modo stesso appunto che inveivano pertinacemente contro le tradizioni de' Dottori, ed in particolare contro quelle de' Farisei, ai quali essi erano per tante ragioni opposti onninamente; ma i Farisei restavano, d'altronde, persuasi, che la Legge fosse l'unico, ed il più solido fondamento della Religione, e la sola regola direttrice della credenza de' medesimi e che per conseguenza tutto ciò che prescritto non era da Mosè, non doveasi mai adottare in verun modo.

In seguito di quanto Flavio assicura (_Lib. XX. pag. 465_) pare che i Saducei negassero assolutamente l'influenza dell'Essere Supremo sulle azioni umane, stabilendo soltanto la libertà assoluta dell'uomo; ed essi toglievano a Dio qualunque ispezione sul male, ed ogni sorta d'ingerenza anche sul bene, perchè opinavano essi, che l'Essere Eterno avesse collocato il bene, e il male sotto gli occhi dell'uomo, lasciandogli un amplia facoltà di seguitare l'uno, o di schivare l'altro; ed è appunto per questa medesima ragione che i Saducei negavano, senza riserva il potere del destino, riguardandolo unicamente come una bizzarra illusione, solo degna di occupare la mente abbacinata degl'idioti, e degl'inesperti (127); sostenendo, al contrario, che tutte le nostre azioni dipendono sì direttamente da noi, che noi siamo i soli, ed i veri autori di ogni bene, siccome pure di qualunque siasi male che ci sopraggiunge, secondo che noi seguiamo il retto sentiere della virtù, o la carriera tortuosa della depravazione (128). Non erano già essi guidati da verun disegno di ricompensa nelle azioni meritorie che esercitavano, animati dalla sola grata soddisfazione di eseguirle; essi ritenevano presente ognora ciò che _Antigono_ loro capo, e fondatore solea ripetere incessantemente a' suoi Discepoli e seguaci: _non siate come gli schiavi, che obbediscono al loro padrone col disegno di trarne ricompensa; obbedite senza sperare_ _alcun frutto dalle vostre fatiche, e che il timore dell'eterno sia sopra di voi_ (129).

Questi negavano ad un tempo medesimo la spiritualità delle anime umane, la resurrezione de' corpi dopo le morte, e l'esistenza degli angeli, e con più forti ragioni si sarebbero scherniti di quella bizzarra opinione sostenuta dal _Ben Dior_ (Vedi _Sefer Jezirah_, ovvero _libro della creazione_) quali era quella, di sostenere che ogni patriarca, cominciando da Adamo, avesse un Angelo per suo inseparabile sorvegliante o precettore (130). Essai opinavano che non può esistere giammai altra essenza incorporea, o spirituale fuori che Dio, e che que' dati esseri che noi chiamiamo col nome di _Angeli_, non si debbono intendere che sotto il carattere di altrettante _virtù_, che marcano assolutamente la volontà, e la possanza infinita dell'Essere Supremo, od anche accessoriamente i mezzi da esso lui impiegati per la pronta indefettibile esecuzione de' suoi eterni Decreti.

Tali sono i principj generali de' Saducei, relativamente alla Religione che professavano; e se da quelli prescindendo gettare vorremmo uno sguardo sulla loro morale, e su' loro costumi, noi ritroveremmo non meno gli uni che l'altra irreprensibili ad ogni esperimento; le azioni de' medesimi alla verità non ismentivano il nome che portavano צדיק (Tzadik) _giusto_ צדק (Tzedek) _Rettitudine_: i Saducei procedenti, come osservammo, da צדוק Tzadok facevano professione di una integrità esemplare, e di una giustizia edificante; elogio che loro venne generalmente compartito da tutti i più austeri critici dell'antichità, che non gli hanno d'altronde risparmiati, allorquando trattavasi d'inveire contro le loro cerimonie insopportabili, o condannare le assurde interpretazioni ch'essi davano al Pentateuco di Mosè, non meno che a tutti gli altri libri della Scrittura.

Ma de' Saducei, e della loro Setta avendone parlato quanto era sufficiente a farcela conoscere, ora passiamo a ragionare degli _Esseni_ de' quali si è cotanto decantata la virtù, e l'inusitata rigidezza de' costumi.

_Filone_ ha distinto due ordini di _Esseni_ (_Phil. de vitae contemp._); gli uni si attaccavano alla pratica, e gli altri, che si nominano _Terapeuti_, alla contemplazione: questi ultimi erano così pure della setta degli Esseni; Filone dandone loro il nome, non gli distingue dal primo ramo di quella Setta, se non se da qualche grado di perfezione.

Gli Esseni erano precisamente ciò che i viaggiatori ci descrivono essere i _Dunkari_ nella Pensilvania, cioè, una specie di religiosi, benchè la maggior parte di essi fosse ammogliata, il Celibato essendo in orrore massimo a quei tempi, siccome l'ho io dimostrato altrove (Vedi le annot. 66 e 119, del T. II. alle _Not. Camp. p. 23 e 180_) anche presso le persone consecrate al servizio dell'altare; volontariamente assoggettati alle più austere prescrizioni, vivendo tutti in comune per lo più fra gli eremi deserti, distribuendo il loro ozio quotidiano fra la preghiera, e la fatica, avendo interamente proscritto dal loro consorzio qualunque sentimento di disparità, o di preferenza, siccome ancora ogni ambizioso disegno di proprietà; schivavano l'incontro del resto degli uomini, non comunicando che solo con coloro che riconoscevano aderenti alla loro Setta, ed uniformi ne' costumi, poichè siccome quelli reputavano la loro religione più sana, e più elevata di quella degli altri uomini, quindi è perchè dessi sfuggivano qualunque specie di relazione coi medesimi, così è, dice _Bayle_, che la fierezza segue per l'ordinario le devozioni particolari; egli è di tali Settarj che _Plinio_ il naturalista, e _Solim_ dissero _Gens aeterna, in qua nemo nascitur_. (_Hier. Lib. V. Cap. 17 et Sol. Cap. 35._ _p. 47_) falsamente supponendoli d'accordo proclivi al Celibato.

In quanto poi all'origine degli Esseni, moltiplici, e divise, al solito, sono le opinioni degli antichi, non meno che de' recenti scrittori: R. Abram Zachut (nel suo più volte citato _Juhassim_) assegna loro per padre, e fondatore _Judah Galilei_; alcuni, ed _Epifanio_, e _Petit_ fra questi, gli annoverano fra gli eretici _Samaritani_ (de' quali sarà da noi fatta in seguito rapida menzione); essi gli appellano _Jesseni_, immaginando erroneamente, che avessero quelli preso questo nome da _Jesse_ padre di David. Fuller ha creduto _Miscell. Sacr. Lib. IV. Cap. IV. p. 2392_) che gli Esseni fossero gli stessi dei Baitosei, perchè questo vocabolo significa _Casa di guariti_, nome che conviene alle persone che si distinguono col carattere di _Terapeuti_, cioè a dire, _Medici_ benchè in seguito questo autore variasse di opinione. _Nilo_ unitamente a vari critici moderni, gli vuole discendenti da _Jonadab_ (_Ascet. Cap. 3_). I cristiani poi abbagliati delle austere mortificazioni di questi Settarj, hanno tentato di toglierli agli ebrei, e di farne degli eremiti, o i primi frati del vangelo (131); ed Eusebio ha loro conferito il cristianesimo, così straniero ad essi, quanto dovea esserlo a _Pitagora_, che ridicolmente alcuni pretesero di fare Carmelitano (132). Essi compariscono nell'Istoria di Flavio sotto _Antigono_, poichè fu allora che si vide (per quanto esso ci dice Lib. III. Cap. XII) quel Profeta Esseno nominato _Iudah_, il quale avea predetto che Antigono sarebbe ucciso un tale dato giorno nella _Torre di Straton_; e infatti Antigono è stato ucciso, quel giorno stesso vaticinato, in un luogo che chiamavasi la _Torre di Straton_; era con sì fatte predizioni, che gli Esseni, ei Terapeuti si distinguevano nel mondo.

Quante disparate contraddittorie opinioni, senza esservene forse una sola giustamente fondata. Malgrado però che dobbiamo sempre confessare di non riconoscere nel suo vero fondo la vera origine primitiva di questa Setta, la congettura di _Drusio_ riportata dal _Basnage_ (_Hist. des Juifs. T. 1. Lib. 2. Cap. 12_) sembra la più verosimile, e la meno prossima all'errore di tutte quante ritroviamo noi prodotte fino al presente.

Questo autore dunque asserisce, che gli Esseni sono quelli i quali essendo perseguitati da _Ircano_ si ritirarono ne' Deserti, e che la necessità gli astrinse allora ad accostumarsi ad un genere di vita molto austero ed in cui essi perseverarono in seguito arbitrariamente; e tale rigoroso sistema di vita si è sempre creduto da varj Autori che fosse loro comune co' già menzionati Terapeuti, sebbene questa opinione sia da molti altri contrastata, colla differenza però che quelli si dividevano in molte società diverse, che diramavansi senza però fissare un domicilio permanente, quando gli ultimi, al contrario, erano tutti concentrati nell'Egitto, per quanto narra, _Filone_ il quale vivea fra di essi, dediti sempre alla campagna, come un soggiorno più ovvio alla meditazione, e più omogeneo alla vita comtemplativa che conducevano.

Per quanto riguarda la religione professata da tali Settarj, essa era limitata a livello dei loro bisogni, ma altrettanto severa del pari che i loro costumi, essi avevano un profondo rispetto per la Divinità, alla quale attribuivano un potere assoluto, e illimitato sopra tutti gli avvenimenti mondani, sostenendo fermamente che niente si opera nell'universo, se non se coll'immediata influenza de' suoi eterni Consigli: il Sole era da' medesimi considerato come una delle più stupende produzioni tratte del suo braccio onnipossente (133). _Flavio_ (_De_ _Bel. Iud. Lib. II. C. 7_), e vari altri suppongono che essi davano tutto al destino, ma questi medesimi autori gli hanno in seguito giustificati aducendo che tanto gli Esseni quanto i Terapeuti intendevano per destino la provvidenza, che dirige tutte le creature conformemente alle loro intime affezioni, e che non impone giammai alcuna necessità all'uomo, nè attenta in verun modo alla sua propria libertà. Gli Esseni onoravano Mosè come il primo Legislatore, erano molto attaccati alla Scrittura, e rigettavano interamente le tradizioni; essi sostenevano l'Immortalità dell'anima umana contro i Saducei, benchè questo dogma venisse in seguito alterato da false interpretazioni, come si può espressamente rimarcarlo in Flavio (idem), ed in Porfirio. (_apud Civil. contr. Iul. L. IV. p. 7_) pretendendo erroneamente che le medesime non discendevano da un aria molto sottile ne' corpi, se non se perchè desse vi erano attirate da un certo incanto naturale che concepire giammai noi non possiamo.

Ma lasciamo pure gli Esseni, e i Terapeuti colle loro frenesìe religiose, ed entriamo ad esaminare i _Farisei_, presso i quali ne ritroveremo forse delle altre non meno pericolose che stravaganti.

(124) Coloro che dell'indole umana formarono la prima base delle loro filosofiche applicazioni, possono avere rimarcato come lo spirito nostro suole più agevolmente attaccarsi alla rappresentazione fisica di una cosa, di ciò che sia all'indagine di essa, ovvero alla semplice narrazione che può essercene fatta; questa opinione è autorizzata dall'esperienza, essa è quella parimente dell'ameno poeta Orazio _De Arte Poet. v. 180_.

_Segnius irritant animos demissa per aures,_ _Quam quae sunt oculis commissa fidelibus._

(125) Molti scrittori, d'altronde accreditati, hanno asseverantemente sostenuto, che Sadok e Baithos, entrambi discepoli di Antigono, avessero fondata ciascuno di essi una Setta differente; ma coloro che in sì fatta guisa opinarono, sembrami che si sieno materialmente ingannati; la Setta dei Saducei, e quella de' Baithosei altro infatti non erano insieme che una sola, e medesima Setta disegnata ora sotto il nome dell'uno, ora sotto quello dell'altro; ma Zadok essendo più ardente del suo Collega a sostenere il partito che dessi aveano formato, il di lui nome (come lo rimarca _Bayle T. III, p. 2510._) servì sovente più di quello di Baithos a distinguere i fautori di questa Setta.

Non per tanto si adduce da taluni un altra efficace ragione di simile preferenza, voluta da tali Settatori di essere chiamati Saducei in vece di _Baithosei_ (Vedi _Scalig. Elench. Trihaer et Sim. Hist. Crit. du Vieux Test._) ed è che siccome Baithos, secondo quello che asseriscono i Rabbini, era bastardo, temevano che questa macchia poco onorifica, non dovesse attirare sopra dei medesimi qualche spiacevole improperio dalla parte de' loro inesorabili avversari; tanto questa uniformità della quale parliamo è per se stessa indubitabile, quanto che non avvi alcuno il quale abbia potuto scuoprire giammai in quale punto i Saducei si differenziassero da' Baithosei; Il celebre _Maimonide_ (_Comment. in Pirkè Avoth, apud Willeme. Dissert. de Saduc. p. 8_) espone in chiari sensi, che questi non erano che due nomi significanti una sola, e medesima cosa; benchè molti Rabbini, e vari Critici ancora sieno in simile assunto intieramente discordi; così lo pensano egualmente molti altri accreditati scrittori ebrei de' tempi a noi più recenti.

(126) Per altro, non mi sembra inutile quì di avvertire, che sebbene, per quanto apparisca da varj monumenti antichi, i Saducei non ammettessero fra tutti que' libri, che riguardare dobbiamo propriamente canonici, che il solo Pentateuco di Mosè; non per tanto anche di questo sopprimevano molti passaggi, e ciò che di peggio si è, senza mai addurre niun motivo efficace, e convincente di tutte quelle abrogazioni che male a proposito si permettevano di fare confusamente in detti Libri.

(127) Varie, e contraddittorie sono le opinioni che si agitano fra i filosofi relativamente al destino; gli uni credono che il destino sia una cosa divina; gli altri lo riguardano un effetto meramente naturale; fra i primi si possono annoverare _Platone_, _Zenone_, _Crisippo_, _Aristotile_, _Seneca_, _Eraclito_, _Pitagora_, e pochi altri; fra gli ultimi sono _Manilio_, _Empedocle_, _Democrito_, _Parmenide_, _Leucippo_, e varj altri, che quì non giova riportare. Ma sieno quanto si vuole disparate le loro idee, essi d'altronde sono tutti concordemente univoci ad esclamare altamente col _Manilio_:

_Fata regunt orbem, certa stant omnia lege,_ _Largaque per certos signantur tempora cursus,_ _Nascentes morimur finisque, ab origine pendet._

(ved. l'annot. seg.)

(128) _Epicuro_, e _Cicerone_ incessantemente ripetono d'accordo che: _anilis plenum superstitionis fati nomen_. Infatti non è egli il più nero attentato, che si possa commettere contro la libertà delle umane azioni, ammettendo una necessità fortuita che tutta la distrugge, senza ritegno? Se lo spirito nostro (come lo riflette dottamente _Gassendi Philos. T. VII. Lib. III. Cap. 2. pag. 635._) nello stato in cui si trova, fosse condotto dal destino, e che destituito di libertà, esso facesse tutto mediante una necessità costante e inevitabile, la maniera, e la condotta ordinaria della vita umana perirebbero con essa, ed inutile si renderebbe ogni specie di soccorso. Laonde qualunque cosa che deliberata fosse dall'uomo, non succederà se non se ciò che sarà stato decretato dal destino, così la prudenza sarà un nome vano, lo studio della saggezza inutile, e tutti i Legislatori saranno ridicoli, o tiranni, perchè comandano delle cose, che o noi non dobbiamo fare assolutamente, o che noi non possiamo fare in veruna maniera; il vizio, e la virtù non sarebbero che due chimere, così niuno meriterebbe una ricompensa per le azioni morigerate, nè gastigo per le sue colpe; finalmente tutte le cose andando in forza di una necessità inevitabile, indarno farebbe l'uomo voti, o preghiere: egli non sarebbe se non se ciò che vuole il destino a cui egli fosse assoggettato.

(129) _Ved Pirk. Av. Cap. 1. N. 3_. e _Mannon Comm. in Pir. Av p. 25 Cap. 1._

Dee recare bene sorprese massima tale adottata da un capo Settario, il quale vivea sotto l'antica economia; poichè, come lo rimarca un dotto (_Des opin. Philosoph. T. II. p. 209._) la legge permetteva non solo le ricompense, ma essa parlava sovente di una felicità temporale che dovea seguire sempre la virtù. Benchè fosse difficile di divenire contemplativo in una religione sì carnale, nulla di meno Antigono lo divenne: e chi avrebbe potuto mai seguirlo in una si alta elevazione? Zadok l'uno de' suoi discepoli che non ha potuto determinarsi, nè ad abbandonare interamente il suo maestro, nè gustare la di lui teologia mistica, dette un'altro senso alla di lui massima, e conchiuse da ciò che non vi era nè pene, nè ricompense dopo la morte. Esso divenne il padre de' Saducei i quali trassero da lui, come testè osservato abbiamo, il nome della loro Setta, il loro Dogma, ed i loro principj Teologici.

(130) Il _Cuzarì_, unito a' _Cabalisti_, dice che Adamo avea un padre il quale servivagli anche da precettore, e questi era l'angelo _Gaziel_; il medesimo fece dono al suo discepolo di un libro in cui erano racchiusi tutti i più alti misteri di una scienza sublime, di cui è perlato diffusamente nel _Zohar_. E coloro che fanno professione di sottigliezze cabalistiche, assicurano che ogni simile patriarca dell'Israelismo, ha avuto un'angelo per protettore che l'istruiva di tutte le più interessanti, ed arcane cognizioni, nel tempo che lo difendeva da ogni sinistro avvenimento. Shem per esempio, ebbe, secondo essi, per maestro, e protettore l'angelo _Jofiel_; Abramo _Jsedekiel_; Isaak _Raffael_; Jacob, _Peliel_; Josef _Gabriel_; Mosè _Metrathon_, David _Cerviel_ che lo soccorse ad uccidere Golia: (ved. il citato _Bendior_.)