Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 17

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Queste sono dunque le inconcusse basi sulle quali appoggiano i Caraiti l'essenzialità della loro credenza da una parte, e l'esplicita ripugnanza che manifestano essi dall'altra contro la Legge orale, che i Talmudisti pretendono concordemente, come si disse, data dall'Essere Supremo al Legislatore Mosè sulla venerabile montagna di Sinaj (119).

In seguito di tutto quanto venne da noi fin quì esposto concernente i Caraiti parrebbe necessario di dovere ora entrare a ragionare qualche cosa per rapporto a' loro dogmi rituali, agli usi loro, ed alle loro prescrizioni religiose; ma non ostante che queste non sieno in gran numero, pure un diffuso trattato vi sarebbe a redigere se tutto ciò che si prefiggono i Caraiti di osservare, quì riferire in dettaglio noi si dovesse, egli è per questo riguardo unicamente che noi ci limiteremo soltanto a fare espressa menzione de' riti più essenziali, per esempio, le _Mezuzoth_, o _pergamene_ che gli ebrei talmudisti attaccano sullo stipite delle porte esterne, ed interne delle loro proprie abitazioni: i _Teffilin_, o _Filatterj_; l'astinenza di mangiare il formaggio con la carne, non ostante che le due prime prescrizioni sieno chiaramente ordinate da Mosè (_Deut. Cap. 6, v. 8 e 9_), il quale dice parlando degli uni, e delle altre: _Et ligabis ea quasi signum in manu tua eruntque, et movebuntur inter oculos tuos, scribesque ea in limine et ostiis domus tuae_.

I Caraiti frattanto pretendono di spiegare al figurato, queste parole secondo il solito praticato da' medesimi alludendo di tenerli fissi nel Cuore, e sostenendo ad un tempo stesso che allora quando Dio ha ordinato di scrivere queste pergamene, ed affiggerle sopra le porte, altro non abbia esso voluto fare comprendere, se non se che dovessero quelle essere in ogni tempo presenti allo spirito, nella guisa che l'ingresso di un quartiere, o di una camera ci si offre il primo allo sguardo nell'entrarvi; e con tale motivo i Caraiti si esentano dall'osservanza di quelle tante pratiche all'eccesso abusive, ed insoffribili, che gli ebrei Rabbanisti hanno inventate per rapporto agli accennati Mezuzoth, e Teffilin.

In quanto poi al terzo precetto di non mangiare in un medesimo convito carne di sorte alcuna, non escludendo quella dell'animale volatile, con qualunque siasi latticinio mescolato insieme, fondandolo sopra l'Exodo, i Caraiti sostengono che la vera spiegazione di questo testo è racchiusa in quella medesima dell'altro in cui parlando degli uccelli la scrittura dice (_Deut. Cap. 22. v. 6 e 7_) _tu non prenderai la madre co' piccoli entro il loro nido, nello spazio di un solo giorno_, rigettando egualmente qualunque tradizione intorno questo passaggio della scrittura.

Essi rigettano parimente cinque digiuni osservati da' loro oppositori nel periodo dell'anno (benchè menzionati espressamente dal Profeta _Zaccar. Cap. 8 v. 19_, ch'essi riconoscono autorevole) attenendosi a quello solo di espiazione, perchè in chiari sensi comandato da Dio per organo di Mosè (_Levit. Cap. 23 v. 31_); detraendo però, tutto quanto vi aggiunsero le tradizioni, che trovano ridicolo, e onninamente straniere allo spirito del testo (120).

Essi sono, per altro, in qualche articolo affatto discordi da' Settatori Talmudisti relativamente all'osservanza delle solennità, ma per ciò che riguarda la massima, ed i punti essenziali della Religione, essi convengono entrambi unanimemente d'accordo nella stretta osservanza de' medesimi (121); siccome ancora non si scorge la benchè minima differenza tra la maniera di circoncidere degli uni, e quella praticata degli altri (benchè alcuni pretesero differenziarla da quella osservata da' talmudisti); essi astengonsi parimenti da tutti quegli animali vietati dalla scrittura, come immondi, nella, guisa medesima che se ne astengono gli altri.

Ma tutto che inerenti noi siamo ad approvare i principj su' quali osservasi fondato generalmente il Caraismo, non dobbiamo però esserlo al segno di riguardarlo essente esso pure da quei malefici pregiudizj, e scevro intieramente da quelle tante inutili pratiche, e cerimonie, che formano l'appannaggio costante, e inseparabile di ogni popolo, e lasciarci così trascinare all'eccesso condannabile di deferire ciecamente a' suoi errori nella guisa medesima che approvate abbiano le sue massime. I Caraiti ne hanno essi ancora assolutamente, benchè però non già in quell'affluenza enorme di cui si mirano aggravati i loro accaniti oppositori; ma se dessi potessero essere d'altronde, più metafisici nelle varie applicazioni de' loro testi, se potessero semplificare que' folli rigori de' quali parlammo, e che i più decisi apologisti, e fautori della loro setta non poterono astenersi dal riprovare, la loro credenza potrebbe allora dirsi appunto quella medesima conosciuta, e praticata da tutti i primi Patriarchi, Profeti, e fondatori della primitiva edificante credenza del Popolo d'Israel; quella sarebbe, in conclusione, un vero, ed esplicito deismo Israelitico; ma con quale solido fondamento presumerlo tale, con giustizia, in mezzo delle moltiplici stravaganze delle quali sono i Caraiti così pure suscettibili, nell'osservanza del sabato specialmente in cui prendendo alla lettera il riposo comandato da Mosè (_Exo. Cap. 16 v. 31_); e riguardando con iscrupolo eguale il divieto prescritto in detto giorno di accendere fuoco entro le loro proprie abitazioni, se ne rimangono affatto allo scuro tutta la notte antecedente, e durante l'intero giorno di sabato, si privano di accendere fuoco, eccetto che nel solo caso di estrema urgenza in cui vanno ad accenderlo lungi dalle loro proprie case in mezzo della contrada? Inoltre è egli meno stravagante lo scrupolo che mostrano i Caraiti nell'occasione della festa de' tabernacoli, nella quale prendendo, al solito, alla lettera il senso espresso in questa frase (_Levit. Cap. 23 v. 42_) בסכת תשבו שבעת ימים׃ כל האזרח בישראל ישבו בסכת (Bassucoth tescebu scivnghat jamim: col Aezrah beisrael jescebu bassucoth) _Et habitabitis in umbraculis septem diebus: omnis qui de genere Israel est, manebit in tabernaculis_: essi fanno il loro permanente domicilio entro le capanne, senza mai abbandonarle un solo istante, non meno di notte che di giorno, durante l'intervallo menzionato di sette giorni comandati dalla scrittura e quante altre instituzioni meschine di tal fatta, non si prescrivono col più entusiastico zelo i Caraiti sull'osservanza delle altre feste, e quante altre interpretazioni assurde, al massimo grado, non attribuiscono i medesimi agli altri precetti del Pentateuco che rapportansi a' Cibi, al giudiziario, al politico, al Civile, così enormemente ripugnanti al buon senso, per elleno medesime, quanto all'eccesso ardue, tormentose, ed anche per la massima parte impossibili riescono a mantenerle, e ed osservarle? (122)

D'altronde, pare necessario di convenire, non essere già sicuramente con tali mostruosi principj che i vetusti padri d'Israel erano Caraiti, o ebrei deisti; il Caraismo dei medesimi, o il loro Deismo, se si approssimava in qualche tenue parte a quello che mirasi professato da' recenti, era, per altro, diametralmente opposto e quelle pratiche insignificanti seguitate macchinalmente da' moderni Caraiti, che oscurano i pregj di questa instituzione, e indeboliscono la base primitiva sulla quale fu questa setta in origine fondata felicemente: tutti quegli scrupoli oltraggianti la purità del vero Culto Divino, erano a que' sani Caraiti antichi totalmente sconosciuti; paghi essi restando di compiere meramente quelle sole prescrizioni, che potevano essere osservate senza incomodo fisico, nè alterazione di spirito per farne l'applicazione, nè stanchezza di mente per lambiccarne il vero senso; essi erano in tale guisa il modello esemplare del Caraismo, senza essere fanatici per gli scrupoli che oggi ne tengono le veci; erano i veri Israeliti senza quelle pratiche superstiziose, que' riti superflui, o quelle ripugnanti cerimonie, che lo smarrimento degli uomini vi ha in seguito aggiunte (123).

Questo è, in una parola, quel vero, e solo Caraismo che può meritamente aspirare a' nostri encomj, e che oltremodo vantaggioso riuscirebbe l'istruirne tutto il corpo della Nazione d'Israel, indurlo ad adottarlo, e propalarlo per ogni dove l'orma sua s'imprime, e ciò dopo di avere riformati i suoi abusi, emendati i suoi errori, e ridotte le sue Instituzioni Teologiche a quel grado di sublimità, e perfezione, della quale Possono essere le medesime suscettibili.

(114) Alcuni osservano che la Legge Mosaica cominciò ad alterarsi, e a degenerare dalla sua purità primitiva, da che il popolo d'Israel contrasse un Commercio cogli stranieri, quello divenne molto maggiore, e più frequente dopo le conquiste di Alessandro, di ciò che lo era antecedentemente, e questo fu in particolare cogli Egizj ch'essi vincolarono de' rapporti di società, e di affari, specialmente in tempo che i Re di Egitto furono padroni della Giudea. Non si prese dagli Egizj i loro idoli; ma il loro metodo stravagante di trattare la Teologia, e la religione: Quindi è (come lo pensa uno scrittore illustre) che i dottori ebrei trasportati, o nati in quel paese, si gettarono nelle interpretazioni allegoriche; ed ecco ciò che dette occasione a due partiti di cui parla Eusebio di formarsi, e di dividere la Nazione. (_Hist. des dogm. et opin. Philosoph. T. 2. p. 220_)

(115) Alla testa di questi due partiti de' quali abbiamo poco avanti ragionato erano allora _Hillel_ e _Sciamaj_, che gli rendevano più luminosi, e di qualche considerazione. I Rabbanisti però danno il torto a Sciamaj, il quale era, com'essi dicono, un'uomo impetuoso, e violente; essi sostengono che la loro divisione in altro non verteva che intorno a tre soli riti di non molta importanza. Ma il sentimento parziale di pochi Dottori, non può avere forza bastante di abrogare ciò che si legge in chiari sensi, e nel Talmud, e altrove che la disputa si riscaldò si violentemente che non era tanto agevole di calmarla in veruna maniera: ciascuno di quelli eresse una scuola pubblica, un giorno determinato si adunarono entrambe; ma se queste si accordarono sopra varj articoli, ne rimase, per altre, un maggior numero sul quale restarono esse totalmente inconciliabili; Hillel sostenne con calore la tradizione (_Misnah. 5_) pretendendo asseverantemente esservi stata una Legge la quale fosse passata da bocca in bocca, come da un telegrafo ad un altro, benchè più lentamente, da _Mosè_ fino ad _Esdra_, e di questi fino ad esso: Sciamai, al contrario, insisteva di doversi tenere scrupolosamente attaccato alla sola Legge scritta, riguardando tutte le parafrasi, o appendici che alla medesima si fossero aggiunte, come estranee onninamente alla tersa religione di un vero Israelita, a cui riescono il più delle volte indifferenti, sovente perniciose, ma sempre inutili. Quindi il pregiudizio degli ebrei Talmudisti, che attribuiscono il torto a Sciamai, conferma la quasi positiva certezza del testè riportato sentimento cioè, che questi fosse avverso alla tradizione.

Ciò che d'altronde, non pare in alcuna maniera supponibile si è, che i Caraiti si attribuissero un origine odiosa, o menzognera (come assurdamente lo pensarono alcuni de' loro oppositori) se i medesimi non fossero completamente persuasi che quella ch'essi vantano è la vera; frattanto uno de' più eruditi di questa setta, dice in termini formali che i Caraiti sono assolutamente sortiti dalla casa di Sciamai (Vedi _Mosè Betschitsi MS. apud Trigland, Cap. 6. p. 72 e 74_).

Ecco tutto quanto noi possiamo infatti di proposito asserire sulla probabile fondazione originaria della _setta dei Caraiti_.

(116) Questa Setta (della quale sarà da noi accennato l'origine, ed il sistema religioso nel Capitolo seguente) non si uniformava a' Caraiti, se non se in quanto al prendere la scrittura alla lettera, e nel rigettare in conseguenza qualunque siasi tradizione, ma in tutt'altro esse erano fra di loro interamente opposte, e contradittorie, mentre i Saducei, attaccandosi al mero senso letterale delle prescrizioni mosaiche, ne deducevano illativamente che le medesime non gli obbligassero già a credere ciò che i Caraiti pretendevano adottare fermamente di proposito; quindi è ch'essi non credevano nè la predestinazione, nè la resurrezione de' corpi, nè l'immortalità dell'anima umana, nè l'esistenza degli angeli, o degli spiriti; mentre di tutto ciò che i Caraiti in siffatti articoli concordi co' Talmudisti ammettevano come irrefragabile, i Saducei gli oppugnavano senza eccettuazione, adducendo per motivo che la scrittura non ne offre il benchè minimo sentore, con quella esattezza però che si esigeva da' medesimi, avendo già noi rimarcato altrove con quale evidente precisione faccia il Pentateuco sotto intendere non meno l'esistenza di Dio, che l'immortalità dell'anima umana (vedi le _annotazioni_ 26. e 41.) così non erano essi ebrei che per le sole ricompense temporali, e molto concedevano al labile piacere de' sensi. Onde si può giustamente conchiudere che coloro i quali vollero supporre i Caraiti infetti di Saduceismo dimostrano un imperizia crassa non meno de' principj degli uni, che delle massime dell'altro, che quelli non solo ricusano di ammettere, ma che tentano sempre di combattere accanitamente, e di annientare.

(117) Non si può certamente di proposito negare che nel ristretto numero di scrittori che ha prodotto la setta de' Caraiti, _Aaron Ben Josef_ debba, senza contradizione tenere il primo rango; esso vivea nel Secolo tredicesimo, professava la medicina, ed esercitava nel tempo stesso l'ufficio di Rabbino in Costantinopoli. Il Caraita _Mardocheo_ (altro celebre letterato di questa setta), ce lo rappresenta come un uomo profondamente versato nell'intelligenza del Pentateuco, nello studio della natura, della filosofia, ed anche oltremodo perito nella cognizione di tuttociò che la cabala racchiude di più occulto, e di più misterioso (ved. la _versione_ e le _note_ di M.r _Wolf_ all'opera di _Dod. mordochai_, sotto il tit. di _notit. Karæor. Cap. XI. pag. 141._) Per altro, pare verosimile, come lo pretende lo stesso Wolf ch'essendosi egli applicato a questa scienza chimerica, la quale non è fondata che sopra giuochi di una immaginazione sovvertita, esso non abbia avuto altro in mira che i indagarne meglio l'insufficienza, e convincersi per se stesso che ben lungi dal ritrovarvi qualche solida utilità nelle moltiplici sottigliezze che ne costituiscono l'usanza, quelle non sono ad altro idonee che a corrompere lo spirito; e ciò è tanto più probabile, quanto che restaci chiaro dimostrato dalle veementi espressioni ch'esso usa, allorchè imprende a confutare certe parafrasi allegoriche, o cabalistiche riportate dal medesimo nel suo מובחר (mubhar) _Il Scelto_ (che è un Commentario sul Pentateuco) opera che lo stesso _Abenesdra_ non potè in molte parti non approvare. È in essa dove il rinomato nostro _Aaron_ nel tempo medesimo ch'egli spiega tutta la sua robusta energia per dimostrare i vantaggi sommi che ha la di lui Setta sopra quella de' Talmudisti, non cessa di declamare contro infiniti abusi che mirava introdotti nella sua, del tutto estranei all'essenzialità delle sue primitive instituzioni, perchè non gli appartenevano di sorte alcuna, ed esso vi progetta in vece i mezzi i più pronti, ed i più efficaci, onde reprimerli, e allontanarli.

Infatti sia quanto si vuole ottimo, e proficuo lo stabilimento del Caraismo fra gli uomini, è altresì chiaramente dimostrato che non potrebbe andare quello pure in alcun modo esente da una riforma radicale che ne modificasse il rigore, semplificandone le pratiche, e ne togliesse quelle ridicole superfluità che vi s'intrusero a grado a grado con detrimento delle sue primitive instituzioni, e che lo stesso _Ben Josef_ non ha potuto astenersi dal riprovare, benchè tanto proclive a consolidarne le massime, e a sostenerle.

(118) Qualunque siasi l'opinione che molti abbiano concepita per rapporto al Caraismo, è d'uopo convenire che la loro maniera di credere è ad ogni riguardo degna di essere imitata, come una delle più sane, e delle più esemplari instituzioni sociali: per giudicarne con criterio udiamone il carattere che uno scrittore insigne ci trasmise di questa setta: _Les Caraïtes ont une idée fort simple, et fort pure de la Divinité, car il lui donnent des attributs essentiels, et inséparables, et ces attributs ne sont autre chose que Dieu même. Sa Providence s'étend aussi loin que sa connoissance qui est infinie, et qui decouvre toutes choses. Ils distinguent quatre dispositions differentes dans l'ame, l'une de mort et de vie, l'autre de santé, et de maladie. Elle est morte, lorsqu'elle croupit dans le péché; elle est vivante lorsqu'elle s'attache au bien; elle est malade quand elle ne comprend pas les vérités célestes; mais elle est saine lorsqu'elle connoit l'enchainure des événemens et la nature des objets qui tombent sous sa connoissance. Enfin ils croient que les ames seront recompensées, ou punies suivant leurs actions etc._ _Hist. des Dog. Philos. V. 2. p. 222._

Qual'è mai quel popolo che possa vantare sopra la terra un culto di questo più esimio, più elevato, più salutare?

(119) Malgrado l'avversione decisa che i Caraiti hanno sempre mai dimostrato per la Legge orale, come osservammo, non si può nulla di meno asserire con probabilità ch'essi rigettino complessivamente per tanto, qualunque sorta di tradizione; mentre uno de' più celebri scrittori di quella Setta ci assicura che il principale scopo della sua credenza non tende che ad oppugnare le false, e le assurde tradizioni, ma che, al contrarie, i Caraiti ricevono le bene fondate, e le ragionevoli, distinguendo così le certe, e le costanti da quelle che non sono che ipotetiche, e dubbiose (Ved. _Mosè Eliahu aderet apud trigland Diatr. de Karæor. P. 117. e 125._) Essi adottano ancora la _Massora_ (o la puntuazione della Scrittura) (non ostante che faccia essa parte delle instituzioni tradizionali, e la stessa loro Teologia non differisce da quella degli ebrei Talmudisti, se non in quanto all'essere più concisa, e più lontana da inutili, e superstiziose discussioni, che formano il carattere definitivo, e principale della Teologia de' loro oppositori. In una parola, fra le tante interpretazioni che furono applicate alla scrittura, essi non ricevono che le sole meramente letterali, e per conseguenza essi rigettano affatto le Glosse cabalistiche, mistiche, e allegoriche come non avendo alcun fondamentale rapporto colla Legge pubblicata da Mosè.

(120) Qualunque siasi digiuno comandato, ed ordinario comincia la mattina allo spuntare dell'alba, e dura fino all'imbrunire del giorno medesimo, eccetto che quelli di _Kipur_, e di _Av_, i quali cominciano le sera della vigilia di questi con una perfetta astinenza di cibo, e di bevanda fino alla sera susseguente all'apparire delle stelle nel firmamento. Di tali digiuni dunque imposti all'Israelismo dalla Legge orale se ne annoverano cinque:

Il primo cade il 17 di _Tamus_ (corrispondente al nostro volgare mese di Luglio) in commemorazione delle varie disgrazie che successero altre volte in simile giorno entro Gerusalem; e perchè in quello stesso giorno accadde che Mosè ruppe le prime tavole della Legge a cagione del vitello d'oro fatto dal Popolo ebreo dimorante nel deserto, nell'intervallo della di lui assenza sulla vetta di Sinai.

Il secondo è quello che porta il nome di תשעה באב Tisngha Beav) cioè, _nove del mese di Av_, che cade nell'Agosto, quale digiuno è da' Settatori Talmudisti più rigorosamente osservato degli altri (dopo quello però di Espiazione che gli supera tutti) poichè fu in quel giorno medesimo che il Tempio venne abbruciato da' Caldei, e la Città di Gerusalem devastata poscia interamente da Tito; in quello stesso giorno ancora avvenne il crudele supplizio di dieci de' più insigni Rabbini della Giudea, e la proibizione fatta da Adriano agli ebrei di mai più rientrare ne' loro antichi recinti, e particolarmente in Gerusalem, e neppure di ritornare verso quella parte per riguardarla. Tali sono le cause per le quali i Talmudisti ordinarono il digiuno del nono giorno del mese di _Av_; esso comincia la vigilia, tosto che il Sole tramonta, e da questo momento gli ebrei cessano di mangiare, e di bere fino alla sera susseguente; essi restano tutto questo intervallo di tempo senza scarpe di cuojo, seggono sulla nuda terra colla massima tristezza in continue lamentazioni, non essendo loro permesso di leggere fuorchè Geremia, Job, ed altri libri di tal modo affliggenti, e patetici; e gli otto giorni che lo precedono, si astengono dal radersi la barba, e dal cibarsi di qualunque siasi carne, eccettuatone il Sabato, dove questi divieti non hanno luogo.

Il terzo è quello che viene il primo giorno dopo la solennità del nuovo anno, ovvero il terzo giorno del mese di _Tisrì_ (che combina in Settembre); gli ebrei Talmudisti digiunano dallo spuntare dell'aurora fino all'imbrunire di quel giorno medesimo, attesochè, in esso fu ucciso _Godolia_ figlio di _Ahikam_ (_Gerem. cap. 41._) uomo integerrimo e di esemplari costumi, il quale era restato solo per conservare i dispersi avanzi del Popolo d'Israel, la di cui sorte cominciava fino di allora a periclitare: Or siccome questo dì fa parte de' dieci giorni penitenziali (con tal nome distinguendo la prima decade di Tisrì) gli ebrei Talmudisti prendono pertanto un adeguato motivo di fare ad un tempo medesimo la commemorazione di questo giusto; egli è dunque perciò che questo digiuno porta il nome di צום גדליה (Zzom Ghedaliah) _Digiuno di Godolia_; indi segue il gran Digiuno _Kipur_, o di Espiazione, che tutta la comunione d'Israel, senza eccettuazione alcuna di setta, nè di partito, celebra il 10 di Tisrì, il solo comandato da Dio per organo di Mosè, e di cui essendo stato, quanto basta, ragionato a suo luogo, ed avendolo noi per tale indispensabile riguardo adottato nel nostro nuovo piano di riforma, ci siamo dispensati di comprenderlo fra questi.

Il quarto è quello del 10 _Tebeth_ il quale corrisponde, per lo più al Decembre, ordinato da' Rabbini in rimembranza del primo assedio fatto da Nabucodonosor in Gerusalem, che in seguito la prese.

Il quinto, ed ultimo digiuno finalmente, è quello che i Settatori Talmudisti fanno il giorno 13 del mese di _Adar_ che rapportasi al marzo in memoria d'Ester, la quale digiunò nell'occasione dell'infortunio in cui trovavasi l'ebreismo de' suoi tempi involto, attesa la crudele perfidia di _Amano_ vice-re di Media e Persia, che macchinava l'esecrabile progetto di sterminarlo dalla terra; questa commemorazione denominasi פורים _Purim_, dall'etimologia del vocabolo פור _Pur_, che significa _Sorte_, alludendo all'estrazione fatta dallo stesso Amano per diffinire in qual mese dell'anno dovea un sì truce sterminio effettuarsi, e la sorte cadde sul mese di Adar, il più climaterico di tutti gli altri, attesa la morte repentina di Mosè, che pretendesi accaduta entro questo mese.

Ecco quali sono realmente i digiuni comandati a rigore da' Rabbini (prescindendo però dall'ultimo instituito da Ester); e se altri, eccetto i testè menzionati, miransi osservare da' più devoti fra gli ebrei Talmudisti, essi sono meramente arbitrari, o contingenti, e propriamente particolari ad ogni singolo corpo separato che fa parte di questa medesima Nazione, come agli ebrei Orientali, ai Tedeschi, e ad alcuni Italiani; ma siccome questi digiuni si sono moltiplicati presso gli ebrei quasi all'infinito, così senza che ci diffondiamo inutilmente a riportarli, può osservarsene il dettaglio circostanziato nella dotta dissertazione del Rabbino _Leon di Modena_ e nel Bustorfio. (_Syn. Ind. Cap. 25._)

(121) Io intendo per tali punti essenziali della Religione l'esistenza dell'Essere Supremo, l'immortalità dell'Anima umana, e quindi le ricompense, e le punizioni della medesima nella vita futura, ed in qualche parte ancora l'osservanza delle solennità principali, nella guisa, precisamente che accennammo.