Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo I

Part 12

Chapter 123,555 wordsPublic domain

(65) È ne' tempi calamitosi di smarrimento, e d'imbecillità, dice un illuminato filosofo moderno (_Philosoph. du bon sens Tom. 1 Réfl. 1. § IX. pag. 94._) che la massima parte delle tradizioni che fanno fremere le persone dotate di acume, e di talenti, ha presa la primitiva sorgente, e benchè i nostri progenitori abbiano voluto dare a queste un antichità più insigne di quella che si può elleno fondatamente attribuire, non è frattanto che alla loro arbitraria ignoranza, ed alla smodata credulità de' medesimi che noi ne siamo interamente debitori; essi sono stati pur troppo la vittima sciagurata degl'impostori loro contemporanei, e noi saremmo la loro, se non tentassimo di scuotere il giogo lacerante che dessi vollero imporre alla nostra ragione, dopo di averla per tante vie sedotta, illaqueata, e renduta quasi affatto impotente di riuscirvi.

(66) Tanto la _Misnah_, della quale noi entriamo bentosto a ragionare, quanto il _Talmud_, ossia la _Ghemarah_ che serve alla medesima di commento, e di cui mi riserbo a ragionare opportunamente in seguito, altro infatti non sono che un ammasso complicato, e assai diffuso di decisioni sopra un infinito numero di casi di coscienza, che nascono di frequente sulla pratica de' riti, e delle cerimonie, nella massima parte rabiniche, per le cui osservanza fu più volte rimarcato da' critici che l'ardore del popolo ebreo tiene certamente del prodigioso.

(67) Il celebre Maimonide nella sua prefazione alla di lui opera (Yad Hazakah _mano forte_) dice che Mosè avanti la sua morte scrisse di proprio suo pugno tanti esemplari del codice delle sua legge, quante erano le tribù d'Israel, distribuendone una per ciascuna di esse, e deponendo un altro simile nell'arca detta di alleanza; e che desse, aggiugne lo stesso Autore, comunicò in seguito di viva voce al sinedrio del suo tempo l'interpretazione di questa medesima legge, quale interpretazione ch'egli sostiene comunicata da Dio a Mosè direttamente sulla vetta di Sinaj, fu poscia insegnata dopo la morte di esso agli antichi seniori da Gesuè suo successore, e luce del popolo d'Israel (_vedi_ _Pirkè avoth cap. 4_) e che quelli che gli succederono, in qualità di capi, e Sanhedrim fecero lo stesso al riguardo degli altri più recenti che ne accrebbero il numero all'eccesso fino a _R. Jeudah il santo_, che tutte le raccolse, conferì loro il metodo di cui mancavano, e le mise il primo per iscritto.

(68) È opportuno quì di avvertire che ognuno di questi ordini, o regole è parimente suddiviso in molti libri, o trattati differenti, che noi non faremo in questo luogo che accennare di slancio, riguardando come opera lunghissima, e penosa il riportarla tutta per intero, potendosene agevolmente osservare il dettaglio in _Bustorfio_ (_Recens. Oper. Thalmud._) Per esempio, quello delle semenze, o dell'agricoltura contiene undici trattati; il 2. è diviso in dodici libri, il 3. ne comprende sette, il 4. dieci, il 5. undici; il 6. finalmente racchiude dodici libri. Il Talmud ha così pure sei ordini, i quali sono divisi in sessanta tre libri, e questi libri vengono ancora suddivisi in cinque cento, e venti quattro capitoli, de' quali si compone l'intero corpo immenso di quest'opera.

(69) Oltre le numerose prescrizioni di tante speci differenti che sono comprese in questo Talmud, ed alle quali tutti gli ebrei sono obbligati di sottomettersi ciecamente, senza riserva, essi hanno certi usi che differiscono, secondo le varie posizioni dove si trovano; essi chiamano questi usi locali מנהגים (_minhaghim_) costumanze; e per meglio ritenerli vi fu per sino chi ne ha così pure composti de' libri particolari: si può inoltre chiaramente rimarcarli leggendo i libri di preghiere che sono in uso fra gli ebrei, e ne' quali avvi qualche tenue diversità sia per l'ordine, sia per le cose, giacchè il metodo seguito dagli ebrei italiani, polacchi, ed orientali nell'esercizio di tali preghiere, è alquanto differente da quello praticato dagli ebrei di origine spagnuola o portoghese.

I Rabbini scrissero così pure sopra questo medesimo soggetto un'altr'opera che ha per titolo דינים (_Dinim_) _giudizj_, che si possono quasi ridurre alle costumanze, per che gli ebrei variano in ciò; e questi Dinim non contengono che delle ragioni probabili perchè si debba fare una cerimonia piuttosto d'una maniera, che di un altra.

(70) I partigiani della tradizione sostenuti da' ministri di questa non cessano di ripeterci che i motivi della fede, come le picciole ali date a Mercurio, sono troppo deboli per sostenerla; ciò che ha indotto forse il _Mallebranche_ ad opinare, che _pour être philosophe il faut voir évidemment; et pour être fidèle il faut croire aveuglément_ _Rech. de la ver. Tom. II. pag. 168_. Peraltro Mallebranche quì non s'accorge che del suo fedele, esso forma un imbecille, poichè in che mai consiste l'imbecillità? a credere senza un motivo plausibile sufficiente per credere: _tout homme_ (come giustamente lo riflette un dotto scrittore moderno) _qui se vante d'une foi aveugle et d'une croyance sur oui dire, est donc un homme enorgueilli de sa sottise_. _Elvet. de l'hom. Tom. III. pag. 89._

(71) Del resto benchè gli ebrei nutrino uno zelo straordinario per le tradizioni ch'essi pretendono di avere gradatamente ricevute da' loro più lontani progenitori, come si disse, e che difendono con pertinace accanimento, essi non hanno potuto giammai, ciò non pertanto, convenire fra di loro degli autori da' quali gli hanno i medesimi realmente ricevute, ciò che riesce molto agevole a provarlo, unendo insieme i libri che ne hanno trattato diffusamente di proposito, come sarebbero, per esempio, i commentari che sono stati fatti sul trattato che ha per titolo (Pirkè Avoth) _I Capitoli de' padri_. L'illuminato _Abravanel_ (nella sua prefazione all'opera che ha per titolo (Nahaloth Avoth) cioè, _Retaggio de' padri_, ha usato di ogni suo sforzo per giustificare questa pretesa non interrotta tradizione, ma inutilmente, _A. Iosef Hajon_, e _David Gantz_ l'Autore del _Iuhasim_, ovvero _il libro delle famiglie_, e tanti altri che hanno agitate simili questioni non ci sono meglio riusciti. Ciò, per altro, sopra di cui tutti i rabbini sono concordi si è che dopo Jesuè successore di Mosè, fino a Jeudah il santo, che raccolse tutte le tradizioni, come osservammo, e le mise il primo per iscritto, vi ha parimente una classe di antichi, la quale ricevè in origine da Jesuè l'interpretazione della legge, indi a questi successero i profeti di cui Samuel è stato il primo; e dopo i Profeti ebbe luogo la grande assemblea, o sinagoga che si tenne sotto _Esdra_. Il dotto _R. Mosè da Cotsì_ (nel suo gran libro de' _comandamenti della legge Mosaica_) ad oggetto di unire questa catena immensa di tradizioni, e dimostrare ad un tempo medesimo che dessa non era stata interrotta giammai durante la cattività degli ebrei nella Babilonia produce certi illustri soggetti della tribù di Judah; e di quella di Beniamino che furono condotti cattivi in Babilonia, ed assicura inoltre che dessi vi stabilirono la celebre accademia di _Nahardea_ sull'Eufrate, la quale vi fu in seguito conservata del pari che le tradizione, che venne poscia insegnata a quegli ebrei che ritornarono da Babilonia in Gerusalem con Zorobabel, ed Esdra, dove si stabili così pure un accademia ad imitazione di quella di Babilonia, che non lasciò perciò di sussistere ancora perchè tutto il corpo degli Israeliti non ritornò già interamente in Gerusalem. Finalmente questa tradizione fu conservata pure dopo Esdra, il quale era capo dell'assemblea che si nomina la _grande_ fino a' tempi del più volte riportato R. Jeudah il santo che tutte le raccolse, come accennammo.

(72) Quelli che con asprezza maggiore vollero tenacemente infierire contro i principj che servono di base al cristianesimo, si prevalsero di quelle tante predizioni che l'apocalisse di Giovanni ci rappresenta come infallibili, e molto prossime a succedere, e che realizzare frattanto mai non si videro, che non si disse intorno a quella nuova Gerusalem di mille anni di cui è fatta menzione nel Cap. 21? La sua forma dovea essere quadrata, la sua lunghezza larghezza, e sommità dovevano essere di dodici mila stadi (500 leghe di francia) per conseguenza le case dovevano avere così pure 500 leghe di ertezza: se così è dovea riuscire di non poco incomodo per coloro a' quali fosse toccato di abitare l'ultimo piano: e quella enorme bestia simbolica di sette teste, e dieci corna col pelo di leopardo, i piedi dell'orso, l'esofago del leone, la forza del drago; ebb'essa un successo migliore della prima? e la caduta delle stelle dal Cielo sulla terra, e che col contatto che quelle fecero col sole, e colla luna il loro passaggio restarono entrambe oscurate nelle tre parti? E quel sì fatto libro che l'Angelo fece mangiare all'Autore dell'apocalisse, qual libro riusciva dolce nel palato, e amaro nello stomaco? se riflettiamo alla stravaganza di sì fatte predizioni non dovremo certamente più stupirci, se i numerosi commentarj fatti sopra di esse parvero consolidare le invettive che furono sovente lanciate contro l'apocalisse, ed aggiugnere efficaci motivi agli avversari di esso onde riguardarlo come apocrifo, e mendace.

(A) (_Ved. Ghem. Tratt. Sciab. et Pesah. fol. 6 7 8._)

CAPITOLO X.

Le glose moltiplici, e le diffuse parafrasi aggiunte da' Rabbini al codice Mosaico, non solo ne adombrarono la primitiva purità edificante, ma oltremodo gravosa, ed opprimente ne resero l'osservanza.

È cosa renduta omai troppo evidente, al detto universale de' filosofi, che una causa non produce mai il suo analogo effetto, se non se allora quando essa non è interrotta, nel progresso della di lei azione, da altre cause più forti, e più insistenti, che per allora indeboliscono l'azione della prima, e la rendono inutile: è ben vero pur troppo rendersi presso che impossibile assolutamente di fare adottare de' sani, de' metodici, degli utili principj ad uomini eccessivamente inveterati negli assurdi prevenuti in favore de' medesimi, che ricusano di riflettere, e quali nuovi etiopi schivano la luce, e inclinano a vivere sepolti nelle tenebre; ma comunque siasi è d'altronde oltremodo necessario che la verità disinganni le anime illibate proclive alla ragione che la ricercano di buona fede, guidati dal commendevole disegno di ritrovarla (73). La verità è una causa; essa produce direttamente il suo effetto analogo allora quando la sua impulsione non è in verun modo nè alterata, nè intercetta da ostacoli che sospendino il corso regolare de' suoi effetti. Una prova infallibile di tutto quanto sostenghiamo si è, che la causa dalla quale partiva il culto che i posteri di Abramo hanno per molti secoli conosciuto, e praticato non potea essere più ragionevole, ne più giusta, nè migliore, e gli effetti omogenei che risultare si videro per lunga serie di anni chiaro ad evidenza lo dimostrano: ma l'errore funesto che baldanzoso fecesi avanti a soggiogare il cuore umano, indebolì enormemente l'azione salutare della prima, ne tenne allora le sole veci, ne formò l'unico scopo, e la rese come affatto inutile per l'Israelita de' secoli a noi più vicini, o almeno come accessoria a' di lui urgenti bisogni.

Infatti come mai accordare un ammasso spaventevole di chimere, di usi insensati, e di fanatici esercizj che ripugnano il buon senso, colla pretta religione che dee essere guidata dalla sola verità, e formare il più grato alimento di ogni anima sensibile, di ogni cuore ingenuo, e riconoscente? Le pratiche superstiziose sono alla religione, dice un dotto scrittore moderno, ciò che i germogli inutili sono a' vegetabili; essi ne corrodono lo spirito, e il suco, lasciano il tronco scevro di umore prolifico, e l'impediscono di pullulare alcun frutto; le moltiplici differenti credenze che dividono il mondo ci fanno sensibilmente conoscere che quelle appunto le quali sono le più aggravate di cerimonie superstiziose, o di riti stravaganti sono regolarmente le meno praticate con quella integrità, ed esattezza che richiedono, nè si veggono mantenute giammai nell'essenziale (74). Un ebreo talmudista, un cattolico romano trasgrediranno i comandamenti dell'Essere Supremo dieci volte il giorno, e sembra, ch'essi riserbino entrambi tutta la loro più austera devozione, il primo ad alcune pratiche ridicole del sabato, o della pasqua, e l'altro all'uso stravagante delle vigilie, o della confessione; ve n'ha fra quelli chi commetterà tranquillamente una frode, un adulterio, e che non si indurrà giammai a bere il vino premuto da un goi, nè vorrà in alcuna guisa tagliare il pane col coltello di costui (75): siccome avvene parimente fra questi chi non si farà il minimo scrupolo di rubare, di commettere delle infamie, ed anche, degli attentati i più crudeli, mentre non vorrebbe perdere la benedizione del prete, o la messa di un solo giorno (76).

Tale è il destino di quelle religioni che impongono un giogo insopportabile, ed un ammasso enorme di pratiche futili; esse cadono nell'inconveniente pernicioso di doversi mancare nell'essenziale, e di non essere osservate ne' punti, che più sarebbe urgente di conoscere, e mantenere, intanto che quelli che sono per loro stessi indifferenti si mirano difendere coll'entusiasmo il più fervido, e il più deciso. Ma l'uomo nato con una intelligenza libera, e con un declivio che lo porta a conservarla tale; spezza finalmente quelle truci catene che tentano a renderla illaqueata, togliendo ad essa, per tante parti, l'uso commendevole per cui il Supremo Creatore l'avea in origine destinata.

Un disordine cotanto pregiudicevole noi lo dobbiamo senza contrasto all'enorme affluenza di glose, commenti e tradizioni aggiunte al codice antico specialmente sul quale era basato il culto primitivo che il popolo ebreo ha un tempo esercitato col più felice successo, e laddove questo, già di soverchio aggravante, per se stesso, rendeva spossate le forze per sostenerlo, quelle le opprimono interamente, e le annientano, senza avere giammai sortito il loro intento, e con massimo scapito irreparabile dell'umana ragione.

E quale mai sarebbe lo stupore de' Patriarchi de' Mosè, de' Jesuè, de' David, de' Salomon, e de' Profeti se attualmente risorgessero fra i viventi, e che potessero trasferirsi in tutti gli angoli della terra dove la prosapia d'Israel è a' tempi nostri diramata, senza però essere prevenuti delle strane peripezie alle quali fu essa per tante volte soggetta, dal secolo in cui essi vissero fino all'età nostra? Questi sani credenti opinerebbero, senza dubbio, di ritrovare tutta via intatto sulla terra l'eccelso culto da essi un tempo conosciuto, e praticato, e lo vedrebbero involto dal fosco velo di parafrasi diffuse, oscure, ed annojanti; alle semplici, e nitide verità sulle quali reggevesi fondatamente la loro pretta credenza essi vi troverebbero surrogate le visioni deplorabili, e le mistiche allegorie di certi uomini proclivi a controvertere ogni minimo punto contestato; in vece dei limpidi sacrificatori che estolleveno le glorie dell'Eterno, ed offrivano le vittime al venerabile altare della verità, per espiazione de' falli che commessi erano dal Popolo, essi vedrebbero una caterva insana di sedicenti כהנים (_Cohanim_) _Sacerdoti_, senza meriti, e senza causa baldanzosi pretendere al grado, vantare i requisiti, ed imitare, in gran parte, le ingerenze che unicamente erano imposte, per divino comando, alla sola prosapia di Aaron (77); se ricercassero di visitare il loro בית המדרש (_Beth Amedrash_) _casa d'interpretazione_ (78) vi si farebbero spettatori delle questioni le più insulse non solo, ma le più detestabili per diffinire se con fiaccola di sego, di cera, ovvero di olio debbasi accendere il lampadario del sabato (79), se l'anima di Adamo passasse nella spoglia corruttibile di Seth, e da questa entro il Corpo di Mosè; se David sarebbe nato un aborto senza il dono gratuito di anni settanta fatto ad esso dal primo ente ragionevole creato (80); Se Dio si pentisse di avere distrutto Gerusalemme; se egli se ne attristasse, in che passa egli il suo tempo, ed altre inezie simili, ed esecrabili bestemmie (81); se informare si volessero de' progressi luminosi che la religione del popolo d'Israel ha fatti da 1600 anni a questa parte, loro si mostrerebbe il codice mosaico trasformato in un ammasso enorme di pratiche, di usi, e di cerimonie, tanto stranamente ridicole per essi, quanto riescono all'eccesso tiranniche, insoffribili per noi; essi vi scorgerebbero imposte nuove instituzioni, nuovi digiuni comandati, nuovi cibi vietati, altre lunghissime devote rassodie; e reiterate jaculatorie prescritte che erano del tutto sconosciute nei tempi andati (82); se la loro curiosità gli eccitasse finalmente ad investigare gli avanzamenti solidi, e proficui, che il popolo d'Israel fece, dopo un epoca immemorabile, nelle arti, nelle scienze, e nei costumi, loro si porrebbe da una parte sotto gli occhi uno sciame spregievole di sordidi, ed insensibili usuraj ontosamente impinguati colla desolazione del prossimo (ved. l'annot. anteced. 37.) alcuni chirurgi, pochi medici, molti commercianti, e niun artefice; mirare si farebbe loro dall'altra l'espresso divieto dello studio delle scienze (nomate follemente profane) sotto comminatorie fulminanti di eterna dannazione contro di colui che avesse osato applicarvisi, o farne pubblico esercizio (83); e convincersi, per ultimo, essi dovrebbero più oltre che i costumi vanno fra noi al graduato livello dell'ignoranza, prescritta come utile, e necessaria all'eterna salute del popolo d'Israel (84).

Ecco l'abominevole confronto che risultare per ogni parte vedrebbero quegli uomini benemeriti dell'Israelismo fra la pura inalterata credenza professata un giorno da' medesimi, e le moltiplici ributtanti cerimonie, che sotto l'imponente viluppo di religione praticare osserverebbero fra noi.

Insensati! Essi tutti d'accordo esclamerebbero fremendo, se la religione si crede (com'essa è, senza alcun dubbio) necessaria oltremodo a tutti gli uomini, non è egli forse innegabile che le medesima debba essere intelligibile per tutti? Essendo essa, (come ogni sano filosofo ne conviene pienamente di buon grado) l'oggetto il più importante, e il più indispensabile per la specie umana, l'eterna volontà dell'Essere Supremo esigere non dee ch'ella sia per tutti coloro che ne fanno parte, la cosa la più semplice, la più concisa, la più chiara, e la più dimostrata per ogni ente ragionevole (85)? Non rendesi all'eccesso deplorabile il vedere che questo assunto sì oltremodo urgente alla salute dei mortali, sia precisamente quello che essi intendono il meno, e sul quale dopo tanti secoli hanno quelli sempre disputato accanitamente senza divenire giammai migliori, nè farne in alcun tempo resultare de' sensibili vantaggj, che tranquillizzino lo spirito de' medesimi, e facciano loro espressamente conoscere il retto sentiere che può con sicurezza condurgli a quella solida felicità imperturbabile che dalla sola incontaminata religione unicamente riconoscere possiamo (86)? Sembra, pur troppo, che a questo essenzialissimo punto decisivo a noi pervenire giammai non sia permesso.

(73) _Quiconque vent s'appliquer à la recherche de la vérité_ (dice il dotto Autore de la _Philosoph. du bon sens Tom. I. § III. Pag. 3._) _doit éviter de prendre des principes qui puissent l'éloigner pour toujours du bon chemin_. È per altro una cosa strana di vedere l'uomo avido bramare l'acquisto della verità, e schivare ad un tempo la presenza quando ella si offre all'occhio intellettuale della sua mente; il suo splendore sembra offuscarlo, attonito pare che lo renda il suo sembiante ed infierire ancora lo veggiamo sovente contro di colui che glie la presenta o gliene addita il sentiere; _veritas odium parit_, è ormai trito quanto verificato proverbio; infatti dicasi ad un uomo qualche verità, sebbene utile per lui, ma offensiva in qualche modo al suo amor proprio, esso la riguarda come un ingiuria e tenta di ogni mezzo per vendicarla; e qual è mai quel settario che non riguardi con occhio irascibile, o di positivo disprezzo colui che azzardasse di correggere i suoi travviamenti proponendogli di sostituire alle sue inveterate menzogne tradizionali le verità sane, religiose, ed instruttive? E nell'uno, e nell'altro caso non abbiamo che rivolgerci ovunque per essere colpiti ad ogni tratto da ripetuti percuotenti esempi, efficaci a consolidare tutto ciò che di proposto asseriamo.

(74) I fanatici per la religione, della quale si dicono osservanti, lungi dall'essere il sostegno fondamentale e permanente delle sue massime, non ne sono che il perpetuo flagello, e i disruttori; sempre indifferenti alle azioni oneste, essi reputansi virtuosi non già sopra quello ch'essi fanno, ma relativamente a ciò ci essi credono; la credulità macchinale degli uomini è secondo il torpido giudizio de' medesimi l'unica giusta misura della stessa loro probità: _Les hommes ignorants_ (dice un illuminato pensatore moderno) _ne jugent les opinions des autres que par la conformité qu'elles ont avec les leurs: ainsi ne persuade-t-on jamais les sots qui avec des sottises._ Quindi è che un uomo dotato di lumi, e di talenti il quale abomini di secondare le loro pratiche insensate, e i loro smarrimenti perviene difficilmente a godere presso di quelli la riputazione di individuo integerrimo, e probo. Infatti quante volte si ode ripetere dalla bocca di questi miserabili automati: _oh! sarebbe pure un onest'uomo il ... Se mortificasse al suo corpo con digiuni frequenti; se recitasse a gola spiegata le consuete leggende quotidiane, ed altre ancora, se non si nutrisse di altri cibi che di quelli preparati da' suoi correligionarj, se confessasse di continuo le sue colpe e i suoi pensieri all'orecchio di un altr'uomo, se osservasse le astinenze delle vigilie; se non ....._ ma io più non finirei allorchè riportare dovessi tutti que' se condizionali che questi esseri abrutiti opporrebbero alla stessa probità esemplare di un _Baile_, d'un _D'Argens_, d'un _Montesquieu_, d'un _Rousseau_, d'un _Mirabaud_, d'un _Elvezio_, d'un _Mendelshon_, de' quali dovrà il mondo in ogni secolo piagnerne la perdita fatale, malgrado che ignote fossero loro interamente quelle mostruose cerimonie senza l'esercizio delle quali non si può in mente de' fanatici essere onest'uomo. Impostori! forsennati! Non potrassi dunque essere onest'uomo senza essere imbecille! Ma v'ha egli mai sopra la terra uomini più reprobi, esseri più perniciosi di voi, che ne siete scrupolosi osservatori fino al delirio? Mi si accenni di grazia quale è mai quell'azione criminosa della quale non vi rendiate voi stessi o colpevoli, o correi e danno irreparabile de' vostri propri simili? voi odiate, senza riserva, chiunque non vi assomiglia, voi perseguitate accanitamente quegli uomini dotati di criterio bastante per conoscervi, e di talento efficace a smascherarvi, voi siete ambiziosi, ignoranti, e ingannatori, ed a molti fra voi altro forse non manca per essere gran scelerati che il coraggio, ed i talenti; ma tutto che sempre vili, ed abrutiti nell'ignoranza, e nella superstizione non lasciate però di essere al maggior grado protervi, e sempre funesti alla società, voi inferocite, senza ritegno, contro chiunque tentasse d'illuminare la sua specie costretta violentemente a prostrarsi davanti le vostre orride follìe, come alla presenza de' _Cocodrilli sacri_ di Memfi.