Part 10
Ma prescindiamo per ora dalla serie deplorabile delle infinite altre pratiche superstiziose che fecero adottare all'ebreismo queste e molte differenti prescrizioni delle quali sembra che desso sia stato sempre condannato ad ignorare lo spirito e il senso genuino, o ad interpetrare l'uno, e l'altro erroneamente. Noi dovremo riassumere fremendo, sì malagevole proposito, allorchè imprenderemo a tempo più opportuno a dimostrare quale enorme detrimento ha per mille parti risentito la prisca consolante Religione d'Israel dalle mistiche tradizioni, commenti, e parafrasi talmudiche.
In tanto quì ci è duopo, per assoluta necessità, illativamente conchiudere, che l'oscurità in cui ci lascia il Pentateuco di ciò che più avrebbe questo dovuto porre, senza mistero, al chiarore dell'evidenza, viemaggiormente concorre a confermarmi nella mia preallegata opinione, che tre soli disegni potesse prefiggersi Mosè proclamando que' divieti già riportati, e molti altri dell'ordine medesimo, tacendone i motivi, e le cagioni (57). Primo, singolarizzare, come si disse, il Popolo ebreo, e contraddistinguerlo da tutti gli altri, in quella epoca esistenti sulla terra, ed a spese ancora della propria ragione; Secondo, occuparlo incessantemente di ciò che recare gli potesse una diuturna distrazione, onde allontanarlo, per quanto era possibile, dalle pratiche odiose delle idolatre Nazioni, delle quali era esso per ogni parte circondato, e che tanta proclivia ei dimostrava ad imitare sì di frequente; Terzo, finalmente, cimentare la sua costanza, oltremodo soggetta a vacillare, ed a smarrirsi. Disegni certamente sono questi riconosciuti molto adeguati per l'Israelita del Secolo di Mosè, ma del tutto assolutamente inopportuni per l'ebreo di nostra età, il quale, purchè tratto non abbia i natali sotto uno di que' barbari cieli, dove l'impronta di uomo non può essere mai disgiunta dal carattere di schiavo; ma che la sorte, al contrario, sia per esso lui stata propizia, accordandogli per patria un suolo in cui l'uomo che sente di possedere una ragione, gli si reputa un infamia il non usarne, può, come si disse, ritrovare oggi, a suo piacere, altri mezzi plausibili assai più, e molto più solidi per distinguersi nel mondo; nè più ha esso duopo attualmente di tali distrazioni labili, e tormentose, mentre i popoli fra i quali esso vive a' tempi odierni non sono già i Cananei, gli Ibusei, o gli Amaleciti de' secoli remoti, e de' quali l'Israelita era in dovere di abominare la relazione, di rigettare i costumi, di esecrare la condotta; ma Nazioni colte, tolleranti, e civilizzate, che nulla esso perderebbe certamente ad imitare, e di cui l'esempio ben lungi dal corrompere, o depravare i suoi costumi, vieppiù lo renderebbe urbano, illuminato, ed utile alla società, quando ei sapesse almeno cogliere l'opportunità di profittarne a suo individuale vantaggio, ed a quello de' suoi simili.
(54) Da quando gli ebrei dovettero abbandonare le loro terre e divenire subalterni di quelle di altri Popoli co' quali furono alternativamente mischiati, riconobbero quanto sarebbe stato ridicolo per essi di dovere comparire in pubblico adorni di que' fili su' quattro lembi delle loro vestimenta; essi perciò autorizzati dai loro Rabbini si permisero di cambiarne la pratica, sostituendone invece un pezzo di drappo quadrato che ora portano soltanto sotto i loro abiti, in modo non osservato con quattro cordoni pendenti che chiamano ארבע כנפות (arbangh canfoth) _quattro lati, o ale_. Questi cordoni sono ciascuno di 8 fili di lana (qualche volta di refe di lino, ed anche di seta) filata espressamente per questo effetto, con 5 nodi ogn'uno, corrispondenti a' 5 libri di Mosè, que' nodi ne occupano la metà della lunghezza, e ciò che non è annodato essendo sfilato termina di fare una specie di nappa: _Funiculus in fimbriis facies; per quatuor angulos pallii tui quo operieris_ (ved. _Num. cap. 15 v. 38_ e _Deut. cap. 22 v. 12._)
In questa prescrizione ordinata per due volte da Mosè fanno gli ebrei consistere il più solido fondamento della credenza dell'Israelismo, atteso che gl'indicati nodi ch'essi vi fanno essendo in numero di 26 che tale è il calcolo che deducono dalle lettere delle quali si compone il Nome ineffabile יה.ה (Jehovah) L'_Essere Supremo_. Ma nel tempo delle preghiere che fanno entro la Sinagoga, gli ebrei s'involgono con un velo di lana, o di seta quadrato colle indicate nappe negli angoli; questo drappo essi lo chiamano _Taleth_, ovvero Manto che si mette sopra tutti gli altri: ma quale ne sia l'origine inutile non mi sembra investigarla avanti di passare oltre.
Allorchè Mosè ritornò dal monte Sinaj nel campo degl'Israeliti, dopo di avere avuta la gloria di conferire coll'Eterno, la Beatitudine Divina restando espressa sul volto di questo Legislatore, offuscò talmente gli occhi del popolo nel rimirarlo, che Mosè fu obbligato di coprirsi il volto con un velo, siccome in chiari sensi lo abbiamo dalla Scrittura (_Exodo cap. 34 v. 35._) ed ecco, secondo i Rabbini, la primitiva origine del Taleth.
Alcuni altri ancora pensano che quest'arnese fosse inventato per ovviar le distrazioni durante le preghiere; quindi è che i Rabbini titolati, e i più devoti fra gli ebrei, se ne cuoprono interamente quando altri lo tengono soltanto ondeggiante sulle spalle. Avvi degli autori poi che opinano che gli ebrei prendessero quest'uso da' Romani, i quali pregavano i loro Dei colla testa velata; ed essi dicevano di avere ricavato un tale costume da Enea, che lo avea portato da Troia, come rilevasi da _Virgilio_, il quale gli fa dire _Æneid lib. 2._
_Caput ante aras Phrygio velamur amictu._
Per altro quelli che pretendono ripetere l'origine del Taleth da' Romani rimarcano che gli ebrei hanno presi molti usi da' medesimi dopo che ne furono sottomessi. Tutte queste prove sono tanto poco valevoli, o convincenti, quanto sono quelle allegate dagli stessi Romani, e da' Rabini ancora che il presentarsi davanti Dio colla testa coperta, come facevano i primi, e nel modo che lo praticano gli ultimi attualmente, è una marca di penitenza, di rispetto, di umiltà, di modestia, e di timore.
È parimente comandato agli ebrei (_Deut. cap. 6 v. 8. e cap. 11 v. 18._) di dovere sempre avere nella mano, e sulla fronte ciò che la Scrittura denomina _Totaffoth_, e che gli ebrei distinguono per _Teffilin_ תפילין che i Greci chiamano _Phylacteros_; frattanto per non essere derisi dal Popolo sopra un arnese che dee essere in tanta venerazione presso gli ebrei, questi ai contentano di usarli durante il tempo delle preghiere del mattino. Questi Teffilin che in Caldeo, ed in ebreo rabbinico è come chi direbbe in latino _Precatoria_, perchè gli ebrei si servono di quelli nelle loro sacre orazioni, sono fatti nella maniera seguente. Sopra due pezzi di pergamena sono scritti con dell'inchiostro fatto espressamente in lettere quadrate, e con molte esattezza gli appresso quattro testi in ciascuno de' medesimi, come è indicato dalla Scrittura 1. _Audi Israel etc._ (_Deut. cap. VI. v. 4._) 2. _Si ergo obedieritis mandatis mei etc._ (_Ibid. Cap. XI. v. 13._) 3. _Sanctifica mihi omne primogenitum etc._ (_Exo. Cap. XIII. v. 1._) 4. _Cumque introduxerit te Dominus etc._ (_Ibid. v. 11._). Queste due pergamene sono rotolate insieme in forma di un viluppo acuminato che si racchiude nella pelle di vitello nera, indi si colloca sopra un pezzo quadrato da cui pende una coreggia della stessa pelle larga un dito, e circa un braccio e mezzo lunga; questi Teffilin sogliono mettersi nella piegatura del braccio sinistro, rivolgendo la coreggia (dopo di avere fatto un piccolo nodo a foggia di _Yod_), intorno il braccio in linea spirale, che viene a terminare nell'estremità del dito medio della mano: Questi vengono denominati תפילין של יד _Teffilin Scel Yad_ (cioè, Teffilin della mano). In quanto poi agli altri, gli stessi menzionati quattro testi sono in essi vergati egualmente sopra quattro pezzi di pergamena di cui formasi un quadrato sul quale viene a rilevarsi le lettera ש _Scin_, e da un altro quadrato che restavi annesso, vengono a sortire due altre coregge di lunghezza, e larghezza presso a poco simile alle prime; e sono questi chiamati תפילין של ראש _Teffilin scel rosc_, cioè, _Teffilin della testa_.
Ecco dunque i _frontali_ che gli ebrei mettono unitamente al Taleth, durante la preghiera soltanto de' giorni feriali, giacchè le solennità, e il Sabato non usano che il semplice Taleth sugli omeri, come si disse, benchè molti, e specialmente i Rabbini, lo mettino in testa, e se ne avviluppino per non essere distratti.
Del resto lasciando le infinite allegorie che vi furono applicate (ved. _Hor._, _Haym._, _Ghem._, _Menah._, _Ramb._) noi rimandiamo a _Bustorfio_, il quale rapporta estesamente le prove della forza del _Zizith_, e de' _Teffilin_ tratte da Commentarj medesimi de' Rabbini (_Syn. Jud. cap. 9._)
(A) _Levit. cap. 19. v. 14._
(A) _Deut. Cap, 22. v. 10._
(B) _Id. v. 5._
(C) _Levit. Cap. 19 V. 27._
(A) _Exo. cap. XVII. v. 16_ _Deut. cap. VII. v. 1 e seq._
(55) _Freret_, _Voltaire_, _Boulanger_, ed altri fanno delle osservazioni al solito loro molto bizzarre intorno questo aneddoto della Scrittura, essi ritrovano primieramente straordinario di non vedervi spiegato in quale anca, se nelle dritta, o nella sinistra sia stato percosso il Patriarca; in secondo luogo stupiscono di non vedervi diffinito in quale de' nervi abbia il medesimo sofferto la lussazione che le sacre pagine ci narrano. Quest'ultima obbiezione sembra avere per base un esperimento anatomico. V'ha nel corpo umano sei sorta di nervi che si perdono nel nervo crurale che chiamasi anteriore, ed in quello che nomasi posteriore; oltre i quali, avvene ancora il gran nervo sciatico che si divide parimente in due, ed è appunto l'alterazione di questo nervo che cagiona quella malattia che gli anatomici distinguono col nome di _Gotta Sciatica_; che regolarmente rende zoppo l'individuo che n'è attaccato: Sembrami, per altro, che l'opposizione di questi critici si fondi per non vedere nella Scrittura un detaglio anatomico di questo fatto straordinario, senza riflettere che ciò era un vano pretendere, non essendo la notomìa in que' tempi conosciuta. I medesimi critici veggono parimenti con sorpresa come Jacob percosso nella coscia, e questa non essendo tutta via ripristinata, abbia ancora tanta forza per lottare contro un messaggere celeste, e per dirgli: _io non ti lascierò a meno che tu non mi abbia benedetto_. Ma tutti gli esperimenti debbono sparire davanti l'autenticità de' libri Sacri, i quali faranno cessare in noi così pure ogni sorpresa dal momento che alla fede faremo tenere le veci di scienze e di ragione.
(A) _Gen. Cap. 32 v. 33._
(56) il Basnage osserva che sarebbe da desiderare che gli ebrei si fossero appigliati, per ciò che riguarda il riposo del Sabato, all'insinuazione di _Ovidio_; non ostante ch'egli fosse autore Pagano:
_Quaque Die redeunt rebus minus apta gerendis Culta Palæstino Septima Sacra viro,_
_De Ar. Aman. lib. 1._
Se noi dovremmo attenerci alle decisioni de' Rabbini sulle superstiziose cerimonie da osservarsi nel Sabato, e sul riposo macchinale che impongono essi in simile giorno, gli ebrei non dovrebbero muovere un passo dalla posizione in cui gli sorprenderebbe il Sole nel momento del tramontare della vigilia, come lo praticano appunto i Caraiti, attaccati al testo letterale che dice אל יצא איש ממקומו ביום השביעי (al jezeh hisc mimecomò bajom ascebinghi) _Maneat unusquisque apud semetipsum, nullus egrediatur de loco suo die septimo_. (_Exo. Cap. 16 v. 29._) ma non essendo possibile rigorosamente fra noi eseguirsi un tale precetto quale viene prescritto da Mosè, i Talmudisti pensarono commutarne la pratica, limitando, in vece, il tratto di cammino da permettersi in quel giorno a mille passi oltre le porte della Città; ma questo ancora sgravato da qualunque siasi peso, eccetto che il mero necessario abbigliamento, senza che vi entri niente di superfluo nè di aggravante. (Ved. _Tratt. Nghirub. Cap. XIV._)
Del resto assai malagevole si renderebbe a descrivere tutte le superstizioni che si fanno luogo in questo medesimo giorno presso i recenti ebrei: un prolisso trattato di _Misnah_ vi è impiegato sulla osservanza delle pratiche del Sabato.
(57) Di tal fatta può dirsi precisamente l'ordine imposto da Dio a Mosè (_Exo. Cap. 30 v. 12 e 13_) di non contare le dodici Tribù d'Israel che col mezzo di tante monete, onde soccombere quelle non dovessero ad un flagello sterminatore, numerandolo individualmente come seguì appunto a David, il quale, per quanto ci annunzia la Scrittura, pagò a tale gravoso prezzo l'ordine da esso lui emanato a Joab suo ministro di fare l'ennumerazione individuale di tutto il Popolo ebreo soggetto a' suoi domini (_Sam. II. Cap. 24 v. 16 17._) di tale natura può dirsi ancora la prescrizione imposta duplicatamente da Dio a Mosè (_Num. Cap. 18 v. 15_ _Exo. Cap. 13 v. 14_): di redimere col mezzo di cinque monete di argento qualunque primogenito dopo un mese della sua nascita, ed altre simili prescrizioni dell'ordine medesimo, i motivi della osservanza delle quali furono interamente dalle sacre pagine taciuti.
CAPITOLO VIII.
Mezzi presentanei che possono con sicurezza condurci alla fissata riduzione, sì ovvia, e salutare, senza ledere nella minima parte la base fondamentale su di cui dee sostenersi il vero Divino Culto del Popolo d'Israel.
Persuasi intimamente che le moltiplici fondate ragioni da noi fin quì riportate ci rendino una volta della urgente necessità indispensabile di alleggerire la nostra mente da tante inutili cure; di liberare il nostro spirito dal giogo ferale di tutte quelle illusioni che lo abbaccinavano al segno di fare ad esso credere l'errore verità, e questa una chimera; di rappresentarli il soverchio necessario, e questo indifferente; fermi dunque nella convinzione di sì pressante bisogno, molto agevole assunto parmi che dovrà per se stesso riuscirci di rinvenire in seguito con esattezza i mezzi più opportuni onde giugnere sicuri a questo grande scopo, e discernere così metodicamente il bene solido, e perenne da quello che in realtà fu sempre mai riconosciuto, generalmente fallace, ed apparente.
Ma siccome non è già la prevenzione quella che dee guidare i nostri passi all'essenziale ricerca di tali mezzi, nè il pregiudizio quello che può farceli ritrovare con avventurato quanto rapido successo; così, alieni affatto da quella, onninamente scevri di questo, noi osiamo lusingarci di potere essere finalmente condotti alla meta propizia di nostre intense brame, riassumendo, di slancio, gl'imponenti genuini motivi che ci hanno già fatto precedentemente determinare a stabilire l'abrogazione delle nove parti de' precetti contenuti ne' cinque libri del Codice Mosaico.
Avendo noi dunque tali precetti divisi in tre classi differenti, a ciascuna delle quali per conseguenza, abbiamo dovuto necessariamente assegnare il rango, e l'oggetto conveniente, onde rendere congrua, e solida ragione degli idonei motivi che o indussero ad ammettere i precetti contenuti nell'una, ed a sopprimere quelle che giudicato abbiamo appartenere alle due altre. Or da sì fatta operazione osservammo risultare, che la decima parte di quelli unicamente potea essere capace, in ogni senso a costituire la base radicale della Religione d'Israel, considerando le nove altre come superflue al suo ben essere, ed inopportune alle sue presenti circostanze.
In fatti se, come fu già da noi dimostrato, tutte quelle ordinanze, o prescrizioni racchiuse nelle abrogate classi più non debbono esistere per l'odierno Israelismo, di sorte alcuna, essendo restate sepolte, è circa ormai 18 secoli, sotto le rovine deplorabili del tempio, e dell'altare a cui una gran parte di esse riferivasi, quale delirio di volere farle pure oggi valere, anche non esistenti, sulla stravagante lusinga, che un Inno, una Prece, una Jaculatoria, espressa in certi destinati momenti, replicata un numero di volte, impiegando per tal effetto, de' vocaboli sinonimi, accompagnati da strepiti, da gesta, da varie contorsioni, e da positure differenti (58), debba tenere le veci di olocausto, meritare il compenso equivalente, e coll'efficace mezzo di quelle, potere attualmente ancora conseguire dall'Eterno que' medesimi favori, che già ne' tempi andati risultare miravansi da questo (59)? E quelle che racchiudono, come opportunamente osservammo il giudiziario, il civile, il politico ec., non fanno elleno parte delle Leggi di qualunque civilizzato governo della terra, sotto i di cui auspicj l'ebreo del pari che ogni altro subalterno, mira esercitare tutti gli atti di umanità e di giustizia che il Codice Mosaico avea prescritti? E se oggi più non si lapida, non si strangola, non si abbrucia i rei di aggressione, di omicidio, ed i trasgressori della Religione, come praticavasi allora, il facinoroso, l'aggressore, e l'omicida sono frattanto puniti dalle sane Leggi odierne, con de' supplizj egualmente capitali, ma meno atroci di quelli che la prisca teocrazia avea introdotti; lasciando all'eterna giustizia la cura d'infliggere la pena che meritano i refrattarj criminosi del vero culto che l'ente ragionevole è in dovere di prestare al di lui Opifice Supremo. Mi si accenni di grazia, un solo popolo, purchè mediocremente illuminato, che non riguardi come il primo essenziale dovere dell'ordine sociale di punire il delitto, difendere l'innocenza, soccorrere l'infermo, e l'indigente, garantire le sostanze dei Cittadini, e rendere giustizia a chi l'implora; e tutto ciò è da quelli sì chiaro conosciuto, e sì esattamente osservato, senza forse avere la benchè minima contezza (come non l'avevano effettivamente non più i Greci nè i Romani) delle Instituzioni stabilite da Mosè nel Pentateuco ad un tale riguardo. E non sono queste prove sufficienti per dimostrare, che se anche l'ebreo volesse a rigore mantenere quanto è prescritto relativamente alle indicate materie, l'impotenza nella quale oggi trovasi ridotto di creare per se stesso nuove Leggi, farle valere e propalarle, e la necessità che lo astringe, d'altronde a sottommettersi, senza riserva, a quelle del paese in cui vive, non lo metterebbero interamente fuori della situazione di eseguirlo (60)?
Or delle deduzioni risultanti de' precetti contenuti nelle due abrogate classi, quale detrimento domando, potrà mai risentire la Religione dell'Israelismo, quale scapito soffriranno le basi inconcusse, ed essenziali necessarie a sostenere le pretta credenza di questo Popolo, dalla semplice restrizione portata nella terza, sulla quale si aggira unicamente il nostro fissato piano di Riforma? A che mai riducesi per se stessa una sì fatta modificazione riguardata dalla stolida moltitudine fanatica, sì strepitosa, e sì enorme? Primieramente a simplificare l'affluenza complicata di ripetizioni usate nel Pentateuco, siccome lo abbiamo altrove rimarcato, prescrivendo i medesimi precetti, sia che procedessero dall'indole propria dell'idioma ebraico in cui esso fu scritto, suscettibile di un dato genio tutto suo particolare, sia che derivate fossero dal gusto universale dominante in que' secoli, anche presso gli Scrittori i più accreditati di altri popoli per quanto noi conosciamo (61).
In secondo luogo poi a rendere il rigenerato sistema della Religione Mosaica libero interamente da tutto quelle superfluità, o pratiche bizzarre, compatibili forse in un epoca in cui l'ebraismo, illusoriamente predominato dal ridicolo entusiasmo di formare per se stesso un Popolo eletto dall'Essere Supremo, in preferenza di ogni altro, (siccome fu già da noi rimarcato nella nostra Introduzione Preliminare) credevasi astretto di dovere adottare delle massime stravaganti solo ad esso particolari, onde essere tale considerato ad esclusione di ogni altro; ma ne' secoli presenti ne' quali più non appartenendo l'ebreo ad una sola terra, ad un regno solo, ad una sola regione, e che desso, al contrario, è proclamato cittadino del mondo, specialmente se la sorte lo fece nascere in Francia, od in Italia, non sarebbe egli all'eccesso condannabile per lui di volere spontaneamente portare delle marche ridicole impresse sul suo volto per distinguersi da tutti gli altri suoi concittadini, oltre le tante altre infamanti delle quali la barbarie di certe Leggi, la superstizione, e l'ignoranza di alcuni Popoli contrassegnavanlo un tempo (62); ovvero coltivare quegli usi antisociali che ignorati fossero da questi, o avvalorare quelle strane cerimonie, che gli attirerebbero il vilipendio universale di tutti i suoi coabitanti?
In terzo luogo, per ultimo, a rimettere la Nazione d'Israel sul piede degli altri popoli, a purificare il suo culto, a civilizzarla ne' suoi costumi, ad illuminarla, nell'educazione morale, e nella coltura dello spirito, ed a renderla tale, in una parola; quale il proprio suo interesse lo impone, ed il propostoci disegno salutare lo richiede.
Ecco verosimilmente a bastanza di che fare quanto è duopo conoscere il bisogno urgente, e indispensabile dell'immediata Riforma che ci siamo essenzialmente prefissa del culto, e dell'educazione Politico-morale del Popolo Ebreo, ed i soli mezzi efficaci che possono con sicurezza condurvici direttamente senza che la base fondamentale vengane lesa nelle sue massime più importanti, non dobbiamo rintracciarli che nel vasto campo della nostra propria ragione (63); quest'esimia ragione che ci fece per tante volte in chiari accenti capire, che la Religione dee essere limpida, semplice, universale, alla portata di tutti gli spiriti, perchè dessa è fatta per tutti i cuori; che la sua morale non dee essere soffocata sotto l'aggravante peso del dogma, che niente di oscuro, nè di misterioso, nè di assurdo giammai dee sfigurarla questa ragione, dico, non avrà tenuto indarno un sì energico, e penetrante linguaggio, sempre che noi saremo a sufficienza forti, e decisi per abbattere, e svellere delle radici l'edifizio il più impotente, ed il più mostruoso che l'abbia mai disonorata, qual'è quello delle infinite cerimonie superstiziose, delle pratiche all'eccesso ridicole, e degli usi ributtanti, e irragionevoli che tenere faceansi fatalmente fino ad ora, il rango, ed il carattere di religione, inventati scaltramente da quelli che bene intesero in ogni tempo la teorìa delle regole adeguate, e necessarie a mettersi in pratica per sedurre, o ammaliare, secondo le circostanze, o il bisogno, un popolo che sempre tentarono, ad ogni prezzo, di rendere ligio a' propri criminosi smarrimenti.
Non ignoro, d'altronde, quanto arduo, e malagevole assunto riescire dovrà per certuni quello di dovere abdicare in un momento quei moltiplici deplorabili errori succhiati alla mamella, che per un lungo periodo di anni furono loro fatti considerare come sacri, ed essere così astretti a sostituire in vece delle verità nuove a' vecchi assurdi. Ma e pure questo è in fatti l'unico sacrifizio, e il più importante, e decisivo della sorte dell'uomo, che l'eccelsa ragione, la società, e la natura esigono fermamente d'accordo dalla prosapia d'Israel, in contraccambio del mezzi efficaci, e salutari ch'esse gli porgono. Quindi una volta che la medesima si dedichi risolutamente di buon grado a proclamare la durabile rigenerazione del suo culto, de' suoi costumi, e della sua educazione morale, guidata da principj sì edificanti nel cuore, i mezzi sì avidamente ricercati gli si offriranno per essi medesimi alla mano senza la più tenue pena dalla sua parte; soggiugnendo però che il ritrovarli solo non basta; con ciò pressochè nulla avrebb'ella cooperato al di lei proprio solido giovamento; sopra d'ogni altra cosa urgente, e necessaria è duopo studiare accuratamente la difficile teoria di conservarli.