Part 6
Quarta; il destino de' talenti comincia quì a decidersi, e l'accorto Institutore si può accignere con qualche sicurezza a calcolarvi, e a pronunziarlo; ma qui fa duopo essenzialmente di una rigorosa circospezione, affine di non ingannarsi nelle tendenze naturali de' giovani (50); quì entra l'adolescenza, età nella quale succede l'intero sviluppo della ragione dei fanciulli; è ora che indagare ci è duopo la loro intima inerenza, e conforme il sentiere dove questa gli conduce, dirigere così le nostre mire, e i loro passi; ad un semplice negoziante, per esempio, è sufficiente quanto fu indicato nelle tre prime Classi, nel sacro non meno che nel profano; ma per coloro che fossero chiamati dal proprio genio a qualche professione più elevata, questo è il tempo il più opportuno di fare loro apprendere l'idioma {{greco, ed il}} latino co' precetti più semplici, e più brevi; indi si faccia loro un corso ragionato di eloquenza, di poesia, e di Mitologia per abituarli a conoscere, a leggere con profitti, ed a gustare i poeti antichi; quindi la Logica, e la metafisica succederanno alle accennate didascaliche applicazioni, e volendo procurare a' giovani alunni, che manifestassero un denso trasporto per lo studio, qualche piacevole distrazione, ora è quando si potrebbe renderli edotti de' capi d'opera di scoltura, di pittura e di disegno, siccome ancora di architettura, dove lo spirito de' medesimi troverebbe insieme utilità, e sollievo; non tacendo essere questi parimenti il tempo in cui i fanciulli ebrei che inclinano alla professione rabbinica, possono accoppiare a tutti quegli studj letterarj le lezioni misniche, e talmudiche, così pure che la cognizione de' più insigni Commentatori della scrittura _Kimhi_, _Jarki_, _Maimonide_, _Abenesdra_, _Abravanel_, e alcuni altri. Per compiere questo Corso di una, o di altra erudizione, noi assegneremo loro il periodo di Anni otto; ciò che farebbe due terze parti dell'adolescenza di tali fanciulli.
Quinta: l'ultima sarà questa delle classificazioni, sotto le quali abbiamo ridotta la pratica del nostro nuovo metodo di educazione {{universale}}. Ora già più non si tratta di elementari principj, nè di superficiali rudimenti; lo studente pervenuto agli anni venti due di sua età, corredato di tutte quelle amene, utili, ed interessanti cognizioni, apprese nelle tante varie Lezioni gradatamente decorse, gli uni sdegna come inutili, rigetta come spregevoli gli altri, e niente adatte ad occuparlo; aprirsi ei mira sotto il di lui passo il teatro incommensurabile dell'umana sapienza; ardito esso innoltravi allora lo sguardo indagatore, ed ampliamente ritrova di che inalzarsi sopra se stesso, e pascolare con profusione lo spirito, e il Cuore; le matematiche, l'astronomia, la fisica, la chimica; la storia naturale, l'etica razionale, purchè metodicamente coltivate, faranno dello studente uno scienziato egregio, un filosofo distinto, ed aggiugnendo a queste scienze le Instituzioni mediche, la notomia, la botanica, queste lo renderanno successivamente un perito medico teorico, ed un clinico perfetto; gli esercizi pratici, e regolari di una parte di queste scienze coll'ostetricia unite, ne faranno un abile chirurgo; inclinando esso poi alla Giurisprudenza, gli s'insegnerà il diritto Civile, e canonico, le pandette, l'arte notarile, ed una breve teorica, e pratica criminale, il tutto sul piede, e sulla formula del Codice, e delle Leggi patrie. La diplomatica, e l'economia pubblica finalmente, lo formeranno un esimio ministro di stato, un accorto, sottile, ed ottimo Governante di Città, o di Provincia.
Il vasto metodo da noi fin quì delineato non ha per iscopo che //schiarirci\\{{dimostrarci}} delle idee troppo generali, ed assai profonde sul sistema regolare da tenersi periodicamente co' fanciulli dalla prima loro infanzia fino allo stato virile in cui essi dovranno stimolati, dal proprio loro intimo declivio, eleggersi diffinitivamente una professione, o religiosa, o civile, o politica, o militare: ma questo metodo, per altro, quantunque sufficientemente vantaggioso per se stesso, ha duopo frattanto di un regolamento determinato, non meno per quanto concerne la distribuzione delle materie didascaliche, le quali debbono costituire le ingerenze analoghe spettanti ad ogni Professione, che per tutto ciò che riguarda la solida Instituzione delle scuole, i fondi necessarj, ed intangibili, per conservarle, e la congrua esatta disciplina per dirigerle, ed ordinarle.
Ecco propriamente ciò che più di ogni altr'oggetto si richiede ora necessario per giugnere felicemente al propostoci disegno, qual è quello d'imprimere nelle menti de' fanciulli ebrei, per quanto è in poter nostro, de' principj sistematici di radicata Coltura, e di scelta morale, a scapito de' moltiplici funesti pregiudizj che hanno tentato sempre, e ovunque di allontanarveli.
(42) A detto de' moralisti i mali dello spirito riescono tante volte per l'uomo assai più molesti delle malattie fisiche medesime, le quali sovente altro non sono che l'immediata conseguenza di quelli: quindi è per ciò chiaramente provato che la nostra infelicità nasce da' primi più che da queste; massime quando la Religione v'ha qualche influenza: noi non istiamo quasi mai con noi medesimi, non esistiamo presso che mai nel momento pressante. L'immaginazione ci tiene assiduamente sempre occupati fuori di noi, nel passato, o nell'avvenire: ecco infatti la positiva origine de' nostri mali morali; ed il più efficace rimedio che i filosofi vi assegnano si è di richiamare l'animo travviato dall'immaginazione alla sensazione fisica degli affetti. In tal guisa l'abbacinata fantasia dell'uomo ritroverà essa pure un antidoto possente contro i malefici prestigj di una supposta Religione.
(43) Il lungo spazio di venti anni completi di ammaestramenti scientifici, e letterari esercitati da me nelle più ragguardevoli città dell'Italia, mi hanno renduta questa verità come troppo espressamente dimostrata. Tutte le mie più accurate diligenze usate assiduamente per il progresso de' giovani di cui la prima educazione fu la più negligentata, mi riuscirono sempre inutili, e del pari sarebbero esse riuscite inconcludenti se quelli avessero avuti anche per istitutori gli stessi Quintiliano, Dalembert, Fenelon, o Condillac; gli enormi difetti che l'ignoranza crassa de' primi loro maestri, e l'apatia riprovabile de' propri loro genitori hanno fatto ad essi miseramente contrarre, riprodurre si vedrebbero incessantemente in mezzo delle salutari lezioni di questi celebri precettori nella guisa medesima che io vedea riprodursi fatalmente ad ogni istante nelle mie, senza rimedio di reprimerli, nè di allontanarli.
(44) Tutti coloro che hanno tentato di riformare il Culto ed i Costumi degli ebrei si sono in ogni tempo attirati l'odio, e l'anatema di questi senza speranza di riconciliazione, e finirono in ultima col desistere da un impresa, che riconoscevano del tutto inutile, e di un esito infelice, e restarne interamente segregati, come avvenne appunto alla setta de' Caraiti, allo Spinosa, ed a vari altri.
(45) Non si è difensore della verità, dice S. _Ambrogio_, se dal primo istante che ci è accordata la grazia di ravvisarla, di conoscerla non assumiamo l'impegno commendevole di propalarla fra gli uomini senza //riguardo\\{{vergogna}}, nè timore: _Ille veritatis defensor esse debet qui cum recté sentit loqui non metuit nec erubescit._
Infatti qual dono funesto per l'essere umano sarebbe mai la verità, s'essa non fosse sempre buona a dirsi? Quale appannaggio superfluo riuscirebbe la ragione, se questa fosse fatta per essere cattivata, o subordinata, e non sarebbe un degradare enormemente la specie umana, volendo sostenere sì ripugnanti, e sì assurdi principj? Credere che v'ha delle verità ch'è meglio lasciare eternamente sepolte nel seno della natura, che produrle al chiaro giorno, è lo stesso che favoreggiare l'errore, la barbarie, e l'ignoranza.
(46) Il più leggiadro, ed il primo Drammatico dell'Italia (_Metastasio_) disse con sublime ingegno
_Inutilmente nacque_ _chi sol vive a sostegno_
Sia di ciò la verità, a che mai servirebbero tutte le cognizioni le più profonde, tutti i talenti ancora più elevati che potesse l'uomo d'altronde fondatamente vantare, s'egli non impiegasse gli uni ad illuminare i suoi simili, e le altre ad instruirli, e restandosene spettatore neghittoso de' loro smarrimenti non cercasse la via la più pronta e la più sicura di sottrarveli? _Ce serait souvent manquer essentiellement à la société que devoir les hommes s'enfouir dans le gouffre des erreurs, sans les soustraire, & les detromper_; ci lasciarono scritto i più insigni filosofi del mondo. Quindi è che io presi coraggio di porre sotto gli occhi de' miei connazionali tutto ciò che ho creduto efficace a potere contribuire al loro meglioramento, e imperturbabile, non già perchè io mi reputi il più illuminato fra quelli nè dotato di entrambi gli accennati requisiti necessarj per condurre ad ottimo fine una sì ardua impresa; questo mostruoso egoismo fu sempre mai ripugnante al mio cuore, come affatto straniere alla mia mente, ma indotto dalla sola ragione di conoscere per isperienza quanto basta i loro inveterati travviamenti a questo riguardo.
(47) Sono ben pochi quegli uomini, osserva ingegnosamente _Elvezio_, co' quali la provvida natura sia stata così tiranna di non lasciare loro la capacità conveniente di potere liberamente spiccare nell'una, ovvero nell'altra scienza. Non si può di proposito negare esservi in qualunque mente umana una certa piega, o inerenza per le cognizioni scientifiche, che con agevole maniera può essa da uno studio regolare, scortato già da solidi principj ricevere accrescimento, ed attenzione.
Quindi si può con qualche probabilità fondatamente dedurre che l'ineguaglianza di spirito, che sovente sembra di rimarcare nella varia specie degli uomini, non dipenda d'altra parte se non che o dal Governo più o meno saggio, e illuminato al quale sono sommessi, o dal clima che respirano, o dal secolo più o meno colto in cui nascono, o dall'istruttiva educazione ottima, o perniciosa che loro viene somministrata, o dalla brama più, o meno intensa che hanno essi di distinguersi nella società, o dalle idee più, o meno vaste, e feconde delle quali formano i medesimi l'oggetto principale di ogni loro studio, ed il primo luogo delle loro più assidue meditazioni. Tali sono le cause che si possono assegnare alla diversità de' progressi dell'uomo.
(48) Tutte le opere di Salomone pervenute oggi fino a noi si riducono alla Cantica de' Cantici, agli esempi, o proverbi, e all'eclesiaste. Ma essendo esso quale rappresentato ci viene dalla scrittura, il più scienziato di tutti gli uomini, così per grazia speciale accordatagli prodigiosamente dall'Essere Supremo, non pare verosimile che i suoi scritti si limitassero a sì poco soggetto: e infatti i Rabbini, siccome ancora i Dottori cristiani sostengono d'accordo, che avendo Salomone conseguita da Dio la scienza infusa, egli dovea essere un uomo completamente versato nella scienza universale della natura, e in quella del Cielo, e della terra; e per conseguenza esso dee avere scritto sulle piante, e le loro virtù medicinali, sulla medicina, sull'astronomia, sulla fisica, sulle matematiche, nel modo che il libro de' Re ne fa espressa menzione; ma che le infauste crisi moltiplici, alle quali soggiacque il Popolo ebreo durante la serie complicata de' secoli decorsi da questo monarca fino al presente, avranno senza dubbio, fatto smarrire quelle utili, ed interessanti produzioni. Essi gli attribuiscono ancora l'arte di espellere i de[mo]nj, in maniera c'essi più non ritornassero fra gli uomini; e _Flavio_ rapporta (_antich. Lib. VIII. Cap. II p. 257_) che un certo nomato Ezechiello cacciava i demoni alla presenza di Vespasiano, col mezzo di una radica che diceva indicata dallo stesso Salomone per tal effetto; esso recitava in seguito i sortilegj immaginati da questo Principe, e il demonio più allora non compariva; e così che sedotti da questo pregiudizio gli ebrei, ed i cristiani gli attribuiscono la _clavicola_, dove sono contenuti i segreti di questa grand arte cabalistica.
(49) Recherà forse ad alcuni stupore, come pervenuti alla terza classe, io non abbia fatto ancora menzione di sorte alcuna dello studio, e dell'applicazione della lingua {{greca, e}} latina, dopo di avere insinuato quello delle lingue dotte. Questo silenzio non dee già ripetersi per che io consideri tale applicazione come inutile, o indifferente; ma per che io la riguardo avanti l'indicata età presso che del tutto sterile, inconseguente, e per lo più di un incerto successo, massime col metodo lunghissimo, e tormentoso, che a scapito della gioventù si tiene attualmente per insegnarle nelle scuole dell'Italia; a quale disegno di fare stancare miseramente un debile fanciullo i //tre o quattro\\ {{cinque o sei}} migliori anni della sua età verdeggiante sullo studio di due Lingue, che non giugne in verun tempo a possedere a perfezione (e se gli esempi in contrario ve n'ha, questi si annoverano a dito) sia per che mancagli l'esercizio per poterle familiarmente coltivare nel Commercio della società, sia per l'indole della costruzione delle medesime {{e specialmente dell'ultima}} sì vasta, e sì complicata che adattabile non è a verun altra? Questa penosa applicazione noi abbiamo //dunque stimato\\ {{stimato dunque}} opportuno riserbarla all'età dell'adolescenza, come la più capace a ritenere, e la meno sensibile a soffrire.
(50) Se le determinazioni alle quali appigliasi, per l'ordinario, un fanciullo dipendono talvolta dal proprio genio, e da quel recondito declivio che in esso infonde la natura, quelle procedono frequentemente dall'arbitraria volontà de' propri genitori che prescrivono fortuitamente i destini de' loro figli, avanti ch'essi manifestino veruna specie d'inclinazione. Quindi è che noi veggiamo si sovente nella carriera dell'uomo tante professione male esercitate, innumerabili talenti soffocati, o resi inutili, tante braccia che sarebbero per molte parti proficue oltre modo alla società ridotte inerti; in somma un affluenza incalcolabile di malcontenti, o sventurati, per avere, come si disse equivocata, o male intesa la vocazione della natura. Qualche volta n'è cagione la sordida avarizia de' respettivi genitori, e sovente dall'ambizione, o dal fanatismo de' medesimi un inconveniente sì pernicioso giustamente si ripete.
Cap. VII.
Seguito del medesimo Soggetto: Vantaggi della pubblica educazione sulla particolare: Regolamento generale per la fondazione di un nuovo Instituto elementare per i fanciulli Israeliti
Dopo tutto ciò che tante celebri penne hanno dottamente dissertato sulla preferenza notabile di una pubblica educazione morale a qualunque domestica Instituzione particolare, cosa mai aggiugnere io potrei per farne risentire i moltiplici evidenti vantaggi, per dimostrarne l'importanza di gran lunga preponderante che ha quella, per ogni riguardo sopra questa? uno de' più rimarcabili vantaggi che si può ritrarre dalla prima si è, senza dubbio, quell'intensa emulazione ch'essa misura; il più sicuro mezzo di alimentare l'amore de' talenti, e della virtù, comparando il fanciullo gli uni, e le altre con quelle ch'esso per esperienza riconosce allignare ne' suoi propri condiscepoli (51); mezzo che assolutamente gli verrebbe a mancare nella seconda infatti come prenderebb'egli fra i vezzi di una madre, la condiscendenza di un padre, i riguardi di un precettore, la sommissiome de' domestici, un risoluto gusto per la fatica, e per il metodo ne' suoi studj; come ritrovarvi quello stimolo possente che scuote le anime, e le svelle alla loro naturale inerzia, che forma gli uomini eroi, ed i sapienti; in una parola, come mai l'emulazione si farebb'ella sentire nel Cuore di un fanciullo, il quale non ha nella Casa paterna nè un rivale a superare nè un concorrente a temere? Un proposito stesso non solo può tenergli sullo studio delle scienze in generale; ma esso dee inoltre applicarsi all'Esercizio parimenti delle arti: infatti, in quale languore brutale non ricadrebbero esse mai, privandole di ciò che potrebbe farle solo esaltare nella società; cosa diverebbe mai ogni talento, ogni sforzo, ed ogni zelo umano, senza l'efficace incoraggiamento dell'emulazione? L'Intelligenza, e l'industria retrograderebbero a passo di gigante verso la culla de' loro grossolani saggi primitivi, e quanti altri inconvenienti non se ne risulterebbero ancora (52)? Dove rivolgere mai lo stato si potrebbe per ritrovare Ingegneri esatti, accorti militari, nautici esperti de' quali ha esso sì estremo bisogno per mantenere il suo decoro, per suo sostegno, e sua difesa, se gli studi necessari a questi utili soggetti fossero stati fatti sotto gli occhi de' propri genitori, testa a testa con un solo Professore domiciliario, ed anche molti? Non avvi che il penetrante esempio altrui che lanci, per così dire, gli alunni nel sentiere delle scienze, e delle più elevate cognizioni, che faccia loro superare qualunque ostacolo che vi si opponga, e gl'incammini a gran passi verso la gloria: non abbiamo che gettare uno sguardo sulle scuole pubbliche nelle quali s'insegna le cognizioni utili, e necessarie al servizio della patria per restare ampliamente convinti non esservi alcuna cosa da potervi surrogare in vece dell'emulazione che vi regna, onde riportarne sicuramente identici successi con eguale celerità (53).
Un altro vantaggio, non meno certo che salutare del primo si è l'intelligenza de' Professori, la quale difficilmente si spiegherebbe in tutta la sua energia, e vastità esternandosi ad un solo scolare sotto il tetto paterno nella breve lezione di un ora per giorno fossero anche due.
L'ultimo, che vale forse per tutti si è l'urbanità che vi s'impegna, il metodo che vi si tiene, la fermezza che vi si conserva, ed altri simili requisiti, che la domestica educazione potrebbe raramente garantire, almeno per lungo tempo, e ciò per due efficaci motivi; il primo per che l'Istruzione domestica, come lo pensa Elvezio, non inspira mai un deciso coraggio; infatti i genitori solo interessati più del fisico che del morale del fanciullo temono di stancarlo coll'applicazione sedentaria, e non si occupano che della conservazione meramente del di lui Corpo con detrimento del suo spirito, ed a spese de' suoi studj; e ciò che v'ha qui di peggio si è ch'essi defferiscono a tutti i suoi puerili capricci, dando a questa vile compiacenza il falso titolo di amore paterno; il secondo, per che nè i metodi regolari in proposito di studio, e di coltura si possono giammai tenere privatamente atteso il tempo, e la diligenza che si richiede nel comunicarli, nè la politezza de' Costumi verrà insinuata giammai completamente a' fanciulli nella stessa loro abitazione, e alla presenza de' loro propri genitori (54).
Tale è dunque l'utilità radicale che ricavare noi realmente possiamo dalla pubblica Istruzione, e tali sono, in una parola gl'imponenti motivi che sempre mai la renderanno in ogni maniera preferibile a qualunque siasi educazione particolare, anche la più assidua che immaginare possiamo, la più metodica, e la più istruttiva.
Ma tutti questi edificanti vantaggi per che mai non furono essi qualche volta partecipati all'ebreo, per che non gli hanno i figli d'Israel in alcun tempo risentiti? Eppure ovunque esistono de['] pubblici Licei, e de' Collegi dove chiunque può concorrere a suo migliore piacere a profittarvi; ma d'altronde quale giovamento recavano e gli uni, e gli altri mai agli altri sventurati fanciulli di questa nazione, accostumati a riguardare con ripugnanza qualunque Instituzione sociale che avesse potuto allontanarli da certe superstiziose cerimonie, e da quello strano metodo di vita a cui furono tenacemente attaccati dal primo istante che cominciarono ad esistere, e a pensare? E l'accanito disprezzo con cui sarebbero stati quelli riguardati anche dagli altri alunni concorrenti malignamente impressionati da' rispettivi loro genitori contro il solo nome, ed il carattere di ebreo, non dovea essere questo al loro speciale riguardo un motivo sufficiente di più per considerare con orrore la religione di tali Condiscepoli (55)?
Ecco probabilmente quali furono gli ostacoli funesti che impedirono già ne' tempi andati i fanciulli ebrei di profittare de' vantaggi moltiplici che dimostrammo ritrarsi da' pubblici Instituti, ostacoli che saranno eternamente ineluttabili fino a tanto che il metodo ripugnante dell'odierna educazione morale rigenerato non venga completamente da noi sulle basi radicali già fissate, e per il Culto, e per l'Istruzione, e pe' Costumi (56).
Ma siccome non avvi male nella natura, al detto de' moralisti, senza qualche opportuno rimedio, così quello che applicare noi possiamo con successo a questo pernicioso inconveniente, sarebbe un fondato stabilimento di pubblica Istruzione destinato per i soli fanciulli ebrei, dove questi potessero attignere, senza detrimento del Culto, nè timore di cristiana persecuzione, tutto ciò che si rende al grado massimo necessario per illuminare la mente delle verità più interessanti, e ad un tempo medesimo corredare lo spirito delle più proficue, ed erudite cognizioni (57).
Un Instituto di tale natura potrebbe dunque fissarsi nel centro di ogni capo luogo di Dipartimento. Un vasto locale dovrebbe esservi destinato a simile importante stabilimento che potesse contenere tante camere segregate quante saranno le Classificazioni de' generi di studi che vi si dovrebbero insegnare; cioè quelle altrove riportate nella pratica del metodo già descritto nel Capitolo antecedente, //eccettuate\\{{ad eccezione}} però dell'ultima la quale non può appartenere a questo nostro nuovo stabilimento, giacchè le scienze che vi si racchiudono debbono essere di spettanza unicamente della prima Scuola del paese, quale sarebbe la pubblica università. Quattro Professori mi sembrerebbero forse bastanti per compiere esattamente tutti gli studi che comprendono le cinque testè indicate classi, oltre però un maestro per ogni dodici alunni, destinato ad insegnare i principj elementari di scrittura, e lettura ebraica, e volgare, con una nitida Caligrafia di purgata pronuncia, e delle prime operazioni di Aritmetica; notando altresì che in questa //ultima\\{{infima}} classe non dovrebbonsi ammettere i fanciulli dell'età minore di quattr'anni, nè maggiori di sette, nè trattenerli oltre i due anni.
Il primo Professore dovrà insegnare le Lingue viventi, cioè, l'Italiana, la francese, l'Inglese, la Tedesca, e la Spagnuola; esso detterà, e spiegherà inoltre Eloquenza Italiana, e francese, somministrerà i principj fondamentali della Poesia Italiana, {{ed}} i precetti della Poetica; egli potrebbe inoltre supplire all'istruzione della mitologia, senza la quale il linguaggio de' poeti riuscirà sempre un enigma, e per conseguenza del tutto impossibile ad intendersi. La di lui classe sarà aperta ore sei per ciascun giorno, eccetto soltanto il giorno di Sabato, e tutte le altre feste d'intero precetto disegnate nel nostro nuovo piano di Riforma.
Vi si assegnerà un secondo per lo studio della Religione in generale la di cui ingerenza sarà 1.º La chiara, e metodica spiegazione in Italiano (se non fosse possibile in francese) di tutte le preghiere che più sono usitate dagli ebrei; 2.º quella del Pentateuco, delle Profezie, e degli altri libri ammessi per canonici da noi; 3.º quella di alcune paragrafi più facili, come sarebbero i Commenti di _Rascì_, o Jarki, e quelli di _Radak_, o Kimhi; ed incaricando per tali urgenti lezioni qualche Rabbino colto, e perito nel ramo importantissimo dell'istruzione, esso potrebbe anche supplire all'ammaestramento di molti altri classici Commentatori ebrei, siccome pure alla spiegazione della misnah, e del Talmud. Quattr'ore periodiche del giorno dovrà una tale classe essere esposta agli alunni concorrenti colle medesime vacanze della prima.