Progetto filosofico di una completa riforma del culto e dell'educazione politico-morale del popolo ebreo, Tomo II

Part 5

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(30) I filosofi sono tutti concordi nell'asserire, che l'uomo ritrova sempre in se medesimo i mezzi pronti, ed efficaci per conoscere la verità; ciò potrebbe essere anche vero, mentre quanto sarebbe mai deplorabile lo stato di un ente ragionevole, s'egli non avesse assolutamente qualche sicuro mezzo con cui separare la menzogna dalle verità le più utili, e le più evidenti? I bruti sarebbero di esso molto più felici, poichè quelli almeno ritrovano nel loro naturale istinto delle risorse, che la stessa ragione non ha giammai fino ad ora somministrata agli uomini: ma quando questi mezzi sono paralizzati da noi, o che carpiti ci vengono dagli altri, come sperare di riuscirci in così ardua impresa? In vano potremo noi sperarlo, con fondamento fino a tanto che gli uomini suscettibili di pensiero, e capaci di ragione, invece di cercare di nuocersi mutuamente, a distruggersi l'un l'altro per difendere, o sostenere delle follie, non delibereranno d'accordo di riunire i loro sforzi per combattere l'errore, e per cercare la verità, e sopra tutto, per annientare dalla terra i pregiudizj di cui tutti gli esseri umani soffrono il egual grado, e gli stessi accaniti fautori de' medesimi finiscono o tosto, o tardi, coll'essere le vittime, senza scampo.

(31) Siccome la Religione che ha per base la purità nelle sue massime, la semplicità ne' suoi dogmi, e la chiarezza nelle sue induzioni, esente da quelle cerimonie abusive che ne adombrano i veri pregj, quale l'abbiamo noi radicalmente sistemata, forma il più solido conforto di coloro che la professano, così le scienze coltivate con metodo, e saggezza, sono di un pronto efficace soccorso all'anima umana per liberarla dalle truci catene de' suoi inveterati pregiudizj, e per sanarla da que' ridicoli micidiali terrori, che questi pregiudizj medesimi gl'inspirano a danno irreparabile della propria sua ragione.

(32) L'educazione de' fanciulli presso gli ebrei antichi sembra esser stata presso che uniforme a quella praticata generalmente dagli Egizj, e da' Greci dell'antichità (ved. _Plat. De Repub. 2. & 3._). Essi formavano il loro Corpo colla fatica, e con gli esercizj, e lo spirito con la musica. La fortezza, e l'agilità del Corpo erano da questi popoli considerati come gli oggetti i più fondamentali dell'educazione de' loro propri figli; ed i Greci in particolare le ridussero entrambe in arte che denominarono _Ginnastica_, per che si esercitavano ignudi; e _Ginnasii_ chiamarono i luoghi ne' quali questi esercizj si facevano.

(33) Se non meno in Religione che in coltura di talenti, tutto è pur troppo contraddittorio a' nostri tempi, quale meraviglia, se cotanto frequente mirasi fra noi prendere le pratiche le più ridicole, e le più assurde cerimonie per altrettanti dogmi sacri di religione, e se l'educazione della nostra gioventù, sì depravata, e stravagante, non è ad altro capace che a farne degli esseri torpidi, e macchinali, senza speranza d'instruirli, e d'illuminarli sopra ciò che più importa loro di conoscere, di acquistare? Tale sarà mai sempre il destino infausto di quella, e l'esito infelice di questa, intanto che non faremo servire l'una di appoggio infallibile all'altra, ed entrambe promiscuamente regolate sopra un sistema del tutto differente da quello praticato da noi fino al presente.

(34) In tanto che le nazioni (come lo riflette sensatamente _Hume_) non giugneranno a perfezionare la ragione umana, in darno si lusingheranno di rendere perfetti i loro sistemi religiosi, di megliorare le loro Leggi, e di ristabilire la loro politica. Infatti in un paese dove scarseggiano gli uomini distinti nelle scienze, e nelle Lettere, non vi può essere certamente nè gran politici, nè periti Capitani. D'altronde come persuadersi che un popolo il quale non sa l'arte di scrivere, nè quella di ragionare possa giammai stabilirsi ottime Leggi, e liberarsi, ad un tempo, dal giogo crudele di quella detestabile superstizione, che forma l'eterna ignominia de' secoli? L'esempio memorabile di tanti Legislatori filosofi, provano a sufficienza quanto i progressi della ragione possono contribuire alla felicità pubblica delle nazioni.

(35) _C'est le propre de l'abitude de changer la face des choses_, dice _Boulanger_ (_Pens. diver. T. 8. C. 24_) _les hommes se familiarisent peu à peu avec ce qui les revoltait d'abord; le tems parvient à confondre la mensonge & la veritè; les faussetés les plus demontrées finissent par devenir des faits indubitables pour les ignorants & les paresseux qui font par tout le plus grand nombre._ Infatti quando l'errore, o l'impostura ha durato per lungo tempo sopra la terra, acquista una solidità che niuna causa può rimuovere; ciò che molte persone hanno fermamente creduto per vari secoli, pare avere de' fondamenti reali, e tutto l'aspetto di probabilità. Allorchè una volta le traccie dell'impostura sono state cancellate dal tempo riesce più difficile di rinvenirle; ed è così che quasi tutti gli uomini ritrovano più agevole di appigliarsene all'opinione ricevuta che di ricercare penosamente ciò ch'essi dovrebbero pensare.

Ecco le vere genuine cagioni dell'indolenza che gli uomini dimostrano generalmente tutte le volte che trattasi di rendere conto a se stessi de' motivi delle loro opinioni, specialmente tradizionali, essi restano paghi di seguitare il torrente comune. D'altronde, quando il pregiudizio è sostenuto dalla forza, (come lo pensa un politico filosofo) e diventa necessario agl'interessi di un Corpo potente, si rende assai pericoloso di combattere e pochi individui hanno il coraggio di reclamare contro le menzogne che tutto il mondo approva, e che l'autorità sostiene con impegno. Inoltre l'errore quando è abitualmente inveterato passa per verità, e diventa, in mente di coloro che ci si abbandonano, tanto dilettevole com'essa. Noi tenghiamo a' nostri vizi, ed a' nostri pregiudizj; le virtù, e le opinioni che loro sono opposte, ci appariscono ridicole, o dispiacevoli: sono queste disposizioni inerenti alla specie umana, [e le] quali fanno che le nazioni s'identificano a poco a poco colle opinioni le più stravaganti, colle fa[vo]le le più ridicole, e co' più assurdi sistemi.

(36) Eh! che? È egli mai possibile, esclama _Bolingbroek_ che il Dio dell'universo non possa mai essere da' popoli adorato che pel gran Lama, per Mosè, //pel Pontefice Romano\\, per Maometto, senza che alcuno vi sia, nell'immensa folla di questi adoratori, capace di conoscerlo, amarlo, adorarlo in forza della propria sua ragione? Una sì strana procedura, aggiugn'egli, a cui la massima parte degli uomini lasciasi trascinare sull'assunto primario, e il più importante per la felicità di questa Specie, non parrebbe concorrere a dimostrare essere la medesima composta di macchine animate, l'istinto limitato delle quali non oltrepassa i momenti presenti?

Tale era l'inconseguente pensiere di Bolingbrock ma quest'Inglese era deista, ed il di lui sistema non potea dettargli de' principi differenti: noi però che abbiamo la sorte di appartenere ad una credenza vera, infallibile, e divina facciamo servire la ragione di appoggio alla rivelazione, col mezzo della quale reputiamo un dovere di conoscere, obbedire, e adorare l'infinito autore della natura.

(37) Alcuni si fecero bizzarramente ad opinare che tutto ciò che era al di sopra dell'umana percezione riuscendo di sua natura propriamente inintelligibile, dovea essere per tanto riguardato come inutile, o assurdo, e che per conseguenza l'ignoranza, o il disprezzo delle scienze che illuminano, sosterrebbe le veci del sapere. Quale insania!

Se la credulità cieca, dice _Charron_ (_Trait. de la Sagesse, T. III._) è una debolezza che degrada la ragione, la prevenzione precipitata che condanna è un ingiustizia che la sana filosofia abomina, e disprezza; il saggio non crede, e non giudica di veruna cosa temerariamente senza esame; esso cerca d'illuminarsi e su' pensieri, e sulle cose, e s'egli si risolve di svelare l'orrido bandello che l'autorità, e l'educazione avevano tenacemente attaccato sopra i suoi occhi per sino dalla sua più tenera infanzia, ciò non dee essere veramente, che per meglio scorgere da vicino le insidie proditorie della menzogna, e liberarsene con felice successo; ed affine di potere camminare più sicuramente all'eterno lucore della verità, del buon senso, della ragione.

(38) Non è già come lo pensano assurdamente alcuni che l'uomo diventi incredulo appena comincia esso a contrarre l'abitudine del raziocinio; egli tale non diventa che unicamente delle orride follie che il fanatismo aggiugne sovente alla sana Religione, che la rende contraria a tutti i principj del buon senso, e che porta un colorito di menzogna in fronte di tutte le nozioni che la teologia ci trasmette come sacre, ed essenziali. Quindi l'uomo illuminato rigetta soltanto quella credenza ributtante fabbricata dall'ignoranza, sostenuta dall'illusione, e propalata dalle chimere, per che riconosce sensibilmente che questa lungi dal rendere gli uomini più saggi, e più felici è la sorgente inesauribile de' più gran disordini, e delle calamità permanenti di cui l'umana specie è afflitta; ed esso prende solo ad impugnare la difesa di quella Religione che ha per sua base la nuda verità, per suo scopo la ragione, per sua guida la tolleranza; vi si attacca, e dichiarasene fautore, bene convinto intimamente essere questa l'unica edificante Religione accetta all'Essere Supremo, e capace di rendere al grado Sommo felice gli osservanti che vi si consacrano con un Cuore integro, con un animo scevro da pregiudizj, e con uno spirito suscettibile di lumi, di Coltura, e disinganno.

(39) Ogni uomo di cui lo spirito si abbandona interamente alla riflessione, dice un pensatore anonimo, non può a meno di conoscere i suoi propri doveri di scoprire i rapporti esistenti fra Dio, e lui, e quelli che vincolano esso co' suoi simili, di meditare la sua natura, d'investigare i suoi bisogni, e d'istruirsi di tutto ciò ch'esso dee agli esseri contribuenti alla di lui felicità. Si fatte riflessioni conducono direttamente alla vera cognizione della morale cotanto urgente per gl'individui che vivono in società, ed una scienza tale non si acquista che mediante il solo studio dell'uomo, e de' rapporti suoi: _celui qui ne réflechit point parlui même_ (aggiugne l'anonimo citato) _ne connoit point la vraie morale & marche d'un par peu sûr dans le chemin de la vertu._

In fatti è col chiarore dell'evidenza troppo ben riconosciuto, che gli uomini tanto ragionano meno, tanto più il loro Culto è imperfetto, e più sono incapaci di virtuose azioni; gl'individui de' quali si compone la classe infima del popolo sono, per l'ordinario, i più stupidi religionarj non solo, ma sovente riuscire si mirano ancora i più perversi degli uomini, per che sono quelli che ragionano il meno.

(40) La cieca sommissione che ovunque hanno mostrato presso che tutti i popoli della terra per i respettivi Ministri de' loro Culti, fu sempre mai il patrimonio di questo Ceto, il quale non lasciò in verun tempo sfuggire l'opportunità di profittarne, onde acquistare sull'animo di quelli un ascendente assoluto fino a persuaderli non esistere per essi altra regola di Condotta, che quella che piaceva a' medesimi d'indicare loro. Certamente se questo loro ascendente avesse avuto per disegno di megliorare la condizione di coloro su' quali avevano essi diramato il loro aggravante dominio, il giogo che da quelli era imposto, sarebbe loro riuscito alquanto più soffribile; ma sotto pretesti d'instruire, e d'illuminare gli uomini, esso non si è mai aggirato che a ritenerli propriamente nell'ignoranza, a togliere loro il desiderio di conoscere gli oggetti che gl'interessano il più, ad insinuare loro un avversione fin anche per la verità, da quando essa non si accorda colle opinioni che questo ceto pretende di avvalorare fra i mortali. E pur troppo così che tutto concorre a rendere i popoli devoti, ma tutto si oppone altresì a ciò che essi sieno umani, ragionevoli, e virtuosi. Non si potrà egli mai fare accordare la religione co' lumi dello spirito, colla virtù, e col buon senso? Da voi soli o ministri di altari l'umana specie attende con la più avida impazienza questo bene.

(41) Noi abbiamo già dimostrato altrove che gli ebrei non mancano di eruditi autori, e di ottimi instruttive produzioni dove potrebbero essi attignere, con successo, le più chiare nozioni di virtù, di coltura, e di buon senso; ma l'uso riprovabile sembra che abbia oggi fatalmente prevaluto a fare loro preferire le opere nelle quali le //insulse\\ {{inutili}} questioni, le prolisse controversie occupano la più estesa parte, ed è da queste che follemente pretendesi attignere que' sani principj di cui hanno essi tanto urgente bisogno; in vano ci lusingheremo noi di vedere consolidarsi una riforma durabile nell'educazione, e ne' Costumi del Popolo Ebreo, fino a tanto che coloro destinati a conferire l'una, e dimostrare la necessità degli altri, adotteranno de' metodi tutt'affatto contrarj per pervenirvi.

Cap. VI.

Metodo indispensabile per sistemare solidamente le teorie sulle quali erigere si potrebbe un nuovo piano interessante di scientifica educazione universale.

Le indagini accurate da noi fatte fino al presente, relativamente all'educazione, non ebbero altro scopo che dimostrarci in chiari sensi, che di tutti i metodi di educazione morale praticati fino ad ora, il più inutile per l'uomo, e sovente ancora il più pericoloso per i fanciulli ebrei in particolare, dovette, senza dubbio essere quello che adottavasi nel conferirla in Italia dopo alcuni secoli. Noi rimarcammo, inoltre, come tutti i flagello dello spirito, sia dalla parte della religiosa superstizione di cui essi erano imbevuti, sia da quella di una depravata educazione ch'era loro insinuata, assalivano quegli sventurati innocenti fino dalla culla, per quindi riprodursi nelle scuole un giorno, e soggiogare la gioventù dopo di avere dannevolmente ingannata l'infanzia. È ben tardi per fare gustare all'uomo i melliflui frutti dello spirito, da quando gli errori, e le debolezze, con cui si tenta di corromperlo, ne hanno già profondamente radicati vizj letali, e fattone pullulare i germogli funesti. L'uomo saggio, il viaggiatore istruito sdegnati da si detestabile abuso, rappresentandolo come un assassinio civile, fremevano entrambi di orrore al solo considerarne i malefici effetti; attualmente più essi non vi pensano senza deridersene, vedendo oggi gli assurdi passare in abituale consuetudine, ed io me ne dileggio con essi, benchè non senza qualche interno rincrescimento; io che nato nel seno di quella stessa religione, educato, e vissuto sempre fra i suoi abitatori, ebbi adito sovente di verificare, con positiva certezza i dati esposti, e di esperimentarne, in un tempo medesimo, in ogni parte i perniciosi effetti.

Ma io inerisco a giudicare niente di meno che l'antidoto a questo gran male non opererà facilmente e lascerà per lungo tempo le traccie della sua venefica infezione. I mali dello spirito saranno mai sempre i più lenti e i più difficili a guarire, specialmente se dessi trassero sorgente dagli usi e dalle massime palliate con viluppo seducente della Religione, e profondamente inveterate (42).

Una gran parte delle nostre vaghe, ed opime contrade fornisce attualmente uno spettacolo penetrante e pare che somministri delle speranze fondate; ma vi è motivo sufficiente ancora da temere l'influenza fatale delle pessime abitudini, e la debole attività delle conferite Istruzioni. Se l'Italiano specialmente non lasciasi guidare per se stesso dalla convinzione felice di cui esso ha estremo bisogno; s'egli non tenta di ogni mezzo possibile per procurarsela, egli ondeggerà ben tosto in un pelagio d'incertezze, che dovrà un giorno esporlo, senza scampo, a tutti i disordini immaginabili, e la minima sventura che gli potrà soppraggiugnere sarà quella di risentire i timori, i rincrescimenti, e le debolezze di un essere sfuggito piuttosto, per qualche breve istante al baratro infernale della superstizione, dell'ignoranza, che nato per la coltura dello spirito, e per gustare le soavi delizie delle scienze: _C'est l'éducation_ (dice _G. G. Rousseau_//)\\ {{nel}} suo _Emilio_) _qui doit donner aux ames la forme qui leur convient dans les société, & diriger tellement leur opinions, qui elles soient sages par inclination, par passion, par necessité._

Questa è una verità che noi dobbiamo fare intendere sensibilmente agli ebrei italiani in particolare, i quali sebbene appariscano cotanto proclivi agli smarrimenti della ragione, per altro, confessare dobbiamo ch'essi non mancano di quella dose d'acume necessaria per distinguere i pregj, ed i vantaggi; noi dobbiamo ispirargliela ancora, per che i medesimi sono divenuti fino ad un certo punto amanti della novità. Ma l'esecrabile pregiudizio, l'abitudine imperiosa, e intollerante, la cieca macchinale venerazione che si ha regolarmente da' medesimi per le opinioni ricevute: questi sono gli alberi funesti che l'Italiano in generale giugne difficilmente a sradicare e intanto che i germi pestilenziali di questi alberi non saranno a gran forza diffinitivamente svelti, i rampolli venefici ripulluleranno, e si mischieranno agli arboscelli che loro si farà con tante sostituiti (43).

Ecco dunque, in breve, quale dovrà essere lo scopo primario, ed essenziale che ora tento prefiggermi; ecco il solo punto centrale dove tutti i miei fraterni disegni hanno concorso lusingato dal buon esito degli altri omai fin quì tentati; sebbene io non ignori quanto ogni proposizione di riforma tanto nel Culto quanto relativamente a' Costumi sia stata sempre mai riguardata dall'ebraismo generalmente in uno de' suoi medesimi individui come una temerità punibile ad ogni riguardo (44); io però, senza bilanciare sull'intrinseco valore di simile contegno, non vi oppongo frattanto che una semplice osservazione morale, ed è questa precisamente quella che allontanando dal suo spirito qualunque renitenza in contrario, mi ci fece risolutamente determinare; or se l'uomo (tali furono i miei ponderati riflessi) dee la verità unicamente alle sottili ricerche dell'uomo, che può esporla senza timore al chiaro giorno (45); se la fondata cognizione di quella è sempre utile al mondo; se chiunque interessato ad illuminare gli esseri che riconosce appartenere alla sua specie, ha diritto di proporre ciò ch'esso reputa potere essere di qualche utilità per i medesimi ogni Cittadino dunque, amico de' suoi simili, ed illibato, per gli stessi imponenti motivi ha esso un diritto inappellabile di progettare alla medesima sua nazione della quale fa parte, tutto ciò ch'egli riconosce idoneo a potere contribuire alla di lei felicità permanente, e universale (46).

Ma senza digredire di soverchio in altre prove, o argomenti, il nuovo metodo interessante d'Istruzione morale che noi passiamo a stabilire, senza ritardo, farà più sensibilmente conoscere l'integrità delle filantropiche intenzioni, e la ferma solidità de' miei principj ad un tempo medesimo, prevenendo però non avere io rivolti i miei disegni alla parte di una coltura universale, o di una enciclopedica letteratura, nè credasi già che con tale metodo io aspiri a formare degl'individui Israeliti, o di tutti coloro, che al pari di essi ne hanno duopo estreme un consorzio di filosofi, o di genj versati in qualunque ramo di Letteratura; a me basta soltanto di potere somministrare con esso il mezzo più agevole onde accrescere il numero degli uomini saggi, utili alla patria, e illuminati, facendo loro conoscere ancora quanto le sublimi cognizioni riescano vantaggiose, e necessarie a tutta la specie umana a cui non mancano certamente abbondanti risorse in questa parte (47).

Entrando dunque nello sviluppo analitico del metodo in proposito, noi ne ridurremo la vera pratica alle ristrette classificazioni seguenti.

Prima; gionto sia il fanciullo all'età di 4. anni si cominci ad iniziarlo nella cognizione de' caratteri epistolari, e delle cifre arabe, e de' numeri, facendosi compitare gli uni, e calcolare le altre, e nel tempo medesimo gli si farà contrarre l'abitudine di servirsi non meno quelli di queste; notando però che da questa età potrebbe cominciare a farsi luogo ancora lo studio della Religione, il quale si dovrebbe fare consistere da principio per i fanciulli ebrei nella spiegazione, e compitazione de' Caratteri ebraici punteggiati indi a quella di alcuni brevi preci quotidiane, affinch'esso possa mettersi a portata un giorno d'intenderne il valore, e di usarvi così maggiore cautela, ed attenzione quando le recita.

Da queste prime macchinali operazioni due solidi vantaggi risultare noi vedremo; l'uno sarà quello di fare applicare i fanciulli per varie ore consecutive del giorno accostumandogli, come per gradi, a sfuggire l'ozio, ed a conoscere, per isperienza, ciò che sia per se stesso metodo, assiduità e disciplina; l'altro sarà poi quello di farci scuoprire per tempo le loro inclinazioni naturali nello sviluppo successivi delle idee che di una in altra lezione vederemo succedere in essi, onde poterli un giorno destinare a quel genere di vita a cui essi inclinano maggiormente.

Tutte queste elementari lezioni dovranno compirsi tutto al più nello spazio di un solo biennio.

Seconda; renduto che avremo il fanciullo, col mezzo di si fatte preparazioni, a sufficienza pratico di una nitida calligrafia, di un esatta aritmetica, ed intelligente di una parte dell'idioma ebraico, e del volgare gli si farà distribuire il suo tempo ora nella Spiegazione del Pentateuco, ed ora nell'esatta Cognizione della sua lingua patria, che dovrà essergli insegnata per principj; è allora che bisogna fare a poco, a poco esercitare la sua memoria, in particolare sugli elementi della morale, i quali ridotti ad altrettanti precetti si avrà cura di farglieli ripetere sì di frequente, che infine gli restino indelebili nella memoria; lavoro che per felicemente riuscirci esiga per lo meno il completo intervallo di altri due anni.

Terza; qui avrà luogo la topografia del proprio paese che si dee supporre noto già per pratica agli alunni, e quella farà introduzione alla Geografia parziale, e generale; indi la medesima darà accesso facile alle istruzioni della sfera, nel modo che questa incamminerà agli elementi della Geometria, la quale al parere di Loke, dee essere meccanica, e ridotta alle dimostrazioni solide, e materiali, e non già nè di soverchio astratte nè troppo poco contemplative; è anche oltremodo necessario d'instruirlo nell'Istoria, cominciando da quella del proprio suo paese, poscia de' limitrofi, in seguito de' più lontani, e discendere finalmente alla storia universale del mondo conosciuto.

Per altro, il tempo più opportuno sembrami questo di fare apprendere a' giovani anche le lingue viventi le più comuni quali sarebbero la francese, l'Inglese, la tedesca, e la spagnuola col soccorso dell'idioma Italiano, di cui dobbiamo a quest'ora crederli mediocremente intelligenti; e questo utile esercizio dunque appiana loro il difficile sentiere alla vasta cognizione delle così dette Lingue morte, ovvero di quelle che ora più non si parlano nel Commercio della vita. Contemporaneamente all'applicazione di questi ameni studj non debbono i fanciulli ebrei porre in abbandono, o trascurare quello importante della Religione, la Lettura, e la spiegazione de' Profeti, degli scritti che ci restano di Salomone (48), de' salmi di David, del patetico, ma energico, e sublime poema di Job, e di tutto ciò che resta dell'intera _Mikrà_; cimentandoli a fare delle ponderate osservazioni sullo stile, ed i pensieri di ognuno di questi sacri scrittori, e metterli a portata di trarne le conseguenze le più esatte, e le più giuste, e le metodiche induzioni. Tutto questo Corso, sia di uno, sia di altro ramo inserito da noi nella terza classe potrebbe, senza dubbio effettuarsi entro lo spazio di sei anni, termine in cui l'età del giovine conterebbe anni quattordici (49).