Part 4
In seguito di tutto ciò può egli supporsi giammai nella natura uno stato più deplorabile di quello dell'ignoranza per le infelici nazioni che ne sono predominate? _Toute nation sans lumières_, dice _Elvezio_, _lorsqu'elle cesse d'être sauvage, & feroce, est une nation avilie, & tôt ou tard subjuguée. Ce fut moins la valeur, que la science militaire des Romains qui triompha des gaules._ Si consultino le Istorie di ogni età dell'universo, si esaminino i monumenti di tutti i popoli che conosciamo, e noi resteremo a colpo d'occhio convinti che i secoli d'ignoranza sono stati in ogni epoca i più funesti per l'umanità; il regime di quello che comanda non è allora che il dominio della crudeltà, e della frode; al buon ordine che rimunera la virtù, e punisce il vizio, succede una scossa continua di una turba di malvaggi contro il tenue numero di giusti, è allora quando i poteri rivali si fomentano da ogni parte al prezzo detestabile di sangue umano, che trucemente si fa scorrere a impetuosi torrenti; è allora che le //infelici\\{{sventurate}} nazioni contaminate dall'alito pestilenziale di questo mostro, si abbandonano in preda a ogni delitto, più non conoscono i fondamenti delle Leggi nè i doveri sociali, nè i rapporti dell'uomo col suo simile, nè i sacri diritti di natura; ma tutto infine si converte in abuso tirannide, ingiustizia; è, per ultimo, in tale situazione deplorabile, quando l'impostore profittando scaltramente della credula ignoranza delle abbacinate nazioni sparge ovunque il suo recondito veleno, fomenta la dissenzione fra i popoli, agguzza il cruento pugnale, e quale nuovo Coribante di un Dio sanguinario che vittime domanda, ei lo porge fra le mani dell'uomo, il quale dimentico de' vincoli religiosi di società, calpestando gli altri doveri che il vero Culto rispettabile prescrive, è costretto a divenire il carnefice tiranno del suo simile (29).
Ecco l'orribile quadro dell'ignoranza; ecco gl'infaustissimi effetti che necessariamente risultare ne debbono; or dopo un prospetto sì disgustoso, e sì lacrimevole, si oserà insistere ancora nel delirio condannabile di sostenere l'ignoranza come utile all'anima ragionevole, e come ovvia alla Religione?
(24) _Elvezio_ rapporta di avere egli stesso veduto {{esultare}} alcuni fautori dell'ignoranza inebriati dalla radicata fiducia dell'eminente conversione positiva di J. J. Rousseau, in conseguenza della ripugnanza costante che desso manifestava asseverantemente contro le Scienze: Perchè mai, ripetevano essi continuamente disperare di sua salute? Gian Giacomo protegge l'ignoranza con tutta quella fermezza di cui l'uomo è capace; odia i filosofi, si allarma contro i loro sistemi, e gli combatte; sdegna qualunque ottimo, e sottile ragionatore; se lo scrittore di Ginevra fosse un santo, cosa potrebb'egli sperare più a proposito? (Ved. _Elv. T. III. Sect. V. Nº 28._)
(25) Chi ha mai opinato, senza delirio, che le tenebre producessero la luce, e che l'ignoranza fosse il risultato della Ragione? È all'opposto assai bene riconosciuto che le prime non convengono che a que' miserabili etiopi, che nemici della luce si ritiravano entro i latiboli i più neri, onde schivarne l'incontro, e che l'altra non fu in alcun tempo utile che a' nemici della ragione, ed a' promulgatori dell'errore, della menzogna. D'altronde, l'ignorante assomigliato da un pensatore Inglese ad un frale ragnatelo che ritiratosi in un angolo tenebroso si avviluppa nella sua tenuissima tela, ed è insensibile alle innumerabili bellezze che lo circondano: _The ignorant_ (dice _Bacon_) _is a spider which into some dark corner, and wraps itself in its own dusly cobweb, insensible of the innumerable beauties which sorround it_.
Ben contraria, per altro, la destinazione dell'uomo colto questi conoscendo esattamente quanto v'ha di ammirabile nella natura, sa trarre profitto della sua propria Intellezione, in gloria del di lei autore supremo, ed in solido vantaggio de' suoi simili.
Da tutto ciò si può ragionevolmente conchiudere che l'ignoranza disonora la Religione, avvilisce i suoi pregj, e che la scienza la rende più venerabile, più sublime, e che per conseguenza la credulità dell'ignorante non ha per base che la cecità la più insana, e la più brutale, e che quella dell'uomo scienziato è sostenuta dalla verità la più integra, e nutrita dalla ragione.
(A) _Sal. Proverb. Cap. 8. v. 2._
(26) _Seneca_ il filosofo c'insegna, e ci consiglia non solo a non dovere mai trascurare le scienze, ma a studiarci ben anche di trarne tutto quell'ameno giovamento che se ne dee aspettare; quindi è che noi considerare la dobbiamo non già come nostro fine speciale, ma come mezzi soltanto che possono condurci con sicurezza; e se quelle non hanno per oggetto immediato la virtù, preparano ad essa, ed agevole ne rendono l'acquisto: elleno sono (per servirmi della frase medesima del citato filosofo) rispetto a questa, ciò che i primi elementi della Grammatica sono verso le Belle Lettere; _non quia Virtutem dare possunt, sed quia animum ad accipiendam virtutem preparant. Quemadmodum prima illa, ut antiqui vocabant Litteratura per quam pueris elementa traduntur &c._ Ep. 88. E _Cicerone_ con sensi meglio espressi avea già detto avanti Seneca che lo studio delle scienze è l'alimento della gioventù, ed il sollievo della vecchiezza; nella prosperità esse ci servono di ornamento, e di asilo nelle disgrazie; ci diletta in casa non c'impedisce fuori, e in viaggio, e nella solitudine, in ogni tempo, in qualunque siasi luogo forma la più grata delizia della nostra vita: _Studia adolescentiam aliusto senectutem oblectant secundas res ornant adversis perfugiunt præbent delectant domi, non impediunt foris, pernoctant nobiscum, peregrinantur, rusticantur_: Cicer. _Tuscul. Qæst._
(27) Io quì altro non faccio che passare celermente sopra tutte queste Scienze, attenendomi soltanto alle principali, le più generalmente conosciute, e praticate dagli uomini, tacendo le tante altre che già accessoriamente o direttamente possono tutte essere comprese nella Categoria di quelle medesime da noi già menzionate, siccome coloro che sono sufficientemente versati nelle medesime possono rilevarlo agevolmente in tutta l'estensione. Ho stimato, per altro, quì prescindere dall'Eloquenza, la quale sebbene utile sia per se stessa, qualche volta necessaria, e sempre amena, ed istruttiva, non tanto essa non fu mai riconosciuta da' dotti come scienza, ma solo semplicemente come arte.
(28) Qualunque male da cui sono gli uomini tormentati, e oppressi non trae, per l'ordinario, sorgente che dalla sola ignoranza; essa forma il terribile supplizio de' suoi fautori medesimi e quale mortifero Contagio infetta, e distrugge tutto ciò che ne comunica; quindi se un tale venefico malore noi possiamo giugnere ad aumentare dal Consorzio degli uomini, possiamo inoltre essere presso che garantiti di avere dissipato ancora ogni germe funesto del male morale; in certa guisa niente di meno del fisico pericoloso per il genere umano. L'ignoranza, come giudiziosamente lo rimarca il Sidney, non solo trascina le intere azioni entro il baratro de' vizj più degni di abominio, ma estingue del tutto in esse parimenti per sino qualunque sentimento di equità, di umanità, di onore: cosa è quello mai che l'ignorante desidera coll'avidità la più irrequieta? Che l'uomo diventando inferiore di se medesimo sia superstizioso, e assurdo: cosa è mai ciò che il più esso teme? Si è che l'uomo sviluppi il suo spirito, e illumini la propria sua ragione; di qui è che i più ignoranti sono, senza contraddizione i più brutali ed i più spietati: chi si mostrò nelle guerre decorse il più tiranno, ed il più sanguinario di tutti i popoli? L'ignorante e il barbaro Portoghese; esso recideva trucemente il naso, e le orecchie egli sventurati prigionieri che aveano l'infortunio di cadere fra le loro mani; e quanti altri autentici esempi di medesimo valore non concorrerebbero a confermare queste verità, se arrestare io non sentissi la mia penna dall'orrore nel riportarli!
(29) Chi potrebbe calcolare, se non al certo, almeno al verosimile, il giusto numero di secoli consecutivi, durante i quali noi ci siamo straziati mostruosamente per contendere alla natura il suo incontestabile potere, ovvero per sostenere delle mistiche favole, e delle sacre chimere, che gl'insensati apologisti dell'ignoranza mettevano in campo ad ogni istante adombrate dall'orpello seducente di simulata religione? Questa pratica brutale non è ancora interamente distrutta; essa è soltanto indebolita; le traccie malefiche, pur troppo, rimangono tutta via intatte fra gli esseri umani, ed è la sola truce maniera di eseguirla che ritrovasi unicamente cambiata.
Dopo che per uno spazio incommensurabile di tempo si vide scorrere ovunque a lunghi, e perenni ruscelli il sangue umano apparentemente in onore, in gloria, e per la difesa della verità, si fosse almeno pervenuti a crederla, o a distinguerne il sembiante in tutta la sua integra purità! Ma ciò era in fatti per viemaggiormente consolidare, e propalare l'errore, per cimentare l'ignoranza, e il fanatismo, ed affine di procurare loro il punto d'indestruttibilità a cui desse anelevano d'accordo colla più tormentosa impazienza; ciò che riuscì eglino infine, molto agevole di conseguire, mentre, siccome pensa giustamente _Pascal_: _jamais_, dic'egli, _on ne fait le mal si pleinment, & si gaiement, que quant ou le fait par un faux principe de coscience_. Pens. 38.
Ma l'illusione finalmente cessa, e si svanisce quando più non ha la menzogna per suo Centrale punto di appoggio, nè la criminosa ignoranza per servirgli di rilievo; ed è allora che l'esimia verità sbalza, per così dire, agli occhi nostri in tutto il suo più fulgido splendore: potessimo almeno rimirare questo prodigio edificante a' nostri giorni!
Cap. V.
La Riforma dell'educazione è talmente relativa, ed accessoria alla Rigenerazione del Culto che proclamata quest'ultima con successo noi vedremo quella immediatamente risultarne
Se il felice sentiere della verità fosse stato quello persino dall'origine del mondo unicamente praticato, e battuto, e che di una in altra generazione gli esseri umani vi avessero fatti de' solidi, e durevoli progressi, ma senza divagarsi però nelle tortuose regioni delle chimere, il sacro codice della Religione non meno che l'Istoria delle scienze sarebbero entrambe oggi per noi gl'infallibili monumenti della ragione; essi tramanderebbero insieme la luce la più nitida, e la più sfavillante, e nell'una, e nell'altra vi ritroverebbero gli uomini con sicurezza la scorta indefettibile della condotta loro della loro vita, tanto nella speculazione, quanto nella pratica, e attualmente si sarebbe ormai raggiunto il positivo disegno commendevole a cui esse tendono, d'accordo, per la felicità universale del genere umano; cioè, di avere sopra ogni specie di soggetto quella precisa certezza della quale possono, e le une, e le altre essere suscettibili: _comme le bon usage des sciences_, riflette un pensatore moderno, _affermit en nous le penchant qui non porte au bien, de même notre amour pour la verité augmente aussi les lumières dont nous avons besoin pour la defendre_ (30).
Riguardandole sotto un simile punto visuale, niente al certo è più eccelso, più ammirabile, nè più adeguato a costituire la solida gloria, e la delizia dell'uomo quanto lo è la religione alla chiara purità da noi fin quì ridotta, quanto lo sono le scienze, quelle meramente utili, e necessarie alla condizione degli enti ragionevoli (31); ma da quanto questa progenie cominciò ad abbandonarsi ciecamente a' prestigi del fanatismo, dal momento fatale in cui si lasciò essa ferocemente predominare dall'ambizione, dall'errore; gli smarrimenti tennero le veci dell'una, le passioni degradanti formarono lo scopo essenziale dell'altro. Quale soggetto di sensibile stupore non avrà dovuto mai recare ad una mente illuminata di vedere le innumerabili pratiche informi, palliate sotto il nome illusorio di Religione, che dal troppo credulo Popolo d'Israel professavasi fino ad ora, e la mostruosa educazione che conferivasi, dopo tanti secoli, agli sventurati rampolli di questa Nazione? Quanto era essa mai opposta a quella che riceveva già questo medesimo popolo ne' tempi andati (32)! Quale orrore di osservare le turbe immense de' fautori dell'una sostenere a gran forza i loro mistici travviamenti e lo sciame spregevole de' partigiani dell'altra quali forsennati garrire contro chiunque opporre si volesse all'ignoranza loro a' corrotti ammaestramenti? Non è appunto così che l'età decrepita del mondo non differisce dall'infanzia di esso relativamente all'ebreo nato in certi climi, che per mezzo della superstizione, dell'ignoranza? Incongruenze sì enormi non sembrerebbero fatte espressamente per confondere gli spiriti, renderli alieni dall'edificante Religione, dalla proficua coltura delle scienze, piuttosto che ad alimentare ne' medesimi una vera tendenza verso di quella, ed una decisa propensione per questa (33)?
O uomini! o illusa progenie d'Israel! o miei fratelli! Scuotiamoci una volta per sempre da sì torpido letargo; quando mai c'indurremo finalmente ad abjurare quegli errori umilianti imbevuti nella prima educazione che tanto ci degrada? Quando arriveremo a distruggere ancora que' venefici elementi che l'ignoranza, e il fanatismo c'insinuarono un giorno, e che formeranno eternamente l'ostacolo funesto insuperabile a' felici progressi della nostra abbacinata ragione? Proclamiamo, per tanto la riforma universale de' Costumi con quel successo medesimo avventuroso con cui già quella opportunamente proclamammo della stravagante credenza de' tempi andati; usciamo dall'abisso dell'ignoranza di ciò che più dovremmo interessarci di conoscere, in cui gli ammalianti prestigj di una supposta Religione ci aveano immersi, e sgravati allora da que' Ceppi crudeli che ci tenevano avvinti, noi potremo fissare con successo un nuovo metodo di educazione morale, capace a distruggere quegli automati, che l'antico fatalmente produsse, ed ovvio, nel tempo stesso a rigenerare de' Cittadini illuminati degni del sovrano eccelso che gli governa, utili alla patria che vide nascerli, e ne' quali essa ripone onninamente la più solida sua felicità (34).
Per altro, dissimulare non posso in alcun modo che le indagini che io mi sono proposto esigono, senza dubbio, una discussione analitica, e profonda, ed in faccia alla generalità degli uomini ogni esame di tale natura mirasi riuscire per l'ordinario annojante oltremodo, e disgustoso: ma è egli mai possibile di spargere degli ornati che dilettino sopra de' soggetti cotanto gravi, ed importanti? Comunque sia, io non iscrivo già per gli uomini di genio, pe' filosofi abituati al raziocinio, ed alle fatiche della mente; da questi non esigo (come ho altra volta fermamente protestato) che il loro Compatimento; io mi prefiggo soltanto d'illuminare l'idiota, l'uomo ignorante che incapace di profonda riflessione, si disgusta facilmente di ogni soggetto che la richiede, e pago esso resta unicamente di ciò che intende dagli altri, abituati al pari di esso a confondere la menzogna colla verità, e ad ammettere alla rinfusa tutto ciò che si ebbe un interesse di fare con violenza entrare nelle loro teste (35); e l'esperienza, che rare volte inganna, mi ha, pur troppo, infinite volte convinto ch'egli è sopra tutto nel grembo dell'Israelismo che queste macchine umane sono il più agevolmente reperibili, più di ogni altro luogo partitamente in Italia.
Ma ciò nulla di meno poco importa, l'assunto non è sì arduo ad intraprendere quale immaginare si potrebbe, nè la pena tanto eccessivamente malagevole a soffrirsi: ma prima di ogni altra cosa diffinire ci è duopo, cosa intendere mai dobbiamo per religione. Altro questa certamente non è che l'esatta pratica di doveri che vincolano l'uomo al suo Creatore, ed il pubblico esercizio di quelli che in complesso denominasi _culto_ si riduce alla Cognizione, ed all'adorazione di quest'Essere Supremo, che è lo stesso che dire, avere delle idee nette della sua Divina onnipotenza, e de' di lui ineffabili attributi, amarlo, confidarvisi, temerlo, e modellare, infine, sulla sua eterna volontà tutte le nostre morali, e religiose azioni: or, come mai l'uomo potrebbe compiere tutto ciò esattamente, senza l'immediato soccorso della propria sua Ragione (36)?
Proseguiamo ancora: a che mai si ridurrebbe il Culto che prestato fosse all'onnipossente da una ragione imbevuta di que' tanti venefici principj che per reiterate volte riprovammo, allora quando ci emerse di parlare di coltura, di talenti, e di religione? A quali massime perniciose non abbiamo veduto noi soggiogato l'ebreo più di una volta, nelle pratiche stravaganti del suo Culto antico; quali venefici elementi noi lo vedemmo imbeversi ancora nella sua depravata educazione morale? Dal che può illativamente dedursi quale prossima analogia esista fra l'esercizio del vero Culto, e lo sviluppo della Ragione, di maniera che si comprende ad evidenza, come la riforma dell'una sia in ragione diretta della riforma dell'altro, ed ad un tempo ci fa con eguale chiarezza conoscere, che se la prima è necessaria, urgentissima è la seconda; e restiamo pure convinti senza difficoltà che non v'ha solo che l'uomo saggiamente educato il quale possa conoscere a perfezione l'esimio prezzo di una tersa, e consolante religione, siccome è incontrovertibile ancora che questa senza l'educazione diventa una follia, ed una mostruosa infermità dell'intelletto; per maggiormente comprovarlo anche una volta, io ne attesto la Religione che veggiamo praticare specialmente all'ebreo Italiano, al Polacco, all'orientale, può essere quella giammai più opposta al vero Culto che rendere dobbiamo al sommo autore dell'Esser nostro, più avversa allo spirito integro che dee essergli di guida? È essa da mettersi a livello coll'eccelsa Religione professata da' Maimonidi, dagli Abravanel, da' Menasse Ben Israel, da' Mendelshon, e da molti altri, che formeranno l'ammirazione de' secoli avvenire, come lo furono dell'età in cui vissero e che tanto poco si curano i recenti Israeliti d'imitare. Frema pure ogni anima profana nel mirare il solo filosofo depositario del puro inalterabile Culto che gli enti ragionevoli debbono prestare all'eterno creatore della ragione; io frattanto non cesserò di ripetere mille volte ancora che al solo filosofo appartiene superiormente di conoscere le divine perfezioni, e com'egli è il solo a sentire la necessità, ed il dovere di apprezzarle, di venerarle, così è che ad esso, e non ad altri spetta l'alta benemerita ingerenza d'instruirne anche la specie, malgrado che da questa vedasi lanciare sovente per guiderdone delle fraterne sue Cure il dardo micidiale della reproba superstizione contro di esso (quale pur troppo è regolarmente l'unica mercede che l'esimia filosofia ottiene dall'uomo ingrato). Il sano filosofo, per che dell'esistenza indelebile di un Dio intimamente convinto, e persuaso dell'urgente necessità di dovergli rendere un culto semplice, veridico, e perfetto, invariabile nel suo credere, circospetta nell'osservare, e nell'ammettere sempre riserbato, e costante (37); lungi dal fomentare la superstizione la detesta, ne misura l'abominio alla società de' suoi simili dimostrandola come ingiuriosa oltremodo alla Divinità che adora, ed abbandonato a contemplare negli esseri creati la feconda inesauribile mano dell'onnipossente vivo conserva in se medesima ed inspira nell'animo degli altri l'amore, il rispetto, e la riconoscenza verso di esso, dove in massima consiste l'ingenuo e il vero Culto che gli si compete: è desso quello che dall'ordine incommutabile con cui osserva dirigersi l'universo con tutti gli esseri che lo compongono, riconosce una sovrana Provvidenza che gli regola, egli sostiene siccome dall'armonia stupenda inalterabile degli astri, dall'ordine costante della reciproca loro ligagione dalla periodica rivoluzione de' giorni, delle notti, delle stagioni, degli anni; dalla mutua concatenazione delle cause cogli effetti, e di queste con quelle, dalla vegetazione delle piante, dall'organizzazione degli animali di ogni specie, dall'uniforme varietà de' differenti fenomeni della natura, che ad ogni istante ci si offrono allo sguardo, non può esso di tutto ciò non riconoscere l'opifice sommo, il Conservatore, l'arbitro padrone. Ripieno il filosofo a tali edificanti riflessi[oni] di stupore, e di ammirazione, rapito il fautore delle Scienze da un estasi quasi divina, dopo di avere in darno ricercato ovunque, fra tutti gli oggetti che lo circondano quella solida felicità presso la quale esso anela, e niente ritrovando in questo profugo domicilio che possa rendere quanto è duopo soddisfatte le sue brame, esso consacrasi onninamente all'adorazione di questo Opifice immenso che tutto regge, e dispone con imperscrutabile Consiglio, e formandosi esso, in fine, un sistema sacro, e infallibile di tutte queste incommutabili verità eterne, lo stabilisce come per base inconcussa di quel Culto Divino che si prefigge di rendere con verità, con sentimento, e con candore al Creatore supremo de' Cieli, e della terra (38).
Or se tali principj solidi, e inoppugnabili sono ad esuberanza efficaci per formare la pura edificante religione del filosofo, per che non potrebbero essi del pari essere idonei a costituire quella dell'intero popolo d'Israel? E quali più sani, più eccelsi, e più invariabili motivi di religione può alcuno idearsi mai, che debba credersi di questa più favorita, e più accetta dal Dio di verità, utile a coloro che la professano con animo integro, ed oltremodo vantaggiosa alla società degli esseri umani? Ma d'altronde, con quale fondamento presumere di potere giugnere ad imprimere, con successo, una pratica di Culto sì Divino, e sì ammirevole, senza le debite preparazioni che possono direttamente condurvici, vale a dire, senza un profondo accurato studio della morale, e della scienza importantissima dell'educazione (39)?
E a chi mai affideremo noi con qualche lusinghiera speranza, un intrapresa sì ardua, e sì delicata, se non è a quegl'individui, che arbitri del Cuore, della volontà, e delle azioni de' popoli seppero acquistare un ascendente tale sopra de' medesimi da farli risolvere, pensare, e forse ancora gestire a loro talento (40)? O ministri de' culti! O Rabbini dell'Israelismo! Dunque a voi soli, si unicamente a voi un ministero sì eccelso, e più di ogni altro importante dal popolo d'Israel restavi affidato; ma cominciare frattanto vi è duopo dal rinunziare perpetuamente voi stessi i primi alle vostre chimere, alle vostre insulse querele; relegate per sempre nelle tenebrose regioni dell'obblio quelle mistiche allegorie, quelle bizzarre cerimonie, che se di qualche validità sarebbero forse nella primitiva infanzia dell'ebraismo, oggi che questo è ormai fatto adulto, convenire più non gli possono in verun modo; studiatevi di meritare debitamente il tuono, i diritti, e il grado che pretendete arrogarvi in faccia di esso, predicandogli le virtù realmente utili, e sociali, distruggendo gli abusi di questo Popolo, e riformando ad un tempo medesimo la sua educazione morale, e i suoi Costumi ed in vece di empiergli lo spirito di futili controversie, che ad altro non tendono che a vieppiù farlo smarrire dall'ameno sentiere della verità (41), rendet[evi] gli apologisti del buon senso, ed i zelanti difensori della ragione; in tale commendevole foggia procedendo, voi sarete l'onore del vostro popolo, come lo furono già ne' tempi andati coloro che Rabbini essendo, e filosofi insieme, sapevano essere gli uni colle mire, lo spirito, ed i talenti degli altri, meritando ad un tempo i riguardi, e la considerazione di tutti i civilizzati popoli dell'universo.