Part 3
Insensati! Può egli farsi mai un ingiuria di questa più enorme alla specie dell'uomo, alla natura allo stesso Opifice Eterno creatore dell'uno, e fondamento dell'altra, che è la stessa increata sapienza universale con cui la regge, la governa, le alimenta entrambe? Eccitati a gran forza da queste massime venefiche, ciecamente guidati da sì esecrabili principj, oseremo noi sorprenderci ancora per che l'educazione de' nostri fanciulli ebrei, e quella specialmente che si pratica in Italia ci fa fremere, per che quella è si opposta all'indole umana, per che si recalcitrante alle Leggi del Cielo, e della terra? Nè ci lusinghiamo di pervenire in verun tempo a migliorarla fino a tanto che il fanatismo si farà risentire ne' nostri Cuori con un trillo più squillante, e più sonoro di quello che la voce consolante dell'esimia ragione ci tramanda, e che storditi a tal segno dallo strepito di quello ci abbandoneremo alle cure proditorie di certi esseri automati che sotto un illusoria sembianza umana o per insofficenza ci corrompono co' loro contraddittori, e assurdi principj, o ci abbrutiscono per pravità, impressionandoci sinistramente contro lo studio delle Scienze, pregiudizio il più funesto di quanti altri mai abbiano ferocemente soggiogata la specie umana, e che noi passiamo a distruggere senza ritardo.
(17) L'interesse particolare di tali pericolosi individui di cui parliamo non è ad altro scopo fatalmente diretto che a distruggere que' sani principi che riconoscono contraddittorj a quelli ch'essi tentano ovunque fare valere scapito de' lumi, della verità, della ragione, che molto sovente essi pervengono pur troppo a soffocare nello spirito abbacinato degli uomini, e quegli sventurati che ne restano le vittime, imbevuti funestamente da tali //funesti\\{{venefici}} principj, più non sono in istato discernerne il nocumento, ne più si curano di ritrovare uno scampo sicuro onde sottrarsi al baratro infernale dell'ignoranza, e de' pregiudizj, che loro si apre sotto il passo, e dove la loro indolente buona fede dovrà tosto, o tardi miseramente trascinarli.
(18) Non so per quale consuetudine malefica si è fatto in molti luoghi tenacemente prevalere l'uso pernicioso di affidare ad una certa classe inutile di fanatici, e devoti l'arduo malagevole assunto di formare il Cuore, e lo Spirito de' giovani destinati un giorno al governo di Popoli, o al maneggio d'importanti affari. Ma quali cognizioni, di grazia, possono avere Istitutori di tal fatta, di quale interesse possono quelli essere animati? Ferocemente soggiogati essi medesimi da' pregiudizj i più enormi, è ben naturale ch'essi mostreranno a' loro alunni la superstizione come la cosa la più urgente all'uomo, e la più sana per condursi nella vita; l'intolleranza, e lo spirito persecutore, come i più solidi fondamenti di un regnante, o il corredo essenziale di un anima devota; essi procureranno di farne un Capo di partito, ed un tiranno, od un fanatico sleale, e turbolente; essi soffocheranno di buon ora, {{nell'uno}} la ragione, nell'altro la morale, e //chiuderanno\\, e chiuderanno l'accesso ne' loro cuori alla verità, e alla giustizia, onde non possino giammai arrivare a penetrarvi, gli mostreranno come inutile la coltura dello spirito; i talenti perniciosi, ridicole le scienze, e l'ignoranza al grado massimo convenevole per l'uomo. In una parola, essi faranno un devoto imbecille dell'uno, un furibondo entusiasta dell'altro, che non avrà nè questi la benchè minima cognizione di morale, nè di virtù, nè quegli alcuna idea di giusto, nè d'ingiusto, nè di solida gloria; e che saranno entrambi sprovveduti di lumi, e di criterio necessari alla differente loro destinazione.
Ecco in compendio delineato quale dovrà essere propriamente per se stesso, il piano detestabile di Educazione che potranno conferire quegl'insensati maestri a que' fanciulli, che debbono formare un giorno la felicità permanente, o la sventura inevitabile de' popoli, o la sorte lacrimevole, o ridente di molte numerose famiglie.
(19) Quintilliano ci avvertisce sensatamente che l'uomo non dee già ripetere che da se stesso la massima parte delle orride sciagure delle quali noi lo veggiamo rendersi la vittima sì di frequente: _frustra mala omnia ad crimen fortunæ relegamus; nemo nisi sua culpa diu dolet_, dic'egli: _Institut. X._ volendo, senza dubbio inferire all'efficacia possente dell'educazione morale sull'animo umano.
(20) Non è mancato chi volendo in qualche modo giustificare i Rabbini per rapporto a questa loro opinione, la quale sembra in vero trascinare seco le più dannevoli, ed assurde conseguenze, adduce che gli ebrei antichi non avevano duopo di profondi Studi per formarsi lo spirito il quale non dovea essere continuamente preoccupato che da quello solo della religione; (sempre che intendere vogliasi almeno per istudio la cognizione di molte lingue, o la lettura, e l'applicazione di opere instruttive differenti, come da noi si considera); addetti nel modo ch'essi erano alla vita campestre, circoscritti ne' loro bisogni, isolati nella società, la loro lingua materna era per essi alquanto sufficiente, e questa era l'ebraica, tale come noi la veggiamo nella Scrittura. Oltre a ciò pare verosimile che uno de' motivi principali che rendeva gl'Israeliti affatto alieni dallo studiare i libri stranieri, si era il timore d'imbeversi delle menzogne e delle favole, che allora formavano il soggetto primario, ed essenziale della Teologia di tutte le idolatre nazioni del mondo antico.
Or ammettendo quanto si espone, io aggiungo che tutto ciò potrà essere stato forse adattabile all'epoca della prima infanzia del Popolo d'Israel; ma ora che questo più non ha per patria la Giudea; ora che l'idioma ebraico più non è quello del Commercio di sua vita; ora in fine che più non ha motivo alcuno di temere le favole, o menzogne de' popoli fra i quali esso vive, non è egli vituperevole, in ogni senso, il vedersi accreditare tutta via da gran parte di ebrei, e col massimo fervore, un opinione sì ributtante, e sì lesiva al carattere onorifico di ente ragionevole?
(21) //Non v'ha delitto più esecrando in faccia degli amministratori de' Culti, generalmente parlando, di quello di mettere in dubbio un solo istante ch'essi ricevono direttamente da Dio solo l'autorità assoluta che i medesimi pretendono arrogarsi sullo Spirito de' mortali; ed è questa una verità renduta omai troppo evidente presso qualche popolo moderno, specialmente poichè un individuo che commette un misfatto qualunque, per sacrilego che siasi, e quando ancora questo offenda la Divinità medesima è tosto completamente assoluto da' suoi mistici rappresentanti col mezzo di poche monete le quali o si convertono in loro profitto, o si fanno servire per acquistare della cera da ardersi sopra gli altari in gloria di qualche martire (così distinguendo quegl'entusiasti che si fanno straziare sopra un patibolo follemente immaginando di rendere con tale stravaganza più autentica la supposta verità della credenza per cui soffrono): ma se alcuno osasse dubitare, per esempio che due dita allungate del Pontefice romano sono sufficienti a purificare un milione di anime umane in un solo, e medesimo istante, colui che in tal foggia opinasse, dovrebbe essere, secondo gli statuti monacali, dannato senza scampo nell'altra vita, e punito religiosamente in questa come iniquo, e ribelle alla mistica possanza di colui che si fa credere l'arbitro disponitore di ogni Cuore, di ogni pensiere umano, e la suprema Divinità della terra, e che come tale qualunque Cattolico romano, sotto pena di eterodossia e degli orribili flagelli che da questa derivano è obbligato per se stesso di riflettere, di credere, e di sostenere che il Papa pensa giustamente nel medesimo tempo ch'ei s'inganna.\\
//Tale è presso a poco il carattere imponente che da tutti gli altri popoli conosciuti mirasi fare de' loro Capi o ministri di Altari.\\
(22) Tutti gli Storici Arabi si accordano a descriverci questa nazione come all'eccesso barbara, ed ignorante; ciò è comprovato dall'esperienza medesima, se si riflette che quando Maometto intraprese di passare per Profeta, non vi era, al dire degli storici, che il solo _Varakak_ in tutta la Mecca, che sapesse leggere, e scrivere, e ciò anche per accidente, atteso che essendosi fatto ebreo, indi cristiano, esso apprese dopo il di lui commercio con entrambi i due partiti a scrivere l'arabo in caratteri ebraici. La poca cosa che questo popolo avea presa di coltivare le Lettere dette luogo di disegnare sovente gli abitatori della Mecca col termine di _ignoranti_, nella guisa che si chiamavano, al contrario gli abitanti di Medina: _Il Popolo del Libro_ a cagione ch'essi sapevano leggere, e scrivere, e basare i loro discorsi sulle regole della Lingua.
(ved. _Pocok Speci. p. 157. Al Bochari_.)
(23) //La confidenza illimitata che i ministri delle Religioni, generalmente parlando, seppero profondamente ispirare nello spirito de' popoli in loro favore indusse questi da lungo tempo ad abbandonare, di buon grado, nelle mani di essi l'educazione morale della gioventù, intimamente persuasi che le loro instruzioni edificanti ne formerebbero lo spirito, e il Cuore.\\
//Io non nego per altro, che molti ve ne abbia fra questi capaci superiormente d'intraprendere questo assunto spinoso, e di riuscirci ancora con avventurosi successi; ma dove ritroveremo noi attualmente un _Fenelon_; quanti _Bossuet_ possono con giustizia vantare i popoli odierni; chi mai fra questi può annoverare oggi un _Condillac_, quanti _Millot_ si conoscono nel mondo, e dove sono attualmente fra gli ebrei gli _Abenesdra_, i _Calimani_, i _Casses_ e i _Saraval_? Pur troppo al loro confronto l'esperienza contrappone oggi molti altri che animati da interessi onninamente differenti da quelli che guidavano quegli egregi venerabili ministri, contaminano lo Spirito de' fanciulli colle loro massime superstiziose, e chimeriche, a cui fanno tenere il rango, e le qualità di sani doveri, e facendo loro un inquietissimo scrupolo di elevarsi fino alla contemplazione della verità, tentano di soffocarne la ragione, e molto sovente di allarmarli ancora contro di essa; e come dunque le Scienze che gli servono di alimento ritrovare potranno giammai un libero sentiere, onde penetrare senza ostacolo, fino al Centro del loro Cuore, se questo è già infelicemente preoccupato, dal primo istante che cominciò a respirare aura di vita, dalla più deplorabile delle follie, qual'è quella di riguardare le Scienze come nocive alla Religione, e di considerare l'ignoranza come l'unico efficace mezzo indispensabile all'eterna salute dell'uomo?\\
Cap. IV.
De' pregiudizj dannevoli su' quali fondano i nemici delle scienze l'avversione decisa ch'essi nutrono tenacemente d'accordo contro di quelle; vantaggi delle medesime; danni incalcolabili dell'Ignoranza.
Quali giusti, e bene fondati motivi possono avere fatto determinare J. J. Rousseau a smentire sì altamente se stesso, a rinunziare in un istante al carattere suo, alle sue vaste Cognizioni, a' suoi perspicaci talenti, dichiarandosi apertamente L'apologista dell'ignoranza, ed il deciso difensore del suo partito? Esso non ebbe, per quanto si suppone, altro disegno che quello di distinguersi nel mondo coll'imponente soccorso de' numerosi mezzi che gli offriva la sua capacità, sostenendo arditamente un paradosso filosofico, che i suoi più inesorabili antagonisti non poterono astenersi di ammirare, e che una delle più rinomate Accademie della Francia (_Dijon_) ha decorato della sua approvazione, e del suo premio (24).
Gli odierni panegiristi poi dell'ignoranza i quali non hanno nè la facondia, nè i talenti, nè le tante risorse morali del filosofo di Ginevra, si appoggiano ad un punto assai più edificante, palliando col misterioso velo della religione l'odio inveterato ch'essi nutrono contro le Scienze, non meno che contro di coloro che le professano.
L'opinione di Rousseau, tutto che riprovata, e combattuta da' più illuminati fautori delle scienze, e che sempre condannabile sia per se stessa, è almeno fondata sopra basi filosofiche, sulle quali lo spirito di questi ha dovuto necessariamente arrestarsi: ma dove mai si regge l'irragionevole avversione che tanti fanatici settarj dimostrano univoci contro lo sviluppo della ragione? Essi dunque assurdamente pretendono che le scienze non solo conducono alla irreligione, ma che si oppongono altresì a que' fini salutari a' quali tende propriamente il vero Culto, che la specie umana è in dovere di prestare all'Essere onnipossente; e tanto è ciò vero, aggiungono essi, quanto che ogni uomo che ragiona diventa bentosto incredulo, adducendo come per autentica prova gli esempi di Spinosa, di Hobbes, di Lametrie, di Voltaire, di Mirabeau, di Bolingbroek, e di tanti altri. Quale deduzione inconseguente! Dunque per che alcuni uomini scienziati, non saprei per quale sinistro disegno, hanno fatto un uso pessimo e riprovabile de' loro propri talenti, si dovrà inferirne quindi l'illazione di dovere considerare la filosofia come perniciosa, e che debbasi proscrivere dal Consorzio degli uomini l'applicazione, e lo studio delle scienze? Se nella moltitudine prodigiosa degli esseri pensanti de' quali è popolato l'universo, alcuni di questi abusando delle loro facoltà intellettuali e de' loro lumi, si abbandonano inconsideratamente all'adulterio, all'omicidio, alle dissolutezze, si dovrà forse dedurre che tutti gli uomini debbono essere, o sieno in fatti per loro intima natura micidiali adulteri e dissoluti? Chi è mai che non discerna l'eccelsa destinazione delle scienze dall'abuso detestabile che se ne ha potuto fare da pochi individui corrotti dall'orgoglio, e travviati dalla religione? Sarebb'egli forse ragionevole di mettere in un cratere della bilancia alcuni epigrammi di Catullo, o di Marziale per contrapporli nell'altro, co' numerosi volumi filosofici, politici, e morali di Cicerone, ovvero colli dottissimi poemi di Virgilio, di Pope? E chi mai senza delirio azzarderebbe di porre in un livello stesso gli smarrimenti ontologici dello Spinosa, e l'assurda metafisica dell'autore del _sistema della natura_ col sublime _Intendimento umano_ di Loke coll'ammirabile _Fedone_ di Mendelshonn? ma finiamo una volta di garrire contro l'infamia di costoro, e conchiudiamo che ben lontano dall'essere le scienze opposte all'esimio culto inalterabile che l'uomo dee rendere al suo eterno Creatore; e tutt'altro ch'essere il filosofo incredulo di quanto la sana Religione prescrive, non vi ha che quelle che sieno più omogenee ad essa, siccome a questi appartiene unicamente l'impegno eccelso di conoscerlo, estollerne le glorie, e propalarle: altrimenti sarebbe necessario supporre che per sostenersi avrebbe duopo delle tenebre, della cecità, //degl\\{{dell}}'ignoranza: qual esecrabile bestemmia (25)!
Ovunque si rivolga il nostro sguardo scorgere dovrà indizj evidenti degl'immensi vantaggi che ci apportano le scienze; non avvi oggetto nell'ordine della natura, che quasi rimproverando l'indolenza umana per la coltura delle medesime col più dotto degli uomini non esclami _melior est enim sapientia cunctis pretiosissimis, & omne desiderabile, ei non potest comparari_ (A). Tutto finalmente ci manifesta l'uopo urgente che abbiamo delle scienze, tutto ci addita il grave nocumento che all'uomo apporta il trascurarle, per che senza di esse la ragione vien meno, stupida si rende qualunque religiosa adorazione, inutile diventa ogni talento ancora più elevato; ma affine di restare viemaggiormente convinti di questa verità troppo evidente, e ad oggetto di potere assegnare alla medesima un giudizio più ragionevole, più sensato, più inconcusso ed imporre così un perpetuo silenzio vergognoso a' calunniatori delle scienze, analizziamone brevemente lo scopo essenziale che le medesime si prefiggono, ed i solidi vantaggi perenni che ricavare incessantemente possiamo quando almeno intendere vogliasi per scienza, ciò che ne capiscono i filosofi, vale a dire, la vera cognizione di Dio, quella dell'uomo, e della Natura (26).
La _Logica_ (la prima delle scienze che si fa conoscere all'uomo) forma l'Intelletto umano, lo sviluppa, lo abilita a pensare con esattezza, e precisione; gli addita un metodo infallibile onde acquisire le idee distinte colle quali potere discernere sicuramente il vero dalla menzogna, l'erroneo soffisma che ci nuoce, e che rigettare dobbiamo, dal sano argomento che ci è necessario, e che ci giova; in una parola, condurre l'uomo a conoscere al grado massimo, e ad apprezzare gli eccelsi requisiti della Ragione.
La _Metafisica_, e tutte le altre scienze astratte che vi sono racchiuse, ci porta col pensiere (già renduto precedentemente sistemato dall'arte ragionatrice) alla investigazione delle verità ostensibili al discernimento umano, e necessarie alla sua specie, e col mezzo del raziocinio ci fornisce le più sublimi cognizioni, nel vero progresso delle quali è riposta essenzialmente la più cospicua magnificenza dell'uomo, ci eleva fino alla contemplazione dello stesso Dio Creatore dell'universo.
L'_Etica_ (in certo modo, più di ogni altra scienza necessaria per la vita dell'uomo) c'instruisce de' mezzi co' quali possiamo agevolmente conseguire una felicità permanente sopra la terra, ci rende sobrj, morigerati, e frugali, ci somministra la vera cognizione di noi medesimi, ci emenda i Costumi, ci corregge i difetti, e mostrandoci le funeste conseguenze che seco portano i vizj, ce ne insinua la ripugnanza, e l'abominio, e ci allontana da' medesimi; essa dirige infine al sentiere del vero bene la condotta nostra, e le nostre passioni, origine molto sovente malefica, e vantaggiosa delle tante calamitose sciagure che fanno gemere l'umanità.
La _Fisica_ scortata, per così dire, dalle _Matematiche_, si aggira a guidarci alle più positive cognizioni alle quali pervenire mai si possa da noi, e assoggettando l'intelletto umano alle regole infallibili, ci offre le idee generali di tutti gli esseri della natura, che l'increata Sapienza dell'artefice Divino trasse mirabilmente dal Caos, li quali servono al filosofo come di altrettanti esemplari delle sue innumerabili perfezioni, siccome per la loro assoluta contingenza quelli formano la prova irrefragabile della di lui necessità.
La _Geometria_ oltre il rendere perfetto l'intellettuale dell'uomo concorre a giovarlo anche nel fisico, insegnandogli un metodo con cui potere facilmente costruire abitazioni comode, e bene distribuite nelle Case per uso della propria sua vita; macchine di ogni specie, che rendono agevole il progresso delle arti, ripari che lo difendono dalle aggressioni de' nemici, e de' perturbatori della sua tranquillità, e che formano la sua sicurezza.
La _Nautica_ non è dessa il risultato delle _matematiche_, e dell'_Astronomia_ sostenute dall'_Algebra_? Senza le infinite risorse che la medesima ci porge profusamente, e nel Commercio, e nelle scoperte più interessanti, come sussistere giammai potrebbe una gran parte del mondo un solo istante, cosa mai diverebbe allora l'intera società degli uomini?
La _Medicina_ (quantunque molto lontana dalla infallibilità) la _notomia_, la _chirurgia_ (più di quella sicure, e più evidenti) fanno sovente prevedere in noi de' mali, che formerebbero, senza dubbio, la distruzione della specie nostra, se per mezzo di quelle immantinente, o in tutto, ovvero in parte non se ne troncassero i funesti progressi.
La _Botanica_, la _Chimica_, oltre le numerose utili esperienze che ci mostrano, esse ci apprestano ancora gli antidoti efficaci i quali molte volte ci liberano dalle più gravi malattie, ci sottrano sovente dalle spietate braccia medesime della morte.
La _Giurisprudenza_, in ultimo mette al sicuro la proprietà de' beni, il decoro dell'uomo, la riputazione dell'illibato Cittadino; ci addita i pubblici doveri che convengono all'ente ragionevole, non meno verso i suoi simili, che relativamente alle Leggi sotto le quali esso vive, ed al sovrano da cui esso è governato, e tutte in somma le scienze unite, non meno che ciascuna di esse in particolare non forma dell'uomo una creatura degna del Creatore, un individuo utile a se stesso, e necessario al Consorzio de' suoi simili (27)?
O demenza commiserabile de' Censori delle scienze! O stupenda confusione delle loro strane id[ee!] Quale forsennato pensiere può mai trasportare l'uomo ad inveire si accanitamente contro di ciò che più di ogni altro oggetto ei dovrebbe apprezzare nella sua vita che in darno spererebb'esso di {{rendere felice, o}} conservare senza di quelle. Ma non è già nel solo uomo, nell'individuo isolato che si limita il bene che recano le scienze; //a\\ qualunque siasi popolo proclive a coltivarle, ne risente ad ognora gli effetti salutari. Infatti dove mai si supporrebbe che la gloria durabile di uno stato essenzialmente consista? Forse nell'affluenza delle dovizie che possiede? Nell'estensione del territorio che occupa? Nel numero esuberante de' suoi medesimi abitatori? No; essa non è riposta solo che nelle scienziate cognizioni delle quali è ornato, e ne' lumi che può meritamente vantare; la stessa carta geografica io ne attesto per comprovarlo. Vi si lanci uno sguardo, facciasi ciascuno a misurarvi l'immenso territorio del dominio musulmano, quello della Persia, e la massima parte della Russia ancora (Avanti che il czar Pietro avesse cominciato //ad in...tenirla ...d\\ a scuotere quella ubertosa popolazione dal suo natio torpore, barbaro, ferino), e quelle ci //mostrarono\\{{mostreranno}} insieme, che nel globo terracqueo esistono delle numerose popolazioni eccessivamente opulenti, le quali sanno possedere un incommensurabile paese inutilmente. Per poca erudizione che si abbia, chiunque dovrebbe ampliamente conoscere a quale grandezza inalzarono le scienze l'Africa un tempo, e il rinomato Egitto, in cui ebbero Culla un giorno le arti liberali, le scienze le più sublimi e le più utili cognizioni; ed in quale abbiezione all'opposto si videro entrambe quelle monarchie miseramente cadere da quando fu negletta da que' popoli l'educazione morale, e che la coltura dello spirito fu da essi posta in abbandono; ed a quale apice di gloria non fecero i lumi, e le scienziate cognizioni ascendere il territorio degli ateniesi, quantunque ristretto di estensione, e fausto di dovizie, e di tenuissima popolazione? Ma che pensare si dovrà di quella metropoli stupenda, della magnifica Roma? A chi dovette mai la Capitale dell'Italia quel grado eccelso a cui pervenne se non alla coltura dello spirito, alle instruttive Cognizioni, ed all'inerenza costante che i suoi stessi abitatori nutrivano per le scienze? Fu certamente in qualità di uomini scienziati che i romani soggiogarono quasi tutte le monarchie della terra, formarono l'ammirazione de' loro stessi nemici, e giunsero non solo a contendere la gloria alle più cospicue, e formidabili nazioni, allora conosciute nella circonferenza del globo, ma di gran lunga a superarlo ancora, e dall'infelice momento in cui questa gran mole reggente ogni loro antico fasto, cominciò gradatamente a indebolirsi, e a deperire, fu in tale epoca lacrimevole che vinti da tutte le parti, i terribili vincitori del mondo, sobirono in qualità d'ignoranti lo stesso giogo fatale de' popoli del Nord (28).